Signore e signori, ed ecco a voi di nuovo, sul palco: la violenza di piazza

Puntuali sono arrivate anche quest’anno, come ogni autunno, le proteste di piazza contro i provvedimenti economici del governo: che si chiamino “manovra”, “legge di stabilità”, “tagli” o “austerity”, implicano da anni sacrifici, tasse, impoverimento della classe media, disoccupazione, licenziamenti, emarginazione, sofferenze.

Novità di quest’anno: fino all’anno scorso il nemico era Berlusconi, oggi sono i “tecnici” e, più in generale, la classe politica ed economica, Angela Merkel, l’Europa stessa; fino all’anno scorso le manifestazioni accadevano in giorni diversi nei vari paesi, oggi sono sincronizzate in varie città europee. Un’Europa che non trova identità politica, la trova invece nelle piazze? Chissà.

Puntuali come ogni anno, i giornali sbattono in prima pagina le immagini degli scontri di piazza (fanno eccezione Il Manifesto, che mette un corteo pacifico, e Il Giornale, che mette Isabella Ferrari nuda); altrettanto si vede nei tg e nelle trasmissioni di approfondimento: la violenza, si sa, fa spettacolo. E puntuali sono da un paio d’anni anche le polemiche su chi fomenta gli scontri: “infiltrati” o persone che fanno parte a tutti gli effetti del movimento? “Black bloc” o esito inevitabile della tensione e dei disagi?

Di questi temi abbiamo già discusso su questo blog, sia l’anno scorso, sia nel 2010. E la discussione è stata interessante e approfondita sia l’anno scorso, sia nel 2010. Poiché non amo ripetermi, linko qui gli articoli, che ti consiglio di rileggere (inclusi i commenti), anche per capire cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato. Due parole soltanto su ciò che penso ora: la violenza va sempre condannata senza se e senza ma, ma bisogna riconoscere che non viene affatto da “infiltrati”, non è estranea al movimento, ma può nascere da chiunque e può persino nascere nelle “migliori famiglie”, perché cresce con il crescere delle frustrazioni dei giovani e meno giovani, della tensione e sofferenza sociale. E se continua così, è destinata a crescere ancora. Persino in Italia.

Perché? Come? Trovi tutto qui:

17 ottobre 2011: Piazza mediatizzata, violenza spettacolarizzata

20 dicembre 2010: Saviano, gli studenti e la violenza di piazza

La Repubblica 15 novembre 2012 La Stampa 15 novembre 2012 Il Sole 24 Ore 15 novembre 2012

L'Unità 15 novembre 2012 Avvenire 15 novembre 2012

Il Manifesto 15 novembre 2012 Il Messaggero 15 novembre 2012

Il Fatto Quotidiano 15 novembre 2012 Pubblico 15 novembre 2012

11 risposte a “Signore e signori, ed ecco a voi di nuovo, sul palco: la violenza di piazza

  1. Sono i risultati dell’ultimo cambiamento alla legge elettorale che ha tolto gli estremisti dal parlamento… Poi vanno in piazza!
    Forse negli stati uniti politically correct funziona ma quì dove facciamo le cose “all’italiana” non mi sembra essere proficuo

  2. Apprezzo la copertina del Giornale. Non capisco perche` scendere in piazza a farsi menare, quando e` molto piu` facile andare a Ciampino e comprare un bel biglietto low-cost. Giovanna, se la polizia inizia a rispondere a tono alle proteste di piazza (come gia` fatto a Londra a suo tempo), e` la volta che si smettera` di fare manifestazioni ritualistiche. Immagino tu conosca la storiella (leggenda urbana?) della protesta studentesca a Dublino, nel famigerato 1968 o giu` di li, quando un poliziotto (Garda) respinse gli studenti minacciandoli: “Se continuate la protesta non potrete avere il visto J1 per gli USA!”.
    Ecco, al punto in cui siamo, non sarebbe una cattiva idea per bloccare certi comportamenti autolesionistici.

  3. Pingback: Sbatti la violenza in prima pagina | Antonio Maria Ricci

  4. La violenza non deve mai ricevere legittimazione.
    Purtroppo (e mi assumo la responsabilità di quello che sto per dire) le proteste di massa rispondono alla logica della massa.
    C’era un signore greco, vecchiotto, con la barba mi sembra e la fronte spaziosa: diceva che la massa non è in grado di esprimere un’identità univoca.
    Ho come l’impressione che ci sia chi sfrutta la buona fede di chi protesta per un’idea. La violenza vende tantissimo, in fondo un po’ di sani scontri fanno bene a tutti i fautori del disordine sociale.
    Da una parte permette agli stati (intesi come oligarchia elitista che vive nel benessere, sfruttando il malessere della massa) di rimarcare la propria posizione di forza riguardo alla protesta, che viene puntualmente repressa.
    Ogni anno c’è chi piange per Giuliani. Bisogna aspettare una vittima anche nello “schieramento” opposto, per rendersi conto che è un gioco che non prevede vincitori ma solo vinti?
    Violenza genera violenza: deprecabili i pestaggi dei poliziotti, altrettanto deprecabile è l’aggressione all’agente cui hanno spaccato il casco protettivo.
    La carenza è culturale. Quando ce ne accorgeremo sarà già troppo tardi…

  5. Enrico Marsili | giovedì, 15 novembre 2012 alle 10:09 am |
    Apprezzo la copertina del Giornale
    – – –

    ottima pubblicità. andremo tutti a vederlo.

  6. Luziferszorn, la copertina non l`ho vista. Ma mi sa che era piu`interessante delle altre, piene di foto gory.🙂

  7. ApocalitticoIntegrato

    Ho tanto l’impressione che quando si partecipa al Forum “Violenza di piazza”, giornali, comunicatori e – soprattutto – commentatori attivino ormai il pilota automatico o “il pacifista paternalista”, che dir si voglia. Ma perché nessun internauta-pacifista si spreca mai a parlare dello smantellamento quotidiano delle vite delle persone come violenza. Né tantomeno della progressiva terroristizzazione del dissenso? Meno male che c’è Dal Lago.

  8. A differenza di un anno fa ora la ‘violenza di piazza’ è funzionale al messaggio della manifestazione: ‘rivolta in tutta europa contro l’austerità’ funziona benissimo e un bello scontro amplifica il messaggio senza distorcerlo nè cancellarlo.

    E’ un cambiamento di segno che inevitabilmente lascia il segno.

  9. Consiglio di rileggere – o di leggere – Massa e Potere di Elias Canetti (Adelphi) e, soprattutto, la descrizione dell’episodio che ha innescato in lui il desiderio di studiare le masse. Le prediche non servono.

  10. Cioè il popolo dovrebbe starsene a casa a leggersi un libro invece che scendere in piazza a fare danni a cose e persone?

  11. Riguardo alla violenza riferita dai media, interessante il post di Natalino Balasso di un anno fa:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/tu-quoque-ilfattoquotidiano-it/164608/

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...