La pochezza della comunicazione in Italia…

… si vede spesso – e molto – in provincia. Nel pubblico? No, anche nel privato. Al sud? No, anche al nord. Di solito non commento le piccole campagne della piccola Italia periferica. Ma l’esempio che mi segnala Caterina, lettrice del blog, sta a Milano. E pubblicizza la Reserv Investigazioni (volutamente non nomino l’agenzia che gliel’ha fatta). Sono affissioni che incontri per strada e nelle stazioni della metropolitana.

Stereotipo sessista? Bah, fosse solo quello. Pochezza.

Aggiornamento: a chi, leggendo il mio post, si chiede «Perché pochezza?» suggerisco di leggere l’ottimo commento, qua sotto, di Massimo Guastini, che spiega in poche ed efficaci parole esattamente ciò che penso anch’io. Ringrazio Massimo per averlo scritto.

Reserv Investigazioni

30 risposte a “La pochezza della comunicazione in Italia…

  1. definirlo sessista mi sembra esagerato. potrebbe essere una giovane mamma che si è rivolta a una agenzia investigativa perché il figlio si droga o frequenta brutte compagnie. non è che adesso, come compare una bella (tra l’altro questa non è neanche bella…) ragazza si verrà tacciati di sessismo? mi pare che la malizia questa volta sia più nell’occhio che guarda…
    quanto alla pochezza, purtroppo i pubblicitari devono rivolgersi a un pubblico e il pubblico medio italiano è gente culturalmente modesta (purtroppo siamo arrivati a questo). diciamo che la loro pochezza riflette molto bene che tipo di società siamo diventati.

  2. In realtà il pubblico sarebbe, credo, molto più avanti dei committenti, che in genere scelgono sempre le proposte mediocri e più ‘antiche’.

  3. Segnalo anche questa pubblicità di una marca di caffè calabrese http://it.paperblog.com/il-caffe-che-fa-centro-e-donne-che-non-sono-disponibili-a-fare-da-bersaglio-54685/. Il post è del 2010 ma la pubblicità continua ad essere pubblicata. L’ultima volta che l’ho vista è stata ieri nelle pagine de Il Sole 24 Ore dedicate all’inchiesta di Roberto Galullo sui conti della Regione Calabria (pp. 46-49). saluti.

  4. Emmm… io non ho capito. Perchè sessista e pochezza?

  5. Senza il logo potrebbe anche essere una campagna per la prevenzione delle emorroidi.

  6. Non capisco.
    Un’agenzia investigativa risolve dubbi dei/delle clienti, in buona parte immagino riguardo a infedeltà coniugale. La pubblicità suggerisce che il dubbio si può risolvere felicemente.
    Senza entrare in valutazioni morali sul servizio e sui/sulle clienti, non ho capito quale aspetto di questa pubblicità, molto semplice e diretta, venga criticato.
    Non sono un pubblicitario, ma mi pare difficile che un’azienda del genere possa fare una pubblicità migliore — ammesso che le si conceda di esistere, avere clienti e farsi pubblicità,

    Ma forse mi è sfuggito qualcosa (lo dico senza ironia).

  7. Uh, l’ho vista anche io in metropolitana. Brutta è brutta e triste anche, però… anche a me l’idea di una agenzia investigativa tarpa la creatività. Colpa di un decennio (Anni ’80) di serie TV vuote sugli investigatori privati? In fondo… cosa chiede un privato a un fornitore di servizi di questo tipo? Però è anche vero che se l’avessero giocata sul filo dell’umorismo imbarazzerebbe meno. Ho notato in un viaggio in UK come la loro pubblicità tenda a prendere in giro gli stereotipi… delle pubblicità. Dai noi Findus banalizza sul’11° (si fa per dire) capitano Findus (trust me, I’m the captain!) in Inghilterra Birds Eye (sempre la Findus) ha un orso polare che vive dentro un congelatore e no, non si comporta come Coccolino… http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=lsKWjO213EY&NR=1

  8. Un (possibile) cliente di un’agenzia investigativa credo che non gradirebbe nessuna ironia. E quindi, se fossi un’agenzia investigativa, non vorrei pubblicità che scherzassero sulla natura del servizio. O, per dire, che propongano l’immagine di un mondo in cui il dubbio abbia un suo che.🙂

  9. Una mamma con un figlio che si droga??? E quando avrebbe portato a termine la gravidanza, a sette anni? O i bambini adesso si drogano anche alla scuola materna?

  10. Potrebbe fungere perfettamente da campagna per la prevenzione al cancro al seno.

  11. Premessa. Parlo a titolo personale e in fatto di pubblicità sono di bocca buona. Quello che si vede secondo me è un dignitoso annuncio per un servizio non particolarmente “glamorous” fra intellettuali 2.0 (categoria a cui aspirerei di fare parte). Quello che piace poco – e che secondo me rende spietato il giudizio ma confondendo i piani – è il mondo che evoca. La mogliettina borghese, magari ex aspirante velina, sposata con il piccolo industriale sempre in viaggio e di cui sospetta un’infedeltà non è affascinante per gli intellettuali di città. Ma, tenendo presente che il mondo di riferimento è quello, ed è un mondo che nella sterminata provincia italiana esiste eccome, l’annuncio è ben eseguito, soprattutto se si tiene presente la probabile povertà dei mezzi messi a disposizione.

  12. Che la serenità possa provenire dal responso di un’agenzia investigativa è un “insight” realmente mortificante. Pochezza.
    La serenità dovrebbe semmai derivare dalla ricchezza delle relazioni umane che riusciamo a costruire, visto che siamo animali sociali. Se ritengo che il mio partner mi tradisca, vero o no che sia, cercare la risposta attraverso un’agenzia investigativa é un tradimento dei presupposti alla base della mia relazione. Che già di fatto è impoverita dai miei stessi sospetti, fondati o meno. Se devo ricorrere a un’agenzia investigativa per sapere come vivono i miei figli significa che io per primo non credo alla mia relazione con loro. Pochezza.
    Se mi rivolgo a un’agenzia investigativa per verificare la correttezza dei miei partner nel business io per primo non sono più un partner. Pochezza.
    In presenza di un prodotto/servizio così particolare, il comunicatore ha secondo me una sola onorevole via uscita: comunicare la verità. Trattare il prodotto per quello che è: la via estrema che ti serve per acquisire informazioni, non serenità. Ovviamente questo è un parere personale, che articolo solo per spiegare le ragioni che mi hanno portato a condividere il post di Giovanna Cosenza.
    Ciao
    m.

  13. Concordo parola per parola (inclusi gli spazi bianchi) con il commento di Massimo Guastini, che ringrazio per aver speso tempo ed energia per spiegare – molto bene – ciò che penso anch’io. Io questa mattina non ne ho avuto la forza.

    E l’ha fatto senza che ci fossimo né parlati né messi d’accordo. Grazie Massimo.

  14. Ok, ma se il punto è “la pochezza della comunicazione” (Cosenza) qui bisogna anche farsi una ragione che una cultura conservatrice e spesso reazionaria che produce la paranoia sulle relazioni sessuali illecite produrrà per forza di cose una comunicazione sessista o maschilista (metteteci un uomo e tale diventa). Un’agenzia che si propone per risolvere supposti problemi di corna non ha nulla a che spartire con un società evoluta. Non c’è buona comunicazione o una cattiva comunicazione, c’è solo quello che ci prepariamo con le nostre stesse mani e che ci mettiamo nel piatto la sera. Buon appetito.

  15. Tra l`altro e`molto piu`difficile beccare un bravo marito o una brava moglie che hanno relazioni extraconiugali omosessuali.

  16. Concordo anche io con quanto scritto da Massimo Guastini. Ma appunto, secondo me, anche se sembra così lontano, conferma quello anche che ho scritto io: un conto è il giudizio tecnico sul poster (un dignitoso lavoro di professionisti con poche risorse e un cliente non necessariamente illuminato), un altro il giudizio ideologico sul mondo che questo poster sintetizza. Le agenzie investigative si occupano prevalentemente di infedeltà coniugali, problemi con i soci e recupero crediti, e questo è un fatto della vita. E, in Italia, molti dei loro potenziali clienti sono piccoli industriali, commercialisti e notai che hanno sposato aspiranti veline. Come dice Luziferszorn, bisogna farsi una ragione della cultura conservatrice che alligna tanto nelle valli quanto nelle campagne italiane.

  17. Scusate il terzo “anche” di troppo.

  18. Anch’io sono d’accordo con quanto dice Massimo Guastini riguardo al rivolgersi a un’agenzia investigativa.

    Il mio dubbio riguarda un altro punto: la pubblicità deve essere etica, nel senso di non incoraggiare motivazioni d’acquisto che i più (o i migliori) ritengono non buone?
    Secondo voi (Massimo e Giovanna) sembrerebbe di sì: vale la pena contrastare pubblicità che trasmettono valori giudicati non buoni. (Che scemo, è quello che Giovanna fa periodicamente qui. Oltre a ragionare dell’efficacia, che mi sembra un’altra cosa.)
    Andrebbe quindi pure contrastata, non dico proibita, qualsiasi pubblicità di prodotti e servizi il cui acquisto non possa avere nessuna motivazione accettabile. Come non ne ha, secondo noi, il servizio fornito dalle agenzie investigative, nei casi richiamati da Massimo, che sono presumibilmente la grande maggioranza.
    Davo per scontato che una simile posizione fosse insostenibile. Evidentemente non lo è🙂 e io stesso, grazie a voi, adesso sono incerto.

  19. “PRIMA AVEVO UN DUBBIO: ORA SONO SERENA”

    Chiaramente la storia di un uomo che ha sconfitto le perplessità e ora finalmente ci mostra il sorriso per aver cambiato sesso.
    Viva i/le LGBT!

  20. Ma non è una pubblicità sessista! Si può non condividere, ma non c’entra il genere.

  21. Potrebbe essere la pubblicità di un lassativo? Quella di un deodorante? Quella di un assorbente intimo?

  22. Sarà un pannello intercambiabile. Lo ricicleranno quelli del Pd…

  23. Intanto ringrazio per il post e per i chiarimenti ottenuti da giovanna cosenza e dagli utenti.
    ho segnalato la pubblicità perchè la vedevo ogni mattina e ogni mattina mi dava fastidio. il messaggio che mi passava era “a te che sei una persona un po’ terra-terra e con scarse abilità sociali noi, la reserv investigazioni, siamo qui a restituire, temporanea, serenità”.
    Onestamente, appurato il fatto che molti clienti di tale servizio saranno partner sospettosi, mi pare comunque scialba e offensiva la presentazione che si dà del possibile cliente e quindi del servizio offerto.
    Sì, in effetti non è questione di genere. Però è urtante.
    Concordo pienamente con massimo guastini.

  24. Io invece la vedo prettamente una questione di genere: nel sottile messaggio che passa riguarda all’isteria (ah! il temperamento tutto uterino) delle donne quando scoprono (o intendono scoprire) il presunto tradimento dell’uomo che, cacciatore da tempi immemori, è libero di scorrazzare. tu torna serena donna, lui lo fa, come sempre, ma per ritrovare la serenità e non essere lacerata dal dubbio nell’attesa di cene che si raffreddano in tavola, ti aiutiamo noi. e daje rigà. i soliti stereotipi tutti in una parola. così come la pubblicità (un caffè toglie una voglia tra le tante, toglitene un’altra donna vogliosa) che ho segnalato più sopra e che, ahi me, stava su IL SOLE 24 ORE A TIRATURA NAZIONALE sebbene il caffè sia, toh, calabrese.

  25. Ok Massimo, ora comprendo e concordo la pochezza. Condivido il tuo pensiero! Un’ultima riflessione però… a me sembra che la maggior parte della pubblicità abbia questo stesso spirito. Per essere sereni e felici hai bisogno: di una agenzia investigativa, di creme che tolgano le rughe (sia uomini che donne), di merendine con 12 ore di lievitazione… Quale pubblciità ti dice che la serenità la trovi nei rapporti interpersonali che quotidianamente costruisci e alimenti? In tutte le pubblicità la felicità passa per un “aiuto” esterno.
    Una donna che si rivolge ad un agenzia investigativa per “smaltire dubbi”, non mi fa più pena o rabbia di una che è felice perchè ha servito in tavola un poker di sani biscotti al cioccolato (come se questo bastasse per avere un famiglia unita)!

  26. La pubblicità deve dire queste cose, visto che in parole molto povere deve ‘riempire’ di senso cose semplici e quotidiane, fino quasi a creare – come ha scritto qualcuno -, interi mondi possibili. Legati a un maglione.
    Qui si ragionava non sul cosa si dice (‘hai bisogno di un detective privato’), ma come si dice. Ma ha detto già tutto Guastini qualche commento sopra.

  27. Io avevo bypassato le giustissime note di Guastini perché davo per scontato che la “serenità” si riferisse sicuramente al fatto di aver scoperto fattacci e tradimenti: che nella pratica significa separazione, divorzio ecc., caso in cui la cliente ora è sicuramente più serena di prima, perché se si decide di lasciare per pura consapevolezza che è finita la fiducia da parte nostra e quindi la coppia, senza le prove e magari con il partner che nega a spada tratta, resta il tarlo di avere un problema squisitamente nostro, magari anche serio come la paranoia… Io credo che il messaggio sia scorretto perché gioca troppo su questa ambiguità.

  28. Sono d’accordo con l’opinione di Massimo Guastini. Magari sessista no ma è una pubblicità povera anche fine a se stessa. Vi piace invece questa? Parla dei papà che mandano i figli a scuola mentre la mamma è fuori per lavoro:

  29. Buona sera a tutti,
    vedo anche io questa pubblicità tutti i giorni e mi ha fatto riflettere. Io la trovo una pubblicità che sì, punta a degli standard ‘medi’ per quanto riguarda la ‘popolazione’, ma non mi sono mai sentita urtata o offesa dal messaggio che trasmette. Quello che interpreto io è una promessa di serenità dovuta alla scoperta di una verità; verità probabilmente scomoda visto l’ambito, ma che può comunque segnare la fine di un brutto periodo/problema (matrimonio, lavorativo, legale etc). Per lo meno, si spera.
    Ma da qui a percepire ‘noi risolviamo i problemi perchè voi non siete alla nostra altezza’ mi sembra esagerato.
    Immagino anche difficile pubblicizzare un servizio del genere, poco conosciuto e spesso distorto (nel bene e nel male) dai media, senza cadere nell’offensivo/ridicolo.
    Per quanto riguarda il discorso della pochezza…purtroppo è vero. Basta guardarsi intorno.

  30. Pochezza della comunicazione, sessismo… mio Dio! E perchè no razzista, omofobico, edonista, qualunquista ecc ecc?
    Ma è possibile che la polemica sterile e senza costrutto, l’invidia di fondo e l’incapacità di analisi e la scarsa, se non esistente, conoscenza della comunicazione e la mancata comprensione della lettura del messaggio sia diventata la bandiera demagogica di tanti che non fanno e non sanno fare altro se non criticare quello che altri fanno?
    E’ una pubblicità mirata su un segmento, su un target ben preciso. Studiata dopo l’analisi di statistiche fornite dagli istituti di ricerca specializzati che individuano i potenziali utenti di un determinato settore; e si da il caso che nell’80 per cento dei casi, le persone che si rivolgono ad una agenzia investigativa, siano donne, di estrazioone sociale e culturale medio salta, in età compresa di 30 ai 50 anni, con problemi legati alla sfera familiare ed emotiva e che trovano difficile rivolgersi ad agenzie investigative proprio per la scarsa conoscenza del settore e per la paura di incappare in strutture di basso profilo o finire nelle mani di persone senza scrupoli.
    Sono argomentazioni privatissime e delicate che riguardano le vicende degli individui vittime di tradimenti o di dubbi e di sospetti.
    Risolverli, conoscerli, affrontarli crea serenità e il sapere, piuttosto che dubitare, spesso è la risoluzione di tanti problemi. Meglio una amara verità che una dolcissima bugia e la pubblicità Reserv, discreta e senza fronzoli, rappresenta non la pochezza di un linguaggio o il sessismo ingiustificato, ma un discreto e riservato approccio a questi utenti che non può essere strombazzato o politicizzato o demagogizzato, pena l’inutilità del messaggio stesso.
    Rispetto le opinioni di tutti, anche se non le posso condividere , e darei qualcosa perchè certe opinioni fossero almeno inventive, in grado di proporre nuovi scenari e nuove idee, non mere critiche severe basate solo su ideologie personali dimenticando che una pubblicità non puo essere qualcosa di personale ma un veicolo per raggiungere un fine commerciale.
    La pubblicità commerciale non è pubblicità progresso o sportello sociale. Chissà se i detrattori capiscono la differenza.

    Responsabile Comunicazione Divisione M.I. Milano

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