Archivi del giorno: lunedì, 26 novembre 2012

Quando un tirocinio va male nonostante i tuoi sforzi

I miei studenti sanno quanto io sia insistente (persino pedante) nel raccomandare loro – sempre – che devono valutare con attenzione ciò che un’azienda offre come tirocinio (curricolare o extracurricolare che sia), che devono chiedere e negoziare un rimborso spese, soppesare l’interesse formativo di ciò che andranno a fare, sforzarsi di immaginare in anticipo ciò che possono imparare e offrire, quali possono essere gli sbocchi di lavoro concreti, e via dicendo.

Ciò nonostante, le possibilità di errore restano ampie. E certo io, come docente tutor, non posso accompagnare gli studenti e le studentesse al colloquio in azienda, per valutare assieme a loro ogni dettaglio ed evitargli le fregature. Leggi per esempio ciò che mi scrive Paolo (nome fittizio), che accetta di condividere sul blog la sua esperienza, sperando possa essere utile ad altri/e (ometto per ovvie ragioni di privacy il vero nome di Paolo e dell’azienda):

Cara prof, sono uno studente iscritto al terzo anno di scienze della comunicazione. Attualmente sto facendo un tirocinio presso YXZ, per cui lei si è gentilmente resa disponibile come tutor dopo molte raccomandazioni. Ho già fatto 173 ore e forse sono stato troppo paziente. Purtroppo le devo comunicare che sono disperato. L’azienda presso la quale svolgo il mio tirocinio si è presentata come una modernissima e impegnatissima agenzia di comunicazione, marketing e organizzazione eventi. Queste erano le mansioni che mi sono state spiegate/promesse e che mi hanno spinto a scegliere l’azienda:

  • Analisi del mercato e strategie di comunicazione per sviluppo in ambito europeo.
  • Ricerca e implementazione fornitori e risorse umane utili agli eventi richiesti;
  • Partecipazione attiva in fase di elaborazione dei progetti comunicazione e dello svolgimento degli eventi.
  • Partecipazione a fiere ed eventi.
  • Ampliamento portfolio clienti con le nuove tecnologie, i social network, contatti diretti e telefonici.
  • Redazione e traduzione di documenti in lingua italiano-inglese, inglese-italiano.

In realtà invece tutte queste cose non si fanno semplicemente perché… non abbiamo clienti! L’azienda è infatti la start up di un gruppo più ampio e quello che faccio tutti i giorni è invece:

Non tutti gli stage finiscono male. Alcuni proseguono

  • una specie di telemarketing, dove cerco di vendere un prodotto;
  • traduzioni (conosco molto bene l’inglese);
  • “gestione” di diversi database, ovvero copia e incolla!

Ogni scmmia addestrata sarebbe capace di fare un lavoro del genere. Purtroppo non avendo clienti non c’è altro lavoro per me, e persino il mio responsabile non fa nient’altro. Per questo non posso parlarne con lui, perché svalorizzare il mio lavoro significherebbe svalorizzare anche il suo.

Io ho davvero voglia di lavorare e soprattutto di imparare, e per questo ho scelto di fare un tirocinio. Però così non ho la possibilità di imparare un bel nulla. Anzi, loro sfruttano comunque il mio lavoro, senza darmi in cambio niente: l’esperienza che ho fatto finora è che un proprio ufficio e una scrivania di vetro non fanno automaticamente un bel lavoro…

Non sarebbe un grande sforzo per me continuare a perdere tempo (è questo il problema) per le ultime 127 ore, rubandolo ai miei studi. Però non è certamente né mio interesse perdere del tempo né quello dell’università, istituzione formativa, regalare crediti a studenti pazienti.

Voglio/devo comunque aggiungere che l’atmosfera lavorativa è molto bella. Loro sono simpatici e le dinamiche sociali sono molto interessanti e accoglienti, il che mi rende a maggior ragione difficile parlare con loro del mio disagio.
D’altra parte l’atmosfera e l’ambiente sono, sì, importanti, però non sono sufficienti: anche a casa mia l’atmosfera è bella, ma – giustamente – non ricevo crediti dall’università dopo ogni cena a casa con i coinquilini. Che posso fare?

Ho risposto a Paolo dicendogli che a questo punto aveva due possibilità: o interrompere il tirocinio e cercarne un altro, azzerando le ore fatte e ricominciando daccapo altrove; o resistere e farsi convalidare come tirocinio curricolare quello già cominciato, considerando l’esperienza negativa come qualcosa da ricordare, qualcosa da cui ha comunque tratto un insegnamento. Ha scelto quest’ultima strada.