Archivi del mese: novembre 2012

Proteggiamo i bambini con la Carta di Milano

Segnalo oggi – volutamente un giorno dopo la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – la Carta di Milano che Terre des Hommes Italia ha stilato «Per il rispetto delle bambine e dei bambini nella comunicazione», in collaborazione con un gruppo di comunicatori e comunicatrici, agenzie pubblicitarie, docenti universitari/e, insegnanti, professionisti/e, a cui ho dato anch’io un contributo. Perché lo segnalo un giorno dopo? Perché il rispetto dei bambini e delle bambine – nella comunicazione come nella vita – non deve durare un giorno. E perché le celebrazioni sono spesso a rischio di strumentalizzazioni ipocrite e buoniste.

La Carta di Milano è fatta di dieci punti, che puoi leggere e firmare qui. Dieci principi semplicissimi e fondamentali che i media (giornali, tv, internet) e la pubblicità spesso non rispettano affatto, anzi. Qualche esempio?

Il punto 3 dice: «La comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione.»

Ma immagini come queste fanno il contrario:

Monnalisa  Lù Lù

Il punto 5 dice: «I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati d’animo negativi quali noia, depressione, rabbia, paura, o insoddisfazione che mirano solo a una loro strumentalizzazione a fini commerciali. Quando questi sentimenti negativi vengono rappresentati, lo devono essere secondo una modalità coerente, autenticamente corrispondente al significato che essi hanno per i bambini.»

Ma una campagna come Diesel Kid 2009 ha fatto esattamente il contrario. E mille altre fanno altrettanto.

Diesel Kid 2009

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Per approfondire l’argomento, con particolare riguardo a ciò che fanno i fashion brands, leggi la tesi di laurea di Eva Schwienbacher.

Campari Red Passion: che passione è? Contro l’analfabetismo emotivo

In questi giorni è tornato in onda l’ultimo spot Campari «Red Passion», diretto dal regista Joel Schumacher. A gennaio avevo scritto in proposito:

Campari ci propone una riflessione sul piacere: «E se il vero piacere fosse già adesso? Sì, prima che tutto cominci, quando l’atmosfera si carica di promesse e la tua testa di storie da vivere, quando nulla tu può deludere, perché tutto può ancora succedere e tu pregusti un incontro, uno sguardo, l’idea di un finale diverso. In fondo, non è forse vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere?»

Campari Red Passion

Mi chiedo quale possa mai essere il «finale diverso» che il protagonista pregusta, visto che partecipa alla più scontata festa in maschera simil-settecentesca, nel più scontato scenario di lusso, e visto che, pur sentendosi raffinato come Valmont ne Le relazioni pericolose, in realtà coltiva il sogno più banale che un maschio eterosessuale possa sognare: un harem di donne a sua disposizione.

Pubblicitari, per favore: siamo nel 2012. Il piacere e la «Red Passion» stanno altrove. Per giovani e meno giovani, donne e uomini. Per non parlare poi del fatto che, come sempre, la prospettiva dello spot è centrata solo sul maschio etero. Banalotto e di fantasia corta. Se fossi un uomo, non vorrei essere come lui.

Dopo di che, a giugno avevo proposto di lavorare assieme contro l’analfabetismo emotivo, che ci vede sempre meno capaci di esprimere le emozioni che viviamo, se non usando le poche e trite parole che i mezzi di comunicazione di massa ci martellano addosso. «Passione», in particolare, è la parola più abusata in pubblicità: da Campari «Red Passion» alle «due facce della passione» di Amadori, fino a «la passione si sente» di Radio 24, è tutto un gran parlare di passione. Ma è plausibile che si provi lo stesso sentimento per un pollo, una radio e un drink? Certo che no, ma la parola è sempre la stessa e a furia di usarla, si è svuotata.

Propongo allora di restituirle densità semantica, proprio cominciando – paradossalmente – da uno spot che la banalizza: che passione evoca Campari Red Passion? come puoi descriverla? usando quali altre parole? Ma soprattutto: che emozioni suscita in te lo spot? ti «appassiona»? ti incuriosisce? ti stimola? ti urta? ti lascia indifferente? e perché? Mi raccomando però: non fermarti alla prima parola che ti viene in mente, ma chiediti: che tipo di curiosità, stimolo, nervosismo, indifferenza o altro ti suscita? ti vengono in mente metafore o similitudini? altri esempi? Scrivi in tutta libertà, lavora di libere associazioni: chissà che salta fuori.

Come comunica Grillo (3). «Io sono te»

Continuo l’analisi del linguaggio e dello stile di comunicazione di Beppe Grillo focalizzando stavolta un suo modo caratteristico – e per certi versi unico – di rivolgersi alle persone che ha davanti.

Dicevamo l’ultima volta, parlando del turpiloquio di Grillo, che trattare di problemi politici, sociali e economici intercalando espressioni colorite serve fra l’altro ad avvicinare il leader alla “gente comune”. Sono uno di voi perché parlo come voi, è come se ci dicesse il leader.

Ma Grillo va oltre, perché preferisce non darci del voi (come uno che parla a molti, dall’alto), ma direttamente il tu (uno a uno, fra pari), sia che parli a una persona singola, a un capannello di cittadini, o a una folla acclamante. «Io giro in mezzo alla gente, vedi, per capire cosa pensano» ha detto per esempio a Palermo il 25 ottobre 2012 camminando verso la piazza dove avrebbe tenuto un comizio. E così si rivolge a tutti, dandoci sempre del tu: al giornalista con telecamera, come al cittadino dietro e a chiunque guarderà il video.

Grillo I want you

Fra l’altro, quando usa il voi (parlando in pubblico non può non farlo) lo accompagna sempre con un «Signori!» come per indicare il massimo rispetto. Poi però, appena può, cerca subito di estrarre dalla moltitudine un tu: o generico («siamo un paese fallito, ti danno un lavoro, ma lo stipendio ce lo metti tu», Catania 24 ottobre 2012) o un tu rivolto a qualcuno in particolare («Dov’è la televisione giapponese, fatti vedere!», sempre a Catania).

Insomma Grillo non si limita, come fanno tanti politici, a dire sono uno di voi, ma con l’uso continuo del tu si pone sempre in dialogo paritetico con ciascuno (io sono come te), fino quasi a identificarsi con l’altro, come se volesse dar voce a ciò che l’altro direbbe, come se lui e ciascuno/a di noi fossimo la stessa cosa (io sono te).

A quest’uso particolare del tu Grillo aggiunge, come abbiamo visto, un uso estremo del corpo, che rende la fusione col pubblico ancora più forte, quasi fisica: a Grillo non basta guardare i suoi interlocutori, ma se sono pochi gli si avvicina molto, li tocca, li abbraccia; quando poi è sul palco, di fronte a migliaia di persone, si sporge in avanti e si piega come se volesse tuffarsi nella gente. Io sono te, ci dice continuamente Grillo. Con le parole, col volto, con tutto il corpo.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Vedi anche: Come comunica Grillo (1). Il corpo, Come comunica Grillo (2). L’aggressività verbale.

Signore e signori, ed ecco a voi di nuovo, sul palco: la violenza di piazza

Puntuali sono arrivate anche quest’anno, come ogni autunno, le proteste di piazza contro i provvedimenti economici del governo: che si chiamino “manovra”, “legge di stabilità”, “tagli” o “austerity”, implicano da anni sacrifici, tasse, impoverimento della classe media, disoccupazione, licenziamenti, emarginazione, sofferenze.

Novità di quest’anno: fino all’anno scorso il nemico era Berlusconi, oggi sono i “tecnici” e, più in generale, la classe politica ed economica, Angela Merkel, l’Europa stessa; fino all’anno scorso le manifestazioni accadevano in giorni diversi nei vari paesi, oggi sono sincronizzate in varie città europee. Un’Europa che non trova identità politica, la trova invece nelle piazze? Chissà.

Puntuali come ogni anno, i giornali sbattono in prima pagina le immagini degli scontri di piazza (fanno eccezione Il Manifesto, che mette un corteo pacifico, e Il Giornale, che mette Isabella Ferrari nuda); altrettanto si vede nei tg e nelle trasmissioni di approfondimento: la violenza, si sa, fa spettacolo. E puntuali sono da un paio d’anni anche le polemiche su chi fomenta gli scontri: “infiltrati” o persone che fanno parte a tutti gli effetti del movimento? “Black bloc” o esito inevitabile della tensione e dei disagi?

Di questi temi abbiamo già discusso su questo blog, sia l’anno scorso, sia nel 2010. E la discussione è stata interessante e approfondita sia l’anno scorso, sia nel 2010. Poiché non amo ripetermi, linko qui gli articoli, che ti consiglio di rileggere (inclusi i commenti), anche per capire cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato. Due parole soltanto su ciò che penso ora: la violenza va sempre condannata senza se e senza ma, ma bisogna riconoscere che non viene affatto da “infiltrati”, non è estranea al movimento, ma può nascere da chiunque e può persino nascere nelle “migliori famiglie”, perché cresce con il crescere delle frustrazioni dei giovani e meno giovani, della tensione e sofferenza sociale. E se continua così, è destinata a crescere ancora. Persino in Italia.

Perché? Come? Trovi tutto qui:

17 ottobre 2011: Piazza mediatizzata, violenza spettacolarizzata

20 dicembre 2010: Saviano, gli studenti e la violenza di piazza

La Repubblica 15 novembre 2012 La Stampa 15 novembre 2012 Il Sole 24 Ore 15 novembre 2012

L'Unità 15 novembre 2012 Avvenire 15 novembre 2012

Il Manifesto 15 novembre 2012 Il Messaggero 15 novembre 2012

Il Fatto Quotidiano 15 novembre 2012 Pubblico 15 novembre 2012

Se Grillo indica la luna e i media guardano il dito, la colpa è anche del dito

Lunedì sera ero di nuovo a radiocitta’fujiko, nella trasmissione «Impronte digitali», condotta da Filippo Piredda e Inkiostro. Stavolta abbiamo parlato della comunicazione di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, del suo rapporto paradossale con i media, dei suoi rischi e dei principali motivi per cui la ritengo interessante e ancora troppo trascurata da media, analisti e studiosi.

Ho cercato di spiegare Grillo ai bambini, per così dire, ribaltando la metafora del dito e della luna, e concentrandomi sul dito. Grillo infatti indica la luna, nel senso che i problemi di cui parla sono spesso serissimi, ben documentati e meriterebbero attenzione e studio, se non fosse che molti si fermano solo a guardare il dito. Il problema sta però nel dito, metaforico naturalmente: il dito medio alzato non è uno dei suoi gesti ricorrenti, che sono invece questi:

gestaccio di Grillo1  gestaccio di Grillo2

Insomma, lo capisce anche un bambino che se uno parla di problemi importanti in questo modo (e ai gestacci aggiunge turpiloquio, battute, imitazioni ecc.) il rischio è che molti dimentichino di cosa parla e pensino solo ai gestacci. Ma tutto ciò capita perché Grillo fa satira, prima che politica, eccetera eccetera. Il resto lo ascolti qui: dura un’ora, ma è facile facile e lo puoi tenere in sottofondo mentre fai altro:

Qui c’è anche la puntata del 10 ottobre 2012, dove abbiamo parlato dei politici italiani su internet e delle primarie del centrosinistra.

Ebbene sì: coi Fantastici 5 il Pd ha imparato a trollare

Ieri giornata piena per la comunicazione politica: non solo e non tanto per il confronto serale dei candidati alle primarie del centrosinistra ma, prima di quello, per questa immagine sul sito del Pd, che ha immediatamente “scatenato la Rete”, come dicono i giornali:

I Fantastici 5 del Pd

Ora, l’immagine è chiaramente progettata per “scatenare la Rete” – è un “internet meme” – per almeno questi motivi:

  1. La parodia dei Fantastici 4 è volutamente costruita in modo artigianale, a imitazione di ciò che anche più pasticcioni fanno in rete.
  2. Si presta a mille ulteriori parodie e varianti – che infatti sono puntualmente arrivate – a maggior ragione perché tutti, anche i più inesperti, possono dimostrare di riuscire a fare “come e meglio” del Pd.
  3. Non corrisponde allo stile della comunicazione online del Pd, di solito abbastanza ingessata, e perciò attira l’attenzione destando la vasta gamma di emozioni che stanno attorno alla sorpresa: dallo stupore più indifferente alla più rabbiosa indignazione, dal divertimento al rifiuto.

A quanto pare insomma, Tiziana Ragni, che gestisce il sito del Pd da ottobre, sa bene come funzionano i tormentoni su internet, e gli ingredienti perché ieri il sito registrasse un picco di accessi ce li ha messi tutti. Detto nel gergo di internet, Ragni sa bene come si fa trolling.

Ma che senso ha – si sono chiesti in molti –fare il picco di accessi mettendo alla berlina i candidati? Che senso ha fare riferimento a un fumetto, e dunque al campo semantico del divertimento e della leggerezza, nei tempi bui di crisi che stiamo attraversando? Non si rischia, così facendo, di allontanare dal voto proprio gli incerti che il Pd dovrebbe invece conquistare?

Ora, queste domande sarebbero legittime se mancassero quindici giorni alle elezioni politiche. Ma siamo di fronte alle primarie e con questa trovata il Pd ha parlato solo ai suoi elettori più fedeli e convinti, quelli che andranno (e andrebbero) a votare comunque, anche se non gradiscono i Fantastici 5. E allora indovina indovinello: chi voteranno questi elettori superconvinti? O meglio: chi non voteranno? Non è un caso che ieri Renzi sia stato l’unico a prendere le distanze – anche in modo acceso – dai Fantastici 5. Ma far polemica con un troll, si sa, non ha senso. Perché il boomerang ti torna in testa.

Aggiornamento: su Valigia Blu un bell’approfondimento di Fabio Chiusi.

Su Errani, Berlusconi, Grillo. E infine su Obama

Giovedì scorso sono stata ospite di Telecentro, emittente emiliano-romagnola, per l’approfondimento del telegiornale della sera, intervistata dalla giornalista e conduttrice Antonella Zangaro.

Telecentro 8 novembre 2012

Si è parlato degli ultimi eventi rilevanti per la comunicazione politica italiana: dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani che, appresa la notizia della sua assoluzione, si è sottratto ai microfoni dei giornalisti, rilasciando un unico video per la stampa, ai continui “colpi di scena” cui Berlusconi ci ha costretti nell’ultimo mese, al divieto di andare in televisione che Grillo ha fatto agli attivisti del Movimento 5 Stelle. In chiusura un flash su Obama. 🙂

Ecco l’intervista: