Un padre in una pubblicità italiana. Wow

È il padre dell’ultimo spot Iodosan Influmed. Che non è neppure separato né abbandonato. Semplicemente: si prende cura dei figli quando tocca a lui ed è felice di farlo al meglio.

Iodosan Influmed 2012

Agenzia Grey
Direttore Creativo Esecutivo: Roberto Greco
Direttore creativo Associato: Barbara Cicalini
Client Service Director: Lilli Guacci
Producer: Monica Cadringher

30 risposte a “Un padre in una pubblicità italiana. Wow

  1. E la moglie/mamma è via per lavoro!! Questo è un messaggio a dir poco rivoluzionario..!😉

  2. La moglie e’ via per lavoro, dunque e’ una situazione eccezionale, nella norma a preparare i figli ci pensa la mamma. Chiunque ha dovuto affrontare la preparazione dei figli la mattina, non eccezionalmente, ma abitualmente, sa che le cose non vanno così. Metti le scarpe a una e l’altro se le toglie, inizi con la spazzola e scappano perché gli tiri i capelli, una il cappello non lo vuole, l’altro nasconde il game boy in cartella. Una tragedia.

  3. Anche a me ha dato fastidio non poco quella frase iniziale “Tua moglie è via per lavoro”… Come dire, “chiariamo subito i presupposti di questa scena, altrimenti si spiega poco, specie col pretesto che il raffreddore dovrebbe dare diritto a starsene a letto a riposo”, e il fatto che una moglie dev’esserci perché il padre perfetto deve essere felicemente sposato (altrimenti qualcosa avrà fatto di male per essere separato, sarà un adultero o addirittura gay), e non si sta occupando dei figli perché è impedita da occorrenze nobili…

  4. che due palle ragazzi🙂
    lo spottino tenta… ma s’infogna alla grande: è cioè evidente che i “drammi” iniziali del padre amorevole sono da ricondursi al clima di tragedia causato dal raffreddore. stralol!
    per fortuna è prossima la fine del mondo

  5. vabbeh se c’era la moglie gli faceva mettere almeno un golfino!😉

  6. io ho sempre più la sensazione che non vada mai bene nulla..se lo si vuol trovare si trova sempre qualcosa, non importa quanto un pubblicitario si sforzi di essere “corretto”

  7. Oh quante lamentele! Non si può essere subito degli anglosassi :p perfetti nel dosare parità dei diritti e humor, ma per una volta si tenta e almeno la moglie è via “per lavoro”, (come sottolineato già da un altro commento) quindi un lavoro ce l’ha!😀 E lui è felice di fare il papà. Magari non è che lui è in difficoltà perché non ha mai preparato i figli, ma si trova a doverli preparare tutti e due perché… che ne so? lei non c’è e di solito il compito è diviso: “tu blocca la furbetta che io stano quell’altro e lo scollo dal gambeboy”😉 su, su, non soffochiamo la piantina sul nascere🙂

  8. secondo me il fatto che “tua moglie è via per lavoro” implica solo che il carico dei figli è TUTTO sulle spalle del padre. Non che di solito lui se ne frega del tutto.
    Onestamente essendo i figli due e abbastanza piccoli credo che la pubblicità sia ambivalente (tuo marito è via per lavoro….) e colga nel segno.

  9. @ninatrema: “quindi un lavoro ce l’ha!”
    lol😀

  10. @Ninatrema @Caterina
    È lui che il lavoro non ce l’ha più😉

  11. Paolo, la “correttezza” del pubblicitario passa attraverso il proposito di convincere il maggior numero di persone che un prodotto del mercato ci cambia la vita. Ma se ho il raffreddore mi compro dei fazzoletti e mi soffio il naso. Tutto il resto è insopportabile e demenziale retorica. Questo imho spiega perché “niente va mai bene”. Più il prodotto è superfluo e strizza l’occhio al consumismo più lo spot sarà intriso di retorica e stereotipi. Ed è pura schizofrenia culturale pretendere spot “eticamente corretti” per vendere prodotti “eticamente scorretti”.

  12. ragazzi potevano anche fare la mamma casalinga che deve destreggiarsi tra preparare i bimbi E accudire il marito raffreddato, c’é di peggio insomma.

  13. Io lo trovo bello e avanti rispetto a quello a cui siamo abituati. Un papà che fa il papà, la mamma che finalmente non fa la mamma ma la donna lavoratrice, come hanno fatto sempre gli uomini in questo tipo di spot. Cosa importa il prodotto, viene fatta vedere un altro tipo di famiglia, più equilibrato. Poi, se quando torna la mamma in realtà fa tutto lei, questo non possiamo saperlo e non ci importa perchè intanto chi è presente, chi è lì ad accudire i figli è l’altro genitore.

  14. non per fare il disfattista ma secondo me non se ne viene a capo perché pur guadagnato il padre che accudisce andiamo a perdere irrimediabilmente su altri fronti, forse anche più importanti

  15. L’avevo notata e te la volevo segnalare. Nel panorama italico mi sembra rivoluzionaria.

  16. Molti, nel mio gruppo (La pubblicità sessista offende tutti) , sono stati concordi nell’affermare che questo spot si distingue positivamente dalla maggior parte di quelli incentrati sulla famiglia, e abbiamo lodato l’agenzia pubblicitaria così:
    Spett. Agenzia,
    ci congratuliamo con voi per la vostra recente campagna “Iodosan Influmed”. Nel vostro spot gli stereotipi di uomo macho e donna casalinga vengono ribaltati, riconoscendo che le donne viaggiano per lavoro e gli uomini si occupano dei figli. La vostra réclame si distingue dalle migliaia di pubblicità sessiste perché dà una visione corretta dei cambiamenti avvenuti nella società negli ultimi cinquant’anni e così facendo favorisce il progresso nel rapporto tra i generi.
    Con l’augurio che vorrete proseguire in questa direzione, porgiamo
    Distinti saluti

  17. Io non avrei avuto niente da commentare se l’inizio fosse stato: “tua moglie e’ al lavoro” e non “tua moglie e’ via per lavoro”. La versione adottata dallo spot mi fa pensare che si’, e’ il papa’ che si occupa dei figli da solo, ma solo perche’ la mamma e’ in business trip. Senno’, se la madre fosse li’ a due passi, ‘state freschi che mi faccio un mazzo cosi’ a preparare i figli e pure col raffreddore’. Insopportabile!

  18. ma li preparerebbe anche se la moglie fosse “al lavoro”. Mi sembra voler cercare il pelo nell’uovo, e puntualmente trovarlo

  19. in realta’, accidenti quanto siamo tutti trogloditi/e. Se fosse stata la mamma a preparare i figli, non ci sarebbe stato bisogno di nessun incipit chiarificatore circa l’ubicazione del padre. Ovvio che era al lavoro (oppure via per lavoro). A nessuno sarebbe venuto il minimo dubbio. Se manca la mamma al mattino, ahi ahi! i chiarimenti sono dovuti. Insopportabile al quadrato!

  20. ok Alice..capito e mi sa che è vero: a parti invertite non avrebbero sentito l’esigenza di “spiegare” l’assenza paterna, detto questo io seguo una una regola: se una data situazione è plausibile e coerente con le ambizioni del narratore e col tipo di racconto e nel caso dello spot, col prodotto pubblicizzato allora è legittimo raccontarla. La situazione descritta nello spot non mi sembra così implausibile (al netto delle edulcorazioni tipiche di molti spot pubblicitari) e mi pare coerente

  21. A parti invertite una madre non avrebbe manco avuto quella faccia scazzata per un banale raffreddore; una madre farebbe la madre anche con 39 di febbre; ergo questo spot funziona solo se ci collochiamo una figura ridicola di maschio debole (stereotipo di ritorno), incapace di far fronte anche alla più comune delle affezioni infettive. La prova inversione delle parti è sempre illuminante.

  22. Ma è fuori dalla realtà su! L’avete mai visto un maschio che galoppa così nonostante il raffreddore???? maddai su, sarebbe moribondo! hai voglia di prendere lo iodosan🙂

  23. La mamma lavora e il babbo accudisce? Perché no, è un giochetto di ruolo. Non sono il papà o la mamma il problema, ma la situazione in cui si trova l’adulto. Lo spot è corretto e interessante, comunica quello che in effetti ci si può aspettare da quel farmaco: allevia i sintomi di raffreddore e influenza. Ma quel papà bene farebbe a stare lontano dai bambini perché raffreddore e influenza sono dati da virus trasmissibili per via aerea e probabilmente il giorno dopo anche qualcuno dei bambini avrà lo stesso raffreddore o la stesa influenza. Chi comunica rimedi per la salute dovrebbe fare più attenzione e cercare di non suggerire atteggiamenti non corretti. Lo spot sottintende che alleviando i sintomi tutto torni alla normalità (papà e bambini corrono sorridenti e felici) le cose non stanno così, purtroppo. I creativi avrebbero dovuto concentrarsi di più sull’efficacia del prodotto senza inventare “giochetti di ruolo”. Oltre a ciò avrebbero dovuto parlare alla persona con i sintomi senza coinvolgere i bambini. Capisco, i concorrenti mettono in scena adulti che dimostrano che si può andare a lavorare, a divertirsi ecc., quindi stare meglio per accudire i bambini è una “novità”, i creativi della Grey hanno scelto questa motivazione pensando che funzioni di più di un’altra?

  24. Secondo me i creativi hanno voluto mostrare una situazione della quale si parla molto, i ruoli padre-madre e l’annosa questione di coniugare lavoro e famiglia della donna. E’ proprio di questo ultimoperiodo la ricerca tutta europea che vede la donna italiana meno lavoratrice proprio a causa dell’impegno dei figli e della difficoltà, anche questa tutta italiana, di avere servizi adeguati. Per quanto riguada i bamnini e i genitori influenzati, è chiaro che se la madre è al lavoro il padre non può proprio esimersi. Certo non è realistico anche per questo motivo, dato che nella relatà probabilmente la donna sarebbe stata a casa da lavoro per accudire il marito🙂

  25. In sostanza mi pare di capire che l’esito di questo spot susciti la stessa percezione paradossale determinatasi con quello di Sorrentino per Yamamay: parti alla grande, con chissà quali buoni propositi, e finisci per toppare più che nei precedenti – nella fattispecie i precedenti erano i classici spot dove un essere umano si sveglia afflitto da qualche sindrome influenzale e gli tocca pure andare in ufficio: più lineare, più comprensibile, per definizione non sessista. Di retorica sul “buon padre” ne facciamo volentieri a meno. Annotare please🙂 E per l’anno prossimo io vorrei tanto le neo-fem imparassero a non scaricare sul maschio, pretendendo che se ne faccia carico, assimilandola, tutta quella merda sessista che la società occidentale degli ultimi trent’anni ha prodotto per tenere al guinzaglio il sesso femminile. Saluti a tutti/e. E occhio alle date apocalittiche🙂

  26. Sono d’accordo con lei in parte, signor Forni. Quando ho visto per la prima volta la pubblicità sono stata felicissima di vedere una madre fuori per lavoro e un padre che bada ai figli e l’ho segnalata a diversi blog. E’ vero che bisogna stare attenti a non contagiare i propri figli ma in genere non succede il contrario? Non ho figli quindi è solo un’ipotesi. Un genitore premuroso e responsabile non diventerà l’esatto contrario guardando questa pubblicità. Poi nessuno è perfetto. Sempre meglio, come hanno commentato sopra, vedere rappresentata la mamma che guarda in piedi marito e figli mentre mangiano e le dicono che non sa cucinare e pubblicità simili oppure la moglie che bada ad un marito che si lagna per una semplice influenza.

  27. “non soffochiamo la piantina sul nascere” sottoscrivo.

  28. Il padre al posto della madre non è solo una buona idea che mette in evidenza una famiglia non stereotipata, è soprattutto una motivazione suggerita al padre, ergo: se elimini i sintomi puoi badare ai tuoi bambini perché tua moglie lavora. Questo concept (prenditi il tempo per..) è l’unico emerso su questo tipo di prodotti negli ultimi anni (forse decine) l’idea di coniugare il tempo con il “lavoro” che un genitore deve fare con i bambini è nuova e sicuramente foriera di più impatto rispetto alle solite motivazioni usate fino ad ora dalla concorrenza. Il punto è come si possa rinunciare alla stereotipata soluzione finale di tutti felici e giocosi pur cercando di “vendere” il farmaco. E come si possa essere più vicino alla realtà del consumo e della situazione genitore-bambini. 1° ho i sintomi e debbo occuparmi dei bambini. 2° cerco di eliminare i sintomi per occuparsi meglio dei bambini prendendo la medicina. 3° mi sento meglio, vado a scuola a prendere i bambini e cerco di non abbracciarli e di far capire loro che è meglio non abbracciare e baciare il papà per non essere contagiati. 4° li porto a casa i bambini giocano e io sono un genitore contento grazie al farmaco. Tutti contenti. Quindi il punto è si può fare della pubblicità che non insinui che con il farmaco si “guarisce” e si possa vivere gioiosi? E se rinunciamo a questo modo di porsi con il consumatore e comunichiamo lo stesso concept ma in modo più vicino a quanto un genitore di fatto fa ogni giorno, venderemmo di meno? Io credo di no. Anzi, la comunicazione che suggerisce e mette in guardia contemporaneamente di solito vende di più.

  29. BRAVI! Bravi perché estremamente moderni. Avete aperto un varco che non ammette un ritorno al passato. Un gran rispetto nei confronti delle casalinghe che producono il 4% del PIL GRATUITAMENTE. Geniali! Vi adotto!

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