Come comunica Grillo (4). La funzione catartica

Nei comizi Grillo passa di continuo e con grande rapidità dal registro tragico a quello comico, e cioè dalla rappresentazione di emozioni negative (rabbia per le ingiustizie e storture della politica, dolore e dispiacere per chi le subisce), a tutta la gamma di emozioni positive che stanno attorno alla risata, dalla più lieve alla più intensa: sollievo, buon umore, allegria, entusiasmo, euforia. Andata e ritorno, andata e ritorno, in una sorta di “altalena emotiva”, che spesso attraversa una soglia di sospensione neutra (né positiva né negativa): quella dello stupore quasi infantile nei confronti delle ingiustizie e dei problemi che Grillo denuncia, come dire: è una ingiustizia talmente grande, com’è possibile che nessuno la elimini? oppure: la soluzione del problema sarebbe così semplice, com’è che nessuno ci ha pensato? o ancora: è un’azione così scema, perché si continua a fare?

È anche grazie all’altalena emotiva che l’aggressività verbale di Grillo non si è mai tradotta in azione violenta da parte di chi lo ascolta e lo segue, anche se molti commentatori sottolineano il rischio che ciò accada. Detto in altri termini, l’altalena emotiva svolge quella che, da Aristotele in poi, in filosofia, estetica, psicoanalisi molti chiamano «funzione catartica»: grosso modo, la liberazione, lo sfogo delle tensioni emotive attraverso la loro messa in scena nel contesto circoscritto e protetto di una rappresentazione fittizia (il teatro nella tragedia greca, il comizio in piazza per Grillo).

Grillo che inveisce

D’altra parte Grillo è il primo a prendere le distanze dalla violenza, sottolineando che il Movimento 5 Stelle riempie un vuoto che in altri paesi fa crescere l’estremismo di destra, da Marine Le Pen in Francia a Alba dorata in Grecia:

«Stiamo riempiendo un vuoto con dei cittadini incensurati, entusiasti e pieni di volontà. Vuoto che negli altri paesi stanno riempiendo gli estremisti. Guardi in Grecia, quei nazisti di Alba dorata o pioggia dorata, come diavolo si chiamano. Guardi in Ungheria. Guardi la Marine Le Pen in Francia. Guardi tutte le altre parti. Quando c’è un vuoto di potere crescono gli «Eia eia alalà!». Noi non siamo quella roba là. Siamo un movimento di cittadini che vuole fare politica in maniera diversa. Negli altri paesi il vuoto viene riempito dalle camicie brune, noi portiamo in politica i boyscout. Ragazzi perbene. Laureati. Incensurati. Colti. Curiosi.» (intervista rilasciata a Gian Antonio Stella su «Sette», Corriere della sera, 1 giugno 2012)

Vedi anche le puntate precedenti: Come comunica Grillo (1). Il corpo; Come comunica Grillo (2). L’aggressività verbale; Come comunica Grillo (3). «Io sono te».

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

8 risposte a “Come comunica Grillo (4). La funzione catartica

  1. Mi sembra un’analisi eccellente. Viene proprio da dire: grazie Giovanna.🙂

    A me sembra un pregio che l’analisi prescinda dai contenuti del discorso di Grillo.
    Se ne fossero capaci, anche altri “nuovi venuti” potrebbero animare il loro discorso secondo uno schema emotivo simile.

    Il punto debole dello schema di Grillo è dal lato dell’euforia. Per essere sensatamente entusiasta, dovrebbe dare l’impressione di essere capace di risolvere i problemi.

  2. Davvero molto interessante! Mi ha portato a rileggermi le lezioni del liceo sulla tragedia e commedia alla ricerca di un riscontro attuale. Aristotele ci insegna infatti come sia il tragico che il comico rappresentino uno
    “scarto” rispetto alla normalità: la commedia che recita Grillo mette in scena il peggio delle persone (avversari politici, in questo caso), mentre la sua tragedia ne dovrebbe far intravedere i valori ed “il meglio” (rappresentati dalla sua critica più che da una proposta). Andremmo così incontro al sublime, abbandonando la sciatteria soprattutto linguistica…! (Bello il tuo post n°2.)

    Altro aspetto interessantissimo è quello dell’individualità dell’eroe greco, il campione, (perchè G. non mette solo in scena la tragedia, ma si elegge anche a protagonista) che va sempre inserita in un contesto relazionale: come dicevi, nel post n°3, “Io sono te” ne è l’esempio, così come i nomi: “movimento (richiamo ai movimenti degli anni ’60) 5 stelle” (collocazione mitico-ludica), ” I Grillini” (concetto del ghenos/stirpe)…

    Grillo, come l’eroe, ha una forte consapevolezza (sintassi dell’ego/ “del corpo”, della presenza fisica) assunta però soprattutto in funzione del contesto in cui opera; è simbolo proprio perchè NON isolato, dipendente dai contro-valori enunciati dalle altre forze, ma, ancora, non è chiara l’immagine di ciò che vuole essere.
    La tragedia, come la commedia ben realizzata, riconosce però la molteplicità del vero (non del falso!😀 ), la sua non-unicità; in questo sta il phatos e la morale…

    Concludo ripensando ai possibili conflitti che sono alla base di in una tragedia e li ritrovo tutti nella politica attuale: uomo/donna; giovane/vecchio; individuo/società; vivo/morto; uomo/dio (conflitto cosmico- inteso con la fine del mito del super uomo e un nuovo bisogno di persone comuni preparate, elette dal basso -ma con un alto valore della parola “politica”- e guidate dai principi di democrazia e giustizia). Sono tutte antinomie così attuali…
    Per arrivare all’idea di un bisogno dialettico (parola chiave, per me) di confronto propositivo reale (tra le righe mi rivolgo anche al PD) più che di scontro. Altrimenti non vedo cosa ci sia di così innovativo nell’ idea di Grillo, che altro non risulterà che una “molto-diversa forma” di ciò che condanna e non una METAmorfosi.

  3. Bellissimo intervento che mi ha spinto a rileggermi gli appunti del Liceo sulla tragedia e la commedia alla ricerca di riscontri attuali.

    Aristotele crede che sia il tragico che il comico rappresentino uno “scarto” rispetto alla normalità: infatti la “commedia” di Grillo si propone di rappresentare i contro-valori ed i difetti peggiori degli antagonisti politici, mentre la sua “tragedia” è tesa ad evidenziare gli aspetti “migliori”: quelli che nascono dalla sua critica, più che proposta.
    Per i greci l’incontro di queste due forze dovrebbe portare al “sublime”, a patto di non perdersi nella sciatteria e nel turpiloquio linguistico.

    Altro aspetto interessante, che ritrovo nel post n° 3, sta nel fatto che la sua individualità è inserita in un preciso contesto relazionale; G. esiste in relazione agli atri, che siano i partiti verso i quali urla la propria denuncia (accecamento “ate”, l’invasamento..), il suo pubblico attraverso la personificazione (l’ “io sono te”,di cui parlavi), i suoi simboli come il “Movimento (con un richiamo ai movimenti degli anni ’60) 5 stelle” (posizionamento mitico/ludico), i “Grillini” ( rifacendosi al contesto della ghenos/stirpe)….
    G., in questo modo, non solo mette in scena la tragicommedia, ma si pone anche al centro come attore protagonista (le maschere delle espressioni, la mimica sfrenata) diventando l’ eroe greco, il campione che sfida il sistema. Con questa forte consapevolezza, presenza fisica, corporeità e richiami alla carne mette in scena una vera e propria sintassi dell’ego. E a questo punto ne rimane di spazio per i programmi e per gli attivisti?

    La vera scoperta della coscienza tragica è la molteplicità del vero, la sua non-unicità: è l’ottica dialettica la soluzione davvero innovativa (parola chiave, a mio avviso e mi rivolgo soprattutto al PD) che parte dal dibattito chiaro, da proposte e confronti di idee e non dalla demolizione patemica, non dall’estremismo, non dall’esclusione.
    Insomma la forma apparentemente è molto mutata (anzi mi pare l’unica cosa davvero “in Movimento”), ma ancora non mi è chiaro dove stia la vera METAmorfosi.

    Infine ho riletto i 5 conflitti fondamentali che sono al centro di ogni tragedia e buona commedia; il tragico ed il comico nascono (in ordine di crescente di importanza) dall’antitesi: uomo/donna; giovane/vecchio; individuo/società; vivo/morto; uomo/dio (conflitto cosmico- rifiuto del mito del superuomo a vantaggio dell’uomo comune preparato, con un forte senso della legalità, della democrazia, della Politica ed eletto dal basso).
    Non ci si rivedono forse le principali cause che impediscono un processo di rinnovamento della Politica e della Società?😀

  4. ops..mi aveva comunicato che non era arrivato il primo.. ora ce ne sono troppi! scusa, cancella pure

  5. si diventa però più spettaori che elettori.. e si arriva persino a ridere della battute che ci vengono rivolte contro.. non per condivisione anzi per estraneazione.. può essere un modo per ribellarsi ad uno stato (minuscolo) di sudditanza passina verso lo Stato (maiuscolo) ma non certo per arrivare alla cittadinanza attiva.. mi ricorda la funzione di certe comunità di recupero dove il “dipendente” esca dalla sua “droga” ma diventa dipendente della comunità

  6. Interessante. Mi chiedo però cosa accade se l’altalena emotiva, uscendo dal contesto di uno spettacolo, si trasforma in invettiva politica. Ognuno è libero di interpretare come vuole questa altalena. Oggi Grillo ha detto che chi ha troppe domande deve uscire dal M5S, perché si sta preparando la guerra. Siamo sicuri che siamo ancora nell’ambito di una “funzione catartica” ?

  7. Eccellente analisi. Tra le cose più sensate scritte su Grillo.

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