Espulsioni dal Movimento 5 Stelle: autogol o strategia?

Sull’espulsione di Favia e Salsi dal Movimento 5 Stelle, preannunciata da Grillo due giorni fa in un accorato video e comunicata ufficialmente ieri con l’ormai consueto metodo dei «minipost» (tre righe e via), sono d’accordo con quasi tutto quello che ha scritto ieri Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano. Aggungo:

Grillo nel video dell'11 dicembre 2012

  1. Comunicazione: nel video Grillo appare teso, esasperato (movimenti rapidi della testa e del busto), ma nello stesso tempo sembra sincero, perché mette passione (come sempre) in ciò che dice: pare uno che ce la sta mettendo tutta, ma proprio tutta, per raggiungere l’obiettivo condiviso, e si stupisce di non essere creduto e compreso proprio dai suoi (o almeno da alcuni), che invece dovrebbero, condividendo l’obiettivo, sostenerlo. In un paio di punti, poi, Grillo appare anche minaccioso (sopracciglia aggrottate, occhi stretti, mani protese di taglio, come se ci prendesse di mira): prima quando dice «allora prende e va fuori dalle palle» e poi alla fine, quando dice «Va fuori dal Movimento. Non lo obbliga nessuno. E andranno fuori». In questo è aiutato dal solito turpiloquio, ma anche dalla telecamera, che passa dal mezzo busto al primo piano (dunque l’aggressività è pianificata).
  2. Contenuti: la chiusura e scarsa trasparenza con cui Grillo e Casaleggio hanno gestito le Parlamentarie può anche non piacere, ma in questa fase per il Movimento 5 Stelle è necessaria, perché altrimenti rischiano di far entrare tanti Totò ‘O Curto, come dice Grillo. Il rischio è insomma che ricapiti ciò che è accaduto all’Italia dei Valori, che ha fatto entrare in Parlamento di tutto di più, dagli Scilipoti in giù. Anche evitare i contrasti interni è necessario, e lo è per qualunque organizzazione in qualunque momento, ma lo è a maggior ragione per il Movimento 5 Stelle in questa fase, in cui la posta in gioco è ben più alta dell’ingresso in Parlamento, perché riguarda la credibilità di tutto ciò che Grillo ha fatto finora.

Molto altro si potrebbe dire ma non mi dilungo, perché ripeterei cose che ieri ha scritto Scanzi. Su una cosa sola non sono d’accordo con Scanzi: che la mossa di Grillo sia un autogol, magari inconsapevole e dettato da stanchezza, stress o altri ingredienti emotivi. Grillo è un comunicatore esperto e attentissimo, che sa gestire benissimo la componente passionale delle sue performance: in anni di televisione, teatro e piazze ha accumulato una competenza e una pratica tali che è piuttosto improbabile che ceda a colpi di testa.

Credo invece che Grillo sia perfettamente consapevole della fase delicatissima in cui il suo movimento si trova, da tutti i punti di vista: strategico, organizzativo, programmatico-contenutistico e, diciamolo pure, politico. E che, pensandoci e ripensandoci, si sia detto: meglio perdere un po’ di popolarità, meglio frenare la crescita, meglio entrare in Parlamento con numeri inferiori, che rischiare candidature impresentabili e, un domani, azioni impresentabili. Si è guardato in faccia con la moglie – o con Casaleggio, o con se stesso allo specchio, così me lo immagino – è ha detto: «Spariamo?». Spariamo. E l’ha fatto.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

33 risposte a “Espulsioni dal Movimento 5 Stelle: autogol o strategia?

  1. Professoressa sono d’accordo con lei sul credere che sia strategia. Lei non vede nel linguaggio (ultimo) di Grillo la narrazione di una contingenza marziale dettata dagli intenti rivoluzionari? Questo suo “fucilare” dei traditori non rientra in quest’ottica? Cosa ne pensa? http://balduse.wordpress.com/2012/12/12/il-sub-comandante-grillos/

  2. Io ho notato anche tanta paura in Grillo. Paura che la situazione degeneri proprio ora che manca 1 km all’arrivo. Paura di non riuscire più a controllare la base.
    Quindi, anche qui, “meglio perdere un po’ di popolarità, meglio frenare la crescita” che rischiare di perdere altri pezzi per strada con contestazioni interne. Chi contesta, d’ora in poi, sa che può essere espulso.

  3. ok ma perchè aspettare ora e non farlo prima quando avrebbe fatto meno male ? forse la costruzione di una rete di sicurezza alternativa a tavolazzi e favia per non perdere il controllo del movimento in emilia … certo sul blog mi pare evidente che molta della magia sia sfumata

  4. tutte le associazioni private agiscono nel medesimo modo e nessuno si scandalizza. Capita spesso che chi sia di opinione diversa, .ad esempio in campo edificatorio o di politica urbana o riguardo ad altro in una associazione per ciclisti , sia invitato ad allontanarsene, in modo esplicito o con azioni di mobbing. Quasi tutte le associazioni sostengono un apparato politico-istituzionale ed a quello restano conformi nell’appoggiarlo esplicitamente od in modo indiretto, In Italia tante di quelle associazioni sono destinatarie di fondi pubblici e quasi sempre i loro gruppi dirigenti ricevono incarichi pubblici. In Italia c’è una rete assistenzialistica paurosa dove si spacciano pseudo professionisti che nulla rendono alla collettività. Le associazioni sono peggiori di Spa riguardo ai metodi sbrigativi di espulsione di chi semplicemente vorrebbe applicare regole statutarie. , , Quasi tutte sono gestite da un gruppetto di persone (come le SPA) , apparentemente elette in modo democratico. Perché Grillo fa tanto scandalo (o tanta paura?) Perché Cosenza non dice in modo esplicito che sta facendo un’operazione di marketing e di auto promozione professionale diretta al centrosinistra per la prossima campagna elettorale? Perché usate la menzogna e la spacciate per acuta osservazione?

  5. Lucida analisi professoressa, condivido in pieno.

  6. ritengo che gli elettori più sensibili alla democrazia interna li ha già persi, in questo modo radica gli altri, i molti che comunque sono con lui
    ·

  7. Non sono affatto d’accordo con CG Diana, occorre fare dei distinguo e tanti, non solo sulle cose e su come farle, ma sulla capacità di gestire un’impresa. L’esempio della SPA non regge, la Fiat ha dovuto riassumere i 18 sindacalisti della FIOM, un manager deve fare i conti con tutti. E’ buona regola avere comportamenti differenziati nella direzione di un’impresa o gruppo o movimento che sia, il capo deve avere atteggiamenti coerenti con il contesto. Favia e la Salsi hanno avuto un grande consenso nella propria area, i militanti non hanno capito la posizione di Grillo e trovandola eccessivamente critica hanno sostenuto i compagni contro Grillo. Che il comportamento sia dittatoriale è percepito come evidente, se Grillo voleva che lo fosse c’é riuscito. Ma qual è la convenienza di Grillo a dimostrarsi dittatore? Un conto è dimostrarsi condottiero forte e rude contro il nemico e un altro è dimostrarsi dittatore con i centurioni. Non credo affatto che adesso gli altri centurioni staranno più attenti a quello che dicono e faranno. E’ iniziata una faida e Grillo soffia sul fuoco per chiara rabbia e livore personale, questo assomiglia molto al comportamento umorale di Berlusconi. Per il momento questo potrà fermare la faida, ma non il pensiero. Per i seguaci, non centurioni, ieri Grillo era un condottiero che tornava vincitore dalla Gallia, oggi è uguale ai capi partito, proprio quelli che ha criticato e combattuto aspramente. Le liste le farà lui con le parlamentarie delle quali non ha voluto dare nessuna spiegazione, poi una volta eletti, stipendio in tasca, vedremo con chi staranno gli eletti. I dittatori sono stati sempre stati ammazzati dai loro fedeli sudditi.

  8. che sia stato sincero è un’aggravante…poi credo anch’io che abbia valutato ma non tanto su chi deve stare dentro o fuori ma sull’effetto che questi attieggiamenti hanno su un elettorato che lo ha eletto santo, della serie ” bene! così! faccia vedere chi ha le palle”.. non a caso si è propio rifatto a quelle…ma sulla “grande esperienza” non ci scommetterei più… il meccanismo nel quale è entrato (la politica nel suo insieme) è ben più complesso delle piazze e del web…vedi oscillazioni sondaggi, vedi imprevedibilità di fatti o prevedibilità… oggi che centro sinistra “può” arrivare al governo… si scatenerà di tutto

  9. Gentile Cosenza,
    concordo su larga parte dell’analisi (interessante l’esame del filmato). Dissento sul paragrafo finale. Credo che la gestione del dissenso non sia una strategia difensiva né una tattica tesa ad evitare la sclilipotizzazione della rappresentanza parlamentare. Piuttosto una delle caratteristiche del M5S che viene ribadita con maggiore forza in vista delle consultazioni. Aumentare la consistenza dei nemici aiuta a serrare le fila.
    Cordialmente,

  10. Non condivido molto questo articolo. Se la preoccupazione di Grillo Casaleggio è quella di non venire inquinati, basta fare i dovuti controlli, non difficili. Il problema è che questo movimento non ha nessun cemento ideologico e neppure una condivisione programmatica discussa e approvata. Il giorno in cui si aprisse alla democrazia interna e al confronto con l’esterno apparirebbe per quello che è, cioè il nulla assoluto. Al di là dell’idea che gli altri sono tutti malfattori, mi domando che cosa li tenga insieme. Ora gli elettori dovrebbero votare chi? Chi è questa gente, come la pensa sui temi principali che interessa la gente. Via, è talmente elementare…🙂

  11. Doriano Zaccherini: il mio punto è un altro, temo che lei se lo sia perso. Scanzi ha parlato di autogol involontario, per me non c’è nulla di istintivo in questo video. È pianificata anche la perdita di popolarità che la sparata rischia di produrre (non è detto, fra l’altro, che la produca: vedremo). Inoltre fossi in lei non sarei così frettoloso nel giudicare gli attivisti 5 Stelle.

  12. Da persona che La stima e segue, fiero di aver scritto le stesse cose.🙂
    bileonair.blogspot.it

  13. @Doriano Zaccherini scrive: “Il giorno in cui si aprisse alla democrazia interna e al confronto con l’esterno apparirebbe per quello che è, cioè il nulla assoluto. Al di là dell’idea che gli altri sono tutti malfattori, mi domando che cosa li tenga insieme. ”

    Diciamo piuttosto che qualunque natura finisca per prendere il M5S, al di là della consistenza o meno di una serie di scelte sociali esercitate via web o il propendere di volta in volta per programmi politici forse troppo mobili rispetto al bisogno stattico di identità che ciascuno di noi possiede,
    c’è un punto fondamentale, indiscutibile e davvero innovativo nel movimento di Grillo: la politica non si fa per professione. Quindi i Favia e le Salsi o sono stupidi o vogliono capitalizzare personalmente dalle polemiche mosse a un movimento che oggi è allo stato embrionale. Polemiche condotte su canali e con modalità che sono completamente autolesioniste se viste dalla prospettiva di un membro del M5S elettoper giunta attraverso questa piattaforma e desideroso della crescita del moviemnto e non di se stesso.
    Concordo appieno con Giovanna per quanto riguarda la completa consapevolezza di Grillo circa il suo messaggioe il suo video. Anche perché le gaffes si fanno in diretta non in un video che passa in post produzione e quindi subisce il controllo di più persone compreso il protagonista, che non è proprio uno sprovveduto circa il medium che usa.

  14. @Giovanna Cosenza, forse non mi sono spiegato bene. Il mio punto di dissenso con la tua analisi sta nel fatto che tu ritieni che Grillo abbia calcolato il rischio di discredito per mantenere la purezza del movimento, invece io ritengo che lo abbia fatto perché il suo movimento non è in grado di affrontare una discussione in termini democratici. E in questo non c’è nessun giudizio sprezzante, ma l’opinione che il metodo di reclutamento e di struttura autoritaria non consenta la formazione di una uniforme volontà politica.
    Riassumendo: sono d’accordo con te che non si tratta di un infortunio, ma dissento da te sulle sue motivazioni.

  15. Giovanna, è evidente che il video sia pianificato e distante da uno scatto d’ira involontario, ciò non significa che il contenuto non sia involontariamente un autogoal. In comunicazione sono più gli autogoal che i goal. Sul fatto che Grillo sappia gestire TV, WEB e media ci sarebbe da discutere. Un comunicatore serio non può non analizzare il contesto e valutare tutto, dalle implicazioni alle reazioni; un buon lavoro non si può fare in 24 ore. Twit e compagnia bella ti danno la possibilità di comunicare con un universo enorme in pochi secondi, ma non ti dice cosa e come comunicare. Se sarà un autogol lo vedremo tra poche settimane.

  16. @Doriano Zaccherini
    Scusi ma le suggerisco di abbandonare il termine “democratico” come sinonimo di bello giusto e buono. “Democratico” è termine vaghissimo che si articola in un’infinità di forme di esercizio che non coincidono necessariamente con l’anarchia o precludano forme di autorità esercitata. l’equivoco è dovuto al fatto che pochi hanno compreso che in un sistema democratico, l’accusa di antidemocraticità può essere mossa al sistema nel suo insiene ma non alle sue singole parti. È infatti solo nelle forme di governo a partito unico che l’eliminazione di voci dissidenti equivale di fatto all’eliminazione di quelle istanze a livello sistemico, tale per cui è possibile invocare l’autoritarismo come censura e privazione di un diritto.
    Ma in un sistema pluripartitico l’argomento non ha senso perché chiunque è libero di fondare altri movimenti o partiti tali da rappresentare le proprie istanze altrove negate – oltre naturalmente a esercitare in generale il diritto alla libertà di opinione e in particolare a usare i media come megafono.
    Un partito è un club. Nessuno obbliga altri ad associarvisi. Se uno lo fa ne deve accettare la struttura e la gerarchia. Voler vedere rappresentato all’interno di un club, di un movimento o di un partito una miniatura in scala del sistema globale, qualora il sistema sia pluripartitico e a suffragio universale, è una prospettiva che da un lato conduce a debolezza estrema nella gestione di quell’entità ma dall’altro non aumenta neppure a livello globale una pluralità d’opinione maggiore, sempre che lo si voglia considerare prioritario.

  17. ps
    @Doriano Zaccherini ha scritto: “E in questo non c’è nessun giudizio sprezzante, ma l’opinione che il metodo di reclutamento e di struttura autoritaria non consenta la formazione di una uniforme volontà politica”

    Ma i fatti mostrano diametralmente il contrario di ciò che lei ha appena sostenuto. Lungi dal sostenerlo ma è proprio dal metodo di reclutamento troppo anarchico e poco autoritario avuto finora che Grillo e Casaleggio hanno coltivato serpi in seno all’interno del movimento. E l’uniforme volontà politica nasce e aumenta in proporzione al numero di criteri vincolanti all’associazione dei suoi membri.È questo metodo a limitare lo spettro delle difformità e quindi del dissenso.
    Insomma lei che realtà ha visto nel M5S?

  18. Pier Danio insisto: se è pianificato, come è in modo evidente, come fai a dire: se è un autogol “lo vedremo fra poche settimane”? Se Grillo ha messo in conto il calo di popolarità, al punto da decidere di provocarlo, come io credo (decisione che può aver preso anche in 24 ore, come credo, ma sempre pianificata è), che senso ha ancora pensare in termini di autogol?

  19. Molti riescono a leggere fra le righe di ciò che un politico dice. Tu vai oltre: leggi fra le righe di come un politico si presenta e si muove anche fisicamente. Mi stupisce che con Grillo ci caschi lo stesso. Il fatto che sia “un comunicatore esperto e attentissimo” non vuol dire che abbia ragione. Altrimenti diamo ragione a Mussolini, Reagan, Berlusconi …

  20. bryan e chi ha detto che ha ragione?😮 mi stupisco che tu confonda l’analisi di una strategia comunicativa con l’adesione ai contenuti e obiettivi di quella strategia.

    Mi sa che sei tu a cascare in una fallacia molto comune: se critico la comunicazione di Bersani, mi dicono che c’è l’ho con Bersani. Se critico quella di Renzi mi dicono che faccio “campagna” contro Renzi. Viceversa, se metto in evidenza una mossa consapevole e commisurata all’obiettivo da parte di qualche leader, arriva puntualmente chi mi dice che sto dalla sua parte. Insomma vengo “sospettata” a turno di votare per Renzi, per Bersani, per Berlusconi, per Di Pietro e mo’ pure per Grillo. Ma per quanti voto?😀

  21. Scritto in modo molto meno politicamente corretto:
    http://blog.mfisk.org/2012/12/nessuno-e-piu-modesto-di-me.html
    Condivido il fatto che non sia una gaffe, ma una cosa voluta.

  22. Vero, ha sparato. E lo ha fatto in modo pianificato per serrare i ranghi. I fedelissimi hanno già fatto quadrato attorno a Grillo (vedi Davide Bono nell’intervista su La Stampa).

    Il fatto è che la “sparata” di Grillo entra in contraddizione con tutto quanto rappresentato fino ad oggi dal M5S. Prima o poi lo doveva fare, in quanto il modello organizzativo dello stesso M5S non può reggere, funziona solo come collettore (lo sanno bene i sociologi e pure Grillo che non ha mai mollato il controllo della comunicazione).

    Quindi il M5S si dovrà trasformare. Diventerà come gli altri, perderà pezzi, ma i fedelissimi potranno finalmente diventare Grillini.

  23. E’ sicuramente difficile lo sforzo di Giovanna di distinguere tra strategia comunicativa e la singola presa di posizione politica – e lo confermano tantissimi commenti ai post di questi ultimi tempi su Bersani, Renzi, Grillo etc: è quasi fisiologico “schierarsi” a favore dell’uno o dell’altro (anche perchè si è più propensi a perdonare alla persona ideologicamente più vicina eventuali “cadute di stile”, del tutto inaccettabili se fatte da altre). Nel caso di Grillo, il ricorso ad editti ed epurazioni è senz’altro una manifestazione di debolezza perchè evidenzia la difficoltà nell’ottenere consenso da parte di alcuni importanti (ex) esponenti del M5S. E’ vero, d’altronde, che prese di posizione “forti” di un leader politico sono in grado di compattare il proprio elettorato, soprattutto di quella parte che sente il bisogno di “distinguersi” dal resto del mondo, anche se possono allontanare tante altre persone, disorientandole. Dovremo però aspettare solo un paio di mesi per sapere se questa mossa è servita a consolidare il consenso, non solo dei fedelissimi ma dell’intera area di riferimento. E dopo le elezioni saremo di nuovo a discutere animatamente se il 10, 13 o 18 per cento siano un ottimo risultato o meno e ad esaminare le future modalità di comunicazione di Grillo per mantenere la sua “diversità” in una situazione in cui i rappresentanti del Movimento potrebbero essere chiamati a convergere su alcuni dei provvedimenti proposti dalla maggioranza parlamentare. Ne riparleremo spesso anche su questo blog, immagino..

  24. L’ultima parte dell’analisi non mi torna molto: “meglio entrare in Parlamento con numeri inferiori, che rischiare candidature impresentabili”. È un ragionamento sensato per giustificare le regole draconiane di candidatura discese dall’alto (d’altro canto, non ha forse il PD fatto la stessa cosa per evitare ipotetiche “infiltrazioni” alle primarie?).

    Ma non torna per nulla per quanto riguarda la trasparenza. Non si capisce infatti quale sia la relazione tra non rispondere apertamente (e, ove applicabile, in maniera *aggregata*, che è molto importante!) a domande quali: quanti voti hanno preso i candidati? chi controlla i server? quale software è stato usato per contare i voti? (btw: ma non era un movimento con una posizione politica chiara sull’open source?) etc.

    Insomma, per stare sull’aspetto comunicativo: ci sta che “troppa democrazia” in questa fase fosse difficile da gestire e quindi portasse rischi di candidature impresentabili. Ma non mi sembra ci stia che “troppa trasparenza” rischiasse di portare allo stesso risultato.

    Ergo, mi sembra ci manchi ancora qualcosa nell’analisi. Sia comunicativamente, che strategicamente.

    Grazie per il suo interessante blog.

  25. Secondo me il vero autogol di Grillo-Casaleggio sono state le parlamentarie che hanno messo in luce l’impreparazione del movimento cinque stelle. Tutta la retorica con cui Grillo ha costruito la sua creatura (noi cittadini, la parte migliore della società che sa usare la rete, che sa comunicare, che cambierà il paese) ha rischiato seriamente di cadere. I video dei candidati ci hanno mostrato persone impreparate con velleità politiche confuse e scarsa attitudine alla tecnologia e alla comunicazione. Cose che più o meno chi vede il movimento dal di fuori si aspettava, cose però che il movimento non sapeva di se stesso. L’identificazione in Grillo e nella sua figura carismatica ha compattato una massa di persone, unita da istanze populiste di cambiamento e “rancore” sociale facendola sentire un “popolo”. Le parlamentarie hanno mostrato al movimento stesso le sue carenze, il vero volto. Con il “fuori dalle palle” Grillo riporta l’attenzione e le critiche su di se. Ci sono critiche pericolose per la coesione interna (“ma voi con quelle facce chi vi credete di rappresentare? e questa sarebbe una candidatura? neanche in un call center vi assumerebbero … e poi dov’è il programma? questa è la vostra capacità di usare la rete? dove pensate di andare senza Grillo?” http://www.keinpfusch.net/2012/12/parlameche.html), e ci sono critiche utili alla coesione interna (ci attaccano perché hanno paura, ci vogliono male ecc…). Attirando su di se le critiche Grillo rafforza il suo ruolo interno, distoglie l’attenzione da problemi più seri che minerebbero il “popolo”, rinforza la dialettica “noi contro tutti” e normalizza attraverso l’identificazione in lui (per estensione del suo personale carisma) l’immagine di se del gruppo.

    https://www.facebook.com/notes/danilo-pettinati/m5s-una-fase-politica-intensa/309113512537101

    Danilo.

  26. Al di fuori di tutte le controversie politiche, penso che Grillo è anche UNA VOCE DEL POPOLO… Un popolo che non accetta ormai nessuna bella parola da parte dei cosiddetti “politicanti”…. Perché alla fine si sono rivelati quasi TUTTI quello che effettivamente sono, ovvero sei sanguisuga che pensano solo a se stessi , ai loro sporchi affari/intrighi di potere….. Quando capiremo che l’essere umano non è una merce di scambio… forse sarà troppo tardi…. Poveri inconsapevoli increduli illusi….. che io definisco con un mio termine SICILIANO assai appropriato ”AMMUCCALAPUNA”

  27. Senza voler difendere Beppe Grillo, sono d’accoro con l’analisi di Giovanna Cosenza. Mi unisco inoltre all’osservazione di Ugo più sopra. Se la democrazia è il miglior sistema politico possibile, non è comunque detto che tutti i partiti o tutti i movimenti politici debbano essere necessariamente democratici al loro interno, per sempre o in certi momenti della loro vita. Innumerevoli e legittime istituzioni non sono democratiche: la scuola, la famiglia, l’esercito, le aziende, gli albi e le associazioni professionali, gli ospedali, eccetera. Senza arrivare agli eccessi del partito padronale PDL, anche il PD espelle tranquillamente suoi iscritti o ignora le richieste della base quando vanno contro la Ragion di Stato del momento (ad esempio in Toscana quasi nessuno vuole gli inceneritori, eccetto i vertici regionali del PD).

  28. Professoressa le faccio una domanda sulle parole che utilizza Grillo: ad un certo punto dice “chi dice che non sono democratico prende e va fuori dalle palle”. Non è una contraddizione semantica? Se tutto il video è pianificato cosa vuol dire questo?

  29. Simone, non c’è alcuna contraddizione semantica. È come se Grillo dicesse: “chi non si fida di me non stia con me”. il suo dubbio dipende da ciò che lei intende per “democrazia”. Le consiglio di leggersi attentamente tutti i commenti al mio post, in particolare quelli sul concetto di democrazia.

  30. Letti. Mi scuso.

  31. Giovanna, riflettiamo sugli obiettivi della sparata del Grillo, se l’obiettivo fosse quello di serrare i ranghi, quindi perdere un po’ di popolarità, la motivazione che ha determinato questo obiettivo dovrebbe essere: spurghiamo il movimento dai dissidenti e da chi osa non credere nella mia onestà. Quindi provochiamo lo spurgo. Spurghiamo di quanto? Quanta popolarità in meno? L’autogol ha senso in termini di quantità, mi pare già dai primi commenti che il calo di popolarità sia di molto superiore alle aspettative. Di solito l’autogol avviene sotto porta nel tentativo di difenderla. Mancano poche settimane alle elezioni, la fine della partita, Grillo potrà fare qualche gol che riporta il risultato finale a suo vantaggio oppure potrà farsi ancora del male, come con la frase di ieri: ” … colpo di genio della Cancellieri, di Rigor Montis e di Napolitano per non farci entrare in Parlamento, ma senza di noi arrivano quelli di Alba Dorata col passo dell’oca”.

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