Agenda Monti: molte promesse ma nessun come

L’abbiamo attesa tutto il giorno e finalmente ieri, a tarda sera, l’Agenda Monti è arrivata: un pdf di 25 pagine, che sembra seguire tutte le regole (quasi) di sburocratizzazione della scrittura che si insegnano nei corsi di business writing: frasi brevi, parole semplici, organizzazione del testo per punti, e via dicendo. Un po’ come il programma «Un’altra Italia è già qui: basta farla entrare» di Matteo Renzi (26 pagine), anche se questo era più curato graficamente. Ma il problema non è né la scrittura né la grafica. Il problema sono i contenuti.

Agenda Monti

Dal testo di un docente universitario – un collega – mi aspettavo emergesse una differenza netta e ampia rispetto al testo prodotto da un uomo di partito. Monti è un professore, uno-che-sa, un tecnico che si è sempre presentato come diverso dai politici per questa ragione fondamentale: dove gli altri parlano, lui dovrebbe fare, dove gli altri pongono obiettivi, lui dovrebbe riuscire ogni volta a distinguere fra gli obiettivi realistici e non, proprio perché, a differenza dei politici, conosce a fondo (è un prof!) come ogni obiettivo si raggiunge e dovrebbe saper anche dire perché eventualmente non si può raggiungere. Su questa base mi aspettavo un’Agenda Monti che, pur brevemente e semplicemente, ci spiegasse i come e i perché, non si limitasse cioè a elencare – per l’ennesima volta come fanno i politici – gli obiettivi, le intenzioni, il cosa-sarebbe-bello-fare, cosa-si-dovrebbe-fare-per-il-bene-del-Paese. Da un prof insomma mi aspettavo una spiegazione chiara e sintetica dei mezzi, delle strade per, non l’ennesimo elenco di buone intenzioni. Non dico tutte le strade, ma almeno le principali. Non dico i dettagli, ma almeno le grandi linee.

Invece:

  1. L’Italia «deve essere protagonista attivo e autorevole di questa fase di rifondazione dell’Europa. Deve svolgere un ruolo trainante»: bello, talmente affascinante che persino Berlusconi potrebbe dirlo; e forse solo la Lega, oggi, direbbe una cosa diversa.
  2. L’Italia dovrà «attuare in modo rigoroso a partire dal 2012 il principio del pareggio di bilancio strutturale», «ridurre lo stock del debito pubblico a un ritmo sostenuto e sufficiente in relazione agli obiettivi concordati», «ridurre, a partire dal 2015, lo stock del debito pubblico in misura pari a un ventesimo ogni anno, fino al raggiungimento dell’obiettivo del 60% del prodotto interno lordo». Già, ma come? Dammi un’idea di cosa faresti in concreto per raggiungere questi scopi, caro prof. O almeno fingi di darmela.
  3. «L’aggiustamento fiscale compiuto quest’anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani ha impresso una svolta». Bene, dei sacrifici sapevo, sulla svolta resto in attesa. E qui arriva il capolavoro: «Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa». Ovviamente in quel «non appena le condizioni generali lo consentiranno» si annida il segreto di ogni rinvio e scusa: «Avremmo voluto evitarvi nuovi sacrifici, cari italiani e care italiane, ma le condizioni generali non ce l’hanno consentito». E poi ancora una volta, caro professore, dimmi come: da dove prendi i soldi, fra qualche mese e tutto d’un botto, per «ridurre il carico fiscale su lavoro e impresa»? Persino Berlusconi, nel suo sproloquio ieri da Giletti, ha cercato disperatamente di elencare da dove prenderebbe i soldi per togliere l’IMU.
  4. «Bisogna realizzare […] un fisco più semplice, più equo e più orientato alla crescita»: come non essere d’accordo, lo dicono tutti, ma di nuovo: come?
  5. «Spending review non vuol dire “meno spesa”, ma “migliore spesa”»: questo è uno slogan fantastico. Certo Berlusconi si sta mangiando le mani per non averlo detto lui.
  6. «Una pubblica amministrazione più agile, più efficiente, più trasparente. Usare meglio i fondi strutturali europei». Se non sapessi che la frase sta nell’Agenda Monti, potrei pensare che è di Brunetta.

E ancora: «Continuare la strategia delle liberalizzazioni», «Rivitalizzare la vocazione industriale dell’Italia», «Prendere sul serio l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca»: evviva, lo dicono tutti da anni, ma poi da anni non lo fanno, e non c’è niente, nell’Agenda Monti, che mi faccia credere che stavolta sarebbe diverso. Ce n’è persino per gli ambientalisti, ai quali si dice che bisogna «sfruttare il potenziale dell’economia verde» con «regole chiare e ragionevoli» rispetto alle quali «bisogna essere intransigenti verso chi le viola» (wow!); ce n’è per l’«Italia della bellezza, dell’arte e della cultura», per cui «musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche devono essere accessibili ai cittadini e ai turisti in modo più agevole e la qualità dell’offerta deve migliorare». Ce n’è persino per le donne – povere donne – a cui si dice per l’ennesima volta che «L’Italia non potrà dispiegare il proprio potenziale di sviluppo economico se non riuscirà a valorizzare maggiormente le donne» e si tenta pure di dire qualcosa del come, parlando di «detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile», senza però dire, ancora una volta, da dove si prenderanno i soldi per tale detassazione, visto che lo stock del debito pubblico andrà ridotto «a un ritmo sostenuto» e, dal 2015, di «un ventesimo ogni anno».

Insomma, all’Agenda Monti si può fare un’obiezione simile a quella che ieri lui ha fatto a Berlusconi che promette l’abolizione dell’IMU: «è un appello altamente attrattivo sul piano popolare […], ma se si farà senza altre grandissime operazioni di politiche economiche […] chi governerà una anno dopo, non cinque anni dopo, dovrà rimettere l’Imu doppia». Sono proprio queste «grandissime operazioni di politiche economiche» che l’Agenda, pur elencando molte e condivisibili buone intenzioni, non spiega. E che invece mi aspettavo illustrasse, almeno a grandi linee. Altrimenti, cosa distingue l’Agenda Monti dalle tante promesse dei tanti politici?

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

41 risposte a “Agenda Monti: molte promesse ma nessun come

  1. Esattamente. Fare politica sembra facile, finché non ci si prova. Questo dilettantesco libretto dei sogni dovrebbe essere un monito anche nei confronti dei “programmi scritti dalla base”, senza alcun confronto con i vincoli finanziari, sociali e negoziali dei quali un vero politico deve tenere conto. La politica serve, e i veri politici servono.

  2. Avendo letto alcuni esempi delle leggi del Governo appena dimessosi, non credo che i tecnici e i “professori” abbiano alcuna idea del “come”.
    mi impressiona il livello di approssimazione con cui è ormai possibile avvicinarsi alla gestione della “cosa pubblica” e di come la si pensi essenzialmente come sola gestione finanziaria e non come governo del vivere civile.
    Concordo con chi dice che la politica serve, come arte, e che sarebbe il caso di puntualizzare questa mancanza e baratro che si è aperto negli ultimi decenni in italia per dare spazio a quel movimento deresponsabilizzante che è stato ed è il berlusconismo..
    serve un “come” ritrovare una classe politica come primo passo verso la normalizzazione del paese..

  3. Ritengo che dietro la tua aspettativa rispetto a quanto può dire un prof rispetto a un politico ci sia una non tanto sottile ironia.
    Sopratutto considerando i disastri “tecnici” che questo governo ha fatto in quasi tutte le sue “riforme”. Difficilmente un qualsiasi politico avrebbe potuto fare peggio.
    In verità per sapere le cose basta leggere dei libri, ma per saperle fare ci vuole qualcosa di più.

  4. Giovanna, se ti dai alla politica, dimmelo che ti voto. A scatola chiusa, a prescindere, destra, sinistra, centro, sotto o sopra che tu sia.🙂

    A parte gli scherzi la comunicazione di Monti “attacca”: nonostante i fallimenti e i limiti di questo governo, Monti rassicura.

  5. è così quando fanno il “salto” verso la candidatura politica entrano nello stesso meccanismo che, fino ad allora, aveva fatto la differenza.. ed anche con meno disinvoltura perchè devono approdare ad un linguaggio che non è il loro… nella conferenza stampa di ieri, la parola “lotta” in bocca a monti sembrava imposta sotto tortura, una sorta di lapsus temuto ed arrivato suo malgrado…ma oramai anche monti punta sulla medianicità del suo nome.. che, come sempre, a furia di sottolienare che lui “è il tecnico già stimabile in quanto tale”.. (così come a suo tempo berlusconi imprenditore che si era “fatto da sè” e che non aveva bisogno dei soldi pubblici)… in tanti (più o meno) si stanno convincendo che lì, in quel nome, c’è più sicurezza…e giova il tempo stretto che separa dalle elezioni

  6. Nessuna differenza tra quanto hanno scritto, scrivono e scriveranno tutti i politici passati e venturi. Chi lo sa non legge le Agende promesse e guarda giorno per giorno cosa viene fatto senza inutili grillismi vaffeschi e senza incensazioni di utopici governi tecnici ( http://www.attilioaromita.com/2012/03/utopici-governi-tecnici.htmlhttp://www.attilioaromita.com/2012/05/utopici-governi-tecnici-2.html
    http://www.attilioaromita.com/2012/12/utopici-governi-tecnici-3-fine-di-un.html )
    Non esiste la tecnologia politica o l’economia tecnica, esiste la politica, gli uomini politici e gli statisti ….dove vogliamo collocare il Professor Monti?

  7. È un manifesto di intenti, non un programma di governo.

  8. Se dice come non lo vota nemmeno sua moglie.
    Il problema coi politici è capire “nel caso dicessero come” chi si imbufalirebbe di più. Nel caso di Bersani spero tocchi ai ceto medio-alti, nel caso di Monti sospetto i soliti noti, dipendenti e autonomi medio bassi. Berlusconi non ha niente da perdere perchè sta messo male e quindi puo dire anche come, anche che tassando la birra si toglie l’IMU che fa il pari con “in tre anni sconfiggeremo il cancro” ma lì francamente poi chi ci crede non si lamenti. Credo che in campagna elettorale non ci si debba aspettare molto di più dai leader.

  9. Onestamente, da un “Primo contributo a una riflessione aperta” non mi sarei atteso di più. Magari, quello sì, di vedere altrettanto aperto uno spazio ai commenti sul blog (al momento non mi pare che ci sia, ma controllate anche voi: http://www.agenda-monti.it/cambiare-litalia-riformare-leuropa-agenda-per-un-impegno-comune/). A maggior ragione, visto che nell’agenda si parla di Italia 2.0. Buon Natale, comunque.

  10. L’analisi di Giovanna al compitìno di Monti è meglio di qualunque fondo letto sulla stampa di oggi. Questo dimostra che i tanti che non ritengono Monti un professore sono nel vero. Monti, nipote di quel Mattioli che è stato il primo Governatore della Banca d’Italia dopo la guerra, va in cattedra alla Bocconi non ancora trentenne: secondo voi per quali e quanti meriti scientifici?

  11. francesco canzanese

    manca la cosiddetta “Legge del 50%” che mi permetto suggerire al Professor Monti sotto forma di disegno di legge: “I componenti degli organi elettivi e non elettivi dello Stato e degli enti territoriali sono ridotti del 50%. Analoga riduzione subisce il loro trattamento economico omnicomprensivo.”
    Francesco Canzanese

  12. la ruduzione di un ventesimo l’anno di debito pubblico significherebbe una riduzione di 100 miliardi di euro l’anno; come si fa senza aumentare moltissimo le tasse e senza eliminare i servizi ai cittadini?
    Ovviamente le riduzione dello stock di debito pubblico serve, ma deve essere più graduale, ad esempio 20 miliardi di euro l’anno invece di 100.

  13. riduzione Debito pubblico – noi abbiamo una grande scimmia sulla spalle, quasi fossimo dei cocainomani, che si chiama debito pubblico, ma per eliminare questa dipendenza non esiste il metadone cioè un sistema dolce per diminuire la dipendenza.
    Fuor di metafora, 20 miliardi l’anno, e forse anche 100 l’anno, servono solo per allungare il brodo e l’agonia, I servizi ai cittadini sono un benefit che ci siamo concessi in quantità ed ha fatto aumentare il debito.
    Ora, come capita con i debiti che si contraggono con gli strozzini, questi hanno chiesto di riavere i soldi …con le buone o con le cattive. E non esiste la Polizia o l’antiracket cui possiamo chiedere aiuto perchè i nostri creditori sono il Mondo che potrebbe non farci più credito, cioè acquistare i nostri BOT.
    Forse è il caso di riflettere quando pensiamo di essere dei poveri tartassati preda dei cattivi!

  14. Come vi permettete voi, singoli cittadini e formalmente elettori, di leggere e commentare l’Agenda Monti? Quella non è per voi, è per convincere i partiti col loro stesso linguaggio. I partiti elettori, ovvero quelli che dovranno votare Monti. Voi fate pure il vostro gioco: il banco dei Monti (ma sopratutto dei pegni) vince sempre.

    Ps
    Giovanna, il vero scandalo è che non l’Agenda Monti non l’ha manco scritta lui di pugno. E dire che bastavano un paio d’ore, forse meno per chi scriva il riassunto programmatico di un anno di lavoro. Invece anche lì è invalsa la pratica di sfruttare gli assistenti da parte dei docenti. Infatti l’oca da cui è tratta la penna è Pietro Ichino.
    Che doppia figura di merda.

    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=7&cad=rja&ved=0CFgQFjAG&url=http%3A%2F%2Fwww.lastampa.it%2F2012%2F12%2F24%2Fitalia%2Fpolitica%2Fichino-agenda-monti-mie-molte-tesi-iULLOelAcJdzswcSFlBr1H%2Fpagina.html&ei=GrfYUJOEPcaKhQfIgIGABQ&usg=AFQjCNFFcWB2zwBNvANMHkCgcOD30vjjfg&bvm=bv.1355534169,d.ZG4

  15. Ma soprattutto… Chi è Elisabetta Olivi?

    P.s.: passati i pranzi festivi, vi giro tutto il materiale necessario per capire la scelleratezza con cui questi imbecilli (scusate, ma non ce la facevo più…) hanno deciso di mettere in costituzione il pareggio di bilancio, ovvero il punto 2 citato da Giovanna, e a quale martirio ci porterà.

    P.s.2: i tecnici più capaci? Ci credevo anch’io… Poi ho letto alcuni loro provvedimenti: secondo me gli ha scritti il nipotino “Spread”.

  16. Non credo ci si potesse aspettare altro. Monti non è la novità “tecnica” fa parte della classe dirigente da quando è nato. Quello che ormai si chiama “diplomazia” è di fatto ipocrisia. Giovanna e tutti noi vorremmo sentire cosa pensano i Monti e i suoi compagni politici di ogni sponda. Ma le cento italie vogliono sentire cento storie differenti, se non sei ipocrita non ti vota nemmeno tua moglie come dice Giagina. Meglio quindi l’ipocrisia di chi ha ancora una sfumatura ideologica. La domanda della maggioranza della gente è semplice e il programma si potrebbe scrivere in poche righe. Stai dalla parte di chi è ricco o di chi è povero? Programma -1- : Sto dalla parte di tutte le famiglie che hanno un reddito inferiore a 40.000 € e ne terrò conto in tutte le mie azioni. Punto. Programma -2-: Sto dalla parte dei grandi patrimoni e di coloro che hanno il potere, della classe politica, degli ordini e ne terrò conto in tutte le mie azioni. Punto.

  17. Condivido la delusione di Giovanna. Qualche indicazione sul “come” c’è, ed è di stampo liberista, ma lasciata molto nel vago. A parte l’accenno a una patrimoniale, anch’esso però vago.

    Un programma dai contenuti molto più espliciti, da parte di un liberista come Monti, per quanto moderato, sarebbe stato simile a quello di Fermare il declino, che per ora ha un’adesione minima. Un programma che rischierebbe di essere respinto dal 90% degli italiani, anche se a sostenerlo ci fosse il prestigio di Monti. Il quale forse si tiene sul vago per non correre questo rischio.
    A me non piace, penso che coraggio e chiarezza pagherebbero. Ma posso peccare di ottimismo.

  18. Un’agenda che non dice nulla sul “come” può essere appoggiata da qualsiasi schieramento…caro Monti puzzi di sporco come il decreto salva-banche. Perchè, invece dell’agenda, non descrivi le leggi così come vorrai proporle?

  19. Mah, non posso negare la sensazione che provoca l’approssimazione e il pressapochismo della scelta montiana, della sua agenda e di questi giorni convulsi della politica.
    Ho visto le conferenze stampa, curioso, interessato, anche speranzoso, se vogliamo.
    Ma quella sensazione un pò di dilettantismo non riesco a scacciarla.
    L’ho motivata, però, spiegata con la “buona fede” della confusione della scelta.
    Preciso che per buona fede intendo, a proposito di questa situazione, la confusione dell’animo in chi si accinge a fare con sofferenza un passo che vede pericoloso ma necessario.
    Insomma qualcosa di molto umano, in chi politico non è veramente.

    Perchè ho concesso questa… attenuante?
    Perchè il campo della politica, da quella parte, a destra, si deve ricomporre, dopo la frana.
    L’Italia ne ha bisogno, perchè senza una destra normale (centro-destra, moderati, come vi pare, non faccio questione di parole. Intendo ciò che sta dalla parte opposta alla sinistra… anche qui, senza ironia, non faccio questioni di parole) non si può stare. E quella del PDL/Lega, ormai è evidente a tutti, non è una destra normale, ma eversiva/populista.

    Ma questa “giustificazione” non può reggere a lungo.
    Nel senso che occorre una “normalità” per fare politica, oltre che programmi, idee, promesse, eccetera, eccetera…
    Per normalità intendo dire che per fare politica occorrono strutture, mezzi, uomini, oltre che proclami generici.
    Forse la cosiddetta agenda Monti è precaria (anche lei!) perchè precari sono il tempo ed i mezzi che ha avuto finora a disposizione.
    Spero che cresca e si completi, anche nel senso di questo post di Giovanna, in fretta.
    In tempo per offrire agli italiani di destra una valida alternativa alla pericolosa deriva populista del berlusconismo.

    Una precisazione, prima di concludere.
    Anche se trovo di grande importanza per l’Italia che si doti di un apparato politico di destra (sempre… come sopra) normale, per far sì che anche l’Italia sia (o torni ad essere) un paese normale, voglio precisare che io sto e resto dall’altra parte.
    A sinistra.
    Dove sia e cosa sia, quest’altra parte, non è facile a dirsi, ma non è tema di questo articolo.

    Intanto, Buon Natale a tutti.

    PS. Anche sul concetto di destra ci vorrebbero tante precisazioni. Ma le ritengo, qui, incorporate nella “normalità” a cui ho fatto riferimento sopra.

  20. @PierPerrone scrive:”Ho visto le conferenze stampa, curioso, interessato, anche speranzoso, se vogliamo.
    Ma quella sensazione un pò di dilettantismo non riesco a scacciarla.
    L’ho motivata, però, spiegata con la “buona fede” della confusione della scelta.
    Preciso che per buona fede intendo, a proposito di questa situazione, la confusione dell’animo in chi si accinge a fare con sofferenza un passo che vede pericoloso ma necessario.
    Insomma qualcosa di molto umano, in chi politico non è veramente.”

    Certo che lei ha visto un gran bel film. Alla faccia dell’ingenuità. Chapeau. Probabilmente lei deve avere letto troppi giornali in questo periodo.
    Monti, un gesuita dello stampo dei Mazzarino, secondo lei vive confusione dell’animo? Aahahhaha, scusi, è troppo bella, ahahahha
    Monti ha agito con il calcolo più democristiano e cinico. Se si presenta direttamente prende tre voti e poi nelle alleanze post elettorali non può certo ambire a fare il premier. Invece , sondaggi alla mano, il PD non potrà certamente avere una maggioranza solida al senato, forse alla camera, ma è da vedere anche lì. Quindi se Mointi sta fuori vince sempre. Il Pd dovrà allearsi con i partiti centristi e tutti insieme potranno abbracciare l’agenda Monti, chiamando l’unico premier che non appartiene ad alcuno dei due schieramenti e che non si è speso e sporcato, contro qualcuno o a favore di se stesso, nella campagna elettorale. Se poi gli va male, ovvero il PD raggiunge maggioranze autonome – improbabile – può sempre essere eletto a Presidente della Repubblica, perché almeno formalemente non si è mai speso in politica e sarà facile avere maggioranza costituzionali sufficienti in parlamento per salire al Quirinale.
    Wake up!

  21. Devo dire due cose un po’ presuntuose. la prima è che mi aspettavo, nell’agenda, una totale assenza dei “come” e dei “Perché”. La seconda consiste in una sorta di equivalenza concettuale con l’analisi di Giovanna Cosenza. Certo la mia, se l’avessi espressa, sarebbe stata rozza, ma sicuramente nella stessa direzione e questo mi consente di pensar bene di me….

  22. Condivido la sua critica. C’è da dire, però, che tutti i politici soffrono del problema della genericità delle loro proposte: ha una vaga idea di come i vari Ingroia e Bersani vogliano mettere in pratica i bei principi [piuttosto vacui a dire il vero] che hanno messo nei loro programmi?
    Facile parlare di equità e dire che la patrimoniale farà arrivare nelle casse dello stato i 200miliardi di euro necessari per le politiche fantasiose che propongono.

  23. Caro Ugo,
    comunque, se non ti dispiace, il come e il perchè io vedo le cose in un certo modo lasciali pure decidere a me.
    Non ho nessuna pretesa che tu condivida quello che penso io, ma non è bello che tu mi irrida così, pensando di spiegarmi quali sono le regole del mondo.
    Sei un pò presuntuoso, come certi ideologi che pensano di avere tutta la certezza della verità dalla propria parte.
    Io invece penso che la parola verità non si possa declinare al singolare. Come pensi tu.
    Verità è parola che ha solo il plurale.
    Penso io.
    Mi hai definito ingenuo: per caso mi conosci? Abbiamo mai mangiato insieme?
    Potresti essere stato affrettato nel tuo giudizio: ma, comunque, era necessario giudicare quello che penso io? Non bastava dire quello che pensavi tu (come peraltro ho visto già fai abbondantemente, almeno su queste pagine. E fai bene a farlo, preciso)?

    La prossima volta sii più cauto.
    Ti farà bene.
    E se ti occupi di politica più attivamente che queste righe, ti dico la mia opinione personale, la mia verità, che sei libero di non condividere: forse una maggiore apertura alle idee degli altri potrebbe rendere la tua visione politica migliore di quella di adesso.

    Alla prossima, amico.

    Pierperrone

  24. @PierPerrone
    Ma io non mi sognerei mai di irridere lei. Ho irriso un’ interpretazione che accidentalmente sarebbe potuta essere anche la mia. E il fatto che incidentalmente fosse la sua non deve crucciarla sul personale
    Che “verità ” sia “parola che ha solo il plurale” sarà anche una bella frase ecumenica ma lascia aperta la questione del principio di bivalenza: data una proposizione P, o P è vera o P è falsa. Sempre che non si vogliano abbracciare altre logiche.
    Tuttavia forse ha ragione lei perchè a ripensarci sembrano proprio quest’ultime che Monti sembra aver utilizzato: logiche sfumate, polivalenti o intuizioniste.
    Ma io vado sul classico e per me il principio del terzo escluso è sacro: o ha ragione lei o non ha ragione; nessuna altra possibilità. Potrà sembrare che chi lo usa sia presuntuoso. Pensi invece che Monti lo è senza neppure usarlo😉

  25. Mi hanno sempre fatto paura – o tenerezza, a seconda – quelli che pensano di avere sempre ragione.
    Io, invece, mi sento uno di questi altri :

  26. P.S. Non risponderò più, comunque.

  27. Pingback: “Cambiare l’Italia, magari si può, agenda per un impegno comune” | Cambiare l'Italia, magari si può

  28. Pier Danio Forni ha espresso nel modo più chiaro e sintetico l’idea che fuorvia gran parte del popolo di sinistra:
    “La domanda della maggioranza della gente è semplice e il programma si potrebbe scrivere in poche righe. Stai dalla parte di chi è ricco o di chi è povero? Programma -1- : Sto dalla parte di tutte le famiglie che hanno un reddito inferiore a 40.000 € e ne terrò conto in tutte le mie azioni. Punto. Programma -2-: Sto dalla parte dei grandi patrimoni e di coloro che hanno il potere, della classe politica, degli ordini e ne terrò conto in tutte le mie azioni. Punto.”

    L’interrogativo che altri, come me, si pongono è meno semplice e si articola in due domande (anch’io in estrema sintesi, a rischio di fraintendimenti):
    1 Stai dalla parte dei produttori o dei parassiti?
    2 Stai più dalla parte di chi ha un reddito inferiore ai 20.000 euro netti all’anno o di chi ha un reddito superiore?
    Nella situazione italiana attuale, la domanda 1 è più importante della 2, perché non puoi stare dalla parte dei poveri, se non illusoriamente, se non stai dalla parte dei produttori (poveri e ricchi).

  29. Al dilettantismo del prof Monti in tema di “Come ci si distingue, una volta per tutte, dai tanti programmi e dalle tante carte d’intenti dei tanti politici, o come almeno si simula di fare (perché anche questo si potrebbe abilmente fare)”, aggiungo la pasticcioneria nel gestire documenti digitali.

    Prima della stampa, ci era arrivato Massimo Mantellini (a Ugo, ma anche a tutti/e gli/le altri/e):

    Io a vedere queste cose, mi vergogno per loro (giuro: arrossisco):
    http://www.mantellini.it/2012/12/24/conseguenze-digitali/

  30. Ugo, la proposta dell’opzione -1- è identica alle tue 1 e 2 solo più sintetica. Se vuoi stare dalla parte della maggioranza delle famiglie devi comprendere che deve aumentare la produttività (eliminare i parassiti e tante altre tagliole) se non alimenti i redditi minori l’economia non riparte. Sulla comunicazione, il tema di questi post, si può dire di tutto come Giovanna e altri, ma a me pare che l’ipocrisia la faccia da padrona su tutto il resto, quindi accomuni Monti alla politica più banale e poco credibile. A proposito di questo oggi ho visto a Roma i manifesti di Zingaretti con una grande parola a tutto campo: IMMAGINA, e a seguire tanti temi diversi dalla sanità alle tasse. A parte il fatto che Immagina è utilizzata da Fastweb con George Clooney, a me pare che il PD continui a stare sul vago per non assumersi nessuna responsabilità specifica: meglio sparare nel mucchio.

  31. Sinceramente – io non credo nè al dilettantismo di Monti, nè di Bersani, nè di chiunque altro. Sono perfettamente d’accordo con chi ha trovato questo programma fumoso, esattamente come altri di altri che abbiamo avuto tra le mani. L’unico che non è mai fumoso, ma in compenso è chiarissimo nel dire cose platealmente irrealizzabili – è il Berlusca, che prometteva i milioni di posti di lavoro etc etc.
    Di poi vedendo la conferenza stampa mi è parso parecchio chiaro il come di Monti, che a me per certi versi è anche piaciuto in passato: ossia smantellare lo stato sociale, con interventi che si, in questo mi ha deluso, non sono affatto selettivi e chirurgici come io mi aspetterei da un governo di tecnici, ma orizzontali e poco meditati secondo le modalità che erano state di Tremonti.
    La questione che pongo è piuttosto: come mai questi programmi politici si sentono in dovere di essere sempre evasivi a proposito del come? a quale regola politica ed elettorale obbediscono? Qual’è il sogno? Quello di poter sedurre tutto l’elettorato sperando che quelli più penalizzati non se ne accorgano? Oppure la spiegazione del come implica l’uso di un linguaggio che si crede troppo tecnico? Per cui si mantiene l’elettorato al livello di una massa di pecore? Non so, ma non credo si tratti di mera ingenuità.

  32. “Giovanna, il vero scandalo è che non l’Agenda Monti non l’ha manco scritta lui di pugno. E dire che bastavano un paio d’ore, forse meno per chi scriva il riassunto programmatico di un anno di lavoro. Invece anche lì è invalsa la pratica di sfruttare gli assistenti da parte dei docenti. Infatti l’oca da cui è tratta la penna è Pietro Ichino.”

    Pietro Ichino nega di essere un autore dell’ “agenda Monti”. Il documento che lo indicherebbe come estensore, secondo quanto ha dichiarato a RadioRadio, non sarebbe altro che un falso. “Non corrisponde ad alcun file contenuto nei miei computer – ha detto il giuslavorista – quindi è un mistero da dove nasca questo pdf che mi ha indicato come autore”. (Repubblica, 27 dic 2012)

  33. Pingback: Monti e TwitterPionero

  34. @PierPerrone ha scritto: “Mi hanno sempre fatto paura – o tenerezza, a seconda – quelli che pensano di avere sempre ragione.”

    Invece a me continuano a fare paura – senza alcuna tenerezza – quelli che pensano che gli altri vogliano avere *sempre* ragione. E lo pensano per glissare su quegli argomenti altrui che magari li costringono a constatare di avere *questa volta* torto.

    P.S. Io invece risponderò, comunque: non vorrà ora venire meno a quelle ammirevoli qualità di umiltà e apertura che sono l’essenza della sua filosofia sulla “verità plurale” rivendicata con fierezza, vero? Perché altrimenti dovrei concludere che lei abbia la coda di paglia e ritenga inutile rispondere a chi non possa (oggi) o non potrebbe capire (domani), magari solo perché non l’ha già capita (ieri), la forza delle sue argomentazioni. Il che sarebbe davvero snob e tipico di chi avesse la Verità in tasca, non trova? E non è certo plausibile che ciò coincida con chi, come lei, abbia appena esecrato questo atteggiamento, forte della certezza di predicare il contrario🙂

    @Hamlet
    Questo si chiama chiudere la stalla quando i buoi son già fuggiti.

  35. Pingback: Fatevi un Agenda: non servirà a nulla, ma parleranno di voi… | Virologia dei Media

  36. “Questo si chiama chiudere la stalla quando i buoi son già fuggiti.”

    no, non è mai troppo tardi per fare chiarezza e per un errata corrige; non trovi?

  37. MONTI finalmente ha parlato……la Balena Bianca, come la Fenice, è risorta dalle sue ceneri……forse ci sarà un nuovo Achab per abbatterla!

  38. @Hamlet
    Forse non devi aver capito che l’errata corrige è stata la smentita che non smentisce, anzi, che conferma. Forse non ha capito che Ichino ha scritto gran parte dell’agenda Monti. O se, preferisce, che Monti ha copiato da Ichino. O non ha ragionato su quel che ha scritto Mantellini?

  39. La Balena Bianca era un Pantheon di serietà e valori (nella media dei suoi 45 anni di esistenza) rispetto ai guitti che le sono succeduti. Ha ricostruito uno Stato ed una economia dopo la guerra mondiale. I politici della 2° repubblica le uniche cose che hanno fatto sono state in negativo, a cominciare dal Federalismo, e per distruggere lo Stato. Monti? lo vorrei vedere con una maggioranza sua e libero dai condizionamenti (per essere garbati) di un Parlamento composto di nominati per “meriti” vari.

  40. @Zauberei scrive: “La questione che pongo è piuttosto: come mai questi programmi politici si sentono in dovere di essere sempre evasivi a proposito del come? a quale regola politica ed elettorale obbediscono? Qual’è il sogno? Quello di poter sedurre tutto l’elettorato sperando che quelli più penalizzati non se ne accorgano? Oppure la spiegazione del come implica l’uso di un linguaggio che si crede troppo tecnico? Per cui si mantiene l’elettorato al livello di una massa di pecore? Non so, ma non credo si tratti di mera ingenuità.”

    Zauberei, la tua domanda è ottima e merita una risposta che forse può esserti utile. Il problema è di ordine logico ed è assimilabile al paradosso, piuttosto noto, del gelataio. Te lo illustro in breve.
    In una spiaggia lunga 1km ci sono due gelatai. Per evitare di danneggiarsi l’un l’altro, decidono di dividere lo spazio a disposizione in due parti di 500m ciascuna, dopodiché ogni gelataio si pone al centro della propria parte, avendo così a disposizione alla propria sinistra e alla destra destra 250 m di potenziale clientela. Ma la razionalità porta uno dei due gelatai a constatare che avvicinandosi all’altro gelataio si aumenta la probabilità di intercettare i clienti che giacciono a metà strada tra i due in quanto per raggiungerlo dovranno percorrere meno metri rispetto a quanti ne occorrano per il concorrente. Allo stesso modo i clienti che giacciono sul lato esterno dovranno adesso percorrere più di 250 metri, ma tanto il gelataio più vicino resta lui. Il secondo gelataio noterà la cosa e tenderà anch’esso a replicare la strategia del primo e via via i due finiranno per occupare il centro della spiaggia. Allo stesso modo funziona la politica in un sistema a due macroschieramenti. I programmi tendono fatalmente al Centro e tra l’altro è interessante notare come la strategia paghi anche potendosi permettere di perdere i clienti-elettori ai margini estremi della spiaggia, demotivati dal percorrere 500 metri e non più 250. Che poi è il fenomeno dell’astensionismo delle code, che infatti è tipico dei delusi di sinistra sinistra e di destra destra, che non si vedono rappresentati.
    Allo stesso modo funziona la comunicazione e spero Giovanna concordi. Un’agenda politica precisa e dai dettagli espliciti accontenterebbe pienamente le minoranze, finalmente contente di una proposta con cui identificarsi senza equivoci, ma escluderebbe tutte le altre finendo per essere incapace di attrarre la maggioranza degli elettori. Perciò perseguire il Centro corrisponde a “coprire” lo spettro di proposte politiche che la maggioranza dei clienti-elettori condividerebbe. Attenzione: il centro non identificherà soltanto un’area politica bensì anche uno stile. In accordo a esso occorrerà quindi essere polisemici e vaghi in modo che elettori dagli interessi opposti non si accorgano della contraddizione e ciascuno creda che la propria condizione, e non quella dell’avversario, è quella che verrebbe tutelata da quell’agenda. Che poi è dire che gli operai e gli imprenditori che hanno votato lo stesso partito (di Berlsuconi in quel caso) implicavano una contraddizione insanabile ma invisibile ai loro occhi.
    Si può sfuggire a tutto ciò in democrazia? No. Ci sarebbe l’organizzazione e votazione per soviet, che elimerebbe il problema di una proposta politica costretta a intercettare voti dalla maggioranza degli individui e perciò condannata a due matematici esiti: irrilevanza degli estremi o vittoria del Centro e delle sue politiche. Ma solo a parlar di Soviet la comunicazione con i più è già terminata qui, perché coloro non sono motivati a percorrere questa lunga distanza tra loro e il gelataio.
    A questo punto potremmo “consolarci” con la sicura deduzione che in mezzo alla spiaggia non troveremo mai un gelataio di nome soviet.

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