La riforma Fornero rende più difficile l’ingresso nel lavoro?

In attesa che gli accordi fra Stato e Regioni chiariscano e rendano effettiva la riforma del lavoro Fornero in materia di stage e tirocini, ricevo da Paolo – ex studente e dottorando in Semiotica, che oggi lavora presso JacLeRoiuna testimonianza sulle difficoltà che la riforma Fornero del lavoro crea alle piccole imprese quando vogliono assumere nuove persone (ricordo che in Italia il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti).

Giovani al lavoro

«Ciao Giovanna, seguo sempre il tuo blog e in particolare il dibattito intorno ai tirocini. Apprezzo molto l’attenzione dedicata al tema e volevo offrire un breve contributo al dibattito.

A causa degli ultimi cambiamenti legislativi sul mercato del lavoro, mi pare si sia creato una sorta di limbo per molti giovani. È un limbo che si colloca tra università e mondo del lavoro e raccoglie tanti giovani, anche di grande qualità, che non hanno alcuna esperienza di lavoro. Non avendo esperienza non vengono selezionati dalle aziende per le posizioni aperte (perché prendersi il rischio di assumere una persona alla prima esperienza di lavoro?). Non venendo mai selezionati non si possono fare questa esperienza. Il tirocinio servirebbe proprio a uscire da questo circolo vizioso, ma al momento è un’esperienza preclusa a tanti.

Infatti le novità normative 2012 limitano a 12 mesi dopo la laurea il tempo utile per il tirocinio. Inoltre una azione sempre più restrittiva sui contratti più flessibili (ad esempio a progetto) ha ristretto, se non annullato, un canale che poteva in parte funzionare per una fase di prima esperienza professionale. In questi anni abbiamo visto abusi di ogni genere e tipo, quindi ben venga il rispetto delle regole, però dobbiamo guardare alla situazione attuale. Il risultato è che un’azienda in cerca di un tirocinante, se vuole fare le cose correttamente, si trova oggi di fronte a una grande offerta di candidati, spesso molto preparati, ma all’interno di questa platea gli effettivi possibili papabili per la forma giuridica del tirocinio sono molto pochi.

Tanti hanno passato il limite dei dodici mesi. Tutti quelli che hanno fatto un master di un anno, ad esempio. Chi ha cercato lavoro o tirocinio e non l’ha trovato nell’anno successivo alla laurea è nella stessa condizione. Chi si è iscritto a una laurea magistrale e poi non ha completato gli studi. Chi, per motivi personali, ha deciso o non ha potuto mettersi sul mercato del lavoro subito dopo la laurea. Chi ha fatto l’università all’estero. E i casi sono tanti. È il limbo di chi non ha una prima esperienza e non ha una forma contrattuale di ingresso per farsela. Volendo dare una indicazione di massima, di dieci curricula per posizioni di tirocinio che mi capita di vedere, sette rispondono a questi requisiti.

Due conclusioni provvisorie che offro alla discussione. Prima di tutto speriamo che il 2013 porti delle riforme legislative capaci di agevolare, e non di ostacolare, il passaggio tra università e lavoro. Secondo, un consiglio per tutti gli studenti: sfruttate tutte le occasioni di tirocinio offerte anche prima della laurea, tirocini curriculari, sia universitari, sia al termine di master o altri percorsi formativi. E poi una domanda aperta: quali soluzioni per i tanti nel “limbo”?»

9 risposte a “La riforma Fornero rende più difficile l’ingresso nel lavoro?

  1. In effetti mi sono sempre domandata qual è il problema di spostare il limite sulle aziende invece che sulle persone. Non è solo la fornero, anche i tanti prima di lei. Che problema legislativo c’è nel limitare il numero di stage/tirocini/cocopro che un’azienda può svolgere?!

  2. Ammesso e non concesso che si abbiano sempre requisiti, mezzi, possibilità per fare esperienza, non sarebbe più semplice se la riforma incentivasse proprio ad assumere neolaureati, con o senza tale esperienza?
    Voglio dire, certo è un rischio: ma cosa non lo è in economia/commercio?

  3. In Olanda l’approccio é molto diverso: le aziende sanno che l’universitá non ti insegna a svolgere esattamente la mansione che serve a loro con le conoscenze del loro settore specifico. In Olanda le aziende cercano un giovane con del potenziale e poi lo formano in azienda, ma soprattutto gli sponsorizzano i corsi di formazione (anche universitari) di loro interesse. I contratti spesso includono una clausola per la quale se ti licenzi entro tot anni dal corso sponsorizzato devi ripagare all’azienda tutto o una parte del corso. In questo modo l’azienda crea il candidato ideale e il giovane diventa una risorsa difficile da sostituire, entrambi ne beneficiano.

  4. Uno dei tanti problemi, nelle riforme del lavoro, è la mancanza di coraggio da parte di chi la applica. E anche il numero di questioni che non vengono prese in considerazione come conseguenza. Il limbo di cui anche tu parli rischia di fot***e del tutto questi giovani, che tra qualceh anno saranno superati dai più giovani di loro e si ritroveranno a essere una generazione sacrificata.

  5. @giorgia: c’è un limite nel numero/tipologia di contratti atipici che è possibile attivare. Questo purtroppo però non porta benifici. Fa solo si che un’azienda attenda la fine di un contratto atipico per farne un’altro di simile tipologia ad un’altra persona.

    @nerodavideazzurro: forse la cosa migliore sarebbe offrire a tutti le stesse possibilità e incentivare le assunzioni in generale.
    Perchè mettere delle etichette “neolaureati”, “iscritti alle liste di mobilità” ecc…
    Ogni azienda ha esigenze diverse, non esistono candidati buoni per ogni posto.
    Sarebbe giusto avere almeno la possibilità di far colloqui fuori da queste etichette. L’azienda poi sceglierà chi assumere, commisurerà lo stipendio all’esperienza.
    E si assumerà il rischio che ogni impresa deve assumersi.

    Mi pare che contratti atipici e agevolazioni siano sempre dalla parte di imprenditori/aziende che non vogliono più assumere rischi.
    Il lavoratore deve dar tutto, esser bravo, giovane, con esperienza, e in cambio avrà un contratto atipico e dovrà ritenersi fortunato.
    Questo sistema di aspettative e ruoli forse deve cambiare.
    Lo speriamo.

  6. Se si vuole davvero seguire l’esempio anglosassone, occorre innanzitutto fornire ai giovani un’istruzione più professionalizzante già a partire dalle scuole superiori, spingendoli nel contempo a terminare gli studi prima. Se politiche di flessibilità destinate in teoria a ragazzi/e di 18-20 anni si applicano di fatto a uomini e donne di 28-30 che vogliono sposarsi e metter su famiglia, è chiaro che generano solo precarietà e sfruttamento. D’altra parte con tassi di crescita da anni sotto lo zero, è impensabile che la risposta al problema del precariato possa consistere in ulteriori e complesse regolamentazioni del mercato del lavoro.

  7. mi riallaccio a quanto scritto da “La deriva dei continenti”. Facevo l’Universita’ (una facolta’ scientifica) alla fine degli anni 80 quando era uscito il progetto di legge Ruberti. Senza saperne niente di politica ma conoscendo la realta’ francese dove c’e uno stretto legame tra (grosse) aziende e universita’, tanto che la stragrande maggioranza degli universitari finisce a fare uno stage in industria prima di laurearsi, mi sembrava qualcosa di positivo. La legge fu bloccata pero’, ci furono occupazioni universitarie e proteste per diversi mesi e non se ne fece niente. Il motivo era: non si doveva ‘vendere l’Universita’ alle multinazionali’. E purtroppo sinistra ed estrema sinistra furono la causa principale del ritiro del progetto di legge. Io penso ancora che una legge cosi’ ci vorrebbe. Subito dopo quell’anno emigrai in Francia (proprio grazie ad uno stage -ben pagato- in una multinazionale) e poi in Germania, ed in Italia non sono piu’ tornata.

  8. @matte esuberato “Il limbo di cui anche tu parli rischia di fot***e del tutto questi giovani, che tra qualceh anno saranno superati dai più giovani di loro e si ritroveranno a essere una generazione sacrificata.

    Quello che tutti i politici sembrano ignorare è che mentre loro, con la scusa che c’è la crisi, fanno i balocchi con le riforme aspettando che la situazione si risolva magicamente da sola, una generazione viene intanto fatta letteralmente a pezzi, materialmente e psicologicamente.

  9. io già comincio a sentirmi superato da questi giovani più giovani di me. Primo sintomo: buona parte dei bandi/prestiti d’onore/contest sono tutti riservati agli under 30…

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