Se la pubblicità di un prodotto alimentare è ingannevole

«Le aziende del settore alimentare mettono sempre più spesso in risalto, nelle loro campagne pubblicitarie, non tanto la “bontà” del prodotto quanto il fatto che esso “fa bene alla salute”. Non ci sarebbe nulla di male, naturalmente, a condizione che tutto ciò fosse vero.

Solo per citare i casi più recenti, l’Antitrust ha punito Colussi, Galbusera e Balocco  perché usavano claim per biscotti, frollini, crakers ecc. imperniati sul basso contenuto di grassi (del tipo “meno x% di grassi” oppure “a tasso ridotto di grassi”), dando così informazioni fuorvianti o incomplete sulle loro caratteristiche nutrizionali, in termini sia di valori assoluti (contenuto pro etto di grassi) sia di comparazione con prodotti simili sul mercato.

Balocco meno grassi Colussi Misura Galbusera meno grassi

Siamo di fronte a una tecnica comunicativa molto efficace, in grado spesso di accrescere in modo significativo i volumi di vendita dei prodotti, perché larga parte della popolazione è attratta da questo tipo di messaggi “salutistici”, che prospettano scorciatoie facili per risolvere problemi di sovrappeso o legati a valori delle analisi del sangue non corretti. Leggi queste proposte  per rendere più efficiente il sistema di prevenzione e contrasto di pubblicità ingannevoli e garantire una informazione corretta: Pubblicità ingannevole di prodotti alimentari: si può fare di più? Giulio Marotta – Assoutenti»

7 risposte a “Se la pubblicità di un prodotto alimentare è ingannevole

  1. c’è il paradosso di consumatori più consapevoli sui rischi cui è sottoposta la nostra salute e che, per questo, si mettono in pace la coscienza acquistando prodotti “più salubri”…anche a prezzo più caro… un fenomeno analogo sta accadendo verso il biologo.. non che di per sè non sia una scelda valida… ma anche in questo caso non c’è alcuna garanzia.. i controlli sulla produzione biologica vengono fatti a “campione ” e con non poche sorprese… molti genitori sono disposti anche a pagare rette più alte per la mensa scolastica ove siano proposti cibi biologici…..il tutto contrariamente a quangto avveniva nel dopoguerra dove il cibo era scarso ma sano… in quel tempo, in America, andò malissimon una campagna pubblicitaria sulle prugne californiane basata sul messaggio che “aiutavano” l’intestino… il pubblico la percepì coma una sorta di farmaco… pensiamo adesso al nostrob “bifidus”!

  2. Ho la sensazione che l’antitrust non ne abbia la minima idea e commini le sanzioni ad augello. Se fossi stato uno di questi produttori avrei potuto semplicemente sostenrre che “meno grassi” è in riferimento al me stesso di ieri per poterla far franca.
    Ma leggiamo la parte della pronuncia in cui questi geni credono di sanziona re sul principio della loro risibile la differenza tra informazione relativa e assoluta. E rabbrividiamo della consapevolezza che tutto è caos sotto il cielo.
    “le due aziende avrebbero utilizzato, nel packaging, negli spot tv e radiofonici nonché sui rispettivi siti aziendali, claim nutrizionali di tipo comparativo (del tipo “meno XX % di grassi/grassi saturi” ovvero “meno XX % di zuccheri”) oppure riferiti alle calorie (“meno XX % di calorie”) privi dell’adeguata e contestuale evidenziazione dei termini di raffronto utilizzato, cioè di una tabella comparativa contenente la presenza del nutriente in questione in analoghi prodotti commercializzati da società concorrenti. Tali messaggi pubblicitari, secondo l’Autorità, risultano idonei a fuorviare i consumatori da scelte commerciali consapevoli e nutrizionalmente fondate. Essi, infatti, focalizzano l’attenzione sulla riduzione percentuale di nutriente che, in quantopriva dell’indicazione del termine di raffronto, determina effetti ingannevoli circa l’effettiva portata nutrizionale del prodotto ed, in particolare, in riferimento ai claim nutrizionali c.d. “assoluti” (ad esempio “a basso contenuto di grassi”) ammessi dalla normativa comunitaria solamente in presenza di specifici requisiti di contenuto del nutriente.”

    o nel caso Balocco, addirittura:
    “L’Antitrust riporta in proposito vari esempi: nello spot relativo ai prodotti “Vita Mia! MENO GRASSI con mais e orzo”, uno degli speaker sostiene: “Finalmente ho creato i biscotti con MENO GRASSI ma più bontà!”; nelle telepromozioni degli stessi prodotti la testimonial afferma: “inizierò la mia giornata con Vita mia Balocco biscotti con mais, orzo e meno grassi”; infine, sulla confezione di biscotti da 320 gr., figura con risalto il claim “CON MENO GRASSI”, seguito dalla precisazione “meno 35% di grassi” e da un asterisco che rinvia alla dicitura “il 35 % di grassi in meno della media dei frollini più venduti”: essa, però, è apposta solo a lato della confezione ed a caratteri quasi illeggibili.”

    Ps
    È davvero patetica l’ignoranza delle persone in campo alimentare tale da credere che i grassi saturi siano una minaccia, glissando sui veri killer che sono grassi idrogenati e tran e di cui sono pieni gli scaffali.
    Non parliamo del biologico o della psicosi antiOGM che sono un’offesa all’intelligenza.

  3. Qualche anno fa ho sentito affermare da un ministro in carica che il falso in bilancio non può essere sanzionato poiché che non esiste il “vero in bilancio”, dato che tutti i bilanci sono in qualche modo non veritieri.
    Ora mi chiedo se non siamo in presenza dello stesso paradosso: esiste la pubblicità non ingannevole? Qualcuno ha mai visto un cornetto gelato che assomigli vagamente alla sua raffigurazione sulla locandina accanto al frigo del bar? Qualcuno ha mai visto il cioccolato cremoso e invitante colare dal biscotto, come da immagine sulla confezione coperta di stelle o da spot tv, invece che ripieno di polvere rinsecchita marrone tendente al verdastro?
    Affermare che io sono più alto o più basso del x%, senza fare riferimento a qualcun altro o a qualcosa ha lo stesso senso del “corre più veloce il treno o è più alto il campanile?”.
    Insistere su questi termini pseudo-salutistici che tendono a trasformare i consumatori in pazienti, ossessionati dall’eterna giovinezza e dalle pseudo-patologie, è innanzi tutto attuare una operazione di riduzione costi, perché i grassi (e non solo il burro, ma anche l’olio di palma o di cocco) sono costosi ma sono anche, e purtroppo per le industrie dolciarie, indispensabili per legare e tenere insieme la farina. La cosa divertente è che gli stessi consumatori di wellness food che si curano al supermercato, si alimentano in farmacia con sostanze allopatiche, omeopatiche, ayurvediche, ecc.
    Alla domanda: “Pubblicità ingannevole di prodotti alimentari, si può fare di più?”, la risposta non può che essere affermativa. Sì, si può ingannare anche maggiormente, tanto i polli ci cascano sempre.

  4. Per non sapere né leggere né scrivere, come si dice qui, NON compro prodotti che vantino false qualità salutistiche, tipo “non-OGM” o “prodotto biologico”.
    Potrei invece diventare un buon cliente della prima ditta che osasse scrivere “solo prodotti OGM”.🙂
    (Magari anche “massimo rapporto colesterolo/prezzo”, ma questa è una poco consigliabile perversione personale, forse.)

  5. L’Antitrust dovrebbe occuparsi di cose ben più gravi: gli innumerevoli prodotti miracolosi per far dimagrire, ricrescere i capelli, aumentare la virilità. Troppi soldi in gioco, certo. Ma è lì che una marea di persone butta via esistenza e fortune. Come da Wanna Marchi.

  6. E’ ovvio, ognuno è libero di mangiare quello che vuole e dove vuole, magari senza apprezzare la differenza tra un hamburger di McDonald’s ed una bistecca Chianina di un bel ristorante toscano… Così come dovrebbe essere scontato il diritto di tutti di sapere se i pomodorini acquistati sono i Pachino siciliani oppure hanno fatto migliaia di chilometri e parecchi giorni nella stiva di un bastimento per arrivare da noi dalla Cina… Ci sono leggi e regole volte a garantire la sicurezza degli alimenti, una corretta informazione sulla loro composizione e provenienza ed anche una maggiore difesa dell’ambiente. Il fatto che ci sia un’illegalità diffusa – nel campo alimentare, ivi incluso il biologico, così come in tanti altri settori nei quali si vendono “facili illusioni” – e tanto difficile da combattere, non deve far venir meno il sostegno e la collaborazione con tutti coloro che si impegnano ogni giorno – nel settore pubblico come in quello privato – per realizzare prodotti di qualità e contrastare contraffazione e pratiche commerciali scorrette. Io personalmente ci credo. E così vado anche alla ricerca di piccoli frantoi che commercializzano olio d’oliva doc anzichè i finti olii extravergine realizzati mischiando olive della più svariata provenienza; oppure di gruppi solidali d’acquisto presso cui acquistare prodotti a chilometro zero: anche le mie analisi del sangue ne hanno tratto immediato giovamento….
    Le regole ci sono e chi le vìola deve essere punito e soprattutto deve essere additato come cattivo esempio. Per far questo è importante il contributo di tutti: perché anche esigere scontrino o fattura serve ad evitare che tante persone decidano autonomamente quale sia la percentuale del proprio reddito da destinare alle entrate dello Stato per il finanziamento di scuola, sanità, servizi sociali etc (mentre la maggioranza della popolazione non può farlo). E affermazioni del tipo “Tanto è tutto un inganno” oppure “Così fan tutti” mi fanno purtroppo venire alla mente quelli che finiscono per giustificare ogni tipo di ruberia e malaffare al grido “E’ la bellezza del Mercato, ragazzi!”.

  7. Purtroppo la scarsa propensione degli italiani a fare le cose da sé porta a questi effetti. Non ricordo, almeno negli ultimi tempi, pubblicità di farine, a parte qualcosa sui canali monotematici. Io sono fortunata, perché ho il tempo di cucinare, il pane lo faccio sempre da me e così biscotti e dolci. Sono vegana e intollerante ai latticini e i prodotti senza latte e burro si trovano quasi unicamente nei negozi biologici a prezzi molto alti, per cui in questo periodo di crisi la mia soluzione è l’autoproduzione.
    Leggo nei commenti molte cose inesatte, tipiche di chi non sa cucinare e non sa come si faccia un dolce o un biscotto. Purtroppo è questo che ci frega, la non conoscenza. Altrimenti non si spiegherebbe perché gli italiani comprino del pane fatto con una ventina di ingredienti. Il pane che faccio io ha solo farina, acqua, sale, pasta madre ed è molto più buono di quello dei panifici per non dire di quello industriale.
    Basta questo per chiarire che gli ingredienti per qualsiasi prodotto devono essere pochi ma di qualità, il consiglio che do a tutti è questo: leggete le etichette, contate il numero degli ingredienti, se è eccessivo posate quel pacco di biscotti o di un altro prodotto sullo scaffale dove lo avete preso e cercate qualcos’altro.

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