Aspettando i risultati del voto, il punto sulla campagna elettorale

Elezioni 2013

Il giornalista Fabio Chiusi ha chiesto a me, Carlo Freccero e Annamaria Testa (in ordine alfabetico) di fare il punto per L’Espresso sulla campagna elettorale, esprimendo un giudizio in breve e un voto (da 0 a 10) su ciò che hanno detto e fatto i sei candidati per convincerci a votarli. Ecco i risultati.

GIOVANNA COSENZA

Bersani, VOTO: 6,5. Rinvigorito dalle primarie, comincia con slancio ma si perde per strada, senza concentrarsi su due o tre proposte concrete che siano davvero memorabili. Spunti originali vengono dalla produzione di meme su internet ma, non sempre coerenti col resto, finiscono sprecati o autoreferenziali.

Berlusconi, VOTO: 6. Colpisce l’ostinazione con cui, partito in svantaggio, recupera attenzione e consensi, riuscendo pure a dettare l’agenda. Pur dotato ancora di talento nel gestire il mezzo televisivo, non riesce più a rinnovare né proposte né toni. Ancor meno efficace, seppur curata, è la presenza su Internet.

Grillo, VOTO: 6,5. «Capo politico» che non si candida, fustigatore di media che fa notizia ogni giorno, ha trasformato la satira in politica. Il che è una forza ma pure un limite, perché turpiloquio e gestacci attirano l’attenzione ma fanno dimenticare contenuti anche seri. Deludente l’uso di Internet nelle Parlamentarie.

Monti, VOTO: 5. In neanche due mesi è riuscito a bruciare gran parte della credibilità che lo ha accompagnato nel governo tecnico, a colpi di «wow», slogan vuoti e apparizioni col cagnolino. Il passaggio al registro pop è raffazzonato e imparaticcio. Anche l’ingresso su Internet è troppo rapido per essere credibile.

Ingroia, VOTO: 4. L’ennesimo candidato lampo che riesce in breve a stracciare un’immagine di magistrato che, pur controversa, era comunque coerente, per trasformarla in quella di un politico che non va oltre un generico appello alla protesta e al bisogno di giustizia e equità sociale.

Giannino, VOTO: 4. Il dandismo del candidato prima condanna le articolate proposte politico-economiche del suo movimento a una nicchia di consensi, poi le trascina nella mesta vicenda delle menzogne sui titoli di studio, e nel conseguente rituale di orgogliosa autofustigazione pubblica. Di male in peggio.

CARLO FRECCERO

Grillo, VOTO: 10. Apparentemente il suo discorso è l’unico che cerca la diversità rispetto alla vulgata ufficiale. Per ridimensionare il peso dell’economia, ci sarebbe bisogno di più politica. Grillo invece azzera la politica e la sua proposta è quella del buon amministratore di condominio, che non mira ad arricchirsi e vuol fare pulizia nel Palazzo.

Ingroia, VOTO: SV. Ingroia è credibile come antagonista di Berlusconi, come antagonista di Monti o Bersani perde molto della sua forza. Perfetto nel precedente scenario politico, oggi avrebbe bisogno di un adattamento del copione. Ha la severità del giudice, capace di portare alla luce le tue colpe segrete, persino i tuoi peccati di intenzione.

Bersani, VOTO: 6. Quando Berlusconi impazzava sulla scena mediatica ha tenuto alta la bandiera del liberismo nella scienza economica, contro la teatralità del contesto politico. Quando infine è arrivato il suo turno, nel dimostrarsi affidabile e serio Monti gli ha rubato la scena e si è posto ad armi pari nell’arena. Quindi ha avuto il vantaggio di concedersi allo spettacolo con molta parsimonia.

Giannino, VOTO: 0. Vorrei ricordare ai grandi scienziati economici che le leggi economiche del pensiero unico hanno più volte fallito e, per dirla con Popper, dovrebbero essere considerate Falsificate. Oggi siamo di fronte a un paradosso: la crisi in cui ci troviamo deriva da quella stessa economia a cui dovremmo consegnare senza alcuna possibilità di critica la soluzione dei problemi della società.

Monti, VOTO: 4. Maschera tragica e protestante, Monti è come Max Von Sydow in un film di Bergman. Era riuscito a sterilizzare la politica sostituendola con l’economia. Monti è il super io, l’autorità inflessibile che esige il necessario. Per questo, ha sbagliato campagna cambiando registro. E dicendo che vuole ridimensionare l’Imu ha parlato all’interno di un’agenda le cui regole sono state poste da Berlusconi.

Berlusconi, VOTO: 10. La politica spettacolo: spoglia lo scenario montiano di sacralità. La crescita nei consensi è legata alla capacità di riportare alla Normalità la Paradossalità dei suoi discorsi. Berlusconi è l’espressione del conformismo specificamente italiano che risolve un dramma in commedia (se posso risollevare il Milan posso risollevare il Paese).

ANNAMARIA TESTA

Bersani, VOTO: 6/7. Parte in gran vantaggio anche grazie alla copertura televisiva delle Primarie, sceglie una comunicazione sottotono (le foto grigio-su-grigio…), rinuncia a sfruttare Renzi e gradualmente perde slancio. Recupera focalizzazione ed energia positiva in conclusione. Migliorabile il web.

Berlusconi, VOTO: 6 ++. Esordio tormentato e incerto. Parte tardi, a fatica e circondato dallo scetticismo. Si ringalluzzisce dopo la trasmissione con Santoro, rimonta dispiegando uno sperimentatissimo campionario retorico-seduttivo e recupera protagonismo. Con la lettera sull’IMU va fuori giri. Modesto sul web.

Grillo, VOTO: 6/7. Il fenomeno nuovo per stile e strategia di comunicazione. Intercetta bene disagio e malcontento spettacolarizzandoli, usa strumenti antichi (la piazza) e moderni (il web), mescola colpi di teatro e istanze fondamentali: un cocktail esplosivo. Ma non può più pensare di “uscire dal personaggio”.

Monti, VOTO: 5–. Il carisma dell’algido Monti sembra liquefatto in una campagna elettorale troppo veloce e bollente per lui. Perde sia in centralità sia in centratura, si contraddice sulle tasse, passa troppo in fretta, e senza disinvoltura, dalla Merkel ai cuccioli e ai nipotini. Impacciato sul web. Malconsigliato.

Ingroia, VOTO: 4. Perfino il simbolo del partito è una silhouette che riduce il Quarto Stato a una sfilata di ombre senza consistenza. Ingroia fatica, come politico, a darsi la sostanza che aveva come giudice, e ormai sembra imitare l’imitazione che ne fa Crozza. La rivoluzione chiederebbe un gran di più di energia.

Giannino, VOTO: Non classificabile. Leader multicolore e carismatico di un vivace movimento di nicchia, nato in pochi mesi e capace di innervosire destra e sinistra grazie a dettagliata proposta economica e a buona presenza web, si fa inopinatamente impallinare da fuoco amico a tre giorni dalle elezioni. Non classificabile.

9 risposte a “Aspettando i risultati del voto, il punto sulla campagna elettorale

  1. A Freccero piacciono gli ex-comici.

  2. Giovanna, può dare un voto anche alla pagella “imparziale e oggettiva” di Freccero?🙂

  3. Magari 10 è un po’ troppo, ma io a Berlusca avrei dato più di sei e mezzo- forse un sette e rotti.
    A Grillo invece non darei molto più del sei.

  4. La migliore delle democrazie, è totalitarismo per la minoranza

  5. Diamo le pagelle:
    Freccero: 8(Centra pefettamente il risultato: unica pecca l’eccessivo voto dato a Bersani)
    Cosenza:5+ (Troppo diplomatica comprime i voti in un sostanziale pareggio al ribasso. Troppo basso il giudizio su Berlusconi e Grillo. Troppo alto il voto su Monti. In cuor suo sa benissisimo che il flop comunicativo è del pd ma non lo vuole dare a divedere su L’Espresso: Cosenza non si è fidata del suo intuito fino in fondo oopure ha dato giudizi in riferimento a un ideale comunicativo che non esiste in Italia)
    Testa: 5,5 (Ha votato Pd e si capisce lontano un miglio: tipico esempio di cecità coniugale. Sottovaluta patologicamente la comunicazione di Berlusconi ma si rifà con Grillo di cui percepisce la bravura, pur non condividendola).

  6. Ugo: ci hai preso solo in parte, per quel che mi riguarda. Sono stata cauta col Pd, in questa tornata elettorale, sempre, non solo su L’Espresso. Non l’hai notato?😉

    Perché? Perché a differenza di anni fa, ciò che scrivo oggi è letto molto più spesso. Perché so che le mia analisi sono (quasi) sempre fraintese anche come indicazioni di voto (non serve spiegare e ripetere che non è così: non a caso hanno detto di me che voto Berlusconi, Bersani, Fini, Grillo, di tutto di più).

    Perché non mettere i bastoni fra le ruote del Pd era l’unico modo, in questa tornata elettorale, per non mettere i bastoni fra le ruote di una possibile maggioranza stabile. Perché sapevo che criticare ciò che stava facendo il Pd non sarebbe servito a nulla: mi leggono, mi leggono, ma fanno finta di nulla.

    Detto questo, da oggi in poi dirò tutto ciò che ho pensato durante la campagna e ciò che penso ora. Ormai sono libera: nessuno può più accusarmi di orientare il voto. E allora mi sfogo, vedi il mio primo post di commento ai risultati del voto.🙂

  7. Cosenza, se criticare il PD non fosse proporre a Bersani (o chi per esso) di muoversi come uno strillone esagitato o un imbonitore mafioso magari ti ascolterebbero. Le tue ricette vanno bene per un Renzi che è figlio della stessa retorica populista di un Berlusconi. Ciò detto credo il ruolo di Bersani sia finito.

  8. luziferzorn: è anni che segui questo blog ma… ancora non hai capito, si vede. Se un po’ come Bersani e il suo staff insomma. Dicono sì, sì, e poi restano chiusi nella loro convinzione che è esattamente quella che esprimi tu: come se io volessi farlo muovere ” come uno strillone esagitato o un imbonitore mafioso”.

    Hai una diagnosi molto radicale sul “ruolo finito” di Bersani. E sul tuo?🙂

  9. Finito anche il mio, per lo più; ma se torni a parlare di sessismi e femminismi può essere che faccia di nuovo capolino.

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