L’intervista a Bersani su Repubblica: un muro di gomma

Negli ultimi due giorni molti si sono agitati, prima in rete e poi sulla stampa e la televisione, per convincere Beppe Grillo e gli attivisti M5S a fare accordi con il Pd «per il bene dell’Italia». Oggi però è comparsa su Repubblica un’intervista di Giannini a Bersani, da cui emerge un Bersani talmente chiuso in sé stesso, talmente incapace di fare autocritica, talmente ripetitivo in certe ossessioni che lo accompagnano da quando è segretario del Pd, che mi pare sia proprio a Bersani e non a Grillo che nei prossimi giorni vadano indirizzate petizioni per chiedergli maggiore apertura e lungimiranza.

La chiusura che emerge da questa intervista è un problema grosso in questa fase delicata. Non l’unico, certo, ma non possiamo fingere di non leggere l’autoreferenzialità e la capacità di rimbalzare il mondo sempre più lontano, che si legge in questa intervista. Ne stralcio alcuni brani, mettendo fra parentesi quadra i miei commenti:

Bersani su Repubblica

Vogliamo dirlo? Queste elezioni le avete perse. «Anche se per la prima volta un partito di centrosinistra ha avuto la maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato questo non ci ha consegnato di per sé la soluzione, come avverrebbe in altre democrazie del mondo…». [Ecco un buon esempio di linguaggio da Prima Repubblica: Andreotti, Craxi e altri parlavano così, evitando una risposta diretta a loro sfavorevole e sostituendola con giri di parole.]

Non parli in politichese. Avete vinto numericamente, ma avete perso politicamente. Il Pd ha dilapidato 3 milioni 600 mila voti, con il neo-liberismo in crisi, l’onda lunga delle sinistre in Europa, la destra berlusconiana distrutta in Italia. Quando vi ricapiterà un’occasione del genere?
«Certamente questa ondata di protesta ed esigenza di cambiamento ci è arrivata in casa. Ma non è vero che le ‘condizioni di sistema’ erano così favorevoli. Sul terreno sociale non lo erano affatto. [Implicazione: ho perso perché le condizioni non erano favorevoli, non perché ho sbagliato qualcosa.] E questo io l’avevo percepito. [Rinforzo della prima implicazione: non ho sbagliato, ma avevo visto giusto] Si vada a rileggere tutto quello che ho detto in campagna elettorale, e vedrà se non è vero». [Retorica della documentazione: si fa appello al fact checking, sperando che l’interlocutore non abbia con sé la documentazione che dimostra il contrario.]

Se fosse vero, gli italiani l’avrebbero votata in massa. Se non è successo la colpa di chi è? Degli italiani che non hanno capito, o di voi che non vi siete spiegati?
«Ne vedo tanti di dotti, medici e sapienti che sdottoreggiano col senno di poi. Io non ho mai pensato che se non vinciamo la colpa è degli italiani che non ci capiscono. E neanche penso che quel che è avvenuto sia riconducibile a errori della campagna elettorale che possono sempre esserci.
[Negazione dell’evidenza: dici che non fai e non pensi qualcosa, mentre fai e dici esattamente il contrario, infatti vedi come segue…] Si sono fronteggiati una destra che proponeva soluzioni fiscali oniriche e Grillo che proponeva la palingenesi. Mi vuol far dire che avremmo dovuto coltivare anche noi un messaggio che si inserisse tra l’impossibile e l’irrazionale? [Implicazione: non potevamo fare altrimenti dato il contesto, dunque non abbiamo sbagliato] Avremmo dovuto essere un po’ meno “realisti”? Non sono convinto di questo. In campagna elettorale ho sempre detto che il cuore della crisi italiana nasceva dai temi sociali, dall’impoverimento e dall’allargamento della forbice delle disuguaglianze» [In soldoni sta dicendo: in campagna elettorale non abbiamo sbagliato nulla].

L’impressione è che siate rimasti ingabbiati tra la solita paura di scoprirvi a sinistra e la solita necessità di aprire al centro, tanto più che sapevano tutti che dopo il voto avreste fatto l’accordo con Monti.
«È innegabile che la necessità di non rompere con Monti ci ha condizionato. E in questo condizionamento qualcosa abbiamo pagato» [Implicazione: non rompere con Monti era necessario, cioè non dipendeva dalla nostra volontà, dunque non potevamo fare altrimenti, dunque – aridàje – non abbiamo sbagliato].

In più avete sottovalutato la rabbia degli italiani, che mentre pagavano l’Imu vedevano moltiplicarsi gli scandali e non vedevano limiti ai privilegi della casta.
«Ho sempre avuto chiaro quanto contassero anche i nodi dei costi e dei meccanismi della nostra democrazia, che via via sono diventati una pregiudiziale ineludibile per tanti elettori che hanno scelto il Movimento 5 Stelle…»[Implicazione: non ho sottovalutato niente].

Ma lo tsunami vi ha travolto lo stesso. Evidentemente il messaggio sul cambiamento è stato vago, o non abbastanza forte.
«No, su questo non ci sto. [Ah, perché forse fin qui “ci era stato”?] Si può dire che non siamo riusciti ad evitare che il fenomeno del voto del disagio e della protesta ci venisse in casa. Ma non mi si venga a dire che non avevamo visto il pericolo. [Implicazione: avevamo visto il pericolo, avevamo visto tutto.] Se non l’avessi visto non avrei fatto le primarie, mettendomi in gioco, e non avrei fatto le “parlamentarie”. E oggi lo tsunami non l’avremmo preso di striscio, ma in piena faccia. [Negazione dell’evidenza: lo tsunami il Pd l’ha preso in faccia, eccome se l’ha preso] […]

Lei si sgolava pure, ma non si chiede perché non l’abbiamo sentita?
«Vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa in campagna elettorale? Accetto anche questo. [Negazione dell’evidenza: non l’ha accettato e non lo sta accettando, infatti prosegue…] Ma vede, insistere su questo vuol dire rimuovere la questione di fondo. [Spostamento del topic: cambia argomento per confondere le acque e evitare ancora una volta l’autocritica, anche questo è tipico stile da Prima Repubblica]. Le ragioni che spiegano la novità del voto le ho indicate più volte e ora devo solo rafforzarle. Negli ultimi due anni la riduzione di Pil e la distruzione di valore aggiunto e posti di lavoro è comparabile solo con quello che è successo dopo l’ultima Guerra Mondiale. Di fronte a questo dramma la politica è apparsa impotente o immorale. Chiedersi “quanto ci costa un parlamentare” è l’altra faccia del chiedersi “a che serve un parlamentare”…. [bla bla bla per depistare] […] Qui, in questo punto, sta il che fare…».

Bene, ce lo spieghi. Che fare?
«Prima di tutto c’è da rispettare l’esito del voto. In secondo luogo c’è bisogno che ciascuno si assuma le sue responsabilità. A noi spetta la prima parola perché abbiamo la maggioranza, larga alla Camera e relativa al Senato. E allora, per noi responsabilità significa cambiamento. Il cambiamento non è un’esclusiva di M5S. Anche noi l’abbiamo chiesto, l’abbiamo praticato e oggi e lo invochiamo con ancora più forza» [Come si fa chiamare “invocazione di cambiamento” questa ostinata resistenza a fare un esame autocritico?].

Dopo di che l’intervista prosegue con la stessa capacità di confondere le acque quando si tratta invece di essere chiari (specie sulle proposte). Puoi leggerla per intero QUI. Stralcio un ultimo pezzo:

Ma se Grillo le risponde picche, e le ripete che lei è “un morto che cammina” che si fa?
«Mi aspettavo che Grillo rispondesse così. Ma sbaglia di grosso, se pensa di aver davanti uno che si impressiona. A Grillo voglio solo dire che accolgo il suggerimento di Vasco Rossi: “fottitene dell’orgoglio”. Lui può insultare finchè vuole, ma deve venire in Parlamento a dirmelo. Gli lancio questa sfida. Il governo di cambiamento che propongo non risponde solo al sentire del suo popolo, ma anche del mio. Finora il suo slogan è stato “tutti a casa”. Bene, ora che dentro la casa c’è anche lui dica con chiarezza se vuole andare via anche lui o se è interessato a ristrutturare la casa».

Abbiamo già assistito a sfide come questa, sempre indirizzate agli attivisti M5S, e ne ho già rilevato l’inefficacia: «Vengano a dircelo, non ci impressionano, vengano a dircelo, via dalla rete», diceva Bersani nell’agosto 2012. Vedi: Bersani e i fascisti del web. Oggi più di ieri, però, è chiaro di cosa è fatta la mancanza di orgoglio che Bersani ostenta citando Vasco Rossi: di gomma.

56 risposte a “L’intervista a Bersani su Repubblica: un muro di gomma

  1. Gentile Prof.ssa Cosenza,
    i riferimenti allo stile retorico della “prima Repubblica” mi hanno incuriosito. Ha svolto per caso un lavoro di ricerca sulla comunicazione politica della prima Repubblica, o potrebbe consigliarmene qualcuno? Grazie,
    Cora Ranci

  2. Cara Giovanna, per l’ennesima volta, hai fatto centro. Ma i nostri politici forse non ti leggono. Poi all’ultimo minuto magari chiamano David Axelrod. Eh, che dirti, datti un nome d’arte, tipo Joan Kosentz, suona molto intellettuale, tipo stratega newyorkese di origine ebreo-polacca. Comunque, è stata una settimana pesantina, ma molto interessante. Yes, weekend.

  3. Chiara e puntuta, come sempre, Giò. Forse un po’ maramalda con uno come Bersani che fa il muro di gomma perché dietro di lui c’è solo, drammaticamente, un muro. La petizione a Bersani che proponi, più che aperture dovrebbe chiedergli dimissioni…

  4. è vero che alcune risposte sebrano indirette, ma è anche vero che spesso le interviste cartacee vengono ricostruite a posteriori.

    si fa una bella chiacchierata col soggetto intervistato, che probabilmente parla in libertà, si estrapola qualcosa di interessante e a questo si antepongono delle “domande”. il tutto in maniera intellettualmente onesta.

    anzi, spesso le domande vengono messe proprio per spezzare il discorso e sottolineare dei passaggi. classico il “ci spieghi meglio”, del tutto irealistico nel piano diamesico (mi pare si dica così) del parlato.

    la prima domanda e la relativa risposta diagonale mi sembrano un caso classico.

  5. ma è un servizio o un’analisi psicanalitica circa il non detto e i meccanismi di difesa? E per quanto riguarda la frase “Mi vuol far dire che avremmo dovuto coltivare anche noi un messaggio che si inserisse tra l’impossibile e l’irrazionale? ” come dargli torto, in fondo è quello che ha preso in Italia, le promesse utopiche e farlocche di due comici u.u

  6. Salve Giovanna,
    io non credo che il problema dell’autoreferenzialità sia solo una “macchia” di Bersani. Seguo sempre con interesse i suoi commenti sulla comunicazione politica ma condivido solo in parte quello che scrive in questo post. A mio parere, se c’è un problema di autoreferenzialità in Bersani c’è anche in Grillo e in Berlusconi. Dire agli italiani ciò che si aspettano di sentirsi dire fomentando sentimenti di rabbia (Grillo) o di disenteresse per le regole e il bene comune (Berlusconi) non mi sembra troppo diverso dall’usare un linguaggio che una parte degli italiani non capisce. Il rischio della tanto criticata “non apertura” di Bersani è fin troppo simile a quello del populismo: chi ci dice proprio quello che volevamo sentire non ci fa imparare niente di nuovo!

    Il presupposto per una crescita collettiva è la capacità di ascolto reciproco e l’interesse PER la politica (e non CONTRO la politica). Per cambiare un sistema, almeno bisogna conoscerlo, no? Non mi pare che i “grillini” che ho visto in Parlamento (per non parlare di quelli che conosco personalmente) sappiano bene cosa vogliono cambiare e come. E non mi pare che il loro ingresso in politica abbia migliorato lo stallo comunicativo dell’Italia. Quello che sento, invece, è una violenza verbale che inasprisce le parti e non agevola certo il confronto e la nostra crescita come popolo.

  7. E’ innegabile che nell’ultima parte della campagna elettorale ci siano stati molti errori strategici e comunicativi. Il maggior difetto di Bersani è stato quello di non essere riuscito prospettare con un minimo di chiarezza il quadro delle inziative da attuarsi e la prospettiva di governo e di speranza che voleva condurre. L’onestà e la misura non hanno premiato. Non che non abbia parlato di tasse, imu, lavoro, ecc. Ma questi temi non hanno spiccato per chiarezza ed energia verso quei troppi gruppi sociali che ne patiscono. Sono errori che si pagano. Tuttavia, in questo momento, quando si alza la fronda interna al PD che vuole disarcionarlo, è evidente che non ha altra via che chiudersi a riccio, che rimbalzare qualsiasi critica. Non è il momento, almeno finché non si sarà chiusa la fase di formazione del governo.

  8. Visto che Bersani è un muro di gomma e il suo messaggio si riduce a “fottitene dell’orgoglio” proviamo a scoprine il senso nascosto, perché per decifrare il Pd occore davvero anagrammare bene:

    “Fottitene dell’orgoglio:
    Ego lo togli riflettendo.
    Grillo, io detengo flotte,
    logge. Eletti? Dono flirt.
    Tonfo elettori dell’oggi
    ingollo. E Godot riflette,
    Godot-Grillo. Telefoni te?”

  9. Una considerazione generale. La sinistra si divide, la sinistra si interroga, gli errori della sinistra e quelli del PD, di Bersani, di D’Alema e poi ‘se c’era Renzi’ etc.etc. Io credo che si debbano considerare alcuni dati di fondo che sono pregiudiziali ad ogni ragionamento critico. La vicenda De Gregorio illustra ancora una volta la qualità dell’antagonista del PD e i mezzi impiegati per la conquista del potere. Da un lato c’è la politica -più o meno lucida, più o meno sensata- e dall’altro cosa c’è ? E cosa può fare la politica ‘normale’ contro tante frodi ? E non bisognerà riscrivere in questa luce la storia dell’ultimo ventennio ?

  10. Grazie Giovanna, analisi lucidissima, come sempre. Condivido appieno la proposta di bruno.
    Rimirando la foto in alto mi son detto: ma quegli incapaci dei grillini, invece di fare dei pastrocchi con lenzuola photoshoppate alla cavolo, non facevano prima a prendere questa, di immagine? Il significato è identico ma l’immagine è meno pasticciata. Davvero non ne ha(nno) azzeccata una.
    Il muro di gomma continuerà e ne subiremo ancora delle belle. Se durante la campagna elettorale non abbiamo avuto risposte, sarà ancora più improbabile averle adesso. Allora provo anch’io con la fuga dalla realtà: sono appena stato a mangiare polpette-novità all’ikea. Sono sempre le stesse ma hanno cambiato nome. Non più Rennen ma Varennen.

  11. Complimenti per l’analisi Giovanna.
    Alle tue obiezioni aggiungo che Bersani chiude l’intervista dicendo a Grillo”Venga a dircelo in Parlamento”;bene qualcuno avvisi Bersani che Grillo non si è presentato alle elezioni come candidato e quindi non ci può venire🙂

    Segnalo poi questa divertente lettura di un intervista a D’Alema:
    http://nonunacosaseria.blogspot.it/2013/02/miei-pensieri-durante-la-lettura.html#comment-form

  12. a Luca Boccianti, Yas, Ilaria, davide gasperi, Domenico Baldari

    Bersani è un muro di gomma. Ma anche voi, nell’assorbire le critiche di Giovanna Cosenza, mica scherzate!🙂 Siedte della stessa scuola?🙂

  13. Bersani andrà in vacanza e al suo posto ci metteranno una “femme fatale”.

  14. non banalizzerei il senso di questa intervista. Mi sembra che lanci precisi messaggi (abbiamo sbagliato a guardare a Monti, non faremo il governissimo col PDL, faremo un’offerta seria al M5S).
    Poteva fare piu’ autocritica usando meno politichese? Forse si, ma non vedo un muro di gomma. Piuttosto vedo una linea politica esposta chiaramente.
    Rimane il sottotesto di considerare la comunicazione politica come una roba da imbonitori tv che posso immaginare susciti frustrazione. Anche perche’ e’ palesemente una delle cause del fallimento della campagna elettorale di Bersani.

  15. Ciao Ben,
    vorrei spiegarmi meglio: non ritengo che Bersani sia un ottimo comunicatore, anzi. Ed è proprio grazie a Giovanna che ho riflettuto sui suoi limiti nel parlare con un certo tipo di persone (certe altre lo votano quindi direi che le raggiunge con successo). Riflettevo sul fatto che il modello comunicativo di Berlusconi e Grillo basato sul “ti dico quello che vuoi sentirti dire” è molto efficace dal punto di vista persuasivo ma poco dal punto di vista comunicativo: sempre partendo dal presupposto che gli esseri umani comunichino per trasmettersi qualche informazione e non per confermarsi la visione delle cose che hanno già! Non è che ognuno di loro così come ognuno di noi è (a suo modo) un po’ di gomma?

    Dal tuo punto di vista i sistemi di persuasione che vanno bene per il Mulino Bianco o per uno spettacolo teatrale vanno bene anche per la politica? Ci fanno crescere come cittadini? Ci spingono ad essere più critici e consapevoli? Ci INFORMANO? Credo Bersani si resistente nei confronti di QUESTO tipo di comunicazione. Che non abbia trovato alternative, quando alternative ce ne sarebbero, è un dato di fatto. Ma a mio avviso non ne hanno trovate neanche gli altri.

    Quanto alle critiche, direi che non le “assorbo” mai, ma le ascolto e le utilizzo per modificare il mio punto di vista, mai per cambiarlo totalmente: me lo sono costruito con tanta fatica!

  16. Vabbè ma bastava leggere Makkox una settimana prima delle elezioni: http://www.ilpost.it/makkox/2013/02/23/doveravate/

  17. è incredibile, veramente incredibile,
    non si rendono conto,
    l’unica cosa veramente sensata e utile che poteva fare era dimettersi,
    è davvero tutto capovolto, e non lo capisce…,
    complimenti per l’analisi, efficace e chiara come sempre,
    GB

  18. Giovanna e tutti, Bersani dice: “Mi aspettavo che Grillo rispondesse così”. Mi scaturisce una possibile lettura, da prendere con il beneficio del dubbio e che può essere più o meno condivisibile. La richiesta di Bersani a Grillo potrebbe avere un preciso scopo comunicativo più o meno conscio:
    ti chiedo di far qualcosa con me, so già che mi dirai di no e te lo chiedo proprio perché dopo che mi avrai detto no sarò legittimato a dire che sei brutto e soprattutto cattivo?

  19. Concordo con la lettura data da Giovanna. Una persona non autoreferenziale si sarebbe, almeno per pudore, dimessa: è lui che ha perso le elezioni. Non avendolo fatto dimostra di non essere molto diverso da Berlusconi quanto a rispetto degli Italiani.

  20. Ciao Ilaria,
    credo ci sia un po’ di fraintendimento.
    Per “muro di gomma” io intendo, e credo anche Giovanna, che Bersani in quella intervista:
    a) non risponde in modo chiaro e diretto alle domande, è evasivo
    b) al di là di questo, dice cose vaghe (i “bla bla bla” rilevati da Giovanna)
    c) sembra riconoscere la validità di una critica che la domanda dell’intervistatore presuppone, ma poi appare chiaro che non la riconosce affatto: come un materasso che si piega sotto un peso e, tolto il peso, torna allo stato di partenza.
    Dimostrare che Bersani qui, in questa intervista, si comporta così, non dice nulla su Grillo e su Berlusconi.
    Al più suggerisce che una certa tendenza a fare il muro di gomma non è affatto estranea al repertorio comunicativo di Bersani, anche se non è sempre a questi livelli di gommapiuma ultrasoffice.🙂

    Quanto a te e agli altri che avete preso un po’ le difese di Bersani, non avete replicato in modo pertinente a nessuno dei punti analizzati da Giovanna ma avete parlato d’altro — in questo senso anche voi “muri di gomma”.🙂

  21. per essere proprio precisi, sbandierare due volte lo “stile da Prima Repubblica” come una cosa negativa di per sé costituisce fallacia ad hominem.

  22. “Si sono fronteggiati una destra che proponeva soluzioni fiscali oniriche e Grillo che proponeva la palingenesi. Mi vuol far dire che avremmo dovuto coltivare anche noi un messaggio che si inserisse tra l’impossibile e l’irrazionale? [Implicazione: non potevamo fare altrimenti dato il contesto, dunque non abbiamo sbagliato]”
    Beh, qui c’è a mio avviso un po’ più di un implicito: c’è la chiave degli errori di campagna elettorale del centrosinistra, e al tempo stesso l’effettivo sentiero stretto in cui si è trovato a marciare – e adesso sì, è troppo facile dire che era una comoda autostrada.

    Una domanda: perché pochi mesi fa François Hollande vince le elezioni con una campagna poco aggressiva e rassicurante, nonostante la presenza di rilevanti forze più radicali (FN, FG) e di tensioni sociali forse anche più forti che in Italia, e oggi Bersani di fatto le perde con un approccio che mi pare piuttosto simile, di “force tranquille”?

  23. Lettura esageratamente faziosa. Non ne abbiamo bisogno. Non ne abbiamo più bisogno.
    “Hard times, come again no more”.
    (“Hard Times Come Again No More” is a popular song written by Stephen C. Foster in 1854. Well-known and popular in its day, both in America and Europe, it was a favorite of both sides in the American Civil War…)

  24. @Fede ha scritto: “per essere proprio precisi, sbandierare due volte lo “stile da Prima Repubblica” come una cosa negativa di per sé costituisce fallacia ad hominem.”

    Non è male la sua battuta, sa? Non le hanno spiegato che “eloquio da prima Repubblica” stia per convergenze parallele atte a rapppresentare una molteplicità di prospettive semantico-sinttattiche la cui funzione precipua è stare insieme nel divorzio e separarsi nell’unione tale per cui la vittoria è l’inizio di una sconfitta e la sconfitta il prinicipio di una vittoria. Ovviamente nella misura in cui.
    Non si è accorto che oggi tale registro sia universalmente considerato negativo, nebuloso, ambivalente e, espresso nei termini più consoni al registro del m5s, non è che una superfallacie parlamentari con scappellamento a destra e a sinistra?
    Fallacia ad hominem è attaccare la persone per le loro (dis)qualità: quello di Giovanna è invece sillogismo puro la cui premessa principale è che il linguaggio della prima repubblica è censurabile.
    Sviluppa tu il resto.

  25. Ben,
    il mio commento voleva suggerire la possibilità di altre implicazioni nel discorso di Bersani molto diverse rispetto a quelle che ha colto Giovanna.

    Nell’intervista di Bersani là dove lei legge il rifiuto di un’autocritica io leggo una riflessione ampia che condivido e che trovo coerente con una visione politica di sinistra per i motivi che ho detto nei precedenti commenti (ovvero l’idea di un rapporto tra rappresentanza ed elettorato finalizzato alla crescita e non all’autoreferenzialità dell’imbonimento).

    La riflessione è che forse gli italiani non sono pronti per questo tipo di rappresentanza e di comunicazione (che richiede uno sforzo da entrambe le parti) ma hanno ancora bisogno di essere persuasi con le soluzioni facili e i mondi perfetti. Non è che sono gli italiani un po’ di gomma, anzi di coccio?

  26. @Ilaria
    Mi dispiace Ilaria ma lei non sembra aver capito un punto fondamentale: le campagne elettorale non hanno la funzione di educare l’elettorato ma solo di vincere. Il lavoro culturale si fa prima e si fa dopo, non durante.
    Per questo la comunicazione è fondamentale prima, durante e dopo, in questo essendo assimilabile alle modalità di somministrazione della classe dei farmaci.
    Ironia della sorte, il Pd ha toppato la comunicazione anche prima e dopo.
    Che l’abbia cannata durante è talmente pacifico che imbarazza solo il doverlo ricordarlo e che dovrebbe portare i suoi elettori all’onesta ammissione che l’handicap è invalidante e la prima tappa della terapia consiste nel citofonare all’oculista.

  27. Ugo,
    si vincono le partite di calcio. Le elezioni sono anche battaglie culturali ed è chiaro quale cultura abbia prevalso. Il voto è responsabilità civile, ognuno si prenda la sua. Una società che non ha capito questo si merita tutti i Berlusconi di questo mondo.

  28. Si vincono le partite di calcio e si vincono, o si perdono, anche le battaglie culturali. Nonché le elezioni.🙂

    Coi tuoi discorsi, se ci rifletti anche solo rileggendo vari post di Giovanna su Bersani e PD, Berlusconi te lo meriti tutto.
    Invece di arrabbiarti, rifletti, rileggi, ripensa.🙂 Con tutta la mia simpatia, per il niente che conta, per te personalmente e per i milioni di benintenzionati/e come te, fra cui miei amici fra i più cari. E scusa la confidenza.

  29. @Ilaria
    Bel discorso da recitare agli alunni di una prima liceo. Purtroppo per lei la società che non ha capito le regole del gioco è quella che per i propri errori, anche di comunicazione continua a permettere l’esistenza di Berlusconi. E ironicamente la società che se lo merita, nel senso di se lo sorbisce, è la sua in quanto coloro che l’hanno votato sono ben contenti di averlo fatto. La sua strategia porta quindi alla doppia sconfitta di chi è becco e bastonato e di solito se le canta e se le suona pensandodall’alto della sua alienata superiorità fittizia, che la colpa è di chi non ha capito.
    Non bisogna essere candidi come colombe ma astuti come i serpenti e generosi come i pellicani. Invece il Pd è astuto come una colomba e candido come il serpente. Del pellicano invece sembra avere solo la capacità di tuffarsi a fondo nel mare. Ma senza riemergerne.

  30. Solidarizzo con Ilaria, ma dovrebbe essere evidente che la formazione e/o l’informazione dell’opinione pubblica si fanno prima delle elezioni, dopo è troppo tardi, e la campagna elettorale serve a informare e a persuadere. Ma su un terreno lasciato da troppo tempo incolto qualsiasi campagna elettorale “virtuosa”, anche se avrà effetto per la bontà della sua comunicazione/persuasione, sarà un effetto effimero. Come del resto abbiamo visto alle scorse, a prescindere dai voti parlamentari venduti. Scusate le ovvietà.

  31. Lo sai Ugo, non mi convince molto e neppure mi piace la tesi che le campagne elettorali sono solo un problema di comunicazione (interpreto così la tua risposta che cito “@Ilaria
    Mi dispiace Ilaria ma lei non sembra aver capito un punto fondamentale: le campagne elettorale non hanno la funzione di educare l’elettorato ma solo di vincere. Il lavoro culturale si fa prima e si fa dopo, non durante.”).
    Non mi convince perchè ci sono milioni di persone che si accostano (magari anche male) ai temi della politica solo perchè c’è la campagna elettorale.
    Quindi, almeno per questi (ma non solo) le campagne dovrebbero avere anche il fine di “fare il lavoro culturale”.
    Aggiungo che, peraltro, neanche il concetto di “fare il lavoro culturale” mi convince fino in fondo. Si capisco il riferimento ai valori educativi… ma ci trovo anche un retrogusto ideologico…
    Scopo primario della politica dovrebbe essere sicuramente quello di gestire al meglio la cosa pubblica, portando il popolo verso il progresso (uso apposta questa parola vaga, solo per dire che … porta più avanti).
    Di questo si dovrebbe dire parlando della politica e quindi della campagna elettorale.
    So bene che su questo ho tirato molto l’elastico del tuo pensiero, non voglio essere strumentale. Era solo una riflessione a voce alta.🙂

    Non mi piace la tesi che la campagna elettorale sia solo questione di come dire le cose.
    A furia di dire le cose che la “ggente” si vuole sentir dire siamo finiti in un cul de sac.
    Peggio ancora.
    Siamo stati bombardati per anni dal grande comunicatore di massa…
    E adesso ci ritroviamo addirittura con due grandi guitti da palcoscenico (Berlusconi e Grillo)…
    Il povero Bersani – di cui criticherò poco più avanti la comunicazione – è un dilettante a loro confronto.
    Però sapete – mi rivolgo a voi esperti di comunicazione, quindi anche a Giovanna – a furia di perfezionare le modalità comunicative (esteso il concetto alla politica internazionale) non è che si siano completamente perduti i contenuti?
    Ormai mi sono rotto i … cosiddetti… di fare l’esegesi dei vari guru che comunicano messaggi di metafisica politica…
    Comunicare non vuol dire: dire con chiarezza le cose?
    Chiarezza e cose.
    Questi gli ingredienti.
    Senza cose… la torta non viene.
    Se la torta viene bene io giudico le cose che i politici dicono.
    Se dicono bene cazzate… (mi scuso per il francesismo)… come tante di Grillo, Berlusconi e … (traete le conclusioni).

    Bersani, e concludo.
    Bersani non l’ho messo alla fine di quell’elenco, qui sopra.
    Ma non perchè non dica sciocchezze…
    Ma perchè non dice mai!
    Lascia sempre sottintendere (ammesso che ci sia qualcosa da sottintendere; altrimenti ci giobba sopra).
    (Giobbare=fare la cresta).
    Lui in campagna elettorale non ha avuto nè contenuti da comunicare nè, come dice Giovanna, forme belle per impacchettare il vuoto delle idee del suo partito.
    La sua immagine in questa campagna è stata, alla fine, quella del conservatore, difensore dello status quo.
    Per questo non ha sfondato: non aveva il calcio con cui sfondare.
    La porta gli è sbattuta sul muso.

    Comunque, io ho condiviso molto quello che ha detto Ilaria ed il fondo di Giovanna.

    Mi scuso, infine, se sono andato fuori tema: ma credo che trattare solo un interlocutore (Bersani) senza il confronto con gli altri – non come ho letto da qualcuno, significa sviare il discorso per difendere Bersani) – non renda bene il problema: se l’Italia avesse un popolo più maturo, non ci sarebbe seguito nè per Berlusconi nè per Grillo.
    La loro politica secondo me non è nè innovativa nè comunicativa. E’ soltanto, è pericolosa, no, di più, è dannosa per molti italiani.
    Quelli che io trovo più indifesi contro le strategie del “marketing politico”.
    Il danno più grande che provocano è quello di infasciare la loro politica (quale mai sarà?) nel “bel gesto”.
    Il povero Bersani era il meno adatto, certo, a combattere con quei lottatori di wrestling.
    Ma era probabilmente il più chiaro nel suo non dire: gli altri, amici, mi dite che hanno detto?

    pierperrone

  32. @Ben @Ugo: rifletterò, rifletteremo, sull’autoreferenzialità della sinistra (e non solo di Bersani), del resto leggo questo blog per questa ragione! Ma resto dell’opinione che cadere nell’autoreferenzialità della comunicazione grillina o berlusconiana non è un’alternativa valida per una strategia di comunicazione di sinistra. Riflettere su nuove forme di partecipazione e di ascolto mi sembra una strada percorribile per noi e per una visione politica che vede nel voto (come nel consumo) un atto consapevole e responsabile.

    La superiorità fittizia, a mio avviso, è di chi vuole manovrare gli elettori con soluzioni facili e storielle. A me piacerebbe che tutti i cittadini trovassero le loro risorse per comprendere la complessità della realtà sociale e politica. O almeno si facessero gli anticorpi per reagire a certe forme di manipolazione che giocano a palla con la loro inconsapevolezza. Ma questo tipo di apprendimento è bi-direzionale e richiede uno sforzo attivo da ENTRAMBE le parti. E’ un processo comunicativo molto più ambizioso rispetto al sostituire un bisogno non bene identificato con una soluzione facile benché irrealizzabile.

    Paradossalmente il fatto che tutte queste soluzioni facili alla fine dei conti non risolvono il bisogno si traduce in una nuova frustrazione, rabbia, bisogno di cambiamento, soluzione irrealizzabile, scontro con la realtà, rabbia, bisogno di cambiamento… e via e via. Tutto questo non è pericolosamente autoreferenziale? Berlusconi e Grillo, invece, quando faranno autocritica sulle conseguenze sociali delle loro strategie di comunicazione?

  33. Ma a parte quello che Bersani (e il partito) dovevano fare in campagna elettorale (e non hanno fatto)… Ma davvero nel PD si pensa di aver vinto le elezioni? Davvero a questo si può arrivare?
    Grillo non mi piace, però quando dice che Bersani è un “morto che cammina”, credo che (spero) alluda alla sua carriera politica. In qualunque paese del mondo, dopo uguali premesse e dopo simile batosta, un leader farebbe un passo indietro, tornando a curare le rose del suo giardino, e – aggiungerei – portandosi dietro la classe dirigente, che mi sembra aver accumulato in vent’anni un numero impressionante di porte in faccia.

  34. @Ilaria ha scritto: “Ma resto dell’opinione che cadere nell’autoreferenzialità della comunicazione grillina o berlusconiana non è un’alternativa valida per una strategia di comunicazione di sinistra.”

    Au contraire! La comunciazione di Grillo è stata tutto tranne che autoreferenziale, e infatti ha beccato da sinistra e da destra, da persone di ogni ceto sociale e culturale.
    È la comunicazione del Pd che è autoreferenziale, così come molti suoi elettori che purtroppo vivono ancora nella convinzione che essere modernamente di sinistra oggi equivalga a votare ancora il PD e sopratutto che votare quelle istanza sia di per sé migliore e piùgiusto che votare quelle di altri. La supponenza di noi di sinistra è tutta qui: confondere ciò che va bene per noi con ciò che va bene per tutti. E invece di notare che oggi il Pd è diventato un partito conservatore che a braccetto con la CGIL tutela un universo di professioni e diritti economici appannaggio solo di alcuni soggetti della società, si continua a storcere la bocca credendo di avere un progetto politico in mano piàconsistente di quello altrui.
    Ma ti è venuto in mente, solo per un attimo, solo per assurdo, che “l’inconsapevolezza” sia la tua? Che “gli anticorpi” che credi di avere sono pia illusione se non forse una malattia cronica che tu scambi per salute? Sicura sicura di avere tu in mano una competenza e una conoscienza tali da “comprendere la complessita della realtà sociale e politica”?
    E se fossi tu, e il PD, al dunque, quelli che non ci hanno capito niente?

  35. @Ugo, sinceramente, i parlamentari che avete eletto (anche in virtù di come sono stati eletti) conoscono la complessità della situazione politica italiana? Hanno gli strumenti e le competenze per valutare tutti i punti di vista e tutte le conseguenze che hanno a che fare con la promulgazione delle leggi che ci governano? O sono semplicemente “contro” non si sa cosa? Chi ha votato Grillo ha votato “contro la casta” o per un progetto politico REALE (io me lo sono andata a leggere il programma!)? E se il progetto politico è reale ora che sono il primo partito lo realizzeranno? O si scontreranno con la complessità della democrazia? Alla prova dei fatti ti darò ragione😉
    E comunque la sinistra è bella perché è varia!

  36. @Ilaria
    “Avete eletto”? Cosa sa lei circale scelte del mio voto? Io non la butterei su chi ha votato cosa. Ho rilevato che la sua difesa di un tipo di comunicazione era sulla stessa lunghezza d’onda di quella del Pd, che è oggetto di questo post di Giovanna Cosenza, e ho criticato quella.
    Quanto al M5S, non ho intenzioni di prendere le sue difese da partigiano.
    Rilevo però nel suo discorso una paio di considerazioni un po’ troppo deboli per essere sostenute da chi magari abbia ancora la lucidità per non bersi le infinite panzane dei media:
    I) Un parlamentare è un soggetto di rappresentatività, non di competenza. A ciascun parlamentare vengono date risorse dirette in termini di segreterie e in termini finanziarie affinché si sia liberi di disporre delle competenze specifiche di cui si ritiene il caso. Al di là dell’ovvietà che le centinaia di parlamentari che si avvicendano di volta in volta nelle diverse legislature non hanno mai avuto le competenze specifiche che lei oggi sembra rimproverare ai neoeletti del movimento 5 stelle, rimane un dato: la rappresentanza in parlamento di giovani, donne oggi è piàgarantita. Ma sopratutto cala finalmente un dato su cui i giornali tacciono da sempre: la rappresentatività degli avvocati e dei laureati in legge, che ad oggi ha funestato con conseguenze gravissime la composizione del parlamento, di fatto assimilandolo a una monocorporazione di dominanza.
    II) Nessuna persona razionale dà il voto sulla base della consistenza sistemica di un programma elettorale, che storicamente è sempre stato disatteso nella quasi totalità dei punti. Gli elettori applicano criteri di gerarchia. Conosco molte persone che non avallano le politiche enrgetiche di Grillo o l’antiscientificità di molte sue posizioni. Ciononostante hanno ritenuto che strategicamente la moralizzazione dei costumi parlamentari e la drastica diminuzione delle apsesa della macchina pubblica della politica potessero essere il grimaldello per costringere al cambiamento anche gli altri partiti che magari si sono sempre votati ma che oggi vivono un’obiettiva situazione di stallo. Perciò criticare sulla base dei punti programmatici che non piacciono né a lei né a me è un’ingenuità politica da bambini.

  37. @Ugo quello che mi stai dicendo è che Grillo è proprio il frutto di un’altra allucinazione collettiva del tutto simile a quella che abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle con Berlusconi. Non ha un programma reale (perché se nessuno li rispetta, come dici te, i programmi tanto vale inventarseli! Ma conosco persone che ci hanno creduto e che ci credono! Grillo le sta prendendo in giro?)

    E mi stai dicendo che che le persone elette in Parlamento con il Movimento 5 stelle non hanno neanche le competenze e le capacità di giudicare se le leggi che voteranno o che dovranno proporre porteranno vantaggio alle persone che rappresentano. Ma allora che rappresentanza è? E come faranno queste persone a confrontarsi con le altre forze politiche se non sanno di che cosa stanno parlando? Che ce le mandiamo a fare in Parlamento delle persone che non sanno fare questo lavoro per noi?

    I parlamentari che io ho eletto nel PD sono tutte persone che hanno esperienza nelle amministrazioni locali e che hanno scelto la politica come percorso di vita. Questo significa che hanno avuto modo di confrontarsi con punti di vista diversi e di conoscere le conseguenze che le scelte legislative hanno sulle vite delle persone. La loro visione delle cose è ampia e tiene conto della complessità della vita sociale. Io mi sono documentata sulle persone che ho eletto nella mia regione. Alcune mi piacciono di più altre meno, ma queste persone, per il percorso che hanno fatto, anche all’interno del partito (viva i partiti, sono organizzazioni di persone!) dal mio punto di vista sono in grado di rappresentarmi. Ci sono delle mele marce nel partito democratico? Sì è vero, vanno tolte dal cesto. Fortuna che si vedono. Io mi inizio a preoccupare quando vedo tutto troppo perfetto. Per un semplice motivo: non può essere reale. Siamo noi elettori che dobbiamo uscire dal mondo delle illusioni. Nessun altro può farlo per noi. Questo è il messaggio di comunicazione che ci sta lanciando Bersani. Questo è un VERO messaggio di Cambiamento.

  38. Salve Giovanna, seguo sempre il suo blog e mi e’ piaciuto molto il libro. E’ la prima volta che scrivo un commento, lo faccio perche’ leggendo il suo articolo mi veniva in mente che Bersani sembra un marziano ai “comunicatori” ma per i giornali e’ perfetto, ieri nel suo editoriale Travaglio lo spiega benissimo. Fra l’altro i voti corrispondono ai media che hanno “sostenuto” i loro candidati: Berlusconi le tv, Bersani i giornali, Grillo la rete.

  39. Ilaria,
    non so se Ugo ti risponderà. Io ti rispondo segnalandoti le affermazioni del tuo ultimo commento che sono palesemente false.
    Riporto il tuo testo, i miei commenti sono fra parentesi quadre.

    @Ugo quello che mi stai dicendo è che Grillo è proprio il frutto di un’altra allucinazione collettiva del tutto simile a quella che abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle con Berlusconi [Berlusconi e Grillo non sono frutto di allucinazioni collettive. Chi vota Berlusconi difende i suoi interessi, anche se con un successo molto limitato. Chi vota Grillo spera, non senza ragione, che sia il modo più efficace per ridurre i costi della politica.] Non ha un programma reale (perché se nessuno li rispetta, come dici te, i programmi tanto vale inventarseli! [Il programma di Grillo non è peggiore di quello del PD, che è praticamente inesistente, o di quello di Berlusconi, che non è cerdibile]. Ma conosco persone che ci hanno creduto e che ci credono! Grillo le sta prendendo in giro?)

    E mi stai dicendo che che le persone elette in Parlamento con il Movimento 5 stelle non hanno neanche le competenze e le capacità di giudicare se le leggi che voteranno o che dovranno proporre porteranno vantaggio alle persone che rappresentano [Ugo non ha affatto detto questo, rileggi]. Ma allora che rappresentanza è? E come faranno queste persone a confrontarsi con le altre forze politiche se non sanno di che cosa stanno parlando? Che ce le mandiamo a fare in Parlamento delle persone che non sanno fare questo lavoro per noi?

    I parlamentari che io ho eletto nel PD sono tutte persone che hanno esperienza nelle amministrazioni locali e che hanno scelto la politica come percorso di vita [anche lo scienziato e il rapinatore hanno scelto un percorso di vita :-)] . Questo significa che hanno avuto modo di confrontarsi con punti di vista diversi e di conoscere le conseguenze che le scelte legislative hanno sulle vite delle persone [forse in qualche caso; certamente “confrontarsi…” non è un’esclusiva dei politici — io qui lo sto facendo con te]. La loro visione delle cose è ampia e tiene conto della complessità della vita sociale [idem come sopra — senza bisogno di fare l’elenco di quelli che, avendo scelto la politica come percorso di vita, ci hanno campato sopra indecentemente, e non sono pochi, a destra al centro e a sinistra]. Io mi sono documentata sulle persone che ho eletto nella mia regione. Alcune mi piacciono di più altre meno, ma queste persone, per il percorso che hanno fatto, anche all’interno del partito (viva i partiti, sono organizzazioni di persone! [anche la mafia è un’organizzazione di persone]) dal mio punto di vista sono in grado di rappresentarmi. Ci sono delle mele marce nel partito democratico? Sì è vero, vanno tolte dal cesto. Fortuna che si vedono [le poche che vengono scoperte dai magistrati, a sinistra, a destra e al centro. Alessandro Penati, braccio deswtro di Bersani e collettore di tangenti per il PD, è stato indagato dai magistrati, mica dal PD]. Io mi inizio a preoccupare quando vedo tutto troppo perfetto [hai pochi motivi di preoccupazione :-)]. Per un semplice motivo: non può essere reale. Siamo noi elettori che dobbiamo uscire dal mondo delle illusioni. Nessun altro può farlo per noi. Questo è il messaggio di comunicazione che ci sta lanciando Bersani. Questo è un VERO messaggio di Cambiamento [sicura che “io vi dico solo che farò qualcosa di buono, almeno “un po’”, per il lavoro, per la scuola, ecc.; non credete alle panzane che vi raccontano gli altri” sia un VERO messaggio di Cambiamento, con le cinque maiuscole? :-)]

    Non ti sto dicendo che Berlusconi e Grillo siano meglio di Bersani, nè il contrario. Ti sto solo dicendo, ammesso e non concesso che Grillo sia “il frutto di un’altra allucinazione”, che anche il tuo commovente entusiasmo, nella sua bella ingenuità, lo è. Te lo ripeto con sincera simpatia. Non per spegnere l’entusiasmo, ma per indirizzarlo meglio.

  40. @Ilaria
    Non si deve difendere il coniuge solo perché ormai lo si è sposato. Esiste il divorzio, fortunatamente. Per tutti gli altri l’adulterio è spesso l’unico modo per trovare equilibri efficienti.

  41. @Ugo
    Trovo surreale il fatto che sottolinei che i parlamentari sono soggetti unicamente di rappresentanza. I parlamentari sono i soggetti che dovranno legiferare in Parlamento. Questo è il loro compito. Mentre il compito degli scienziati è “scienzieggiare” e il compito dei rapinatori “rapinare” (giusto Ben?). E’ vero ai parlamentari vengono destinate delle risorse per organizzare le proprie segreterie, dubito che quelle risorse possano essere destinate per corsi di formazione rapidi o al Cepu. (almeno come si elegge il Presidente della Repubblica o dove si trova il palazzo del Senato andrebbe saputo)
    Qui dovremo interrogarci sulle modalità comunicative di movimenti populistici che vedono un diretto rapporto tra singolo cittadino e leadership o guru e le modalità comunicative di partiti politici che per sanità generale non si devono fondare sul culto della personalità. Il punto è qui. Siamo abituati da anni, siamo abituati culturalmente ad avere un capo che ci pulisce dai nostri peccati e che ci risolve la vita. Una via semplice come scegliere un succhino di frutta. Il Partito Democratico con Bersani ha provato, oltre che a comunicare, a cambiare impostazione culturale al Paese, il fatto di non avere il nome di Bersani sul simbolo sottolinea questo messaggio. Se poi comunicativamente è più efficace mettere il nome lo sappiamo tutti, ma è culturalmente e politicamente sbagliato.

  42. L’adulterio è ipocrisia. Inoltre il voto è dovere, il matrimonio no.

  43. La penso come luziferszorn e aggiungo che l’alternativa al divorzio e all’adulterio è criticare il proprio “coniuge” e stimolarlo al cambiamento. E se accoglie questa richiesta impegnarsi a cambiare insieme.
    In questa coabitazione ci sono tutte le condizioni per fare il cambiamento che sia gli elettori del PD (me compresa) sia i grillini si aspettano…

  44. @Luziferszorn
    L’adulterio è tutto fuorché ipocrita. Al massimo è il matrimonio a esserlo nel momento in cui il coniuge che subisce il tradimento non divorzia. D’altronde come il matrimonio anche il voto è un diritto che se accettato implica un dovere.
    L’analogia è pacifica: a buona parte dell’elettorato il Pd non attrae più. Molti hanno definitivamente divorziato, altri sono in via di separazione, alcuno hanno temporaneamente optato per l’adulterio nell’attesa di vedere come si evolve la relazione.
    In nessun caso ha senso difendere il coniuge solo perché lo si sposato, magari in mancanza di altro e di meglio.

  45. ragazzi, divorziare da un coniuge è una cosa seria. Per molti è un impegno preso per la vita cui si viene meno, e questo è il meno. Se poi ci sono dei figli, è un dramma anche per loro. Chi ci è passato lo sa.

    Divorziare da un partito fa ridere al confronto, tranne che per qualche fanatico.

    Ilaria, critica pure e cerca di cambiare il PD, ma per carità lascia stare tuo marito.🙂
    Il modo migliore, se non l’unico, di cambiare leggermente il proprio coniuge, è modificare leggermente i propri comportamenti, potendo. Di più non si può fare.

  46. Leggo ora l’elenco degli otto punti con cui Bersani proporrà il suo governo.

    (dal Corriere della sera, in mancanza di meglio mi fido.)
    “L’ELENCO – Prima di tutto, avverte [Brersani], proporrà una legge contro la corruzione e contro la mafia; una sul conflitto d’interessi; misure per una politica più sobria e meno cara; una riforma dei partiti; interventi immediati su urgenza sociale, economia e diritti, come quello di cittadinanza e delle coppie omosessuali, sulla scuola e il diritto allo studio.”

    A me Bersani è umanamente simpatico, ci andrei a cena. Purché non si parli di politica. Sennò mi tocca dirgli che i suoi otto punti hanno tutta l’aria di essere otto patacche, in assenza di un minimo di dettagli operativi, al di là dei bei titoli. Comunicazione chiara e concreta? ciao.
    Scusate la grossolanità del giudizio.
    Ma aspettiamo qualche giorno e vediamo.

  47. Magari la dirigenza del PD non leggesse questo blog, sarebbe giustificata!
    Invece lo legge, tira dritto e si piglia lo tsunami in faccia…
    [Sì Pierluigi, sto parlando proprio con te, lo so che mi stai leggendo!]

  48. Ugo, scusa ma a me pare che il voto oltre che un diritto sia un dovere civico del cittadino. Il matrimonio è tale solo all’interno di un’ideologia catto-fascista.

  49. Due proposte.

    Mi piacerebbe qualche analisi di questo tipo anche su Grillo e Berlusconi. Vengono definiti da tutti “demagoghi” ma perché? Che cosa c’è nel loro linguaggio che li rende tali? Questo sarebbe un bel lavoro culturale da fare con i lettori, anche se mi rendo conto che per l’autrice del blog sarebbe una sovraesposizione potenzialmente molto dannosa per lei, meglio analizzare solo che cosa non è andato bene nel PD.

    Altrimenti, proporre come modello quello che ha fatto Obama? Anche lui si confronta con un elettorato ignorante, analfabeta e impulsivo come il nostro eppure ha saputo vincere.

    Postilla: in questi giorni in Carinzia, culla della “Lega” austriaca, il partito del defunto Heider è crollato ai minimi storici dopo due scandali, e hanno stravinto i socialisti. Il problema da noi non è solo di comunicazione ma c’è un tessuto sociale che fa accettare la compravendita di parlamentari “pur di non avere i comunisti al governo”. Ovviamente questa parte del commento rischia di essere OT e andrebbe postata piuttosto in un blog di psicologia, ma sarebbe carino capire se e come il PD potesse scrollarsi di dosso quella patina di “comunista travestito” , un po’ come il Labour Party inglese .

  50. Concordo con Ben del 3 marzo 11:05.
    Se vi è capitato di vedere qualche soap ospedaliera vi sarete accorti che i chirurghi in sala operatoria dicono tutte le loro cosine in modo corretto ma le azioni non corrispondono affatto agli enunciati. Se ne stanno lì a gesticolare, a guardare con apprensione la macchina che fa biiip e, alla fine, ricorrono all’elettrostimolazione, quando non c’è più nulla da fare. Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo!!!
    Ecco gli otto punti di Bersani. Enunciazioni che arrivano con venti anni di ritardo e che resteranno solo parole. Dette dal capo di un partito immobile, che ha sbagliato diagnosi e che scopiazza la cura. A questo punto tanto vale affidare la cura da cavallo al veterinario originale, invece che alla brutta copia. Adesso, caro Bersani, vieni a parlare di non cementificazione? Ma dov’eri negli ultimi tredici anni nei quali la superficie totale del Paese coperta da cemento è raddoppiata anche grazie alle cooperative rosse? E Penati? Per non dire del risultato peggiore di tutti e di cui pagheremo le conseguenze a lungo termine: la sconfitta in Lombardia. Meglio tacere, far finta di nulla? Ho sbagliato a turarmi il naso ancora una volta. Adesso o ti dai una mossa veloce e fai ciò che dici di fare o i grillini ti (ci) seppelliranno.

  51. Ben, con criticare intendo “avere un atteggiamento critico” e non succube. Mi chiedo se sia questo il tipo di atteggiamento che i grillini hanno con il loro leader. Perché sai, il rischio di passare da una relazione all’altra è quello di ripetere gli stessi schemi con partner diversi😉

  52. @Ilaria scrive: “[…]il rischio di passare da una relazione all’altra è quello di ripetere gli stessi schemi con partner diversi ;-)”

    Vede che alla fine ci è arrivata? Come nella scelta della relazioni, anche nelle elezioni la razionalità ha un peso molto relativo. Gli schemi sono pressoché gli stessi e a cambiare sono i nomi. Oggi c’è Carmela o Cordero e domani ci saranno Pamela o Oliviero. In fondo ciò che urta quando si è traditi è che il partner ha visto nell’amante ciò che non vede più in noi ma che vede in lui/lei. La patologia dell’amore (anche per un partito) è che il nuovo partner rappresenta la lucidità sui limiti del partner precedente e tuttavia ci rende miope sui limiti dell’attuale.
    Il che vuol dire che se tradire/divorziare dal Pd è per chi lo ha fatto la scelta più ragionevole, non è detto che la nuova scelta sia migliore della precedente. D’altronde se anche il nuovo partito si rivelasse deludente rimarrebbe ancora la possibilità di sostituirlo con il successivo. All’opposto sommamente irrazionale è cercare di far andare avanti una relazione che non funziona. Almeno cambiare per cambiare regala attimi di autentica ebrezza e a parità di partner risultati insoddisfacenti il cambiamento ha regalato qualche endorfina in più🙂
    Tutt’altor discorso sarebbe invece se larelazione (cos’ come la scelta politica) si basasse solo su criteri di razionalità tale per cui l’ordine di preferenze è noto e non circolare (Pd>M5s>Pdl>Pd…). In questo caso il divorzio sarebbe sempre un miglioramento.
    Ahimé, gli uomini non (cor)rispondono a questi ideali di logica e così come vedi soggetti recidivi che riescono perfino a risposarsi, e più, volte, così ci sono persone che riescono addirittura ad avere lo stomaco di rivotare – e perfino partiti diversi.

  53. Ugo, capisco la tua tendenza a piegare quello che gli altri dicono al tuo personale punto di vista ma era ai grillini (e più in generale agli italiani) che mi riferivo quando riflettevo sul “ripetere gli stessi schemi”. Del resto l’Italia è il paese dove tutto cambia perché niente cambi… Ti suggerisco un articolo di Curzio Maltese su La Repubblica di oggi (sempre che il vostro leader vi conceda di leggere certi giornali “del sistema”).

  54. @Ilaria
    “La tua tendenza a piegare quello che gli altri dicono al tuo personale punto di vista ” è una frase che rivela una tendenza a piegare quello che gli altri dicono al tuo personale punto di vista. Ci ha pensato oppure è piagata fatalmente sul suo punto di vista?
    Io usavo il ménage à trois per parlar degli elettori in generale e dei fedifraghi del pd in particolare. Se avessi voluto sviluppare la sua frase (ripetere gli stessi schemi) avrei dovuto constatare che l’affermazione conduceva all’autogol di sconsigliare agli eletti del movimento cinque stelle di allearsi col Pd. Questo non è piegare il suo pensiero ma mostrare la debolezza persuasiva della sua comunicazione.
    Quanto all’articolo di Curzio Maltese, lei mi consiglia letture religiose e sono ateo da sempre. Per quel che posso controllarecon le mie modeste competenze, è un articolo che riporta una serie di falsi intenzionali riporto, da peccati giornalisticamente veniali (Grillo e Casaleggio “sono agghindati come rock star, tipo lo zio di Jim Morrison e il cugino di John Lennon) a veri peccati mortali (“Grillo avrebbe espresso apprezzamento per Passera”; “Grillo e la stampa amica spingono perché Napolitano dia l’incarico a Corrado Passera”).
    Il lettore ingenuo è a questo punto imbeccato dell’interpretazione maltese che segue, visto che Curzio (“Passera uno dei manager più evanescenti che i poteri forti italiani abbiano espresso in questi decenni”) ha gioco facile a svilire come contraddittorie e gattopardesche le strategie di Grillo prendendosela contro posizioni che non ha sostenuto, nel più classico degli espedienti sofistici qual’è l’argomento dell’uomo di paglia.
    Gattopardismi e autoritarismi grilliani che ci saranno anche, ma di sicuro non sono qui.

    ps
    Io non sono iscritto a nessuna tifo – a differenza di lei che pare inquadrare tutto, e sopratutto me, in questa patologia gastointestinale. Sono di sinistra ma non siedo allo stadio e la curva la vada a cercare altrove.
    Purtroppo Repubblica la leggo da sempre e non mi permetto di squalificarla sulla base del fragile argomento dell’essere “di sistema” bensì sul suo scrivere balle. E lei mi ha messo masochisticamente sotto il naso proprio l’ennesimo caso che, ahimè, conferma quella che ormai è da anni una regola.

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