Grillo incappucciato e la deriva delle interpretazioni

Su Grillo che appare incappucciato fuori dalla villa in Toscana sono stati in molti, sui media e in rete, a improvvisarsi semiologi: c’è chi ha ricordato il Ku Klux Klan, chi le olgettine inseguite dai fotografi, chi il subcomandante Marcos, chi addirittura i prigioneri di Abu Ghraib. Nella maggior parte dei casi sono immagini inquietanti, che confermano il pregiudizio che Grillo sia un tipaccio pericoloso, che ordisce trame oscure e viene a sua volta pilotato dall’ancor più oscuro “guru” Casaleggio.

Grillo incappucciato

A me che la semiotica cerco di usarla con serietà, ma senza eccessi, tutti i santi giorni, hanno insegnato fin da piccola che bisogna sempre cercare “i limiti dell’interpretazione” (Eco 1990) e distinguere fra l’“interpretazione” di un testo (legittimata da ciò che il testo davvero dice, presuppone, implica) e il suo “uso” (che distorce e tradisce il testo), bisogna evitare insomma che le interpretazioni se ne partano per una deriva tanto fantasiosa quanto aberrante.

In questo caso fra l’altro, senza scomodare troppa teoria, basterebbe applicare il buon senso. Cosa dice davvero il testo «Grillo incappucciato con piumino da sci che si affaccia fuori casa con Benni che ride, che fa ciao-ciao con la manina ai giornalisti che lo assediano, ridono come pazzi e una gli dice pure “È troppo ganzo Beppe, lei è un ganzo”»? Cosa ci dice davvero il testo «Grillo che, sempre con lo stesso piumino incappucciante, fa jogging in spiaggia, sempre inseguito da giornalisti che sghignazzano, e alla fine torna a casa con Benni che dice ridendo “Siamo prigionieri” mentre i giornalisti ripetono “Il governo, il governo” ancora ridendo»? Cosa ci dicono davvero questi due testi?

Dicono che il piumino incappucciante con occhialoni è un modo scherzoso per dire solo e semplicemente: «Voglio una pausa, lasciatemi in pace», ma anche «Mi basta un cappuccio per stupirvi e gettarvi nello scompiglio». Un simbolo, un comportamento e un contesto che non hanno nulla di inquietante: c’è tanto sole, ci sono il verde, la spiaggia e il mare, c’è movimento fisico (lui corre, gli altri pure), ma soprattutto tutti ridono ed è facile immaginare che pure Grillo, dentro al cappuccio, stia ridendo di gusto. E allora? Poveri giornalisti, poveri media che annaspano e non ci capiscono più nulla.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

26 risposte a “Grillo incappucciato e la deriva delle interpretazioni

  1. ” E allora? Poveri giornalisti, poveri media che annaspano e non ci capiscono più nulla.”

    Credo sia questo il problema dei media. Ciascuno ha la coazione a scrivere e così vedi cronisti nevrastenici e opinionisti in crisi di astinenza, ed è comprensibile che la reazione del tossicodipendente (abituato ormai ad aumentare la dose per ricavarne oggi lo stesso effetto di ieri) alla mancanza di sostanza sia il dare di matto.
    Wittgenstein è passato alla storia tra i non addetti ai lavori per la sua frase: “su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. Eco ci ha spiegato la differenza tra uso e interpretazione ma ha anche improvvidamente regalato ai giornalisti la giustificazione alla loro ragione di esistere: “su ciò di cui non si può parlare si deve narrare”.
    Il problema è che un bel silenzio non fu mai scritto.

  2. A me hanno anche insegnato che gli oggetti vanno analizzati anche in relazione agli altri oggetti sullo stesso piano. In questo caso nulla da dire su Stefano Benni? Uno dei più grandi autori contemporanei: mi pare che sia un autore satirico e notoriamente posizionato a sinistra. A parte ciò quoto Ugo e il silenzio.🙂

  3. Quella giacca è la stessa che va molto di moda tra gli amichetti di mio figlio, 6 anni. E’ stata l’unica cosa che mi è venuta in mente stamattina vedendo Grillo così abbigliato su SkyTg24.
    Come dici tu, proprio nulla di inquietante.

  4. Credo che un’analisi del genere (sia pure abbozzata su un blog), non colga il centro del problema, ciò di cui più ci stupiamo. Analizziamo, piuttosto, il Grillo incappucciato in qualità di enunciato à la Foucault dell’Archeologia del Sapere. La cosa che credo sia importante è capire come Grillo incapucciato si inserisca in una serie di testi “politici-satirici” e come reagisca con questi. Questo ci può spiegare qual’è lo sguardo che i media hanno tenuto e perché. Non importa se hanno fatto bene o male a dedicargli attenzione (questione politica), se hanno colto il senso (questione ermeneutica), bensì quale sguardo vi si applichi, quale pratica discorsiva richiami. Allora si vedrà, credo, perché non potrebbe esserci un Bersani incappucciato che attiri tanta attenzione (non saprei per Berlusconi, bisognerebbe fare l’analisi per capire).

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  6. Cara Giovanna, a me Grillo incappucciato non aveva provocato alcun pensiero inquietante: una semplice maschera, utilizzata per far parlare di sè senza doversi neppure sforzare a dire qualcosa… Un nuovo modo di far politica? A me non entusiasma, così come non mi piace il “silenzio stampa” dei neo eletti: è gratificante sentirsi “diversi”, ma perchè essere così timorosi anche di esprimere le proprie idee e di farle conoscere…. Io sono ancora affezionato all’idea della Politica come indicazione delle 4,5,6,10 cose importanti da realizzare e del come e con chi realizzarle. Perchè Grillo ha ottenuto un successo indiscusso, ma con una parte del restante 75 per cento che non lo ha votato dovrà pure mettersi d’accordo. Invece su questo c’è un silenzio assoluto, con i giornalisti che pensano di fare il loro mestiere e si limitano invece a fare gli acchiappagrilli (o a parlarci del cagnolino di Monti o di Berlusconi che pulisce le sedie): questa è l”informazione” a cui abbiamo diritto, mentre dietro le quinte operano oscuri “mediatori”. Un invalicabile muro di gomma, molto simile a quello di Bersani….

  7. ancora brava, e complimenti,
    è sempre un piacere leggere le tue analisi,
    ciao,
    GB

  8. @Antonio Nanni
    Ecco, usare Foucault è la quintessenza del fare un uso dei testi, come poi tutto il poststrutturalismo e il post moderno.
    E infatti anche lei nel suo comemnto è partito per la tangente e velocità luce.

  9. Siamo in un paese dove gran parte dei politici hanno le guardie del corpo…ho visto un giovane prossimo parlamentare del M5S che si faceva una sigaretta,strano eh…mimetizzati Grillo perchè sei divenuto un obiettivo sensibile…per la tua privacy e sicurezza.

  10. @ Ugo. Mi scusi ma non riesco fino in fondo ad afferrare le sue critiche. Siccome sono, mi pare, due rispondo separatamente.
    1) Mi spiace se non sono stato chiaro. La domanda che può muovere un’analisi archeologica (i.e. foucoultiana) del Grillo incappucciato è “come mai i media ci prestano attenzione? Perché Giovanna Cosenza vi ha dedicato un post?” Mi sembra tutto furoché partire per la tangente. Certo, condurre l’analisi porta poi ad usare strumenti teorici non banali, che portano lontano. Ma questo vale anche per la semiotica, per la critica letteraria, per la filologia, ecc. Non credo che questo aspetto possa essere criticato.
    2) Non capisco se la sua è una critica teorica a Foucault o semplicemente una banalità da umanisti, tipo — mutatis mutandis — “non ci sono più le mezze stagioni”. Nel primo caso, non mi pare il commento su questo blog il luogo giusto per approfondire. Non sono d’accordo, sia chiaro. Ma non posso rispondere qui (le regole discorsive non me lo consentirebbero, sarei fuori luogo). Al più le posso dare modo di contattarmi o rinviarla ad alcuni testi che secondo me rispondono a ciò che lei sostiene. Nel secondo caso, mi spiace, non ho il potere di rispondere ai luoghi comuni.

  11. Giulio Marotta: “A me non entusiasma, così come non mi piace il “silenzio stampa” dei neo eletti: è gratificante sentirsi “diversi”, ma perchè essere così timorosi anche di esprimere le proprie idee e di farle conoscere”

    Pensiamo in modo strategico: qual’è lo scopo dei media? Produrre “notizie” per introitare denaro in forma diretta o mediata dagli spazi pubblicitaria pagamento. Ovvio. Qual’è lo scopo dei media vicini a idee politiche diverse dal quelle del m5s, quindi quasi tutti? Mostrare che questo nuovo modo di votare, fare politica, trattare l’informazione, rispettivamente è incosciente, impreparato, antilibertario.
    Strategicamente non ha senso quindi che il singolo pentastellato rilasci dichiarazioni che potrebbero essere (e magari sarebbero) diverse da un altro suo collega, in quanto il giochino li trucidrebbe come non coerenti, quindi impreparati, quindi inconsistenti.
    Si noti che la macchina mediatica, che oggi si lamenta della mancanza di informazione da parte di un movimento disorganizzato rispetto all’entità inaspettata del successo elettorale, produrrebbe informazione scorretta qualunque fosse l’atteggiamento comunicativo tenuto dai singoli membri del M5S (se non parlano insultantola funzione giornalistica in democrazia, e se lo fanno risultano incoerenti come chiunque debba eleggere portavoce preposti al ruolo). Perciò la fame frettolosa di informazione, genetica da parte dei media, deve essere invece tacitata da parte del cittadino intelligente. Prima di dare giudizi, aspettare che le parole siano pronunciate da chi è deposto a parlare per l’intero movimento secondo una linea politica che quel movimento sta deliberando collettivamente.
    Perché essere ansiosi? La politica è un piatto che va mangiato freddo.

  12. @Antonio Nanni
    Quanto al punto due: l’analisi archeologica di Foucault è quintessenza di ciò che è uso del testo rispetto a ciò che è interpretazione e lungi dall’essere strumenti teorici non banali sono invero semplicemente strumenti teorici totalmente arbitrari. Se n’era accorto oppure li ha eletti a stagione di una vita?
    Invece sul punto uno lei è recidivo. Ha talmente desiderio di inforcare gli occhiali di Foucault da ritenere ovvio che sia un elemento dirimente la questione. Cosa ci interessa di sapere perché Giovanna Cosenza scrive quel che scrive o perché i media trattano questo argomento e non un altro? Queste sono discussioni sulle intenzioni da dare in pasto agli psicoanalisti, che non a caso flirtano con volentieri col poststrutturalismo dei Lacan e di notte magari cercano conforto “teorico” con la filosofia dei Foucault.

  13. @ Ugo
    Ma vede non è che pensiamo cose contrarie, partiamo da punti di vista diversi. Cos’è “la questione” cui lei si riferisce? Io, da studioso, sono interessato a certe cose. Giovanna Cosenza è studiosa anch’ella e mi sono permesso di suggerirle un possibile percorso d’analisi. Leggendo i suoi commenti, signor Ugo, mi sembra di capire che lei vede la vicenda da un punto di vista politico. Perciò, giustamente, può dire “che me ne cale del discorso foucoultiano?”. Sotto questo punto di vista è un suo diritto dirlo. E le dirò che non sono neppure in totale disaccordo con ciò che ha scritto. Semplicemente non è ciò di cui parlavo.
    Sulla “totale arbitrarietà” degli strumenti bisogna essere un minimo chiari (e chiedo scusa per quanto è fuori luogo l’intermezzo teorico). L’arbitrarietà è sempre totale — non è che si è arbitrari a metà. Ora, le ipotesi sono arbitrarie per definizione. Scegliamo un’ipotesi piuttosto di un’altra per la sua euristicità (quanto ci è utile, quante cose ci può aiutare a spiegare). Ora in ambito umanistico l’euristicità è molto difficile da valutare. Ma la faccenda si riduce al fatto che se io voglio spiegare certe cose (perché si parla di Grillo incappucciato) allora le ipotesi di Foucault (ma pure quelle di Eco…) mi sono più utili di altre. Vede, ancora una volta dipende da qual’è la questione.

  14. @Antonio Nanni
    Questo è un blog di comunicazione e Cosenza parla da persona interessata a cassare o promuovere strategie persuasive. Io pure.
    Quanto alla frase “Scegliamo un’ipotesi piuttosto di un’altra per la sua euristicità (quanto ci è utile, quante cose ci può aiutare a spiegare)” è la porta del delirio. Scegliamo un’ipotesi piuttosto di un’altra per la ricerca del vero non dell’utile. Magari potrebbe tornare ai suoi studi e capire la differenza.
    Infine il fatto che in ambito umanistico l’arbitrarietà sia di casa non vuol dire che certe discipline e metodi non siano più validi di altri. Diciamo che il poststrutturalismo è il primo che buttiamo dalla finestra, sempre che lo scopo sia dire cose sensate. Se noi vogliamo spiegare “perché si parla di Grilllo incappucciato” il criterio interpretativo da rasoio di Occam mi dice che l’ipotesi più economica è che si parlerebbe di Grillo anche senza il cappuccio, e si parlerebbe di Grillo perché la politica italiana deve eleggere un Governo in assenza di maggioranza e i suoi voti sono l’ago della bilancia.
    In quale modo le ipotesi di Foucault possano essere utili ad arricchire questa ovvietà lapalissiana a tutti ilettori che leggono Cosenza e pure lei, mi sfugge. O forse crediamo che occorra conoscere la tradizione del saio, la negromanzia, il cappuccio rosacrociano, etc etc?

  15. @ Ugo
    Guardi, le rispondo con dispiacere per un’ultima volta perché ho davvero da fare (devo, appunto, tornare ai miei studi). Spero di chiarire le questioni, che a me sembrano chiare ma che, mi pare, lei non afferri. (Sia chiaro: colpa delle mie pessime doti di comunicatore che fanno fatica ad adeguarsi al contesto, non è colpa sua). Ancora una volta chiedo scusa per quanto sia fuori luogo ciò che scrivo. Lo scrivo perché non rispondere (non giustificando la non-risposta) equivarrebbe a darle ragione o a far credere che mi senta superiore.
    Io conosco Giovanna Cosenza come professoressa Cosenza, per questo mi sono permesso il consiglio. Se l’ha trovato fuori luogo avrebbe potuto semplicemente non degnarlo di risposta, piuttosto che sostenere posizioni che trovo francamente insostenibili ad un livello adeguato di approfondimento (cosa che ovviamente non si può ottenere in questa sede!). Innanzi tutto, l’arbitrarietà delle ipotesi è alla base dell’epistemologia di Hjelmslev, cui la professoressa si rifà, sia pur molto indirettamente, parlando da semiotica. In secondo luogo, la frase “Scegliamo un’ipotesi piuttosto di un’altra per la ricerca del vero non dell’utile” mi suggerisce che non solo io devo tornare a studiare. Questa, infatti, è una posizione positivista che non riscuote più consenso da almeno (ma almeno almeno) 50 anni. Non si parte da una ipotesi cercando il vero, semplicemente perché al giorno d’oggi si pensa di creare modelli. I modelli possono funzionare o meno, ma non sono veri (cioè non sono neppure falsi, la categoria vero/falso non si applica ai modelli). Un modello che spiega bene i dati sperimentali funziona, uno che non li spiega non funziona (certo, questo nelle materie umanistiche è molto difficile da verificare). Siccome un modello non è nelle cose (cioè non è vero o falso) ma è una semplice ipotesi di lavoro, non fa problema ammettere che un giorno arriverà un modello che spiega altrettanto bene i dati sperimentali già spiegati, ma riesce pure a spiegare quello che gli attuali modelli non spiegano (oppure, applicando Occam, li spiega più “economicamente”). E questo io intendevo con “euristicità”. Guardi, prima di gridare alla lesa verità le dirò che pure nelle scienze dure la si pensa così. Per dimostrare che il MODELLO Standard è un buon modello (trovando il bosone di Higgs) abbiamo costruito LHC al CERN. (Considerato il costo direi che persone molto potenti la pensano come me.) Questa è un’epistemologia “costruttivista”, che è alla base non solo dell’odiatissimo post-strutturalismo, ma dello strutturalismo stesso. Spero di avere un minimo scalfito le sue certezze, almeno su questo.
    Infine, le dico. Non è così lapalissiano che si parli del incappucciamento di Grillo. Non dico che non sia chiaro perché si parli di Grillo. Quello che è meno chiaro è perché si dia risalto a certi comportamenti e perché questi stessi comportamenti non siano sentiti in contraddizione col personaggio Grillo come (lo) si è costruito (con ciò che ha detto e fatto da comico e da politico). In particolare, siccome anche fare jogging sembra essere dai media interpretato come un atto politico, è in discussione un argomento non banale: cosa è politico per Grillo? il personale è politico per Grillo? Come ha declinato il rapporto tra spettacolo e vita privata in ciò che ha fatto sinora? Se ci si pensa, non possiamo immaginare Bersani che viene inseguito in cappuccio dai cronisti, non sarebbe coerente con la sua figura. Questa coerenza si può studiare con Foucault, senza delirare affatto ma andando ad analizzare sotto questo punto di vista ciò che Grillo, il movimento 5 stelle (e per contrasto gli altri politici) hanno detto e fatto.

  16. Spendo due parole per contrastare le tesi proposte da Antonio Nanni riguardo alla scienza, purtroppo largamente diffuse in ambiti umanistici.

    Ipotesi, modelli, teorie non sono arbitrari, nella scienza seria. Se lo fossero, anche Antonio Nanni potrebbe proporne a iosa, ma non credo si azzardi a farlo.
    Potrebbe invece legittimamente sostenere che le ipotesi (ecc.) sono… ipotetiche.🙂

    Ipotesi, teorie e modelli sono invece costruiti in modo da poter essere confutati dai dati.
    Quelli che risultino in accordo con tutti i dati rilevanti e che consentano spiegazioni e previsioni altrimenti impossibili — risultati entrambi difficilissimi da ottenere — sono *più veri* di quelli confutati anche da un solo dato. Invece di dire *più veri* si può dire qualcosa di più sofisticato, ma il senso grosso modo è quello.

    Su questo scienza e buon senso — “positivisti” o “non positivisti” che siano — continuano a concordare, non ostanti i discorsi di filosofi e umanisti digiuni di scienza e privi di buon senso.

    Va detto, a difesa di Antonio Nanni, che non si riuscirebbero a dire le cose che dice senza avere letto molti libri.😉

  17. Ho scritto: “Ipotesi, teorie e modelli sono invece costruiti in modo da poter essere confutati dai dati.” Aggiungo che anche solo fare questo, senza ipotizzare cose banali, è estremamente difficile, e non può certamente essere fatto in modo “arbitrario”.
    Una caratteristica di tantissimo pensiero spazzatura è che è inconfutabile.

  18. Antonio Nanni scrive: “In secondo luogo, la frase “Scegliamo un’ipotesi piuttosto di un’altra per la ricerca del vero non dell’utile” mi suggerisce che non solo io devo tornare a studiare. Questa, infatti, è una posizione positivista che non riscuote più consenso da almeno (ma almeno almeno) 50 anni”

    Ma nemmeno per sogno. Non riscuoterà successo nei dipartimenti di filosofia ma nella Scienza è così che funziona, con buona pace della rilevanza o meno del discorso filosofico (Kuhn e compagnia: quanti danni).
    Einstein non ha certo cancellato la validità delle equazioni di Newton, ma ha esteso il calcolo a velocità prossime alla luce. Al massimo è la metafisica con cui lei vede il mondo che ne ha risentito. Ma quelle equazioni sono vere, e infatti se si butta dal tetto di casa lei cade e non va in cielo e la morte è lì ricordarle la differenza tra vero e utile e sopratutto dove si deve mettere il suo soggettivismo costruttivista.
    Capisco che per campare nell’inconsistenza il consenso della comunità filosofica rasenti il concetto e la fatuità della moda, ma la Scienza la vada a imparare dagli scienziati che la fanno e non dai filosofi che non la capiscono e si permettono pure di scriverci i loro libri di epistemologia.

    “Guardi, prima di gridare alla lesa verità le dirò che pure nelle scienze dure la si pensa così. Per dimostrare che il MODELLO Standard è un buon modello (trovando il bosone di Higgs) abbiamo costruito LHC al CERN. (Considerato il costo direi che persone molto potenti la pensano come me.) Questa è un’epistemologia “costruttivista”, che è alla base non solo dell’odiatissimo post-strutturalismo, ma dello strutturalismo stesso. ”

    Questa poi! La costruzione di un esperimento per ottenere dati è contrabbandato da lei come un’ipotesi costruttivista basata sul post strutturalismo, che è l’esatto contrario della Scienza. Come dire che il bosone di higgs previsto dal modello standard e verificato da un esperimento la cui tecnologia permette in accordo con la teoria le alte energie necessarie non esiste che solo all’interno del paradigma costruttivista di chi lo enuncia, cambiato paradigma, cambiata la realtà. Lei dev’essere tra quelli che citano le equazioni di Heisenberg credendo che
    siano argomenti costruttivisti. D’altronde avevo già dimostrato la fuffa di certa filosofia poststrutturalista il ficio Sokal, da cui l’omonimo caso.
    Insomma, ignoranza totale di come funzioni la scienza. Esca dal suo buco intellettuale: c’è un mondo là fuori.

  19. Dalla voce su Wikipedia sul Movimento 5 Stellle (http://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_5_stelle) si ricava il link per il “non statuto” del Movimento 5 Stelle, in cui trova conferma nero su bianco che si tratta di un’organizzazione che non ha alcuna caratteristica giuridico-formale associativa e che è sotto l’esclusivo controllo di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti di uso del relativo contrassegno, registrato a suo nome. L’adesione al movimento coincide con l’iscrizione al sito http://www.beppegrillo.it e quindi è subordinata alla accettazione di chi controlla tale sito-blog e può essere annullata (si parla di “cancellazione dell’utente”) in qualsiasi momento in caso di ritenuto venir meno dei requisiti necessari.
    In coerenza con il carattere non associativo del movimento, non sono previste quote di adesione (dalle quali potrebbero derivare pretese in linea di diritto degli aderenti), ma solo eventuali volontarie sottoscrizioni per singole iniziative.
    In tale quadro risulta del tutto evidente l’incompatibilità con qualsiasi principio democratico della pretesa di Grillo di cancellare il principio costituzionale della libertà del mandato dei parlamentari.

  20. @Teresa
    “[…] si tratta di un’organizzazione che non ha alcuna caratteristica giuridico-formale associativa e che è sotto l’esclusivo controllo di Beppe Grillo”

    Lo sa che sarei d’accordo con lei? Peccato che a voler studiare un po’ si scopre che i partiti italiani sono giuridicamente inquadrati alla stessa maniera, sa? Riassumiamo un po’ per tutti voi/noi analfabeti pure del diritto, che però credono di vedere unicità quando sguazzano da anni nella stesso guado.
    La Costituzione prevede direttamente la figura del partito, utilizzando la nozione comune delle forme di aggregazione politica di stampo post risorgimentale. Ai tempi della costituente, l’unico vero partito conosciuto era il Partito Nazionale Fascista, vero e proprio organo di potere, essendo fuorilegge tutti gli altri. In seguito i protagonisti della resistenza e la Chiesa cattolica hanno celebrato la figura del partito, quale organo di potere nei fatti, conferendogli rango costituzionale, e ponendo fuorilegge il PNF. Autolegittimatisi alla conduzione della cosa pubblica (per cui è il caso di definire questa una repubblica parlamentare AND partitocratica), essi hanno anche blindato il sistema autoconferendosi il potere di elaborare i regolamenti delle Camere con l’attribuire a essi un rango più elevato di qualunque legge ordinaria, una cosa a metà strada con la norma costituzionale. I cd. padri costituenti, non si sono preoccupati di dire cosa fossero, o si son guardati bene dal farlo, limitandosi ad una fugace definizione di “”soggetto” che determina con metodo democratico la politica del paese (art. 49 C.)”, abbandonando nel magma dell’indistinto e dell’insondabile il mondo interno dei partiti. Pessime sono le leggi che si riferiscono a soggetti del diritto senza disciplinarli, ma raccogliendone soltanto la nozione sociale. Giuridicamente i partiti sono associazioni non riconosciute, previste e regolate da tre articoli dal codice civile, alla stregua di qualunque altro soggetto collettivo che si occupi di numismatica o di scopone scientifico. L’associazione non riconosciuta è lo schema più semplice del diritto civile e quello con minori controlli sia amministrativi che giurisdizionali. A fronte di tale riconoscimento di libertà (”facciamo un po’ come cazzo ci pare”), essa chiede poco o niente allo Stato. I partiti, e i sindacati, invece, tenendosi il buono del sottrarsi ai controlli e alle censure (col solito pretesto del timore del riparo dal Governo autoritario), si sono intascati, dopo esserseli decisi, finanziamenti e agevolazioni, usandoli in maniera oscura, come denunciato dalla Corte dei Conti. Gli Statuti, quasi tutti uguali, sono norme organizzative interne, depositari di platonici principi generali nel perseguimento degli scopi, che a ben vedere (palese nello statuto del PDL) rimettono al gruppo dirigente il compito di darne una definizine concreta. Sono gusci vuoti, riempiti delle ideologie variabili dei loro gruppi dirigenti. Non esistono criteri e procedure. Tutti sono affetti dal centralismo democratico rimproverato all’epoca al PCI e oggi alla Repubblica popolare cinese.
    Ops

  21. In realtà è era una campagna della Ai storm (www.ai-storm.com)😉
    “Ai storm è pianificare itinerari
    avventurosi. Rompere il ghiaccio.
    É stupire gli amici. É essere a proprio agio.
    É essere protetti da un guscio di futuro
    Ai storm é una giacca da cittadino
    del pianeta pensata per lanciarsi
    alla scoperta del globo.
    Cambia i colori i rumori la musica e la vita.
    Rimane integra sotto ogni minaccia etica ed estetica.”

  22. Uno non può svegliarsi la mattina e trovarsi insultato per cose che non ha mai detto. Mi si critichi almeno per ciò che sostengo!

    @ Ben

    Guardi sono solo un pessimo comunicatore. Dovevo frequentare più lezioni della professoressa…La penso esattamente come lei. La questione, come lei giustamente

    mette in luce, è nel “più veri”. Se la si prende da un punto di vista teorico (terreno su cui Ugo mi ha attaccato) non è da poco. Da un punto di vista teorico

    non si può dire “più veri”, si deve parlare di efficacia, euristicità. Ma se ci fermiamo prima, al livello di “rendere l’idea”, allora sono perfettamente

    d’accordo.
    Insomma, quando scrivo “Un modello che spiega bene i dati sperimentali funziona, uno che non li spiega non funziona” intendo proprio che, come ha scritto lei,

    “Quelli che risultino in accordo con tutti i dati rilevanti e che consentano spiegazioni e previsioni altrimenti impossibili — risultati entrambi difficilissimi

    da ottenere — sono *più veri* di quelli confutati anche da un solo dato.” Più veri = funzionanti, va bene?

    @ Ugo @ Ben

    Il signor Ugo mi continua a mettere in bocca parole non mie, oltre che insultarmi senza neanche utilizzare velate allusioni. Non sto dicendo che si può

    legittimamente dire tutto e il contrario di tutto. Morirò se cado dal tetto, la ringrazio dell’avvertimento, ma già lo sapevo. Inoltre, Sig. Ugo, le consiglio di

    informarsi un minimo su ciò che fa finta di conoscere: almeno sapere ciò che all’incirca è scritto nei libri che critica. In effetti, credo non ci sia un libro

    più chiaro nell’attacco all’idea di soggetto di Archeologia del Sapere. Mettendomi alla sua ombra di tutto mi si può accusare, ma non che proclamo la vittoria di

    un’indefinito “soggetto costruttivista”. Finora non glie l’ho fatto notare, ma dopo che lei ha deciso di rispolverare stantii stereotipi per appiccicarmeli

    addosso mi sembra mio dovere staccarmene: provi a leggere ciò che critica. Comunque vorrei mostrarle che diciamo in fondo cose che nella pratica non sono molto

    dissimili — solo teoricamente sono molto differenti, ma questo non è il livello in cui lei si pone.
    Forse il problema è stato nell’aggettivo “arbitrario”. Nel lessico quotidiano significa qualcosa di simile a “ingiustificato”, ma nel lessico che uso (e pensavo

    usasse pure il sig. Ugo, che però usa un lessico da bar, seppur un bar colto, spacciandolo per teorico) prende significati più profondi.

    L’ingiustificatezza/arbitrarietà di un’ipotesi (nel mio lessico) sta in soldoni nel fatto che non deve rendere conto al senso comune, a nessun criterio di

    ragionevolezza. Se uno ci pensa non è stato sempre di dominio comune che il mondo si può spiegare attraverso invisibili particelle elementari, o che la Terra

    giri attorno al sole. Siccome queste ipotesi si sono rivelate fruttifere (dico “fruttifere”, per dire “euristiche”, ma, Sig. Ugo, lei probabilmente userebbe la

    parola “vere”; le chiarisco subito perché non mi piace) non si capisce allora perché dovremmo fermarci al senso comune nelle discipline umanistiche.
    Faccio un esempio idiota che semplifica la questione sulla natura ondulatoria o particellare della luce. Se io ipotizzo che la terra in realtà è un

    parallelepipedo nessuno può logicamente falsificare la mia ipotesi (perché è una ipotesi, ergo si assume come vera da definizione; al più per falsificarla si usa

    un procedimento “per assurdo”, ma spesso è impossibile farlo). Si può però farmi notare che questa ipotesi non spiega molti dati, anzi tutta una serie di dati

    che prima erano spiegati ora fanno problema. Per esempio, perché vediamo la Terra come una sfera nelle immagini dal satellite? Questa ipotesi va rifiutata perché

    non euristica (e non perché arbitraria), cioè non in accordo, come diceva Ben, con i dati rilevanti. Facciamo, però, finta che ci sia un fenomeno qualsiasi che

    viene spiegato solo se si ipotizza la terra a parallelepido e non a sfera. Sarà nostro dovere rimettere in questione ciò che credevamo assodato: costruiremo un

    modello che ipotizzando la terra a parallelepipedo spiega tutti i dati. Mettiamo, però, che qualcuno si renda conto che tutti gli stessi dati possono essere

    spiegati anche con un modello di Terra a piramide. Avremmo quindi due modelli, piramide e parallelepipedo, che funzionano entrambi. Quali dei due scieglieremo?

    Quello più economico (Occam), però non diremo che quello scelto è un modello vero. Niente ci garantisce che quello “vero” non sia l’altro modello, che in

    effetti, funziona ugualmente. Anzi, a pensarci, bene bisognerebbe mettersi d’accordo sulla nozione di vero, che ha delle implicazioni metafisiche mica da ridere.

    Piuttosto che dire il modello scelto è “vero” si dirà — con più cautela epistemica e metafisica — “funzionante”. Quindi, si ritiene un’ipotesi buona non perché

    sembra di buon senso, ma perché ci aiuta a spiegare qualcosa — e in questo senso un’ipotesi è “arbitraria”.
    Ritornando a Foucault, questo significa che adottare le sue ipotesi arbitrarie, magari lontane dalle nostre abituali credenze, ci aiuta a rendere conto di molti

    dati. Il problema epistemico vero (mi rivolgo a Ben) sta proprio nella falsificabilità di ciò che si dice in ambito umanistico: ciò che si può chiamare dato. Lo

    faceva notare già Franco Moretti nel 1983, uno studioso a cui senza dubbio mi ispiro. Uno che ora studia la letteratura con la statistica e numeri proprio per

    questo motivo (a Stanford tra l’altro, non il più brutto buco nel quale rinchiudersi, sig. Ugo).
    Quindi, concludendo: si può ipotizzare tutto e il contrario di tutto, ma si scieglie l’ipotesi che spiega di più e meglio. In ambito umanistico è particolarmente

    difficile capire che cosa “spiegare di più e meglio” significhi. Siamo molto lontani dal poter dire tutto o il contrario di tutto. Non so il perché il fatto che

    parli di Foucault sembra avermi attribuito posizioni idealiste o nichiliste che non ho mai sostenuto. Anzi il perché lo so pure, ma non fa onore al sig. Ugo. In

    generale, le nostre divergenze sono questioni di parole. Le parole sono però importanti a determinati livelli, un comunicatore dovrebbe saperlo.

  23. “L’ingiustificatezza/arbitrarietà di un’ipotesi (nel mio lessico) sta in soldoni nel fatto che non deve rendere conto al senso comune, a nessun criterio di
    ragionevolezza. ”

    Io userò anche un lessico da bar ma lei usa un lessico da neurodeliri. Forse nel suo percorso archeologico il sapere le ha un po ‘preso la mano (o dato alla testa) e lei pronuncia “cane” per “balena” e “radice quadrata” per “idraulico”. Quindi è prevedibile che finisca pre prendere lucciole per lanterne.
    Quanto all’ammirevole qualità del giudizio che riserva al suo ragionamento, qui concordo con lei e trovo plaonastico, oltre che gratuito accanimento, dire di più rispetto alle sue parole:
    “Faccio un esempio idiota che semplifica la questione sulla natura ondulatoria o particellare della luce”

  24. @ Ugo
    Vede il fatto che non ribatta alla mia osservazione che lei non ha letto Foucault, né argomenti alcunché (ma semplicemente mi dia dell’idiota) è per me sufficiente per capire che non ha armi dialettiche per controbattere. Non ho intenzione alcuna di spostarmi sul suo livello. Per la me questione si chiude qui. Le faccio solo notare che quello che lei lamenta del mio linguaggio dovrebbe invece essere garanzia della sua univocità. Dare nuovi e precisi significati alle parole che si usano è il primo passo verso la costruzione di un corpus coerente di conoscenze, perché nel linguaggio quotidiano le parole hanno spesso significati piuttosto variabili. La sua lamentela equivale a chiedersi perché la parola “insieme” in matematica non è uguale alla parola “insieme” del lingauggio quotidiano. Capisce anche lei, una lamentela fuori luogo (anche perché la matematica non prende “lucciole per lanterne”!). Con questo la saluto, le consiglio di leggere ciò che critica e le auguro di conservare il suo spirito battagliero!

  25. Il segno che io comprendo di Grillo che si fa portavoce della trasparenza e poi si copre il viso è sfocato, marcato male, quasi incomprensibile. Ma non è che penso male, penso confuso. La trasparenza è solo in un senso? In quello che esce dal mio rapporto senza faccia con il web?
    ????????

  26. Una mosca, ecco cos’era. E quello che ha comunicato, quello che aveva per la testa era una mosca che ronza sulla politica in putrefazione.

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