Il “lusso” a pochi euro della pubblicità di Lidl

La pubblicità rispecchia il target, ripetono molti pubblicitari se fai domande o commenti. E rispecchia la società, la cultura e il momento storico in cui vive, non solo l’azienda che l’ha commissionata e l’agenzia che l’ha realizzata. Vero. È dunque come specchio della società e del momento che stiamo vivendo, ma anche come riflessione sul target delle maggiori testate giornalistiche nazionali, che oggi propongo la doppia pagina che il discount Lidl pubblica in questi giorni. A fianco delle “morte viventi” di cui parlavo ieri, incontri questo (clic per ingrandire):

Lidl

10 risposte a “Il “lusso” a pochi euro della pubblicità di Lidl

  1. È un annuncio distante dagli spot da quattro soldi che Lidl ci propina da anni, ma sono ormai decenni che le catene dei supermercati hanno creato delle private label. Non è quindi una proposta innovativa.
    Direi che sia soprattutto un tentativo di sollevare l’immagine low profile di Lidl, non con l’offerta di brand esistenti, ma con una propria linea, rivestita del sostantivo lusso, già evocato dal nome della nuova marca.
    È molto facile che un pubblico sprovveduto come quello italiano abbocchi a queste cose.

  2. In una società in cui l’uomo è soprattutto ridotto a consumatore e durante una forte crisi economica, si cerca di attirare la clientela proponendo l’incantevole miraggio del lusso. Lusso a basso costo, lusso alla portata di tutti, il bengodi universale. Dobbiamo sentirci ricchi anche quando siamo poveri, dobbiamo fingere a noi stessi e agli altri di conservare o avere un benessere che, molte volte, è soltanto fittizio. E così il sogno continua, finché non sarà costretto a infrangersi contro un durissimo scoglio.
    Le donne-zombie del post precedente sono oggetti (cadaveri) fissi e immobili, esattamente come i tortellini e il parmigiano della foto di questo post.

    Aggiungo che non ho studiato comunicazione, per cui ho commentato in base all’istinto.

  3. Ho cliccato per ingrandire ed è apparso uno specchio. Mi sono visto consumatore intento a pregustare i tortelli ripieni al vecchio ronzino, il tiramisù ai metalli pesanti, il salmone selvatico e imbufalito, i cannoli siciliani con lupara… Basta ben poco ad evocare il lusso, a volte semplicemente nominarlo per renderlo vero. Ma questo pack non è diverso da quello di molti prodotti il cui costo è decine di volte maggiore, e con gli stessi identici contenuti. La messa in scena del prodotto, lo spettacolo della merce è quanto realmente acquistiamo. E, dunque, perché stupirsi? Se vediamo nelle donne-cadavere le aliene di un mondo diverso dal nostro è perché distraiamo lo sguardo da noi stessi, consumatori consunti.
    La pubblicità rispecchia il target? C’è chi sa riconoscere la miseria di lusso dedicata ai miserabili ma non si accorge di essere nella stessa identica barca. C’è chi pensa che altri siano sprovveduti ed abbocchino a queste cose e non si accorge di essere all’amo di altre, specifiche per il suo target.

  4. credo che lidl stia cercando di acchiappare i clienti che con sdegno non accettano di essere scesi di classe sociale, per cui li vuole coccolare con un prodotto bello e comunque più alla sua portata.
    colgo l’occasione per ringraziarla per aver scritto semiotica dei nuovi media, che a distanza di anni rileggo con piacere, mi ha molto aperto la mente!

  5. Guardate che stupida questa pubblicità:

  6. Quello di Moment non è uno spot. È un aborto di spot. Anche quello precedente era orribile, ma con quel “Capsule!” pronunciato alla fine si è arrivati a un livello così basso da superare i peggiori comunicati di Danone e Ferrero. Vergogna per l’agenzia che l’ha proposto. Vergogna per il cliente che l’ha accettato. Proporrei di fare per la pubblicità quello che è stato fatto per il cinema (il Razzie Award, il festival dei peggiori film).

  7. Grazie per la segnalazione, molto interessante. Ne abbiamo anche tratto un post http://www.mistralpubblicita.it/avvistamenti-e-tendenze/food-crisi-e-nuovo-lusso-il-caso-lidl-deluxe/
    Niente da fare, con la crisi cresce l’aspirazionalità, la voglia di allontanarsi anche per un attimo dalla propria condizione e consumare prodotti che ci facciano sentire più benestanti. Aspettiamo di vedere se questa tendenza si estenderà anche ad altri mercati. Ma è una scommessa stile “ti piace vincere facile”…

  8. Pingback: Freegans. Tutto il buono della spazzatura | SemioBo

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