«Maestra, ma l’artista può essere anche una femmina?»

«Perché tutti gli artisti della mostra erano maschi, e allora mi chiedevo se potevano esserci artiste femmine…». Comincia così il documentario di Pina Caporaso e Daniele Lazzara, girato con i bambini e le bambine della quarta A della scuola elementare Galileo Galilei di Pistoia.

Dura 50 minuti, ma credo sia il modo migliore per riflettere sul fatidico 8 marzo. Ringrazio Rossella Ghigi per avermelo segnalato.

PS: ti prego di vedere il documentario per intero, prima di commentare. Dura 50 minuti, ma ne vale la pena.

Scuola Galileo Galilei

26 risposte a “«Maestra, ma l’artista può essere anche una femmina?»

  1. 50 minuti di punti interrogativi e di stupore non tanto per il senso delle risposte dei bambini ma per l’educazione che sembra non cambi mai o che stia cambiando ma molto molto lentamente.
    Ho il ricordo di mia mamma che ha insegnato per 30 anni nelle scuole italiane tra l’infanzia e l’elementare considerata una maestra fuori dalle righe (parliamo degli anni 70) proprio per il suo modo di aiutare i bambini ad una “nuova visione” dei ruoli e a farli sentire liberi di esprimersi…ma spesso veniva richiamata dai direttori, dalle direttrici perchè i bambini dovevano crescere dentro a dei canoni e a quelle regole dettate dalla società “soffocando” le loro ambizioni. Per fortuna, oggi, le maestre possono educare con molta più libertà, stimolando i bambini a tutte le riflessioni possibili.
    Aiutare i bambini a crescere e a farli esprimere, aiutandoli a capire veramente ciò che dicono, ciò che ascoltano è una fortissima responsabilità che pochi insegnanti riescono a gestire. Il video è toccante, forse l’ ho interpretato in modo molto personale ma molte volte mi chiedo se sia “colpa” dell’informazione comunicata attraverso una Tv pilotata o se siano informazioni genetiche, appartenenti nel nostro DNA, nella nostra memoria costruita nei secoli e che quindi non sia possibile cambiarla.

    La domanda di Matilde mi ha commosso, mi ha riportata bambina e poi adolescente quando chiesi a mio nonno mentre restaurava delle statue: “Nonno, non vuoi che io lavori con te perchè sono una femmina?” – “Nonno, anch’io posso scolpire, anche se sono una femmina”. Da allora sono passati 25 anni.

  2. Mi è piaciuto moltissimo il progetto, che giustamente ha portato riflessioni innanzitutto tra i bambini. Credo che queste siano attività che lasciano il segno, che sono pronte a riemergere e far riflettere quelle persone forse più quando saranno adulte che non sul momento.
    Mi hanno impressionato alcuni aspetti emersi dal video: la prima innanzitutto è che le mamme sono citate come coloro che impediscono alle bambine di fare sport “da maschi”. Purtroppo una testimonianza di quanto anche le donne siano complici nel portare avanti stereotipi di cui sono vittime.
    La seconda cosa che mi ha impressionato è stato il bambino che afferma di voler lavorare a maglia senza essere preso in giro: le discriminazioni di genere fanno soffrire anche i maschi, aspetto spesso sottovalutato (e a mio avviso importante per far riflettere sull’importanza di queste tematiche). A questo stesso proposito ho notato come i maschi portino ad esempio di comportamenti femminili che li feriscono il luogo comune secondo cui l’uomo non è in grado tanto quanto le donne di svolgere alcune mansioni (tipicamente legate all’ambiente casalingo). Sicuramente figlio di un’influenza sulle bambine e sulle donne in generale che le imprigiona nel ruolo di “signore della casa”, ma anche un dannosissimo freno a cambiare questa disparità.

  3. Questo è il commento più bello
    “La domanda di Matilde mi ha commosso, mi ha riportata bambina e poi adolescente quando chiesi a mio nonno mentre restaurava delle statue: “Nonno, non vuoi che io lavori con te perchè sono una femmina?” – “Nonno, anch’io posso scolpire, anche se sono una femmina”. Da allora sono passati 25 anni.”

  4. La domanda di Matilde, quel giorno della mostra in cui me la rivolse, così, a bruciapelo, mi lasciò sgomenta. Mi chiedevo dove avessi sbagliato, come sua educatrice, per essere arrivate a quel punto ed averle consegnato, di fatto, un immaginario solo maschile, nell’arte come forse in tutto il resto. Il documentario parte da quella domanda, che ho discusso e ridiscusso con molte colleghe e il femminile plurale qui non è per nulla casuale, poiché il segmento di scuola in cui insegno è composto da donne, per il semplice motivo che purtroppo gli uomini se ne tengono ben lontani. Poi, una stupenda maestra di Milano mi ha fatto riflettere sul fatto che la vera novità è che Matilde abbia notato l’assenza delle donne e si sia posta la domanda. E mi ha anche fatto riflettere sul fatto che questa sua annotazione non fosse frutto del caso, ma di un’attenzione pedagogica ad interrogarsi sulle differenze. Poi, certo, l’immaginario dobbiamo cambiarlo, ed è questo un compito irrinunciabile per chi educa: attraverso il linguaggio, i canoni, la toponomastica, ma prima ancora con la nostra personale consapevolezza di genere. Un ringraziamento a Giovanna Cosenza che ha condiviso questo lavoro sul suo blog (che emozione!) e a tutti e tutte voi che ci avete dedicato tempo, parole, attenzione.

  5. Pingback: Clara Zetkin 8 marzo 1910 – 2013 | Forecastingirl

  6. ..ma perchè se ci riferiamo a bambini e bambine, continuiamo a chiamarli solo “bambini?” ciao luci

  7. Luciana, scusa: e io che ho fatto? Bambini e bambine.😉

  8. ..ma Giovanna, NON TU!!!!

  9. @Luziferszorn
    Un video al limite del patetico. Se c’è un mondo in cui non può esserci discriminazione di genere è la musica. E infatti non c’è. Fine. ci arrivi da solo o proviamo a spiegarcelo?

  10. appunto arrivaci da SOLO!

  11. Ug(hett)o mio (ti chiami così o è un omaggio a Tognazzi?), ho postato un video a tema: non ho fatto commenti perché non avevo né tempo né voglia di farne; a casa mia chi non dice nulla non sottoscrive il contenuto ideologico di ciò che si segnala (specie in un blog) – in ogni caso (vado di fretta pure ora) su ca un’ora di doc ci sono cose dette che si possono condividere e altre discutere (cosa mi pare che il video stesso faccia indirettamente). Se il discorso interessa posso tornarci. (peraltro avevo segnalato il video su IAMC (it arti musica classica), magari lo commento là e poi giro.

  12. Non che la cosa possa interessare a qualcuno ma sì, Ugo è il mio nome. Mi chiamo così perché i miei genitori volevano un nome corto che per lo meno si prestasse poco ai diminutivi e poiché è arduo diminuire il mio mi hanno per soprammercato regalato, col nome, un test per individuare i cretini che lo allungano.
    Incazzatura luciferina mia, voglio sperare che il tuo sia un omaggio a Stockhausen. Nel qual caso se posti un filmato come questo che parla di musica (che io mi sono visto per una buona metà) ti assumi la responsabilità per lo meno di darne un giudizio. A casa mia chi segnala un “contenuto ideologico” (che sublime lapsus, o mio Luciferota) si assume la responsabilità su ciò che posta. O lo irride, o lo approva.
    In questo tuo video abbiamo i resconti biografici di nullità musicali femminili (di cui la maggioranza baciapile che suonano tra baciapile) che vittimisticamente addossano alla cultura patriarcale il fatto che non sono diventate Martha Argerich sebbene la maestrina delle elementari a 6 anni dicesse loro che avevano talento, nonostante abbiano vinto il premio internazionale di Morterone, nonostante abbiano studiato e preso il diploma.
    Tutto qui: un video di denuncia della cultura dell’alibi declinata al femminista.

  13. Ok, Ugo (la cit del nome breve mi ricorda cmq il cinema…). Ci torniamo ma intanto riguardatelo tutto, il doc (l’ultimo intervento è il più interessante); ad ogni modo non è che l’opinione di un/a artista/musicista sul mondo debba essere valutata sulla base della propria produzione artistica. Non tutti gli artisti sono pensatori eccellenti, specie in ambito plitico, sociale, filosofico, etico, psicologico, etc…. Ed alcuni grandi maestri (cfr Nadia Boulanger) non sono stati affatto grandi compositori o esecutori. E credo valga anche per altri campi del sapere.

  14. @Luziferzorn “ad ogni modo non è che l’opinione di un/a artista/musicista sul mondo debba essere valutata sulla base della propria produzione artistica. Non tutti gli artisti sono pensatori eccellenti,2 specie in ambito plitico, sociale, filosofico, etico, psicologico, etc….

    Oh, guarda che questo tuo video (che ora ho finito penitenzialmente di guardare) non riguarda le opinioni di musiciste sul mondo, ma sul mondo della musica. E ciò che dicono non ha semplicemente senso.

    “Ed alcuni grandi maestri (cfr Nadia Boulanger) non sono stati affatto grandi compositori o esecutori. E credo valga anche per altri campi del sapere.”

    Ma cosa c’entra? Qui ci sono insegnanti di serie Z che si lamentano cripticamente di non essere diventate esecutrici/compositrici/direttrici per colpa maschile, mentre la ragione è semplicemente da ricercare nella mediocrità rispetto a un mondo, come è la musica, in cui esiste la serie A e poi sono tutte serie interregionali. Sentire queste intervistate dire che le donne in musica non raggiungono il vertice in quanto gli uomini hanno paura delle donne è patetico. Primo perché di donne in tutti i ruoli musciali e a tutti i livelli di vertice è pieno il mondo, sopratutto classico.
    Boulanger? D’accordissimo (ma Jarrett non riifutò una borsa a studiare con lei🙂 ). Se è per questo valgono anche tutte le altre combinazioni: grandi compositori che non sono stati esecutori (Boulez, Berio…); innumerabili esecutori che non sono mai stati esecutori; entrambi che non sono mai stati maestri.
    Ma qui si trtatta di lamentele da parte di chi voleva essere esecutore, compositore o conduttore e ritiene di essere stata castrata nella carriera ripiegando sulla funzione dell’insegnamento.
    E anche lì…

  15. Le artiste in musica non hanno mai avuto “problemi” quando la loro competenza era insostituibile: vedi la voce ad esempio. Ma c’è stato un tempo in cui la voce femminile non era ammessa o poco gradita e si risolveva con voci bianche, castrati e falsettisti vari. Poi tu (Ugo) parli di talento ma non di contesto e ambiente: come mai una pianista o una compositrice non fa specie ma una direttrice d’orchestra ancora si? Come mai nei filmati storici le orchestre sono tutte maschili? Davvero credi che il talento femminile al piano spunti una volta ogni 45 anni (cfr ad es Argherich1965/Avdeeva2010). Dai, su, via, nell’ottocento le fanciulle studiavano piano non per fare le concertiste ma per buona educazione. Le eccezioni ci sono sempre state ma tutte fanno capo all’ambiente culturale in cui nasci. La discriminazione agisce addirittura sull’uomo quando l’ambiente è ostile alla musica stessa. Se non fosse così dovremmo spiegarci il cambiamento in atto come un’evoluzione della specie – lol

  16. @Luziferszorn
    Felice anno nuovo, Luziferszorn. Siamo nel 2013. Oggi all’interno del mondo musicale (e sottillineo, musica) non ci sono davvero discriminanti di alcun tipo. Non so a chi faccia specie un direttore d’orchestra donna, e sia Young che Alsop sono solo la punta dell’iceberg. Il punto che forse non hai notato, nonostante apprezzi il tuo amore per la musica, è che ildirettore d’orchestra è una figura che assurge al ruolo mediamente a un’età avanzata rispetto alla esecuzione e composizione. In media, ripeto, oltre i 45-50 anni. Quindi c’è solo un effetto volano, che crea un’inerzia nella parità che se letta nella contingenza del presente rischia di condurre a letture della realtà sbagliate.
    Qui si può essere non solo ottimisti ma soddisfatti.

  17. Ah, bene, dunque ce ne sono state di discriminazioni. Abbiamo fatto un passo avanti! Ora sarebbe il caso di capire come mai la percentuale di donne nelle orchestre sia ancora bassa. Ah, dimenticavo, di Martha Argerich da giovane dicevano suonasse come un uomo – Della Avdeeva, Martha disse: “era ora” (più o meno – lol). Il mio amore per la musica… e per il sesso.

  18. @ luziferszorn

    Geeeeesù, nella mia classe di composizione in 5 anni si è presentata una sola ragazza, che vogliamo fare, andare a prenderle a casa? Obbligarle a imitare e fugare bassi allo specchio? Poi non so a livello statistica a che percentuali stiamo e rispetto ad altri paesi, ma in questo caso chissenefrega, non c’è nessun ostacolo discriminatorio.
    Per una volta non c’è niente da capire. Nell’immaginario collettivo il compositore e il direttore d’orchestra sono figure maschili, le ragazze ancora hanno in media poca curiosità, la maggior parte infatti canta, e giù corsi su corsi per imitare Giorgia, Elisa, Mina eccetera. Come per le materie scientifiche ( magari per una che vuole iscriversi in un istituto industriale conta il fatto di trovarsi in una scuola con troppi maschi e senza amiche che ne so ). Tutto qua.

  19. Forse l’ostacolo discriminatorio s’annida nell’immaginario collettivo – digressione satirica: “davanti allo specchio mia cugina flautista frugava in basso”.

  20. @Luziferszorn
    Ti leggo ora. Hai toccato l’errore storico, ma ragion d’essere, del femminismo storico: pensare che la donna sia stata discriminata nel tempo da un patriarcato che l’ha esclusa come obiettivo della propria natura. Niente di più inconsistente, naturalmente. L’errore femminista consiste nel guardare il passato con gli occhi del presente, con i diritti dell’oggi permessi dalla tecnologia che ieri non c’era. Il mondo è sempre stato dominato da rapporti di forza, e la forza si esercita sempre dal più forte al più debole, secondo lo schema uomo>donna>bambino>animale. Prendersela col senno dell’oggi contro gli uomini del passato, vuol dire prendersela con la gravità per il fatto che l’acqua scenda sempre dall’alto verso il basso. La tecnologia ha emancipato progressivamente i generi dall’obbligo di una complementarità che rappresentava un equilibrio efficiente della società – sebbene ingiusto se letto con le categorie dell’oggi e sopratutto se si ha la miopia di credere che fossero applicabili anche allo ieri.
    Se la donna era confinata ai lavori di casa (ed è istintivo ma errato per noi oggi dire: uomo padrone!) l’uomo finiva ammazzato in guerra. Mutatis mutandis: le donne non sono presenti al 50% nel CDA, nei parlamenti, nei redditi da lavoro privato (nel pubblico la parità è legge dai tempi di Noè); il numero di donne che lavora è inferiore a quello degli uomini; ergo la parità di genere è soggiogata dal patriarcato. Ma si evita artatamente di applicare lo stesso peso agli uomini chiedendosi quale parità femminile sia raggiunta nei cantieri edili, nelle miniere, nelle officine meccaniche, nelle morti sul lavoro (zero, virgola donne, 99% uomini), nella dirtribuzione di reddito relazionale,etc.
    Combattere per la parità quindi è sacrosanto, è attività quotidiana. Ma senza esagerare altrimenti si cade nell’ottusità zelante.

  21. luziferszorn, hai fatto bene a spiegare..(io ero illusa) ,Ugo non ci arriverebbe mai da solo (dobrebbe aver letto almeno Pierre Bourdieu)

  22. @Luciana
    “[…] (io ero illusa) ,Ugo non ci arriverebbe mai da solo (dovrebbe aver letto almeno Pierre Bourdieu)”

    Il fatto che non ci sia arrivata lei non vuol dire che non debbano esserci arrivati altri. Bourdieu? Lo leggevamo alle lementari del pensiero. Consigli per aumentare i neuroni: cambi letture, cambi chiesa.
    Quando sarà diventata atea, e non verserà più nella fideistica sospensione del pensiero causa religione femminista, torni tra noi con meno arroganza di insegnare agli altri cosa possono o non possono capire. Quando avrà le idee chiare ce lo venga a dire. A differenza delle sue parole noi siamo ottimisti: pensiamo che possa capire addirittura anche lei.

  23. ..ma guarda quste povere femministe (storiche) che non hanno neppure avuto la capacità di guardare il passato nel suo contesto bensì l’hanno guardato ,le miserelle , con l’occhio del presente.. (come lei afferma con assoluta certezza) nonostante tali errori, il pensiero delle donne ha prodotto nel passato recente elaborazioni ricchissime. credo che non sarà facile, ma cercherò di essere ottimista (perchè mi piace) per quanto riguarda i suoi preziosi consigli, le rimando un detto del mio paese contadino”l’occhio non vede sè stesso”

  24. il mio commento precedente (7,42) non voleva certo offendere nessuna e nessuno , sono stata fraintesa ho risposto in forma ironica ( espressa male )alla frase ” ci arrivi da solo o proviamo a spiegarcelo?” dell’11 marzo 10,16 am

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