Elezioni 2013: il M5S è “interclassista”?

Da ormai quasi vent’anni il marketing più accorto ha smesso di basarsi solo su criteri socio-demografici per individuare il target di prodotti, servizi, marchi (età, provenienza geografica, livello di istruzione, tipo di lavoro, censo), per costruire criteri basati sui valori e i significati che le persone attribuiscono a prodotti, servizi, marchi, le emozioni che provano, gli stili di vita che conducono. Criteri trasversali e indipendenti rispetto a quelli socio-demografici. La stessa cosa fanno da tempo, negli Stati Uniti e in Europa, molti studi politologici. Da noi invece no. Da noi si tende ancora ad analizzare i comportamenti di voto in termini socio-demografici. (Clic per ingrandire.)

Il voto 2013 per categoria socio-professionale

Leggi ad esempio i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio Elettorale LaPolis dell’Università di Urbino su dati Demos & Pi di gennaio-febbraio 2013, pubblicati oggi in un articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica. Vi si rileva che «centrosinistra e centrodestra hanno perduto la loro base sociale di riferimento», e si collega il tutto alla comparsa del M5S che, in quanto trasversale, è definito addirittura «interclassista». Vi si conclude dicendo che, per questa trasversalità, il M5S ricorderebbe addirittura i vecchi «partiti di massa all’italiana», «come la Dc e il Pci della Prima Repubblica». Mah. Io mi domando invece:

  1. Sicuri che i criteri socio-demografici non fossero già da tempo scardinati, a favore di altri (valori, significati, emozioni, stili di vita degli elettori e delle elettrici di M5S e di tutti i partiti), che la ricerca trascura?
  2. Che senso ha equiparare la trasversalità del M5S a quella dei vecchi partiti della Prima Repubblica? Il paragone ci aiuta davvero a comprendere i comportamenti di voto, i bisogni e le aspettative delle persone che votano? O non serve piuttosto solo a screditare per l’ennesima volta il M5S e coloro che l’hanno votato, etichettandoli come “vecchi” a dispetto del loro proporsi come “nuovi”?
  3. Che senso ha, oggi, parlare di “operai” in generale e di “lavoratori autonomi e imprenditori” in generale, senza distinguere come minimo (minimo!) fra piccole, medie e grandi imprese? Che senso ha mettere in una stessa categoria “tecnici, impiegati, funzionari”?

Io non capisco. I vecchi criteri socio-demografici non fanno capire la politica da molti anni ormai, come non fanno capire il mercato. Da molti anni, ripeto. Non sarebbe ora di abbandonarli o almeno affiancarli ad altri?

Il voto degli “operai” (clic per ingrandire):

Il voto degli "operai"

Il voto dei “lavoratori autonomi” e degli “imprenditori” (clic per ingrandire):

Il voto dei "lavoratori autonomi" e degli "imprenditori"

Il voto dei “tecnici”, “impiegati”, “funzionari” (clic per ingrandire):

Il voto dei "tecnici", "impiegati" e "funzionari"

27 risposte a “Elezioni 2013: il M5S è “interclassista”?

  1. Spero soprattutto che chi cerca di liquidare con la sola ignoranza il M5S guardi la tabella sui “funzionari” (che associo, non so se a ragione, alla classe media riconducibile soprattutto ai quadri delle PA, partecipate e livelli medi delle grandi aziende private), dove non mi sorprende la buona tenuta del csx rispetto al settore operaio (sempre a proposito della campagna autoreferenziale e vagamente radical chic).

  2. il discorso sull’interclassismo è ormai vecchissimo, da parecchio tempo ormai le scelte delle persone non si possono più discriminare in base all’appartenenza sociale o alla condizione professionale, fin da quella che ormai si chiama Prima Repubblica, nemmeno al vecchio PCI… Mi meraviglio che Diamanti (che ho conosciuto e stimato in anni ormai lontani)& co. continuino ad usare queste categorie che non spiegano più nulla se non il disorientamento degli analisti… il problema è l’inerzia culturale e intellettuale, il voler continuare a usare modelli che spiegano sempre meno, nell’incertezza di sciogliere le vele per navigare più liberi (e più spaventati?)… menti e cuori chiusi alla ricerca…

  3. Ma fra i valori demografici è inserita l’età anagrafica? perché io ho invece l’impressione che sia IL valore che discrimina M5S sì/no.

  4. Ma Diamanti e soprattutto Repubblica ( in testa direttore e fondatore ), avevano colto questa differenza di target abissale? Sono vecchi…

  5. Close the door: età anagrafica! altro grande abbaglio dei criteri socio-demografici! Secondo te hanno votato M5S solo i ggggiovani? Ma se in Italia non ci sono più giovani… No, fidati: fissarsi sull’età anagrafica è quasi peggio che fissarsi sulle “classi”.

  6. Completamente d’accordo. Oltretutto, a parte l’anacronismo di un’analisi fatta su categorie socio-demografiche e non su stili di vita ecc…, come ha giustamente accennato alla fine, le categorie stesse non hanno più senso, perché all’interno dello stesso posizionamento lavorativo ci si divide ad esempio in assunti, precari, partita iva, indipendenti…. e senza più nessuna correlazione tra posizione socio-lavorativa e stipendio (come invece avveniva nel periodo “industriale”).

  7. Un pò di banalità:
    1. ma se il M5s è il primo partito più votato, sarà che ha preso voti un pò da tutti, no?
    2. ma se lo hanno votati in tanti, il popolo lo ha votato, no?
    3. ma se il popolo lo ha votato, per cosa ha veramente votato?
    4. e, comunque, se il popolo lo ha votato, che cos’è il popolo, oggi?

    Domando perchè mi sento sfuggire il senso delle risposte.
    Lo stesso popolo ha votato le maggioranze bulgare dello scorso parlamento, quello di Ruby rubaquori, Scilipoti Razzi.
    Lo stesso popolo ha rieletto Scilipoti e, non mi ricordo bene, anche Razzi.

    Il popolo vota che dice che i giudici, i partiti, i giornali e i giornalisti, i dipendenti pubblici e i pensionati sono il cancro della società.
    Grillo?
    Berlusconi?
    C’è differenza?

    Gli eletti del M5s sono brave persone: ti faresti aggiustare il rubinetto dal tuo vicino di casa solo perchè è una brava persona?
    E se lo stronzo del piano di sotto, oltre ad essere uno stronzo, fosse un bravo idraulico?

    Le indagini campionarie cercano a modo loro di dare una veste al fenomeno, una descrizione ad una realtà che non è altro che surrealista.
    “La fantasia al potere”, gridava un bellissimo slogan del sessantotto.
    L’abbiamo avuta.
    Prima, quella berlusconiana.
    Adesso quella grillina.
    E domani?

  8. P.S. Mi scuso, oltre che di un paio di frnacesismi, anche dei molti errori di ortografia/digitazione (ma rubaquori è voluto, sia nella minuscola iniziale che nella q)
    Pierperrone

  9. Forse una analisi statistica basata su fattori “semplici” come ad es. Età, scolarà (sino ai Master), lingue consosciute, ambito lavorativo sia come livello che come tipologia potrebbe dare informazioni per raffrontare episodi elettorali o composizione degli eletti. Avendo delle serie storiche si potrebbero avere raffronti utili per studiare certe tendenze sulle scelte di chi vota. Se poi qualcuno vuole estrarre qualche valore assoluto per fare un po di gossip…..liberissimo di farlo in un programma umoristico.

  10. Giovanna, è indubbio che i dati socio-demografici: sesso, età, reddito e residenza, non siano più utili al marketing da tempo, è anche vero che sono un riferimento costante della maggioranza delle intraprese sia per vendere un prodotto o un voto. Non è sempre raccolto il tipo di professione, questo aggiunge (profila) un po’ di più l’indagine di LaPolis utilizzata da Ilvo Diamanti. Le aziende o “entità” che possono contare su profili più specifici sono avvantaggiate solo nel caso che li sappiano usare. Cosa non funziona nei profili socio-demografici? Lidentificazione del target rispetto ai suoi desideri. Un operaio di 50 anni residente a Foggia con un reddito di 30.000 € lordi e la terza media, pare non interessare più nessuno e certamente non farà parte delle attenzioni di chi vuole comunicare con elementi più ricchi o più giovani. Però il nostro operaio ha una passione fa jogging, è l’unica cosa che si permette, per la quale è disponibile a spendere tutto il suo tempo libero e a rinunciare anche a beni essenziali come il cibo pur di poter acquistare quanto ritiene necessario per la sua passione sono le scarpe. Infatti, acquista un paio di scarpe da maratoneta del costo di 300€ 2 volte all’anno. Se la Nike lo vuole “scoprire” non ci riuscirà mai con la socio-demografica, dovrà procurarsi profili più completi che siano in grado di non mettere alcuni milioni di persone dentro un solo scatolone, ma alcune centinaia di migliaia di persone dentro a scatole più piccole e rappresentative; questo si fa con il CRM. Guardando però la tabella per categoria socio professionale riferita alle ultime elezioni, debbo dire che un giornalista intelligente come Diamanti può trarvi diversi spunti e verificare come si suddivide il target di M5S che in comune ha uno stato emotivo: è incazzato . La % maggiore 42,7% è data dalla categoria dei disoccupati. Nella lista Monti sono il 9,5%. Per contro i pensionati M5S sono 11,5% contro il 39,5 del Centro-Sinistra. Un disoccupato incazzato non ha più niente da perdere e né il PD né il PDL e tantomeno monti hanno fatto qualcosa per lui (almeno questo è probabile che percepisca) quindi vota M5S. Un pensionato spera solo di poter continuare a prendere la pensione, non credo possano piacere molto discorsi su “unifichiamo, togliamo a chi ha molto per dare a chi ha meno” Un pensionato da 1.000 € vuole innanzi tutto continuare a prenderli, quindi gli stanno bene i partiti che dicono di aver messo in sicurezza l’INPS. Non mi dilungo ma ritengo che il 40,2% di lavoratori autonomi imprenditore non siano Brembo o Del Vecchio, ma piuttosto l’artigiano che ha la P.IVA e forse 1 dipendente. Debbo dire che nemmeno Obama realizza profili complessi, anzi per iscriversi alla sua newsletter, o donare $ basta il nome e cognome, CP, @mail, e professione. Forse è questo il profilo che nel caso del prodotto “voto” è utile alla comunicazione del candidato o del partito. In una campagna elettorale occorre individuare pochi temi condivisi da molti, non vi sono né i mezzi né il tempo per poter differenziare “l’offerta”. Detto ciò, mi pare che l’articolo di Diamanti (anche direttore di LaPolis) sia interessante e possa essere uno spunto di riflessione sia per il cittadino e soprattutto per i partiti che come il PDL hanno il 15,6% di liberi professionisti contro il 31,3 di M%S, come il centro-sinistra (con la CGL) possa avere in % la metà degli operai e dei disoccupati del M5S. Sicuramente il voto è venuto dagli incazzati, ma la domanda che sorge spontanea dalla ricerca è: perché sono incazzati così in tanti in quelle categorie? Qualcuno li avrà pure fatti incazzare, o è solo il “fascino” del comico di Genova?

  11. Banalmente, il 10% della popolazione più ricca detiene oggi intorno al 60% della ricchezza totale. Venti anni fa il 10% dei più ricchi detenevano il 32% della ricchezza nazionale, quindi il numero dei molto ricchi è diminuito mentre è aumentato il numero dei poveri.
    (Lo so che è a spanne, ma confido sul fatto che il nostro esperto di numeri e statistiche non mancherà di rimetterci in riga e confutare premesse e conclusioni, tanto per animare la discussione che langue in attesa dell’improbabile Governo).
    In base ai criteri socio-demografici gli elettori di berlusconi non avrebbero mai dovuto raggiungere un percentuale a due decimali.
    È probabile allora che si voti non per quello che si è ma per quello che si vorrebbe essere, nonostante l’evidenza della realtà.
    A cosa aspirano le persone e chi esprime meglio d’altri questi desideri vaghi o inespressi?
    Quel signore impedito, che vede l’approssimarsi di strane sbarre verticali davanti agli occhi -ma non basta il collirio-, lo ha capito da tempo e ha dato risposte: un milione di posti di lavoro, il cancro debellato in tre anni, l’imu restituita, ecc. Nel frattempo Bersani ha continuato a parlare al suo target socioeconomico giaguarizzato. Trovo pregiudizievole che un istituto universitario analizzi i dati elettorali con criteri vecchi già ai tempi del primo eroico Eurisko degli anni “70 e che delle punte di Diamanti del giornalismo patrio le riprendano in modo acritico.

  12. L’analisi dei dati dimostra anche che il PD continua a NON capire i problemi delle PMI, dei microimprenditori e dei lavoratori autonomi, che hanno scelto in gran parte PDL e M5S.

  13. @Margot
    Sottoscrivo.

    D’altronde non bisogna mai sottovalutare l’analisi dei comportamenti di voto basati sulle allergie e le intolleranze culturali, per cui il voto (o il non voto) nascono per processi sottrattivi.
    Se volete infatti capire chi ha votato cosa, provate con questo test. Provate a dire a voi stessi quali profili valoriali possano identificarsi in questo spot ufficiale uscito qualche giorno prima del voto:

  14. Cosa dobbiamo commentare. I risultati di questa campagna sono ormai commentati dai voti. Un disastro che conferma ancora una volta che la grande macchina da guerra è vecchia, zoppica e vive di ricordi.

  15. Continuo a sostenere che non sono indicativi valori statistici istantanea, ma solo i raffronti tra dati storicie ed attuali possono indicare le linee di tendenza, evidenziare le punte e molto altro.
    Tutte le foto istantanee co l’evidenza di un solo parametro danno dati che si possono stirare come un gomma da masticare.

  16. Attilio, ciò che emerge dal voto non è valutabile in termini di tendenza non tanto per il mancato confronto con dati precedenti, ma soprattutto per la diversità del contesto in cui si sono trovati i partiti e fatte le elezioni. I dati di LaPolis fotografano una realtà interessante, non ho motivo di dubitare che abbiano una affidabilità anche se non potuto constatare o leggere il dato di attendibilità. Dobbiamo prenderli come un dato di fatto molto vicino alla realtà di oggi. Non credo si possa parlare di tendenze, nei prossimi 6 mesi potrebbe cambiare tutto di nuovo.

  17. Sicuramente i dati di POLIS sono una foto formalmente esatta ed attendibile, ma ci dicono poco. Infatti, un fenomeno è in movimento, come sotttolinea giustamente Pier Danilo, soltanto una serie di foto sono in grado di darci idea di quale sia l’aspetto del momento successivo.
    “natura non facit saltum” dicevano gli antichi naturalisti e….la politica neppure.
    60 anni fa, elezione dopo elezione e malgrado tutti a parole fossero contrari, la DC continuava a vincere…c’è voluta una bomba politico-giuridica esterna alla politica per far cambiare le cose e rimescolare il mazzo.
    Quell’esempio c’è qualcuno che tenta di copiarlo…..vedremo come va a finire.

  18. Questi dati non dicono tutto, ovvio, ma qualcosa dicono, e non poco.
    Ad esempio, suggerisce qualcosa il fatto che Berlusconi prenda il 43,3 % dei voti delle casalinghe e solo il 15,6 dei liberi professionisti — rispetto ad un complessivo 29,2.
    E che Bersani prenda il 39,5 dei pensionati e solo il 14,8 dei lavoratori autonomi — rispetto ad un complessivo 29,5.
    E, ancora, che su 10 operai, 2 votino Bersani e quasi 7 votino o Grillo (4 su 10) o addirittura Berlusconi (2,5 su 10).

    Se queste categorie non fossero rilevanti, i loro voti si distribuirebbero più uniformemente, invece che con queste enormi differenze.

    Per un’analisi seria serviranno certamente dati più fini. Ma qualsiasi analisi dovrà fornire una spiegazione convincente di dati così netti.

  19. Da qualche tempo la statistica mi dà da pensare.
    Finisco sempre nella categoria “altri”. E’ urtante.
    Di lì, ci vuole un niente a sentirsi dare del grillino.

  20. Ben, continuo a ripetere..questi valori assoluti servono solo ….per fare scena.
    E’ importante vedere come questi valori sono cambiati rispetto alle elezioni precedenti.
    I valori di tendenza, cioè il cambiamento e la velocità di cambuamento danno informazioni in politica come nel marketing.
    I valori assoluti e non confrontati sono la statistica di Trilussa e possono essere shakerati come ci pare.
    Ad es.(chiedo scusa in anticipo) il 43% delle casalinghe che vota Berlusconi vuol dire che la casalinga media pensa che Berlusconi è bello oppure ha scopi più reconditi?
    Oppure che solo il 20% degli operai votano Bersani che è il rappresentante del partito che storicamente è dei lavoratori?
    Oppure che il 40% dei pensionati votano Bersani vuol dire che il PD è un partito vecchio?
    E via discorrendo……..

  21. D’accordo Attilio, vedere l’andamento nel tempo è importante.

    Io comunque non ho azzardato nessuna spiegazione.
    Ho solo detto che quei dati meritano di essere presi sul serio, affinati (anche con un’analisi longitudinale delle loro variazioni rispetto a elezioni precedenti) e spiegati, per quanto difficile sia farlo.

  22. 1) “lavoratori autonomi e imprenditori” è un raggruppamento spurio composto in buona parte anche da lavoratori con “false partite iva” e “lavoratori a progetto” che sono di fatto lavoratori dipendenti.
    2) Per voto “di classe”, si intende un sostanziale concentramento dei voti che provengono dall’area del lavoro (salariati) e del non lavoro (disoccupati).
    3) Il M5S ha preso oltre il 40% solo nel raggruppamento al punto 1, nel raggruppamento “operai” e in quello “disoccupati”.

    Io direi che il voto dei lavoratori è stato molto preciso in queste elezioni, direi di più: che il voto al M5S ha “ricompattato” il voto della classe lavoratrice, in qualche modo operando una ricomposizione di tutti quei settori che il fenomeno della “precarietà” aveva spezzettato in comportamenti elettorali molto differenti.

  23. Ben, buttare dei dati facendo finta di non dare spiegazioni, ma sottintendendole è il peggior modo per disinformare.
    Un piccolo esempio esplicativo di manipolazione delle parole.
    Se io dico Ben usa un nik name molto corto, faccio una affermazione vera; se poi aggiungo usando un nik corto si risparmia inchiostro ed il risparmio può anche essere segno di tircheria, non ho fatto alcuna citazione inesatta, ma chi legge queste frasi rapidamente arriva alla conclusione sbagliata: BEN è tirchio ….ma io non ho detto nulla di sbaglaito!

  24. Attilio, sono d’accordo con Ben su questi dati che con l’articolo di Diamanti, diventano interessanti perché stimolano una riflessione. Tu dici: “Oppure che solo il 20% degli operai votano Bersani che è il rappresentante del partito che storicamente è dei lavoratori?
    Oppure che il 40% dei pensionati votano Bersani vuol dire che il PD è un partito vecchio?” Perché no, chi aveva 20 nel 1970 e credeva nel comunismo reale oggi ha 64 anni, può essere in pensione e il suo voto è molto probabilmente ideologico, non voterebbe mai a destra nemmeno sotto tortura. Ergo, una buona parte di coloro che ha votato centrosinistra è anziano. Se per il centrosinistra hanno votato il 20% degli operai è perché non li rappresenta più, né il PD né la CGL. I contrasti con la FIOM e l’espansione enorme della UGL rispetto a 20 anni fa lo dimostrano, ma lo dimostrano anche i risultati dei sindacati in generale, l’operaio è convinto che i sindacati non siano riusciti a mantenere il loro potere d’acquisto, che i loro diritti siano diminuiti, che oggi, contrariamente a 20 anni fa, tutti licenziano tutti sopra o sotto i 18 dipendenti. Ergo Il centrosinistra non rappresenta più la maggior parte degli operai. E via discorrendo…….

  25. Mi sono fatta l’idea che gli strumenti che si utilizzano per capire un paese di solito sono conformi al progresso del paese stesso. Decodificazioni culturali in uso in Stati Uniti e Canada non sono alla fine così applicate in altri contesti, perchè gli altri contesti usano ancora altri linguaggi. Quindi, in un paese arretrato, per me valgono strumenti arretrati. Dici che parlare di classi non serve più? Potrebbe essere anche vero, in astratto, ma in concreto il richiamo alla classe, continua ad essere un elemento rilevante della comunicazione in politica. Guarda il tuo primo commentatore, che mette in relazione PA, politica del centro sinistra e l’onnipresente accusa di essere “radical chic” – ossia l’accusa di appartenere a una classe, quando sarebbe più congruo che si appartenesse ad un’altra. Il modo di fare comunicazione politica continua a riferirsi a questo tipo di differenze, e alle aspirazioni di quelle differenze, vedi per esempio Forza Italia, il cui target almeno per me sembra essere diviso tra chi imprenditore vuol essere e chi imprenditore vuol sembrare, mentre a sinistra c’è molto precariato, e una fetta di borghesia ancora solida e più strutturata, che pare si debba invece vergognare di essere più strutturata, e i cui figli si devono procurare tagli nei calzoni per apparire squattrinati.
    In questo senso, dire che 5 stelle è interclassista, mi pare veritiero- io per altro l’ho riscontrato nel mio piccolo, se lo si dice con l’intenzione di screditarlo lo si capirà solo dai contesti in cui il giudizio viene espresso, di per se il giudizio dice qualcosa di collegato a una prospettiva economica e sociale, e che rimanda a una crisi, che mette tutti a disagio che procura delusioni a varii strati della popolazione. Naturalmente non è l’unica chiave di lettura, tu dici che bisognerebbe valutare idee emozioni e valori, e sarebbe interessante applicare la risposta al caso specifico. Io ho la sensazione che le risposte sarebbero molto discordanti tra loro, proprio perchè 5 stelle ha ddrenato voti da tutte le formazioni partitiche in ampia misura (mentre nella retorica collettiva pare che se so accaparrati solo i voti dei DS) e questo per me è un difetto grave e strutturale. Sono molto contenta di non avere la responsabilità di fare analisi politiche a questo punto, se questo tipo di opinione dovesse essere di defoult indice di scarsa serietà.

  26. A parte il fatto che nel 1970 il comunismo reale cominciava ad essere qualcosa di passatoa anche in Russia,
    E’ il mondo che è cambiato, l’operaio Cipputi non esiste da almeno 50 anni, i processi lavorativi sonon mutati, ma FIOM e CIGL sono restati all’epoca del padrone delle ferriere.
    A tutti questi cambiameni non sono seguiti allineamenti del sistema, come sempre accade quando i cambiamenti sono rapidi e non sono interpretati bene da chi pensa di voler matenere un potere acquisito.
    Tutto ciò premesso non è la protesta su tutto e comunque tutto che vince, non sono le inutili chimere di tutto a tutti che vince….queste cose ritardano solo il raggiungimento di un altro temporraneo equilibrio.
    E’ vero questi concetti sono difficili da far propri e c’è sempre qualcuno che sfrutta la proposta di scorciatoie per suo tornaconto, economico o di posizione.
    Ma solo tenendoli presenti ed accettandoli o combattendoli con proposte reali, se ne esce.
    Oppure viva Grillo ed il suo mentore.

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