La donna oggettino

Le immagini pubblicitarie che riducono la figura femminile a miniatura gingillosa, soprammobile tanto bellino quanto inutile sono molte. Ed esistono da talmente tanto tempo che ci appaiono normali, non ci facciamo più caso. Certo non possiamo denunciarle all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, perché non sono volgari né offensive. E non possiamo nemmeno lamentarcene troppo, perché: esagerata, i problemi sono altri, il neofemminismo ti ha dato alla testa. Però sai che c’è? Io sono stufa. Altro che donna oggetto: è donna oggettino. Guarda qua:

La donna rossetto (clic per ingrandire):

Limoni annuncio stampa

La donna crema antirughe (clic per ingrandire):

Rodial annuncio stampa

La bambolina da tastiera (clic per ingrandire):

Rapubblica Classica

La bambolina per strumento ad arco (clic per ingrandire):

Repubblica Classica 2

La donna fiore (clic per ingrandire):

Cosmoprof 2013

61 risposte a “La donna oggettino

  1. Tristezza. Condivido il tuo pensiero.

  2. oh ban ban!

  3. C’è anche una pubblicità di un’automobile (non ricordo quale), in cui il padre fa il supereroe, guidando la sua meraviglia, mentre la madre è seduta e sorride ebete. Molto irritante

  4. per non parlare del salame e dell’uomo cacciatore..lì è ancora peggio perchè la bambina (seduttrice per una fetta di salame) e il bambino sono reali. (non sono figurine). Ma l’abisso non ha fondo se (a donne e uomini) tollerano perchè ” i veri problemi sono altri” , continueremo a scendere..speriamo che ce la caviamo prima di essere risucchiate. luci

  5. ..e poi penso siano “volgari e offensive” perchè misere di intelligenza.

  6. la bambolona per materasso🙂
    http://www.pirellibedding.it/

  7. Sono sempre del parere che una donna si possa rifiutare di prestarsi a fare l’oggettino da arredo. E anche di interpretare ruoli che ridicolizzino la figura femminile. Chi vuol preservare la sua dignità lo può fare scegliendo di guadagnare e farsi usare meno.Per me oggi non si può più parlare di uso e abuso inconsapevole del corpo femminile, chi lo vende in pezzi e/o per intero lo fa per soldi, perché vuole guadagnare soldi.

  8. se si trattava della pubblicità di un articolo per donna,e per di più sulla bellezza,
    cosa ci dovevan mettere, un uomo coi baffi?

  9. Perchè non si possono denunciare? Non sono abbastanza offensive? Da uomo e da pubblicitario, direi di sì.

  10. Inquietante, perchè il target è prima di tutto femminile. Ossia presume che le donne vogliano sentirsi piccoline, accolte nel grande. Ha anche a che fare con l’infantilizzazione dell’erotismo di ora, per cui una donna è spesso qualificata come bella in quanto giovane, piccola, con una sessualità accennata, che non allude minimamente alle sue capacità contenitive e procreative. Quasi la donna oggetto era meglio: spesso una sorta di antagonista erotico, magari stava solo nell’eros – che con un rossetto quanto danno c’è? – ma almeno ci stava tutta. Queste qui non hanno neanche abbastanza personalità per godere di un ruolo riduttivo. Ma non so se è solo questione di pubblicità.

  11. sadia ci sono mille soluzioni che evitino la donna ninnolo: idea scontata e idiota. In ogni caso le bamboline su tastiera e su strumento ad arco pubblicizzano una collezione di CD di musica classica venduti con Repubblica. Non c’entra la cosmesi femminile. E mille altri esempi come quello dei CD potrei fare.

  12. Io penso che, come in tutte le cose, l’esagerazione è cattiva consigliera. Cosa c’è di male un oggetto, un prodotto è accompagnato da un qualcosa di piacevole da vedere? questo tipo di immagine sottintente strani concetti solo in menti “affaticate” dal troppo pensare al male.
    Forse nel mondo moderno il concetto della assoluta coincidenza tra bella, o bello, e stupido è un concetto di retroguardia.
    Il piacevole da vedere non ha nulla a che vedere con violenza, segregazione e concetti deteriori che in molti sembra coincidano con il bello da vedere.
    Sicuramente esistono ancora dei concetti sbagliati sulle differenze di genere, ma non si risolvono con ghettizzazioni mentali e simili. Proviamo a vedere il bello per quello che è e, chi è brutto, ha mille prodotti sistemi per mascherarlo….suvvia non siamo ipocriti!

  13. Nel segnalare queste immagini proporrei di correggerle mettendo le donne a grandezza naturale e in pose normali. Gli strumenti musicali li affiancherei a delle vere musiciste sorridenti con in mano il loro strumento e a fianco scriverei i loro nomi e cognomi e la professione. Quella del fiore mi piace: le cambierei giusto l’espressione.

  14. Sì, il bello e piacevole: la “donnina” sdraiata sulla tastiera ovvio indichi “piacere per la musica”; semmai ci sarebbe un’ipotesi di autogol culturale: “la musica fa dormire?”, un po’ come la pubblicità del materasso in cui la posa è pressoché identica, ma qui ovviamente con dichiarata valenza erotica. Non è però che quel grande culo sia messo lì per farci arrapare a tutte l’ore: sta lì perché nudi sul letto è appunto “bello e piacevole”, e a me non dispiacerebbe manco se fosse una figura maschile – solo che l’opinione pubblica griderebbe poi alla propaganda omosessuale. Cmq a Giovanna ricorderei i tanti “omini” della pubblicità: forse non si ricorda di quelli dentro al wc…

  15. Anche il David di Michelangelo e la Venere di Botticelli sono nudi e belli. Non reclamizzano nulla, o solo se stessi. E si rischia la sindrome di Stendhal a guardarli. Il principio è il medesimo nelle pubblicità: donne e uomini belli e statuari, che ipnotizzano… e fanno vendere! Personalmente non mi scandalizzo, la buon costume non esiste più e siamo ormai saturi di queste immagini, molte ben architettate, quasi artistiche. Sulla questione “donna oggetto” si dovrebbero fare poi dei distinguo: c’è anche l’uomo oggetto e non in tutte le pubblicità il nudo rasenta il volgare o offende la donna in generale. Sul fatto che loro si sentano oggetto ho i miei dubbi, fanno il loro lavoro di modelli, sicuramente ben pagato e volontario. E poi oggi come oggi ci sono altri tipi di compravendita che mi offendono e mi indignano di più.

  16. Tutto vero. Ma non è, inoltre, che sono anche ultra-vecchie? Come i titoli di testa di un film di 007 di 50 anni fa… (i profili animati delle donne sulla pistola di James Bond: è già tutto detto in quelle sequenze all’nizio degli anni ’60!). Insomma: si ricorre al luogo comune -vecchio di cent’anni- per radicale e madornale mancanza d’immaginazione.

  17. mi sono sforzato molto per capire, ma non ho capito. correggimi se sbaglio, Giovanna: se una donna in una foto viene rimpicciolita rispetto agli oggetti attorno a lei allora è oggettificata? se si, mi sembra assurdo pensarlo.

    Assurdo sia a causa del concetto di donna-oggetto, sia a causa del concetto di non riducibilità di dimensione di una figura femminile (o umana se non è escluso che lo stesso concetto valga anche per gli uomini).

    Il primo, il concetto di donna-oggetto è impropriamente usato in quasi tutte le critiche delle immagini pubblicitarie. Il secondo, quello di non poter ridurre una figura di dimensione è come affermare che ci sia un vincolo sacro che lo impedisce ma senza però mostrarlo.

    Per capire il perché sia così è necessario prima comprendere che cosa significa donna-oggetto:
    Il filosofo Simone Regazzoni scrive:”Per Lukacs la reificazione (dal latino res, “cosa”) è un processo in cui “un rapporto, una relazione tra persone riceve il carattere di cosalità” In altri termini, la reificazione sarebbe l’attribuzione del carattere di cosalità alle relazioni tra persone, la trasformazione degli altri o di sé in oggetti, in mere cose.[…]

    Per comprendere qual’è il cambiamento che accade nell’interpretare una relazione in modo oggettuale è necessario comprendere quali sono le caratteristiche che hanno gli oggetti ma che non hanno gli esseri umani.
    Si può cercare di paragonare le persone alle cose e trovare le differenze. Le persone sono materia vivente e gli oggetti sono materia non vivente.

    Gli scienziati distinsero i viventi dai non viventi. Solo i viventi fanno il ciclo vitale, un percorso che va dalla nascita alla morte. Le attività che i viventi svolgono si chiamano funzioni vitali. Tutti i viventi hanno bisogno innanzitutto di nutrirsi ma animali e vegetali non si nutrono allo stesso modo. I vegetali, al contrario degli altri animali, non hanno bisogno di mangiare un altro essere vivente ma grazie alla luce del sole, si fabbricano il cibo da soli. Tutti i viventi sono composti da cellule. Le cellule sono i componenti di base di tutte le strutture viventi. Alcuni organismi sono costituiti da singole cellule, come i batteri, altri da moltissime cellule, come noi umani. Richiedono energia. I sistemi viventi conseguono uno stato di organizzazione usando energia che estraggono dal loro ambiente. Anche molti sistemi fisici estraggono energia dall’ambiente, ma un sistema vivente si distingue per il fatto che utilizza l’energia per convertire il materiale tratto dall’ambiente in una forma che è caratteristica di se stesso. Questo processo è noto come metabolismo. Si riproducono. Tutti gli organismi viventi si riproducono in modo sessuato o asessuato. Mostrano ereditarietà. Gli organismi viventi ereditano tratti dagli “organismi-genitori” che li hanno creati. Questo meccanismo è chiamato ereditarietà. Rispondono all’ambiente. Tutti gli organismi viventi rispondono agli stimoli dell’ambiente in cui vivono. Mantengono l’omeostasi. Tutti gli esseri viventi mantengono uno stato di equilibrio interno. Questa caratteristica è chiamata omeostasi. Si evolvono e si adattano. Tutti gli organismi viventi si evolvono e si adattano al proprio ambiente.

    Ma gli essere umani non hanno la capacità di percepire attraverso i soli sensi le cellule, l’uso dell’energia che queste cellule fanno, le funzioni vitali di un organismo, perché queste conoscenze si possono ottenere solo attraverso l’uso di strumenti come i microscopi, eppure in una frazione di secondo sanno distinguere un essere vivente da un oggetto e dire “ciao! quanto tempo! come stai?”. Oltre a saper riconoscere le forme umane, riescono a riconoscere che questi umani sono vivi attraverso ciò che è visibile e udibile. Movimenti e rumori dei movimenti del corpo e suoni del linguaggio. Gli esseri umani si muovono e producono dei rumori muovendosi, ed emettono suoni quando parlano e gli oggetti invece sono immobili, quindi non producono rumori, e non parlano.
    Una delle differenze tra esseri umani e cose è che non si possono violentare gli oggetti. Non hanno una volontà che può essere violata, e quindi non difendono questa volontà urlando, piangendo, scalciando o chiedendo aiuto. Invece chi violenta è consapevole di star violando la volontà di qualcuno e di faticare nel farlo, percepisce coni sensi urla, pianti, calci, e richiami d’aiuto. Perciò, il paragone tra donna e oggetto è un paragone debole.
    Infatti bisogna specificare che la parola oggetto viene usata come metafora. La metafora (dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto») è una figura retorica, cioè un artificio in un discorso, volto a creare un particolare effetto, che implica un trasferimento di significato. Si ha quando, al termine che normalmente, in una descrizione realistica occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva. Dunque ciò che si afferma non è realmente così, ma si può immaginare che sia così, e che sia una metafora è ulteriormente dimostrato dal fatto che in fisica non si possono trasformare esseri umani in oggetti se non uccidendoli.
    Infatti, chi parla agli oggetti viene considerato “matto”, e nessuno direbbe “ciao” quanto tempo! come stai?” a un palo della luce. Dunque, questo dimostra che quando si parla di oggettificazione non si sta parlando di un fenomeno fisico, e che quando si dice che il corpo di una donna è oggettificato si aggiunge un’altra metafora alla parola metaforica “oggettificazione”, perché non è il corpo di una donna fotografata che viene oggettificato, ma è la relazione. Quindi non donna-oggetto ma relazione-oggetto, cioè strumentale.

    E inoltre anche se ci si riferisce alla visione dell’osservatore anche in quel caso si usa la parola oggettificazione come una metafora, oppure l’osservatore sarebbe affetto da schizofrenia perché scambierebbe un essere umano con un oggetto come può essere un porta cd, una bottiglia, un caricabatterie, senza accorgersi che respira, si muove, e soffre.

    Nel body painting, e nei tatuaggi si usa il corpo per mostrare dei disegni colorati o non colorati.
    Si potrebbe trovare una somiglianza nel rapporto con gli oggetti nel fatto che sulle superfici inorganiche si dipinge, o si disegna, o ci si stampa qualcosa proprio perché non soffrono questi materiali. farsi tatuaggi provoca dolori, bruciori, che fanno anche piangere e ai quali bisogna resistere stando per fermi per poterli fare. cosa che una fotografia non fa, perché non agisce sul corpo, ma sulla luce riflessa da un corpo.Un pennello sfiora il corpo e ci lascia sopra delle sostanze, un ago per tatuaggi buca il corpo e lascia dentro le ferite della pelle delle sostanze, ritardando la cicatrizzazione con sostanze particolari. Oppure farsi mettere un piercing. Cioè forare alcune parti superficiali del corpo allo scopo di introdurre oggetti in metallo (talvolta ornati con pietre preziose), osso, pietra o altro materiale. Ma questo tipo di azione non viene accusato di creare la donna oggetto. Le immagini che accusano di creare la donna oggetto hanno una caratteristica differente. C’è il sesso oppure i soldi.

    Allo stesso modo in cui certe ragazze chiedono a qualcuno di farsi tatuare sul corpo, o inserire nella pelle del corpo i piercing, chiedono a qualcuno di farsi fotografare il corpo.

    Ancora più corrispondente al concetto di usare il corpo senza curarsi della sua sofferenza come fosse un oggetto insensibile, è la body modification, che consiste nell’usare ganci per appendersi. C’è chi lo fa per puro e semplice divertimento e chi per scaricare lo stress. Ci sono anche motivazioni più profonde, ovviamente, come la ricerca di un contatto più diretto con la propria corporeità e i propri limiti, compreso quello del dolore. E poi ci sono quelli che lo fanno semplicemente per dimostrare a se stessi o agli altri che sono in grado di farlo. In ogni caso la volontà di farlo c’è. E quindi non c’è oggettificazione.

    Infine, parli di utilità e con una metafora paragoni le donne in quelle immagini a dei soprammobili. E poiché i soprammobili, in base al metro di riferimento dei bisogni umani, fanno parte di una categoria molto lontana dalle cose più importanti, allora ci vedi una discriminazione nell’importanza delle donne nel mondo o in pubblicità. Ma, in pubblicità l’importanza, tra uomini e donne, ce l’hanno le donne. E col mondo la pubblicità non ha niente a che fare dato che serve a rappresentare sogni per vendere merci, e non per rappresentare il mondo. Alla rappresentazione del mondo ci pensa la scienza.

  18. Fa bene Giovanna a vigilare sull’uso dell’immagine femminile nella comunicazione, dato che la stupidità è sempre in agguato dietro ogni angolo. Nell’affollamento pubblicitario è sufficiente prendere un’immagine a caso per scoprire che, sfogliando un certo numero di settimanali, la stessa idea che l’art e il copy pensavano esclusiva, è replicata decine di volte. Questi annunci sono la sintesi di mediocrità composite. Mettono insieme l’artisticità repressa dei creativi con il desiderio d’invadere il mercato da parte di chi quella campagna la paga e pretende di scegliere e dire la sua. Qualche volta ci vuole del bello e del buono per convincere il marketing o il presidente che l’idea di metterci una bella donna nuda non è il massimo. Però è scontato che i rossetti debbano essere sempre in erezione. E le donnine possibilmente sdraiate e languide, che si capisca che sono avvolte, grazie al prodotto, in una nuvola di etereo piacere, mica si deve sospettare che stanno pensando che l’attende una montagna di panni da stirare. Al di la dell’idea romantica che ci siamo fatta dei pubblicitari e delle imprese Brand, dobbiamo convenire che il risultato del loro lavoro è lo specchio della loro mediocre cultura, dei loro preconcetti spesso sessisti e retrogradi. Può darsi che queste visioni siano in sintonia con le lettrici destinatarie degli annunci e il cerchio si chiuda. E che a una minoranza critica non resti altro da fare che indignarsi e comunicare la propria indignazione affinché ci sia una presa di coscienza maggiore. Ma, poiché cambiamenti in più decenni non ne ho visti, ho l’impressione di essere su un treno in corsa nel quale ci spostiamo verso i vagoni di coda per cercare di andare verso la direzione opposta…

  19. Complimenti per il titolo Giovanna, mi ha fatto proprio sorridere!
    Circa un anno fa scrissi a Repubblica a nome del mio gruppo per chiedere che accanto agli articoli del cosiddetto “colonnino infame” della versione online, introducessero storie di donne valide per la loro professionalità. Già che c’ero commentai la pubblicità della donna mignon sugli strumenti musicali in questo modo: “E’ triste constatare che il vostro progressismo si ferma quando sono in ballo i ruoli dei generi. E, recentemente, avevate davvero bisogno di pubblicizzare la vendita di un cd di Beethoven con una donna in abito da sera languidamente sdraiata su grandi tasti di pianoforte? Non si poteva uscire dall’inerzia e dal “così fan tutti” e, applicando scelte editoriali coerenti, contrastare questo uso dissennato e diseducativo dell’immagine femminile?

    Per me fu proprio uno spot della Tim del 2009, in cui la donna si trovava dentro un telefonino in mano a un uomo, la goccia che faceva traboccare il vaso, e fondai il gruppo. Certo che si possono, e devono, segnalare queste réclame allo Iap, sono SMINUENTI nel senso letterale della parola!

  20. Giova’, quanto ti ammiro, che ce la fai a indignarti. Ancora, dopo che quelle e quelli come la Sadia continuano a guardare il dito se tu mostri loro la luna.
    E bada che in giro, lo sai, mica è come il tuo blog. In giro le Sadie sono la grande maggioranza.
    Grazie per tutto lo sbattimento che ti prendi.

  21. Sì, però c’è una contraddizione su cui bisogna riflettere: i rossetti li comprano le donne. NON intendo giustificare la pubblicità. Però la gran parte degli acquisti di merci vengono decisi dalle donne: tanto rossetti e profumi quanto medicinali da banco, alimentari, abbigliamento eccetera.

    Nelle riviste femminili e nella tv generalista le donne sexy e “oggettino” sono talvolta nella pubblicità. Ma ce n’è di più nei contenuti editoriali, che sono il motivo per cui quelle riviste vengono acquistate e lette, e quelle trasmissioni vengono viste. Questo è un punto importante su cui riflettere.

  22. Guydebord, il discorso sulla mancanza di talento e sulla creatività inaridita, più che repressa, ci sta tutto, ma è un discorso che non può essere utilizzato per dare la stura a volontà censorie sulla rappresentazione dei corpi ad uso e consumo pubblicitario. Se fosse la banalità psuedoartistica dei pubblicitari ad interessarci le critiche sarebbero impostate in maniera differente.

  23. Non c’è nessuna contraddizione Gianni, la società impone anche alle donne dfi identificarsi con le belle e sexy, di esserle, di spender soldi in diete e cosmetici per sperare di diventarle, e di comprare l’oggetto pubblicizzato con l’illusione inconscia di diventare come la testimonial così facendo. E’ una trappola e funziona perché tutti vorrebbero essere belli e sexy, è normale. Ma è diseducativo e svilente, e bisogna opporsi. In alcuni Paesi esteri come l’Inghilterra e la Svezia, a causa delle crescenti proteste presso i loro orgnaismi di autodisciplina pubblicitaria, che corrispondono al nostro Iap, il sessismo è sparito o quasi. Anche lì le donne vogliono essere belle e sexy, ma i pubblicitari sono costretti a usare la fantasia e il risultato è, come negli spot della Muller che in Italia si basano sulla sessualità e lì no, che la stessa ditta presenta donne della normalità, la lattaia, quella di mezz’età in bicicletta e altre, senza per questo che l’atmosfera onirica propria degli spot svanisca.

  24. Il lunghissimo excursus storico filosofico di Prince Anghelion ( ap roposito perchè nascondete nome e cognome dietro uno pseudonimo, è una risposta complessa per chi riesce ad arrivare alla fine. Quale è la sua tesi? quale è la sua risposta?
    In molte altre risposte si fanno disquisizioni dottissime sull’uso della figura umana in pubblicità. Io penso che, a seconda del prodotto che si intende vendere, si usa l’immagine più “appropriata” senza bisogno di giustificazioni pseudo filosofico classiste asessuate o ipersessuate.
    SWIFT, un paio di secoli fa, fece viaggiare Gulliver tra nani e giganti. Sicuramente possono essere date interpretazioni filosofico esistenziali. Ma molte generazioni hanno letto il libbro senza cercare il pelo nell’uovo.
    Forse io sono un banale sciocco uomo di inteletto limitato, ma credo che certe infinite DISAMBIGUAZIONI portino soltano ad un groviglio di AMMBIGUAZIONI.
    Una mela cade dall’albero perchè il picciolo non ha retto e la forza di gravità ha fatto il resto…non esistono forze occulte, interpretazioni giudaico-massonico-parascentifico sulle quali uno bravo può anche scrivere un romanzo…..ma è appunto un romanzo.
    Se voglio vendere un rossetto devo comunicare che è un oggetto (quasi sempre femminile) e che può migliorare l’attrattività generale. Quindi un grande rossetto, ossia il tema chiaro dell’offerta, una donna, il destinatario dell’offerta, una bella donna, lo scopo finale dell’uso del rossetto. Se su questo banale strumento comunicativo vogliamo costruirci un corso di etica filosofica, possiamo farlo, ma non inframettiamo realtà, fantasia e pensieri confusi.
    Attilio A. Romita

  25. sicuramente c’è un consenso delle donne(non tutte) ed è vero, è inquitante perchè il target è prevalentemente femminile, c’è come un consenso alla propria subordinazione..si legge anche nei commenti..

  26. se essere in primo piano coincide subordinazione, forse c’è qualche problema con l’interpretazione delle parole.

  27. Attilio A.Romita scrive: “SWIFT, un paio di secoli fa, fece viaggiare Gulliver tra nani e giganti. Sicuramente possono essere date interpretazioni filosofico esistenziali. Ma molte generazioni hanno letto il libro senza cercare il pelo nell’uovo.”

    E avevano torto, caro Attilio: sono proprio quelle generazioni che limitandosi a interpretare il Gulliver al livello letterale che pretendi di adottare con questi spot, hanno passivamente subito quelle istituzioni e quei costumi che Swift ferocemente attaccava. Usare Swift come favola per bambini è come usare Beethoven come musica per gli ascensori o Mondrian come carta da parati.
    Arriviamo alle donne oggettino: tra un’interpretazione corretta e l’allucinazione ci sono molti gradi intermedi. È qui il difficile. Se definire il nucleo semantico delle interpetazioni corrette rispetto a quelle che non lo sono fosse immediato allora vorrebbe dire che piani denotativi e connotativi coincidono; che esiste solo il referenziale e il letterale. Per fortuna, o purtroppo, non è così. Ci sono storie in cui essere gnomo è solo una caratteristica come un’altra, specie tra specie. Ma ci sono storie in cui la dimensione è un parametro gravido di autorizzate, anzi, di richieste valutazioni. “Chi è mai quel dittatore semiotico che limita la mia varietà interpretativa, che pone freni al mio vagar di associazioni? Come si permette costui?” – si chiede il carcerato congitivo che si crede libero.
    È il (con)testo che detta le sue regole. Ci sono spot in cui essere una piccola donna è di per sé irrilevante e l’oggettivizzazione non scatta. Ma ci sono spot in cui prescindere dal tempo in cui si vive e collocarvi quella stessa miniatura muliebre impone interpretazioni diverse.
    E non vale citare tutta l’arte del mondo a mo’ di pezza, a mo’ di legittimazione culturale. È un’altra partita, in un altro campo, e a pensarci non è nemmeno lo stesso gioco.

  28. Ugo, maico mio (permetimi, non è che inzeppando un discorso di allocuzioni interpretative nelle quali l’assunto filosofico spinge ad una interpretazione semantica disoggettivizzante della componente gnostica di di un argomento se ne aumenta il valore.
    La stessa cosa può dirsi: secondo me non è che usando interpretazioni personali che usano tem filosofici e dando interpretazioni che sembrano oggettive si aumenta il valore di una tesi.
    A te, amico Ugo, trarre le conseguenze….banali.

  29. voler essere belli e sexy è normale, ma non è necessariamente svilente o “diseducativo” poichè l’esser belli e attraenti (fermo restando che ogni epoca ha i suoi canoni estetici maschili e femminili come ogni persona ha i suoi gusti, e la bellezza anche fisica ha tanti volti) non impedisce di essere altro (intelligenti, simpatici ecc..)., ripeto: tutti noi chi più chi meno e per svariate ragioni curiamo il nostro aspetto e non c’è nulla di male anzi..Poi va da sè che una pubblicità,specie se vende un prodotto che non ha a che fare con la bellezza o il corpo femminile o l’eros dovrebbe puntare su altro. Ci sono contesti adatti a certe immagini e altri no.

  30. per dire: la pubblicità di un cosmetico o di un profumo non è la pubblicità di un cellulare..devono puntare su cose diverse.
    (per inciso: non credo affatto che chi consuma cosmetici sia sempre una persona superficiale o che pensa solo e soltanto al suo aspetto esteriore o inconsapevolmente vittima inerme e incapace di messaggi svilenti)

  31. In che modo è possibile dire che è la donna ad essere piccola e non gli oggetti attorno ad essere più grandi? E chiamarle bamboline non è un’interpretazione indebita?

    Nelle due pubblicità con la musica come tema, la donna non è per nulla trasformata in un oggetto, quella è letteralmente una donna che dorme su degli strumenti enormi, questi sì trasformati poiché si sta vendendo “la grande musica”. L’unico problema è che sono pubblicità.

  32. @Attilio A. Romita | mercoledì, 13 marzo 2013 alle 2:18 pm |

    “Ugo, amico mio (permettimi, non è che inzeppando un discorso di allocuzioni interpretative nelle quali l’assunto filosofico spinge ad una interpretazione semantica disoggettivizzante della componente gnostica di di un argomento se ne aumenta il valore.”

    Non è che tutto ciò che non comprende ricade necessariamente in una supercazzola come quella che ha appena scritto, sa?

    “La stessa cosa può dirsi: secondo me non è che usando interpretazioni personali che usano temi filosofici e dando interpretazioni che sembrano oggettive si aumenta il valore di una tesi.”

    L’oggettività è un prametro che è solo lei a voler vedere. Qui c’è solo il consenso. Se non è d’accordo può argomentare. Ma non può prendersela
    se altri non vedono ciò che vede lei. Cosenza mira a cambiare un costume della pubblicità che usa le donne sovente come oggetti. Se non si comprende la finalità difficilmente si accetta la sua critica. È chiaro che queste pubblicità si innestano in un discorso generale che non comioncia oggi e non finisce con questo testo. Ad esempio questo spot in un altro Paese darebbe letture diverse, e l’oggettivizzazione sarebbe probabilmente ininfluente. Ma poiché il creativo di oggi produce nell’Italia dell’oggi, non può pensare che il suo messaggio vada decondificato come se fosse al Moma o nella metropolitana di Stoccolma. Non è così.

    A te, amico Ugo, trarre le conseguenze….banali.

    Giusto. Conseguenze banali. Vediamo se le abbiamo capito, eh?🙂

  33. Paolo, il problema è che la pubblicità di un cellulare, di un cosmetico, di una crociera, dell’ADSL, di un gelato e di qualsiasi altro prodotto o servizio non puntano su cose diverse, usano tutte l’intermediario della bella donna. Se i prodotti disgiunti dalla cura del corpo fossero pubblicizzati in altro modo, (fermo restando che i rossetti non se li mettono solo le belle donne ma servono a dare un po’ di colore anche alle labbra che a causa dell’età l’hanno in parte perso), l’uso del sex appeal, che so, per un profumo, sarebbe più accettabile. Ma non è così.

  34. ok ci tenevo solo a dire che per me è questione di contesto in cui un’immagine appare e ambizioni e finalità dell’autore, il sex appeal, la bella oil bell’uomo in sè non è assolutamente un problema

  35. fare la spesa è un grosso atto politico e culturale…è l’arma che uomini e donne hanno da contrapporre ai messaggi pubblicitari che riceviamo. Premiare quelli virtuosi, boicottare quelli volgari e offensivi….non ci resta molto altro, oltre a fare cultura dal basso (come in questo caso il blog). Avete mai notato che nessun pubblicitario viene invitato nei mille talk show televisivi a raccontare il perchè di certe campagne…il pubblicitario e le varie agenzie sono caste criptate…che pretendono di sapere cosa piace alla gente…io so cosa piacerebbe a me…ogni tanto prenderne a schiaffoni qualcuno…così per restituire un pò della volgarità che loro spesso ci donano!

  36. @Ugo e @Prince Anghelion
    la discussione sul meodo e l’oggetto di una discussione sono due argomenti che meritano discussioni separate e l’uso di frasi complesse non aumenta l’importanza di un argomento cos’ come un discorso composto da termini semplici non depaupera l’argomento.
    E’ ovvio che talvollta l’eccessiva semplificazione può portare a conclusioni troppo banali, e forse limitatamente vere,di un fatto importante. Ma viceversa argomentazioni piene di termini che necessitano l’uso continuo del vocabolario, non aumentano il valore del tema.
    La discussione ora in corso mi sembra prenda in esame la tendenza ad una diminuzione dell’importanza della donna che continua anche nel mondo attuale.
    La mia posizione è che questo è un tema importante per arrivare ad modo di vivere condiviso ed equilibrato scevro di inutili estremismi interpretativi.
    In questa ottica tendo a federe la figura umana quasi fosse asessuata: se bella e gradevole mi fa pensare a cose belle, se brutta e sgradevole fa nascere un sentimento di sgradevole ripugnanza. Estremizzando l’oggettivazione direi che il bello profuma ed il brutto puzza.
    Il corpo umano nudo o velato è stato usato da millenni come componente essenziale di un’opera d’arte e la scelta di un corpo maschile o femminile è sempre stata guidata dall’esigenza di messaggio che l’artista in quel momento voleva comunicare.
    Chiaramente il valore del messaggio ed il modo di esprimerlo è legato strattamente alla capacità tecniche ed interpretative dell’autore.
    Il marketing e la pubblicità sono gli ultimi epigoni minori di questi scrittori di messaggi con immagini.
    Io credo che una continua interpretazione di questi messaggi in chiave “contro” non sia produttiva e tende a continuare a spostare la contesa da fatti oggettivi a banali espressioni di conforto letterario.
    L’emancipazione femminile ha fatto negli ultimi 15a anni passi da gigante ed, in un ufficio, una donna benvestitta, anche con qualche eccesso di dimostrazione di avvenenza, non è una carrierista scatenata che vuole concupire il capo!
    Sino a che non riusciremo a comprendere queste cose ed a comportarci come il celebre BRAGHETTONE della Cappella Sistina, sino a quel giorno ci perderemo in inutili arzigogoli filologici e non troveremo una soluzione concorde.
    Di lotte ce ne sono state ed onore ai caduti e aci a vinto, ma ora è il momentto di ricostruirre dopo la guerra e le battaglie, che una volta erano di avanguardia, ma ora sono soltanto di retroguardia, non sono utili a nessuno. Soprattutto se sostenute con astruse motivazioni incomprensibili ai più.
    Grazie per avermi sopportato e, sommessamente, esco dalla comune.

  37. Rimani ti prego……. Potremmo fare sesso di gruppo🙂

  38. @luziferszorn
    “Se fosse la banalità psuedoartistica dei pubblicitari ad interessarci le critiche sarebbero impostate in maniera differente.”
    Per quanti ne ho conosciuti, l’idea che alcuni dei commentatori hanno dei pubblicitari corrisponde a una realtà romanzata o da soap opera. Solo poche notevolissime eccezioni, vedi Annamaria Testa, hanno gli strumenti per riflettere sul loro lavoro. Gli altri, la maggioranza, sono dei mestieranti capaci, come i loro committenti, di compiere una lettura solo superficiale delle loro elaborazioni. Non sapendo quello che in realtà fanno, non comprendono e quindi non accettano le critiche.
    È bastata una parola di chi sa analizzare non solo in superficie: oggettine, per rendere esplicito in che modo il corpo femminile è stato utilizzato. L’abbinamento della donnina-oggetto (la donna rossetto, ad esempio) con un oggetto osceno, mette in scena la pornografia delle merci di cui l’osservatore è spettatore e utente. Ciò che mi infastidisce, oltre al diverso trattamento di genere dei corpi e l’insistenza gratuita sull’utilizzo sessuale dell’oggetto-corpo femminile, è la sovraesposizione, l’uso pornografico che degli oggetti si fa, sia in comunicazione sia nelle fasi precedenti di progettazione e di metaprogetto. Se pornografia è sovraesposizione, esagerazione quantitativa da barzelletta sporca, ebbene siamo immersi nella pornografia delle merci e della loro comunicazione, nella quale donne e uomini, essi stessi merci reificate, partecipano alla grande ammucchiata a cui fai simpaticissimo riferimento nel tuo ultimo commento.

  39. @luziferszorn Grazie per il simpatico invito….purtroppo sono un vecchio banale tradizionalista

  40. La sovraesposizione erotica gratuita dei corpi infastidisce tanto il puritano che l’amante di Eros. La differenza tra i due è nota: il primo vuole annientare Eros, mentre il secondo invitare a sanarlo. Troppo spesso invece si creano faziosamente due fronti critici, di cui il secondo, i fieri pornografi del tutto, è una evidente proiezione ideologica del primo, frutto della non accettazione di un’accusa di lenta ma inesorabile regressione reazionaria e puritana.

  41. @Attilio A. Romita
    Il motivo per cui nascondo nome e cognome è che non ci si deve curare di nessun nome e cognome quando si argomenta razionalmente su dei temi, ma solo delle affermazioni dette.

    sinceramente, ho fatto fatica a capire cosa hai scritto, ma mi sembra di aver capito che secondo te ho scritto cose astruse, che per il fatto di essere astruse sono inutili. però per me vale la stessa cosa nei confronti del tuo commento.

  42. @Prince Anghelion
    avevo concluso iil mio ultimo intervento con la frase “Grazie per avermi sopportato e, sommessamente, esco dalla comune”, ma ad un messaggio diretto non rispondere mi sembrerebbe scortesia.
    Risposta in due tempi.
    Sull’anonimato ognuno ha le sue idee. Non credo che l’aggiunta o la mancanza del nome vero tolga o aggiunga qualcosa all’enunciazione delle idee e, a meno di pericoli reali, a me piace vedere chi è dietro un discorso. Ma ognuno decide come vuole.
    Sul contenuto forse non mi sono spiegato bene. Lungi da me l’idea di definirlo astruso e peggio ancora inutile. Io ho semplicemente detto che mettere insieme tanti concetti filosofici e tante dotte citazioni può essere importante per tentare di spiegare un fenomeno complesso, ma altrettanto spesso tendono a complicare concetti più facilmente interpretabili e, sulla base di queste spiegazioni è poi possibile esaltare o stigmatizzare un fernomeno.
    Se mi sono spiegato male chiedo scusa …ma resta la mia idea che qualsiasi problema può essere spiegato e capito con frasi semplici e l’uso di complesse argomentzioni non fa altro che complicare inutilmente il problema.
    Se ci sono anche altri che si sentono insultati da un mio forse eccessivo minimalismo nell’affrontare problemi complessi, me ne scuso e come ho iniziato questa nota, la chiudo: Grazie per avermi sopportato e, sommessamente, esco dalla comune.

  43. Annamaria Arlotta

    @Attilio e Paolo: prendo da “immagini” due foto. La prima è una bella ragazza

    La seconda è una bella ragazza del tipo usato dalla pubblicità

    Vedendo la differenza, spero capiate perché sono stufa, e non sono l’unica, del senso di decadenza che emana da queste sexy-morte in serie.

  44. Ci possono essere migliaia di gradi/varianti che portano dalla prima alla seconda foto e viceversa, tutte potenzialmente criticabili se adottassimo il tuo metro di giudizio. Il sorriso furbetto della prima è potenzialmente molto più seducente e malizioso di quanto non sia il semibroncetto con grandi tette in vista della seconda. E sono certo che la prima foto, proprio per questa caratteristica erotica più raffinata potrebbe alla fine disturbare una schiera di pedanti controllori dell’esuberanza sessuale degli adolescenti italiani. Peraltro mi pare sia già successo, intendo vedere stigmatizzate foto e scenari di bellezza e fascino erotico perché qualcuno c’ha visto le proprie fantasie represse scatenarsi su milioni di uomini (e le donne no?) dai 12 ai 121 anni. Inoltre la prima foto fa tanto Femen ed è noto che il neo-fem abbia da ridire pure sulle ucraine perché son troppo belle…

  45. @ Annamaria Alrotta: La contraddizione resta, nel senso che – se la realtà all’estero è quella che descrivi tu – in Italia sono le donne che devono anche ribellarsi all’imposizione del modello di consumo di cui parli, e smettere di comprare i prodotti la cui pubblicità è discutibile.

    Per quel che riguarda gli altri prodotti… se escludiamo forse i cellulari, banalizzati dall’abuso di testimonial sexy sin dai tempi di Megan Gale, NON è vero che tutti i prodotti vengono pubblicizzati con l’uso del corpo femminile. Personalmente ho lavorato trent’anni in pubblicità, su centinaia di prodotti e problematiche diverse, e non ricordo di aver mai fatto o contribuito a una comunicazione pubblicitaria che contenesse foto di modelle femminili, men che meno discinte (non ho mai lavorato per cosmetici, va detto, né per i detersivi).

    Per fare un esempio, le donne semi-nude sulle automobili vengono fotografate alle fiere oppure pubblicate sulla stampa specializzata. Ben di rado, se non mai, appaiono nella pubblicità di auto. L’accoppiata auto-bella donna discinta la vedi di più sui video *musicali*, nei servizi *giornalistici*, nelle *trasmissioni* tv, al cinema nei *film*. A parte specifici settori merceologici (cosmetici, abbigliamento intimo, moda), la pubblicità è normalmente molto castigata, con rare eccezioni che talvolta si notano proprio perché sono eccezioni (il silicone sigillante con la modella in tanga; i pannelli fotovoltaici con “te la montiamo gratis”) e simili porcherie semi-professionali.

  46. @Annamaria Arlotta: chiedo scusa per l’errore nel cognome.

  47. Luziferszorn dici: “ed è noto che il neo-fem abbia da ridire pure sulle ucraine perché son troppo belle…” Ma in quale mondo vivi? “È noto” a chi? A me non risulta. Specie il nesso causale “perché” mi pare sia tutto un tuo tema e problema. Ossessivo. Noi ti accettiamo come sei, e lo sai. Però se ogni tanto ci risparmiassi il ritornello delle tue ossessioni… ah, quanto ti sarei grata.

  48. X Gianni Lombardi
    io di film anche “popolari” ne guardo parecchi e sinceramente non mi pare di vedere qualcosa di paragonabile al silicone sigillante, non mescoliamo cose diversissime..è un altro linguaggio, e ha altre ambizioni. Tutto ciò che viene mostrato è legato alla trama, al contesto del film e non può essere considerato estrapolandolo da esso.
    X Giovanna
    Io navigo in parecchi siti sulle questioni di genere e rappresentazione e sì sulle modalità di lotta delle femen c’è divisione

  49. Paolo1984, sì, d’accordo. Ma un conto è dire come dici tu, un altro è metterla nei termini di Luziferszorn. In ogni caso io mi dissocio sia dall’etichetta “neofem”, sia dal dibattito sulle Femen, sia dalla divisione in quel dibattito, sia dal nesso causale che ha proposto Luzifer. Diciamo che mi annoiano le questioni trite?🙂

  50. Giovanna, la prima volta che citai le Femen (su FaS) mi cazziarono dicendo che erano contro “la prostituzione” (le parole esatte credo fossero “per la criminalizzazione della prostituzione”); oggi su FaS forse la pensano un po’ diversamente, ma ricordo d’aver letto un intervento dove si faceva notare che quelle tette al vento erano sempre attaccate a corpi di un certo tipo (ora non possiedo il link, e potrei sbagliare blog, ma se la mettiamo in questi termini, i tuoi, vedrò di allestire un archivio e corredare ogni mio intervento con riferimenti puntuali); in ogni caso è pure recentissimo un intervento di Zanardo in cui si attacca criticamente la nudità delle Femen perché in società come la nostra non avrebbe alcun riscontro sovversivo/rivoluzionario: ed è imho abbastanza scontato che in questa presa di posizione critica sia sottinteso il fatto che le Femen mostrerebbero una “bellezza stereotipata” ossia conforme a quella visibile nei media più o meno capitalizzati. Tu, se vuoi, chiamale ossessioni…

  51. Sempre in riferimento alle foto esempio postate da Arlotta, stavo scartabellando vecchi programmi concertistici e mi capita sott’occhio questo (questa pubblicità) di un paio di anni fa:

    che rende imho “visibile” la mia replica ad Annamaria, ossia il “grado erotico intermedio” accettabile o criticabile all’infinito. Le vorremmo forse far chiudere le labbra?

  52. @Luz La figura di donna dal “grado erotico intermedio” https://dl.dropbox.com/u/320136/Photos/fem/ph_mito2011.jpg che hai postato pubblicizza una tv o dei programmi tv ( “La TV è donna” c’è scritto). Bene, con quell’immagine mi immagino il seguente contenuto: moda, gossip, cucina, dimagrimento e magari maternità. Poniamo che una tv o dei programmi siano invece introdotti da una figura di donna come questa (presa da Immagini, non ho idea di chi sia) http://www.assesempione.info/images/stories/febbraio2012/lavoratrice-donna.jpg
    Posso pensare che quella trasmissione parlerà di attualità e politica. La donna è vestita in maniera professionale e non è giovanissima. Bella o brutta, non è il “grado erotico” la cosa importante ma che tipo di donna si rappresenta. In Italia una può essere una brava giornalista ma con rare eccezioni non si mette il tailleur come in Inghilterra o in America, Paesi dove ho vissuto e dove le presentatrici del telegiornale sono vestite discretamente e in modo professionale ( perché tu ascoltatore vuoi sentire quello che hanno preparato, non guardare la scollatura.) No, in Italia sono tutti Bruno Vespa che fa i complimenti alla vincitrice del Campiello Opera Prima Silvia Avallone non per il libro che ha scritto ma per il decolleté! E se volete una prova di quanto siamo indietro fate questo esperimento: digitate “donna” in Immagini, poi digitate “kvinde” ( donna in danese) o “kvinna” ( donna in svedese) o anche “frau” e avete risultati ben diversi. La mia lotta contro la pubblicità sessista viene da questo, dal fatto che, per esempio, per “la tv è donna” sia obbligatorio mettere una giovane curatissima, col braccialetto, scollata perché in Italia le stagioni non esistono, le donne non hanno mai freddo, per dormire non si mettono un pigiama manco morte ma sempre una leggerissima camicia da notte, ecc. Gli uomini invece sono tutti palestrati, ricchi e vincenti, per gli altri non c’è spazio, ma questo è un altro discorso ( fino a un certo punto).
    @Gianni: lo so che sei un pubblicitario e ci siamo già incrociati virtualmente in qualche blog, non ricordo quale. Sono contenta che tu non sfrutti l’immagine femminile ma contesto quello che dici sull’accoppiata donne-motori. Proprio recentemente dal gruppo abbiamo segnalato come sessista allo Iap lo spot della Lancia Ypsilon

    Poiché lo Iap non ha riscontrato elementi negativi ( ti credo, mica si mette contro la Fiat!) ho scritto una lettera in cui dico, tra l’altro: “Basterebbe il titolo, accoppiato alle figure delle giovani donne che toccano sensualmente l’automobile, e inquadrate di modo da far risaltare labbra socchiuse, seni e sederi a farfalla ( min.0:32) per rendersi conto che si facendo uso dell’immagine femminile in funzione di sollecitazione erotica. “Tutti amano la natura” si ode. Si vedono quindi cervi o marmotte? No, ci sono invece donne giovani e sexy che indossano costumi da animale; materializzazione del sogno erotico del guidatore, svanito il quale le stesse ragazze compaiono senza costumi”
    L’anno scorso la Fiat, per pubblicizzare la Panda, fece un gioco di parole secondo cui non è una escort. Ha ha ha che ridere! Gira e rigira, dici donna e vai a finire al “grado erotico”, è questo il problema!

  53. P.s. Ho inserito per sbaglio nel post precedente il video di C. Heldman che faceva parte della mia lettera allo Iap. La Heldman ha creato un sistema di riconoscimento del sessismo in pubblicità, se vi interessa è tra i minuti 2:05 e 3:08. In English, of course!

  54. Arlotta. la tua battaglia per un mondo non sessista passa chiaramente attraverso una pericolosa deriva proibizionista ideologicamente acquisita causa fragilità del metodo critico adottato. Siamo sempre lì.
    Sono abituato a guardare le notizie su RaiNews è le bravissime conduttrici si vestono elegantemente, disinvoltamente, colorate, in nero, in jeans e maglietta, insomma, azzarderei dire “come gira loro la mattina”, ma con quel noto granello di sale (chiamatelo “buongusto” se volete) che ci fa evitare lo sproposito. La tua idea che ci si debba infilare un abito “da lavoro”, professionale, asessuato, magari stabilito da una commissione di vigilanza, oltre che reazionario è francamente ridicolo.
    Il cosiddetto “tasso erotico” è una componente ineludibile dell’essere umano e potrà essere inesistente solo se il soggetto lo negherà volutamente fino ad annientarne qualsiasi manifestazione esteriore (condizione patologica). E poi basta con questo nord europa come esempio di rettitudine. Il nostro paese, il sud europa, offre potenzialmente equilibri migliori tra psiche e corpo, tra intelletto e sessualità. Tra Anima e Animus. Curiamoci che è meglio.

  55. ma infatti non finirò mai di dirlo: il problema non è il grado erotico, è il contesto che può essere adatto o meno a una certa immagine.

  56. Dici bene Paolo, ma resti nel vago. Se tu fossi responsabile della scelta dell’immagine che accompagna la “tv femminile” di cui sopra, sceglieresti una foto che della donna esprime professionalità o bellezza? Questo è il busillis. Parlando di contesti, il nudo in arte non si discute, basta dire “arte” e tutto è permesso. Lo è anche per la grande fotografia, personalmente trovo le donne di Helmut Newton interessanti, inducono alla riflessione. La fotografia, come l’arte, è fine a se stessa, serve solo ad essere ammirata. Il porno ha una sua ragion d’essere, si tratta di un mondo a parte anche quello. Ma la pubblicità alla quale tutti, volenti o nolenti, sono sottoposti in continuazione, pretende di mostrarmi persone vere e invece della donna propone sempre lo stesso superficiale aspetto, e in questo contesto non mi va bene.

  57. professionalità e bellezza non sono affatto incompatibili, sceglierei una foto che le esprime entrambe (ho già detto che per me è professionale anche chi lavora nello spettacolo)..comunque La5 è una tv mediaset, Silvia Toffanin è uno dei volti principali di Mediaset, presumo sia stata scelta come testimonial anche per quello.

  58. Interessante. Le “fighe spaziali” di Newton sì e, chessò, i manifesti del Mi-Sex con le “troione” no. A me pare discriminazione di classe questa. La volgarità è un fatto di cultura mia cara Arlotta, non la puoi eliminare tramite regole senza correre il rischio di sottrarre libertà d’espressione a 360gradi. Vecchi discorsi da neo-fem (il blog della Zanardo ne è pieno): la velina che sculetta in tv no, ma la danza classica col nudo integrale sì; vorrei proprio vedere quale genio di legislatore riuscirebbe a far chiarezza nella materia. La storia ci insegna che si risolve con un bel giro di vite. E la storia ci insegna che le lamentazioni in stile neo-fem aizzano la feccia più reazionaria del paese.

  59. Leggo un certo disprezzo nel tuo ultimo post, Luz, e chiudo qui la mia comunicazione con te. Se non vedi la differenza tra una velina e una forma d’arte non posso farci niente. Non sono neofem e mi rallegro molto dei circa centoventi uomini che fanno parte del mio gruppo perché sono convinta che le battaglie per il progresso vadano fatte insieme.

  60. Ma quanta retorica… La differenza tra una velina in posa accanto al Gabibbo e un nudo femminile di Modigliani la conosciamo tutti: in tv però un pube non lo puoi far vedere a prescindere. Regole ce ne sono già e perlopiù sono limitanti, dato che è impossibile programmare in prima o seconda serata (manco in terza, con qualche eccezione solo di notte, come se fosse pornografia) un qualsiasi film d’autore che abbia una scena di sesso, o far vedere uno spettacolo d’arte in cui il nudo integrale sia parte integrante della realizzazione artistica.

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