Prodotti alimentari: quando il medico fa da testimonial

«Un articolo de Il Fatto alimentare denuncia la presenza in molti studi medici di manifesti che pubblicizzano l’acqua minerale Uliveto e Rocchetta, frutto di una convenzione con la Federazione italiana medici di medicina generale che prevede tra l’altro un concorso a premi riservato agli iscritti alla Federazione. È bene sottolineare che la legge vieta espressamente a un medico e alle sue organizzazioni di “sponsorizzare” un prodotto alimentare. Ci sono diversi casi in cui l’Antitrust ha considerato scorretti questi comportamenti.

Uliveto Rocchetta

Tra questi, il più significativo è forse quello della pubblicità del prodotto Ovito della Novelli, che si fondava sul messaggio “Approvato dalla FIMP – Federazione italiana medici pediatri”. L’Autorità ha comminato pesanti sanzioni non solo alle aziende ma anche alla FIMP, perché il “consiglio” di una così autorevole associazione – peraltro non suffragato da alcuno studio – mirava a indirizzare le scelte del consumatore verso quel prodotto – anzichè altri – attribuendogli particolari effetti benefici per la salute.

Le regole ci sono: al solito, occorre che tutti le rispettino.» Giulio Marotta – Assoutenti

41 risposte a “Prodotti alimentari: quando il medico fa da testimonial

  1. Piuttosto è imbarazzante imparare dall’articolo l’esitenza di una miriade di associazioni di categoria in ambito medico.
    Nel caso specifico è impagabile la seguente frase del segretario FIMMG Giacomo Milillo:«In Italia […] l’acqua di rubinetto è sicura dal punto di vista organolettico e della contaminazione batteriologica, però è risaputo che la qualità degli acquedotti italiani non è eccezionale.”
    Che comunicazione truffaldina. Siccome l’acqua del rubinetto supera brillantemente i controlli igienici, batteriologici e radiologici, al contrario di gran parte delle acque minerali, si insinua che il controllo sia effettuato solo a monte della distribuzione del sistema idrico e non a valle, ovvero con campioni all’uscita dei rubinetti.
    Il tale Milillo avrebbe potuto rifugiarsi dietro la scusa degli aspetti organolettici ma ciò avrebbe chiaramente cozzato con il suo ruolo di medico e non di gourmand. In tal caso avrebbe infatti dovuto iscriversi a un’altra associazione, tanto tessera più tessera meno, ridicolo per ridicolo. Il suo nome Adam: associazione degustatori acque minerali. E anch’essa ha le sue gerarchie, i suoi corsi e i suoi ruoli. Chissà che questo (primi)genio nome non sia stato scelto come trait d’union per unire Eva, l’omonima acqua commerciale che nasce nel Monviso, a Eden, la multinazionale leader europea per l’imbottigliamento.
    In ogni caso il business dell’acqua rappresenta da sempre un test per l’imbecillità. L’acqua Rocchetta pubblicizzata dalle varie associazioni mediche ha un costo minimo per la confezione 6×1,5litri di 3,99 euro. Il che fa 0,443 euro al litro. Volendo rimanere a Bologna, non certo la meno cara, con la stessa cifra che si sborsa per la pesante confezione da portarsi nell’appartamento per poi riversarla nei rifiuti, in un continuo via vai di tempo e noia, si ottengono 3297 litri (costo 3,99 euro), l’equivalente di 2198 Rocchette da 1,5 litri di taglio.
    (Costo per mille litri dell’acqua del rubinetto a bologna: 1,21 euro, fonte Federutility)

    Ora, come si fa a convincere un povero coglione a dimostrare ogni giorno di esserlo acquistando al supermercato l’acqua minerale? Appunto chiamandola minerale, in opposizione storica (ma sopratutto logica) con naturale, dove per la prima si intende l’imbottigliata e per la seconda la normale acqua potabile. È superfluo ricordare che entrambi sono minerali e naturali e che questa offensiva differenza semantica e logica ha dato vita a inumerevoli gag del teatro, primo fra tutti un esilarante Eros Pagni che giocava sull’equivoco dell’avverbio “naturale” interpretando per lunghi minuti un cameriere in duetto col cliente in reciproca incomprensione.
    In ogni modo la comunicazione a tema idrico fa acqua da tutte le parti.
    Leggiamo infatti nell’etichetta di ogni acqua non solo la data di scadenza (un assurdo: i composti non a base carbonio non scadono) ma la stupenda frase a carattere medico:
    “.
    Urca, non domandiamoci se la proprietà appartenga a tutte le acque; messa così vale pagare la minerale oltre 300 volte la banale acqua naturale, non dite? Ora che ci penso però ci sono andati giù cauti con quei due verbi, “può avere” e “favorire”.
    Riscriviamo a uso e consumo dei sapiens sapiens:
    “l’uso quotidiano dell’acqua X deve avere effetti diuretici e eliminare dell’acidio urico. Altrimenti muori.”

  2. ps
    La frase scomparsa per mia imperizia era:
    “L’uso quotidiano dell’acqua X può avere effetti diuretici e favorire l’eliminazione dell’acido urico”

  3. Premesso che né FIMG né Uliveto hanno commesso reati perseguibili, come è stato per Ovito e la FIMP. E’ punibile l’azienda e la relativa Associazione o Società Scientifica che metta in evidenza di apprezzare un alimento vedi: approvato da …. consigliato da ….. ecc. E’ però possibile fare uno studio con protocollo scientifico e approvato da un comitato etico dal quale risultino certe caratteristiche o benefici per la salute. Per esempio, se si vuole dire che Uliveto favorisce il mantenimento della massa ossea ci vuole lo studio e in questo caso chi lo ha fatto lo può dichiarare. Se invece si dice che nell’Acqua Uliveto è contenuta una ragguardevole quantità di calcio che favorisce il mantenimento della massa ossea, si dice la verità e si può citare lo studio, in questo caso: “Calcium bioavailability from a calcium-rich mineral water, with some observations on method” con relativa bibliografia. Passiamo adesso al concorso. Anche qui ci sono regole precise su omaggi di aziende a medici ecc.. Tra queste regole non è proibito offrire ad un medico la possibilità di partecipare ad un concorso con la contropartita di affiggere nel suo ambulatorio (badate bene suo, perché se fosse in un ospedale pubblico avrebbe bisogno di altre autorizzazioni). Riguardo all’etica o alla buona pratica nei rapporti tra classe medica e industria alimentare o farmaceutica dipende come sempre dall’etica di ciascuno. Quando Giacomo Milillo dice quel che ha riferito il giornalista sull’acqua del rubinetto non è errato tout court in quanto è vero che sono stati trovati acquedotti in pessime condizioni la cui acqua non corrisponde batteriologicamente alle norme vigenti, è anche vero che dal punto di vista nutrizionale Uliveto ha delle caratteristiche interessanti (quantità di calcio e altri minerali) che difficilmente si trovano nelle acque dei nostri acquedotti. Anche incentivare il consumo d’acqua è giusto visto che la media della popolazione ne beve meno del dovuto ed in particolare gli anziani. Francamente ritengo che mettere sullo stesso piano Uliveto e Ovito sia ingiusto e fuorviante, e che tutto questo polverone per un manifesto sicuramente veritiero sia inutile. Uliveto ha un sito http://www.acquedellasalute.it dove si danno informazioni utili oltre che un servizio offerto da Uliveto e Rocchetta tramite i gastroenterologi dell’AGOI (Associazione Gastroenterologi Ospedalieri Italiani). L’azienda comunica a consumatori e classe medica le caratteristiche dei propri prodotti nell’ambito della legalità in modo non ingannevole e nemmeno subdolo. Credo che mettere il titolo sotto la rubrica Pubblicità & Bufale e scrivere con qui toni su questi fatti sia cattivo giornalismo. Vi sarebbero ben altre comunicazioni pubblicitarie da censurare e/o criticare anche sul piano etico. Poi se convenga o meno bere l’acqua minerale o quello dell’acquedotto è un’altro tema, molto più ampio e complesso.

  4. Pier Danio Forni
    Davvero brutto aver dimenticato la matematica nella cantina della vita.
    Il meccanismo della sete è quanto di più preciso ci sia a livello biologico, quindi non bisogna mai far bere di più le persone di quanto il loro istinto chieda. L’enorme equivoco della nostra società a propagandare l’idizia che occorra bere di più per avere effetti salutistici è uno dei casi di parossistica stupidita a biechi fini commerciali. Di solito due imbecillità che vengono usate a ogni angolo di giornale. La prima è un problema logico: poiché chi ha problemi renali deve bere molto perché ciò giova al funzioamento dei suoi reni, ergo bere fa bene ai reni tout court. Il paralogismo è lo stesso che si prensenta nella fissa delle diete povere di sodio (tra cui le acque specifiche, su cui torneremo): poiché l’iperteso deve seguire una dieta ipsodica poiché il sale a lui fa male, allora si deduce che il sale fa male a tutti. Non solo, il paralogismo si spinge oltre e deduce che assumere poco sale possa diminuire la probabilità dell’insorgenza di ipertensione e malattie cardiovascolari. Dov’è l’errore? Semplice: l’eccesso di acqua è utile alla patologia renale ma è inutile al sano. L’eccesso di sale è dannoso a chi soffra di ipertensione ma non causa di essa e alla persona sana la sua assuznione risulta indifferente.
    La seconda argomentazione è ancora più risibile: si sostiene che bere molt acqua aiuti a diminuire la ritenzione idrica. La cosa di per sé è illogica perché se una persona soffre di tale patologia dovuta prevalentemente a sedentarietà, come farà mai a smaltire l’acqua nei tessuti attraverso una perenne corsa a ingerirne di più? Pazzesco.
    Arriviamo alla matematica. Fermo restando che la dieta iposodica sia un mantra religioso della nostra società, cosa ti han fatto i produttori? Le acque iposodiche. Prendiamo Lete, ovvero la marca che ha puntato tutto il suo marketing su questa supposta qualità – supposta nel senso di dove dovrebbero infilarsela. Ebbene, contenuto sodico: 5mg per litro. Prendiamo ora un’acqua ipersodica, che la classificazione delle acque minerali definisce come al di sopra di 200mg per litro. In commercio la media del contenuto del sodio è nettamente inferiore a questo valore limite ma prendiamolo per un ragioamento che si vuole definitivo(Si badi, lo stesso ragionamento vale per le acque calciche al confronto con le ipocalciche).
    Una persona normale, quindi QI medio e non esposto a dosi eccessive di media, beve 1,5 litri al giorno, esclusa l’acqua contenuta negli alimenti.
    548 litri all’anno di acqua Lete ci danno un contenuto sodico di 2,74 gr (!) contro 109,6 gr. Ma tutto questo che senso avrebbe? Qual senso nel perdere tempo e denaro seguendo giornalmente una dieta idrica simile quando l’OMS ci ricorda che la dose salutistica massima (per 70kg di peso) si aggira sui 3 g di sodio al giorno, pari a 8 g di sale da cucina
    Assumere un’acqua iposodica al pari del voler aumentare il calcio via idrica, è come gettare un sasso nell’oceano.
    Quindi non raccontiamoci palle: la possibilità di ricaricare di mille volte un’acqua e venderla al beota consumatore che la compra a tal prezzo convintamente si ha solo attravero la scrittura creativa di proprietà medicali che o sono ovvie (può favorire la diuresi vuol dire: ti fa pisciare) o sono irrilevati (548 litri annui di acqua ipersodica a confronto con acqua ipsodica equivalgono al carico salino di una decina di pizze; 548 litri di acqua ipercalcica ancor peggio: a qualche etto di formaggio).
    In conclusione è giusto perseguire la pubblicità del niente a caro prezzo.

  5. @Pier Danio Forni
    ps
    Pardon, dimenticavo una riflessione e il commento a questa tua frase: “Quando Giacomo Milillo dice quel che ha riferito il giornalista sull’acqua del rubinetto non è errato tout court in quanto è vero che sono stati trovati acquedotti in pessime condizioni la cui acqua non corrisponde batteriologicamente alle norme vigenti, è anche vero che dal punto di vista nutrizionale Uliveto ha delle caratteristiche interessanti (quantità di calcio e altri minerali) che difficilmente si trovano nelle acque dei nostri acquedotti”

    Una rondine non fa primavera. Se citi un caso di acquedotto batteriologicamente impuro non vorrai mica farlo passare per sineddoche a situazione generalizzata spero? Altrimenti esemplifichi come si possa mentire dicendo la verità. Si espongamo i risultati delle analisi batteriologiche e chimiche delle acque minerali commerciali a confronto con quelle potabili degli acquedotti. In tal caso verrà fuori che i limiti di sicurezza imposti alle acque potabili sono nettamente più rigorosi di quelli previsti dalla legge per le acque minerali che a parità di test non passerebbero il controllo, visti i valori tollerati di elementi quali il cadmio o l’arsenico. Il discorso normativo riguarda ovviamente tutti i microelementi. Anche il massimo quantitativo di sodio è regolamentato per le acque del rubinetto a differenza delle minerali commerciali.
    Quanto al fatto che Uliveto abbia “caratteristiche interessanti (quantità di calcio e altri minerali) che difficilmente si trovano nelle acque dei nostri acquedotti”, beh, hai tirato un po’ troppo l’acqua al tuo mulino col risultato di fare un buco nell’acqua . Primo perché non è vero in termini qualitativi ma solo eventualmente quantitativi. E sopratutto perché i minerali presenti in un litro in quantità di microgrammi, o frazioni di essi, sono normalmente disponibili in quantita mille volte superiori nel più povero e ascetico dei regimi alimentari.
    Quindi cui prodest? Non ci sarà una relazione tra la circonvenzione d’incapace e il marketing idrico visto che l’Italia appare come la terza consumatrice procapite di acqua minerale commerciale al mondo, dietro l’Arabia saudita e Messico (che ovviamente per temperatura e orografia hanno le loro ragioni)?

  6. Mi sembra tutta una discussione sul sesso degli angeli.
    IL problema di base mi sembra che sia che nell’ambito di uno studio medico è vietato fare pubblicità di prodotti alimentari.
    Se questo è vero è sufficiente che i vari “difensori civici” denunciino alla A.G. la violazione.
    Tutte le altre discussioni sulla salubrità o no di un’acqua rispetto all’altra sono semplicemente fuorvianti e da fare in un ambito diverso.
    O NO???????

  7. @Attilio A. Romita

    Lei si mette in mostra per la fatica a comprendere i nessi. Glieli spiegherò in termini ultra sintetici vista la sua diffidenza ai testi che superino la forma soggetto-predicato-complemento.
    Non c’entra nulla la pubblicità confinata allo studio medico. C’entra invece il medico che faccia pubblicità esplicita a livello di associazione, così esprimendo un giudizio collettivo a riguardo. E c’entra perché le proprietà che vengono propagandate sulle acqua in commercio sono appunto effetto placebo. Inoltre tali sedicenti proprietà connesse a inesistenti motivi salutistici avallati da categorie di medici su base nulla sono ciò che permette l’osceno profitto (x300) rispetto all’acqua del rubinetto. Per questo deve essere vietata ogni correità dei medici. Sempre che la circonvenzione di incapace e il plagio debbano restare ancora nel codice penale.
    Ora le è tutto chiaro?

  8. @UGO
    allora chiarezza per chiarezza.
    Ognuno è libero di proporre le sue opinioni.
    Ognuno è libero di credere alle opinioni espresse da gli altri.
    Ognuno è libero di usare qualsiasi suo pulpito per esprimere opinioni e nessuno è obbligato a seguire le opinioni.
    Ognuno è libero di associarsi con suoi simili per esprimere le sue opinioni.
    Ognuno è libero di crederci o non crederci.
    La pubblicità è uno strumento per esprimere opinioni e non una legge dello stato.
    La malcelata sapienza. o saccenza, di chi vorrebbe impedire la libera espressione di opinioni è un pericolo.
    Nello specifico è una mia libertà comprare acqua in bottiglia quando potrei semplicemente ….aprire il rubinetto.
    E chi si arroga il diritto di vincolare la mia libertà di fare stupidaggini, quello si che è un pericolo reale.
    Scusate lo sfogo….ma “quanno ce vo’, ce vò”!!!

  9. @Ugo
    bravo, davvero — tranne forse, mi permetto di dire, qualche eccesso polemico contro chi dice sciocchezze, come tutti quasi sempre diciamo, chi più chi meno.🙂

    L’acqua “minerale”, con tutta la sua pubblicità fasulla, è una delle tante insensatezze che aiutano il capitalismo a funzionare.
    Meno peggio, forse, degli elettrodomestici programmati a durare, grazie a sofisticate e costose ricerche scientifiche sui materiali, 5 anni invece di 50.

    Peccato che alternative migliori del capitalismo siano al momento difficilmente realizzabili — la Cina forse non è un’alternativa e, se in parte lo è, forse non è tanto migliore.
    Giustissimo denunciare e combattere queste e altre insensatezze dell’economia di mercato: sebbene le siano utili, di alcune può forse fare anche senza.
    Almeno per qualche decennio. Poi vedremo, anzi voi più giovani vedrete.🙂

  10. … dimenticavo di dire, per onestà: io bevo (poca) acqua “minerale” gassata, mi piacciono le bollicine, e mi piace illudermi che sia un modo per limitare i miei eccessi etilici. La scelgo a caso, del tutto impermeabile alla pubblicità.

    E’ ovviamente una scelta sciocca, questa di bere acqua “minerale”. A differenza di Attilio, non rivendico la libertà di poterla fare (mi riferisco a questa particolare scelta, non a tante altre). Posso vivere benissimo con due mezzi bicchieri di acqua di rubinetto al giorno — per prendere le mie due pastigliette quotidiane, mattina e sera.🙂

    Beata opulenza.

  11. @Attilio A. Romita
    Lei è liberissimo di professare il suo manifesto di libertà, anche autolesionista. Non sarà certo io a impedirle di gettarsi dal terzo piano solo per assurgere al ruolo del pompiere che “si arroga il diritto di vincolare la sua libertà di fare stupidaggini”?
    Tuttavia, come lei mi ha appena insegnato, non potrà che giovarsi della mia libertà ad appellare con il termine idiota tale manifesto di pensiero.

  12. @Ugo la grande differenza tra di noi è che io non ho mai definito ne idiota ne intelligenti le sue considerazioni. Di pompieri e di maestri unici depositari del pensiero giusto è pieno il mondo e questi, quando non hanno altri argomenti, passano all’insulto personale……è il loro limite!
    “non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere” (Voltaire), ma “L’intolleranza porta alla censura e alla chiusura… E io vorrei dialogare non per farti cambiare idea, ma solo per confrontarci. Il confronto è il sale della democrazia”. Credo che sia giusto ricordare queste frasi quando si vuole assurgere a taumaturghi conoscitori di tutto.

  13. [pezzo mancante causa server]
    Infatti basta farle notare che la sua appassionata difesa addirittura della libertà DELL’essere stupidi si scontra contro la prosaica richiesta della libertà DALL’essere stupidi. Non occorre accanirsi ulteriormente con lei cercando retoricamente di mostrarle da quale parte desiderino iscriversi i più.
    Tuttavia per i medici vale un altro “manifesto”, che risponde al giuramento di Ippocrate nella sua versione moderna e che la invito a leggersi. Il registro è solenne e già basterebbe il punto 1, dei 15, per multare non solo il mercante dell’acqua o il suo rapsodo creativo, poveri diavoli senza giuramenti da fare, bensì il medico che il giuramento l’ha sottoscritto ad alta voce:
    “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
    1) di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento”

    Poi le consiglio di riflettere sul quindicesimo e ultimo punto, quello che vincola il medico a prestare la sua opera “in Scienza e Coscienza”.
    Il che pare un po’ in contrasto col vendersi per “ego e impiego”.

  14. @Attilio A. Romita
    “non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere” (Voltaire)
    A parte la frase notoriamente apocrifa, sono d’accordo con lei. Ciascuno è libero di dire la sua opinione ma se ne assume il rischio.
    E come rispondeva Swift il diritto di essere idioti si paga con l’incomodo di sentirselo dire.

  15. Ugo.
    io non ho voluto difendere Milillo o la Uliveto, ma sicuramente criticare l’articolo di Paola Emilia Cicerone e Roberto La Pira per quello che io ho percepito e che ho il diritto di esprimere, cioè, voler raccontare i fatti come se vi fossero illeciti o operazioni poco trasparenti di marketing camuffate da chissà che cosa. Uliveto ha certamente fatto un’azione di medical marketing per sensibilizzare i medici e i loro assistiti al consumo della loro acqua. Legittimo. Contemporaneamente ha fatto con la collaborazione della FIMG, un’azione educativa attraverso un manifesto affisso negli ambulatori dei medici, che verranno pagati per la loro disponibilità con la partecipazione ad un concorso. Nulla di illegale. Volete colpevolizzare i medici perché hanno accettato di fare quanto detto allettati dal concorso. Fatelo pure, ma rendiamoci anche conto che quel manifesto ha, o se preferite può avere (a causa di cosa e come comunica) valenze educative positive. La mia posizione è quindi quella di preferire che si facciano operazioni di questo tipo con annessa crociera che non farle perché c’é un concorso che Premia il medico che mette a disposizione il suo ambulatorio. Il paziente non viene penalizzato dalla crociera, ma è invece sollecitato a prendere in considerazione l’importanza dell’acqua nella dieta, e questo è necessario. Ugo scrive:
    “Primo perché non è vero in termini qualitativi ma solo eventualmente quantitativi. E sopratutto perché i minerali presenti in un litro in quantità di microgrammi, o frazioni di essi, sono normalmente disponibili in quantita mille volte superiori nel più povero e ascetico dei regimi alimentari.”
    Non capisco bene il significato, ma specifico:
    1° i minerali disciolti nell’acqua (qualsiasi acqua) utili per la nutrizione umana sono presenti in mg (non micro o nano) e rappresentano spesso una buona % dell’apporto giornaliero raccomandato (LARN).
    2° Non esiste distinzione tra i minerali dell’acqua in termini qualitativi, il calcio, sodio, magnesio e potassio, o lo sono o non lo sono e non è più biodisponibile un minerale dell’acquedotto da quello in bottiglia, ma hanno entrambi la stessa biodisponibilità.
    3° Non è affatto vero che i minerali utili all’uomo siano normalmente presenti in un regime alimentare povero o ascetico, le indagini epidemiologiche confermano la carenza di minerali come il calcio, iodio, potassio ecc. a livelli allarmanti.
    4° La legge sulla carica batterica e le norme del Ministero della Salute debbono essere rispettate. Se qualcuno ritiene che siano penalizzanti con l’acqua del rubinetto o di manica larga con le minerali, si sbaglia, basta vedere quali procedure deve avere un’acqua minerale per ottenere l’autorizzazione a chiamarsi tale.
    Nel mio post ho fatto l’esempio del calcio perché è la carenza più significativa dato il fabbisogno di questo minerale. Il fabbisogno medio di calcio è di 800 mg (RDA) ma varia da 600 nei neonati a 1200 per gli adolescenti, 1000 per gli adulti 1200 per le donne in menopausa e 1500 per le gravide. In un 200 ml di latte intero troviamo 238 mg di calcio. Se ne trovano 1.160 mg in 100 g di Parmigiano Reggiano e 1165 di Grana Padano, ma chi mangia molto di questi formaggi ne assume 25/30g al giorno (un cucchiaio grattugiato sono 10g). Quindi, il confronto tra le acque minerali e quella che abbiamo a disposizione in casa, va fatto rispetto alle necessità dell’individuo e alle caratteristiche dell’acqua domestica rispetto al fabbisogno specifico (non solo nutrizionale) dell’individuo, perché nell’acqua ci sono minerali che favoriscono la diuresi, la digestione ecc..
    Quindi sfatiamo le leggende metropolitane che in qualsiasi tipo di alimentazione e tantomeno in quella ascetica vi siano i minerali che servono ogni giorno all’organismo. I minerali dell’acqua servono, educare i cittadini all’uso dell’acqua è utile alla loro salute, scegliere se bere l’acqua di Bologna o di Caltanisetta invece che l’Uliveto o la Ferrarelle è facoltà di ognuno. Incentivare l’Uso di Uliveto in generale o in certi casi è un diritto del medico.

  16. @UGO
    Ho tentato inutilmente di non usare per nessuno il termine idiota, ma con attenzione rilegga la frase di SWIFT.
    E credo che di attagli bene alle persone strasicure delle proprie certezze una frase di Bertrand Russel
    “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”
    La mia unica certezza è il voler riempire tutte le mie incertezze e di farlo non avendo alcuna certezza.
    E con questo mi ritiro nel mio mondo di scarse certezze apoddittiche!

  17. Ci sarebbe molto da dire, ad iniziare dal fatto che una percentuale altissima del prezzo dell’acqua in bottiglia è data dall’imballo, dal trasporto, dai diversi ricarichi della distribuzione all’ingrosso e al dettaglio. E che il contributo all’inquinamento e allo sperpero d’energia e di risorse è altrettanto alto, ad iniziare dal fatto che per produrre una bottiglia in pet o ptfe da un litro e mezzo (o da mezzo litro, che la preforma è la stessa) si consuma nel processo una quantità d’acqua potabile centinaia di volte superiore (e altrettanta per smaltirla, quando lo si fa e non si mette tutto nell’incen.. scusate, termovalorizzacoso). Ma questa è l’economia di mercato, questo è il pil che cresce a dismisura e, come in molte città le fontanelle sono state eliminate su sollecitazione dei bar, sarebbe opportuno non distribuire più acqua potabile dai trogloditici e antistorici rubinetti e utilizzare solo quella imbottigliata ad almeno mille chilometri di distanza. Vedi come sale il pil e cala lo spread!
    Ma sotto sotto è l’invidia che mi muove: potessi almeno partecipare anch’io al concorso avrei qualche probabilità di farmi una crociera in veliero, e che cavolo!

  18. Per lavoro mi occupo anche di depurazione acque e dei problemi di potabilizzazione. Le critiche agli aquedotti italiani sono roba stranota, che riciccia ogni volta che un cronista di repubblica non sa piu` cosa scrivere.
    L`assorbimento del calcio nelle acque dipende dalla sua forma, ovviamente. Buona parte non e` assorbibile (l` articolocitato parla del 6-7% in totale. Basta qualche etto di parmigiano all`anno per rimediare.
    L`acqua ricca di calcio fa venire i calcoli ad una certa parte della popolazione. Dovrei cercare di piu`, ma l` articolo citato (e altri simili) non menzionano il problema dei calcoli, che annullano i minimi vantaggi dell`assunzione del calcio.
    Il discorso del sodio e` noto, e dipende da persona a persona. Vero e` che il sistema di salute pubblica lavora sulle medie, ma la persona comune dovrebbe essere abbastanza sveglia (e sotto controllo) da capire le sue necessita` in termini di micronutrienti.
    Un solo appunto a Ugo, la data di scadenza non e` dell`acqua ma della bottiglia, come provato nei lontani anni 60. Il materiale plastico rilascia lentamente il copolimero e compromette l`integrita` meccanica dlle bottiglia, con conseguente aumento della carica batterica.
    Sul prezzo delle acque si sa tutto. E` una truffa, e a parte una piccola percentuale di gente che ne ha bisogno, l` acqua minerale serve solo ad ingrassare le tasche di pochi, soliti noti.
    Grazie a Ugo per il suo approccio polemico e bellicoso. A volte penso di sapere chi ci sia dietro questo pseudonimo, se non altro per la similitudine del linguaggio.

  19. @Pier Danio Forni
    Ma lei si rende conto di quello che ha appena scritto? Dico, se ne rende conto da un punto di vista aritmetico? Eppure si è addirittura cimentato con quelche numero citando il parmigiano reggiano e la dose di calcio raccomandata senza però fare gli stessi conti della serva per quel che riguarda l’apporto dato dall’acqua, minerale o naturale che sia, scelga lei tanto il risultato non cambia. E il risultato è l’irrilevanza.
    Prendiamo Uliveto e il suo valore di calcio:171 mg/L (http://www.acquedellasalute.it/uliveto/)
    Prendiamo la RDA, ovvero la dose quotidiana raccomandata: 800mg.
    Che senso ha sotto i punti di vista integrarli con Uliveto rispetto all’acqua potabile di bologna, il cui contenuto di calcio è 89mg/L? http://www.gruppohera.it/gruppo/attivita_servizi/business_acqua/qualita/qualita_acqua_hera/qualita_media_comuni/pagina95.html
    In entrambi i casi occorono rispettivamente 4,6 e 8,9 litri per ottemperare alla dose giornaliera consigliata. Ma la stupidità risiede nel fatto che basta usare i suoi dati per arrivare a comprendernetale natura.
    Rileggiamoli, non fosse che per premiare la sua pazienza e la sua dipsonibilità a scrivere il suo suicidio argomentativo:
    “In un 200 ml di latte intero troviamo 238 mg di calcio.
    Se ne trovano 1.160 mg in 100 g di Parmigiano Reggiano e 1165 di Grana Padano, ma chi mangia molto di questi formaggi ne assume 25/30g al giorno (un cucchiaio grattugiato sono 10g)”.

    Lei ci sta qui dicendo che un solo litro di latte intero (tralasciamo la quantità e varietà di cibo che assumiamo nei pasti di una giornanta) ci fornisce 1190g di calcio assimlabile. Il che è il 48% in più del nostro fabbisogno giornaliero (800gr). Un litro di latte, corrisponde quindi al calcio contenuto in 13,3 litri di acqua uliveto.
    Peggio che peggio usare i numeri del parmigiano che essendo un formaggio ha una conentrazione di calcio nettamente superiore al latte, circa dieci volte in questo caso (11,6 gr al kg contro 1,19gr del litro di latte). Il che vuol dire che un misero, inconsistente, pauperistico cucchiaino di parmigiano ci fornisce 0,116 gr di calcio. Che equivalgono a 1,3 litri della “utile” uliveto.
    Tralasciamo per decenza la voce spesa di tutta questa operazione di sostituzione della normale alimentazione con l’acqua per ottenere una frazione dei minerali al prezzo di svariati ordini di grandezza di salasso monetario.
    Quindi le leggende metropolitane sono le sue credenze sciamaniche di chi, per motivi oscuri, non riesce a prendere in mano la calcolatrice e far due conti. A questo punto le suggerisco di immaginare il più povero e monotematico dei regimi alimentari adottati in Italia e trovare un solo caso in cui l’acqua apporti un minerale che non sia già abbondantemente presente n quegli alimenti, fermo restando che le sostanze contenute nell’acqua si riducono alla sola classe dei minerali.

    Ps
    “i minerali disciolti nell’acqua (qualsiasi acqua) utili per la nutrizione umana sono presenti in mg (non micro o nano) e rappresentano spesso una buona % dell’apporto giornaliero raccomandato (LARN).”

    È lei che ha parlato di microelementi e di “Uliveto [che avrebbe] delle caratteristiche interessanti (quantità di calcio e altri minerali) che difficilmente si trovano nelle acque dei nostri acquedotti”
    Poiché i banali Sodio, potassi, calcio, magnesio, solfati, cloruri, bicarbonati sono ovviamente presenti in tutte le acque ed espressi in mg, pensavo lei si riferisse all’altra lista, espressa invece in microgrammi e frazioni. Peccato che questi “altri” minerali eventualmente presenti in Uliveto e non ammessi nelle acque potabili si chiamino contaminanti. Tale lista è lunga. Cominci dall’analisi dell’ACAM

    http://www.acamspa.com/pdf/Etichetta acque minerali per Web.pdf

    Parta

  20. @Pier Danio Forni
    Ma lei si rende conto di quello che ha appena scritto? Dico, se ne rende conto da un punto di vista aritmetico? Eppure si è addirittura cimentato con quelche numero citando il parmigiano reggiano e la dose di calcio raccomandata senza però fare gli stessi conti della serva per quel che riguarda l’apporto dato dall’acqua, minerale o naturale che sia, scelga lei tanto il risultato non cambia. E il risultato è l’irrilevanza.
    Prendiamo Uliveto e il suo valore di calcio:171 mg/L (http://www.acquedellasalute.it/uliveto/)
    Prendiamo la RDA, ovvero la dose quotidiana raccomandata: 800mg.
    Che senso ha sotto i punti di vista integrarli con Uliveto rispetto all’acqua potabile di bologna, il cui contenuto di calcio è 89mg/L? http://www.gruppohera.it/gruppo/attivita_servizi/business_acqua/qualita/qualita_acqua_hera/qualita_media_comuni/pagina95.html
    In entrambi i casi occorono rispettivamente 4,6 e 8,9 litri per ottemperare alla dose giornaliera consigliata. Ma la stupidità risiede nel fatto che basta usare i suoi dati per arrivare a comprendernetale natura.
    Rileggiamoli, non fosse che per premiare la sua pazienza e la sua dipsonibilità a scrivere il suo suicidio argomentativo:
    “In un 200 ml di latte intero troviamo 238 mg di calcio.
    Se ne trovano 1.160 mg in 100 g di Parmigiano Reggiano e 1165 di Grana Padano, ma chi mangia molto di questi formaggi ne assume 25/30g al giorno (un cucchiaio grattugiato sono 10g)”.

    Lei ci sta qui dicendo che un solo litro di latte intero (tralasciamo la quantità e varietà di cibo che assumiamo nei pasti di una giornanta) ci fornisce 1190g di calcio assimlabile. Il che è il 48% in più del nostro fabbisogno giornaliero (800gr). Un litro di latte, corrisponde quindi al calcio contenuto in 13,3 litri di acqua uliveto.
    Peggio che peggio usare i numeri del parmigiano che essendo un formaggio ha una conentrazione di calcio nettamente superiore al latte, circa dieci volte in questo caso (11,6 gr al kg contro 1,19gr del litro di latte). Il che vuol dire che un misero, inconsistente, pauperistico cucchiaino di parmigiano ci fornisce 0,116 gr di calcio. Che equivalgono a 1,3 litri della “utile” uliveto.
    Tralasciamo per decenza la voce spesa di tutta questa operazione di sostituzione della normale alimentazione con l’acqua per ottenere una frazione dei minerali al prezzo di svariati ordini di grandezza di salasso monetario.
    Quindi le leggende metropolitane sono le sue credenze sciamaniche di chi, per motivi oscuri, non riesce a prendere in mano la calcolatrice e far due conti. A questo punto le suggerisco di immaginare il più povero e monotematico dei regimi alimentari adottati in Italia e trovare un solo caso in cui l’acqua apporti un minerale che non sia già abbondantemente presente n quegli alimenti, fermo restando che le sostanze contenute nell’acqua si riducono alla sola classe dei minerali.

  21. Ps
    “i minerali disciolti nell’acqua (qualsiasi acqua) utili per la nutrizione umana sono presenti in mg (non micro o nano) e rappresentano spesso una buona % dell’apporto giornaliero raccomandato (LARN).”

    È lei che ha parlato di microelementi e di “Uliveto [che avrebbe] delle caratteristiche interessanti (quantità di calcio e altri minerali) che difficilmente si trovano nelle acque dei nostri acquedotti”
    Poiché i banali Sodio, potassi, calcio, magnesio, solfati, cloruri, bicarbonati sono ovviamente presenti in tutte le acque ed espressi in mg, pensavo lei si riferisse all’altra lista, espressa invece in microgrammi e frazioni. Peccato che questi “altri” minerali eventualmente presenti in Uliveto e non ammessi nelle acque potabili si chiamino contaminanti. Tale lista è lunga. Cominci dall’analisi dell’ACAM

    http://www.acamspa.com/pdf/Etichetta acque minerali per Web.pdf

  22. http://www.h2omilano.org/blog/2011/08/la-questione-acqua-uliveto/
    oltre a questa specifica, in questo blog dell’associazione H2o si possono trovare molte altre informazioni sul consumo e sulla scarsità dell’acqua. Nell’articolo si parla di quattro litri d’acqua per produrre una bottiglia. Il dato vale, sottostimato, solo per l’acqua utilizzata durante il ciclo di raffreddamento dello stampo al momento del soffiaggio. Per l’intera filiera della materia plastica, della sua estrazione, per la trasformazione da petrolio a materiale termoplastico e per la sua preparazione in granuli, per il trasporto e per tutto quanto comporta prima e dopo il suo utilizzo come contenitore monouso usa e getta, la quantità d’acqua utilizzata per ogni bottiglia è superiore al migliaio di litri. Se a questo aggiungessimo anche la produzione degli stampi per le preforme eil soffiaggio, per la produzione dei tir utilizzati per il trasporto, per gli stabilimenti di imbottigliamento… caspita! Non avrei mai immaginato quanta ricchezza genera una sana bevuta! E, parlando di uccelli, chissà quanto pil produce ogni minzione!

  23. @Enrico Marsili
    Ma io mi sono dimenticato di citare il fatto che la scadenza è un classico fin dal vetro e lo anche nelle preziose commercializzazioni Evian o Perrier.🙂
    Un po’ come nei farmaci, in cui la progressiva anticipazione della data di scadenza risponde solo a criteri commerciali. Se il principio attivo si degrada dell’1% all’anno, basta aumentare le dosi. Soprratutto quando in gioco non ci sono antibiotici ma farmaci da banco.

    ps
    Quale pseudonimo? Io mi chiama davvero Ugo!🙂

  24. @Pier Danio Forni

    “1190g di calcio assimlabile. Il che è il 48% in più del nostro fabbisogno giornaliero (800gr)”

    Ovviamente sono milligrammi entrambi.

  25. Ugo,
    non è affatto vero che la necessità d’acqua sia legata alla sensazione della sete, ne è prova il fatto che la sensazione di sete varia da soggetto a soggetto e negli anziani e notoriamente più bassa, per questo vi sono molti casi di disidratazione negli anziani durante l’estate. Ovviamente parliamo di acqua, tutta l’acqua. E’ indubbiamente giusto perseguire l’idea che nulla deve avere un caro prezzo, ma un giusto prezzo. Per quanto riguarda il sodio le problematiche metaboliche sono complesse e non mi pare il caso di discuterni qui, preciso solo che:
    Sia il sapore che le proprietà biologiche del sale comune (cloruro di sodio)
    sono legate principalmente al sodio; ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio. In condizioni normali il nostro organismo elimina giornalmente da 0,1 a 0,6 g di sodio. Questa quantità va reintegrata con la dieta di cui l’acqua è parte integrante. L’OMS dice che nonostante la bassa eliminazione di sodio la soglia di fabbisogno giornaliero non deve superare i 2,6g. Le indicazioni dell’INRAN testualmente:
    Asseconda sempre il senso di sete e anzi tenta di anticiparlo, bevendo a suffiicienza, mediamente 1,5-2 litri di acqua al giorno. Ricorda inoltre che i bambini sono maggiormente esposti a rischio di disidratazione rispetto agli adulti.
    • Bevi frequentemente e in piccole quantità. Bevi lentamente, soprattutto se l’acqua è fredda: infatti un brusco abbassamento della temperatura dello stomaco può creare le condizioni per pericolose congestioni.
    • Le persone anziane devono abituarsi a bere frequentemente nell’arco della giornata, durante e al di fuori dei pasti, anche quando non avvertono lo stimolo della sete.
    Allora a chi vogliamo dare retta? Un medico segue le linee guida (EBM) e quindi lavora per incentivare il consumo d’acqua indipendentemente dalla sete. Mi pare però che qui il problema sia, se si debba o meno approvare o tollerare o incriminare quanto è avvenuto tra FIMG e Uliveto.
    Allo stato delle cose ribadisco il diritto del medico, proprio per il giuramento di Ippocrate, di proporre alimenti ai propri pazienti. Ribadisco inoltre che la responsabilità su ciò che consiglia e prescrive è la sua. Per tutti è proibita la truffa e la pubblicità ingannevole. E’ proibita anche la diffamazione, ma non è proibito dare notizie anche se nel farlo si tende a criticare o a far credere che tizio o caio siano colpevoli di …..
    Se vogliamo possiamo continuare a discutere su ciò che è ingannevole nel caso specifico, ma in questo caso dovremmo sapere anche come si è comportato il medico, oltre ad esporre il manifesto, poi, per verificare la pertinenza dell’eventuale consiglio conoscere il soggetto a cui è stato dato e il suo stato di salute, ma questo non basterebbe, perché a quel punto il dibattito si sposterebbe su studi clinici specifici, metanalisi, ecc.. Non so se Giovanna sarebbe d’accordo.

  26. @Pier Danio Forni scrive: “non è affatto vero che la necessità d’acqua sia legata alla sensazione della sete, ne è prova il fatto che la sensazione di sete varia da soggetto a soggetto e negli anziani e notoriamente più bassa, per questo vi sono molti casi di disidratazione negli anziani durante l’estate.”

    Questa frase è un non sequitur. Non è la sensazione di sete che varia da soggetto a soggetto ma il consumo. Persone possono bere meno acqua in quanto l’assimilano da alimenti ricchi in h20 e viceversa. I casi di disidratazione degli anziani in estate sono dovute a tutt’altri motivi che non mettono in discussione il meccanismo della sete, di per sé perfetto perché il primo ed essenziale elemento bologico di cui siamo fatti. La disidratazione può avvenire in quanto soggetti sono esposti a una forte temperatura senza avere la possibilità di abbeverarsi nell’immediato, per le ragioni più svariate, dalla morfologia del terriorio alla indisponibilità di strutture. Nel caso degli anziani può concorrere una scarsa mobilità in generale e una patologia invalidante in particolare. Ma in nessun caso – nessuno – il meccanismo della sete non funziona alla perfezione. Avere sete non corrisponde necessariamente alla possibilità di idratarsi.

    Ma sembra che i miei argomenti non ti portino a una confutazione puntuale. Al contrario, invece di fare i conti sugli stessi dati con cui si vorrebbe argomentare la propria tesi, mi incolla una pedissequa serie di divagazioni come il sapore dell’acqua, il contenuto sodico, e le indicazioni INRAN che sono o partire per la tangente, o un discorso che abbiamo appena trattato e che è irrilevante nel rapporto alimentazione-acqua, o infine un comico elenco di ovvietà che conosce istintivamente anche un infante. “Se hai sete bevi.” Se non hai sete ripensaci. potresti voler bere.” D’altronde una delle tante definizioni di pubblicità non è forse quella di far venire sete a chi ha appena bevuto?
    Sulla corresponsabilità dei medici però non ci sono argomenti. Si può tollerare che un medico dica al paziente non affetto da problemi renali o per patologie specifiche di bere acqua se ha sete. Un’ovvietà non si nega mai a nessuno e inoltre essere medico non dispensa dall’essere cretini. Passino i farmaci, dove è comunque inaccettabile che un medico propagandi una marca e non un principiop attivo. Inaccettabile è invece ogni forma di pubblicità per una sostanza biodisponibile come l’acqua.

  27. Scrive Ugo: “Passino i farmaci, dove è comunque inaccettabile che un medico propagandi una marca e non un principiop attivo. Inaccettabile è invece ogni forma di pubblicità per una sostanza biodisponibile come l’acqua”.
    Far credere che l’acqua in bottiglia, di una particolare marca, sia sostanzialmente diversa da quella del rubinetto, con tutte le conseguenze di tipo ambientale e sullo stesso ciclo dell’acqua che l’affermazione comporta, mi sembra non solo cretino ma anche delinquenziale.
    Questa “pubblicità” è solo la punta dell’iceberg della promozione da bocciare farmaceutica. Altri velieri salpano a favore della classe medica, sempre ben disponibile a prescrivere e prescrivere in cambio non solo di crociere ma persino di ridicoli gadget come le penne biro a gravitazione magnetica e simili.

  28. Non c’entra nulla ma ieri sera, dalla Gruber, Giovanna Cosenza è stata come al solito chiarissima e puntuale, nonostante quel ca(c)ciarone di Cacciari. Grazie Giovanna! Alla prossima.

  29. Dopo varie discussioni su numeri, sensazioni, necessità del corpo umano ed inutili alternanze tra causa ed effetto (bere e sete e viceversa) siamo tornati al tema che avevo sottolineato vari giorni fa: “IL problema di base mi sembra che sia che nell’ambito di uno studio medico è vietato fare pubblicità di prodotti alimentari.” (mercoledì, 27 marzo 2013 alle 9:03 pm) anche se l’onniscente UGO vorrebbe vietare ai medici di dare consigli di base.
    Io credo che sia condivisibile il fatto che un medico sottolinei il fatto che l’acqua sia parte integrante delle dieta umana, ovviamente non è eticamente giusto che indichi una specifica acqua.
    Forse che un medico che consiglia una dieta bilanciata è cretino visto che è questa è nozione comune. Il medico non è un jukebox di medicinali, anche se qualche medico come un jukebox al suono di una moneta ripete una litania incomprensibile di sigle e quantità.

  30. Ugo, con tutto il rispetto per le tue opinioni, non essendo d’accordo sulle tue affermazioni non posso che dirti che ciò che scrivi sulla nutrizione-acqua non è vero e nemmeno opinabile e solo frutto di luoghi comuni. Come ti ho detto nel post precedente non andrò oltre e se tu sei saggio come ho potuto constatare altre volte, o ti fai aiutare da consulenti oppure esponi lavori scientifici pubblicati. In questo caso li leggerò e continuerò la discussione. MI associo a chi ti ha invitato di evitare di dare del cretino o stupido genericamente. Dire che anche tra i medici ci sono dei cretini è come dire che tra i commercialisti ci sono dei diabetici.

  31. @Pier Danio Forni
    È bastata la logica e un’aritmetica elementare per constatare la stupidità della retorica nutrizionlae sull’acqua. Se poi lei non è d’accorda, faccenda sua. Invece di trovare accordi e pezze, prenda la calcolatrice. E calculemus.
    Il resto mi pare sia solo la sua incapacità contingente a non ammettere di aver creduto, e ancora credere, a idiozie confutabili con la quinta elementare. Se desidera continuare possiamo entrare nello specifico, ma un punto alla volta. .

  32. @per gli assoluti conoscitoi delle verità rivelate
    @fustigatori del luogo comune
    @per i conoscitori dell’assoluta verità
    @per quelli che non hanno bisogno di aver sete di conoscenza perchè hanno già bevuto alla fonte della sapienza
    un medico vero ha due compiti:
    -usare ilmassimo della scienza e conoscenza per curare una malattia
    -usare la sua conoscenza per cfar conoscere, chiarire e diffondere delle informazioni che possono in qualche modo aiutare a prevenire qualche male.
    Sul primo punto non mi sembra ci possano essere dubbi, al netto delle idee degli onniscenti.
    Sul secondo punto possima discutere su quale sia il modo migliore per far conoscere meglio dei fatti legati alla vita fisica umana. Per far questo è giusto che usi il linguaggio più semplice e banale e che non si ponga come un dottor Blanzone con il latinorum per sembrare più importante.
    Infine una piccola mia precisazione.
    Parliamo di sete e bere. E’ sicuramente un sapere “dalla quinta elementare” che il corpo umano ha bisogno anche di una certa dose di liquido giornaliera e che questa dose è fornita in varia misura da cibi, liquidi vari ed acqua.
    E’ quasi sicuramente un sapere comune che la mancanza di liquido è negativa per l’organismo umano ed in casi estremi puà portare alla morte. La sete è, mi sembra di poter dire, un sintomo della voglia di bere, cioè un segnale di autoprotezione che il corpo umano manda, certamente non è l’unico ne il più esatto. Sicuramente non è “la crisa di astinenza” di un drogato.
    Se avviciniamo una mano ad un corpo bollente, automaticamente i muscoli entrano in funzione e ritraiamo la mano.
    Se siamo in crisi “idrica” sentiamo vari segnali che identifichiamo cumolitivamente con “sete”, ma non beviamo automaticamente. In conseguenza il consiglio a stare attenti alla “sete” in tutte le sue diverse accezioni umane, mi sembra sia una indicazione che il medico DEVE dare.
    Mi sembra ovvio poi che il professionista dovrebbe avere un comportamento etico e limitarsi nel fare dichiarazioni su Rocchetta meglio di Rubinetta. Ma sappiamo tutti che molti fatti commerciali hanno invaso regni etici. Anche in questo caso una cultura di base può essere utile per difenderci, con buona pace di quelli che hanno bevuto il sapere totale con il latte materno.
    Solo per informazione: non sono un medico ed i miei amici medici mi rispettano perchè non ho paura di criticarli anche aspramente, ma ho un certo rispetto per loro che molte volte devono prendere decisioni davanti ad una scatola chiusa che contiene un meccanismo molto complesso che talvolta da segnali difficilmente interpretabili. E lo dichiaro io che sono un tecnico abituato ai numeri binari ed alle certezze dello 1 e dello 0, che peò sa anche che tanti 1 e tanti 0 possono creare una molteplicità non comprensibile a prima vista.
    Buona Pasqua a Tutti.

  33. Ci può essere sempre qualcosa da imparare, anche da Ugo, affronta pure argomenti di carattere nutrizionale sull’acqua, benissimo una alla volta, ma mi raccomando solo ed esclusivamente Evidence Based Medicine, non acqua fresca o credenze popolari.

  34. @Pier Danio Forni
    Devo dedurre che continua a traccheggiare perché non è in grado di fare banali conti della serva, facili come bere un bicchier d’acqua. Però se vuole rimediare a questo deficit aritmetico può sempre iniziare a linkare qualche peer review sul peso e l’indispensabilità del valore nutrizionale dei microelementi dell’acqua minerale nella dieta quotidiana di un individuo. Ovviamente evitando di cadere in un bicchiere d’acqua ovvero tenendo bene a mente la differenza tra una ricerca recensita su Lancet e sulla rivista di suo cugino.
    Poi per quanto riguarda la sua eventuale vanità sfregiata, getti acqua sul fuoco. Dimostrando tra l’altro che la classe non è acqua.

  35. @Pier Danio Forni
    “Ci può essere sempre qualcosa da imparare, anche da Ugo”

    Questa ironia va preso sul serio. E infatti stamattina ho deciso di dedicarmi a fare lezioni di recupero anche a lei.
    Ho passato un’ora a leggermi lo studio che lei ha postato: “Calcium bioavailability from a calcium-rich mineral water, with some observations on method” (reperibile qui http://www.acquedellasalute.it/archive/uliveto/attivitaFisica/clinical_gastro.pdf).
    Quel che si impara può essere utile, sopratutto a coloro, che come lei, non sembrano aver capito che una ricerca non è di per sé un acquisito risultato di scienza, ma al massimo l’inizio di un percorso di un’ipotesi che la comunità metterà al vaglio e, se resisterà a tutte le confutazioni, potrà aspirare a diventare tale e non ad essere rubricato come errrore o banalità. Causa l’uso osceno che viene fatto nei media del termine ricerca, spacciato sistematicamente per scienza, l’umansita medio non ha idea di come funzioni una peer review e sopratutto non ha idea che la pubblicazione in sé non è garanzia di niente.
    Naturalmente esistono criteri per orientarsi e non essere costretti a degnare di interesse tutto ciò che viene pubblicato: ottenere una peer review su riviste quali Nature o Lancet garantisce un’alta credibilità laddove uscire per la Journal of Clinical Gastroenterology decisamente meno. Attenzione, è bene ripeterlo: anche uno studio che esce su Cancer o Science NON è vero di per sé e non è nemmeno lontanamente un risultato di verità scientifica. Il rapporto tra il numero degli articoli e risultato che diventano scienza è modestissimo. Solo per restare alla medicina Jama (Journal of the American Medical Association), la rivista dell’Associazione dei medici americani, ha dimostrato in uno studio statistico del 2005 che almeno un terzo delle ricerche su terapie (farmacologiche e non), quindi ricerche pesanti e non leggere, viene successivamente smentito o sminuito. Questo detto come premessa.

    Per quanto concerne l’articolo “Calcium bioavailability from a calcium-rich mineral water, with some observations on method” rappresenta una ricerca che farebbe felice Lapalisse, ricadendo nella classificazione delle ricerche inutili perché rielaborative del già noto e a informazione zero. Tralasciando le critiche muovibili al protoccolo e all’esiguo campione, inutili ai fini del discorso, ben altro c’è da dire.
    Nello specifico, tutta la ricerca è volta dimostrare la geniale verità che 490ml di Uliveto equivalgono in termini di calcio disponibile assunto a 83ml di latte, e che a parità di dose di calcio somministata il calcio del latte è assorbito,a seconda dei soggetti, con pari o maggior efficienza di quello contenuto nel’acqua (quindi si deduce, ma loro non lo esplicitano lasciando pilatescamente ai loro risultati il compito di parlare, che l’acqua non ha pregi nel confronto dell’assumibilità a parità di dose calcica). Il tutto facendo apparire la ricerca come spendibile argomento valido all’utilità dell’acqua nella dieta calcica quando è proprio la ricerca stessa a dirci che non è così – ma lo dice solo a chi la legge e la sa leggere. Il che non è nello scopo dei ricercatori i quali devono salvare una minima dignità scientifica ma accontentare in qualche modo chi li ha pagati.
    D’altronde cosa aspettarci da una ricerca che è stata commissionata e finanziata da Acqua e Terme di Uliveto S.P.A e infatti assume come un’unica acqua questa marca? Ma naturalmente il dare una parvenza scientifica all’ovvia tautologia ovvero che un’acqua calcica apporta calcio. Quel che importa è finanziare uno studio che dica una banalità che però appaia come altro e sia spendibile a livello di marketing, affiancando all’acqua x lo studio y e contrabbandando qualità per quantità, in questo caso per il parametro calcio (E come vede c’è cascato anche lei, Pier Danio, che probabilmente non ha studiato la ricerca che mi ha messo sotto il naso ma si èlimitato a darne conto a mo’ di pezza senza accendere il cervello ma mandandolo appunto,come si dice, in acqua).
    L’equivoco è giocato ovviamente sul fatto che non si parla di quantità per raggiungere la RDA mentre l’unica informazione che interesserebbe il consumatore è proprio il dato su quanto debba bere (e a quale costo) per avere quella dose di calcio al confronto con altre soluzioni alimentari meno dispendiose in termini di quantità e costo una volta che ci si ponga il problema di comporre il paniere del proprio regime alimentare in funzione del calcio.
    Appunto ciò che un medico deve fare scientificamente: ovvero sanzionare come inutile, perfino dannoso e, ma in questo non è obbligato, masochisticamente costoso usare 11,42 kg di mele per ottenere quei raccondati 800mg contenuti in due bicchieri di latte. E anche se il paziente sventola una ricerca che mi dimostra che la mela è utile nell’apportare calcio in quanto ne contiene sebbene, alla stessa stregua della ricerca citata, sorvoli facendo i finti tonti (si fa per dire) sulla verità alimentare che 1kg di mele contiene solo 70mg di calcio, e quindi come alimento per fornire il calcio è pessimo . Alla stessa stregua è inutile (data la biodisponibilità negli alimenti), dannoso (elettroliticamente), e costoso usare l’acqua, uliveto o altre commerciali, visto i quasi 5 litri da assumere al giorno per raggiungere la propagandata qualità del proporsi come acqua calcica.
    Ma non è proprio questa banalità ciò che andiamo spiegando a lei, Pier Dario Forni, fin dal primo commento?
    Vogliamo per un attimo anche noi usare la metodologia di questo studio, immaginando un individuo ortoressico costretto a scegliere una dieta in cui il contenuto di calcio è fornito da un solo elemento a sua scelta sul mercato.
    A questo punto urge l’amletica decisione finale sottoposta a tutti voi che avete il diritto alla vostra razione di calcio giornaliera che, lo ricordiamo ancora, è di 800mg. Cosa preferite per ingerire 0,8 miseri grammi di calcio?:
    1) Imbottirsi di Uliveto (Ca=171mg/l) bevendo 4,6 litri al costo di 1,932 euro (costo uliveto 0,42 euro/l)
    2) Sorseggiare latte intero (Ca=1190mg/l) bevendo 0,67 litri al costo di 0,402 euro (costo latte intero 0,60 euro/l)

    Ps
    Per chi sia affetto da intolleranza al lattosio in commercio esistono innumerevoli soluzioni (costo da 0,95 euro/l).

  36. Pier Danio Forni

    Ugo, il confuso è lei e sopratutto non è in grado di sostenere una discussione sugli alimenti e i loro nutrienti. Lei afferma “È lei che ha parlato di microelementi.” Quando mai, dove? Io uso solo i termini che vengono usati dalla Scienza dell’Alimentazione: macronutrienti, micronutrienti ed eventualmente oligoelementi. Venendo alla matematica le dirò come deve usare la calcolatrice. In genere sulle etichette si esprimono i valori o su base 100 g di prodotto edibile e per quanto riguarda l’acqua su 1 litro. Una equilibrata alimentazione prevede l’assunzione giornaliera di nutrienti (macro e micro) provenienti da diversi alimenti (alimentazione variata ogni giorno in modo che perlomeno nell’arco di una settimana vi sia la copertura di tutti i nutrienti. Soffermiamoci sui micronutrienti e nel caso dell’acqua dei minerali. I pochi dati da me citati hanno un senso, i suoi no, anzi sono fuorvianti per una persona inesperta. Non si può pensare che una persona assuma calcio solo dall’acqua come lei sostiene polemicamente (.. 13,3 litri di acqua…) e nemmeno un litro di latte o 100g di Parmigiano o Grana Padano. Io riporto dati che sono usuali nel consumo giornaliero come 200g di latte, 1 litro di acqua, dai 20 ai 30g di grana, e così via. Rispettando le porzioni (serving) si deduce che il fabbisogno di micronutrienti si raggiunge con diversi alimenti calcolando le porzioni plausibili. Anche l’olio extra vergine di oliva contiene importanti micronutrienti per 100g, ma sul piano nutrizionale qualunque nutrizionista ne calcola 25g al giorno. Questo è il modo corretto di usare la “calcolatrice”. Per facilitarle l’uso della calcolatrice le porto un esempio. Se lei ha 50 anni deve assumere 800 mg di calcio al giorno ( o molto di più se è più anziano o femmina in particolare stato) quindi bevendo 200 ml di latte ne assumerà 238, 25g di grana 291, totale 529, ne mancano ancora 271. Altro calcio lo potrà assumere dalle verdure, legumi, ecc. Ma il consumo di verdure e legumi nel nostro paese è modesto (di media intorno al 50% del fabbisogno, dipende dalle classi di età e dalle abitudini alimentari) rispetto al raccomandato che consiglia 2 porzioni di verdura e 3 di legumi a settimana. Non può nemmeno immaginare che questo minerale possa essere assunto dai formaggi decremati per affioramento, il cui limite è stabilito in massimo 2 porzioni da 50g la settimana come secondo al posto di carne o uova e massimo 10-20g al giorno sempre calcolando la quantità di calorie provenienti da grassi e proteine complessive che si assumono dagli alimenti. Infatti la proporzione per uno come lei che potrebbe consumare 2.200 Kcal al giorno è: 58% provenienti da carboidrati, 16% da proteine e 26% da grassi. Vede bene che nonostante gli ottimi nutrienti del latte e del grana lei non può corre il rischio di assumere molti grassi e proteine per raggiungere il fabbisogno di calcio. Adesso dovrei continuare, ma credo che non sia il caso. Tornando all’acqua se lei beve un litro di Uliveto al giorno (170mg) l’assunzione di calcio di cui sopra arriva a 699mg. La ragione per la quale, rispetto al calcio e in assenza di particolari patologie, convenga bere acqua calcica è proprio quella che l’acqua non fornisce calorie. Vi sono acque come la Ferrarelle che contengono 360 mg di cacio per litro e altre come la Fiuggi o la Sangemini ancora di più. I suoi discutibili commenti sulle raccomandazioni dell’INRAN che ho citato, li definirei inutilmente anarchici. L’Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione è una delle massime istituzioni del nostro paese, ma se vuole qualcosa di più dettagliato scientificamente la invito a consultare il documento della SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) “Sintesi prefinale LARN 2012” pagina 46, si renderà conto che le sue convinzioni su sete, acqua dagli alimenti ecc., non escludono l’assunzione raccomandata di acqua (www.sinu.it il documento lo troverà in home page).
    In un altro commento ho letto che il calcio produce calcoli renali, falso, perché i calcoli sono formati da una miscela di calcio, acido urico e ossalati. Anche questa è una leggenda metropolitana smentita da uno studio che sintetizzo: “Sono le donne quelle più a rischio di calcoli renali e, in special modo, quelle che assumono poco Calcio, poca acqua. Il rischio, poi, aumenta se di assume molto sodio” Questo il quadro dipinto da un ampio studio condotto dai ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Washington a Seattle, coordinati dall’urologo dottor Mathew Sorensen. che ha coinvolto oltre 78mila donne di età compresa tra i 50 e i 70 anni, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Urology. Buona Pasqua a tutti e mi raccomando Ugo, per la sua salute, ascolti i consigli della SINU e cerchi di avvicinarsi al consumo di 2,5 litri di acqua al giorno, anche se non ha sete. Beva tranquillamente l’acqua del rubinetto e se vuole la Uliveto o altre minerali consigliate dai medici che sono attenti all’alimentazione dei loro assistiti. Se non vuole non beva, ma eviti di fare confusione su questi argomenti, e soprattutto eviti di scrivere cose come “Ma lei si rende conto di quello che ha appena scritto? Dico, se ne rende conto da un punto di vista aritmetico? Oppure: “Devo dedurre che continua a traccheggiare perché non è in grado di fare banali conti della serva, facili come bere un bicchier d’acqua”. Eviti, proprio perché come dice lei: la classe non è acqua.

  37. @Pier Dario Forni

    Lei si è dilungato a costruire un esempio ad hoc di regime dietetico in linea coi parametri nutrizionistici dell’enteper sostenere l’ultilità di bere acque calciche.
    Ma lei ci è o ci fa? Mi prende per il culo? Guardi che la questione è già confutata, anche se lei si ostina a volermi dimostrare di voler rifare l’esame di licenza elementare. Ed è la seguente: hanno o non hanno le acque calciche in rappporto a quelle ipocalciche, visto che l’acqua si beve comunque, ragione di essere necessarie in un regime dietetico salutista consigliabile da un medico a individui sani e non affetti da specifiche patologie tali da dover escludere intere classi di alimenti dalla propria dieta? La risposta è no, come dimostrato ampiamente con la ragione e suffrgato dall’inesistenza di contributi scientifici, non studi come quello che ho smontato nel commento precendete, che lo affermino.
    Riprovi, sarà più fortunato. Anzi, riconti.

  38. Ho seguito abbastanza distrattamente la discussione sull’acqua.
    Ho comunque imparato, grazie Pier Danio, che anche certe acque “minerali” possono dare un contributo all’apporto di calcio, piccolo ma non trascurabile, maggiore di quanto credessi. Comunque, grazie Ugo, piccolo e assolutamente non necessario, in quanto facilmente rimpiazzabile da molti altri alimenti ben più ricchi di calcio.

    Alla luce di tutto questo, rimane che il manifesto riprodotto nel post di Giovanna
    “Per i medici di famiglia FIMMG: il nostro benessere inizia con un bicchiere d’acqua!” (seguono immagini e scritte, molto in evidenza, di ULIVETO e ROCCHETTA)
    è sostanzialmente fuorviante e disonesto.
    Suggerisce infatti una rappresentazione falsata della realtà: il nostro benessere PUO’ FARE TRANQUILLAMENTE A MENO DI (piuttosto che INIZIA CON) un bicchiere di acqua minerale.

  39. Più analiticamente: se io dico “una buona giornata di lavoro INIZIA CON una buona colazione”, molti possono intendere che “senza una buona colazione NON PUO’ INIZIARE una buona giornata di lavoro”. Credo che si potrebbe dimostrare analizzando gli usi di frasi di questo genere nelle conversazioni, controllando in particolare come reagiscono gli interlocutori. E’ da dimostrare empiricamente, ma sembra abbastanza plausibile.

    Se questo è vero, “il nostro benessere inizia con un bicchiere d’acqua [minerale, tipo ULIVETO o ROCCHETTA]”, può venire comunemente inteso “senza un bicchiere di acqua minerale, ciao benessere”. Quindi suggerisce che sia vero qualcosa che è invece sostanzialmente falso.

    My two cents.

  40. ps
    @Pier Dario Forni scrive: ” Lei afferma “È lei che ha parlato di microelementi.” Quando mai, dove? Io uso solo i termini che vengono usati dalla Scienza dell’Alimentazione: macronutrienti, micronutrienti ed eventualmente oligoelementi.”

    Dimenticavo la tirata d’orecchi per continuare a colpirsi da solo con questi boomerang dialettici: quando si parla di minerali, la Scienza vera (capital s), e anche quella pratica che ambisce ad esserlo, nonostante navighi per gran parte nell’arbitrarietà, come è la scienzia dell’alimentazione, conosce i macroelementi, i microelementi e gli oligo elementi.
    Basta un comodo riepilogo da wikipedia per rinfrescare il suo alzheimer incipiente o passiamo ad altro? http://it.wikipedia.org/wiki/Sali_minerali

    Inoltre mi rimane sadicamente il desiderio di capire perché ha speso tante righe per mettere in piedi un abbozzo di giorno tipo alimentare, con tanto di budget calorico totale e distribuzione tra zuccheri proteine e lipidi, oltre a normare l’uso delle frazioni in alimentazioni e spiegarmi l’importanza di cun termine come serving, per poi concludere con una frase come: “Adesso dovrei continuare, ma credo che non sia il caso”?
    Come mai? Su, concluda. Ha messo sul tavolo le 2200 calorie del nostro cinquantenne. E poi ha evitato di entrare nel merito e declinare quelle calorie in una possibile sommatoria di elementi tali per cui il calcio manca.
    Che l’esempio sia ad hoc gliel’ho già concesso nel commento precedente ma almeno lo porti a termine, così possiamo tutti verificare che sa contare (oltre a dimostrare in condizioni non dico realistiche ma almeno verosimili la necessità di integrare calcio in una dieta).
    E che la mia è stata solo una livorosa illazione.

  41. Mi limito a segnalare che Uliveto e Rocchetta hanno recentemente eliminato alcune indicazioni sulle proprietà salutistiche delle due acque minerali : “aiuta a a combattere l’osteoporosi; aiuta a prevenire la calcolosi urinaria; aiuta a mantenere i reni puliti”. Aspettiamo la prossima puntata…

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