Lo streaming Pd-M5S: una brutta prova di comunicazione per tutti

Streaming Pd-M5S

Ho guardato lo streaming fra Bersani e la delegazione del M5S con grande attenzione e crescente perplessità. Dal punto di vista comunicativo, sono stati pessimi tutti per svariate ragioni. Faccio una brevissima selezione.

Bersani: all’inizio era impacciato come uno studente di fronte alla commissione di laurea, il che gli è costato il prezzo di un bersanese più pasticciato del solito. Poi si è rilassato, è vero, ma nei contenuti – il che è ancor più grave che nelle forme – ha continuato a inseguire i temi del M5S come fa dal giorno dopo le elezioni. Ricordava, purtroppo, quei venditori ambulanti che, per disperazione, devono venderti per forza qualcosa e ti propongono di tutto, dai fazzoletti di carta agli accendini, dai calzettoni alle torce elettriche. Non importa se non ti serve ora, non importa se non ti serve davvero, però ti prego: compra.

M5S: all’inizio Crimi, Lombardi e gli altri erano tutti torvi, silenziosi e intenti a scrivere, come una commissione di laurea che fa di tutto per mettere a disagio il candidato. Poi parlando si sono ammorbiditi, ma hanno mantenuto sempre quel tono e quei modi dall’alto in basso che ormai conosciamo. Come se avessero la verità in tasca, come se fossero gli unici a essere stati “eletti” e non fossero solo un sottoinseme di una ben nutrita compagnia di 945 deputati e senatori.

È lo stile del gatto che gioca col topo, sicuro della sua forza. Ma è anche lo stile del vendicatore degli oppressi che, dopo aver vinto l’oppressore, lo umilia per goderne assieme agli oppressi. Uno stile su cui a mio avviso i deputati e i senatori del M5S stanno insistendo un po’ troppo e che può finire per togliergli consensi nel loro stesso elettorato. Perché è vero che gli oppressi godono dell’umiliazione inflitta all’oppressore, ma è pur vero che molti oppressi non amano affatto vedersi rappresentati da un vendicatore troppo impietoso. Ed è ancor più vero che molti oppressi vorrebbero solo che i torti fossero raddrizzati presto, bene e senza ulteriori danni. Specie se, mentre il vendicatore se ne sta lì a infliggere umiliazioni, gli oppressi restano oppressi.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto quotidiano.

42 risposte a “Lo streaming Pd-M5S: una brutta prova di comunicazione per tutti

  1. forse devo preoccuparmi un po’ per questo ma mi trovo sostanzialmente d’accordo con Facci: http://www.ilpost.it/filippofacci/2013/03/28/il-niente-in-streaming/

  2. Prof, ieri l’ho vista un po’ in difficoltà a 8 e mezzo: sembrava rincorrere l’approvazione di Cacciari, che invece controbatteva a ogni sua affermazione. mi sbaglio???

  3. La tesi, espressa anche a Ottoemezzo ieri, che l’elettorato M5S sia in procinto di spaccarsi su cosa si basa? Su personale intuizione? Sui commenti nei blog? Sui sondaggi? Io penso che non sia molto più che una (vana) speranza del PD. Ammesso e non concesso che sia in atto un principio di disamoramento dell’elettorato, quanto consenso potrebbe perdere il M5S? Il 3% , il 5% ? E se invece la linea dura portasse altri voti? Ricordate che ci sono in ballo ancora il 25% di astenuti. Io penso che l’approccio di tutto il csx, ma in particolare del PD, al M5S sia completamente sbagliato. Mesi di scambi di insulti – siete morti/ fascisti del web – di sfide a dir poco avventate – Grillo faccia un partito …(Fassino) / Ce lo venga a dire in parlamento (Bersani) – seguiti dal grottesco cambio di atteggiamento a risultato elettorale acquisito. Lusinghe e promessa di poltrone e presidenze seguite da un brusco ritorno alla delegittimazione: “irresponsabili”. Intanto la base PD ha sostituito nel suo immaginario il cattivo per antonomasia, Berlusconi, con il “nuovo” cattivissimo Beppe Grillo. L’Unità di oggi li ha addirittura accomunati nella sua discutibile prima pagina, degna di Libero o del Giornale. Basta fare un giro sui blog e sui forum per trovare un esercito di inferociti denigratori a tempo pieno che ripagano i “grillini” della loro stessa moneta (con gli interessi). Tornando all’incontro fra Bersani e i capigruppo M5S penso che il primo abbia mancato una colossale occasione, fornitagli proprio dalla diretta streaming. Sapendo che la risposta negativa al suo tentativo era ampiamente scontata (annunciata dalla sera prima) Bersani avrebbe dovuto sparigliare le carte in tavola, rinunciare all’incarico e avanzare una proposta nuova e sorprendente, in diretta. Avrebbe sorpreso e messo in difficoltà i suoi interlocutori e forse portato a casa un accordo di governo. Ma ho il dubbio che non sia questo il vero obiettivo del segretario PD.

  4. non condivido affatto l’analisi.Bersani si continua a inseguire il M5S ma i due portavoce mi sono molto piaciuti, perché hanno replicato con un semplice….sono vent’anni che votiamo, promettete ma non fate mai quello che dovreste….il programma, il cambiamento che sembra ora anche vostro intento va bene, ma NON CI FIDIAMO!!!!! Elementare Watson….

  5. Fanno gli aguzzini, quelli del M5S, si danno del tono, ma sono degli ” utili idioti” eletti, eterodiretti, senza spina dorsale. Debbono crescere, speriamo, per affrancarsi da un padrone paranoico che gioca allo sfascio.

  6. sono quasi vent’anni che governa il pdl…non amo gli strafottenti, poco colti e disfattisti – non servono al paese – dovrebbero sapere che stiamo affondando –

  7. Dice Giovanna a proposito dei grillini a colloquio con Bersani: “È lo stile del gatto che gioca col topo, sicuro della sua forza. Ma è anche lo stile del vendicatore degli oppressi che, dopo aver vinto l’oppressore, lo umilia per goderne assieme agli oppressi.”

    Mi sembra che Giovanna sopravvaluti la forza politica dei grillini.
    I due loro rappresentanti manifestavano incompetenza, parlando per stereotipi (Lombardi) o farfugliando (Crimi). Almeno questa è stata la mia impressione, che naturalmente dovrebbe trovare riscontro in un’analisi dettagliata.
    Quanto ai contenuti, a me sembrava anche palese il carattere di bluff della loro richiesta di fare loro il governo. Neanche loro stessi, e neanche gran parte di chi li ha votati, si fiderebbe di un loro governo, credo.

    Se non ottengono ora risultati di rilievo, e non mi pare che si stiano muovendo in modo da ottenerli, si sgonfieranno come tanti altri movimenti simili del passato.
    Insomma, in una prospettiva anche di breve periodo, piuttosto che forti e vincenti, a me sembrano deboli e perdenti, e tali appariranno a breve ai loro stessi elettori, che non li rivoteranno. Posso sbagliarmi, certo, ma se dovessi scommettere, questo scommetterei.

    Del tutto d’accordo, invece, sul giudizio su Bersani.

  8. la strategia dell’aggressione (con cui si ha familiarità nella politica nostrana dalla dissoluzione della Prima Repubblica) non paga, quando non si possono avanzare contenuti e istanze espressione di specifici gruppi. un governo di responsabilità è quanto vogliono evitare i Cinque Stelle e lo streaming, messo in scena ieri come un Ballarò alternativo, non ha garantito né garantisce trasparenza. Quel post, sul blog del capo Beppe Grillo, ha fatto il resto. Interessante, invece, la prima volta del duo Lombardi-Crimi con i giornalisti.
    http://elisabettadonofrio.wordpress.com/2013/03/28/consultazioni-bersani-m5s-figli-di-nn/
    https://www.facebook.com/vedogentefacciocose.blog.elisabetta.donofrio

  9. @Ben
    Totalmente d’accordo.
    Figura al limite dell’impresentabile da parte di due soggetti che non si sono resi nemmeno conto di essere a un tavolo di negoziazione la cui unica conditio sine qua non era la seguente: “La Costituzione implica e obbliga una formale fiducia altrimenti non si avvia nulla. Non occorre fare alleanze matrimoniali. Trattiamo”.
    E dall’altra parte abbiamo avuto due nullità indifendibili che hanno replicato a Bersani e co. con una lezioncina pappagallata standard da movimentista che ha ancora la testa in piazza e la piazza in testa. “Noi non incontriamo le parti sociali, noi siamo le parti sociali”, recitata fieramente da quell’analfabeta della Lombardi, non è una frase e non è neppure uno slogan. È totale deficit comunicativo del contesto, del ruolo, dell’interlocutore. Consiglio a tutti di vedere il video in cui la Lombardi parla di credito alle imprese dimostrando non solo di essere totalmente incapace di distinguere la differenza tra pro solvendo e pro soluto, che farebbe licenziare anche un usciere di banca, ma sopratutto di non avere la più pallida idea della distanza tra ignoranza e competenza.
    Credo che questo problema del M5S sia dovuto alle frettolose primarie che sono state messe in gioco con tempi ridottissimi e che hanno visto come papabili parlamentari i trombati alle precedenti elezioni regionali, provinciali, e comunali. Quindi se non i peggiori non certo i migliori e comunque soggetti non vagliati.
    Allo stato attuale credo che la strategia di Grillo sia volta ad una scommessa suicida e stolida. Anche ammettendo che alle prossime elezioni, data l’impossibilità di formare un governo e/o mantenerlo in vita a lungo, il m5s veda aumentare i propri consensi, cosa di cui dubito fortemente vista la chiusura da duri e puri che non può certo attrarre nelle condizioni attuali tutti quegli elettori che non vogliono dirsi attendisti di una palingenesi sulle macerie, il M5s guadagnerebbe punti a danno degli altri.
    Ma in ogni caso sarebbe d’obbligo un’alleanza, sempre che non si sogni davvero il 50%+1 al Senato, il che equivarrebbe a cecità patologica. L’allenza andrebbe comunque fatta o con il PD o col PDL e non è detto che il secondo non aumenti a danno del primo i suoi consensi, così contando di più nei pesi parlamentari. Adesso il m5s può contrattare moltissimo con il Pd, avendo il coltello dalla parte del manico. Ma domani quel coltello ricattatorio sarebbe nella mani di altri. Ergo quale strategia motiva il m5s, che vorrebbe che Napolitano affidasse la formazione del governo a loro, inetti nel non comprendere l’assurdo logico di chi non voglia dare fiducia formale a nessuno (nemmeno uscendo all’aula) ma la pretenda da quegli stessi nel caso di un governo da loro presieduto?
    Che stupidità strategica rara.

  10. ieri ti ho vista a La7!!!!

  11. “si sgonfieranno come tanti altri movimenti simili del passato” Ti riferisci alla Lega? Mi risulta che governi le tre regioni più importanti del Paese, e di certo i leghisti della prima ora non erano meno goffi e impreparati dei “grillini”. Sottovalutare è stato l’errore fatale al PD in campagna elettorale, perseverare in tale atteggiamento è puro autolesionismo. Un Governo che non coinvolga in alcun modo il M5S provocherebbe sicuramente una sua crescita di consensi alle prossime elezioni e un tracollo assicurato per il PD. Per questo è fondamentale non solo che Bersani si faccia da parte ma che assicuri a Napolitano la prospettiva del sostegno PD ad un governo “terzo” di segno 5 stelle o comunque a loro gradito.

  12. @Bertox scrive: “Per questo è fondamentale non solo che Bersani si faccia da parte ma che assicuri a Napolitano la prospettiva del sostegno PD ad un governo “terzo” di segno 5 stelle o comunque a loro gradito.”

    Tutto ciò è una speranza politicamente inavverabile e perfino non giusta. Il m5s non ha nemmeno il primato di aver preso più voti né alla Camera né al Senato. Perciò con quale strafottente arroganza può chiedere un governo “terzo” di segno m5s o comunque a loro gradito?
    Se vuoi ricattare devi sapere le regole della negoziazione: non puoi ottenere senza trattare Al tavolo con Bersani avrebbero dovuto mostrare che la condizione di una fiducia al Governo era subordinata a tale e non tal altro, e non dare spettacolo di fatua purezza. Ma anche se al Governo andasse un premier e ministri del m5s, il che è tutto da ridere allo stato attuale, la fiducia la dovrebbe comunque dare qualcuno stando alle percentuali parlamentari. E quel qualcuno è Pd o PDL con la differenza che a parti invertite sarebbero loro gli elementi che chiedono e non che concedono. In quel caso il governo durerebbe ben poco, vincolato alla fiducia quotidiana del Pd o del PDL al M5s. Giusto il tempo di mostrare da parte di PD e PDL l’assoluta vacuità del Governo, non fosse che per impreparazione totale del novizio M5S – ma questo sembra ahimé il meno peggio dei loro problemi in parlamento.
    Perché se ci sono il pdelle e il pdmenoelle, ora c’è anche il M5Spiùelle.

  13. Mi permetto di portare alla discussione il contributo di Uriel Fanelli:

    http://www.keinpfusch.net/2013/03/ma-dove-ha-imparato-negoziarecit.html

    Dove si prende in considerazione maggiormente il lato pd.

  14. E come amaramente sorriderà Paolo Villaggio nel vedere che la realtà, tramite la giuliva Renata e l’impavido rag. Crimi, ha provveduto ad aggiungere un episodio alla sua saga: Fantozzi al Quirinale.🙂

  15. A leggere Ugo e Ben c’è sempre da fare riflessioni interessanti. La spocchia e l’arroganza dei due pentastelluti è stata davvero oltre ogni limite, così come la gambizzazione della coda da parte di Bersani. Mi piacerebbe però separare la forma dai contenuti. E, accidenti, c’è qualcosa di vero –scremata la merda– nelle affermazioni di grillo. Perché è vero che i giovani sono stati totalmente dimenticati, penalizzati, attaccati –miserabili bamboccioni schizzinosi– e che il pd e i sindacati hanno difeso solo i già protetti e hanno spesso sostenuto l’insostenibile. Tanto per dirne una, un milione di giovani laureati in Italia sono andati all’estero in meno di dieci anni – a contribuire alla ricchezza di altri pesi a nostre spese–, altri quattro sono lì a fare muffa. Avremmo potuto spendere molto meno, lasciarli ancora più ignoranti i nostri figli, tanto sarebbero stati grillini lo stesso. Insomma, che il pd debba cambiare, debba liberarsi di tanti pesi morti e di idee anacronistiche come il liberismo e la crescita, è una estrema necessità, non più procrastinabile. Gli dò tempo sino a martedì mattina, e buona Pasqua, non di più. Il futuro è una cosa diversa da quella che è nella testa di questi signori, renzi compreso. Di sicuro non voterò mai M5s, perché non posso neppure solo concepire di dover pensare ciò che non penso, e anche sel lo pensassi, a comando di un comico. E, però, non è che gli altri non siano meno “comici” nella tragedia.

  16. Caro guydebord,
    liberismo e crescita pesi morti e idee anacronistiche?!?
    In un paese oppresso, a proposito di liberismo, da una burocrazia terrificante e da una spesa pubblica ben al di là delle necessità di un buon welfare?
    E, quanto a crescita, con un livello di disoccupazione giovanile che tu stesso mostri di avere ben presente? Come pensi di rimediare a questo, con la decrescita “felice”?

    Se neppure tu e io, entrambi forse mediamente informati e onesti, riusciamo a convenire su questi punti fondamentali, come possiamo sperare che trovino un accordo costruttivo Vendola, Bindi, Crimi e Cicchitto?

    In alternativa a una società e un’economia modernizzate in senso moderatamente liberistico, modello Svezia o Germania o Finlandia o UK, sarei favorevole anche ad un capitalismo a fortissima direzione statale, tipo Cina.
    Ma temo che non avrei l’appoggio di nessuno, in questo blog e in Italia, tranne forse Ugo.🙂

  17. Ma dove erano queste stesse parole quando tutta questa gente, da destra a sinistra, PD come PDL come tutti i cancri che sono stati in parlamento in questi ultimi decenni, hanno tolto a noi giovani la speranza in qualcosa come il futuro, la meritocrazia, la serietà, i valori ultimi che dovrebbero tenere insieme una società? Come mai adesso molte persone si ergono a difensori paladini di questa gente che ci ha portato in questa condizione? O vogliamo dire che la colpa del nostro stato di cose attuale sia dei grillini? A me viene il dubbio che tutti coloro i quali esprimono certi pensieri abbiano dei seri interessi nel farlo, perchè volenti o nolenti hanno sempre sostenuto per propri interessi eminentemente personali questo stato di cose…e adesso con quale diritto parlano contro chi invece cerca quantomeno di mettere in discussione lo status quo dei particolari interessi partitici degli ultimi anni? Come si fa a non voler torturare fino alla dissoluzione tutti coloro (indistantemente di destra e di sinistra, come se poi questi destra e sinistra non fossero ormai delle stupide etichette senza senso!) che ci hanno traghettato in questa condizione per difendere e coltivare solo ed esclusivamente i propri interessi?
    Sinceramente più leggo certe cose e più mi convinco che sia giusto continuare a sostenere questo movimento e queste istanze. E se qualcuno ha dei dubbi in merito lo inveterei a venirmi a trovare in ufficio, a me che cerco di fare impresa e che ogni giorno mi trovo a dover combattere con la burocrazia, con le banche, con le varie autorità e divise differenti, con tutti i monopoli e oligopoli di cui questa gente ci ha reso schiavi!

  18. … in un paese oppresso, a proposito di liberismo, oltre che da una burocrazia terrificante e da una spesa pubblica ben al di là delle necessità di un welfare decente, ANCHE da un livello altissimo di rendite corporative e monopolistiche?

  19. 🙂 Scusa, caro Ben, lo ammetto, sono uno scellerato, sai, ridacchiavo come un impresario del terremoto, pensando alla tua reazione, mentre scrivevo🙂. Anche se, sotto sotto, uno sguardo critico all’economia di mercato (che non può essere quella di Monti e Fornero, vedi anche il discorso della pubblicità dell’acqua paramedica e del commercio delle bottiglie di plastica con dentro una cosa qualunque purché vendibile, dello scorso post) per stimolare una sua evoluzione, piuttosto che la stoccafissazione nella quale è immobilizzata come il buon Bersani, lo darei.

  20. @Marco
    Sottoscrivo gran parte di quello che dici.
    Per questo sono deluso dalla manifesta incapacità costruttiva dei 5stelle. Pronto a ricredermi se contribuiscono a realizzare qualcosa di utile, nel senso da te indicato, ora che ne hanno ampia possibilità.

    (Io personalmente, se le tue insinuazioni sono dirette a me, alle ultime elezioni non ho votato per i principali responsabili del disastro italiano, cioè PDL e PD. Ti garantisco che ho votato contro i miei interessi a medio e breve termine, ma nell’interesse a lungo termine dei miei figli.)

  21. Quoto in toto entrambi i commenti di Ugo. Anche le virgole. Si sta buttando nel cesso l’occasione di una vita.

    Trovo divertente il commento di Ben: “Caro guydebord,
    liberismo e crescita pesi morti e idee anacronistiche?!?
    In un paese oppresso, a proposito di liberismo, da una burocrazia terrificante e da una spesa pubblica ben al di là delle necessità di un buon welfare?
    E, quanto a crescita, con un livello di disoccupazione giovanile che tu stesso mostri di avere ben presente? Come pensi di rimediare a questo, con la decrescita “felice”?”

    Ieri sera Pagliaro ha snocciolato una serie di dati: tra le tante economie che hanno ripreso a crescere signoreggia la Cina, all’8%, e manca l’Italia.
    Benissimo. Questo cosa non significa nulla. Anzi.

    La Cina sta perseguendo nella metà del tempo occorso agli altri un modello di sviluppo suicida e omicida, che imploderà su se stesso a breve. La crescita infinita, nella realtà, non esiste. E’ come mettere le toppe al cavallo dei jeans: ci fai altri 20 km a piedi, ma se hai le cosce grosse che sfregano l’una con l’altra non dureranno niente. E poi che vuoi fare, rattoppare ancora?
    Non sarebbe invece il caso di dimagrire, rendere snelle cosciotte paffute che stressano all’inverosimile il tessuto sociale?

    Rispondi a questa domanda: occupi più persone per inquinare un ecosistema o per tenerlo pulito, vitale e fedele alla sua natura?

  22. @guydebord
    “uno sguardo critico all’economia di mercato… per stimolare una sua evoluzione”: cioè?
    In assenza di precisazioni convincenti, continuerò a pensare che parole di questo genere segnalino solo una difesa dell’Italia corporativa, più reazionaria (scusa Luz🙂 ) che conservatrice,

  23. @BileOnAir
    che dice, immagino a me: “Rispondi a questa domanda: occupi più persone per inquinare un ecosistema o per tenerlo pulito, vitale e fedele alla sua natura?”

    Rispondo. Nel mondo attuale, fatto di economie di mercato in competizione su scala mondiale, occupi persone solo se producono beni e servizi che riesci a vendere, con guadagni abbastanza grandi da finanziare anche scuole, ospedali e quant’altro è possibile per una società decente.

    In un mondo immaginario, forse realizzabile in un futuro non prossimo, certo inesistente oggi e nei prossimi anni, la risposta può forse essere diversa. Mentre chi ci crede (personalmente non sono scettico) la prepara, speriamo efficacemente, resta il problema di dare occupazione ai/alle ventenni e trentenni di ADESSO.

    Benissimo se qualcuno riesce a fare imprese produttive che mantengano l’ecosistema “pulito, vitale e fedele alla sua natura”. A farle, non a dire quanto sarebbe bello. E senza sovvenzioni statali.
    Ferme restando, anzi aumentando di molto, le sanzioni per chi inquina.

    La sufficienza con cui lei Marco tratta lo sviluppo economico cinese, che fa uscire centinaia di milioni di persone dalla miseria, meriterebbe forse un momento di riflessione ulteriore da parte sua.

  24. errata corrige: “con cui lei Marco”, leggi “con cui lei BileOnAir”.
    Scusa Marco.

  25. Caro Ben, è Lei che tratta con sufficienza lo sviluppo economico cinese (io ho solo riportato un dato spaventoso e irrealizzabile se non attraverso ripetute violazioni dei diritti umani, come ampiamente documentato):
    Certo, sicuramente l’ipercapitalismo cinese ha tolto dalla miseria più nera tante persone (per rimetterne altrettante nei gulag a lavorare come schiavi; silenziando fisicamente tutti gli oppositori; stuprando la storia della civiltà cinese; creando un sistema a dir poco orwelliano in cui nel salone del barbiere più infimo del più sperduto villaggio cinese nessuno si può permettere di criticare il regime, perché dietro quasi ogni passante c’è una potenziale spia della classe dirigente – visto in documentario su History Channel, non ricordo il titolo – : ma certo, ha ragione, non importa: l’importante è trovare a tutti lavoro qui e ora, “ADESSO”, come dice Lei).

    Io credo, personalmente, che vivere l’unica vita che ci viene concessa nell’eterna paura di cambiare modo di vivere non fa che rendere totalmente sprecata la vita stessa. E con essa ogni necessità di risolvere “ADESSO” i problemi dei ventenni e trentenni (ci appartengo anch’io e non me ne frega nulla: la mia generazione il futuro se l’è già giocato, bisogna pensare per gli altri e per il dopo: la nostra missione dev’essere questa, anche a costo di non avere una pensione).

    Moriremo lo stesso, l’ha saputo? Dopo questa serie immane di sofferenze e di abominii perpetrati nel nome di una risoluzione immediata dei problemi materiali, saremo comunque (se non maggiormente) colpiti da malattie o da infarti, e moriremo. Lasciando dietro di noi porcherie inaudite che dovranno smaltire i nostri figli. O i Suoi, insomma. Personalmente, con un sistema simile e che a Lei evidentemente non piace (ma che Lei giustifica nei termini in cui si è sempre giustificato il capitalismo – il sistema più naturale, e in quanto tale il più ingiusto che ci sia), mi guarderò bene dal mettere al mondo creature incolpevoli dinnanzi allo scempio che si troveranno di fronte, solo perché prima di lui si è ritenuto opportuno pensare unicamente all'”ADESSO”. Spero che Lei troverà scuse abbastanza esaustive.

  26. @BileOnAir
    Consiglio sincero, non ironico.
    Vada in Cina e parli coi cinesi, anziani e giovani, di tutte le classi.
    Fra l’altro, in Cina potrà trovare lavoro e pensione. E magari perfino qualche diritto che in Italia stenta ad esercitare.
    Non obietti, provi.🙂

  27. @ Ben
    “cioè?
    In assenza di precisazioni convincenti, continuerò a pensare che parole di questo genere segnalino solo una difesa dell’Italia corporativa”
    e poi, a bileOnAir:
    “Fra l’altro, in Cina potrà trovare…”
    No, Ben, questa volta non concordo. A parte che non ho alcuna corporazione, ne associazione di categoria, ne sindacato… sono autonomo che più autonomo non si può, ma pago le tasse anche su quanto non ricevo e, in questi ultimi anni, occupandomi come professione di ciò che si farà non ho un gran che da fare, per questo posso distrarmi e scrivere nei blog…
    Se c’incontriamo in questo blog è perché sono interessato al “senso” e in questo la nostra gentile ospite ha molto da offrirci. Il mio pensiero è generalmente più induttivo, e quindi con maggiore possibilità d’errore, che deduttivo e a volte hai avuto occasione di cogliere i miei balordi paralogismi, spesso proposti più come sfruculiamento che per intima convinzione.
    Però di alcune cose sono convinto, saranno stati i voli spaziali e la Terra vista dalla Luna, sarà stata la fine delle scoperte possibili, ma il nostro unico pianeta mi appare sempre più piccolo e disastrato. L’economia che tu sostieni e alla quale anch’io partecipo e di cui godo alcuni grandi benefìci, sembra però ignorare i limiti e presuppone risorse illimitate, come se fossimo su una terra piatta e sconfinata che per essere sostenibile, l’economia, necessita di essere insostenibile e di crescere in continuazione. Banalmente, se quando vai in auto a una data velocità smetti di accelerare non è che ti stai fermando, stai semplicemente procedendo ad una velocità costante. Questa andatura non è prevista dall’economia di mercato –che non è una scienza ma una pratica ideologica– e se appena rallenti un po’ entri in panico.
    Alla mia (nostra) età qualche riflessione e qualche dubbio può essere utile. Ad esempio, dato che l’automobile costa circa due o tre mesi di lavoro l’anno e alla fine finisco per usarla malamente durante il ponte di Pasqua (non questo) per fare una corsa veloce e disastrata sino alle Cinque Terre, mi chiedo: e se ,invece, facessi a meno dell’auto per un anno e utilizzassi i tre mesi di tempo guadagnato per andare alla Cinque Terre a piedi? Cosa mi sono perso a non averlo fatto? Bene, io credo di essermi perso molto. E se questa idea –non oso chiamarla ragionamento- la applicasi ad altri ambiti? C’è lo spazio per una economia meno costrittiva, che non mi veda solo come consumatore ma anche come persona? Da quando esiste la nostra specie il numero di tutti nati, sopravvissuti e morti da adulti non fanno il numero di nati e ancora in vita. Possiamo considerarci la seconda macro-generazione della nostra specie. A continuare con l’allegra economia di mercato che edifica piste da sci a Dubai (cosa che io considero un crimine contro l’umanità) ho qualche perplessità sulla possibile riuscita della Crescita Felice che forse tu prevedi per la prossima macro-generazione.

  28. @guydebord
    non mi hai fatto capire che idea tu abbia riguardo a una possibile buona evoluzione dell’economia di mercato.

    Comunque.
    Se vendi l’auto, fai benissimo, anch’io sono tentato di farlo per le stesse ragioni. Tanto meglio se in molti lo facessimo, questo e tanto altro.
    Ma che c’entra?
    La crescita economica, in un regime di economia di mercato, può essere fatta di tantissime cose utili e vendibili, mica solo auto o cose inquinanti. Servizi, cultura, qualsiasi cosa trovi acquirenti interessati a fruirne.

    Le previsioni apocalittiche sulla fine delle risorse e sulla distruzione del pianeta non tengono conto delle innovazioni scientifiche e tecniche, che sono largamente imprevedibili. Grazie ad esse, queste previsioni apocalittiche da 100 anni vengono regolarmente smentite e scordate.
    Il problema della sostenibilità ecologica è un problema serio, e per questo va affrontato seriamente nei suoi molti aspetti concreti, che cambiano di anno in anno, piuttosto che con fantasie salottiere.

    Fantasie salottiere. Se il mondo fosse fatto di Stati isolati, senza circolazione di merci, capitali e persone, in un singolo Stato, purché abbastanza prospero, potresti (forse) fare decrescita felice: riduzione progressiva della giornata lavorativa con piena occupazione. E connessa riduzione di consumi, inquinamento, ecc..
    Lo stesso si potrà (forse) anche fare quando ci sarà, se mai ci sarà, un unico Stato mondiale, abbastanza prospero. Con o senza economia di mercato.

    Ora invece, e certamente ancora per qualche decennio, siamo e saremo un sistema di varie economie di mercato in competizione.
    Semplificando molto, dove non c’è crescita c’è crescente disoccupazione; e dove la popolazione invecchia di più, come in Italia, pensioni e Welfare si assottiglieranno sempre di più, in assenza di crescita.

    Niente di drammatico. Milioni di giovani italiani, i migliori, emigreranno in paesi più dinamici, come hanno già cominciato a fare, e l’Italia declinerà sempre più.

    Io preferirei invece che l’Italia fosse abbastanza ben funzionante da attirare i giovani migliori di altri paesi, oltre che buoni investimenti.
    Il contrario di quello che sta succedendo da qualche decennio, per ragioni note a molti e rimediabili con un po’ di serio impegno, facendo ad esempio quello che hanno fatto in anni recenti Svezia e Germania.
    E’, in fondo, un sogno modesto. Forse troppo modesto?

  29. Ho scritto: “Ora invece, e certamente ancora per qualche decennio, siamo e saremo un sistema di varie economie di mercato in competizione.
    Semplificando molto, dove non c’è crescita c’è crescente disoccupazione…”

    Meglio precisare che questo consegue dall’essere parte di tale sistema di economie di mercato in competizione su scala mondiale.
    Non è mai tanto chiaro se i sostenitori della decrescita neghino questa conseguenza, che è abbastanza ovvia, ma richiede qualche conoscenza di economia politica, o almeno una certa dose di buon senso ed esperienza del mondo. O se invece ritengano possibile a breve un sistema alternativo. Dicessero magari quale.

  30. @Ben,

    mio caro, già la sola frase sui giovani che lasciano l’Italia (“i migliori”), la dice lunga sulla tua ingenuità su questo aspetto.
    Io di giovani non in gamba, di più, che restano in Italia ne conosco almeno una ventina. Tutti quelli che conosco e so all’estero (tipo a Londra) sono solo persone che ritengono, come te, a torto, che basti uscire dall’Italia per trovare il Paradiso dei Diritti, la realizzazione del proprio talento indispensabile all’Uomo (spesso inesistente), e comunque quasi sempre con mami e papi che foraggiano: quali “migliori”?.
    Addirittura la Cina come terra dove andare, dici. Due anni fa feci nove ore di treno con un cinese operante per una multinazionale informatica: la sua città era cresciuta di venti milioni di individui in dieci anni, mi mostrò le foto del prima e del dopo e mi raccontò dei mutamenti occorsi: mentre raccontava lui era sereno, io rabbrividivo.
    E’ solo una questione di punti di vista, sai? Il mio è che piuttosto che risolvere i problemi in quel modo, preferisco morire senza lasciare eredi, magari presto, pur di non vedere il Mondo che vai vaticinando e che, non ne dubito (lo penso anch’io, pur essendo le mie speranze divergenti), si realizzerà prima o poi a meno che, come spero, il sistema non imploda prima.

    Credo che a voler usare tutti la testa ci sarebbero infinite possibilità per ripristinare il pianeta che stiamo distruggendo: purtroppo prevale visione dell’infinita crescita infelice. Fra poco non si potrà più aggiustare niente, e vedrai, sarà sofferenza vera.

    Per essere felici basterebbe poco. Davvero poco. Controllo delle nascite, redistribuzione delle ricchezze, avere meno per avere tutti, rifiutare l’opulenza, essere solidali gli uni con gli altri. Sarebbe davvero semplice, a volerlo fare. Sarebbe bello.
    Non si vuole fare, tutto qua.
    Lo accetto, ma non raccontiamoci palle.

  31. @BileOnAir
    Se parole, immagini e “serenità” del suo compagno di viaggio cinese non sono bastati, rinuncio a insistere per alleviare la sua apocalittica, universale e rassegnata disperazione.
    Quanto a “migliori”, era ovviamente una singola parola che sintetizzava un discorso più complesso e sfumato. Se vuole, può capire da solo.

  32. Fra tanti, tantissimi commenti da ogni parte sui “grillini” non ne ho trovato alcuno che ricordi il movimento, per molti versi analogo, e per un periodo popolare, dell”Uomo Qualunque” di Guareschi. Serve ricordarlo e trarne qualche lezione? Non so, mi piacerebbe una riflessione e, forse, qualcosa da imparare, su questa nostra Italia
    Angelo

  33. @ Ben
    forse fuori tempo massimo.
    L’approccio scientifico ci ha dato le tecniche e le tecniche ci hanno dato un benessere mai visto prima. Però la configurazione degli artefatti è mediata e orientata dall’economia, che non è una scienza, nonostante utilizzi la matematica, ma una ideologia. Gli artefatti del nostro ambiente totalmente artificiale potrebbero essere fatti in modo decisamente diverso se le ragioni dell’economia del mercato e del profitto non prevalessero su ogni altra ragione.
    Probabilmente tu pensi che la Olivetti sia stata un ottimo esempio di economia della crescita, mentre l’Ilva di Taranto è una degenerazione del sistema. Degenerazione riconducibile alla ragione dell’economia e dello sviluppo applicando semplici regole correttive. Io ritengo che il modello Ilva sia invece il risultato più avanzato dell’applicazione delle regole del mercato, mentre Olivetti ha costituito una risibile eccezione, dovuta alle fantasticherie comunitarie e anomale di Adriano Olivetti.
    Il tuo punto di vista –scusami se mi permetto di interpretarti, ovviamente sbagliando– è chiaro quando accenni con sufficienza alla decrescita felice.
    (Devo dire che proprio questa definizione “decrescita felice” di proprietà di Maurizio Pallante non la considero più di un brand o di un format. Altri studiosi di maggiore pregnanza mi convincono di più, da luigi Bettini a Mauro Bonaiuti o a Luigi Zoja di “Storia dell’arroganza”). Vorrei però invitarti a soffermarti su: Crescita Felice. Rileggi bene questi due termini, ma ci credi davvero? Proprio nessun dubbio? Crescita felice si contrappone alla decrescita felice. Si tende tutti alla felicità, ma secondo visioni contrapposte: quale sarà la migliore? Per me una cosa è certa: se finora la crescita ha garantito condizioni migliori per una fetta dell’umanità, lo ha fatto a scapito delle generazione future, a scapito delle altre specie che popolano il pianeta, la ha fatto senza alcuna cognizione delle conseguenze a lungo termine, in cambio di un benessere evanescente e vacuo. Quindi c’è poco da essere felici e c’è poco da attendersi da un sistema che è fallito in modo plateale la soluzione ai problemi da esso causati.
    L’economia del “libero” mercato ha un potere enorme di controllo e orientamento, e per attuarlo utilizza anche il negazionismo e lo sberleffo. Così i ghiacciai non si sciolgono e la decrescita è solo una bufala. Mi consenti il beneficio del dubbio che, come un tarlo, mi auguro roda un pochino anche le tue certezze??

  34. @guydebord
    non vorrei ripetermi, ma provo a risponderti, sperando di non annoiare.

    Posso accettare il tuo discorso nel lungo termine, anche perché sul lungo termine non ho certezze.

    A breve e medio periodo, per ogni singolo paese, come l’Italia, bisogna fare un bilancio delle conseguenze negative e positive, realisticamente prevedibili, di un aumento di una diminuzione del PIL, a parità di ogni altra condizione.
    A me sembra che sia preferibile un aumento del PIL, principalmente perché una sua diminuzione (a parità di altre condizioni) comporta un aumento della disoccupazione. Come si sta verificando in Italia.

    Ti prego di prendere sul serio le tre qualificazioni che ho inserito:
    – a breve e medio periodo (diciamo, nei prossimi 20-30 anni)
    – [conseguenze] realisticamente prevedibili: in assenza cioè di cambiamenti strutturali altamente improbabili, come l’avvento di un governo mondiale capace di pianificazione dell’economia mondiale — ripeto, entro 30 anni)
    – a parità di ogni altra condizione: cioè, ad esempio, senza associare ad un aumento del PIL un aumento della diseguaglianza.

    Non tenere ferme queste qualificazioni a me sembra un modo per eludere la questione, nei termini grossolani in cui viene comunemente posta: meglio crescita o decrescita?

  35. errata corrige
    “… di un aumento di una diminuzione del PIL”, leggi: ” di un aumento *o* di una diminuzione del PIL”

  36. Posso anche prendere per buoni i tre punti, però: se vado a sbattere contro un muro con la mia auto succede che il PIL aumenta. Perché faccio lavorare l’assicuratore, il meccanico, il carrozziere, il carro attrezzi, l’autoambulanza –ma facciamo anche senza farsi male– il fabbricante di vernici ecc. Ora, se l’ambiente e l’energia fossero infiniti potremmo anche divertirci a demolire le auto, ma, dato che ciò non è, serve un idea economica diversa, che tenga conto del valore del tutto. Molti credono che ciò che produciamo sia il meglio, o il risultato di un compromesso che tende all’eccellenza. Nulla di più falso. Sia gli artefatti inerti (oggetti) che biologici (colture e allevamenti) sono disegnati dall’economia del profitto, che ben poco ha a che fare con le esigenze del mondo reale. Per ogni progetto che diventa prodotto ce ne sono migliaia, spesso migliori, che restano sulla carta. Ho citato Virginio Bettini, che quarant’anni fa iniziava il primo corso di ecologia in Italia. Ci sono voluti più di trent’anni prima che idee ben definite diventassero patrimonio accademico di un gruppo ristretto di studiosi, penso al design sistemico di Vezzoli o Bistagnino. Principi di buona pratica di sviluppo sostenibile possibile, totalmente ignorati dal mondo dell’impresa, dominato dal marketing e dall’economia dei banchieri. Marketing ed economia che considerano le persone solo in quanto consumatori e in quanto quantità statistica. Quindi, sono scettico a misurare il mondo con il PIL –è un metro che non funziona più– e sono convinto che occorre cambiare, perché i tempi sono maturi. Come dicono le nostre ragazze: Se non ora, quando? Grazie e alla prossima puntata.

  37. @guydebord
    temo che tu non abbia presa sul serio le prime due delle mie tre condizioni.
    Pensi davvero che sia realisticamente prevedibile il superamento entro 20-30 anni dell’economia di mercato a livello mondiale (se non succede a livello mondiale, è assai difficile che succeda per un paese minore come l’Italia)? Quali sono le forze sociali e politiche già all’opera per un cambiamento così grande in un tempo così breve?

  38. @BileOnAir: comunque quasi sempre con mami e papi che foraggiano: quali “migliori”?

    mi sembra che o conosci un tipo limitato di gente o hai uno stereotipo in testa. In UK, dove vivo, e’ pieno di Italiani che fanno i piu’ svariati lavori.

  39. Eutanasia di un incanto a 5 Stelle.

    Si potevano dire tante cose bizzarre sul quel movimento, ma non si poteva dire che non avesse fascino.Aveva tutte le caratteristiche per essere amato: una voce mistica che urlava nel deserto, storie di gente qualunque, quel tanto di volgare che faceva amiconi, il colore assurdo dell’utopia.

    Un pomeriggio, alle 17.50 del 3 Aprile 2013, la voce urlò qualcosa di strano.
    Lì per lì non compresero in molti.
    Assomigliava a un rutto.
    Un rigurgito di aristocratica santità spiattellata in faccia agli adoranti seguaci.
    Diciannove. Quelli che c’erano allora ne contarono diciannove di molecole di fuffa. E terminava così:
    “Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace.
    La prossima volta vota per un partito”

    Fu una roba da non crederci.
    Qualcuno isolò con cura il dito medio come a dire: ve l’avevamo detto, ora…(omissis)
    Altri, si svegliarono bruscamente da un incanto.
    Poi, fu uno sfancularsi amichevolmente.

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