Vandana Shiva vs. Davide Serra: un contrasto fra mondi

Vandana Shiva vs. Davide Serra

Mi ha molto colpita, ieri sera a Ballarò, l’accostamento fra il volto di Vandana Shiva e quello di Davide Serra di Algebris. Che esprimessero due visioni del mondo, due sistemi di valori diametralmente opposti e inconciliabili è stato chiaro dal diverbio che hanno avuto. Ma ancor più stridente – quasi violento – è stato il contrasto visivo fra i tipi fisiognomici e antropologici che i due incarnavano.

Lei: volto morbido, mobilissimo. Lui: lineamenti fermi, quasi inespressivi. Lei: occhi vivi, spesso sorridenti. Lui: sguardo fisso, sopracciglia immobili. Lei: capelli rigogliosi, ribelli e grigi. Lui: capelli neri, corti e ordinati. Lei: testa inclinata, posizione di tre quarti. Lui: mento alzato, postura frontale. Lei: circondata di colori. Lui: in abito grigio. Lei: con gli arti asimmetrici, rilassati. Lui: con le braccia parallele al corpo, rigide.

Tirando le somme, tutto in Vandana Shiva esprimeva calore, apertura, accoglienza, capacità di emozionarsi e emozionare gli altri. Vita. Speranza. Al contrario, tutto in Davide Serra era indice di freddezza, chiusura, distanza, a tratti di alterigia e addirittura disprezzo. Sarò esagerata, sarà stato il contrasto con Vandana, ma la faccia di Serra ieri sera per me era inquietante. Brrr.

99 risposte a “Vandana Shiva vs. Davide Serra: un contrasto fra mondi

  1. sono d’accordissimo: ho pensato proprio la spessa cosa, d’istinto, senza razionalizzare. Cosa che hai fatto tu, come sempre benissimo.

  2. condivido il tuo pensiero e aggiungo anche che Serra ha detto soltanto mezze verità anche da un punto di vista strettamente tecnico (mi riferisco a quella storia della Cirio, al ruolo della finanza nell’economia raccontata in malo stile Disney, etc.).
    sta sulla difensiva, Serra, porello.. ma che altro poteva fare?

  3. Senti io sarò di parte ma ieri sera Serra era inquietante davvero, pareva morto. O comunque uno che stava parecchio male.

  4. la descrizione a paragone dei due personaggi mi ha colpito molto in senso positivo.bel articolo

  5. Questa volta non sono d’accordo con te. Che una persona sia antipatica non è un’indicatore che ciò che dice sia giusto o sbagliato. Tu hai valutato un elemento esterno, senza entrare nel merito, mescolando i piani. Immagina per un attimo che i due volti fossero invertiti per cui la persona con il volto più “sgradevole” abbia fatto la dichiarazione che si avvicina di più al tuo modo di pensare, che conseguenze ne avresti tratto?

  6. Impressione molto diversa la mia.
    Lei una fanatica, con tutta la vitalità emotiva del fanatismo, inclusa una buona dose di aggressività (non poche espressioni facciali di rabbia, anche se intermittenti, alternate con sorrisi).
    Lui spaventato e a disagio, come può succedere a una persona comune nell’interazione con un/a fanatico/a con notevoli capacità demagogiche.

    Ho assistito però solo per poche decine di secondi (sono capitato per caso nel programma e ho visto un pezzo diverso da quello postato da Giovanna). Poi ho spento infastidito da quelle che a me sembravano sciocchezze, dette da lei. Che lui confutava con ottimi argomenti, per me ovvii.

    Non voglio entrare nel merito, solo fare notare come la valutazione degli aspetti emotivi dipenda anche dalla valutazione dei contenuti.

  7. è vero, hai colto ciò che ho d’impatto colto io, si mostrava chiaramente una differenza e le differenze ci danno delle informazioni, chi coglie questa informazione coglie molto del nostro mondo attuale.

    La faccia di Serra non era solo inquietante, ci dice con tristezza chi siamo e l’altro volto quello di Vandana Shiva, ci dice chi dobbiamo essere per vivere la nostra libertà umana.

    GB

  8. Mi è bastata una ricognizione delle sue idee su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Vandana_Shiva) per confermare la mia impressione che si tratti di una ciarlatana abbastanza pericolosa.
    Se le sue idee fossero adottate, come fortunatamente non succederà, se non su piccola scala, gli effetti sarebbero catastrofici, specialmente in India e nei paesi meno sviluppati.

  9. Vandana Shiva l`ho ascoltata ai tempi del liceo. Poi per fortuna sono cresciuto e ho capito quante balle racconta, sugli OGM in particolare. Una fanatica, concordo con Ben. Basta Google per smascherare le sue trovate piu` allucinanti, come la correlazione tra suicidi in India e OGM.
    Serra lavora in un fondo di investimento internazionale, bene. Che bei personaggi che vi fanno vedere in televisione!

  10. Ho detto qualcosa di non opportuno, visto che i commenti prima e dopo il mio sono stati approvati ed il mio no? Grazie e complimenti per il tuo lavoro

  11. In effetti tutto è relativo. Per quasi vent’anni abbiamo dato potere ad una persona simpatica, che sorride spesso, fa battute, vivace, casual con la bandana….😉

  12. Senza i pragmatici, gli idealisti morirebbero di fame. Poi hanno ruoli ed esistenze così diverse e lontani che accostarli è stato il solito trucchetto denigratorio di Floris, il meschino dalla faccia pulita. Ho solo piacere che visto che il suo patron Bersani è ormai bollito, gli toccherà genuflettersi more solito al nuovo padrone, che per un gustoso contrappasso potrebbe essere proprio Renzi, che però è già indebolito al punto che la storia si ripeterebbe.

  13. @Enrico Marsili
    Contento che il tuo autorevole parere (mi pare che tu sia un esperto nel settore) confermi la mia impressione su Vandana Shiva.

    Non capisco però perché un operatore di un fondo di investimento internazionale, come Serra, debba essere considerato un “bel personaggio” — specialmente se parla di questioni di finanza internazionale (come è avvenuto nel breve tempo in cui ho assistito alla trasmissione).
    Aggiungo che su Serra non so quasi nulla e non sono in grado di valutare la sua attendibilità sulle questioni finanziarie.
    Le poche cose che gli ho sentito dire, ripeto, erano ovvie, ma sensatissime.

  14. no cara Giovanna. era la faccia del sudore delle competenze contro la faccia della serenità delle filosofia.

  15. Mi piace la tua analisi leggendo i messaggi del corpo. Condivido le tue impressioni.

  16. Ben, Maurizio Goetz, cosa, nel mio pezzo, vi fa pensare che io sia stata condizionata dai contenuti espressi da Serra e da Vandana Shiva? Non ho particolare simpatia per i contenuti espressi da Vandana Shiva, era la prima volta in vita mia che che vedevo Davide Serra (manco ricordavo esattamente chi fosse, quando ho letto il nome nel sottopancia). E ho fatto – ovviamente – la controprova: ho guardato il video togliendo l’audio.

    Mi pare piuttosto sia vero il contrario: mi pare siate voi a essere condizionati dalla condivisione dei contenuti espressi dall’uno piuttosto che dall’altra. Provate anche voi a guardare il video senza audio, fingete di non conoscerli e ditemi che effetto vi fanno.

  17. Aggiungo una postilla per Ben e Maurizio Goetz: vi faccio presente, nel caso condivideste la posizione di Davide Serra in tutti i dettagli, che quel suo modo di porsi e di esprimerla non fa che nuocere ai contenuti che esprime. Può piacere solo a chi, preliminarmente, già è d’accordo con lui. Insomma, è perfetto come sostenitore del Pd: boomerang sicuro…😉

  18. La mia è ancora una piccola provocazione, bisognerebbe fare come nel talent show the voice in cui si giudica “la voce” e non la postura e il modo in cui si calca la scena. Sull’effetto siamo sicuramente d’accordo, ma nella mia esperienza ho imparato molto da persone “apparentemente sgradevoli” e non mi sono mai lasciato influenzare dall’impatto. Sono d’accordo, con i commenti che mi hanno preceduto. Bisognerebbe entrare nel merito dei contenuti.

  19. Giovanna, queste tue parole
    “tutto in Vandana Shiva esprimeva calore, apertura, accoglienza, capacità di emozionarsi e emozionare gli altri. Vita. Speranza.”
    mi sono sembrate incongruenti con la mia impressione che si trattasse di una fanatica ciarlatana.
    E’ difficile, anche se non impossibile, distinguere fra un fanatico irragionevole e un credente in una buona causa, prescindendo dalla validità dei contenuti. Un indizio erano le intermittenti espressioni facciali di rabbia, che ho menzionato. Ma anche i giusti possono indignarsi a tratti. Non facile distinguere la rabbia astiosa dei fanatici intolleranti dall’indignazione dei giusti.

    D’accordo su Serra, freddo e impacciato.

  20. @Francesco Magagnino @Ben Grazie, pienamente d’accordo.

  21. Aggiungo.
    Gli impostori, che sono generalmente bravissimi comunicatori, devi fronteggiarli anche sul piano della comunicazione. Questo è il tuo punto, e sono d’accordo.

    Importante è però anche l’alfabetizzazione del pubblico, delle possibili vittime degli impostori.
    Penso che se il pubblico di Ballarò fosse un po’ più alfabetizzato su finanza e OGM, una Vandana Shiva avrebbe meno presa, nonostante tutta la sua arte scenica.
    Senza una maggiore alfabetizzazione, è una partita persa.
    Perciò ho fatto riferimento anche ai contenuti espressi dai due.

  22. @Maurizio Goetz
    “[…]non mi sono mai lasciato influenzare dall’impatto”

    Meravigliosa battuta. Ricorda il tipo che diceva: “Sono solipsista. Come tutti.”
    Non esistono persone che non si lasciano influenzare dall’impatto o dall’aspetto. Il massimo che si può ottenere, anche possedendo il massimo di competenza possibile,è conoscere i limiti della propria influenzabilità. Essere convinti di non essere condizionabili da variabili esterne al contenuto è certezza matematica che si è influenzati e non si è nemmeno in grado di capire come e quanto.

    @Tutti
    Piuttosto chiediamoci per quale motivo tutta una serie di professioni persegue un ideale physique du rôle comunicativo che va dall’aforico al disforico eleggendo freddezza, inespressività, controllo posturale che farebbe apparire dinamico un tetraplegico.
    Mi sono interrogato sul perché di tutto ciò. L’abito di ordinanza, la pettinatura che varia dalla riga da una parte alla riga dall’altra, il tono della voce che correla in proporzione diretta l’antipatia alla competenza e dalle due il potere.
    Credo che il problema risieda nel tentativo di differenziarsi dai propri simili.
    E chi sono appunto i tuoi simili più prossimi? Sotto sotto queste professioni, gira che ti rigira, sono comunque ruoli da piazzisti sotto altro nome. Così il modello di riferimento eletto a massima offesa da cui dissociarsi categoricamente è l’ortolano o il bottegaio. In breve, occorre fuggire la vivacità, la gestualità, la simpatia caciarona, il vernacolo, l’esuberanza corporale. Qualita tipiche del venditore al mercato.
    Gli è che a forza di parlare delle virtù del mercato, categorie come l’assicuratore, il bancario, il broker o il finanziere rischiano di apparire a una persona sveglia per quel che sono e dal macro al micro dal micro al macro, il finanziere è solo un altro parente del salumiere.
    E questo non deve succedere: non sia mai che al posto dell’Arco di Trionfo che fa da sfondo a chi parla e dà arie da grandeur a Ballarò ci sia Porta Portese o il mercato coperto di Mestre. E, invece di Davide Serra, a parlare vi sia quello che nella serra ci lavora.
    A quel punto diventa tutto più difficile. Per farti dare il portafoglio bisogna mentire meglio. Altrimenti al massimo ottieni il portamonete.

  23. Io Serra l’ho sentito alla Leopolda 2. Ci sará ancora in rete e vi consiglio di vederlo. Parlava di sè anche a livello personale ed è stato un bell’intervento, anche passionale. Insomma un intervento non fa mai primavera e soprattutto non dovrebbe portare a giudizi comunicativi affrettati..

  24. @Ben
    Buttiamola sulla combinatoria:

    Competenza no no sì sì
    +
    Comunicazione no sì no sì
    =
    Esito affiliazione
    mediatica/politica no sì no sì

    Ergo la competenza non è una condizione statisticamente necessaria a fare proseliti mentre la comunicazione sì.
    Ne consegue un’ovvietà che tutti dovremmo ormai cantare a memoria:
    Un’ottima idea o una verità proposte a una platea mediatica non servono assolutamente a niente se non sono supportate da qualità comunicative adeguate. Anzi, come ci ricorda Giovanna, una grande competenza sposata a una comunicazione raggelante allontana l’uditorio e può renderlo temporanemanete o permanentemente idiosincratico per chi ne sia portatovoce.

    Vandana Shiva ha una posizione scientificamente inaccettabile. Davide Serrra ha una posizione comunicativa imbalsamata. Entrambi sono in tv, non a una conferenza su derivati o pesticidi.
    Quindi vince il culto del dio Shiva 1-0.

  25. Questo il video di Serra alla Leopolda. Mi piacerebbe avere un commento anche comunicativo.

  26. A parte il contrasto fisiognomico che è impietoso, Davide Serra è partito bene dicendo cose pienamente condivisibile sul ruolo della finanza nell’economia, ma si è rivelato un tantinello arrogante nella controreplica (“ridicolo”), e non ha risposto sul merito (subprime-perdita di controllo degli investitori sui propri investimenti, mancanza di democrazia finanziaria)
    .

  27. Io non li conoscevo e mi hanno colpito entrambi; condivido l’espressione “contrasto tra mondi” mi sembra una bella sintesi; entrambi incarnano due filosofie forti, antitetiche;
    nello scenario di Ballaro’ trovo piu’ naturale ovviamente la rilassatezza di lei contro la tensione di lui, ma riconosco anche che rispecchiano due mentalita’ che necessariamente esprimono gli elementi che hai messo bene in risalto, lui competizione, impostazione mentale molto razionale e quasi oserei dire “militaristica” lei una visione piu’ olistica meno competitiva, piu’ filosofica… queste le impressioni molto sinteticamente;
    in pratica rappresentano quasi la metafora di un crocevia di difficile conciliabilita’ tra due visioni del mondo in un momento storico in cui il “villaggio globale” si trova sempre piu’ alla resa dei conti tra due distinte visioni per una gestione globale sostenibile.
    Grazie per questa opportunita’

  28. Premesso che non ho visto Ballarò e stando al gioco di Giovanna, ho prima guardato i video senza audio e poi con l’audio.
    La prima impressione che ne ho avuta è stata che Serra comunicava sicurezza in quello che affermava, molto composta, direi british, ma non ho avuto l’impressione di una particolare rigidità.
    Lei, invece, mi è sembrata un po’ aggressiva, il gesticolare a tratti minaccioso.
    Poi ho rivisto i video con l’audio e devo dire che le sensazioni sono totalmente cambiate.
    Premetto che non ho particolare simpatia per nessuno dei personaggi, però l’affermazione: “ la finanza non è altro che l’aggregato delle decisioni di investimento di individui” e tutto il pensiero conseguente che Serra ha snocciolato è la cosa più paradossale (per usare un eufemismo) che abbia mai sentito di questi tempi.
    La manipolazione del Libor, la speculazione sui cds, la vendita ai clienti di derivati in maniera irregolare, sono solo alcuni esempi per i quali le banche sono già state costrette a pagare multe milionarie, ma Serra non lo sa e quelli come lui si oppongono a qualunque tipo di regolamentazione.
    Le ultime inchieste sui paradisi fiscali sono sulle pagine di tutti i giornali economici e non solo, ma Serra non se ne è accorto.
    E poi il tema, sempre più attuale, delle “high frequency trading” il sistema di scambio automatizzato e ultra veloce che interessa ormai la maggior parte delle transazioni di borsa. Una pratica molto complessa, assai difficile da monitorare e responsabile, secondo ormai il parere di molti, di un’accresciuta volatilità dei prezzi. In altri termini, l’ennesimo fattore di speculazione che oggi è in discussione . L’anno scorso la SEC ha multato con 5 milioni di dollari il Nyse Euronext, uno dei più grossi gruppi di borsa mondiale, per aver concesso un trattamento di favore fornendo informazioni privilegiate ai trader high frequency prima che queste ultime fossero rese pubbliche al mercato. Stiamo parlando di un vantaggio temporale nell’ordine dei millisecondi gestito da sofisticatissimi computer, ma Serra ci racconta di milioni di individui che tutti insieme e nello stesso momento decidono dove investire i propri risparmi nel modo più remunerativo possibile.
    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-03-05/insieme-contro-abusi-trading-215808.shtml?uuid=AbW7kyaH&fromSearch
    Alla faccia delle cose sensatissime che avrebbe detto!
    Ecco che allora la compostezza di Serra mi è sembrata arroganza allo stato puro e Vandana Shiva si è fin troppo controllata. Il suo non era un sorriso buono, ma sarcastico come la battuta finale nel secondo breve video.

  29. Mi sono diverita a leggere le argomentazioni di Ben e Ugo (anche loro sono bravissimi comunicatori) , d’istinto ho pensato quello che hai scritto tu, Giovanna,..però d’istinto..

  30. D’accordo, Ugo.
    Dico, inoltre, una ovvietà: l’esito del confronto mediatico fra un competente buon comunicatore e un incompetente buon comunicatore, dipende anche dal grado di alfabetizzazione del pubblico sul tema trattato.

    @Giovanna
    Vedi come ha inteso il tuo post “Gregory Bateson”. Mi è sembrato possibile che molti l’abbiano inteso come lui/lei. (Va da sé che siamo almeno un po’ responsabili di come veniamo intesi.)

  31. Stando sui contenuti, credo che ci sia un fondo di malafede nella gestione finanziaria e posso provarlo. Se io come utente fossi davvero libero di fare le mie scelte finanziarie potrei decidere di – avendo qualche, pochi, un bel po’ di risparmi –

    1. convertirli in oro e prendere quell’oro se lo desidero; 2. convertirli tutti in contanti, mettermeli in tasca, nel materasso e farne quel che mi va. Quando mi va. Come mi va. Sono miei, no?

    A me di Serra e Vandana Shiva può importare quel che importa a livello di gestione della comunicazione, ma i fatti più concreti sono che:

    1. non posso fare la conversione in oro e prendermelo: se guardate le offerte finanziarie ti permettono di acquistare la proprietà di lingotti d’oro ma tu non puoi fisicamente ritirarli quando vuoi. Sono tuoi solo per “finta”, ossia se vuoi rivenderli tramite il mercante che te li ha venduti, bene, se no ciccia. Invece se io fossi come dice Serra individualmente libero di gestirmi il risparmio dovrei avere il diritto e il potere di ritirare quei lingotti e portarmeli a casa.

    2. guarda caso con la scusa dell’evasione vogliono eliminare il contante, già in Italia non posso pagare cash sopra un certo importo. Anche qui se la finanza volesse lasciarmi libero e non schiavo delle sue transazioni mi permetterebbe di convertire ogni mio avere in contanti e farmene quel che me ne pare, invece devo per forza aprire un dannato conto corrente e avere una carta di credito persino per affittare/noleggiare un’auto! Non sono libero. Serra dice balle.

    3. sono libero di metterli in banca ma se loro vogliono bloccare i prelievi contrariamente da quanto previsto nei patti: ritiro il deposito quando voglio… beh ciccia.

    e allora Serra e i suoi amici sono dei pallonari che vogliono tenerci come ostaggi. altro che scelte individuali. e questo senza parlare di speculazione, insider trading, manovre e scommesse per far fallire apposta dei paesi (Credit Default Swap).

  32. Salve a Tutt*
    Mi spiace non partecipare alla discussione, non avendo visto Ballaro’ (e non potendo vedere i video segnalati in questo articolo).

    Ho avuto modo ieri pomeriggio di assistere alla bella intervista fatta dalla giornalista Anna Maria Esposito a Vandava Shiva su Rainews24: bella per i contenuti che l’ospite esprimeva (mi scuso per un mio giudizio personale che fuorvia dalla vostra analisi sulla comunicazione verbale e non verbale); bella per la consuetudine della giornalista in questione di permettere all’interlocutore/trice di esprimere il proprio pensiero in maniera completa. A parte il giudizio personale, fa piacere assistere ad interviste in cui incalzare (nel senso anche di non fare domande banali) l’intervistat* significa non necessariamente interrompere l’interlocutore.

    Peccato solo per la regolazione del volume della voce della traduttrice simultanea, che era poco piu’ alta rispetto a quello dell’intervistata.

    Questo link dovrebbe permettervi di vedere il video dell’intervista:

    Avendo invece visto l’intervista su Rainews24, condivido l’analisi di Giovanna sulla comunicazione non verbale di Vandava Shiva.

    Cordiali saluti a Tutt* e grazie a Giovanna per lo spazio.

    sax

  33. ho visto solo i video su youtube e potrei concordare con l’articolo, invece vi comunico il mio disagio quando le idee vengono valutate sulla capacità comunicativa dell’emittente. lo sforzo dovrebbessere quello di verificare valutare le argomentazioni di per sè

  34. Annelise: su questo blog io mi occupo di comunicazione, e questa non sempre può prescindere dai contenuti, ovvio. Ma in questo caso specifico non ho dato nessuna-nessuna valutazione sui contenuti e le argomentazioni espresse dai due soggetti analizzati. Sono solo alcuni commentatori che hanno inteso la mia posizione in questo senso, inclusa te forse. Dal mio punto di vista, non fanno che attribuire a me occhiali che in realtà indossano loro. E continuano a indossare, nonostante io (e il commentatore Ugo) gliel’abbiamo fatto notare.

    Rileggi bene il mio testo, i commenti, e il modo in cui ho risposto ad alcuni commenti. Grazie!

  35. @Ben, in ritardo causa fuso orario.
    Non capisco però perché un operatore di un fondo di investimento internazionale, come Serra, debba essere considerato un “bel personaggio” — specialmente se parla di questioni di finanza internazionale (come è avvenuto nel breve tempo in cui ho assistito alla trasmissione).

    Si e` discusso a volte anche qui dell`insensatezza del mercato dei derivati e della criminale gestione dei subprime. Farsi spiegare l`economia internazionale da chi ha partecipato e partecipa a questi crimini contro l`umanita` mi riesce un po` difficile.
    E non posso neanche dire che la mi a banca non lo fa, anzi sono certo che la banca dove ho il conto faccia queste ed altre porcherie.

  36. io non sono stata chiara: non volevo dire che l’articolo valutasse i contenuti ma che sono preoccupata perchè troppo condizionati dalla modalità del comunicare ,nel valutare il contenuto

  37. @Annelise scrive: “io non sono stata chiara: non volevo dire che l’articolo valutasse i contenuti ma che sono preoccupata perchè troppo condizionati dalla modalità del comunicare ,nel valutare il contenuto”

    Ma preoccupati per lo stesso motivo lo siamo tutti. La differenza è strategica: ritieni che sensibilizzare il prossimo a concentrarsi sui contenuti sia una soluzione che porta a benefici tangibili e non a pacificare se stessi e la propria indignazione? Ogni contesto ha le sue regole del gioco. Avere a che fare con i media non è essere a scuola, dove il rapporto docente alunno si può permettere rigore e disciplina (ma anche lì vince il docente che comunica meglio a parità di contenuti).
    Poiché non pare un risultato perseguibile a breve quello di eliminare la comunicazione mediatica in particolare e i media in generale, comunicare efficacemente è semplicemente la condizione sine qua non.
    A meno che, al posto di persuadere e attrarre consensi, non si persegua la captatio malevolentiae e non si aspiri alla goliardia di essere un nuovo Carmelo Bene, ingiuriando il pubblico pagante a cui in teoria si vorrebbe piacere. Lecito, per carità. Ma così si fa l’artista e se ne accetta il rischio.

  38. Contrasto di due mondi ma anche sensibilità diverse. Serra ha una visione della finanza accademica e arrogante. Il suo totem è il rendimento e il capital gain, non si preoccupa se il suo fondo investendo in una compagnia distrugge qualche comunità locale di indigeni in Amazonia, ho inquina le acque del Golfo Messico per una fuoriuscita di petrolio, ho viene distrutta la biodiversità, ho gli abitanti nei pressi dello stabilimento muoiono di leucemia. Vi ricordo solo questo episodio da tanti commentatori di questo blog dimenticato avvenuto a Bhopal, India nel 1984: da una fabbrica di pesticidi di proprietà della multinazionale statunitense Union Carbide si sviluppò una nube di isocianato di metile, che si espanse su una zona densamente popolata. I morti sul momento furono circa 3000, ma il bilancio sale oltre i 15000 se si contano coloro che morirono nel periodo seguente per le conseguenze dell’intossicazione.

  39. Suggerisco un’attenta riflessione, confermata anche da questi commenti, sulla induzione dei social media alla deriva del linguaggio: da “golpe” a “crimini contro l’umanità”, a “tragedie”, la lista di termini ormai depotenziati, desemantizzati e come fast food pronti per ogni uso, consumo e contesto, si sta ormai allargando.

  40. ps
    Ma Davide Serra non è nemmeno un artista nonostrante dell’artista se ne sia preso il rischio – con esito comunicativamente allergenico.
    Contrappasso amaro per un economista che il rischio dovrebbe calcolarlo, e che perciò con tale strategia autolesionista dimostra di balbettare nella competenza oltre che nella presenza.

  41. Per quanto mi riguarda, Vandana Shiva mi ha emozionato. Ho ritrovato in lei l’etica delle parole che animano le cose che esprimono. Con due frasi ha smontato tutto il castello finanziario di Serra e l’ha disvelato come un arrogante sbruffone, venditore di simulacri. La mattina seguente a Ballarò, mercoledì, Vandana Shiva è stata ospite su Rai 3. Non ha cambiato stile divulgativo. La frase che mi ha colpito, più o meno: “Oggi, ci dicono che siamo un paese emergente. Emergente rispetto a cosa? La nostra cultura esiste da migliaia di anni. La cultura commerciale indiana è la più antica del mondo. Ora, i finanzieri ci insegnano come si fa mercato e portano i contadini al suicidio.” Per me, Vandana Shiva rappresenta un punto fermo, umanamente politico, uno sguardo da cui vedere le cose senza le manipolazioni mediatiche che virano l’intelligenza e mortificano il cuore. Dopo Ballarò, ho inviato a Vandana Shiva un messaggio. L’ho chiamata “mia sorella”, perché io sono suo fratello.

  42. Due congiuntivi sbagliati su due, vabbe`.

  43. @ Rob: Ora, i finanzieri ci insegnano come si fa mercato e portano i contadini al suicidio.
    Si puo` avere una fonte, a parte la Shiva?
    @Mariocantella: la crisi finanziaria ha distrutto i risparmi e le vite di milioni di persone, ed e` stata causata da gente che vendeva derivati e futures, cioe` assurdi matematico-finanziari, per di piu` senza trasparenza e controllo, vedi la storia dei subprime. Vogliamo chiamarla “piccola distrazione di un mercato essenzialmente perfetto” o “crimine contro l`umanita’”?

  44. non ho dato nessuna-nessuna valutazione sui contenuti e le argomentazioni espresse dai due soggetti analizzati.

    Be’, per me (e penso anche per annelise, se capisco bene i suoi commenti) è proprio questo il problema. Non tutti hanno il dono della comunicatività e, @Ugo, anche se vige come status quo la “società della comunicazione”, non penso affatto che questo debba portare a liquidare chi magari esprime buoni contenuti ma con scarso appeal (cosa che su questo blog Giovanna imputa continuamante al PD). Per me è troppo incompleto l’esprimere un giudizio sulla comunicazione di due soggetti tenendo il video spento e prescindendo dai contenuti in modo così deciso. Vandana esprime calore, a video silenziato? Bene, e io che ne so se magari con tutto questo calore e colore, a parole non mi sta vendendo qualcosa di assurdo e non condivisibile? E uno che, per carattere, timidezza ecc., dice ottime cose ma non è “brillante” non può stare in tv? SEcondo Ugo sì, secondo me no. Del resto anche tu, Giovanna, quando vai in tv non mi sembri molto rilassata e “calorosa” ma non per questo non ti ascolto.

  45. @ Enrico Marsili Non conosci le strategie della Monsanto? Sono state menzionate da Vandana Shiva, anche a Ballarò. Riguardano, in primo luogo, il cotone con cui sono fatti quasi tutti i nostri abiti. Pure “Report” – se non sbaglio – ha fatto un servizio l’anno scorso. Strano che tu non ne sappia nulla e richieda la fonte. I contadini si suicidano perché non sono più in grado di pagare i debiti assunti, per modificare il sistema di coltivazione da tradizionale a transgenico. Scegli l’articolo che preferisci: https://www.google.it/search?rls=org.mozilla:en-US:official&client=firefox-a&q=monsanto+india+suicidi#q=monsanto+india+suicidi&client=firefox-a&hs=Axw&rls=org.mozilla:en-US:official&source=lnt&tbs=qdr:m&sa=X&ei=K6ZmUf7lGsbUPNCAgdgL&ved=0CCEQpwUoBA&bav=on.2,or.r_cp.r_qf.&bvm=bv.45107431,d.ZWU&fp=6630a440929a6842&biw=1503&bih=657

  46. @ Rob Benatti, leggi questo:

    http://annameldolesi.italianieuropei.it/2008/06/la_lobby_della_fame_biologica/

    Vandana Shiva manipola come tutti, solo che usa la “genuinità”.

  47. Ilaria, non ho mai detto né scritto che lo stile di Vandana sia in assoluto il migliore, né che debba essere adottato da tutti. Ho solo cercato di riassumere le ragioni di un confronto espressivo stridente, che dal mio punto di vista ha nuociuto a Serra, da altri punti di vista ha nuociuto a Vandana Shiva.

    Resta vero che, in ogni caso, non tutti riescono a stare in tv in modo efficace: occorre imparare e ci vuole molta pratica. Io stessa sto imparando. Mi riesce? A volte meglio, a volte peggio. Dipende poi ovviamente anche dagli obiettivi che una si dà: io per esempio non ambisco a fare l’ospite ricorrente, faccio un altro mestiere. A volte, però, non si tratta nemmeno di efficacia, ma di evitare di lanciarsi boomerang in testa.

  48. Non so se sto andando fuori tema, ma il problema reale non è stato affrontato nella trasmissione e non è un problema direttamente finanziario, ma di controllo della politica da parte di gruppi industriali (farmaceutici, chimici ecc). E’ stato citato il problema della Monsanto che è gravissimo e per nulla dibattuto in Italia. Per questo ho affermato che non entrare nel vivo dei contenuti non aiuta il dibattito. Vi do alcuni link da approfondire:
    http://www.motherjones.com/blue-marble/2013/02/scotus-hears-monsanto-soybean-case
    http://www.no-patents-on-seeds.org/en/information/background/green-light-for-patents-on-plants-and-animals

    Questa è una petizione a cui ho aderito

    http://www.no-patents-on-seeds.org/en/information/background/green-light-for-patents-on-plants-and-animals

    Neanche ci immaginiamo la portata del problema che è nettamente superiore rispetto alla portata del dibattito televisivo.
    Su questi temi ne so davvero pochissimo, ma quello che sto scoprendo mi inquieta moltissimo.
    Rispetto il dibattito sull’efficacia della comunicazione, ma in questo caso non si può prescindere dalla potata dei contenuti e con tutto il rispetto non è Serra l’interlocutore principale con cui prendersela.

  49. Vi è anche un motivo tecnico per cui non conviene separare le parole dai segnali “non verbali” che le accompagnano. Questi segnali (in particolare i “cues” studiati da John Gumperz) hanno un senso vago e ambiguo, che viene istante per istante precisato e disambiguato dalle parole cui sono associati.
    Se togli l’audio, oltre a perdere le inflessioni della voce, che sono una parte importante dei segnali non verbali, perdi anche larga parte del significato dei segnali visivi (sguardo, mimica, postura, gesti).

  50. @ Enrico Marsili Bah… Non hai portato nulla alla discussione, se non il punto di vista di terzi. Mi hai fatto una domanda, chiedendomi di non concluderla con le affermazioni di Vandana Shiva. L’ho fatto. In modo concreto: indicandoti migliaia di articoli pubblicati dai maggiori organi informativi del mondo in numerose lingue e solo nell’ultimo anno. Tu, ora, stai deviando e francamente è terribilmente noioso confrontarsi quando il partner comunicativo “deraglia la ragionevolezza” dall’elemento focalizzato (proprio da lui) per sviare il flusso dei pensieri su 1 commento descrittivo marginale. Resta la “realtà” comunicativa: a Ballarò, Davide Serra ha fatto una figura barbina, con il mento alto ed esposto in avanti, i tratti soprasegmentali della voce induriti e le mascelle compresse (ma non ancora mussoliniane), il centro della voce lontano dal plesso solare, l’obiettivo che lo riprende dal basso. Mancava solo il cavallo sul piedistallo. Di fronte a tutto questo – e ritorno al tema – Vandana Shiva, come donna, come pensatrice, come attivista, ha tutto il mio rispetto. Il mio disprezzo va alle banche e ai finanziatori che investono nei suicidi dei contadini indiani e nel transgenico che ha un impatto devastante sulla cultura di intere regioni agricole.

  51. OT
    @ Rob Benatti
    mi sembra che tu mi abbia scambiato per Enrico Marsili. Tu hai messo un link che riporta a migliaia di siti che una persona non può leggere ovviamente tutti, quindi non so che senso abbia. Comunque i primi quattro siti riportano sempre a testi di Vandana Shiva, mentre il quinto porta a un articolo che dice esattamente il contrario. Io ti ho messo un link a un articolo di una giornalista che scrive di scienza e che ti consiglio perché mi pare una buona fonte. Ha pure scritto un libro a proposito di OGM. Ti consiglio anche di leggere o di cercare in rete i video di Dario Bressanini e anche articoli di Antonio Pascale, sempre per quanto riguarda gli OGM, ma anche per quanto riguarda la divulgazione scientifica.

  52. Ringrazio per gli altri articoli e link su OGM su cui c’è tanta confusione e su cui cerco di orientarmi. Un tema davvero inquietante. VI risulta che Vandana Shiva si è anche pronunciata sul mercato farmaceutico?

  53. OT
    @ Maurizio Goetz
    Ti metto un link che fa una panoramica sugli OGM, e che per un verso dovrebbe farti sentire più leggero.

    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/27/ogm-una-panoramica/

  54. Grazie, adesso approfondisco, ma più leggo e più sono inquieto. Fine dell’OT.

  55. Lei Sig. #…# non ha la trasparenza di presentarsi con nome e cognome e ovviamente, nel più affermato stile italico, ribalta la frittata per inseguire chissà quale turbinìo mentale. Le ricordo la frase riportata di Vandana Shiva da cui si è partiti: “Ora, i finanzieri ci insegnano come si fa mercato e portano i contadini al suicidio”. Mi permetto di sottolineare che, pretestuosamente, così lei mina le più elementari norme del dialogo – da anonimo. E poi va fuori tema, anche rispetto al post del blog, adducendo libri che bisognerebbe leggere, di cui francamente in questo momento non m’importa nulla.

  56. OT
    @ Rob Benatti

    Che io sia anonimo non vedo in che modo cambi ciò che posso dire. Se poi tu non vuoi discutere con un anonimo, pazienza. Sono andato fuori tema certamente, ma l’ho fatto per arricchire una discussione. Io ho seguito i tuoi link e al quinto ne ho trovato uno che dice una cosa opposta a quella sostenuta da Vandana Shiva, che non si limita a parlare di finanza, ma sostiene da tempo una casua, quella anti-ogm, con argomenti che secondo alcuni non stanno in piedi. Penso che dato che stiamo in un luogo “pubblico” è buona cosa che le parole di Vandana Shiva vengano criticate. Penso anche che si possa criticare un modello di sviluppo che crea disuguaglianze senza per questo produrre informazioni sbagliate, puntanto sull’emotività e solo quella. I libri che ho citato possono essere utili per chi vuole approcciare il tema degli OGM.

  57. @ #…# Peccato che le sue opinioni, Sig. Cancelletto Tre Punti Cancelletto, siano dalla parte delle multinazionali e dei banchieri che le sostengono a scapito della pelle e della vita reale della gente, delle culture locali millenarie. Per essere Vandana Shiva, ci vuole grande coraggio, mentre il revisionismo – che lei evidenza – nell’anonimato è per me un’aggressione alla ragionevolezza, al diritto, al rispetto interculturale.

  58. @ Rob Benatti

    facciamo pace?🙂
    Allora, le mie opinioni sono cambiate nel tempo. Credo nei valori cosiddetti di sinistra. Al momento attuale, sebbene posso trovare un contesto condivisibile con ciò che dice Vandana Shiva, ho dei problemi nel seguirla ( nel seguire Shiva ). A me non piace più parlare di “multinazionali”, non lo ritengo più utile. Vandana Shiva non dice ad esempio “vorrei che la ricerca e il commercio delle sementi ogm siano ad appannaggio pubblico”, ma è proprio contro la tecnologia ogm. Non è che i contadini indiani un tempo vivessero alla grande. Sui suicidi poi ci sono studi che smentiscono quanto detto da Vandana Shiva. E quando si parla di tecnologia bisogna essere preparati e corretti nei confronti degli altri. La divulgazione sugli ogm in Italia è pessima, colpa anche di Vandana Shiva e di chi la segue senza informarsi.

  59. @Ilaria scrive: ” non penso affatto che questo debba portare a liquidare chi magari esprime buoni contenuti ma con scarso appeal. […]Bene, e io che ne so se magari con tutto questo calore e colore, a parole non mi sta vendendo qualcosa di assurdo e non condivisibile? E uno che, per carattere, timidezza ecc., dice ottime cose ma non è “brillante” non può stare in tv? Secondo Ugo sì, secondo me no.”

    Ho detto questo? Il mio non è un atteggiamento prescrittivo e normativo, è una constatazione di come funzionano i media. È chiaro che la persona che voglia davvero informarsi, poniamo, sugli OGM o sulla finanza non guarda queste trasmissioni, ma cerca altrove con altri mezzi e tempi. Diciamo che per restare ai commenti che puoi leggere in questo 3d l’uditorio televisivo è quello che per suffragare la tesi di Shiva ti elenca la pagina di google ottenuta con le stringhe “monsanto+India+suicidi” e ti da di gomito, come dire, eh? Haiu visto quanti link che ne parlano? Ed è pure ignara che la sua argomentazione sta toccando il grado zero dello spirito critico. Detto senza offesa ma a mano tesa.
    Cosa aspettarsi dunque da questi formati televisivi? Ne segue che anche il Nobel della situazione se va in tv deve avere caratteristiche paraverbali compatibili col mezzo, altriementi affossa l’idea che vorrebbe diffondere.
    Lungi da me pensare che la Comunicazione sostituisca la Competenza. Ma le regole in tv sono quelle. Se si continua a vedere la cosa come un altro modo per trastullarsi l’ombelico del nostro ego, ovvero di colui che capisce l’argomento e quindi pretende che nel talk show il livello sia da workshop specialistico, si è destinati a perdere sempre. E la cosa brucia, sopratutto quando perdi contro una Vandana Shiva che dice emerite sciocchezze sugli ogm ma vince sul pubblico che non passa le giornate a leggere le pubblicazioni scientifiche ma pretende di avere un’opinione su tutto sulla base di un talk show. E poiché ciascuno di noi non può essere onnisciente ne segue che ciascuno di noi ha la sua zona di superficialità e ottusa saccenza. I media lavorano lì. Perciò la domanda non è se possiamo indignarci della priorità della comunicazione ma come evitare di danneggiare una tesi giusta con la parola (e la faccia ) sbagliata.

  60. Ballarò, lo dice il nome stesso, è un mercato nel quale tutti i pesci sono freschi. E dove la mimica o la voce del venditore che grida più forte orienta le nostre scelte. In realtà il vero venditore è il padrone del mercato, con questa sua falsa affermazione iniziale che tutti i bottegai sono egualmente onesti e in buona fede. È così che i ciarlatani si trovano a loro agio sulla piazza del mercato, fatta apposta per loro. Anche i migliori imbonitori un minimo di merce buona te la vendono, ma è il caso di stare a disquisire su chi è il più bravo treccartaro? Ballarò? No, mi spiace, non l’ho visto.

  61. @ guydebord

    Sì, è il caso di stare a disquisire.
    Neanch’io ho visto Ballarò, tranne un paio di minuti. In quei due minuti Vandana Shiva e Serra mi hanno fatto un’impressione diversa da quella che hanno fatto, molto probabilmente, alla maggior parte degli spettatori (l’impressione che Giovanna ha descritto). So bene di essere parte di una minoranza, forse molto ristretta. Una minoranza che conta, ma rimane minoranza.

    Comunque sia, non si può litigare con la realtà.
    Milioni di persone guardano Ballarò e gran parte di essi sono sensibili principalmente agli aspetti messi in luce da Giovanna (al di là di punti di disaccordo secondari espressi da me e da altri).
    Quindi, chiunque voglia trasmettere con successo un’idea, deve tenere conto di quegli aspetti: inflessione di voce, sguardo, mimica, postura, gestualità, acconciatura e vestito, oltre che lessico e forma linguistica — tutte cose in parte indipendenti (solo in parte) dai contenuti e dalla loro validità. Purtroppo, attualmente, forse non per sempre, la capacità di discriminare del pubblico sulla validità dei contenuti è mediamente assai bassa, su molti temi importanti, come finanza e OGM.

    Deve tenerne conto specialmente chi porta idee buone, perché chi porta idee cattive s’industria assai di più a venderle bene, potendo contare quasi solo su questa abilità.

  62. @ #…# Le rispondo, ma le confermo che non è mia abitudine scambiare commenti con frequentatori anonimi di blog. Lo trovo scorretto. Soprattutto in un ambiente trasparente come questo. Ciò detto, lei non comprende ancora che il “topic” non è l’aspetto ingegneristico e da laboratorio dei semi transgenici, ma l’impatto sociale, economico e culturale creato dalla coltivazione transgenica del cotone in India, di conseguenza le strategie finanziarie e di mercato con cui le multinazionali impongono metodi di produzione ai contadini. E qui aggiungo che la tattica dialogica del pensatore di destra italiano è il ribaltamento retorico, per levare corpo al significato delle parole che evidenziano le fragili fondamenta della sua opinione. Se lei riflette, nonostante il suo essere paladino del transgenico, può comprendere bene la differenza tra “produrre fave” e le strategie finanziarie ed economiche per le quali intere regioni agricole modificano le tecniche di coltura in nome dei cicli produttivi occidentali. E per tornare all’origine dello scambio, bypassando i suoi out topic, personalmente attribuisco una certa importanza all’etica, quindi preferisco leggere e ascoltare Vandana Shiva, piuttosto che le cialtronerie da broker di un personaggio ambiguo come Davide Serra.

  63. @Rob Benatti
    Ma è proprio la comunicazione in rete stessa a funzionare sul principio dell’anonimato – o lei vede e conosce di persona isoggetti con cui dialoga?
    Naturalmente il suo errore consiste nel non aver compreso che in rete la trasparenza è argomentativa non identitaria. Cosa può mai contare da chi arriva l’argomento? Questo sarebbe un bisogno di ricorrere a un principio di autorità denunciando la propria impotenza a vagliare la solidità degli argomenti di per sé.
    Quanto al resto delle sue considerazioni basterà farle presente che apprezzare le tesi di Vandana Shiva equivale a buttare nel cesso quelle di Norman Borlaug, agronomo premio noble per la pace. Questo sì, un vero eroe votato all’emanicpazione di interi continenti dal bisogno alimentare che la cialtroneria delle Vandana Shiva, e dei gourmand slow intenti a mangiare il food, liquida a dettaglio irrilevante rispetto all’importanza della biodiversità – come se quest’ultima fosse di per sé minacciata dagli ogm, che altro non sono che la natura stessa. Sempre che non si abbiano le competenze di chimica di un seienne. O che, ancor peggio, si sia iscritti allo slow food.

  64. Ho avuto il tempo di leggere solo pochi commenti oltre al post…
    Sono d’accordissimo con lei. Vedendo Ballarò ho avuto le stesse impressioni e reazioni emotive. Nella mia visione la specie rappresentata da Serra è semplicemente vecchia, stravecchia, retrograda e conservatrice. E, spiace per questi signori, è la stessa specie che fino a qualche tempo fa riusciva a spacciarsi per il nuovo che avanza e ora non riesce a fare neanche più quello.

  65. @Ben
    Vedi, abbiamo già avuto modo di verificare che su finanza e ambiente abbiamo idee opposte. (Rob Benatti dice cose più sagge di te🙂 Serra ha l’aspetto imbalsamato perché tali sono le idee che professa e gli interessi che difende. Ho seguito l’intervista su RaiNews di Vandana Shiva e, seppure concordo su molte sue affermazioni, ciò che non mi piace è che l’adeguamento al mezzo determina per sua forza la messa in scena di un format.
    Vandana Shiva, come Maurizio Pallante, come Serge Latouche o chi vuoi, per mezzo della tv diventano nulla di più di un brand e ciò che fanno n on è più che la vendita della loro merce.
    La tivvù è uno strumento di vendita, se poi si chiama Ballarò lo si dichiara sin dal titolo.
    Allora preferisco il vecchio media, il libro, che magari mi mette d’accordo persino con Serra… ah, no, non quello…piuttosto Michele.

  66. OT
    @ Rob Benatti
    Io non volevo discutere, sono intervenuto consigliandoti delle letture perché penso che tu ne abbia bisogno, come ne ho avuto bisogno io. La situazione indiana, come nel resto del mondo è complessa, e i suicidi dei contadini vanno letti in maniera giusta. La condizione di povertà è dovuta alle disuguaglianze economiche, ai mancati sostegni del governo, a misure cosiddette liberiste, all’andamento dei prezzi stabiliti altrove, al fatto che competono con agricoltori che hanno dei sussidi statali alle spalle, alle difficoltà ambientali eccetera. Passare al transgenico può arricchire i contadini stessi, che infatti preferiscono coltivare transgenico ( se ti fidi delle mie fonti ), perché può dare rese migliori con minore uso di agrofarmaci, farli guadagnare di più e suicidare di meno. Ovvero la tecnologia ogm aiuta i contadini, ovviamente non basta di per sé, ma non è di questo che discutevo.

  67. E adesso arriva lei, caro @ Ugo, a insegnare che internet funziona con l’anonimato (grandioso errore di pensiero e credulità panegirica). Quando probabilmente io scrivevo di comunicazione su internet lei ancora lallava. Mi sa anche che ha ragionato poco sulla fenomenologia dell’identità, da quello che intuisco. Però, per il resto, mi permetta, di quello che cita non me ne può fregar di meno, perché saggistico e incapace di afferrare il flusso reale di eventi che le saranno sempre incomprensibili agli schemi di pensiero come il suo. Detto cortesemente.

    Per #…#. Non sono mai stato un luddista, antitecnologico. Al contrario. E’ ovvio che vediamo le cose da due prospettive differenti. Su queste basi, non ci potremo avvicinare. Si tratta di una costellazione di argomentazioni e convincimenti troppo complessa e radicata, sociale politica, culturale. La invito solo a fare quello che ho fatto poco fa: firmare questa petizione contro i brevetti di Monsanto a cui al momento hanno aderito 1,150,975 persone nel mondo (e nel solo tempo di scrivere tre parole sono diventate 1,151,970): http://www.avaaz.org/it/monsanto_vs_mother_earth_loc/?bEwZgdb&v=23999 Parli pure di emotività, come se la scienza non debba riguardare il cuore e la vita della gente.

  68. @Rob Benatti: non puoi discutere di OGM e di agricoltura biologica se ti mancano le conoscenze. Se ancora credi alla balla dei suicidi, allora ti offro un colosseo usato pochissimo, per 3000 Euro (senza ricevuta, of course).

  69. @Ugo: ho conosciuto Borlaug nel 2007, ad una conferenza. Un po` vecchiotto (94 anni) ma riusciva ancora ad argomentare con una certa lucidita`. Sono d`accordo con te, ma rivoltando la frittata (male) si potrebbe dire che Borlaug ha portato il mondo alla sovrappopolazione. Sarcasmo a parte, ho incontrato oggi ad una conferenza Willy Verstraete, uno che ha le idee ben chiare sulla bioeconomy del futuro. Leggi qualcuno dei suoi lavori, se hai un po` di tempo!

  70. Ecco che si ritorna al mio primo commento. Su certi argomenti ci vuole una conoscenza più approfondita e non ci si può permettere di farsi influenzare dalle capacità dialettiche ed argomentative delle persone che appaiono in un talk show. E’ evidente che tutti noi siamo influenzabili, ma occorre fare uno sforzo di approfondimento che evidentemente il mezzo televisivo non permette e qui interviene Internet che invece lo consente. Ora che siamo scesi nel dettaglio dei contenuti si può continuare a conversare sul merito. Per quanto concerne il tema di questo post, dal mio punto di vista ci si è spostati dall’efficacia del medium televisivo ad un tema più ampio che riguarda il continuum della comunicazione e dei continui rimandi tra il mezzo televisivo, la rete e i social media. La televisione porta alla luce le tematiche, Internet consente di approfondire, cosa che tra l’altro si sta facendo qui. Ecco che il mio giudizio iniziale deve essere rivisto, perchè non stavo affrontando l’argomento di questo post sullo stesso piano di Giovanna Cosenza, ma l’evoluzione di questa conversazione ha fatto emergere tanti spunti interessanti e di questo ringrazio voi tutti.

  71. @ Enrico Marsili, gliela racconto senza citare fonti, che Internet non è mica la biblioteca di Alessandria o l’infinita saggezza. Chi vuole documentarsi può trovare i modi e le vie per farlo. Alcune cose però si sanno ed è pregiudizievole negarle. Per quello che ricordo, e credo di non sbagliare, quando la Monsanto ha deciso di sbarcare in India ha offerto sementi e formazione ai contadini, promettendo raccolti miracolosi. I contadini si sono indebitati, hanno acquistato, seminato, raccolto e conservato una parte delle sementi per la semina successiva. Solo allora hanno scoperto ciò che nessuno aveva detto loro: che i semi della Monsanto sono ibridi e sterili e che occorre acquistare direttamente dal produttore ogni anno semi nuovi, brevettati. Con un anno senza raccolto non è stato necessario neppure suicidarsi, anche se in molti lo hanno fatto, è stato sufficiente morire di fame. Dunque la questione non è ogm sì, ogm no ma le ragioni di fondo che li hanno prodotti –che non è certo l’intenzione di risolvere il problema della fame– e l’economia dello sfruttamento che le sostiene. Poi ci sono le anime belle innamorate dei miracoli della scienza e che, probabilmente, da essa e dall’economia che la gestisce hanno tratto enormi vantaggi e si permettono di dare dell’ignorante a chi non condivide la loro morale da classe agiata (Veblen). Il Colosseo? Lo acquisterei volentieri io ma, acci, ho già comperato la fontana di Trevi.🙂

  72. Rob Benatti e gli altri sono sicuramente in buona fede (Vandana Shiva, che ci campa, forse meno.)
    Come persuaderli?
    Oltre ad acquisire le conoscenze necessarie, come suggerisce Enrico Marsili (che le ha a un livello molto alto, basta un’occhiata su Google), potrebbero anche considerare il fatto che a opporsi agli OGM non sono tanto i contadini dei paesi sottosviluppati ed emergenti, né i movimenti politici sostenuti da loro, quanto piuttosto intellettuali occidentali o occidentalizzati (Vandana Shiva è vicepresidente di Slow Food).
    In buona parte, come ricordava Ugo, “slow gourmand che mangiano il food” (cito a memoria).

    Certamente gli strati più colti della popolazione occidentale, e gli agricoltori più sofisticati europei e nordamericani, hanno un interesse a difendere i loro prodotti e gusti di nicchia.
    Interesse più che legittimo, entro certi limiti. Anch’io ci tengo — pur senza essere un autentico gourmand ma solo un normale italiano da onesta trattoria — che il pecorino sardo sopravviva alla crisi attuale e che la mozzarella di bufala mantenga la sua qualità.

    Ma siamo sicuri che questi interessi, in un certo senso aristocratici, e felicemente tali, COINCIDANO con quelli della maggior parte della popolazione del pianeta? Non semplicemente che siano compatibili, come effettivamente sono (engtro certi limiti), ma che proprio coincidano.
    Può darsi, ma non diamolo per scontato.
    Potremmo essere troppo influenzati dal nostro comprensibile amore per le meraviglie celebrate da Carlo Petrini (l’astuto langarolo inventore di Slow Food).

  73. e il sig. serra è la perfetta incarnazione del pd, e del “renzismo” in particolare: rivoltante liberismo fascio reazionario

  74. Certamente una grande responsabilità hanno i giornalisti occidentali, che, oltre ad essere comprensibilmente affezionati, come tutti noi, al vero parmigiano reggiano e all’autentico lardo di colonnata, trovano molto più facile dare spazio a personaggi fantasiosi e pittoreschi come Vandana Shiva, piuttosto che a un Norman Borlaug (citato sopra da Ugo).

  75. @ Enrico Marsili Ehi, prima di fare il maestrino, veda un po’ come si è sviluppato il thread e cerchi di valutare chi ha opinioni diverse dalle sue, partendo dal tema e non dai margini. Il suo commento è arrogante e totalmente fuori luogo. Perché se lei si comporta così, come studioso e divulgatore scientifico non vale un piffero. Lei è impermeabile ai dubbi! Orpo, che scienziato. “Aho'”, detto alla romanesca, “Ho conosciuto Gaddamer, c’haveva centodu’ anni. C’ho vinto io!” Mi permetta. Per il resto, le ha risposto @ guydebord che ha saputo sintetizzare e descrivere bene le parti salienti di questa discussione.

    Madonna! @ guydebord la Fontana di Trevi l’hanno pure venduta a me! E se ti do due Cappelle Sistine, mi dai tre Lacoonte? :-))

  76. @guydebord: capisco un po` di OGM (e sono in grado di sbugiardare un articolo di Seralini) ma non abbastanza di agricoltura, quindi mi sono rivolto tempo fa a fonti qualificate (che non vuol dire autorevoli) sull“ argomento (BBB, Salmone, Valledelsiele, il sempre competente Bressanini). Pochissimi contadini riseminano una parte del raccolto come si usava tanto tempo fa. Conviene (e` piu` economico) comprare semi certificati, senza virosi, senza funghi, stabili, etc., dalle case produttrici (non solo Monsanto). Societa` che vivono sull`orlo della carestia si devono confrontare con il dilemma “mangio o semino”. Questo dilemma oggi e“ meno frequente che in passato, per fortuna.
    I contadini indiani (sono alcune decine di milioni, vogliamo dividerli (almeno) per superficie coltivata?) non hanno un problema di costo dei semi ma di logistica e di controllo monopolistico delle commodities, strutture di mercato, etc. Ho trovato (al primo colpo) un simpatico documento scritto dove lavoravo (e dove appunto lavorava Borlaug): http://ageconsearch.umn.edu/bitstream/47436/2/1-Presidentialaddress.pdf
    Il documento e“ scritto ovviamente da accademici al soldo delle multinazionali, visto che il problema dei semi non e` nominato manco di striscio. Un documento che smonta la bufala dei semi sterili (i semi germinano, ma il prodotto finale non e` buono) e` questo: http://www.columbia.edu/~sr793/doc/RHerring.pdf, scritto evidentemente a quattro mani dai rettiliani e dal gruppo Bildenberg.
    Quando cerco documenti tecnici, uso uno speciale filtro scremaballe su google. Non posso rivelarlo, se no verrei contestato da qui al 2050, ma funziona secondo il metodo della principal component analysis. Se digito karnataka farmer suicide (+ filtro) viene fuori questo: http://pub.uasd.edu/ojs/index.php/kjas/article/viewFile/2019/1881, e il problema dei semi sterili non e“ neanche nominato di striscio. Chi vuole puo` cercare altro, e a parte Shiva, i suoi derivati, e qualche hippie dell`Oregon (tra cui un mio carissimo amico) non trovera` niente a favore della correlazione semi sterili-suicidi.
    Adesso smetto la giubba da rompiballe e indosso per alcuni secondi quella da umanista. Ho letto il famoso libro di De Martino sulla taranta per colmare una mia lacuna culturale. Un passo impressionante del libro e` quello in cui si spiega l`ansieta` e la depressione cronica delle popolazioni cerealicole della puglia negli anni 50 (pre-Borlaug, diciamo). Gente che viveva sul filo della pioggia, che doveva affidarsi al padreterno o agli strozzini. Sospetto che nell“India rurale stiano ancora li“, e che la depressione e l“ insicurezza possano portare a questi gesti estremi.
    Scusate la lunghezza di questo pippone.

  77. @Enrico Marsili

    Grazie, lo leggerò volentieri.

    Arriviamo ora a
    @Rob Benatti che sentenzia:”E adesso arriva lei, caro @ Ugo, a insegnare che internet funziona con l’anonimato (grandioso errore di pensiero e credulità panegirica). Quando probabilmente io scrivevo di comunicazione su internet lei ancora lallava. Mi sa anche che ha ragionato poco sulla fenomenologia dell’identità, da quello che intuisco. Però, per il resto, mi permetta, di quello che cita non me ne può fregar di meno, perché saggistico e incapace di afferrare il flusso reale di eventi che le saranno sempre incomprensibili agli schemi di pensiero come il suo. Detto cortesemente.”

    Grazie per il paternalismo con cui ritiene che io lallassi all’epoca in cui lei scriveva di comunicazione in internet. Probabilmente se ne deduce che lei è in avanzato stato anagrafico di deperimento. Se infatti un conoscitore di internet che ritiene di sbertucciarre il prossimo si permette di argomentare sulla base metodologica del linkare una “ricerca” su google che risponda alle stringhe “monsanto+india+suicidi”, beh, o è un rincoglionito, e allora merita l’indulgenza che la senescenza chiede a chi è neuronalmente vivo, o è un coglione e allora lo era anche prima e non ha senso perdervi tempo.
    Se dell’invito a studiare l’abc, ovvero Borlaug, non gliene “può fregar di meno” è liberissimo di coltivare appieno la sua crassa ignoranza, questa sì geneticamente modificata e chiaramente un pessimo esempio biologico di adattamento all’ambiente.
    Quanto al mio essere “saggistico e incapace di afferrare il flusso reale di eventi che saranno sempre incomprensibili agli schemi di pensiero come il [mio]” ha ragione. Sono refrattario alla scemenza e al delirio e non posso certo competere con la sua competenza che dimostra fieramente a riguardo. Detto medicalmente.

  78. @ Enrico Marsili, grazie per le utili informazioni. No ho inteso mettere in discussione la sua competenza circa gli OGM. E non sono neppure contrario ad essi per pregiudizio. Mi chiedo se un terzo, più o meno, della popolazione mondiale è ai limiti della sopravvivenza solo perché è priva di OGM. Potrebbe anche essere, chissà. È proprio il tarlo del dubbio che mi fa interrogare circa la natura dell’economia degli OGM e, tranne che lei sia esperto anche di economia, cosa del resto plausibile, il suo vantaggio culturale viene a scemare. Io sono tendenzialmente convinto, sempre con qualche dubbio, che alla base della ricerca sugli OGM c’è l’economia del profitto e che solo marginalmente o casualmente la R&D si pone il problema della fame degli altri. È la stessa logica dell’economia delle armi o dei farmaci: profit first. Il beneficio, se c’è è una marginale e accidentale ricaduta. Perché non vorrà mica sostenere che l’obbiettivo principale della Monsanto è di risolvere il problema della fame nel mondo.
    Allora non basta essere esperti circa una parte per potersi arrogare a esperti di tutto e determinare, in base a una presunta o assunta superiorità, il futuro di chi non ha voce in capitolo. Non è che i contadini, se messi nelle condizioni di capire non siano in grado di separare il grano dal loglio. Ma, non se l’abbia a male, lo dico con molta simpatia.
    Un antico canto umbro recita:
    La panza vota penza a quella piena
    La panza piena nun ce vò pensare
    Seppure dice che ce pensa assai
    nun je badate: nun ce pensa mai.

  79. @Guydebord scrive: “Io sono tendenzialmente convinto, sempre con qualche dubbio, che alla base della ricerca sugli OGM c’è l’economia del profitto e che solo marginalmente o casualmente la R&D si pone il problema della fame degli altri. È la stessa logica dell’economia delle armi o dei farmaci: profit first. Il beneficio, se c’è è una marginale e accidentale ricaduta. Perché non vorrà mica sostenere che l’obbiettivo principale della Monsanto è di risolvere il problema della fame nel mondo.”

    Guy, questa è una presa di posizione ideologica e a mio parere insostenbile. Proviamo a capire perché.
    Tu attribuisci al profitto quello che è una ricaduta della scienza attraverso una tecnica. Il primo homo sapiens che inventò la ruota non lo fece con in testa l’idea di emancipare la sua specie bensì per trarne un vantaggio personale. Anche colui che si accorse che con la rotazione delle colture si poteva abbreviare il ciclo di semina di un dato terreno non era animato da intenzioni filantropiche. Ma anche il fatto che la mattina l’acqua calda scorra piacevolmente per lavarti il viso trae origine dal profitto degli Edison. Mutantis mutandis per tutte le altre scoperte tecniche, anche occasionali, che la scienza consente.
    Perciò non si può storcere il naso su una tecnica per ils emplice motivo che la ragione per cui è nata o si è sviluppata non è francescana e ecumenicamente disinteressata. Non si giudica sull’intenzionalità ma sull’efficacia. E si decide sulla base dell’opportunità, non della genealogia di chi ha creato cosa.
    Che poi è un altro modo di dire che le eventuali colpe dei padri (della Scienza) non possono ricadere sui figli (della tecnica) e sicuramente non sui nipoti (dell’uso).
    La Monsanto non è un santo, a dispetto del nome. E non deve esserlo. La domanda è se i vantaggi superino gli svanataggi. E la risposta, per quanto concerne l’uso degli OGM, è un sì che comincia dalla notte dei tempi. Sempre che il valore della pancia piena e della fame sconfitta (oltre a tanti altri di minor entità ma non irrilevanti) sia superiore alla cocciutaggine di ritenere lecito solo ciò che nobile e nobile solo ciò che è disinteressato.

  80. … il testo del canto, a memoria, fa parte della raccolta di canti popolari registrati dal nostro dimenticato etnologo Ernesto De Martino (i dischi del Sole), lo stesso di Sud e magia. Come vede dalla stessa fonte si possono trarre note che suonano in modo diverso…

  81. @ Ugo
    Se pensi che gli artefatti (inerti come gli oggetti o biologici come le colture e gli allevamenti) assumano determinate caratteristiche in base a motivi di ordine scientifico e tecnico, ti sbagli. Nell’area del progetto sono centinaia le loro possibili configurazioni, quasi sempre migliori per efficacia e qualità funzionali ed estetiche, se non che a determinare la scelta che fa sì che il progetto divenga oggetto in quel particolare modo, si tratti di un edificio o di un seme transgenico, è la logica dell’economia del profitto. Se non fosse questa la motivazione: profit first, probabilmente i grattaceli o o gli OGM ci sarebbero lo stesso, ma leggermente diversi perché diversa sarebbe la loro motivazione. Escludere gli utilizzatori dalle scelte è uno svantaggio, anche per l’apporto progettuale che si perde. Condivido il giudizio: la mia è una posizione ideologica, come è stata quella di Adriano Olivetti e l’idea di Comunità, tanto per dirne una. Ma non è più ideologica dell’economia di mercato, che non è una Scienza e non è neppure esatta. Ma su questo, ne sono certo, avremo modo di dissentire ancora, la nostra Gentile Ospite🙂 consentendo.

  82. @Guydebord
    Alt: una cosa è criticare una soluzione sulla base del fatto che non sia la migliore possibile. Questa posizione è un incentivo intellettuale sempre utile, a patto che tenga conto dei vincoli di progetto che limitano sempre l’ideale.
    Un’altra è negare la validità della soluzione sulla base del non essere la migliore (anche sotto il profilo etico).
    Ma il tuo discorso è troppo vago per essere criticabile a dovere. Anch’io sono votato alla diminuzione della dipendenza dalla logica del profito ma non per questo mi muovo con l’accetta del tutto o niente. Un seme transgenico è o non è funzionale a uno scopo. Se lo è la questione tecnica è dispensata dalla critica e occorrerò vedere se è possibile realizzare lo stesso fine con mezzi diversi. Ma mezzi diversi non vuol dire tecniche diverse e quindi la messa in discussione della tecnica in sé. Vuol dire numero di produzioni imprenditoriali indipendenti tra loro, eventuali partecipazioni statali, diversificazione giuridica dei termini di brevetto, etc.
    Altrimenti il ragionamento rischia la circolarità: da male a profitto, da profitto a produttore, da produttore a tecnica, da tecnica a Ogm, da Ogm a male.
    La Monsanto è mutlinazionale leader nel transgenico ma non è l’unica ed è destinata alla concorrenza del resto del pianeta. Se si vuole attaccare Monsanto, e si vuole restare intellettualmente lucidi e credibili, occorre difendere a spada tratta la liceità degli OGM. In caso contrario si sta appunto facendo di tutte le erbe un fascio, imparentando profitto, Scienza e tecnica. A parte il fatto che a me i fasci non sono mai piaciuti, è evidente che senza distinzione tra le tre si è destinati al misoneismo nella migliore delle ipotesi e all’integralismo nella peggiore.

  83. @Ugo,
    devi scusare la pochezza degli argomenti e le approssimazioni estemporanee, intervengo con poco tempo e per simpatia, al posto di prendere un ulteriore caffè.
    Pensa all’allevamento dei polli. I polli sono cosa buona e giusta, essendo noi onnivori. Dapprima essi polli razzolavano a terra, poi abbiamo pensato che fosse più utile dare loro del cibo e tenerli in un recinto. In seguito, fondando le tecniche su logiche scientifiche, li abbiamo cacciati in gabbie in formato inferiore al A4, in ambienti illuminati ventiquattrore al giorno, sino ad una totale degenerazione che produce cibo-spazzatura in funzione del minimo costo e del massimo profitto. Senza per altro tener conto dei costi sociali, sanitari e ambientali.
    Se non che questo tipo di produzione non è in Africa, dove forse servirebbe a risolvere qualche problema alimentare, ma nella nostra opulentissima Padania, splendida pianura che ha dato i natali a autorità intellettuali che ci governano, come Borghezio, Formigoni e Penati.
    Scienza e Tecnica non sono neutrali ma determinate dall’economia del profitto. Così, se vuoi mangiare un pollo che sappia di pollo o vai da Oscar Farinetti e lo paghi ok il prezzo e giusto oppure vai dalla GDO e mangi cartone con la forma di pollo. Così se vuoi avere come riferimento persone degne eventualmente emigri in Africa, oppure ti tieni a decidere per te gli intellettuali succitati e i loro compari di merende.
    Qualcuno (so chi è ma non ricordo come si scrive) diceva che l’ottimista pensa che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista pensa che sia proprio così. Propendo per una terza via: non fare la fine dei polli in batteria.

  84. @ guydebord

    la logica del profitto tendenzialmente non ci piace, e va bene, ma non può essere in nessun caso discriminante per ciò che facciamo. Perché stai dicendo che se la ricerca sugli ogm fosse nata e continuasse per motivi umanitari allora ti andrebbe bene.

    E l’esempio che fai dei polli è lampante: 1) i polli non sono cosa buona e giusta, e dire che noi siamo onnivori è una giustificazione identica a quella della logica del profitto.
    2) il problema è ciò che facciamo ai polli e in secondo luogo le conseguenze ambientali degli allevamenti intensivi.

    Gli allevamenti intensivi per sfamare gli affamati sarebbero giusti o sbagliati per ragioni altre dal loro essere spinti dalla logica del profitto.

  85. @Guydebord: la sua considerazione iniziale era sui suicidi dovuti alla Monsanto, a quella rispondevo. Noto che non l`ha piu“ citata (forse perche` falsa) nei commenti successivi.
    I successivi salti di palo in frasca non ho tempo di seguirli. Mi limito a segnalarle che migliaia di contadini comprano e usano semi OGM, perche` (evdentemente) aumentano i loro profitti. Non penso servano altre prove. Se si produce della tecnologia, sara` l`utente finale a decidere, non l`umanista nel suo studio.

  86. @ Enrico Marsili, la notizia della sterilità dei semi OGM e dei conseguenti suicidi la ricordavo per averla letta su qualche quotidiano. Evidentemente io e il quotidiano in questione ci siamo sbagliati.
    Io non ho mai detto di essere pregiudizialmente contrario agli organismi geneticamente modificati, anch’io ho poco tempo, non mi attribuisca cose non dette. Io sono contrario alle ragioni economiche che li hanno prodotti.
    “Se si produce della tecnologia, sara` l`utente finale a decidere, non l`umanista nel suo studio” è la stessa giustificazione data dai fisici circa la bomba atomica. Oggi, ad esempio, gli utenti finali sono in Nord Corea…
    @ #…# Io ho sostenuto che è la logica del profitto e non quella del benessere che disegna i polli simil-ogiemmizzati. Se si ponesse come tema progettuale l’alimentazione e non il profitto i risultati sarebbero diversi, magari simili, contigui, ma non gli stessi, e le scelte relative si compirebbero in base ad altri criteri.
    Se poi lei e altri da questo sistema traete “benessere” smodato, se riferito alle condizioni di vita di gran parte del mondo, difendetelo pure, ma non pretendete che chi subisce si metta anche ad applaudire. Gli allevamenti intensivi sono presenti in tutto il mondo obeso ed economicamente e scientificamente avanzato, non nei paesi dove si muore di fame, e la ragione di questo dipende dalla sola logica del profitto.
    Dato che siamo in dis.amb.iguando inviterei a dare un’occhiata al quadro semiotico greimasiano /dovere/sapere/potere/volere/ per capire che se il sapere è potere, volerlo esercitare senza consenso è perlomeno una contraddizione.

  87. @Guydebord: “Evidentemente io e il quotidiano in questione ci siamo sbagliati” No, mi dispiace. Non era un errore, ma una bufala. Per evitare di dire cose STRATOSFERICAMENTE false, basterebbe fare una ricerchina su google ogni volta che si legge qualcosa in giro. Se poi uno come lei si fida dei giornali italiani, allora le posso vendere un metodo per vincere all`enalotto. Sicurissimo, l`ha scoperto mio cugino, che lavora per i rettiliani.

    Rispetto agli OGM, continua a vagare cercando di cambiare argomento per confondere le acque. La bomba atomica non si puo` seminare e il costo unitario non e` alla portata dei contadini di mezzo mondo. Se uno studente del mio corso di etica ambientale mi avesse risposto con il suo stesso argomento, si sarebbe meritato un 20/100.

    Devo pero` riconoscere che leggere Vandana Shiva, Petrini, Fabbri, DePetris, Verga, e tutta la compagnia anti-OGM e“ divertente. A patto di non credere MAI a quello che dicono. La storia dei lombrichi della Shiva la cito spesso come esempio di manipolazione. E“ vero che ci sono poche persone che studiano i lombrichi, e“ verissimo che i lombrichi sono danneggiati da pesticidi organici insolubili (ma non da quelli a breve permanenza), ma NON E` VERO che ci siano degli studi ben fatti e accettati riguardo all`effetto degli OGM sui lombrichi. Nel 2005 lessi e tradussi per megachip (prima che chiesa sbroccasse del tutto) le conclusioni di uno studio della RSqualchecosa sugli effetti degli OGM. A parte un po“ di calo della biodiversita` nella zona non coltivata ai confini dei campi, non trovarono nulla di rilevante. Un po` poco per chiedere l`abolizione degli OGM in tutto il globo, no?

  88. @guydebord
    “la logica del profitto e non quella del benessere”

    Che cosa sia la logica del profitto, coi suoi pro e contro, più o meno lo sappiamo tutti. E’ il mondo come funziona ora, dopo vari secoli in cui questa logica è gradualmente prevalsa su altre.

    Ma cos’è la “logica del benessere”? Al di là, intendo, di fantasie individuali, che valgono quel che valgono. (Marx sarebbe stato più caustico al riguardo.🙂 )
    L’unica alternativa a me nota alla logica del profitto è la logica della pianificazione centrale da parte dello Stato. Che ha anch’essa, o aveva, i suoi pro e i suoi contro.

    Ti chiedo se identifichi la logica del benessere con la logica della pianificazione centrale da parte dello Stato.
    Non sarebbe un’idea sciocca, ce l’aveva anche Einstein.
    Ma sembra che al momento abbia poca fortuna.

  89. Preciso: scrivendo “L’unica alternativa a me nota alla logica del profitto è la logica della pianificazione centrale da parte dello Stato” intendevo: “L’unica alternativa a me nota alla logica del profitto, IN UN MONDO INDUSTRIALIZATO, è la logica della pianificazione centrale da parte dello Stato.”
    Do per scontato che nessuno sano di mente voglia un mondo senza l’industria moderna. Cioè, per dire, dove si facciano i tessuti senza l’ausilio di macchinari industriali.

  90. @ Enrico Marsili e @Ben,
    ancora un intervento, poi la smetto. Io trovo che esiste un enorme ritardo nella trasformazione in artefatti concreti delle idee più innovative, se guardo ciò che ci circonda e lo confronto con quello che, grazie alla ricerca scientifica e ai processi industriali innovativi si potrebbe fare. Questo freno è essenzialmente costituito dall’Economia, che è conservatrice perché sono conservatori gli economisti (avete presente l’ex rettore della Bocconi, quel signore che ha messo bocconi tutti noi? Ma forse l’Italia conta come il due di picche). Basta guardare fuori dalla finestra per scoprire l’enorme ritardo insito nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nei veicoli. Basta guardare in casa per scoprire che il progresso è costituito prevalentemente da gadget o da oggetti a obsolescenza programmata che ci costringono a lavorare di più per lo stesso risultato. Insisto, per fare le cose in un certo modo piuttosto che in un altro, altrettanto possibile, il discrimine è il guadagno, ma non della comunità: quello dell’imprenditore, spesso un ignorante furbo che si fa costruire il vulcano e il nuraghe in giardino come massima espressione di cultura.
    Alla pianificazione centrale preferirei uno stato efficiente, nel quale funzione d’indirizzo e controllo mirati al benessere di tutti i cittadini funzionassero almeno un po’.
    A Marsili, in modo specifico: su internet si trova tutto e il contrario di tutto e ogni ricerca composta all’uopo può essere utile a dimostrare qualunque cosa, né più né meno dei giornali sui quali avevo letto la notizia. Ma, ripeto, non ho nulla contro gli OGM, tranne che per il fatto che la R&D che li ha prodotti aveva come fine il lucro, non risolvere la fame. Ciò che ho detto fra le righe lo chiarisco meglio: lei, come ogni ricercatore, svolge un ruolo d’avanguardia e apre nuove prospettive inimmaginate a molti. Di questo sono grato. Ciò che non mi sento di autorizzare è invece la scelta di fare. Io credo che decidere se e come utilizzare gli OGM debba essere una scelta consapevole condivisa, altrimenti il suo sapere diventa esercizio di potere che travalica il suo ruolo sociale. E gli altri non contano nulla? Essendo ignoranti non possono capire, quindi non sono in grado di decidere? Vede che il discrimine è sottile ma c’è. Lei ha potuto dedicarsi agli OGM perché sono in sintonia con l’economia del profitto, non perché innanzitutto costituiscono una svolta utile al progresso di quanti ne pagano il prezzo senza aver deciso coscientemente di acquistare. Prima diffondiamo il sapere, poi verifichiamo che le nostre visioni siano coincidenti, ancora dopo mettiamo in circolazione gli OGM, non perché lo ha deciso la Monsanto.

  91. @ guydebord

    Non ti rendi conto di quanti danni facciano posizioni come la tua.
    Ostinandoti ad accontentarti di vaghezze, invece di assumerti la responsabilità di un progetto concretamente praticabile, saboti tutto.

    Predicando l’inverosimile, ottieni di mantenere le cose come stanno.
    Insinuo che stiano in un modo per te vantaggioso.

    Andando a quello che immagino sia il nocciolo del nostro dissenso, godo come te di ingiusti privilegi. Li detesto perché sono a spese di molti altri, a cominciare dai miei figli.

  92. @guydebord: su internet si trova quasi tutto cio“ che e“ stato prodotto dopo il 1990, soprattutto in campo scientifico. A patto di saper leggere le fonti, cioe` gli articoli scientifici, e di sapere un po` di matematica di base.
    Fidarsi dei giornali italiani o di vandana shiva/petrini/fabbri/capanna/depetris/vendola/etc. significa delegare a degli incompetenti o a delle persone in malafede la propria comprensione del mondo.

    comunque non sono certo integralista come pensa. Sono pero` convinto che l`unica speranza per il nostro futuro (come specie) sia nell“innovazione, non nell`aprioristico rifiuto della stessa.

  93. @ Enrico Marsili: dunque siamo d’accordo, solo che io ritengo che d’innovazione non se ne concretizza abbastanza per via dell’economia e della finanza che non è più in grado di produrla. La fine dell’Età della pietra non è avvenuta perché sono finite le pietre, ma la fine dell’Età del petrolio finirà quando il petrolio sarà finito. Cosa aspettiamo a cambiare Era?
    @Ben: mi spiace per me ma sinora ne ho tratto pochi vantaggi (dalla mia testardaggine?🙂 ) E la preoccupazione per mia figlia coincide con la tua per i tuoi.

  94. @Guydebord
    “sinora ne ho tratto pochi vantaggi”
    Peggio ancora, Guy!😉

  95. @Guydebord: messa cosi` suona meglio, lo ammetto. Il blocco all`innovazione e` anche umano, perche` abbiamo una paura fottuta (parzialmente giustificata) che le nostre invenzioni ci si ritorcano contro. Scienziati e politici dovrebbero essere in grado di spiegare le cose come stanno a chi non e` in grado di capire. Spiegare a chi e` in malafede o ai religiosi di ogni colore e` pero` impossibile. Saluti.

  96. Forse il tema degli OGM è ancora poco conosciuto ed esplorato, almeno per me e forse per questo non è un buon esempio. Se invece prendiamo quello dell’industria dei fertilizzanti, forse più circorscritto, si presta meglio all’analisi in corso. In questo momento è forte il dibattito del rapporto tra pesticidi, malattie nelle persone e soprattutto moria delle api. Qui un riferimento ben documentato. – http://www.avaaz.org/en/hours_to_save_the_bees_new/?byeUveb&v=24296

  97. Pingback: Il volto pacato del regresso: Vandana Shiva | Il Ragno

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