Quanto conta saper comunicare per gli scienziati?

Formule matematiche alla lavagna

Zeno Gaburro, ricercatore di fisica all’Università di Trento e lettore di questo blog, mi ha mandato una interessante riflessione sul ruolo della comunicazione nelle cosiddette “scienze dure”. E se pensi che sia in gioco solo la divulgazione scientifica, ti sbagli. Leggi qua:

A molti potrebbe sembrare che essere bravi comunicatori nella scienza sia un’abilità opzionale, riservata a una fettina di esperti che se ne intendano di scienza e decidano di portarne un’infarinatura, come dei Prometei, a “the rest of us”, come direbbero in America. Niente di più sbagliato. Bisogna avere delle doti comunicative ben maggiori per comunicare da esperto a esperto, in ogni situazione, dall’esposizione verbale della propria ricerca alle conferenze, fino alla scrittura di progetti per chiedere finanziamenti.

La difficoltà sta nel fatto che tra esperti ci si ascolta solo su argomenti ignoti a tutti, e si incontra quindi sempre un muro di (sanissimo) scetticismo. In più, al contrario della situazione “à la Piero Angela”, abbiamo sempre un (sanissimo) contraddittorio, e per di più con interlocutori che sono supercorazzati in materia, e la cui attitudine è per default non quella di “presunzione di verità” ma quella (sanissima) di “presunzione di errore”, nei confronti di chi se ne esce con “ho un’idea nuova”.

La difficoltà è talmente seria che non qualche volta, ma quasi sempre una buona idea viene silurata quasi per principio. Il che, secondo me, ha una fondamento biologico: nell’ambiente universitario c’è l’implicita assunzione che chi sia arrivato a una buona situazione di carriera sia un essere umano di selezionata caratura mentale, quindi biologicamente competitivo per l’evoluzione della specie. È quindi diretto responsabile del mandato biologico di tutelare il suo gene prezioso. Conseguente meccanismo naturale, l’accademico, sovrastimando se stesso (infatti siamo tutti lì allo stesso livello, più o meno, non c’è solo il giudice nominato), non crede al suo diretto avversario. Max Planck diceva che il solo modo, per un innovatore, per far passare le proprie nuove teorie, è quella di attendere la morte degli scettici.

Chi sopravvive, alla fine, è chi sa vender bene la sua merce. Insomma, quasi quasi abbiamo gli stessi problemi dei politici, anche noi dobbiamo stare attenti a dettagli che un superficiale classificherebbe marginali (“è il contenuto scientifico, non il formato che conta”). Altroché, se conta il formato. Diversamente dai politici, però la nostra audience è (1) ristretta, (2) culturalmente armata fino ai denti. Differenze importanti… per cui  alla fine dobbiamo fare come Obama anche noi.

30 risposte a “Quanto conta saper comunicare per gli scienziati?

  1. “Chi sopravvive, alla fine, è chi sa vender bene la sua merce. Insomma, quasi quasi abbiamo gli stessi problemi dei politici, anche noi dobbiamo stare attenti a dettagli che un superficiale classificherebbe marginali (“è il contenuto scientifico, non il formato che conta”). Altroché, se conta il formato”

    Non sono d’accordo per niente con questo passaggio. Se si voleva dire che anche lo scienziato che fa consulenza per altri, o introitare finanziamenti per un progetto, deve vendere il proprio prodotto e quindi avere abilità comunicative allora sono io ad aver equivocato e mi taccio.
    Ma se si voleva dire che la validità di un asserto scientifico dipende dal grado di persuasione comunicativa che si è in grado di mettere in gioco dissento su tutta la linea.
    Chi sopravvive, alla fine, è chi sa dimostrare la sua merce. E la dimostrazione o è vera per tutti, e quindi compatibile con la realta secondo il grado di probabilità esplicitato in teoria, o è per tutti falsa.
    Sovente tale dimostrazione può prendere molto tempo in quanto le condizioni di verifica non sono immediatmente accessibili a tutta la comunità che quella teoria vuole falsificare.
    Ma in nessun caso è un problema di persuasione.

  2. ps
    Non andrò a insegnare ai gatti come ci si arrampica sugli alberi, quindi non andrò a dire a un fisico che nella scienza pià che in ogni altro ambito umano è vera in modo integrale la frase che la forma è sostanza.
    Perciò se si sbagliano le equazioni non si è sbagliato il formato. Si è sbagliato e basta,

  3. @Ugo: se si parla di equazioni già scritte forse. Se si parla si ricerca allora no, temo. Ti ricordo che le equazioni del sistema tolemaico erano sbagliate ma funzionavano alla grandissima: erano predittive e basate su secoli di osservazione. Quindi si è dovuto passare attraverso molti dibattiti teorici (leggi filosofici) e anni di esperimenti (concepiti in modo innovativo) prima di arrivare a Galileo.
    Per non parlare del caso del dottor Semmelweis – medico appunto – di cui parla Celine nella sua tesi di laurea. Questo medico scoprì prima di ogni altro che i decessi delle partorienti erano causate dai medici (dalla mancanza di igiene). Ma, come dice Celine, Semmelweis era un inetto nelle relazioni umane e riuscì solo a farsi emarginare da tutti i colleghi.
    Il punto è che nella ricerca, anche delle scienze dure, si fanno ragionamenti su teorie non ancora completamente formate (es. teoria delle stringhe) e si vede fin dove possono portare. Ma ci vuole tempo perchè le equazioni “giuste” si affermino o meno. (es. la teoria delle stringhe è stata ampiamente rivisita e ora non se ne parla più).

  4. la forma è importante perché mi permette di capire meglio i miei progetti, mi da un’occasione in più di ragionarci sopra, permette ai miei progetti (e quindi al mio lavoro) di essere sostenibili, permette anche ai non addetti ai lavori di capirli, di apprezzarli, di comprenderli come mezzi educativi e quindi di far si che non siano racchiusi in una chiusura elitaria…
    saluti

  5. Concordo con Ugo, of course.

    Caro Zeno, abbiamo ricevuto una brutta stroncatura di un progetto EU proprio due giorni fa. Il coordinatore del consorzio ha scritto immediamente a tutti i partecipanti, dicendo: non abbiamo saputo spiegare il nostro progetto in maniera sufficientemente chiara.
    Concordo in pieno, non ha detto vendere, ha detto spiegare, comunicare in maniera scientifica, dimostrare, convincere, tutti termini che implicano la necessita` di una dimostrazione robusta e inequivocabile dal punto di vista scientifico.

    Se poi vuoi dire che tra due marks molto simili, diciamo 90.5 e 91% la differenza sta nella comunicazione efficace e magari nella persuasione ci posso stare, ma e` un problema dei valutatori umani (e del loro bias), non del progetto o del sistema in se`.

    GIovanna, se ti interessa, sarebbe bello aprire una discussione sul tema (come gia` ti proposi un paio di anni fa).

  6. ma e` un problema dei valutatori umani (e del loro bias), non del progetto o del sistema in se`

    ma credo sia proprio questo il punto. il progetto in sè non esiste (non parla, non cammina). E’ sempre mediato da interazioni e politiche umane.

  7. L’ha ribloggato su Io Non Faccio Nientee ha commentato:
    …E se pensi che sia in gioco solo la divulgazione scientifica, ti sbagli…

  8. Un gran bell’argomento: La comunicazione scientifica.
    Nei commenti precedenti ho notato che sono emerse varie tesi, tutte giuste, ma passatemi l’approssimazioni, settoriali e le differenze di comunicazione da usare in funzione del destinatario della comunicazione.
    partiamo dal caso più semplice:@Enrico, la stroncatura del progettto EU e la valutazione superficiale. Chi è uso a praticare i progetti EU sa che il giudizio è dato da esperti che leggono rapidamente e sommariamente il progetto e, per questo motivo, occorre formulare la proposta secondo ben precise regole communicative pesando precisamente ogni parola.
    Nel caso di comunicazione tra esperti deve essere usato un linguaggio esatto nei termini e nella formulazione delle frasi in quanto qualsiasi eccesso di “nuvolosità” fa pensare ….male. Riguardo l’esattezza delle equazioni, io penso che lo scetticismo sia un bene perchè evita errori madornali: l’ultimo esempio delle particelle nucleari più veloci della luce ne è un esempio. Forse un giorno si scoprirà che Einstein non aveva ragione, ma prima di gridar vittoria occorre dubitare e ragionare con sano scetticismo. Che poi in ambito scientifico esistano piccoli esseri dannosi …fa parte della parte dannosa della natura umana.
    Infine parliamo della divulgazione scientifica. In questo caso lo scenziato deve usare un linguaggio all’altezza di chi lo ascolta se vuole che la sua “novità” sia compresa appieno. I professori anglosassoni sono molto bravi in questo, mentre i professori latini e germanici ritengono questo attegiamento una diminutio capitis. Una volta, ad un professore che parlava dall’alto della sua sapienza chiesi: “Ma perchè quando spieghi non scendi da cavallo, hai forse paura di sporcarti i piedi nella cacca del cavallo!”. Sul momento si sentì molto offeso, lo rincontrai un anno dopo e ….mii ringraziò di quellla critica.
    Una nota sulla comunicazione che forse può interessare: http://www.attilioaromita.com/2012/07/1-comunicazione-di-testa-e-di-pancia.html

  9. @Caterina scrive: ” Ti ricordo che le equazioni del sistema tolemaico erano sbagliate ma funzionavano alla grandissima: erano predittive e basate su secoli di osservazione. Quindi si è dovuto passare attraverso molti dibattiti teorici (leggi filosofici) e anni di esperimenti (concepiti in modo innovativo) prima di arrivare a Galileo.”

    Ma neanche per sogno. Mi dispiace per te e per tutti gli umanisti che leggono gli umanisti invece che gli scienziati ma ti ricordo che le equazioni di Tolemaico erano perfette. Se avessero il tempo e lavoglia (e la testa ) di leggeresi il “commentariolo”, oltre che “de revolutionibus”, scoprirebbero che Copernico argomenta come il suo sistema sia equivalente a quello di Tolomeo e per soprammercato esibisce pure un teorema per passare dall’uno all’altro (teorema che, en passant, aveva già dimostrato Tolomeo).
    Quindi se Tolomeo ha torto, ha torto pure Copernico.
    Qual’è la differenza? Che tolomeo semplicemente descrive il sistema dal punto di vista della terra, dunque considerare il moto dei pianeti attorno al sole oltre all’orbita della terra: deve perciò aggiungere cerchi a cerchi, da qui gli epicicli.
    Copernico invece descrive il sistema dal punto di vista del sole, quindi può tener conto per comodità solo dei cerchi dei pianeti, ma se vuole calcolare le orbite dei pianeti viste dalla terra, deve andare ad aggiungere la proiezione dell’orbita terrestre, così ritornando a Tolomeo.
    Il problema è aquindi ancora una volta degli storici della scienza che, non capendo praticamente niente di ciò di chi parlano, si fissano sull’impiego forzoso che Tolomeo fa del sistema di deferenti ed epicicli. E qui si passa alle considerazioni per happy few, ovvero ciò che gli storici della scienza non dicono perché non capiscono:
    I) Anche in Copernico ci sono cerchi su cerchi, in maniera equivalente oltre ad essere circa lo stesso numero.
    II) Lungi dall’essere abbandonati alla tomba di Tolomeo essi si continuano a usare anche oggi. La differenza è che li si chiamano “serie di Fourier”, e la stratificazione dei cerchi non si limita al numero finito che potevano trattare (con difficoltà) Copernico e Tolomeo, ma ne usa infiniti.

    Quanto allo scetticismo dell’epoca verso Semmelweiss la ragione è semplicemente dovuta al fatto che il medico proponeva un metodo che non aveva alcuna equazione dietro, né spiegazione scientifica che non fosse assimilabile a stregoneria da salasso.. La medicina non è (ancora) una scienza ma è una pratica. Perciò l’atteggiamento tenuto contro Semmelweiss era giustificato, nonostante avesse ragione lui.

    Arrivando alla teoria delle stringhe: col cazzo che non se ne parla più. Se ne parla eccome e la raffinatezza della multiteoria di Edward Witten oggi è giunta a una maturatià impensabile dopo il temporaneo buio degli anni ’90. La dimostrabilitàdella teoria delle stringhe è un caso particolarissimo che non può essere esteso a norma e si absa essenzialmente sul fatto che i fenomeni che descrive possono essere testati solo all’ordine di grandezza prossimo a quello della lunghezza di Planck e chi capisce anche un poco di fisica si rende conto che vi sono problemi quantistici teorici oltre che pratici di non poco conto a lavorare a questo livello.

  10. Attilio A.Romita scrive: “Riguardo l’esattezza delle equazioni, io penso che lo scetticismo sia un bene perchè evita errori madornali: l’ultimo esempio delle particelle nucleari più veloci della luce ne è un esempio. Forse un giorno si scoprirà che Einstein non aveva ragione, ma prima di gridar vittoria occorre dubitare e ragionare con sano scetticismo”

    Lo scetticismo di chi, scusi? Sono i media (e quel personaggio che risponde a Zichichi) che hanno fatto tutto il rumore attorno alla vicenda dei neutrini. La Scienza ha fatto semplicemente quello che ha sempre fatto: è rimasta scettica di fronte a un esperimento che doveva essere vagliato ulteriormente e innumerevolmente. Infatti si sono subito approntate misure di controllo da parte di altri acceleratori che non fossero l’LHC del CERN.
    Nessuna figuraccia, se non per i media, come al solito. E per Zichichi che siccome aveva le mani in pasta al Gran Sasso si è subito messo in luce per avocare a sé i meriti di un risultato sperimentale che poi si è rivelato essere frutto di un errore nei cavi di collegamento.
    E poi di quale vittoria su Einstein dovremmo parlare, mi dica? Einstein ha ragione. Fine. E avrà ragione anche domani. Come ha ragione Newton e le sue equazioni che non sono certo state scalzate né rese false dalla successiva teoria della relatività di Einstein ma che continuano a essere validissime e usate (oltre che insegnate) in tutti i dipartimenti di fisica e in tutti gli ambiti delle umane cose. Rappresentano solo un caso particolare delle equazioni relativistiche per eventi la cui velocità in rapporto a quella della luce è prossima allo zero.
    Con buona pace degli umanisti della Scienza, di Kuhn, e pià in generale i tutti coloro che parlano di cambio di paradigma e relatività della scienza.

  11. @Ugo: grazie delle delucidazioni.

  12. Credo abbiano ragione sia Ugo che Zeno. Probabilmente Zeno si riferisce alla difficoltà di convincere i valutatori non solo della validità di un risultato conseguito in una ricerca, ma anche della sua rilevanza.
    E’ sul secondo aspetto, quello della rilevanza, che valgono le riflessioni di Zeno, se non le ho fraintese.

    Anch’io, in questi giorni, ho un problema del genere riguardo al risultato di una ricerca della cui rilevanza nella nostra disciplina il mio gruppo e io stentiamo a convincere i nostri pari, giustamente riluttanti a riconoscerla. Anche noi dobbiamo spiegarla meglio, la rilevanza, e non è un problema solo di dimostrazione logica o di prova empirica.
    Rimane vero, come sostiene Ugo, che in ambito scientifico questi ultimi aspetti sono comunque essenziali. Necessari, direi, ma non sempre sufficienti.

    Il rischio, per un ricercatore, è che la rilevanza della sua scoperta non venga riconosciuta e il suo articolo rifiutato.
    A pochi mesi o anni di distanza un altro ricercatore può giungere al medesimo risultato, come oggi facilmente succede in vari ambiti scientifici, e inoltre riuscire a sostenere meglio la rilevanza dello stesso, e farsi pubblicare.
    In tal caso, la scoperta verrà attribuita al secondo e non al primo.

  13. @Ugo vorrei farle solo una piccolissima banale domanda: ma perchè si altera sempre anche quando qualcuno le da ragione?
    Io ho detto semplicemente che la divulgazione scientifica non è semplice e che è un bene che qualsiasi nuova teoria sia controllata e ricontrollata da chi conosce l’argomento specifico, cioè dagli scettici positivi.
    La spiegazione che lei da delle teorie Tolemaica e Copernicana è un esempio perfetto di comunicazione tra esperti, vera, ma poco comprensibile per chi …non è del mestiere.
    Anche la confutazione su “Einstein ha sbagliato” è giusta, ma quanti, al di fuori della comunità scientifica , sanno del legame tra massa e velocità della luce e quindi del perchè questa velocità è un limite che per adesso sembra invalicabile. Che io sappia, ma questo è un MIO limite, non esistono equazioni universali, cioè valide sempre e dovunque, ma esistono equazione la cui validità è legata alle condizioni al contorno applicate. Chiaramente minori sono i vincoli e maggiore è la “universalità” ed altrettantto chiaramente le possibillità di dimostrazione di una verità sono legate alla quantità di conoscenza che si ha in un certo momento.
    Infine tutti sappiamo che poi esistono falsi scienziati, ma Zichichi non credo sia uno di questi, ed apprendisti stregoni.
    Un caro saluto.

  14. Negli States per esempio, secondo Next Generation Science Standards (le prime raccomandazioni nazionali per l’istruzione scientifica dal 1996), il focus dovrebbe “aiutare i studenti a diventare consumatori più intelligenti di scienza imparando come il lavoro scientifico funziona, come le idee si sviluppano e si testano, cosa conta come forte evidenza o punto debole, e come osservazioni di altre discipline calzano tutte insieme dentro un coerente quadro del mondo”. http://www.nytimes.com/2013/04/10/science/panel-calls-for-broad-changes-in-science-education.html.
    Lo trovo naturale, non americentrico (perciò da accogliere anche aldilà degli States), e di buon senso.

    Naturalmente insegnare agli studenti il quadro del mondo presume un lettore academico che quel quadro in mente lo abbia già. Altrimenti, blog in Italia o di NYTimes, e chi più ne ha più ne metta, non porterrano grandi cambiamenti e rimarrano carta straccia.
    Seppur carta virtuale.

  15. @Attilio a.Romita scrive: “@Ugo vorrei farle solo una piccolissima banale domanda: ma perchè si altera sempre anche quando qualcuno le da ragione?”

    Nessuna alterazione. È che per svegliare il prossimo a volte occorre provocarlo e un po’ di tono polemica aiuto quasi sempre. O per lo meno aiuta con le persone che vogliono farsi aiutare. Gli altri sarebbero refrattari comunque e della carota che nasconde il bastone vedrebbero solo quella.
    E poi se mi si dà ragione con le ragioni sbagliate l’equivoco va chiarito.

    “Che io sappia, ma questo è un MIO limite, non esistono equazioni universali, cioè valide sempre e dovunque, ma esistono equazione la cui validità è legata alle condizioni al contorno applicate.”

    Infatti questa frase è esprimibile solo da chi non abbia competenze matematiche. Un’equazione esplicita già a quali condizioni (o probabilità) essa è valida. Per questo la meccanica Newtoniana è ancora valida nonostante Einstein.
    Cos’è cambiato invece tra i due? La metafisica con cui si guarda alla realtà delle cose. Ma questa non è scienza, è filosofia. Per quel che riguarda e equazioni di Einstein, ad esempio, sono e saranno vere sempre, ovviamente alle condizioni e coi limiti posti già dalle equazioni stesse.
    Intendiamoci: non che la filosofia non serva a nulla: è che come diceva Kant la scienza senza la filosofia è cieca. Ma la filosofia senza la scienza è vuota.

  16. Chi conosce “Il cucchiaino scomparso” di Sam Kean? Oltre ad essere, a mio parere, un ottimo esempio di testo divulgativo, nel raccontare l’abisso che separa le esperienze di Pons e Fleischmann da quella di Roentgen, descrive con efficacia il valore (o meglio, i valori) della comunicazione scientifica.

  17. La mia banale cultura ingegnieresca mi spinge a fare una precisazione che nulla vuol togliere a tre personaggi tipici della scienza: il matematico, il fisico e l’ingegnere.
    La matematica cerca le regole che meglio descrivono un fenomeno reale.
    La fisica tende a dimostrare empiricamente le verità reale di quelle regole e dei loro limiti cioè entro quali condizioni al contorno quelle regole sono applicabili al mondo fisico.
    L’ingegneria sfrutta le regole del matematico ed i limiti studiati dal fisico per costruire un oggetto reale ed utile.
    Non esiste una scala d’importanza tra queste discipline, sono i tre lati del triangolo della realtà che ci circonda.
    La famosa E=mcxc è giusta, si è dimostrata vera, ma costruire una bomba atomica, fortunatamente, non è cos’ semplice e, da più di 50 anni si cerca di costruire una centrale nucleare pulita basata sulla trasformazione dell’idrogeno, ma con buona pace di Rubia, nessuno c’è ancora riuscito. La matematica ha dettato equazioni esatte, la fisica ha fatto esperimenti quasi completi, ma nessun ingegnere è riuscito a capire come si fa a costruire una centrale reale.
    E questa non è filosofia, è semplice storia….fortunatamente il futuro è aperto

  18. Osservazioni tutte molto interessanti e condivisibili. Sono anche d’accordo con chi non è d’accordo con me🙂, specialmente se la mettiamo sul punto di vista di principio. Poi quando si vedono i meccanismi umani in pratica… A chi mi parla di progetti affondati: in 15 anni di avventura nella ricerca, non ho MAI ricevuto un finanziamento sulla base di una valutazione di un pannello di esperti. L’unico progetto che mi è passato, in questo tipo di valutazione, è stata la Marie Curie, che mi ha procurato uno stipendio e non soldi vivi per ricerca. Essendo io già strutturato all’epoca, ho quindi dovuto rinunciare allo stipendio istituzionale, e quindi, finanziariamente, l’impatto in termini di investimento finanziario è stato quasi irrilevante. Dopo la Marie Curie ho scritto un progetto per il bando ERC, che è stato affondato alla grande. Notate che quel che avevo scritto per la Marie Curie (valutato a gonfie vele) si è rivelato irrealizzabile, mentre quello che ho scritto per ERC (affondato in maniera brutale) l’abbiamo tentato lo stesso, grazie a chi mi ha creduto e mi ha dato i mezzi per farlo (in America), ha funzionato a cannone (ovviamente il merito è stato anche della gente che ha lavorato con me), è finito pubblicato su Science (ci hanno dato anche la copertina), e su varie altre riviste con grande risonanza (per esempio, l’editor di Applied Physics Letters ci ha scritto dicendo che il nostro è stato uno degli articoli più rilevanti degli ultimi anni). In tutti questo articoli, il mio ruolo nella presentazione del prodotto è stato poco influente, mentre i progetti li avevo scritti da solo. Come dire: come comunicatore sono un vero disastro. Infatti non ho fatto carriera. Questo volevo dire, con “eccome, se conta il formato”.

  19. @Zeno Gaburro
    Tutto chiarito. Mi dispiace per il fatto che non brilli come i suoi risultati meriterebbero – ed invece siano altri a brillare di luce altrui. Non la consolerà ma la invito a leggersi Watson di DNA (uno dei due padri della scoperta del Dna) in cui lo scienziato ripercorre la competizione e anche una buona dose di furbizia, occultamento di risultati, uso oculato dello scambio di informazioni, tra lui e Crick da una parte e Linus Pauling dall’altra. E probabilmente la consolerà ancora meno pensare a tutti coloro che magari arrivano a tanto così dal risultato da Nobel ma per qualche ragione vengono anticipiati da altri, a cui va la gloria imperitura, la fama e il denaro.
    Comunque la prossima volta che ha un’idea brillante si faccia curare la comunicazione da Giovanna e il suo staff!😉

  20. @Attilio Romita
    Mi dispiace per lei ma il suo triangolo non sta in piedi. Forse il fatto di essere ingegnere l’ha condotta a sopravvalutare il suo ruolo. Ma se la matematica è la fucina degli strumenti, la Fisica è quella che li testa sulla realtà, ma non certo peddisequamente. È la fisica che elabora una teoria sulla base di ipotesi che funzionano per abduzione non per deduzione. E si nutrono dell’induzione.
    In tutto ciò l’ingegnere è il mero utilizzatore finale. Non che non abbia anch’esso una funzione essenziale nella vita quotidiana ma paragonarlo ai primi due ruoli è imbarazzante e dimostra una certa mancanza nel senso delle proporzioni. Diciamo che il suo triangolo è isoscele e finiamola qui.

  21. @ attilio
    Vorrei anchio fare una banale domanda : la velocità della luce è un limite per ora invalicabile? Io sostituerei il nome “velocità della luce” con “velocità neutrinica”. Questo perchè è ovvio che i fotoni o quanti di luce sono soggetti a daviazioni nello spazio cosmico dovute ai campi gravitazionali che incontrano , interagendo con la materia , non percorrendo perciò una linea retta.
    Quando scopriremo un’altra particella completamente priva di massa , potremo conoscere qual’è il limite del tempo o se Einstein ha sbagliato!

  22. @UGO
    non vorrei impegnarmi in campi come la filosofia e la semantica che non mi sono propri e quindi non discetto di induzione, abduzione o deduzione.
    non voglio neache buttarla in cagnara citando Renato Zero ed il suo “l triangolo no, non l’avevo considerato,
    d’accordo ci proveró, la geometria non é un reato,
    garantisci per lui,”
    Non voglio neanche paragonare il banale ingegnere spalatore di terra agli alti pensatori matematici e fisici.
    Vorrei considerare la figura del triangolo isoscele, citata dal mio illustre contraddittore.
    Questo triangolo ha due lati uguali che svettano ed un abase su cui poggiano e che da alla figura una stabilità ed una conformazione esatta, chè altrimenti sarebbe compost da due segmenti che hanno un punto in comune definito, ma che si perdono in una infinità imprecisata ed irreale sino ad un punto matematicamente certo, l’infinito, ed un secondo punto non fisicamente identificabile e cioè un altro non ben identificato infinito.
    Solo la presenza di una ben definita base rende il triangolo una realtà vera, definita, misurabile, certa. Cioè la base è la “condizione al contorno” che permette l’utilizzo reale degli schemi logici prodotti da matematica e fisica.
    Si parva licet magna parari, anche la bas eha una sua dignità.
    Infine la frase “finiamola qui” non è bello sia detta perchè rappresenta quasi un segno di resa di chi si arrocca su presunte posizioni di forza….ma appunto sono solo presunte!

  23. @Attilio Romita
    Insomma, mi pare che tenda a liquidare ciò che non conosce o non capisce alla stregua di supercazzola per poi darcene però una lezione magistrale.
    Lei è sicuro di aver fatto studi di ingegneria? Perché ciò che ha scritto del triangolo isoscele è una parodia di Euclide. Si rilegga e mi dica se non l’ha proprio buttata in filosofia (o meglio, in sofisma belluino):

    “Questo triangolo ha due lati uguali che svettano ed un abase su cui poggiano e che da alla figura una stabilità ed una conformazione esatta, chè altrimenti sarebbe compost da due segmenti che hanno un punto in comune definito, ma che si perdono in una infinità imprecisata ed irreale sino ad un punto matematicamente certo, l’infinito, ed un secondo punto non fisicamente identificabile e cioè un altro non ben identificato infinito.
    Solo la presenza di una ben definita base rende il triangolo una realtà vera, definita, misurabile, certa. Cioè la base è la “condizione al contorno” che permette l’utilizzo reale degli schemi logici prodotti da matematica e fisica.”

    Se voleva dire che non esiste un poligono di lato❤ mi pare potesse scriverlo in 27 lettere e non in un poema. Se voleva invece attribuire al lato della base una dignità superiore agli altri due la risposta è ancora una volta (per lei) negativa. Non è che il triangolo vada considerato come soggetto a gravità tale per cui i lati necessitino di "una base su cui poggiano e che dà alla figura una stabilità ed una conformazione esatta" (!) (sic).
    L'analogia del triangolo equilatero l'aveva proposta lei ed era basata sull'isomorfismo tra i suoi lati, o angoli, e le tre materie scientifiche.
    Concederle al suo posto il triangolo isoscele era solo un rettificare la sua maldestra metafora senza sanzionarla.
    Perciò non sembra aver capito che il "finiamola qui" era l'atto generoso di chi propone la patta invece di muovere al matto – in tutti i sensi.😉

  24. @UGO (chi sa chi si nasconde dietro questo nome?)
    sanzionatore ipercritico che non ammette le conclusioni condivise; principe generoso che concede solo l’accettazione delle sue idee!
    Forse il mio antagonista, se mi permette solo per un secondo di mettermi al suo eccelso livello, non si è reso conto che la scienza moderna non è più una torre d’avorio riservata a pochi eletti.
    La matematica e la fisica hanno fatto passi da gigante e le loro conclusione hanno avuto applicazione creando nuovi problemi che richiedono nuovi studi e nuove ricerche teoriche.
    Ogni studioso penso debba aver chiaro questo circolo virtuoso. Ovviamente ognuno è libero di chiudersi nella torre d’avorio della sua scienza infusa….l’importante è che chiuda bene la porta!
    L’esempio del triangolo isoscele era una astrazione linguistica per rendere più comprensibile la comunicazione e non aveva alcuna pretesa di spiegare gli iperspazi matematici!
    Infine vorrei sottolineare che impattare una partita dialettica non signfica perderla, semplicemente ha il senso di arrivare ad una conclusione più o meno condivisa e non vorrei ricordarle quel vecchio detto di saggezza popolare che qualifica chi vuole sempre aver ragione.
    Buona giornata.

  25. OT
    @Attilio A. Romita
    “e non vorrei ricordarle quel vecchio detto di saggezza popolare che qualifica chi vuole sempre aver ragione.”

    Ma non è mica colpa mia se lei non ce l’ha quasi mai🙂

  26. @UGO
    e non è neanche colpa mia se liei vuole avere sempre ragione come quelli cui è destnata la fine di quel detto…….!!!!!!🙂🙂

  27. @Elio Comin
    non sono un fisico teorico sperimentale e purtroppo non so rispondere alla domanda sulla velocità della luce intesa come velocità neutrinica o fotonica.
    Conosco semplicemente la versione semplificata dell’equazione di Einstein nella quale il valore della massa di un corpo aumenta in funzione della velocità della luce e che quindo non può ulteriormente accellerare quando la velocità del corpo stesso raggiunge la velocità della luce.
    Da questo fatto mi sembra ovvio trarre la conclusione che la velocità della luce, nel significato volgare dell’espressione, è una velocità che nessun corpo reale dotato di massa può raggiungere. E questo è il limite di validità della legge di Einstein.
    E’ poi tutto da dimostrare, ma non impossibile e a meno di prova contraria, che esista qualcosa non dotato di massa in un iperspazio a n dimensioni che può avere una velocità superiore a quella della luce.
    A livello di comunicazione tra non specialisti credo che sia il massimo di spiegazione sufficientemente valida che è possibile fare.
    Buon lavoro.

  28. @Attilio a. Romita scirve: “@UGO
    e non è neanche colpa mia se lei vuole avere sempre ragione come quelli cui è destnata la fine di quel detto…….!!!!!!🙂 :)”

    Lei è un simpatico picchiatello, sa? Forse non se ne è accorto ma è lei a volere la ragione anche quando non ce l’ha.
    Io, quando ce l’ho, mi limito ad averla e basta. E lo dimostro a tal punto che solo un matto può continuare a obiettare.
    Ma suppongo che non abbia senso continuare a sperare che il matto rinunci al suo volere la ragione anche se non ce l’ha.
    O forse mi vuol rivendere, come ha già fatto, la patacca dell’opinabilità del tutto e il conseguente ricatto che ne deriva, per cui all’errore si deve portare rispetto in quanto opinione tra opinioni?
    .

  29. @UGO senza cognome
    sono stanco e non ho nessuna voglia di aver ragione. Forse sono picchiatelllo e grazie per simpatico. Sono anche un matto che spera di far ragionare ….gli altri. E che io sia un illuso, banale, semplice utente di parole semplici non è una opinione e chi ci legge è in grado di capirlo.
    Buonanotte

  30. recentemente sono state rilevate onde sconosciute provenienti dai confini del cosmo,in Australia,Stati Uniti,Germania,Regno Unito e Italia,sono stati percepiti “lampi”di onde radio provenienti dall’universo,sembra che questi segnali arrivino da circa 10 miliardi di anni luce.E’ stato anche dichiarato che non si tratta di raggi X o gamma ed è stato escluso anche che si possa trattare di buchi neri o di fusioni di stelle di neutroni.
    Esaminando che le onde radio non possono arrivare da così lontano,per questo sarebbero occorse potenze di trasmissione elevatissime con incidenti di percorso dovuti alle onde gravitazionali ed elettromagnetiche.
    Le onde radio,inizialmente a modulazione di ampiezza ,poi di frequenza successivamente digitali si evolveranno ancora e forse in “pacchetti d’onda di neutrini” modulati come in parte abbiamo già effettuato nel progetto OPERA da Ginevra al Gran Sasso.
    Con questo sistema in un futuro molto vicino,si potrà trasmettere attraverso la Terra qualunque informazione alla velocità della luce,dato che i neutrini non interagiscono con la materia ed aprire anche un discorso per comunicazioni dirette con i lanci su Marte ed altri pianeti della nostra galassia,spece alla luce dei “nuovi”neutrini Ice Cube ad altissima energia arrivati in questi giorni dallo spazio.
    Come diceva Margherita Hack ” il segreto dell’universo è nelle particelle elementari”
    elio comin.

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