Il “golpe” di Grillo: fra satira, media e piazze

Grillo, conferenza stampa 21 aprile 2013

Il turpiloquio, le esagerazioni e le invettive che caratterizzano il linguaggio di Grillo non vanno mai presi alla lettera – lo dico da tempo – perché sono tecniche che la satira usa fin dall’epoca di Aristofane, e Grillo è anzitutto un autore satirico che da questa tradizione viene. Purtroppo però, quando cerco di spiegare questa cosa ai giornalisti, ai lettori, a chiunque mi chieda un parere sulla “sparata” grillesca di turno, finisco per essere guardata con sospetto, come se io volessi nobilitare Grillo inserendolo in una tradizione antica, come se negassi il potenziale di aggressività o addirittura di “fascismo” – come dicono alcuni – che la sparata contiene. «Ma non ti sembra come Bossi e i leghisti? Non capisci quanto è pericoloso aizzare le folle come fa lui? Non vedi che insulta tutti?» mi chiedono preoccupati.

Primo problema (dei media). Spesso chi si preoccupa in questo modo (giornalisti inclusi) non ha mai sentito per intero un discorso di Grillo dal vivo, né si è mai preso la briga di guardarlo con attenzione su YouTube, ma si è limitato a prendere in considerazione ciò che altri (media inclusi) ne hanno estrapolato: frammenti, frasi, titoli. Sto forse dicendo anch’io, come Grillo, che i media distorcono, travisano, mentono? No, sto solo dicendo, per verifica diretta e ripetuta, che una parolaccia, un insulto e un’invettiva in bocca a Grillo non hanno mai lo stesso potenziale di aggressività che possono avere in bocca a un aizzapopolo o un politico qualunque, per una semplicissima ragione: una parolaccia e un’invettiva dette da Grillo fanno ridere, dette dall’aizzapopolo e dal politico no; dette da Grillo sono sempre accompagnate da ironia e autoironia, dette dall’aizzapopolo no. E dove ci sono ironia e risate, non c’è violenza. Osserva, per credere, la mitezza delle famiglie, dei giovani e degli anziani che affollano i comizi di Grillo. Osserva gli abbracci e i baci che spesso le coppie, i parenti, gli amici si scambiano dopo la risata.

Secondo problema (di Grillo). È vero che Grillo viene dalla satira, ma è pure vero che da anni è passato alla politica, traslocando le tecniche della satira nel discorso politico. In politica, però, le parolacce e le invettive abbassano il livello del discorso, lo stracciano, ma soprattutto distolgono l’attenzione dai contenuti per concentrarla sul modo in cui sono detti. Detto in altri termini: se uno parla di problemi importanti con gestacci, turpiloquio, battute e imitazioni, finisce che molti dimenticano di cosa parla e pensano solo ai gestacci, alle battute eccetera. Detto ancora più semplicemente, come ho già scritto: se Grillo indica la luna e i media guardano il dito, la colpa è anche del dito. L’hanno capito persino Bossi e i leghisti, che hanno sempre confinato le parolacce e i gestacci alle piazze, ricomponendosi se intervistati dai giornalisti o ospitati nei salotti televisivi. Ma Grillo, lo sappiamo, nei talk show non ci va, e ai giornalisti italiani si è sempre concesso poco e niente. Il che vuol dire che sui media le sue parolacce e invettive vanno nella stessa forma in cui le dice in piazza, con un doppio svantaggio: non destinate ai media, ci arrivano senza i filtri che Grillo ci metterebbe se parlasse direttamente ai giornalisti; ritagliate dal contesto originario, non fanno più ridere né sorridere, ma ricordano davvero l’aggressività di un aizzapopolo qualunque e come tali diventano inquietanti.

Soluzione (forse). Ieri abbiamo finalmente assistito a una lunga conferenza stampa in cui Grillo ha cercato fra l’altro di sciogliere alcune ambiguità del suo linguaggio. Si è reso conto infatti che la sua sparata del giorno prima sulla rielezione del Presidente Napolitano, definita un «golpe», un «colpo di Stato, che avviene furbescamente con l’utilizzo di meccanismi istituzionali», insieme all’invito a scendere in piazza in «milioni», a «dissotterrare l’ascia di guerra» mentre lui arrivava a Roma, potevano essere strumentalizzati da alcuni malintenzionati e, data la tensione del momento, potevano essere intesi come un’autorizzazione a dare sfogo a frustrazioni e rabbia con gesti inconsulti, trasformando una piazza di solito mite in una piazza violenta. Si è reso conto che non può continuare prima a sparare e poi a rettificare sul blog – come ha fatto anche con il colpo di Stato – perché un “capo politico”, come lui stesso si definisce, ha una grande responsabilità e con le parole, come con le azioni, deve andarci cauto pensando in anticipo a tutte le possibili conseguenze. «Avete visto? – ha detto ieri Grillo ai giornalisti (cito a memoria) – stavolta non ho detto neanche una parolaccia. Mi dicono che devo calmarmi e io mi calmo, prometto che mi calmo». Sembra insomma che finalmente Grillo abbia capito: deve trovare un equilibrio, deve stare più attento alle parole che usa, perché la situazione è sempre più pesante e se il Movimento 5 Stelle, dato il disastro dei partiti tradizionali, è destinato a crescere, anche le sue responsabilità di capo politico cresceranno. Certo, forse questo implicherà rinunciare a qualche battuta e diminuire la vis comica, ma è un prezzo che a questo punto Grillo deve pagare, perché il gioco si è fatto duro. Ce la farà?

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

37 risposte a “Il “golpe” di Grillo: fra satira, media e piazze

  1. Condivido la tua analisi e credo proprio che ce la farà. Rimane il fatto che il linguaggio colorito di Beppe è anche spontaneità e assunzione di modi di dire che utilizza nella vita di tutti i giorni, non solo in scena o in piazza. Questo accade anche a Benigni, Bergonzoni e molti altri. Se vai a pranzo con loro sentirai un linguaggio che assomiglia molto a quello dei loro show. Credo che su 100 parole dei discorsi di Grillo 98 siano spontanee e conformi con il suo personale lessico e 2 studiate per fare colpo sui media. “E’ un colpo di stato” è un’esagerazione verbale che non credo si possa pensare sia una chiamata alle armi. Giornalisti e politici invece ci giocano sopra, sfruttano le sue parole ripetendole in un contesto e con un tono che travisano il pensiero dell’autore, ma mi pare che questo giochino non abbia dato nessun risultato politico, anzi. In ogni caso io credo che il M5S crescerà, anche molto, ma non sarà merito del linguaggio di Grillo, bensì del “prodotto” che rappresenta e del posizionamento specifico atteso dal mercato dei votanti, contrariamente ai concorrenti che fanno di tutto per smettere di “vendere” il loro prodotto, ammesso che ce ne sia ancora uno. O Addirittura come il PD che ha cessato la produzione, scontentando anche chi avrebbe voluto continuare a consumare il loro prodotto. Un grande del marketing internazionale, l’americano John Freezer ci ha ricordato testualmente: “Le aziende impegnano la maggioranza del loro tempo e delle loro risorse per vendere i loro prodotti, questo li porta ad ignorare i desideri dei loro clienti.”

  2. La sua analisi è molto acuta: è vero, Grillo sembra essersi accorto della differente metabolizzazione delle sue sparate a seconda di dove e come le spara .. in piazza hanno un effetto, nel ritorno sui media ne hanno un altro e c’è una quota importante di simpatizzanti, ad alto livello di frustrazione, che si alimenta soltanto delle seconde, quelle indirette, già premasticate. Certo, ci poteva arrivare un po’ prima, e penso che non l’abbia fatto per puro cinismo elettorale. Ma al di là di questi giudizi, il linguaggio del capo popolo cambierà a seconda della popolarità del movimento: momento basso, linguaggio aggressivo, momento alto, linguaggio calmierato. È da direttore d’orchestra e io lo disprezzo con tutte le mie forze – ho una visione della politica per cui vale la forza della persuasione e il coraggio delle proprie idee, quindi di una politica che (un po’ come definiva Orwell la libertà di stampa) “dice alle gente quello che non vuole sentirsi dire” – ma se non altro ora sappiamo che Grillo tiene la bacchetta saldamente in mano. Ma per quanto, ancora?

  3. Quando invece il capo di un partito moderato e responsabile mostra i canini inveendo contro i golpe dei magistrati, la stampa tutta sa che hanno a che fare non con un comico ma con un buffone e ride insieme a lui.

  4. …la stampa tutta sa che ha a che fare…

  5. Tanto lo sappiamo tutti che se Grillo dice la parolacce è solo colpa ….di Berusconi.
    Poi se Bersani distrugge un partito …è colpa di Berlusconi.
    E se Monti scende in politica….è ancora colpa di Berlusconi.
    ed anche che questo ritorno del maltempo ….è colpa di Berlusconi.

  6. Rispettando la sua analisi, io continuo ancora a titubare. Ieri in diretta Skytg24 alcuni votanti del M5S erano molto infastiditi dagli atteggiamenti assunti.
    Questo porta a pormi altre domande: dove finiranno le scelte di questi elettori delusi? (in questa domanda rientra anche l’elettorato del PD).

  7. si ma anche se è il linguaggio della satira ora Grillo è un capo politico, colpa sua dunque se lo usa a sproposito (nella politica e non nella satira). perché altrimenti anche Borghezio è legittimato a usare un linguaggio da osteria in piazza. il problema è che è in piazza e non in osteria, non il linguaggio. che poi è il problema dei populisti in generale il che dovrebbe farci fare qualche sillogismo su grillo (sarà mica populista? nooo dai).

  8. Hai ragione, Grillo sta diventando un politico ma è ancora un comico e quindi non ha ancora un vero elettorato, ma un pubblico, come in teatro, che lo vota, certo, ma è ancora, solo, un pubblico.

  9. a Bricolage
    ……….forse rifletteranno un pò di più su politica ed economia.
    Almeno me lo auguro!
    Giovanna, analisi perfetta! Per altro è ripetuta, l’avevi già fatta.

  10. “Ce la farà [a rinunciare a qualche battuta e diminuire la vis comica]”.
    Forse, ma che differenza fa?
    Governare, o fare un’opposizione seria, richiede grande competenza, individuale e collettiva (su quest’ultima dice cose intelligenti Fabrizio Barca nel suo documento). Perfino partiti malandati, come PD e PDL, un po’ ne hanno ancora.
    Non è grave che di questa competenza un partito nuovo, come il M5S, scarseggi. Sarebbe però grave, anzi disastroso, se non corresse ai ripari.
    Lo sta facendo?

  11. “perché la situazione è sempre più pesante e se il Movimento 5 Stelle, dato il disastro dei partiti tradizionali, è destinato a crescere, anche le sue responsabilità di capo politico cresceranno. ”

    Destinato a crescere? Io direi che a questo punto è solo destinato a calare. Il grado di sprovvedutezza del M5S è difficilmente misurabile. Quando Beppe Grillo ieri ha parlato ancora una volta di urgenza immediata di “reddito di cittadinanza da 1000-1100 euro al mese”, elencando una serie di voci di spesa da tagliare ho capito definitivamente, lucidamente, inequivocabilmente che Grillo e i pentastellati sognano con un errore di un paiodi ordini di grandezza di troppo. Fino ad ora volevo pensare che vi fosse una lucidità strategica. Ora è chiaro che il grande di ebetudine è assoluto, sopratutto dalla pochezza con cui il m5s ha minimizzato il suo potere negoziale di un governo PD – potere che oggi è letteralmente a zero, sopratutto in funzione della nuova legge elettorale che li penalizzerà inevitabilmente.
    Pensare che il m5s possa crescere ancora è difficilmente argomentabile dato lo spettacolo di fatuità che sta dando di sé.
    Ma se qualcuno ci vuole provare io lo leggo volentieri e sono tutto orecchi.

  12. Quel che sostiene Ugo è condivisibile, però c’é già qualcuno che sta dando una mano ai cinquestellati per diventare un partito solido. Sono i politici dei partiti che stanno per varare il governo delle grandi intese, se dureranno tutta la legislatura (la vedo dura) daranno ai cittadini tante altri motivi per passare al M5S. Sento tanta gente che dopo le manovre che hanno riportato il “povero” Napolitano alla Presidenza mi dicono: se dobbiamo tornare a votare voteremo Grillo perché non c’é più alternativa. Dove quel più sta per: il PD è finito.

  13. ….la libertà di suicidio esiste!

  14. Data la rinuncia di Grillo a governare col PD, credo motivata anche dal sentirsi e sapersi totalmente inadeguati al compito, l’intesa PD-PDL per un governo almeno transitorio è semplicemente obbligata, senza alternative.
    L’alternativa che ora PD, PDL e Scelta civica hanno, è fare qualcosa di buono oppure no.
    Il futuro del M5S sarà un crollo nel primo caso e solo un forte calo nel secondo, data comunque la loro palese inconcludenza e inadeguatezza — se continuano così.
    Altra previsione sanamente confutabile.🙂

  15. Ben, ricordo tante persone che avevano pronosticato risultati mediocri e vita breve per il M5S, ma non è andata così. Anch’io proprio su questo blog quando i sondaggi davano Grillo al 10% avevo immaginato che dopo l’evento Favia e l’espulsione di chi andava in TV, con la famosa frase “avete rotto i coglioni” Grillo sarebbe durato poco per la dimostrazione di non sapere come si conduca democraticamente un movimento. Avevo anche ipotizzato che l’autogol lo avrebbe penalizzato, ma non è andata così ha beccato il 25%. C’é libertà di suicidio come dice Attilio, ma gli italiani hanno sostenuto Mussolini per 20 anni, la DC per 50, Berlusconi per 20, e 8 milioni lo rianno votato; evidentemente siamo un popolo di masochisti. Non vedo ragioni tali da poter portare la maggioranza degli elettori alla ragion pura. Grillo? Why not.

  16. @Pier Danio Forni
    Non so, forse hai ragione Pier Danio. Ma la gente che senti credo appartenga all’elettorato PD perché da altre parti il M5S non può prendere voti. Non dalla destra che sta capitalizzando ogni giorno di più. E non dai Montiani che Grillo non lo voteranno mai. È comprensibile che per tutti coloro che si sono turati il naso votando il Pd e tutte le sue contraddizioni vivano ora il massimo momento di sconforto e smarrimento: una incosistenza strategica della classe dirigente che rasenta il minus del m5s e il senso di colpa di chi lo sapeva anche prima.
    Ma il Pd si appresta alla spaccatura e ne nasceranno probabilmente due partiti,sempre che uno non creda che il 62% dei votanti delle primaire che hanno votato Bersani contro Renzi al ballottaggio, l’un contro l’altro armati, non vedano l’ora a 4 mesi di distanza di abbracciare Renzi a segretario generale e salvifico del partito.
    Insomma due partiti: uno a guida Renzi e uno a guida Barca o altri. Entrambi saranno visti dai rispettivi elettori come novità. D’altronde anche Renzi è percepito come nuovo nonostante sia lì dai tempi del Partito popolare (1994): misteri della memoria mediatica. E poi ricordiamoci della legge eterna della politica: la somma è sempre inferiore agli addendi che la costituiscono. In altri termini quando si è divisi si prendono più voti e in questo caso ci si rifà pure la verginità.
    Chi voterà il m5s? Tutti coloro che hanno dato il voto a Grillo non posso che constatare che la purezza ottusa del m5s ha negato la possibilità di formare un governo con l’ala più a sinistra del Pd e di fatto hanno sprecato il loro voto perché dei tanti punti che il m5s avrebbe potuto raggiungere rispetto al totale dei suoi ideali, ne otterrà zero.
    Probabilmente Grillo crede di introitate ulteriori voti speculando sulle alleanze altrui ma cercheranno di farlo secco in tutti i modi perché il governo che si va a costituire vede tutti dentro tranne Grillo. La strategia di Grillo è però dubbia nel momento in cui si è già cominciato a giocare a carte più scoperte di quelle copertissime degli ultimi anni e della campagna elettorale e il m5s sta mostrando il proprio vuoto pneumatico unito ad un’arroganza perlomeno evitabile.

    Ps
    Solo volendo restare ai disoccupati e agli inoccupati sfiduciati, e quindi togliendo tutti i contratti da precario a o progetto in cui i 1100 euro non si vedono manco col binocolo e quindi sarebbe più conveniente affidarsi alla puttanata di Grillo, fanno 5,7 milioni.
    Bene: il reddito di cittadinanza solo per questa minoranza (ma Grillo lo vuole estendere a tutti coloro che non percepiscono nulla, quindi si suppone anche altri cittadini) fanno oltre 75 miliardi di euro l’anno.
    Pensare di argomentare la copertura in termini di tagli alle auto blu, ai costi della politica, agli f35 o ai prestiti concessi alle MPS di turno è un preoccupante segno di squilibrio mentale.

  17. L’analisi di @UGO mi sembra perfetta e, se ho capito bene, con nuove lezioni si avrebbe +x% a Grillo da old PD, +x% a Vendola da oldPDPD, Renzi+PDBarca(?) < old PD, Monti +x% da oldPD,PDL stabile o +x% da volubili.
    Risultato finale…..forse non serve Prodi per far vincere Berlusconi.

  18. Appena visto il video di Napolitano alle Camere: http://video.repubblica.it/dossier/quirinale-elezione-presidente-repubblica/napolitano-sferza-il-parlamento-il-discorso-integrale/126226?video=&ref=HREA-1.

    Straordinario:
    lui li rampogna duramente (da 6′ 40″), a tratti incollerito, e loro applaudono giulivi (7′ 50″);
    poi critica perfino un loro applauso (8′ 55″) e loro ancora applaudono (9′ 07″), invece di sprofondare;
    poi elenca le loro mancanze e ogni volta applaudono in un delirante crescendo di entusiasmo — auto-flagellatorio? (9′ 34″, 9′ 46″, 10′ 40″, 11′ 07″, 11′ 34″, 11′ 57″, 12′ 30″, ecc.).
    Vermi. Diventeranno mai farfalle? Forse.

  19. Pier Danio,
    Mussolini, la DC, il PCI, Craxi, Berlusconi, il PD, la Lega, bene o male una classe dirigente con qualche capacità amministrativa, a livello locale e nazionale, se la sono costruita, anche velocemente, avendo l’intento di governare. Per quanto mediocre fosse in molti casi.
    Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che Grillo e i suoi invece se ne occupino poco. Non sembra un loro obiettivo, e il loro stesso modo di porsi sembra abbastanza incompatibile con un progetto concreto di governo, al di là di dichiarazioni tanto inattendibili quanto roboanti.
    Senza di questo, non potranno che sgonfiarsi, per palese inconcludenza. Non dall’oggi al domani, ma in pochi anni, massimo un paio di legislature.

  20. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 22.04.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  21. Non credo che Grillo ce la farà, non credo neppure che voglia farcela. Il Grillo urlante e minacciante mostrato dai media (in giusta misura perché non faccia paura) è l’unico e autentico Grillo. Un comico che non fa ridere? Un hitler con l’h minuscola? Un esagitato irresponsabile? Tutte queste cose insieme. Resta il fatto che affascina molti e su di essi semina idee di odio (sono tutti uguali, sono tutti ladri, arrendetevi…), idee incivili (i parlamentari rispondono a lui e non all’art 67 della Costituzione, i parlamentari rappresentano il M5S e non la Nazione, i parlamentari non devono prendere accordi o partecipare al confronto,,,) idee imbecilli (la politica non costa, lo streaming è democrazia, la democrazia della rete è la democrazia diretta…). E resta il fatto che, alla prova pratica, si è rivelato un politico alla vecchia maniera, ma senza fiuto e senza capacità. Alla fine ha regalato tutti i suoi voti per indebolire il PD più pulito e per far resuscitare Berlusconi. Che si guarderà bene dal ringraziarlo.

  22. Lo so che qui ci si occupa di comunicazione dal lato dell’analisi del comunicatore e del come si comunica, mentre io me ne occupa dal lato di ciò che viene comunicato e di chi finisce per essere il fruitore della comunicazione.
    Quindi rischio di essere fuori contesto.
    Ma una cosa voglio dirla.
    Se può essere utile anche all’analisi ed a chi fa l’analisi sulla comunicazione.

    Ci possono essere destinatari della comunicazione, come me, per esempio, che sono stufi di interpretare il cosiddetto messaggio, di farne l’esegesi e tradurne i suoni o rumori in segnali comprensibili.
    Questo, almeno per me.
    Mi sono proprio rotto di stare a fare l’esegeta di presunti politici/contrabbandieri/comici/venditoriambulanti/incantatoridiserpenti.
    Ecco, ormai io pretendo messaggi chiari, intellettualmente elevati, democraticamente alti.
    Non ascolterò neanche una sillaba da chi inveisce urlando, pensando di dire cose serie.
    Fosse anche che mi sta dando l’ultimo avvertimento prima che io cada nel pozzo.
    Meglio annegare da soli.

    Vale per i grilli parlanti, per gli adescatori di minorenni vestiti in abiti Caraceni, per i finti ingenui che simulano di essere lo smemorato di Collegno.

    Un saluto a tutti.
    Pierperrone

  23. M5S e’ sceso sotto il 20% in Friuli-Venezia-Giulia. Vero che sono piccoli e che M5S non c’era alle precedenti regionali ma insomma dare per scontato che i Grillini vincano mi sembra una po’ prematuro.

  24. Il linguaggio di Grillo, che non va preso alla lettera è che è adatto per fare satira.., forse non è adatto per fare politica, già ci si capisce poco con le parole, se dobbiamo anche tradurre il parlare satirico in parlare politico siamo freschi! Parlare come si mangia..(che poi è un parlare performativo) no eh?

  25. Il candidato M5S sotto il 20%, la lista ha perso meta’ dei voti scendendo dal 27.22% nd 13.76%.

  26. Mi sembra che spesso si confonde forma e contenuto, mettendo insieme il cosa si dice con il come viene detto. Grillo dice qualcosa di molto serio fra uno sproloquio urlato e l’altro. Berlusconi non fa il buffone e non recita la sua parte ma è sé stesso solo quando mostra i canini (è una costante: andate a rivedervi la mimica facciale dell’episodio Kapò, della cacciata di Fini, di alcuni frames dei più recenti filmati delle manifestazioni di Roma e Bari) perché è uno che in realtà esercita un potere ferreo e senza essere minimamente contraddetto, dittatoriale, mascherandosi da buontempone (Chiedete a qualcuno che lo ha frequentato in mediaset). La miserrima servitù che lo attornia ne è la prova più lampante.
    I perdenti del PD sono orfani di ideologie e di idee e il potere che cercano di gestire, in nome di una incerta e disattesa delega, si esercita in realtà in luoghi oscuri, forse per nostalgia delle omonime botteghe, e tramite le attività economiche imprenditoriali cooperative e bancarie e delle partecipate comunali. E qui non si sa chi è il braccio e chi è la mente. Il PD è ormai solo una compagnia delle opere ancor più Brancaleone.
    Per restare al tema, concordo sostanzialmente con Giovanna, ma, dal momento che gli eletti iniziano a parlare, il M5s non è solo Grillo. E questi cittadini sono davvero penosi. Ci sarebbero stati argomenti sostanziali per far vacillare le ferree certezze dei giornalisti che li interrogavano su golpe sì, golpe no, ma questi poveretti forse sanno solo comporre frasi di 160 caratteri preceduti dal cancelletto # e solo con l’assistenza del T9. D’altra parte con la Moratti e la Gelmini nel tunnel della pubblica istruzione, e che probabilmente ritorna, questi sono i risultati.

  27. @ Giovanna Cosenza
    Vedo che spesso lo stesso articolo esce anche sul Fatto Quotidiano. Qualche volta ho provato a leggere i commenti, ma al quinto ho ogni volta rinunciato. Mi piacerebbe conoscere le tue opinioni, certamente ragionate e meno viscerali delle mie, su quel linguaggio e sui contenuti. Grazie.

  28. Se vogliamo ricondurre la discussione alla comunicazione di Grillo e della Politica, o cercare di capire cosa questa “comunicazione” sta producendo, in assenza di indagini precise (i sondaggi sono solo uno delle differenti ricerche utili allo scopo) dobbiamo, e possiamo, solo utilizzare la teoria e l’esperienza probabilmente per giungere a banali conclusioni “sentite” da tutti. L’esperienza non la possiamo usare, perché il contesto dove ci troviamo non ha nessun precedente, è nuovo. Ci rimane la teoria.
    Quanto inciderà sulla crescita del movimento l’attuale strategia di comunicazione di Grillo e quella del M5S, cioè di coloro che iniziano a parlare ai media oltre che sulla rete? Il valore in percentuale non inciderà più di tanto, anche se sarà significativo per il risultato finale. Alla comunicazione va aggiunto il valore del prodotto. Prima dell’elezione del sindaco a Parma, poi la Sicilia, il prodotto non si consumava e raccoglieva consensi su base teorica. Parma e Sicilia hanno già prodotto qualche cosa, ma non ancora tanto da poter modificare le percezioni prodotte dalla teoria precedente. Il comportamento dei 170 grillini eletti in parlamento ha già prodotto e modificato la percezioni di qualcuno, però dire che in Friuli M5S è arrivato solo al 19%, quindi ha perso a causa del fatto che qualcuno ha aperto gli occhi e visto il vero volto del movimento, mi pare una posizione criticabile perché non tiene conto del fatto che prima il M5S non c’era, oggi è in mostra sugli scaffali e c’é già un bel po’ di gente che lo acquista.
    In comunicazione si chiama spesso in causa il “rumore indifferenziato” cioè quella moltitudine di comunicazioni a cui siamo sottoposti nostro malgrado che però a nostra insaputa sono in grado di far pendere la bilancia da una parte o dall’altra quando dobbiamo prendere una decisione. Al rumore indifferenziato dobbiamo aggiungere la frequenza e la copertura del messaggio. Nel caso di Grillo questi fattori sono più elevati in quantità e in proporzione ai 170 eletti. Non si tratta solo di mass media, che comunque danno molto spazio a Grillo perché fa notizia, ma anche di comunicazione interpersonale e di gruppo, nutrita dalle notizie. A questi fattori il M5S deve aggiungere la comunicazione della concorrenza e il valore percepito del loro prodotto che viene confrontato con il valore del prodotto M5S.
    In questo contesto predire cosa succederà a Grillo, crescita o decrescita, è veramente difficile almeno a medio termine. Negli ultimi 10 anni però abbiamo constatato, su tutti i mercati, l’enorme difficoltà di conquistare nuovi clienti, chi si ritrova dei nuovi clienti non ha quasi mai meriti particolari, li conquista per i demeriti della concorrenza che li perde, la telefonia ne è un’esempio. Questo semplice paradigma non è chiaro a tutti, imprese o direzioni di partito, quindi non si mettono in atto significative strategie per aumentare la soddisfazione del cliente. Le aziende più accorte hanno aumentato il marketing di relazione, strumento utile per aumentare il valore del brand e provocare l’approvazione dei KOL (Key Opinion Leader) e degli influenzatori, e lo hanno fatto soprattutto sul web; oltre ad avere migliorato prodotti e servizi. Mi pare che si possa dire che Grillo conferma il paradigma ed anche che abbia usato molto più di chiunque uno strumento di potente relazione come il web. Grillo ha conquistato elettori per il valore che comunica solo tra i contestatori abituali, il grosso di quel 25% di clienti M5S sono i clienti insoddisfatti degli altri partiti. Questo fenomeno si ripeterà? Se si ripeterà Grillo aumenterà, se la soddisfazione dei clienti del PDL e soprattutto del PD aumenterà allora Grillo diminuirà. Il caso Presidente della Repubblica (sulla base di quello che io percepisco dalla comunicazione dei media e dal gruppo in cui vivo, compreso questo blog) ha provocato parecchia insoddisfazione verso i partiti tradizionali, ma inferiore insoddisfazione verso un “irresponsabile” e poco realistico M5S. Il risultato è quindi ancora favorevole a Grillo. Infine credo che il lessico di Grillo e compagni sia premiante in questo contesto e che la somma dei consensi provocati dalla tipologia di comunicazione creata sia più forte dei non consensi creati dal loro comportamento effettivo in parlamento o dalle epurazioni grillesche.

  29. L’ha ribloggato su gregorybateson.

  30. Brava, Giovanna!🙂
    Bra-va!

  31. Il M5S potrebbe crescere nei prossimi mesi, per ora cala e basta, anche se Grillo rifiuta di prendere atto della realtà e si vende come “primo partito in FVG”. Se questa frase l’avesse detta Berlusconi l’avrei letta come una manipolazione in malafede della realtà, trattandosi di Grillo sono più propensa a credere che sia in buona fede, e che quindi il contatto con la realtà manchi – A LUI.

  32. Pingback: Sociosemiotica del grillismo | Il lavoro culturale

  33. A me pare che tu cada in contraddizione tra la prima parte del tuo post e la seconda – che contraddice chiaramente la prima, dando ragione agli allarmisti.
    E’ evidente infatti che se quello parlando di golpe e di ascia di guerra solleva reazioni di cui lui stesso ha timore, l’alleggerimento e l’alibi che dovrebbero garantire la cornice ironica non funzionano. Che quando quello parla in quel modo la contestualità politica risemantizza l’ironia. sei sicura che Grillo sia ironico e non sarcastico? Sei sicura che non passi contenuti aggressivi, discriminatori, e si fascisti? Autoironico? blandamente. Vince per perchè porta avanti il riso incazzato della frustrazione economica che demonizza e distrugge avversari politici, che polarizza le funzioni psichiche degli interlocutori, che ridendo o no è tutto un poveri noi contro cattivi loro. Sei sicura che la semantica di una narrazione, la sua gerarchia dei valori, sia modificata dallo stile?
    Il linguaggio è mezzo. Ci sono commedie fasciste e tragedie fasciste. Ogni sistema di idee sceglie una possibile classe di strumenti, la quale selezionerà modi di recezione e tipologia di target, ma non è che cambia tanto la solfa.
    La questione dei 5 stelle è un’altra. Le anime sono due, e i modi di vivere il movimento sono in contraddizione tra loro. Il vero antidoto al leader può venire solo dalla base partecipativa – decisamente minoritaria se non irrisoria che passa attraverso le riunioni e l’attività di rete. Sono pochi ma fanno una sorta di reale scuola politica, e fanno proposte che possono essere magari ingenue, magari poco strutturate ma meritevoli di essere prese sul serio e discusse. E’ da li che può venire qualcosa di buono. Dal capo mi aspetto solo cose che una democrazia sana dovrebbe disprezzzare.

  34. Per quanto rilegga l’articolo, Giovanna, rimango sempre un po’ perplesso: di un altro urlatore se ne faceva volentieri a meno e non sono solo io a dirlo ma anche chi nel m5s ci è stato o ci è stato.

    Segnalo questo post:
    http://www.you-ng.it/news/politica-e-attualita/item/8280-caro-grillo-a-fancstavolta-ti-ci-mando-io-e-la-nota-diventa-viral.html

  35. Errata corrige: “ci è o ci è stato”

  36. Pingback: Elezioni europee 2014, vittoria di Renzi: cinque parole chiave per capirla - Il Fatto Quotidiano

  37. Pingback: Vittoria di Renzi: cinque parole chiave | Milocca - Milena Libera

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