Ace candeggina: dalla nonnina di ieri a quale mamma di oggi?

ACE

Negli anni 80 gli spot della candeggina Ace mostravano una nonna che dava consigli alla figlia in fatto di candeggio: la figlia sbagliava tutto e lei interveniva. Così:

Ace 1988

La scena era molto tradizionalista, ma vedere una nonna che passava il testimone ci lasciava comunque aperta la possibilità di riporre (forse) qualche speranza di cambiamento nella figlia: se una mamma non sa candeggiare, forse è perché lavora e non ha tempo/attenzione? Perché non gliene frega nulla?

Oggi Ace ci propone una mamma. O forse è una tata, non è chiarissimo. Se la pensiamo come mamma, lo spot ci porta addirittura più indietro degli anni 80: quante e quali mamme oggi sono come lei? Quelle che non lavorano, direi: per costrizione economico-sociale (la maggior parte) o per scelta (pochissime). Se invece la pensiamo come tata, allora vuol dire che la mamma è assente. Ma quindi dobbiamo supporla non solo lavoratrice, ma abbastanza ricca da permettersi una tata a tempo pieno, capace di assumere lo stesso ruolo della nonnina Ace di decenni fa. E dobbiamo inoltre supporre che, nella società in cui vive, il welfare per le donne e le famiglie sia talmente scarso che la pubblicità preferisce non farcelo vedere. Signore e signori: ecco a voi l’Italia.

Ace 2013

31 risposte a “Ace candeggina: dalla nonnina di ieri a quale mamma di oggi?

  1. Complimenti come sempre, personalmente ho scelto, diventando madre, uno stile di vita che mi consentisse di vivere il mio lavoro, allevare cavalli, e mio figlio, ma sono anche una donna che adesso sta a casa e con un gusto incredibil per questa vita , sono scelte personali e non mi sento dentro un cliché, vivo la mia vita casalinga come un lusso continuo, lettura scrittua aperitivi con amici pasta fatta in casa passeggiate con il cane, fuori dal mondo?

  2. Mamma o tata, questa è comunque una donna IGNORANTE, che pur con quegli occhialini un po’ da intellettuale e un po’ da zietta, è certamente poco o nulla consapevole dei danni ambientali creati dall’uso di quel detersivo lì, e sorride tutta fiera del suo grembiulino bianco. Ma perché ACE non cambia formula e comincia a fare detersivi eco-compatibili? Che ci vuole? Perché non rinnovarsi? Torniamo al vero sapone di Marsiglia fatto con l’olio d’oliva (ormai introvabile) e alla lisciva, torniamo a ciò che facevano le nostre vere nonne, e liberiamoci della terribile nonnetta finta dell’ACE!

    Saluti a questo bellissimo blog :- )

  3. Io la protagonista dello spot l’avevo interpretata come la nonna che si occupa dei nipotini, mi sembra troppo vecchia per essere una mamma degli spot.
    Anche in questo caso la mamma e assente. Forse è al lavoro?

  4. Premessa: per me la maggior parte dei detersivi sono uno spreco inutile, per cui la pubblicità della candeggina equivale del tutto e per tutto alla pubblicità delle sigarette o dei superalcolici, in quanto a moralità e attenzione per il bene comune (il fatto che la biancheria ingiallisca è un problema prettamente estetico, infatti).

    Però va detto: 1. Le aziende di detersivi sono estremamente conservatrici nella loro comunicazione.
    2. La pulizia della casa è un settore estremamente conservatore della cultura umana (antropologicamente parlando). Artisti e intellettuali, uomini o donne, raramente hanno il candeggio come priorità, nella loro vita quotidiana.
    3. Chi decide l’acquisto dei detersivi è generalmente o la donna della coppia, o la collaboratrice familiare, o l’uomo su indicazione della donna. L’uomo single compra una candeggina qualsiasi e un detersivo qualsiasi. Oppure compra quello che gli dice la mamma, fidanzata, tata, collaboratrice ecc.

    Difficile quindi attendersi proprio dalla *candeggina* – che è il detersivo degli anziani per antonomasia – l’illustrazione di una mamma o tata particolarmente moderna.

  5. Ma anche noi ne abiamo di tempo, per farci tutte queste paranoie sul ruolo sociale di quella saccente, antipatica e sciatta donnina che per contratto con Ace inquna l’ambiente per non comprare un odiosissimo grembiulino in più!

  6. Le tate in tivvù hanno la stimmate di classe, della tata. Nun te poi sbaglià sono inconfondibili. Parlano un italiano semplificato, hanno sovente un’aria scazzata, strumenti di lavoro – il grembiule, e mai e poi mai occchiali così. Questa è una mamma.
    Una mamma che non lavora eh, che è anche un po’ tozzarella, poco trucco, camicia bianca accollata, ossia senza grilli per la testa. Teribbile.

  7. E’ una mamma, responsabile degli acquisti di casa (“usavo le candeggine non di marca per risparmiare…”) e comunque attenta a non sprecare (pianifica il passaggio del grembiule alla figlia minore). Non ha evidentemente le risorse per concedersi un aiuto domestico e quindi fa il bucato lei. Non abbiamo indizi del fatto che, oltre a fare la mamma, lavori o non lavori. Magari è sabato. Magari lei fa un lavoro part time. Lo spot non ce lo dice: del resto, in 22 secondi non si può dire tutto.
    Noi siamo talmente abituati a vedere spot con mamme magre, giovani, bellocce e col twin set, che subito ci domandiamo se questa, che è rotonda, ha gli occhiali e non veste alla moda, non sia per caso una tata.

    Per inciso: la candeggina serve a togliere macchie complicate (biro, frutta, erba…) che possono stare su un grembiule di scuola. Non serve a sbiancare i capi (per quello, volendo, ci sono gli sbiancanti ottici) e anzi, dai e dai, li fa ingiallire e li consuma. Quindi va usata con parsimonia. Lo dico perché sono una madre, lavoro, ho perfino un aiuto domestico, ma so usare la candeggina. Tra l’altro, in questo momento ho sul naso un paio di occhialetti mica tanto meglio di quelli lì.

  8. …. quante mamme sono come lei?

    La percentuale di donne disoccupate in Italia è fra le più alte in Europa, e moltissime sono le donne mobbizzate e costrette alle dimissioni dopo avere fatto un figlio – ne conosco più di una di persona, lo rileva l’ISTAT, insomma la dirigente della Redbull è solo la punta dell’iceberg

    Ancora di più sono quelle che semplicemente non ce la fanno a reggere i ritmi e per poter vedere i figli più di un’ora al giorno, mollano tutto. Insomma sì lo spot riflette un’Italia reale, un’Italia dove le donne stanno concretamente ritornando indietro proprio perché non c’è il welfare. Purtroppo non riesco a ripescarla online, ma una delle donne invitate per l’8 marzo al Quirinale a parlare di “conciliazione” ha scritto a Napolitano raccontando di essere emigrata in Germania per poter mantenere suo figlio grazie ai loro assegni familiari – perché con 1000 euro al mese far fronte alle spese magari con un nido privato, è impossibile.

    P.S.: la dirigente della Redbull comunque è stata vittima del meccanismo che lei stessa aveva messo in opera in azienda, se diamo retta a decine di commenti nella rete e a quanto lei stessa ha dichiarato

  9. Marcella Nesset, torniamo direttamente all`urina e alla calce per lavare le lenzuola a mano. Quando le tue braccia saranno diventate grosse come quelle di un asfaltatore ne riparliamo. Un saluto a tutti i luddisti.

  10. Gianni Lombardi, senza detersivi saremmo sommersi oltre che da una puzza mostruosa nelle aree urbane, anche da simpatiche infezioni, parassiti, pidocchi, pulci e altro. La candeggina (insieme ai sali d“ammonio quaternario) e` l`unico presidio contro le infezioni ospedaliere. A casa si puo` usare poco, e` vero, ma eliminarla non ha senso.

  11. Enrico, non ho scritto che “auspico” la scomparsa dei detersivi, come non auspico necessariamente la scomparsa dei superalcolici o del tabacco🙂 Mi riferivo all’uso domestico e agli eccessi nell’uso domestico, eccessi ampiamente auspicati dalle industrie che producono queste tre tipologie di merce, e spesso accolti con piacere da consumatrici e consumatori.

    Nelle aree urbane la puzza mostruosa comunque c’è, nonostante i detersivi. È onnipresente solo che non te ne accorgi più se non vieni da fuori. È generata dalla combustione degli idrocarburi e dalla polvere sollevata dal rotolamento delle ruote gommate🙂 Mai provato ad arrivare a Milano in Stazione Centrale, dopo una settimana di vacanza al mare o in montagna?🙂

  12. Come dimenticare la mitica nonnina dell’ACE? Belle le voci dei doppiatori. Penso che come pubblicità sia molto realistica. Quante volte la nonna o la suocera ci ha ha dato consigli, magari non richiesti? Per anni la pubblicità ha avuto sempre lo stesso ambiente, cambiavano giusto le attrici. Non conoscevo la nuova pubblicità: mi piace ma la mamma (o la tata) dovrebbe cambiare look: in effetti ricorda gli anni ’80! A fatica riescono a trovare nuove idee questi “creativi”!

  13. Cavallo vincente non si cambia. Cosa fareste voi se foste i pubblicitari o il marketing della P&G ? Nelle superette di paese trovate molte candeggine Ate, Ame, Ale… tutte a petali rosso-blu, a indicare il valore del Brand. Le due “nonne” sono in fondo la stessa persona che ha cambiato parrucchiere, o è la vicina di casa. Continuano a vestirsi con le stesse camicette, hanno l’aria di povere massaie ma abitano case con ampio giardino, concordano soprattutto sullo stesso prodotto che, accidenti, dopo mezzo secolo di rimbrotti molte donne non sanno ancora utilizzare.
    E pensare che si tratta di acqua, neppure tanto distillata, con una percentuale (6%) presente in gran parte delle sottomarche commodity. È per questo che Ace è gentile, praticamente omeopatica.
    Si tratta comunque di un acido altamente corrosivo, tant’è che la Procter & Gamble suggerisce di utilizzarla sia “pura” sia diluita in una percentuale fra il 10% e il 5%.
    Vale a dire che portiamo a casa almeno 150 grammi di plastica, tre litri di acqua e meno una goccia di principio attivo. Forse questa varechina non toglie le macchie come vorremmo, ma in compenso provvede a peggiorare l’ambiente, avvelenare la fauna, rendere l’acqua potabile meno bevibile. Probabilmente non è colpa diretta della candeggina ma della gestione degli scarichi delle acque bianche che finiscono direttamente nelle falde potabili, sta di fatto che occorre essere sorpassate come le due signore per accettare di avvelenare il mondo in cambio di un improbabile bianco, rapidamente annerito dallo smog.

  14. scusatemi, è successa una cosa strana. Ho scritto il testo a parte e, nell’incollarlo si è persa una parte centrale, eccola:
    E pensare che si tratta di acqua, neppure tanto distillata, con una percentuale (<5%) di ipoclorito di sodio (varechina) inferiore a quella presente in gran parte delle sottomarche commodity. È per questo che Ace è gentile, praticamente omeopatica.
    Si tratta comunque di un acido altamente corrosivo, tant'è che la Procter & Gamble suggerisce di utilizzarla sia "pura" sia diluita in una percentuale fra il 10% e il 5%.

  15. Enrico Marsili scrive una cosa sacrosanta, i disinfettanti in generale o come la varechina sono parte integrante dell’igiene senza la quale ritorneremmo almeno nel 800. E’ interessante vedere come il soggetto scelto da Giovanna abbia scatenato più commenti di tipo socio economico, la condizione della donna in particolare, piuttosto che di marketing. A chi crede che i detersivi inquinino e se ne possa fare a meno, ricordo che per legge 80% della sostanza deve essere biodegradabile, in ogni caso l’inquinante presente non può inficiare l’utilizzo igienico, anche se, se ne potrebbe usare meno, o usare quelli biologici, che però costano un botto, oppure riuscire veramente a ridurre al minimo la confezione. Ricordo che il tentativo di distribuire il prodotto liquido utilizzando un contenitore di casa o riutilizzando quello già acquistato, è abortito nemmeno in 6 mesi, la gente voleva la bottiglia o il sacchetto. A difesa dell’ambiente va detto che il problema vero sta nella separazione della rete fognaria tra acque chiare e scure e nella depurazione delle acque. Oggi dalla fogna arriva di tutto e il trattamento è uguale per tutte le acque, mentre se vi fosse una separazione come in USA, la depurazione delle acque chiare sarebbe enormemente più semplice e enormemente meno costosa. ACE come tantissimi altri prodotti premium price (cioè considerati migliori e per i quali si è disponibili a spendere di più) ha avuto un calo delle vendite pauroso. I fattori sono 2:
    1° la gente ha capito che la differenza qualitativa dei premium price non vale la pena di pagarla così tanto.
    2° le private lable e le promozioni in atto a prezzi più bassi rappresentano più del 60% degli acquisti.
    Quanto sopra ha portato i prodotti premium price a perdere negli ultimi 5 anni mediamente oltre il 35% delle vendite.
    In questa situazione ai voglia di mettere nonnine o pseudo mamme in pubblicità, il consumatore ha capito e non torna indietro, o ACE e compagnia bella abbassano i prezzi o le vendite non risaliranno. Ma questo lo sanno bene i produttori, infatti la pubblicità dei detersivi è calata nello stesso quinquennio di circa il 50%. Come dire, inutile insistere più di tanto.
    Anche la creatività dei pubblicitari non serve più di tanto, come dire che ricordare il marchio e insistere con le stesse motivazioni per 2 decenni è sufficiente, inutile spremersi le meningi. Anche il De Luigi e la sua mamma non sono riusciti a risolvere la situazione, adesso ci stanno provando con la motivazione un misurino di Dash vale quanto un misurino e mezzo del maggiore concorrente, come dire: io costo di più, ma alla fine risparmi. Sarà vero, ma la gente compra sempre i detersivi scegliendo quello che è in promozione. Questo atteggiamento del consumatore è anche detto disire disconnect, cioè quando si compera un prodotto differente da quello che si desidererebbe acquistare. Valutando questo atteggiamento nelle varie motivazioni il 42% è dovuto al prezzo. Quindi la nostra cara mamma o tata che sia ha un bel da dire che ACE sbianca di più delle candeggine comuni, ormai beccano solo quelli che non debbono fari i conti di come fare ad arrivare alla fine del mese con lo stipendio. A proposito d’inquinamento c’é anche quello da telefonino, l’Orso di Vodafone con la tariffa Relax può stare al telefono (vicino all’orecchio e senza auricolare) per ore tutti i giorni. E’ un’incitazione allo sviluppo dei tumori al cervello, o no?

  16. Pingback: Lasciate ogni candeggina, o voi che entrate | Sono Storie

  17. A parte le deviazioni con i ragionamenti sui detersivi e sui loro impatti ambientali, perché ci sembra così improbabile che sia la madre? Ci lamentiamo del fatto che la maggior parte delle donne che sono utilizzate nelle pubblicità sembrino appena uscite da un salone di bellezza, oltre ad appartenere alla coda destra della distribuzione gaussiana della bellezza e poi quando vediamo una donna “normale”, vestita non alla moda, che ha dato addio ai quaranta da un po’ – la maggior parte delle mie compagne di scuola che ha proseguito gli studi universitari e poi ha iniziato la propria professione è diventata madre dopo i 35 e non mi sembra sia una cosa tipica del luogo in cui vivo – che non convoglia nessun messaggio erotico dobbiamo per forza affibbiarle il ruolo di tata per inquadrarla nei canoni che ci sono stati inculcati? Io lavoro, ho una carriera, tengo la casa in ordine pur non essendo una casalinga esperta perchè mi piace vivere in un posto pulito ma, se qualcuno entrasse in casa mia mentre gioco con i detersivi e gli stracci, vedrebbe una versione molto peggiore della signora attrice prescelta. Detto questo, lo spot non mi piace: è trito e ritrito, ha cambiato personaggi e abbigliamento ma non ha innovato altro. Sembra qualcosa che è stato piantato a metà.

  18. è una donna vera, sposatissima con brilluccichìo di anello al posto giusto, e credo anche che i figli siano suoi anche fuori dal set (si assomigliano talmente…). è vera in tutti i sensi. fuori dalla scuola dove aspettavo i figli (ormai non lo faccio più, sono grandi e si muovono da soli) ce ne sono a bizzeffe di donne così, di donne così così, con vestiti dimessi, sovrappeso, che chiacchierano proprio di detersivi o di negozi dove ‘spendere bene’. altro che aperitivi con gli amici e pasta fatta in casa. sono tutte insieme, sfatte e con evidenti ricrescite ai capelli, qualche ruga in più dell’età che hanno e borsette di finta pelle, abbigliamento ‘dei cinesi’, come lo chiamano loro, e una vita passata a prendere i figli, chiacchierare di detersivi, fare la spesa, cucinare, pulire e tornare a scuola a prendere i figli.
    queste donne esistono, non hanno ‘una carriera’, guardano rete4 e non leggono mai, figurarsi scrivere. hanno mariti sfatti come loro, con giubbotti del mercato e panza evidente, che il sabato vanno a prendere loro i figli a scuola. e chiacchierano di auto, cellulari e calcio.
    questa italia esiste. a questa italia ace ha deciso di rivolgersi, per cercare di convincerli di non prendere i vari ate, ame, ale, delle superette di paese (o di periferia, che è dove vivo io).
    questa italia esiste. facciamoci un giro davanti alle scuole di periferia, e scopriamola.

    ciao🙂

  19. Credo che la questione non sia il fatto che la madre è improbabile, o che si stenti a conoscere questo tipo di madre, vero molto diffuso. Se Cosenza dice che questa è l’Italia, vuol dire che trova che sia proprio così anzi, che la pubblicità sia realistica e si rivolga bene a quel target ma non solo.
    Il fatto è che la pubblicità massifica un tipo di donna e lo rende unico. Esaspera degli aspetti e ne nasconde altri. Io pure prendo un bambino a scuola, e io pure parlo con le donne di detersivi e però succede che esse abbiano qualcos’altro da dire, e non campino solo di cinesi e di mariti sfatti. Le persone sono banali se le vogliamo vedere così, è il problema di cui parla giovanna forse, è una banalizzazione del femminile che passa attraverso la pubblicità e che è uno strumento del sessismo.

  20. è proprio ciò che intendevo dire: la pubblicità in questione si rivolge a quel tipo di donna, e la sua banalizzazione l’autorizza (perché la tv autorizza, è autorevole, ancora, non c’è verso) a non progredire, a non emanciparsi da quel modello, poiché quel modello è presente nel piccolo schermo, e trasmette serenità e appagamento (lo sfumato finale con abbraccio filiale lo testimonia).
    tutti hanno qualcos’altro da dire, è certo. ma queste comunicazioni trasmettono un solo invito: non pensare, non dire altro, tanto, puoi essere felice anche non pensando…
    ciao

  21. zauberei, grazie. E’ esattamente ciò che col mio post intendevo dire.

  22. L’ha ribloggato su Consilio Bloge ha commentato:
    Analizziamo lo spot della candeggina Ace, per indagare e capire le scelte di marketing che hanno portato al passaggio dalla nonnina di ieri alla mamma di oggi. Ringrazio Giovanna Cosenza dell’argomento e lo ripropongo nel mio blog. Basta guardare i due spot per capire che è cambiato il target. Il target di una volta era la nonna: donna tra i 50-65 anni, che consigliava la sua figliola grazie alla sua lunga esperienza, oggi il target è la mamma, prevalentemente casalinga, tra i 40-50 anni, che esige ovunque una pulizia perfetta e profonda e vuole i suoi capi bianchissimi. Una mamma dedita alla pulizia, che la considera una missione ed un vero e proprio lavoro. Il testimonial è una mamma utilizzatrice, che ha provato in prima persona che il prodotto funziona (grembiulino della figlia), questo le dà l’autorevolezza della credibilità per il pubblico di riferimento. In più è una mamma attenta all’economia familiare, se il grembiulino viene tenuto bene, passerà all’altro figlio. La candeggina Ace Classica ha ancora un posizionamento molto tradizionalista e il pay off che utilizza punta su un elemento concreto: la durevolezza del bucato: “I capi vivono due volte più a lungo”, che per una consumatrice, che è disposta a scambiare il tempo, necessario a smacchiare, per il risparmio, è un payoff che paga ancora.

  23. Aggiungo il mio ai molti ed interessanti commenti, soprattutto all’analisi di Elena. La pubblicità è sovente una sorta di trasposizione moderna della “favola”, quella più buonista, non quella dei fratelli Grimm per intenderci, e quindi la sua idealizzazione è ovvia, soprattutto se parliamo di prodotti commerciali e non quella parte di “marketing sociale” (da noi bassamente espressa con la pubblicità progresso).
    Ace è ancora legata ad un target classico un po’ passé, a differenza di altri brand che identificano nel loro target uomini single o mamme in carriera che sono costretti (dai tempi moderni) ad occuparsi della pulizia della casa. Di esempi ce ne sono davvero molti e per tutti i gusti (lavatrici, prodotti per la polvere, detersivi per uomini single), ma tutti ovviamente puntano affinché il consumatore si senta rappresentato nel messaggio pubblicitario.
    Altre riflessioni. Donne con due figli (crescita zero in italia da decenni ormai) o che possono permettersi una tata sono ormai poche, la mia osservazione si muove quindi su altri lidi: scelta di dedicarsi ad una nicchia di mercato (che una volta era invece un target numericamente molto ampio), semplice restyling della vecchia pubblicità.
    Guardando bene mi sembra più una colf/tata piuttosto che una mamma (troppo distante dall’immaginario attuale della madre italiana), è invece la sua esperienza di professionista che rafforza il messaggio di credibilità.
    Il payoff è piuttosto scontato e ovvio, in tempo di crisi si torna a guardare il risparmio piuttosto che l’additivo (scaglie di marsiglia o altro), tendenza di un po’ tutti i prodotti “caps”. Concordo con la scarsezza dei creativi, ma non solo perché il detersivo è un prodotto stanco, bensì perché le scelte pubblicitarie in Italia sono di bassissimo livello.

    Ultima nota, è vero che l’immagine pubblicitaria della donna è sessista e degradante (non in questo caso), ma la pubblicizzazione è inevitabilmente una “banalizzazione” o la creazione di un messaggio uniformato (si potrebbe anche far vedere molte donne diverse intente a lavare per acchiappare un target più vasto). Se però parliamo di sessismo mi spaventano maggiormente le favole classiche del calibro della “Bella addormentata”, manifesto educativo femminile per decenni e decenni…

    Comunque complimenti per il post, mi ha piacevolmente appagato leggere i commenti e partecipare🙂 anche perché condividiamo passioni simili😉

  24. buon giorno,
    trovo molto curioso che ci si aspetti da una pubblicità il lancio di un nuovo modello di donna, e trovo molto ingenuo che ce la si prenda con la testimonial,( che per inciso sarei io), che è lì ad interpretare un ruolo. Il fatto che nessuno abbia messo in dubbio l’identità della persona significa che a tutti i livelli si crede alla televisione come ad un oracolo.
    Il fatto poi che si debba pensare che sia una tata e non una mamma perchè le mamme vere non candeggiano è segno che si è sostituito uno stereotipo ad un’altro.
    Poi si può discutere delle scelte commerciali, dell’assurda camicetta, e della pettinatura, ma qui si è andato oltre.
    Per fortuna le donne vere, le mamme vere, e persino le vere casalinge, per scelta o di ritorno sono più creative e guardano meno tivù.

  25. Gentile Benedetta, non so se il suo commento si riferisce al mio articolo o a qualcuno dei commenti di sopra.

    Per quel che mi riguarda, ovviamente non me la sono presa “con la testimonial” (quando mai?), né ho mai pensato in termini realistici alla scena rappresentata nello spot.

    Lei dice “Il fatto che si debba pensare che sia una tata e non una mamma… è segno che si è sostituito uno stereotipo a un altro”. Certo: infatti ho preso in esame gli stereotipi che lo spot veicola. Ogni spot poggia, inevitabilmente, su una certa dose di stereotipia, come tutta la comunicazione di massa: senza stereotipi, appunto, non si arriva alla massa.

    Quanto alla sua conclusione (“Per fortuna le donne vere…”), sono d’accordo con lei. Però davvero non colgo il punto del suo commento. Capisco solo che abbiamo avuto il piacere di ospitare l’intervento (forse) della signora che ha prestato il suo volto alla campagna (se alle sue parole corrisponde un’identità reale non so: sul web è sempre bene mettere in dubbio le identità dichiarate). Chiunque lei sia, benvenuta!

  26. i commenti al suo articolo hanno preso una deriva dal tema proposto, certamente il mio commento ha fatto leva soprattuto su quelli, ma io sono effettivamente una mamma che sta a casa, certo non a candeggiare tutto il tempo; c’è una sostanza che lei mette in discussione e cioè che lo stereotipo proposto sia calzante con la verità delle cose. Purtroppo è vero che in italia si fa talmente poco per le mamme che non si è in grado di pensarle diversamente da 30 anni fa, ma uno spot in cui si vedesse un asilo nido alle prese con la smacchiatura dei bavaglini sarebbe ( ancora purtroppo e per certi versi) più anacronistico.

  27. Di generazione in generazione questo marchio non ha mai deluso le aspettative di nessuna donna e continua a stupire per la sua immutata alta qualità. Personalmente ritengo questa candeggina l’asso nella manica di ogni mamma quando c’è da pulire le macchie d’erba dai pantaloni del proprio figlio. Grazie di esistere!

  28. uso la candeggina ace da 35 anni ma negli ultimi tempi ho notato che i risultati non sono più eccellenti come prima
    dubito della qualità quando il prodotto è in offerta. sarà mai ?
    Pia

  29. Un analisi veramente puntuale, un occhio disattento non avrebbe colto queste sfumature🙂

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