Se l’aspirante stagista non chiede il rimborso spese perché “tanto, l’azienda è vicino casa”

Gratis non è lavoro

A furia di insistere sul fatto che, prima di accettare un tirocinio occorre informarsi e chiedere precisazioni su ciò che si andrà a fare in azienda, in questi anni molti studenti e molte studentesse per fortuna hanno imparato a farlo, per cui il numero di coloro che, quando mi chiedono l’autorizzazione per un tirocinio, allegano una descrizione dettagliata delle mansioni che svolgeranno è cresciuto molto. Bene: il mio lavoro non è stato vano. Sulla richiesta del rimborso spese, invece, l’osso è più duro. Io infatti mando a tutti/e questa mail:

Caro/a X, hai chiesto e ottenuto un gettone di rimborso spese?  Conosci le discussioni che si stanno da anni svolgendo sul mio blog a proposito di questo tema e dell’opportunità, per gli studenti e le studentesse, di chiedere sempre un rimborso spese? Puoi navigare il mio blog all’indietro selezionando la categoria “Stage e lavoro” nel menù a destra: https://giovannacosenza.wordpress.com/category/stage-e-lavoro/ Solo quando mi avrai rassicurata su questi punti, potrò autorizzare il tirocinio.

Insomma sul rimborso spese sono pedante, quasi ossessiva. Eppure sai come mi rispondono quasi tutte/i? Così:

Esempio 1: Considerando anche che l’azienda si trova vicino a casa mia e vista la mia poca esperienza nel settore, ho pensato che fosse comunque un buon compromesso per la mia crescita personale.

Esempio 2: Non è incluso il rimborso spese in quanto l’azienda si trova a 500 m da casa mia.

Esempio 3: Per il rimborso spese lei intende tutte quelle spese che eventualmente dovrò sostenere per il tirocinio, per esempio i vari spostamenti con l’autobus o anche altro? L’azienda è vicino casa, per cui ci andrò in bicicletta, dunque non mi pare opportuno chiedere un rimborso.

Esempio 4: Non mi ero mai posta il problema perchè di stage ne ho fatti tanti e nessuno di noi aveva il rimborso spese, anche se capisco che è giusto averlo. Lunedi provo a parlare con la titolare a vedere cosa mi dice. Nel caso provo a guardare qualche altra azienda. (La ragazza chiede alla titolare, che le risponde di no e lei alla fine mi supplica (!) di autorizzarle lo stesso il tirocinio)

Esempio 5: Ho letto il blog e sono consapevole che tutto ciò che fa serve a ‘tutelare’ noi studenti, ma preferisco svolgere il tirocinio in quell’azienda prima di tutto perchè più vicino a casa e poi perchè credo sia un’esperienza che mi servirà in futuro.

Insomma, il dubbio che mi assale su questo fiorire di “aziende sotto casa” è: cercano il tirocinio sotto casa per pigrizia? per non staccarsi da mamma e papà? per non dover negoziare il gettone di rimborso spese? troppo faticoso farlo? imbarazzante? Mah, sono perplessa. E stanca di ripetermi.

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31 risposte a “Se l’aspirante stagista non chiede il rimborso spese perché “tanto, l’azienda è vicino casa”

  1. Lei ne sa molto più di me, ma credo che sia solamente per non perdere l’occasione del tirocinio e quindi per non alimentare resistenze nelle aziende al quale si chiede la possibilità di farlo.
    Chiedere se ci sarà un rimborso spese significa essere visti come chi “pensa solo al denaro” (frase sentita nelle mie precedenti esperienze) e in questo mondo di buone azioni, di mission, di valori aziendali e codice etico, la “venialità” è una colpa che testimonia una poca volontà di “mettersi sotto a lavorare”.
    Così alcuni ragazzi decidono di non parlarne.
    Sono considerazioni, queste, che nascono dalla mia forse breve esperienza, ma mi interessa mettere in risalto, quando posso e anche forzando un po’ la mano, che il mondo del lavoro è governato da relazioni di forza e non di buon senso. Semplifico eh…

  2. Piccola esperienza personale: ho abbandonato un posto (?) e un ambiente di lavoro che mi piacevano proprio perché, dopo molti mesi di stage, non erano in grado di assicurarmi un’entrata fissa e congrua alle ore di ufficio; sostanzialmente, il mio non era un lavoro.
    Mesi dopo ho scritto ad altre agenzie chiedendo la possibilità di intraprendere uno stage precisando che non avrei accettato di farlo completamente gratis: non mi hanno nemmeno risposto.
    Con le collaborazioni ancora peggio: a detta del (mancato) cliente chiedevo troppo.
    Quindi sì, concordo: occorre non scendere a compromessi, anche se le porte in faccia aumentano, perché è anche dalla perseveranza e dalla determinazione che un giovane dimostra che si capisce se vale o meno la pena di investire in lui.

  3. Perché? Vogliamo parlare degli stage curriculari non pagati perché sono invece “retribuiti” con crediti formativi??

  4. Il problema non si porrebbe se la legislazione italiana in materia prevedesse l’obbligo di retribuzione o rimborso spese anche per lo stage. L’articolo 36 della nostra Costituzione parla chiaro “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro (…)”
    Perchè non viene rispettato? Non si può dare certo la colpa agli aspiranti stagisti che non chiedono il rimborso spese, tanto sappiamo che se rifiutano lo stage qualcun altro invece lo accetterà. Ma nessuna istituzione si preoccupa di denunciare il vuoto legislativo che è alla radice del problema.

  5. Ciao Giovanna,
    dagli stage ci son passato qualche tempo fa, sia esteri che “nazionali”, ho avuto il piacere di confrontare aziende di varie dimensioni e tipologia e ho imparato che spesso quella che viene vista ai più come una mancanza di umiltà invece viene interpretata dal datore/hr, se debitamente argomentata, come un fattore positivo a prescindere che l’azienda sia nelle condizioni di offrire o meno la retribuzione.

    La mia argomentazione? Io stesso mi reputo una società. Dall’inizio del percorso studi ho maturato quotidianamente esperienze e conoscenze che offro al servizio degli obiettivi aziendali proprio come loro si comportano coi loro clienti/fornitori. E proprio come le aziende ho fatto investimenti (studi, stage, master, erasmus, corsi) che DEVONO essere riconosciuti e ammortizzati economicamente proprio perché è grazie ad essi che io (e l’azienda che mi assume di riflesso) continuo ad essere competitivo sul mercato.

    Se tu datore non sei in grado di/non vuoi valorizzare il patrimonio di competenze di un candidato allora sei tu che ci rimetti perché ti troverai giocoforza a confrontarti con allievi non motivati che a loro volta non quantificano ne valutano il proprio apporto.

  6. Cari ragazzi, futuri stagisti. Chiedere il rimborso spese è legittimo qualsiasi azienda vi capirà, chiederlo e cercare di negoziarlo dovrebbe solo far una buona impressione all’azienda, meglio avere a che fare con ragazze/i che dimostrano di sapere che si deve negoziare sempre. Mi pare però che il punto sia, se nonostante la richiesta o negoziazione l’azienda risponde picche. In questo caso che fai? Grazie a leggi sempre più scellerate il tempo per il tirocinio post laurea è stato ridotto da 18 a 12 mesi, 33% di tempo in meno, 33% di possibilità in meno di fare più tirocini per potersi orientare, e perché no, vivere differenti esperienze o conoscenze di mondi che sono spesso nello stesso settore, ma con professionalità molto differenti. Dobbiamo essere realistici, il tirocinio va fatto in ogni caso, perché ci sono poche occasioni e poco tempo. Se esci dai 12 mesi devi accedervi dall’Ufficio per l’Impiego, con regole demenziali che sembrano fatte a posta perché ragazze/i restino disoccupati. Scaduto il demenziale periodo le possibilità si riducono di molto. Accettando sempre si corre il rischio di essere sfruttati per 6 mesi e buttati via, perché è indubbio che vi sono aziende che tengono degli stagisti a rotazione e non assumono mai un apprendista, ma vi sono anche aziende che vogliono investire sui ragazzi e cercano di cominciare dallo stage per poter valutare e scegliere i più idonei. Che fare? Correre il rischio di farsi sfruttare, attendere proposte buone e giuste, rimanere arroccati su sacrosanti principi, o mollare sui principi per concedersi una possibilità in più? Questi dubbi li hanno i sindacati da almeno 3 decenni e non li hanno ancora risolti. Ragazzi/e dovrebbero chiedersi come mai in altri paesi ci sono meno regole e meno disoccupazione, come mai è più facile trovare uno stage in una agenzia di Londra per 300 £ al mese, indipendentemente dalla laurea o dal tempo che è trascorso dalla consecuzione, perché in GB non c’é l’INAIL e vi è protezione sugli infortuni per tutti senza discriminazioni? La risposta è semplice, qui siamo in Italia là in Gran Bretagna. Che dire allora del perché uno studente italiano può ottenere lo Student Loan in GB e in in Italia se non ha i soldi per pagare l’università, anche privata, si attacca? Che dire se, dopo aver ricevuto il finanziamento dallo Stato Inglese, puoi anche fare dei lavoretti il sabato e la domenica per pagare l’affitto senza nessuna formalità. E’ presto detto, siamo in Italia. Buona fortuna.

  7. Il mio lavoro ha valore. Io ho valore. E il valore ha un costo. Grazie da una stagista-senza-rimborso-spese pentita. E redenta, spero presto.

  8. Gervaso o come ti chiami. Sto parlando di tutti gli stage: curricolari ed extracurricolari. Vanno pagati tutti, a mio avviso.La legge non prevede stipendi, ma “borse di studio” o “gettoni di rimborso spese”. Dunque si deve negoziare una borsa di studio o un gettone di rimborso spese. Punto. Per ulteriori dettagli sulla legge, seguite i link in calce al post di oggi. Non posso ripetere sempre le stesse cose. Sto esaurendomi…

  9. Io penso che il 50% del busillis stia nel nome: “rimborso spese” non rende l’idea. Infatti chi trova lo stage vicino a casa si chiede: “ma che rimborso chiedo se cado dal letto e sono in ufficio?” E anche il datore di lavoro non vedrà l’ora di usare questa ambiguità per ammorbidire il candidato.

    “Premio”, “borsa di studio”, “gettone di presenza” sono termini che chiariscono meglio il significato di quei soldi.

  10. PRO-VO-CANDO. Giovanna vorrei precisare (come del resto è scritto nel tuo post precedente) : La legge non prevede stipendi, ma “borse di studio” o “gettoni di rimborso spese” FACOLTATIVI. Annaccì, io ritengo che un rimborso spese debba essere dato per tante ragioni già dette, ma non parlerei di “valore” relativamente al denaro. Si parla di valore della remunerazione quando c’é produttività. Il tuo lavoro ha valore se si traduce in produttività, un vero stage formativo non dovrebbe produrre produttività d’impresa, ma produzione formativa a vantaggio della/o stagista e dell’impresa. Conoscersi, scambiare opinioni, produrre formazione ed esperienze ha un valore che se tradotto in denaro dovrebbe essere quantificato per entrambi. Ho già scritto in post precedenti su questo blog una banale verità che si replica in ogni VERO stage. S’impara con l’esperienza, quindi si deve fare e fare, ma in comunicazione, prima di fare bene, quindi produrre, ci vuole tempo. Per legge si possono avere stagisti solo in numero uguale a lavoratori a tempo indeterminato, “insegnanti”. Un professionista svolge il lavoro X diciamo in 2 ore, lo stagista ci prova in 8 ore. Il professionista dovrà dedicare circa 4 ore allo stagista per fargli comprendere come il lavoro andrebbe fatto, 4+2 fa 6, quindi il professionista impiega 3 volte il tempo che impiegherebbe se il lavoro lo facesse da solo. Quanto costa “l’insegnante”? Parliamoci chiaro, formare costa molto di più del rimborso spese dato allo stagista, ma formare serve all’impresa se vuole nuova linfa o futuri e capaci collaboratori. Dopo lo stage può seguire l’apprendistato formativo (oggi 3 anni, era 4, grazie Fornero) un tempo assolutamente necessario nella medi (Leonardo a parte) per diventare un giovane professionista produttivo. Seguendo il concetto di produttività tu non vali niente, per il momento sei un costo, sarai una risorsa quando avrai imparato, per questo si fanno gli stage per dare a impresa e giovani un’opportunità. Lo stagista sfruttato è quello che produce e non impara, per esempio ricordo il post di una stagista che per 3 mesi ha corretto gli errori di battitura da un editore, correggere ha un valore e chiunque conosca l’italiano lo sa fare, magari con l’aiuto di un vocabolario, quindi se non viene pagato adeguatamente è sfruttato. Lo stage conoscitivo a scopo formativo è un’altra cosa.

  11. In Italia vi e’ un sostanziale blocco culturale per quanto concerne il mondo del lavoro. Tale problema e’ composto da 4 punti.

    1) Le generazioni più vecchie tendono ad incoraggiare i propri figli a lavorare per niente perché e’ comunque meglio che niente.

    2) Pigrizia generalmente diffusa tra i giovani. A casa in fin dei conti male non si sta…

    3) Non c’e’ più fame. I genitori mettono tutti la casa (di proprieta’ o in affitto) , molti mettono la macchina e qualcuno anche soldi aggiuntivi. Prendere nulla alla fine va anche bene, se poi prendo 500 euro facciamo festa, tanto li posso spendere come voglio.

    4) Il mondo del lavoro e’ cambiato. Più dinamico, più competitivo. Non basta saper fare qualcosa. Bisogna studiarsi un minimo il mercato, capire dove ci si può piazzare all’interno del mercato. E poi bisogna investire. Se non si hanno soldi, si investe tempo, energie, sforzi (o come diceva Winston: “blood, sweat and tears”). Molti laureati Italiani a mio avviso sono molto passivi, non propositive, passatemi il termine (non con cattiveria davvero) senza midollo.

    La chiave di tutto e’ quanto si vuole qualcosa, tutto il resto e’ aria fritta.

    Come disse un mio concittadino:

    “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli”

  12. Prof, noi crediamo che il suo lavoro non sia affatto inutile (anche se immaginiamo stancante e sconfortante).

    @PierDanio: sembra che tu non abbia grande esperienza di stage. Ogni ragazzo e ragazza sveglia è in qualche modo produttivo fin quasi dal primo giorno e sta all’azienda formarlo affinché sia sempre più produttivo. Gli stagisti chiedono solo un rimborso spese, almeno finché è stagista.

  13. Perché credi che io non abbia esperienza di stage? Mi pare di aver scritto esplicitamente di essere d’accordo con il rimborso spese che noi abbiamo sempre dato che ci venga chiesto o meno, oltre a ciò mi sembra chiaro che noi abbiamo decine di esperienze di stage post laurea e che la maggioranza dei nostri collaboratori abbia fatto uno stage prima di esere assunto. Riaffermo invece che un ragazzo o una ragazza senza nessuna esperienza nel settore della comunicazione non è produttiva per mesi. Noi abbiamo chi risponde al telefono, va in posta, una azienda specializzata ci fa le pulizie, lo stage serve solo per selezionare persone che possano diventare professionisti attraverso l’apprendistato formativo. Quando uno stagista viene assunto come apprendista al costo di circa 21.000 € anno non produce per quanto costa indipendentemente dal fatto che sia sveglio. Su questo blog Massimo Guastini ha aperto un dibattito sui costi delle agenzie di comunicazione, ma posso ribadire che mediamente per avere un MOL di 21.000 € occorre avere ricavi lordi per almeno 100.000, e posso garantirti che produrre servizi di comunicazione per 100.000 € all’anno non è semplice per nessuno, oggi in particolare. C’è un mercato di mezzo che ha regole e prezzi. Quindi diamo allo stage l’importanza che ha per entrambe le parti, ma non pensiamo che si possa essere come dici tu “Ogni ragazzo e ragazza sveglia è in qualche modo produttivo fin quasi dal primo giorno..” perché non è né vero né richiesto da chi vuole utulizzare lo stage per le caratteristiche che ha.

  14. @Piero Dario Forni
    Premetto che non lavoro nel settore dei servizi di comunicazione. Premetto inoltre che non so quanto la sua ditta corrisponda ad uno stagista a titolo di rimborso spese.

    Concordo pienamente con lei che il periodo di stage sia fondamentale per una ditta per conoscere chi sta assumendo e vice versa.

    La produttivita sicuramente non e’ al 100% da subito tuttavia, se unita’ a serieta’ ed impegno da entrambe le parti, aumenta rapidamente. Il problema, a mio avviso, sorge quando si passano rimborsi puramente simbolici (chi vive con 500-600 euro?) o peggio ancora si sposta il rischio dell’investimento tutto sulle spalle dello stagista.

    Anche il tempo del dipendente ha un valore anche quello. Non e’ corretto aspettarsi che il dipendente si accolli il rischio totale dello stage. Uno stagista puo’ essere, se non erro, licenziato con poco tempo di preavviso (un paio di settimane). Questa e’ la tutela per la ditta. Pagare stipendi da fame stimola solamente comportamenti vendicativa, mancanza di stima verso il datore di lavoro ed in ultima analisi scarso attaccamento alla ditta.

    Per concludere, ci sta essere pagati meno all’inizio ma comuque bisogna avere dei minimi sensati che permettano una vita dignitosa al dipendente. Questo dovrebbe essere compesato da una maggiora flessibilita’ in termine di terminazione del rapporto di lavoro.

  15. @Pier Danio Forni: sono ben consapevole del significato di stage conoscitivo formativo.
    Non condivido, però, la sua visione di “valore”. In un sano rapporto datore-stagista, il datore sceglie uno stagista perché ne riconosce il valore. Il valore delle suo percorso. Del suo entusiasmo. Della sua determinazione. Dei sogni e dei desideri che animano il suo entusiasmo e la sua determinazione. E, quindi, il valore della sua potenziale produttività.
    Il datore, scegliendo uno stagista, ne riconosce il valore umano e il potenziale valore professionale. Valore umano e potenziale valore professionale hanno un valore monetario. Rimborso spese, borse di studio. O che dir si voglia.
    Lo stagista non è un peso. Costa, è vero. Perché il suo valore costa.
    E il rimborso spese, la borsa studio o che dir si voglia non sono una gentile concessione. Sono il riconoscimento monetario del valore dello stagista scelto.
    Anche il valore di un Paese non è più solo PIL. Perché stagisti e stagiste, apprendisti e apprendiste, lavoratori e lavoratrici dovrebbero essere solo produttività?
    Ritengo la sua visione di valore limitata e limitante.

  16. @Pier Danio: non ho detto che invece di uno stage senza rimborso bisogna fare un contratto di apprendistato (che poi sul fatto che non dovrebbe costare così tanto ad un’azienda siamo d’accordo entrambi, credo). Se però un’azienda non si può permettere un rimborso spese di 500€ al mese (mi pare che sul rimborso spese le tasse a carico dell’azienda siano poche o nulle) allora non è giusto che scarichi i suoi costi sullo stagista in cambio di esperienza.

    Sono punti di vista.

    Molto d’accordo su quello che scrive Doc. Frosty

  17. Bisogna dare a Cesare quel che e’ di Cesare. In Italia, purtroppo, al momento ci sono tanti ragazzi che non hanno una gran voglia di lavorare e hanno alle volte aspettative sproporzionate. A ciò si aggiunge un erronea concezione dell’ universita vista come ” certificato che per l’assunzione senza sforzo” .Questi sono’, secondo il mio modesto parere, problem di carattere socio-culturale ed educativi, su cui si potrebbe discutere per giorni.

    Detto questo, il sistema in Italia non incentiva a voler fare di piu’. Si fa di più quando si puo’ ottenere qualcosa oltre la retribuzione minima che il salario rappresenta. Come noi tutti sappiamo un neo laureato a cui vengano corrisposti 700 euro al mese può considerarsi fortunato.

    Il discorso della scarsa produttività del neolaureato prende un po’ il tempo che trova. Ci sono professionisti con anni di esperienza sul mercato, tuttavia vi sono 2 problemi.
    1) costano
    2) non sono stati “cresciuti” seconodo i valori-paramentri dell’azienda.

    Assumere un neolaureato costa motlo di meno e da la possibilità alla ditta di plasmarsi il proprio personale. Tuttavia come dice Manifesto dello Stagista (MFS) non è gratis.

    Io prefereirei avere un dipendente che mi dice che fra 3 anni voglio essere il Manager di XXX e fare 40-50 mila pound all’anno rispetto a quello che non ha nessun obbiettivo. Ovvio costa, ma a questo punto si possono definire degli obbiettivi per entrambi.

    Titolare e dipendente si arrichiscono perchè sono commercialmente efficaci e finanziariamente efficenti. Fregarsi a vicenda non serve.

  18. Il problema è complesso e la discussione si è allargata rispetto all’invito di Giovanna a chiedere un rimborso spese anche se l’azienda è dietro l’angolo di casa. Mi pare però che si sia creata un po’ di confusione.
    Per l’ultima volta: lo stage post universitario che può essere effettuato entro 12 mesi dalla data del conseguimento della laurea può essere “remunerato” facoltativamente come ha ben spiegato Giovanna. La mia agenzia sceglie solo stagisti che risiedano a Bologna o abbiano una seria intenzione di vivere a Bologna. Questo in quanto per noi lo stage è una sorta di “lunga” selezione che in caso positivo porta lo stagista ad essere assunto con un contratto di apprendistato formativo. Negli ultimi 5 anni ben 3 statisti poi apprendisti ci hanno lasciato per tornare a casa loro dopo 2 o 3 anni tra stage e lavoro dipendente. Questo per noi è un grande problema perché poi dobbiamo ricominciare d’accapo. Spero che il percorso sia chiaro. Noi pagavamo 600 mila lire al mese e oggi 500 € mensili (costo lordo circa 550) di rimborso spese. Durante l’ultima selezione (28 colloqui) abbiamo avviato al tirocinio 1 neolaureato, però uno dei selezionati ha insistito molto perché gli facessimo fare lo stage (possibilità di mettersi in luce) anche gratuitamente. Vista la spinta del candidato abbiamo preso anche lui, poi lui è stato assunto invece dell’altro che avevamo scelto noi. Ripeto ancora una volta: lo stage è un momento di selezione, OPPORTUNITA’, FORMAZIONE, non è mai (nemmeno per legge) un rapporto di lavoro, serve per TROVARE un LAVORO. Punto. Se non ci credete andatevi a leggere la legge. Dopo la laurea molti frequentano dei master, anche per avere più possibilità di TROVARE un lavoro. Nel marketing e comunicazione ci sono realtà formative universitarie con un certo nome, dove per imparare 4 nozioni di poco peso per trovare poi un posto di lavoro si pagano minimo 2.500 € e 6 mesi di tempo (io insegno in uno di questi, mi potete credere). Ritengo che lo stage fatto in una azienda che abbia intenzioni selettive e formative sia 100 volte più interessante oltre a non costare nulla. Questo mette in luce che c’é chi paga e chi vuole essere pagato per ottenere un posto di lavoro. Detto ciò, secondo me lo stagista deve essere remunerato almeno per 2 ragioni:
    1- percepire una somma dall’impresa gratifica e la gratificazione aumenta il raggiungimento dell’obiettivo.
    2- Se lo stagista entra in un team dove si condivide tutto, comprenderà il valore del denaro legato alla produttività, quindi il valore dei 500 € e la visione di quanto potrà guadagnare se verrà assunto, oltre alla carriera che potrà fare.
    Come farà uno a campare 6 mesi con 500€ al mese non può avere risposta dall’impresa, ci sono ragazzi che hanno pagato l’università privata anche 25.000 € l’anno, come hanno fatto? Il problema è sociale e riguarda il valore che la politica dà all’istruzione. Una impresa per vivere nel mondo globale può solo fare i conti con i costi e i ricavi. Punto. E’ straovvio che il valore degli esseri umani non è solo produttività, ma le regole del mercato e delle imprese sono solo produttività, chi comanda è il bilancio non il CEO.
    Cara Annaccì, tutte le caratteristiche di una persona hanno valore e durante la selezione vengono prese in considerazione, ma come detto, se restiamo in questo mondo reale (giusto o sbagliato che sia) si arriva sempre alla produttività in senso generale, e il rapporto costi e ricavi rimane. Chi dirige un’impresa deve ricordarlo ogni minuto, se non lo facesse rischierebbe di mandare in malora l’azienda e bruciare posti di lavoro invece che crearne.

  19. Pier sono in parte d’accordo ma tendo a vedere la spesa dal punto di vista dello stagista. Non è l’agenzia che spende e quindi cerca di risparmiare; è lo stagista che rinuncia a uno stipendio intero per comprarsi qualche abilità. Se tutti la vedessero così sarebbe un bel passo..
    Io ho iniziato con uno stage in cui era “aperta la possibilità di ricevere una borsa di studio”! Mi piaceva, speravo in questa possibilità e ho inziato ma senza smettere di mandare curriculum (anche super preoccupato, come tutti i neolaureati di oggi). Alla fine, trovata l’altra offerta, retribuita pochissimo ma almeno con sicurezza, ho cambiato stage. Vi assicuro che già il piccolissimo rimborso spese mi ha motivato molto di più, ho imparato più in fretta e, abituato all’entrata di soldi mensile, non ho potuto più farne a meno e sono andato ancora meglio per farmi notare quanto possibile, così da avere sempre questa entrata. Alla fine ho avuto un piccolo aumento di questo rimborso spese, lavorando di conseguenza ancora meglio.
    Ormai da qualche mese sono esperto di alcuni task che svolgo in piena autonomia (e anche per questo con maggiore successo!), ma imparo meno cose rispetto a prima, e questo mi sta già spingendo a chiedere un po’ di più. In sostanza, io inizierei a guardarla così: non è che ci pagano poco, è solo questione di “quanto paghiamo noi” per specializzarci. Lasciargli uno stipendio intero non mi sembra il caso!
    Veramente, ci credo fermamente e penso che più siamo a crederci più aumenta il valore del lavoro che facciamo. Lo abbiamo studiato in economia politica: se siamo tutti disposti a pagare tanto per avere nuove skills, il prezzo delle skills aumenta per tutti.
    E il guadagno fa bene alla salute e la salute fa fare bene il lavoro (questa è per i datori!).

  20. “S’impara con l’esperienza, quindi si deve fare e fare, ma in comunicazione, prima di fare bene, quindi produrre, ci vuole tempo. ”

    Posso garantire e testimoniare per esperienza diretta che in una parte del mondo (UK, USA, Canada, Olanda, Singapore, Irlanda) gli studenti della laurea di primo livello o specialistica ricevono un salario, non un micragnoso (quando va bene) rimborso spese. Vale anche per chi lavora in uffici stampa et similia. L`unica eccezione che ricordo sono gli stage negli staff elettorali (USA) dove, a parte pochi, quasi tutti lavorano gratis.
    Visot che le aziende non fanno beneficienza, suppongo che gli convenga pagare in maniera decente gli stagisti.

    Siccome gli stage costano alle aziende, ci sono di solito piu`domande che posti disponibili. Da quel che vedo, cosi` si stimola una sana competizione.

  21. Enrico Marsili scrive: “Visto che le aziende non fanno beneficienza, suppongo che gli convenga pagare in maniera decente gli stagisti.”

    Certamente gli conviene dove tu hai rilevato che avviene (UK, USA, Canada, Olanda, Singapore, Irlanda). Da ciò non consegue, purtroppo, che convenga alle aziende italiane.
    Mi pare che la testimonianza di Pier Danio lo spieghi bene.
    Lo dimostrano anche, mi pare, alcuni effetti della legge Fornero: con l’intento di rafforzare i diritti dei giovani precari, ha contribuito a ridurre ulteriormente l’occupazione giovanile.

    Purtroppo il livello di occupazione non si decide per legge, anche se una legge può avere effetti indiretti sull’occupazione, talvolta contrari alle intenzioni dei legislatori.

    Le ragioni della convenienza o non convenienza vanno forse cercate — prima che in aspetti morali o culturali o di “punto di vista” (come suggerisce l’altro Enrico) — in differenze più oggettive, fra quei paesi e il nostro, relative al mercato del lavoro, allo stato dell’economia e al funzionamento degli apparati pubblici (legislazione, burocrazia, giustizia). Tutte cose che si possono cambiare, ma non certamente in modo semplice e indolore. Purtroppo.

  22. La legge Fornero ha minimamente rinforzato i diritti dei precari ed enormemente diminuito la possibilità d’ingresso. Ora dobbiamo guardarci allo specchio e chiederci quale lato della mela vogliamo mordere. Le imprese e i giovani non sono agevolati. Ho già scritto prima che in USA e GB lo stage non è regolamentato, quindi quello che riferisce Enrico Marsili (stipendio non da fame) è vero solo se il mercato lo permette, quindi se c’é molta concorrenza. A Londra un bolognese di nome Pietro laureato alla Saint Martin’s University, fotografo e creativo di talento, ha fatto uno stage da Wallpaper per 400 £ al mese. Una cifra con molto meno potere d’acquisto che 500 € a Bologna. This is the market guys!

  23. Ben e Pier Danio: so che il mercato in Italia non e` lo stesso, pero` penso sarebbe meglio per le universita` accettare solo pochi internship pagati, piuttosto che tanti non pagati o pagati poco. Stesso discorso per le borse di dottorato. In Irlanda ho seguito l` evolversi della situazione, dalle vacche grasse del 2008 al casino attuale. La strategia non e` stata diminuire la retribuzione degli stagisti, ma ridurre il numero di stage, in modo da aumentare la competizione. Crudele, ma aiuta gli studenti a prepararsi per un futuro di lotta all` arma bianca.

  24. Pier Danio, riguardo al caso Inglese, pare che le cose stiano per cambiare…

  25. Ridurre l’offerta di stage per creare competizione tra le aziende, si basa sullo stesso principio del numero chiuso. E’ indubbio che la dura selezion produca un clima di meritocrazia, ma è anche vero che non è molto democratica. La questione si lega alla visione individuale del sistema istruzione. Non credo nei vincoli di nessun genere credo però nelle regole semplici e in sanzioni adeguate. La parola magica nei paesi come UK è COMPLIANCE chi sbaglia viene compreso chi sgarra viene punito. Occorrono regole semplici d’ingaggio e verifiche precise che possono mettere in evidenza se lo stage è avvenuto come si deve. Personalmente lascerei la scelta ai ragazzi. Credo che siano in grado di capire quanto vale la parte formativa sia dal punto di vista dell’esperienza che curriculare, su questa base dovrebbero concordare un rimborso spese accettabile. L’impresa dovrebbe redigere un report condiviso (sottoscritto) con lo stagista e l’ufficio per l’impiego o l’università dovrebbero tracciare il percorso e tenerne conto sia a livello individuale, sia come andamento del mercato. Con un sistema simile verrebbero alla luce gli speculatori che sfruttano lo stage per avere forza lavoro a prezzi stracciati. Riducendo la speculazione (sfruttamento) si aumenteranno gli stage veri: formazione e valore. In ogni caso i ragazzi debbono avere più grinta, imparare a valutare e negoziare, in attesa di leggi semplici, sanzioni rapide, nella speranza (o utopia) che in questo paese ciò possa accadere.

  26. Caro Pier,

    In teoria queste sono belle idee, la verita’ e’ che il pane in tavola, il mutuo etc etc lo paga lo stipendio. La grinta mi ha permesso di andarmene dall’ Italia e passare da stage non ritribuito e non formativo a un lavoro ben pagato che mi permette di fare esperienza nel settore che mi interessa.

    Cosa sara’ dell’Italia in termini del mercato del lavoro?
    Pape’ Satan Pape’ Satan Aleppe.

    Significato? nessun lo sa nessun lo seppe.

  27. Caro Frosty (spero oramai defrosted), hai centrato il problema. Se hai un po`di grinta, spesso la usi per andartene. Per cambiare le cose in Italia servono grinta + soldi + botta di fortuna (o impresa di famiglia gia`rodata). Un po`troppo da chiedere al caso.

  28. Caro Doc. Frosty ti auguro di essere felice dove sei e spero non ti manchino l’Italia e gli affetti che hai qui. Caro Enrico condivido a tal punto che mi pare interessante iniziare a giocare al Superenalotto. C’é una possibilità su 600 milioni di fare un 6, non molte di più che quelle che avvenga ciò che hai descritto.

  29. Le Pubbliche amministrazioni offrono talvolta l’opportunità di stage altamente formativi, ma per gli stage post-laurea per cui è obbligatorio il rimborso, non vi sono voci di bilancio. Ergo si è persa la possibilità di svolgere,anche senza retribuzione, tali esperienze formative sempre più richieste nel mondo del lavoro. no comment

  30. Io ho una situazione un po’ diversa. Sono un ragazzo iscritto alle categorie protette. Finito la scuola per mia fortuna (anche se per brevi periodi) ho sempre lavorato(tutti stage) . Secondo me mi pagano troppo poco( se va bene 185€) vorrei chiedere di più come potrei fare?

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