L’ossessione dell’alga Guam

Alga Guam

È da Sanremo 2013 – dunque dal 12 febbraio – che va in onda a ripetizione. Fra una canzone e l’altra, una battuta della Littizzetto e l’altra, la coscia perfetta e impiastricciata d’alga Guam faceva capolino a cadenza regolare per ricordarci che prima o poi sarebbe arrivata la primavera, prima o poi anche l’estate e prima o poi tutte le italiane sarebbero state costrette a misurare la lontananza delle loro natiche da quelle dello spot, circondate da veli, accarezzate dall’arpa suadente, blandite dalla voce recitante di Giancarlo Giannini (è lui, sì). Alla fine la primavera è arrivata, per l’estate ci siamo quasi e Guam sta sempre lì a minacciare il confronto in prima serata, dimostrando che per questo tipo di illusioni (metti l’alga e sarai come lei) non c’è crisi che tenga: se la Guam può investire tanti soldi per acquistare spazi televisivi, significa che le italiane la comprano l’alga, eccome. E la comprano da decenni: ricordo amiche che si spalmavano d’alga già quando ero studentessa.

Che dire? Lo spot non è denunciabile allo Iap perché non offende nessuno e ostenta un corpo per pubblicizzare un prodotto di fatto destinato al corpo. Inoltre non è nemmeno denunciabile all’Antitrust come pubblicità ingannevole, perché l’inganno non è smaccato. Non possiamo farci nulla insomma: solo subirlo. Mi chiedo cosa passasse per la testa di Giancarlo Giannini mentre registrava lo spot: sto facendo un omaggio alla bellezza femminile? cosa penserebbe di me Mariangela Melato? (scomparsa in gennaio) o semplicemente: come mi sono ridotto?

57 risposte a “L’ossessione dell’alga Guam

  1. ahahahaha sì – per inciso non la conoscevo – grazie dunque per l’opera di divulgazione🙂 eviterei però la reiterazione dei fermoimmagine perché queste operazioni sono di chiara matrice paranoico zanardiana: ne potremmo estrarre cioè di simili da qualsiasi video non tacciabile di ostentazione di parti intime femminili ad uso e consumo pubblicitario, e questo porta alla paranoia collettiva, quella che ci porta a chiedere la censura per ogni culo esposto (quello pirelli/materassi ad es). L’altro giorno di fronte al supermercato ho fotografato un mega culo la cui funzione era di invitare a farselo rimodellare, il vostro/nostro ovviamente, dato che quello mostrato era spaziale: una pubblicità cartellonata di 40 metriquadri (un miniappartamento insomma) che se non altro è meno peggio della faccia di berlusconi che campeggiava anni fa. Ecco a me queste ostentazioni fanno tanto pensare al puritanesimo italiano che da un lato produce queste pubblicità e dall’altro la protesta neo-fem. Ancora una volta la soluzione sta su un altro piano. Oltre il buco…nero. Trovare una linea di fuga please!

  2. Solo tanta tristezza. Altro che “contro gli inestetismi della cellulite”, dovremmo preoccuparci degli inestetismi di certa banalità. Fanghi d’alga per la testa, questi sì che sarebbero utili.

  3. la banalità del male… la banalità dell’esposizione sessuale in quanto la sessualità non vissuta pienamente e liberamente nella vita reale e quindi demandata alla tv che nel corso degli anni ne ha fatto strumento eccezionalmente efficace per far soldi trattenendo nello stato di apatia le masse. Inutile tentare di spiegare la colossale differenza tra questi culi di oggi e quello del “jesus/jeans: chi mi ama mi segua”.

  4. La Vichy ha un cartellone in cui una donna (come al solito se ne vede solo il pezzo che conta, che nel caso di creme e prodotti per il corpo è quasi sempre il sedere) si tocca le chiappe appena coperte. La Collistar invece ne ha uno in cui una mezza lei si solleva il lembo della camicia da notte tutta veli che arriva appena sotto la vita. Altre case fanno la stessa operazione, una parte anatomica, di per sé neutra, diventa un esempio di porno-chic. Sto scrivendo insieme ad altre persone una specie di manuale, poche cartelle, in cui, punto per punto, si chiarisce quali elementi o dinamiche sono sessiste e quali no. I vari punti sono seguiti dalla breve spiegazione sul perché sono svilenti. Lo allegherò ogni volta che segnalo una réclame allo Iap e ne farò dono a ditte e agenzie ( per e-mail) con la speranza che lo leggano e che qualche pensiero novello gli frulli per la testa.

  5. No scusate, il manuale? Ma perché stiamo qui forse a pensare che chi ha messo un culo spaziale di tre metri quadri in una pubblica via non sapeva di intercettare così lo sguardo sessualmente affamato di centinaia di migliaia di passanti maschi e femmine aspirando a trarre a sé una minima percentuale di queste che andrà poi al centro estetico a chiedere il rimodellamento? Ma perché non lo si dice chiaramente, “ma dio santo” (cit Cacciari)! I pubblicitari sfruttano l’immaginario represso sessuale di questo paese come micidiale arma seduttiva per trarre a sé questi disgraziati spremendoli poi come limoni. Punto e punto a capo.

  6. Chissà cosa ha spinto Giannini (anch’io ne sono rimasto colpito) a doppiare questa pubblicità… Comunque, non comprerei mai un prodotto sponsorizzato da Jack Torrence🙂

  7. Luziferszorn mi sembra il più lucido su questa pubblicità

  8. Giusto, non possiamo farci niente perché in questo caso l’uso della parte anatomica non è pretestuoso, ma è coerente con la destinazione del prodotto pubblicizzato. In parte concordo con Giovanna Cosenza, in questo caso è una questione di cultura. Attendiamo infatti le pubblicità per il Viagra ispirate allo stesso principio iconografico.

  9. Giovanna C. @ Mi chiedo cosa passasse per la testa di Giancarlo Giannini mentre registrava lo spot

    Il pensiero dei soldi ricevuti?😀

  10. banalmente parlando, se la crema si mette sui glutei (ma non solo lì, credo) è lecito che la pubblicizzino mostrando dei glutei..per quanto lo spot resti ridicolo (luz mi sa che non ha torto nemmeno sulla reiterazione del fermo-immagine)..in tutto questo la Dove (a proposito di prodotti per il corpo) è apprezzabile per aver puntato su una pubblicità diversa

  11. “Attendiamo infatti le pubblicità per il Viagra ispirate allo stesso principio iconografico.”

    in effetti è un’idea

  12. Il “caso” Somatoline è anche peggio, lì siamo di fronte a un’autentica truffa. Giovanna, tu stessa ne avevi già parlato qui, due anni fa. Allora, la Manetti & Roberts era stata multata con una “sanzione” ridicola di 490mila Euro – meno del corrispettivo di diecimila confezioni Somatoline multidose vendute.

  13. Terribile lo spot. Se normalmente ci si aspetta un culo in uno spot di fanghi contro la cellulite non è per nulla giustificabile il fatto che la modella è a 90° gradi, è sessualizzata e vengono riprese più volte le labbra. L’allusione sessuale è evidente.
    E inoltre la voce di Giannini fa paura. Mi sono paventata più volte a sentirla. Non si può sentire è inquietante! Per quanto riguarda i fanghi (ma forse parlare di efficacia del prodotto è fuori luogo) bè non funzionano! sono una truffa. Il miglior nemico della cellulite sono l’attività fisica, l’acqua e il mangiar sano. I fanghi se li possono mettere nel loro posto. Oltretutto se un uomo ama la propria donna non va a vedere i quattro bushi (infatti gli uomini raramente si accorgono della cellulite di una donna).

  14. “Oltretutto se un uomo ama la propria donna non va a vedere i quattro bushi”

    Vero

  15. E dei prodotti anti-alopecia, ne vogliam parlare?🙂

    Temo che ci sia uno spaventoso buco legislativo in merito, tutto qui. Un prodotto “cosmetico”, come quasi tutti i trattamenti si definiscono sulla confezione, non può curare nulla. Ma loro si parano le spalle dichiarando cosmesi, e promettendo miracoli in pubblicità.
    E’ un po’ quando cerchi un buon gelato veramente artigianale: troverai solo gelaterie “artigianali”, ma di gestori che non facciano il gelato con le buste già pronte ne troverai 2 ogni 50.000 persone.

    Le oscenità sono troppe.

  16. Le alghe sono una presa per il sedere. Lo dice lo stesso spot: (glutei) inimitabili. Per un culo così (che c’è voluto un casting di tre settimane e trecentoventitrè posteriori visualizzati) servono le quattro stagioni, non è che basta pensarci due mesi prima dell’esposizione al pubblico ludibrio. Che non è che devi amarla, una donna, per guardargli il fondoschiena, anzi!. Quindi, belle fanciulle, se volete che sguardi vogliosi si intrattengano ammirati sulle vostre terga, nutritevi solo di alghe, andate a piedi a raccoglierle, scendete dai vostri suv, abbandonate le sedie a rotelle dell’ufficio e il divano con prolunga, smettetela di guardare gli spot, muovete il culo, che è meglio.

  17. In mancanza di una risposta alle ottime domande di Giovanna, non posso che segnalare a tutti/e questo video di Caroline Heldman, Associate Professor of Politics dell’Occidental College di Los Angeles. Si intitola “The sexy lie” e spiega cos’è una pubblicità che rende una donna oggetto (e di questo per certi versi anche qui si tratta, ma potremmo parlarne, ovviamente, per me non è proprio che non ci sia qualche obiezione, il criterio “usare il corpo per vendere prodotti per il corpo va sempre bene” è forse un po’ troppo generico e dunque limitato). Ma soprattutto Heldman spiega che danni produce un certo genere di bombardamento mediatico e perché non dovremmo accettarlo senza dire o fare niente. Non lo posto per Giovanna, che queste cose le sa benissimo, ma per chi si ostina a tacciare di moralismo il porsi certe questioni. Non è moralismo, è politica. Certo, quello che i pubblicitari fanno e perché lo fanno a me è chiarissimo. Ma non lo fanno solo in Italia. Per chi capisce l’inglese spero lo diventi altrettanto. Ieri l’ho visto con degli studenti e non vedo l’ira di leggere le loro reazioni.

  18. Ma il cannocchiale e il faro cosa c’entrano? Ah sì: “c’è un segreto lontano …”🙂

  19. guarda ilaria dche nessuno qui taccia di moralismo chi tenta di ragionare sulla situazione (i moralisti sono coloro che non sapendo ragionare dicono che il culo reiterato crea un danno (sai che scoperta) e quindi il culo va levato): le dinamiche della situazione vi sfuggono a piene mani: se questo dell’italia del xxi secolo fosse un popolo di gente sessualmente emancipata non si andrebbe in visibilio per quattro terga sbattute in faccia ad ogni dove (la belen la farfallina il culetto della velina ma la gnocca no mai s’è vista in effetti) – ecchecristo eddatevi la sveglia: la pubblicità fa il suo sporco lavoro ben sapendo quali sono i punti deboli dei consumatori consumatrici – non per dire ma qui sempre a donne ci si rivolge – no perchè la teoria che l’omo vede il culo e poi istiga la compagna ad andare a farselo levigare mica regge neh… dai su avete rotto l’anima in tutte le salse scusate il linguaggio caotico sono già alticcio prima di cena….🙂

  20. Scusate ma dai commenti non capisco qual’è il punto della malvagità della suddetta pubblicità:

    è che usare il corpo femminile per vendere prodotti (a delle donne) è male?
    è che far passare delle alghe per dei medicinali che curano è una truffa?
    è il fatto che alla maggioranza delle donne italiane questa pubblicità parli in positivo, tanto da indurle a comprare suddette alghe?
    è il fatto che ci sia un sedere e quindi è male?

  21. Luz, mi pareva che sapessi bene l’inglese. Nessuna ha parlato di maschi in visibilio né di compagne istigate dall’omo a rifarsi varie parti. Il linguaggio per quel che mi riguarda non è scusato, anche se mi rendo conto che forse è l’ultima risorsa argomentativa in mancanza di meglio, tanto per fare una variazione sul solito noiosissimo tema del pervertimento della argomentazioni altrui. Quanto a ciò che sfugge, a te, ma non solo a te, sfugge la circolarità, qui nessuno sta parlando di banale causa-effetto. E non credo che sia perché a forza di stare in una stanza rossa non riesci a riconoscere e definire cos’è il colore rosso, credo che tu lo sappia tanto quanto me e quanto i pubblicitari qual è il problema. Per alcuni però è ancora una soluzione.

  22. Cara prof un’altro spot pone le stesse questioni e ha lasciato perplessa tutta la mia famiglia durante la cena: quello della golden point per i costumi della prossima estate. Il claim “voglio un’estate divertente” si risolve in un impressionante sequenza di tette e culi, culi e tette da lasciare senza fiato e con tanti interrogativi. Anche in questo caso i bikini coprono proprio lì e paiono giustificare le inquadrature serrate, ma il risultato generale è un incredibile avvilimento e appiattimento dell’immagine del corpo femminile. Secondo lei in questo caso ha senso protestare?

  23. Annamaria Arlotta

    Si capisce che le ditte usino e abusino della sessualizzazione della donna per vendere di più. L’acquirente deve identificarsi con la modella o col pezzo di corpo e pensare che anche lei sarà seducente con quel prodotto. Ma questa operazione, ripetuta ossessivamente, è diseducativa perché le si dice sempre che il suo valore si basa sulla capacità di attirare un uomo. Solo un aspetto della nostra persona viene esaltato: aspetto basilare della sopravvivenza legata alla riproduzione, per cui difficilmente le donne possono evitare la trappola. Al tempo stesso, della complessità e della ricchezza di una persona la capacità seduttiva è solo una piccola parte e a noi donne non dispiacerebbe essere ammirate anche per il cervello.

  24. comunque ritengo che fare una pubblicità intelligente di un prodotto di bellezza sia possibile anche se non è il caso dell’alga guam

  25. comunque Annamaria nemmeno la seduzione (maschile o femminile) può fare a meno dell’uso del cervello.
    io, parlando di culi e non solo di quelli, mi affido al professor Vecchioni:

  26. Professoressa, conoscendo il suo blog so che molto probabilmente sto anticipando un futuro post (oppure no? Non posso saperlo) e chiedo scusa per l’OT…
    Mi interesserebbe sapere cosa ne pensa dell’operazione Carosello reloaded.
    Grazie

  27. Dunque, Annamaria, se la pubblicità, e i plubblicitari, per far salire gli introiti alle ditte abusano pesantemente della condizione di subcultura psicologica e sessuale in cui vivono i 3/4 del paese e forse più, significa, in altre parole, che lavorano sporco, pesantemente sporco; cosa che sul piano etico risulta imho inaccettabile. Per questo alcuni di noi sono assolutamente contrari a regolamentazioni autoritarie e coercitive da applicarsi ai media (tv. giornali, web compreso) la cui funzione sarebbe solo censoria. Ci ricordiamo le pubblicità dei decenni passati? Non è che non giocassero sulla seduzione e sull’eros; e ce n’era sia per la donna che per l’uomo. Certo, il corpo femminile è ancora oggi considerato il corpo ideale per veicolare messaggi erotici, sessuali. Ma dal “chiamami peroni e sarò la tua birra” al “montami a costo zero” dal “caballero che pistola!” ai cetrioli della sisley (dov’è finito il pene del caballero?) ci sono decenni di annichilimento del concetto di “libertà sessuale” ed “evoluzione psicologica” delle masse. Questo ultimo decennio ha visto la diffusione del sempre più becero e sempre più pruriginoso in ambito di comunicazione erotica (pubblicitaria e no) e non è un caso se “lo stile Berlusconi” rappresenti splendidamente questo basso e infame surrogato di libertà sessuale. Ci vuole cultura sessuale per risalire a livelli di normalità. Non ulteriori vincoli e regolamentazioni che, come dice Rodotà, già ci sono, e dunque basta farli applicare nei casi più estremi. Cultura, psicologia, sessualità. E basta reiterazioni di culi e fermi immagini “stilecorpodelledonne”. Basta pruriginose campagne per la denuncia di questa o quella pubblicità lesiva della dignità della donna. Basta paranoia! Intanto la primavera tarda ad arrivare.

  28. Non stiamo parlando dell’importanza dell’intelligenza nella seduzione, stiamo parlando dell’uso dei corpi delle donne nei messaggi pubblicitari, dell’uso dei pezzi di corpo femminile nei messaggi pubblicitari, e del come e perché questo impiego costituisce un’oggettificazione delle donne. I punti illustrati da Caroline Heldman, nel filmato postato da Ilaria, sono molto chiari in proposito, e mi sembra molto chiaro il contenuto del commento di Annamaria Arlotta. Aggiungo da parte mia che, se nei messaggi pubblicitari viene univocamente e pervasivamente rappresentata una donna di volta in volta seduttiva/disponibile e/o accuditrice, vuol dire che i messaggi pubblicitari scelgono di rinforzare i ruoli storicamente attribuiti alle donne, che le donne stesse, da qualche tempo in qua, hanno deciso non essere più adeguati. Dobbiamo ripetere? Ruoli di oggetto di fruizione sessuale e ruoli di servizio destinati agli uomini e ad essi subordinati. Quindi, perché insistere sulla diffusione univoca di questi ruoli? Del resto, è facile avere la controprova: osserviamo quali sono i ruoli proposti agli uomini, ancor oggi in percentuale prevalente, nelle pubblicità. Sono speculari? No, sono complementari in un rapporto di fruizione/subordinazione degli uni rispetto alle altre. Come è ben noto, l’uso del corpo femminile nelle pubblicità rivolte alle donne comporta l’identificazione nell’oggetto rappresentato, e insieme la condivisione del punto di vista maschile sul corpo femminile. Mentre l’uso del corpo femminile nelle pubblicità rivolte agli uomini comporta che lo stesso corpo venga usato come gadget nella vendita del prodotto.

  29. Legittime tutte le critiche, però va messa nell’equazione anche il dato che circa l’80% degli acquisti viene fatto da donne. Questo caso è emblematico: il prodotto è diretto e viene comprato da un pubblico femminile.

  30. Perché secondo voi le aziende di certi prodotti si rivolgono alle donne con un posizionamento sostanzialmente sex appeal, culo perfetto, tette terza C, niente rughe pelle liscia, e persino nell’igiene intima ( … nel mio intimo c’é Chilly … , il tutto in mutande, chiappe, cosce e tette in evidenza). Come dovrebbe presentarsi Intimissimi se non con una strafica mondiale alla quale starebbe bene anche uno straccio? Cosa dovrebbe far vedere Guam? Due chiappe a buccia d’arancia e dire che forse la “buccia” può diminuire del 5%, che è la verità? E cosa fanno i giornali più amati dalle donne, non presentano forse abiti e cosmetici con immagini ammiccanti delle loro fattezze? Persino quando si consiglia la colazione del mattino (Kellogs) lei si alza mezza nuda dal letto, facendo capire che è stata a “dormire” lì perché gestisce giustamente il sesso come le pare, quindi preferisce andarsene in modo defilato, poi si ferma “acchiappata” dal cereale.
    I commenti sono pieni di propositi condivisibili, ma occorre fare alcune riflessioni. Negli anni 70′ un libro fotografico di David Hamilton su giovinette un bel po’ discinte fu giudicato un libro per guardoni. In quel decennio il movimento femminista era molto forte e molto attivo, riuscì a far muovere il Giurì e gli editori con il concetto della “donna oggetto” quindi le aziende e le agenzie di pubblicità. Per un certo periodo il corpo della donna non venne utilizzato per vendere qualsiasi cosa, ma solo prodotti specifici e comunque con un certo senso del “pudore”. Cosa è successo poi? Perché è così preponderante l’uso del corpo femminile e il richiamo al sesso? Di una cosa sono certo le aziende non sono stupide, se chiedono ai pubblicitari una comunicazione del genere culi e tette è perché questo è ciò che loro credono si aspettino le consumatrici. Le vendite sono a favore di culi e tette e del sex appeal, evidentemente alle donne consumatrici va bene così. Non so perché in 25 anni le cose siano cambiate così? Da più di 10 anni in pubblicità il corpo femminile è diventato protagonista e sembra che attorno al sesso girino tutti i prodotti non specificamente posizionati per bambini. So di certo, ma non faccio nomi, che un grande marchio di abbigliamento intimo, ha rotto il contratto con un fotografo perché era andato troppo oltre, pare che il capo della pubblicità abbia detto: la nostra donna deve essere assolutamente sexy, ma attenzione, per favore stiamo sempre un filino sotto al porno. Nel panorama generale lo spot di Guam pare accettabile anche da delle suore, in fin dei conti la panniculopatia è uno stato che va dall’inestetismo alla patologia, perché non curarla. Se venisse sottoposto a una commissione di “perbenisti convinti” probabilmente la tesi sarebbe: si vedono le parti da trattare, come quando si vede una gengiva nel caso di un dentifricio.

  31. Protestare, segnalare, commentare non significa chiedere una censura vera e propria, ma sensibilizzare le persone fino ad ottenere dei risultati. Come sta facendo il presidente dell’associazione di pubblicitari ADCI Massimo Guastini, autore insieme ad Annamaria Testa di un Manifesto Deontologico al quale molte ditte hanno aderito impegnandosi a non fare pubblicità sessista. L’ultimo contributo di Guastini alla causa è questo, consiglio a tutti di leggerlo: http://blog.adci.it/adci/fermiamo-la-pubblicita-sessista/

  32. Forni, la pubblicità dei cereali Kellogs mi pare molto carina e niente affatto becera

  33. Anche dal punto di vista del marketing, Guam ha studiato tutto alla perfezione. La voce maschile suadente e calda che approva il gesto: lo spalmarsi il prodotto diventa una carezza, il fruscio dell’onda ci conduce alla naturalità del prodotto, rassicurandoci che non è una porcheria, ma deriva dall’acqua del mare e quello che rimane, dopo la sintesi erotica dello speaker, con la gestualità della donna è la frase di chiusura “la forza dei risultati”, come se quell’uomo forte e dolce allo stesso tempo non aspettasse altro… E poi per noi donne che, per vendetta, ci aspettavamo un volto sgradevole, una veloce ripresa ci fa capire che il didietro non è l’unica bellezza di questa donna. Tutto studiato per farci cadere nella trappola dell’acquisto!

  34. A chi dice che non dovremmo far nulla consiglio di guardare questa parata di pubblicità sessiste e dirmi se non cambia idea! E invito tutti ad unirsi al gruppo che ho fondato, siamo più di 1200, gli uomini una minoranza ma comunque più di cento. Facendo continua pressione otterremo dei risultati. Le slide: http://issuu.com/levoltapagina/docs/pubblicita_sessista_2
    Il gruppo:
    http://www.facebook.com/groups/139046259478883/

  35. Paolo 1984 lo spot di Kellog’s Extra è carino anche secondo me. Lei ha chiaramente fatto sesso e se ne vuole andare alla chetichella, però resta perché assaggia i cereali, quindi il sesso, la donna che fa sesso è entrata anche nella colazione del mattino. L’uomo guadagna punti perché ha comprato dei cereali che piacciono alle donne che fanno sesso. Il sesso, il corpo femminile messo in mostra, la bellezza sensuale, è ovunque. Dobbiamo sottoscrivere e sostenere l’iniziativa di Guastini e Testa non solo per i diritti delle donne, ma anche per dare una mano alla pubblicità ormai asfittica dove si prende per creatività un culo e un paio di tette.

  36. sì ma nello spot Kellog non c’è un abuso di culi e tette, non vedo mancanza di creatività, si descrive una situazione che può effettivamente capitare, carina, tenera, quasi da commedia brillante moderna. La donna (e l’uomo) che fa sesso “disimpegnato” e magari se ne va alla chetichella dopo una notte brava esiste, è legittimo raccontarla..e quella pubblicità dei cereali non può dirsi sessista, a mio parere. comunque semmai l’uomo dello spot guadagna punti perchè ha comprato dei cereali che piacciono a lei

  37. Siccome quelli lavorano sporco, in modo eticamente inaccettabile, noi siamo contrari a censurarli e siamo favorevoli allo sviluppo di una cultura sessuale. Questo il ragionamento di Luziferzon.
    Non so se vi rendete conto che lui condanna quelli che lavorano sporco ma non li vuole censurare, cioè non vuole che ci siano provvedimenti che limitino la libertà di lavorare sporco e vuole affidare la soluzione alla cultura sessuale, come se la cultura sessuale non si potesse fare parallelamente al prendere provvedimenti verso i disonesti. E’ un tipico ragionamento di chi vuole fa passare il proprio messaggio vero (non sanzionate i disonesti perché se li sanzionate siete autoritari e moralisti, anche se pure qui confonde le acque e dice che i moralisti sono altri) utilizzando una dialettica ribaltatoria, mistificante, tesa a confondere gli interlocutori. E’ del tutto evidente. Ma io mi chiedo come sia possibile:
    a) che la responsabile del blog non intervenga, lasci completamente da sole le persone che stanno lottando strenuamente a furia di ragionamenti, con il rischio di essere pure prese per i fondelli da questo tizio;
    b) che questo stesso tizio sia stato addirittura valorizzato e ringraziato nel libro della responsabile del blog come se non fosse uno che sta qui a negare il lavoro di tante che cercano di combattere per eliminare questo abuso che si fa del corpo e dell’immagine femminile;
    c) questi blog servono a che cosa? A far parlare questi tizi in modo di vanificare suddetto lavoro? O questi tizi non vengono preventivamente bannati perché il blog non vivrebbe senza?

  38. La pubblicità Kellog’s, oltre che molto carina, mi pare perfetta rispetto alle tesi che si sostengono in questo blog.
    Il sesso c’è, è libertino, non è alluso ma evidente, senza però nessun voyeurismo, e trattato con la giusta leggerezza.
    Gli stereotipi dei ruoli sessuali sono leggermente invertiti. E’ a lei che basta l’avventura di una notte, è lui che in qualche modo la prende per la gola.
    Delizioso.


  39. Scusate Ben e Paolo ma non percepite la “sessuofobia” di fondo nello spot Kellog’s?. Non c’è speranza allora per questo paese…. Voglio dire c’è una che scappa perché s’è scopata un imbecille: l’orrore del dettaglio dei calzini che ci sta a fare sennò? Certo non è sessista ma è figlio della stessa cultura puritana e sessuofobica che produce il sessismo, che deve sempre dipingere il sesso come qualcosa di non piacevole fino in fondo, qualcosa che è sbagliato per natura. Questo è un paese oscenamente puritano.

  40. Ma lo vedete che state discutendo su questioni di sesso, perché quando in pubblicità c’è una donna c’è sesso? Ma non capite che la fissazione su un solo aspetto della donna, ( guarda caso quello che fa piacere agli uomini) è il problema? E’ libera, non è libera, lui è un cretino,no è uno fico…il sesso è piacevole, no non lo è …ma chi se ne importa, datemi altri elementi per favore, voglio vedere una donna al lavoro anziché a letto, una che guida un’auto invece di entrare dal lato passeggeri scollata e con tacchi 12. Aria! Creatività!La pubblicità italiana è morbosa e decadente.

    Un’indagine Astra del 2009, su un campione rappresentativo di 1000 donne (non di veterofemministe): riguardante il loro gradimento dell’immagine femminile nei media e in pubblicità rivela che:
    Il 93 % rifiuta un’ immagine aggressiva e dominatrice

    l’85 % rifiuta un’immagine sexy e erotica

    il 74 % quella tradizionalista e acqua e sapone

    il 66 % rifiuta un’immagine sensuale e seduttrice

    Ed ecco le richieste in positivo: le donne vorrebbero vedersi rappresentate intelligenti, capaci, autonome, sicure di sé, allegre e vitali, piene di risorse, ricche di esperienza.

  41. La pubblicità italiana forse sì, la pubblicità Kellogg non è morbosa nè decadente, gridare alla morbosità ogni volta che si allude al sesso è pura paranoia. ed è assolutamente risibile
    ma da quando in qua intelligenza, sicurezza di sè, capacità contrasta con il fare sesso o con la sensualità? Non fa parte anche questo di ciò che è umano? Situazioni come quella della pubblicità Kellog possono capitare? Sì ed è lecito raccontarle..ne capitano anche altre ed è lecito raccontare pure quelle. Così come esiste, l’aggressività, esiste la sensualità, nelle sue tante forme, esiste anche l’essere acqua e sapone (qualunque cosa voglia dire) e quindi è legittimo che sia raccontato
    Comunque se donne e uomini continuano in massa a comprare prodotti pubblicizzati in maniere che poi non piacciono a quegli stessi uomini e a quelle stesse donne, dubito che cambierà qualcosa

  42. io non rifiuto mai la rappresentazione di ciò che è umano, sensualità e seduttività (al femminile come al maschile) così come il resto, mi pare che esistano e siano umane. Poi parlando di pubblicità vorrei evitare di trovarmi culi e tette e allusioni sessuali becere usati per pubblicizzare prodotti che non c’entrano nulla tipo pannelli fotovoltaici e cellulari, questo sì

  43. @Luz
    I calzini e vari altri elementi suggeriscono che lui non sia il massimo per lei, sesso incluso forse. Può capitare ovviamente.
    E’ poi una storia che permette di suggerire abbastanza ironicamente che Kerllog’s fa un po’ di differenza.
    Se tutto questo è sessuofobico, in effetti sessuofobico lo sono anch’io.🙂

  44. Ben “…sesso incluso forse” Forse? Ma lol! Quello è! Ed è per quello che vorrebbe scappare via per la vergogna di essersi infilata in quel letto. Non è proprio il massimo come rappresentazione di “gioia del sesso”: chiunque abbia prodotto questa pubblicità svaluta la sessualità e rilancia il prodotto. Questo mi pare chiaro. Altrimenti potevano benissimo mettere lei che si alzava entusiasta e si trovava pure la colazione pronta con i kellogs. E uno slogan che al piacere notturno ne aggiungesse un altro e poi di nuovo un altro… ma forse l’Arlotta poi avrebbe detto che istigava alla prostituzione……🙂

  45. Arlotta, lei in sostanza vede “negazionismi” dove ci sono proposte alternative. La sua paranoia sul sesso è talmente alta (fa fede quell’orrendo catalogo linkato sopra dove si passa dall’estetismo più raffinato al becero più triviale) da farle percepire il bisogno interiore di occultamento del delirio sessuale a cui spesso la pubblicità ricorre per catturare l’attenzione del pubblico. Il culo in testa a questo thread piace a tutti (donne, uomini, vecchi e bambini) e nessuno che ce l’ha vorrebbe perderlo. E chi non ce l’ha stupidamente pensa di ritrovarselo spalmandosi le alghe al mattino e magari mangiando come un maiale durante il giorno. Ecco…

  46. Questa disputa è una prova evidente che questo è un paese malato. Un paese nel quale la Chiesa cattobuonista (o cattocattiva, a seconda le necessità dei periodi o dei momenti), ha completamente deviato il cervello dei suoi sudditi. Se persino un vecchio fascistone come Montanelli (non c’entra se alla fine dei suoi giorni la sinistra l’aveva proclamato santo solo perché aveva litigato con l’altro gallo che voleva comandare in quel pollaio), diceva: “Noi, anche noi laici, io pure che sono laico dalla punta dei piedi alla cima dei capelli, siamo cattolici. Ci piaccia o no, il cattolicesimo è nel nostro Dna. Questo è l’enorme ostacolo contro cui batteremo la testa sempre”.
    Giovanna era partita da uno spot finto, antifemminile, idiota e deviante, ed era pure amaramente sorpresa che Giancarlo Giannini avesse prestato la sua voce (e, indirettamente, anche la sua autorità come attore) a una roba così.
    Da qui ad arrivare ad azzuffarsi sullo spot Kellogg’s, ce ne vuole.
    Proviamo a rastrellare e a rimettere insieme gli elementi che compongono questo piccolo plot:
    1. Contrariamente a come si è già visto mille volte nei film, qui non è l’energico maschio a sfilarsi da sotto le coperte della bella addormentata, ma qui l’addormentato (in tutti i sensi), è lui.
    2. La ragazza non è né brutta né bella. È semplicemente una giovane che, dopo una nottata probabilmente non particolarmente romantica o focosa, si sveglia di soprassalto per correre al lavoro.
    3. La vediamo (naturalmente) spettinata, con il mascara pure lui non ancora sistemato.
    4. Il fatto che dopo quella notte si lasci sedurre da un prodotto piuttosto banale (non è un cioccolatino finto lussuoso alla Rocher o alla Lindt) ma cionondimeno croccante e saporito, come più o meno succede a noi tutti, ogni giorno.
    5. È uno dei rarissimi spot italiani dove la loro esperienza comune (nel letto) non è mitizzata, estetizzata, banalizzata, colpevolizzata. Hanno sicuramente fatto sesso… e allora?
    6. Senza scomodare teoremi arzigogolati, siamo di fronte a una simpatica presa per i fondelli – di un maschio palesemente banale – mentre lei brilla per una straordinaria normalità.
    7. Mentre lei mastica, non dice una sola parola, con la mimica esprime solo una sorta di “Cosa vuoi farci?”. Anche lui non dice nulla, per ben altri motivi.
    8. Lo spot non è per nulla serioso. Non fa ricorso ai soliti stratagemmi italioti, appunto “sessuali” (nel senso maschilista, possessivo, modaiolo, familista o volgare) ma, a modo suo, racconta solo la nota battuta di Gloria Steinem: “A woman needs a man like a fish needs a bicycle”.
    Per vedere in questo spot un pezzo di comunicazione sessista, bisogna covare dentro un bel po’ di sensi di colpa. Amen.

  47. Till, nessuno, a parte forse Arlotta (e Forni. ma non ho capito bene), pensa che questo spot sia sessista. Di sessismo nello spot Kellog’s non c’è traccia
    quello che si è visto nei film, può capitare anche nella vita come capita che sia lei ad alzarsi

  48. Proprio non concepite che voler essere rappresentate in pubblicità al di fuori della sfera sessuale, che il prodotto sia adatto o no ( e poi perché i cereali dovrebbero essere più affini al sesso dei cellulari, Paolo? ) non significa essere sessuofobiche ma non voler essere relegate ad un unico aspetto, tra l’altro in un ruolo che non presuppone nessuna conquista come studiare, lavorare o dare un contributo significativo alla società.

  49. per fortuna le persone non vivono solo di studio e lavoro , il sesso (chissà come mai di solito la gente lo preferisce allo studio e al lavoro..strano!) come la seduzione, l’aggressività (che peraltro non c’i sono nello spot) eccetera fa parte dell’umano ed è legittimo che venga rappresentata
    I cereali non sono più affini dei cellulari ma sinceramente parlando di pubblicità preferisco una piccola storia divertente come quella dello spot kellogg (che ripeto non ha nulla di morboso) a roba come “te la dò gratis” o “montami a costo zero”
    Donne e uomini come quelli dello spot kellogg esistono? possono esistere? Sì che esistono allora è legittimo che siano raccontati.
    Tra l’altro Arlotta mi pare di ricordare che a suo parere chi lavora nello spettacolo o nella moda non da’ alcun contributo significativo alla società quindi nella sua personale classifica ci sono pure lavori degni e “indegni”.quindi non meritevoli di avere spazio negli spot
    Come ho detto prima basterebbe che le persone , se davvero non gradiscono certe pubblicità e se davvero sono così tante a non gradirle, non comprassero più i prodotti pubblicizzati in quel modo..e le aziende cambierebbero strategia

  50. Infatti, cara Arlotta, la sessuofobia e il puritanesimo non c’entrano con l’istanza femminista che pretende una maggiore attenzione al ruolo della donna in tutti i campi del sociale. La smetta di fingere. La critica è al metodo.

    Quanto alla sparata di Till, mi pare abbia solo necessità di rivalutare gli interventi di Cosenza su queste tematiche🙂
    Che l’Italia sia contaminata dalla cultura cattolica è noto. Detto questo che poi si pretenda di mettere un’intellettuale a pubblicizzare le alghe per levigare il culo rendendo meno sessista la pubblicità è paradossale: il prodotto reclamizzato è una porcata e lo spot di cui sopra, per lo meno agli occhi di una persona intelligente, risulta esilarante (per questo parlo di “delirio sessuale”). Ora, se Cosenza e Till o chi bazzica da queste parti avesse a cuore la comunicazione in questo paese derelitto si preoccuperebbe di quelle donne e quegli uomini che abboccano al “farofallico” e al “culo da favola” e poi corrono a buttare i soldi in alghe. Sembra invece che, appunto PURITANAMENTE, siate solo preoccupati di levare il culo spaziale della modella perché l’insisterci sopra con la telecamera fa sessista (altra ovvietà).
    Fateci capire, nel vostro mondo ideale ci mettiamo la Boldrini in abitino rosso a reclamizzare le alghe?

  51. Non credo che continuare a spostare il centro della discussione – come giustamente Till Neuburg ci invita a non fare – sia utile a qualcosa, se non forse, appunto, a impedirci di ragionare. E il centro non è il presunto puritanesimo di alcuno/a, cosa che qui non mi pare davvero si trovi, contrariamente alla solita aggressività maleducata che invece abbonda. (E un’altra cosa che qui non si trova sono oggetti perfettamente subordinati, cosa questa che evidentemente disturba parecchio.)
    Che eliminare la diffusione di modelli di subordinazione di genere rischi di eliminare o quantomeno danneggiare anche il fiorente mercato di prodotti-cazzata (letteralmente tali, nel senso che sono prodotti di una mentalità che vede la subordinazione femminile con piacere e come auspicabile soprattutto economicamente) è cosa abbastanza probabile, e per quel che mi riguarda è confermato dall’accanimento con il quale mercato e pubblicità si sostengono circolarmente. In altre parole, questi annunci devono quasi per forza sostenersi inquinando cognitivamente, per poter sostenere il mercato dei loro prodotti inutili alla consumatrice ma utilissimi ai pubblicitari. Per cui io non vedo proprio come inutile qualunque discorso che ne mette in luce l’impatto negativo.
    Se si ascoltasse attentamente Heldman, si coglierebbe che queste presunte puritane sono in realtà – tra le altre cose – a favore di un maggior godimento sessuale da parte delle donne, del quale l’alga e compagnia bella non ci risultano essere particolarmente amiche. E non vorrei neanche ritornare al falso argomento di una volontà di censura: questo post è partito, se non sbalio, proprio dalla rassegnazione sul fatto che, trattandosi di corpo, con l’insieme di regole che abbiamo e la cecità culturale a certe questioni, non c’è da protestare, semmai da fare, appunto, diversa cultura. cosa che, guarda caso, c’è sempre chi trova così difficile lasciar fare. Chissà come mai.

  52. Ok, la smetto di fingere! In realtà sono una suora, mica sposata come appare dal mio profilo, da giovane non mi sono divertita neanche un po’ perché penso che il sesso sia disgustoso, puah, da eliminare dal mondo! Contenti? Ma, ditemi, le centinaia di giovani donne che si sono iscritte al mio gruppo e il centinaio di uomini che ne fanno parte, sono sessuofobici anche loro? Il fotografo Ico Gasparri che ha raccolto le immagini dei cartelloni pubblicitari sessisti nell’arco di venti anni e si batte, scrive lettere, fa pressione perché il fenomeno cessi, e che su Milano afferma tra l’altro: “La prima forma di inquinamento è quella della pubblicità, un’invasione oscena di donne al muro che diventano la città stessa, il suo arredo e il suo fondale. Non succede in nessun altro posto civile al mondo”, sarà sessuofobico anche lui? Lo è anche Adriano Zanacchi, autore dell’ottimo saggio “Il libro nero della pubblicità” e che ha fatto parte dello Iap, il quale ieri ha scritto su questo blog sotto l’articolo dedicato all’iniziativa di Massimo Guastini per fermare la pubblicità sessista “ E’ sempre in agguato l’accusa di bacchettonismo ogni volta che si chiedono interventi (necessariamente “censori”) contro la pubblicità sessista.”? E Massimo Guastini con le centinaia di pubblicitari dell’associazione ADCI?
    O non sarà che certi commentatori si divertono di più ad innescare una polemica basandosi su un personaggio immaginario di femminista arrabbiata o di repressa anziché considerare se il messaggio abbia valore?

  53. …ico gaspari sì, esatto, direi che nei suoi cataloghi c’è di tutto, di più e di troppo: quando ho visto quelle foto anni fa ho pensato a “bevete più latte”. io sarò anche intollerante ma mettere la foto rossetto D&G o quella dei materassi pirelli (cfr catalogo link di arlotta) tra quelle becerissime stile “montami a costo zero” è vergognoso quanto produrre pubblicità sessiste per interesse. di questo passo si arriva a stigmatizzare qualsiasi immagine sessuale o erotica. non ci convincete, no. affatto. dopo anni di corpodelledonne e reiterazioni di fermi immagini pruriginosi a fini perlopiù demagogici ci vuole ben altro per convincerci della vostra buona fede.

  54. Abbiamo detto, chi ha orecchie intenda. Grazie Ilaria ed Annamaria🙂

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