L’omino bambolino. E schiavo

Neutro Roberts Men

Sono anni che prevedo e predico che la pubblicità italiana, se la creatività continuerà a latitare, finirà per riservare al corpo maschile un destino sempre più simile a quello delle donne: corpi e volti omologati e plastificati, indistinguibili gli uni dagli altri nella loro apparente perfezione. E ora, con l’ultima campagna di Neutro Roberts Men, anche rimpiccioliti: tanti piccoli bambolotti muscolosi a torso nudo, schiavi di un marchio gigante che li condanna ai lavori forzati e a salti e corse da supereroi.

Che ne dici? Denunciamo la campagna allo Iap perché non segue l’articolo 10 del Codice, secondo il quale la pubblicità «deve rispettare la dignità della persona»? Scherzo…🙂 Ma non troppo.

Sullo stesso tema vedi:

L’ironia (autoironia) del giovane maschio

https://giovannacosenza.wordpress.com/2013/04/16/lironia-e-autoironia-del-giovane-maschio/

Il corpo degli uomini
https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/11/23/il-corpo-degli-uomini/

Il corpo degli uomini sulle riviste per gay
https://giovannacosenza.wordpress.com/2012/07/17/il-corpo-degli-uomini-sulle-riviste-per-gay/

Bello e impossibile (1): David Gandy per D&G Light Blue
https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/06/12/bello-e-impossibile/

Bello e impossibile (2): l’ironia del portale Fleggaard
https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/11/19/bello-e-impossibile-2/

Bello e impossibile (3): Gran Prix 2010 a Cannes
https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/06/29/grand-prix-allironia-sul-macho/

L’uomo in ammollo: passato e presente
https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/06/08/luomo-in-ammollo/

L’uomo instancabile: la campagna Men Expert di L’Oréal
https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/07/27/luomo-instancabile/

L’uomo che fa ridere (1): Fiorello per Infostrada
https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/09/20/luomo-che-fa-ridere-2/

12 risposte a “L’omino bambolino. E schiavo

  1. Solo che invocando l’articolo 10, ovvero il rispetto della dignità della persona, cosa si salva di tutta la Pubblicità? D’altronde il rispetto della dignità della Persona, maiuscola, implica che la persona, minuscola, abbia una dignità. E non è facile andare a spiegare a quella persona che la sua dignità è violata quando vede ritratta in tv la rappresentazione di ideali materiali che nel suo immaginario sono ciò che lo renderebbero dignitoso di fronte a chi non lo è. Da qui la domanda: che senso ha sanzionare la pubblcità, per non parlare dei pubblicitari che se ne fanno promotori come il dissoluto che espii col cilicio il peccato quotidiano, quando la pubblicità è la cartina di Tornasole della maturazione cutlruale e civica dei consumatori? Che senso ha invertire il processo e chiedere l’eliminazione a posteriori di ciò che il pubblico dovrebbe censurare col negato acquisto inducendo quindi i pubblicitari a cambiar aria (ascellare)?
    Se i consumatori non hanno questa maturità educata senza felice esito statistico fin dal tempo delle elementari a suon di valori della persona, cosa aspettarsi da questa protezione paternalistica?
    Se dobbiamo sognare sogniamo in grande, no? E quindi facciamo petizioni contro l’esistenza della pubblicità.

  2. nella biblio in coda mancano gli “omini da cesso” che piacquero tanto alle neo-fem…
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2012/11/29/al-posto-di-bersani-e-renzi-i-fantastici-4-e-stavolta-davvero/

  3. Immagino che scopo istituzionale della pubblicità sia aumentare le vendite.
    E’ poi vero che la pubblicità ha effetti su chi la vede, in quanto trasmette modelli, valori ecc., che alcuni possono ritenere negativi o positivi.
    Ne consegue che i pubblicitari dovrebbero preoccuparsi di non trasmettere disvalori e modelli negativi? Oppure che lo Stato o le associazioni dei pubblicitari dovrebbero imporre norme o codici deontologici che inducano i pubblicitari a non essere diseducativi? Anche quando ciò entri in conflitto con lo scopo istituzionale della pubblicità, cioè quello per cui i committenti la pagano? Si può realisticamente ottenere tutto questo in una società laica?
    Mi chiedo anche se le differenze di qualità etica della pubblicità, nei vari paesi, dipenda dall’etica professionale dei pubblicitari, o invece dalla cultura dei consumatori.
    Scusa Giovanna, sono domande ingenue, sono tante e forse difficili, non mi aspetto una risposta a tutte. Ma mi sembra che i tuoi interventi su questi temi presuppongano implicitamente determinate risposte a queste domande. Puoi esplicitare qualcosa al riguardo?

    Sarò sprovveduto, ma non colgo niente di minimamente riprovevole in questa pubblicità Neutro Robert’s. Begli omini tutti uguali, certo, come nei balletti di danza classica e moderna. Che c’entra il rispetto della dignità della persona? Parlo da regolare acquirente del deodorante Neutro Robert’s,🙂

  4. Non mi ricordo di aver mai visto statue di imperatori grassi e flaccidi, ma anzi con addome a tartaruga anche a 60 anni. Forse il ritratto di qualche Papa bello in carne sì, ma sempre adeguato al ruolo. I re stanno tutti in posa equestre, eroica e solenne.

    Ma davvero il problema è la rappresentazione di un ideale di persona in pubblicità? Non sarà piuttosto che chi non ce la fa a riconoscersi in quel modello si sente in difficoltà ed invece di farsi una ragione delle proprie limitazioni fisiche o di provare ad andare in una palestra si mette a scaricare le proprie frustrazini sul resto del mondo?

    Questa è pubblicità, deve invogliare. Non si sta facendo cinema o letteratura neorealista.

    Sessismo, sessismo sessismo…

    …ma sono chiacchiere!

    Il sessismo è nei Tribunali dove se sei maschio e ti separi vieni automaticamente espropriato dei tuoi beni e limitato nei diritti inalienabili della persona e con te la tua famiglia di origine. Nei giornali, le cui redazioni sono piene di giornaliste che ogni mattina ci svegliano tutte sorridenti contente di poter fare il conto splatter dell’ultima donna ammazzata dalla violenza patriarcale maschile (omettendo accuratamente di dare i dati di quegli eventi che capitano a parti invertite): “una su tre! Una su tre!!!!” (i.e: “lo vedete perché mi dovete dare il posto al tiggì???? sono dddddonna e vvvvvitttima”). Nel presentare un libro e dire ceh “il potere è giusto che vada alle donne”, perché “gli uomini sono tutti mezze calzette” e che “devono mollare la cadrega”…

    (…ma vieni a prendertela tu la cadrega, Lilli! Conquistatela! Se sei capace…)

    il sessismo sono le quote rosa, che privileginao le donne che la carriera se la possono permettere anche senza di esse, visto che non risolvono alcun problema a chi (uomo o donan che sia) non sa dove sbattere la testa coi vincoli di famiglia come gestire bambini o anziani.

    Sessismo è nel il mondo dell’istruzione o del pubblico impego dove la stragrande maggiornanza sono donne.

    Sessismo è “tu mi devi dare perché io sono donna e quindi soggetto debole”. Ovvero il canonce comunicativo di questo ventennio.

    Sessimo è questa mentalità piccolo borghese, da mantenute, per cui da una parte si possono urlare le peggiori offese e accuse, dalla’ltra se provi ad argomentare u atesi diversa “sei violento”.

    Non in queste cose che lasciano il tempo che trovano.

  5. La X sull’addome è di una tristezza unica! ahaahah

  6. Le chiacchiere stanno a zero: se si vuole “il rispetto delle donne” ci vuole “il rispetto degli uomini”, SENZA SE, SENZA MA E SENZA PERO’, altrimenti è una stronzata

  7. E’ inquietante quell’immagine gigantesca del brand che sovrasta gli uomini. La trovo orwelliana e mi comunica un profondo senso di disagio. Quegli omuncoli a dorso nudo, corrono o scappano?

  8. “corrono o scappano”? (Marcella Nesset)

    Scenari ed emozioni associabili a queste immagini, più oniriche che realistiche, sono infinite.
    I vincoli testuali non sono stringenti: una moltitudine di uomini simili, giovani e forti, impegnati in attività fisicamente difficili, in un mondo di enormi oggetti e profondi abissi, assorbiti dal compito (la serietà dei volti), e fra loro sia collaborativi (spingono insieme) sia anche competitivi (la corsa in gruppo).

    Tutti ingredienti propri di infinite attività umane — tutte quelle che richiedono una grande e difficile prestazione, individuale e collettiva, “un’extra performance che funziona oltre le aspettative”.
    Ovviamente la frase, pronunciata dalla voce fuori campo, accomuna la scena alle virtù del prodotto, la cui potenza è anche suggerita dal marchio extra-monumentale intorno a cui e su cui gli uomini operano.
    Una simbologia molto maschile, in effetti, conforme a qualche (fondato) stereotipo di maschilità. Un comprensibile aspetto del mondo, fra mille altri.

    Può inquietare, può non piacere. E allora?

  9. P. S. “Un comprensibile aspetto del mondo”. Meglio, del mondo sociale. Delle specie sociali, quella delle formiche, ma anche delle api, e anche della specie umana.

  10. Sentir parlare di dignità umana e pubblicità nello stesso articolo mi far star male… come se ci fosse qualcosa di degno nel lavaggio del cervello che le multinazionali fanno alla gente giorno per giorno, tutti i giorni.

  11. Pingback: Corpi nudi e pochezza dei fini | Bananas Republik

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