La bellezza, la proprietà transitiva e la funesta arena

Thom Yorke

«Brutta storia la bellezza. A chi nasce con gli occhioni celesti e il faccino regolare come quelli di Ilaria, in un mondo che li considera ingredienti di bellezza, tocca un destino che tutti invidiano, ma che in realtà non è fantastico come sembra: tendenzialmente una si trova sempre al centro dell’attenzione, tutti fanno l’impossibile per esaudire i suoi desideri, e questo la mette in una posizione di innegabile vantaggio. Ma prima o poi gli stessi che ti hanno messa sul podio ti presentano il conto: se va bene chiedono solo un po’ di attenzione, ma è più facile che pretendano qualche forma di alleanza, magari di amicizia o addirittura amore. Già, perché i non belli – o i meno belli – fanno di tutto per entrare in relazione con i belli solo perché, così facendo, è come se guadagnassero anche loro un po’ della bellezza che gli manca: per contagio o proprietà transitiva, potremmo dire. Ma poiché non è detto che un bello o una bella vogliano concedere alleanza, amicizia o amore a chiunque glieli chieda, si aprono due strade: o rinunciare alla posizione privilegiata – cosa non facile – o accettarla cercando di difendersi dalle conseguenze. Ecco spiegato perché, come si dice, i belli se la tirano: non sono mica stronzi, cercano solo di difendersi dalla pretese altrui.

E poi c’è bellezza e bellezza. Bisogna vedere cosa significa.

Innanzi tutto è relativa: si può essere più belli di qualcuno e meno di altri; si può essere belli per qualcuno e non per altri. Il che produce una seconda conseguenza: i belli sono condannati tutta la vita a stare in qualche graduatoria. O ti ci mettono gli altri, pensa Ilaria, o ci finisci da sola, facendoti in continuazione domande come: sono abbastanza bella? più o meno bella di lei? Domande che affliggono soprattutto le donne, mentre agli uomini di solito spetta: sono più o meno intelligente di lui? Più o meno ricco, potente? Ce l’ho più o meno – Ilaria sorride – lungo?

A ben pensarci, un uomo è destinato a interrogarsi sulla propria bellezza solo se nasce molto, ma molto bello. Una donna invece può scampare alla gara estetica solo se è orrendamente brutta; o meglio, non proprio brutta: per tirarsi fuori dalla gara una deve essere… mascolinasì, è la parola giusta, pensa Ilaria. Cioè non deve pettinarsi, vestirsi o truccarsi per apparire più bella. Deve fare il maschio appunto. Perché se invece è soltanto… bruttina, diciamo così, ma la madre ha deciso lo stesso di conciarla fin da piccola come una bella bambina gnagnaragnà – Ilaria storce la bocca – la poverina entra ugualmente nella funesta arena.» (Stasera mi butto, Et. Al. Edizioni, pp. 212-213)

È questo uno dei brani di Stasera mi butto che Lorella Zanardo ha deciso di leggere mercoledì sera a Milano. È a partire da questa riflessione di Ilaria, una delle protagoniste del libro, che si è aperta una discussione fra Lorella, Annamaria Testa, me e il pubblico. Non solo sul libro, ma oltre. Molto oltre. Perciò ho deciso di condividere il brano anche qui.

Soundtrack: Creep, Radiohead, 1992, qui in una versione acustica un po’ particolare, con “very” al posto di “fucking”. (Il video è tratto dal film del 2004 “Ils se marièrent et eurent beaucoup d’enfants”, con Johnny Depp e Charlotte Gainsbourg. L’ho scelto perché mostra due belli patentati).

Qui altre anticipazioni del libro:

14 risposte a “La bellezza, la proprietà transitiva e la funesta arena

  1. Appropriata la canzone anche perche’ se Thom York non avesse avuto problemi di bruttezza e non avesse passato la maggior parte del suo tempo nascosto nelle stanze di musica a scuola non avremmo la musica dei Radio Head.

  2. E’ un’arena, ma non è funesta.
    Si chiama selezione sessuale. Negarla o deprecarla è insensato. Lo fa chi non accetta che siamo una specie animale non tanto diversa da tante altre.

    La cultura, che è la nostra specialità biologica, ci aiuta però a gestirci con giudizio in questa arena.
    Le belle possono non fare pesare troppo il loro vantaggio. Le meno belle possono puntare su altre qualità.
    Idem i maschi.
    Alla fin fine, ce n’è per tutt*, o quasi.🙂

  3. A dire il vero Lorella Zanardo aveva posto la parte più interessante a pagina 216, qui omessa. ‘-)

    Per quanto riguarda la bellezza, eterno tema di discussione, io mi sento un poco a disagio ad ascoltare certe riflessioni. Non per la bellezza, che può esserci o meno e, se c’è, la sia ammira e amen. E’ questo senso di competizione che mi agita: “io più bello di lui”, “io bello abbastanza da essere visto”, come se la bellezza fosse un oggetto materiale, concreto, eterno, che se non hai non puoi nemmeno esistere. Sappiamo tutti che non è così, mai. Eppure i discorsi di Ilaria sono frequentissimi.

    Per quanto riguarda gli uomini essi si adeguano ai canoni di scelta della controparte.

  4. Si cerca di fare il meglio che si può con ciò che si ha e lo trovo un discorso intimo e persona più che sociologico o culturale. Vero che le donne si pongono il problema della bellezza molto più gli uomini perché storicamente sono state Oggetto sessuale più che soggetto, ma potremmo metterci un “a capo” e smetterla con i luoghi comuni?

  5. Sarà che io sono un cinquantesimo percentile, né alto né basso, né bello né brutto, né grasso né magro, né idiota né genio… quindi uno zero assoluto, ma faccio fatica ad entrare in questa logica. Tendo a distinguere “bellezza” da “avvenenza”, assegnando a quest’ultimo termine ciò che normalmente è detta bellezza.
    L’avvenenza è quella dei diciotto anni (o meno, se si è nipote di Mubarak e qualche consumatore finale è interessato alla merce), è definita dalla omogeneità di forme e proporzioni, simmetria, dimorfismo accentuato. Col tempo si consuma e si estingue, restando labile e nostalgico ricordo. Certo, svolge un ruolo di selezione darwiniana, ma non è il solo valore a partecipare al bilancio.
    Storiellina: ci sono due grassissime, rugosissime, biondissime, abbronzatissime e truccatissime vecchiette distese sulla spiaggia, in bikini. Una dice: “Ricordi quando eravamo ragazzine e sognavamo di diventare come Brigitte Bardot? Beh, ci stiamo quasi per riuscire”.
    La bellezza, invece, è la somma di qualità estetiche non disgiunte dal contenuto. E una donna bella –perché concordiamo con lei sui valori, anche se li esprime un po’ goffamente e il sorriso non è proprio perfetto– risulterà tale anche quando, a ottant’anni, sarà avvolta in una ragnatela inestricabile di rughe, perché la bellezza, come la intendo io, traspare ben oltre la superficie dell’apparenza. Preferisco una bella persona a una bella statuina e, come diceva… ora mi sfugge… lasciamo pure le donne belle agli uomini senza fantasia.
    Quando l’ho letta, la storiellina di BB, mi è dispiaciuta, perché della Bardot apprezzo la capacità di invecchiare con dignità –qualità difficile da trovare, anche nei maschietti– e la trovo più bella oggi, naturale, consona ai diversi stadi della vita che, forse, –dai però non esageriamo– da giovane donna solo avvenente.

  6. Vorrei, sulla falsa riga di Guydebord, proporre un’altra distinzione: quella fra bellezza (che lui chiama avvenenza) e fascino. Quest’ultimo è la capacità di attrarre a sè e di risultare interessanti. Credo si possa essere molto avvenenti anche senza essere particolarmente belli. L’arena, poi, mi auguro sia più che altro tipica degli anni giovanili: poi dovrebbe subentrare una valutazione più profonda dell’altro o addirittura un legame senza valutazioni di sorta

  7. Meglio: molto fascinosi senza essere particolarmente belli. Infatti tendo a considerare “avvenente” come sinonimo di “fascinoso” e “bello” come equivalente dell’ “avvenente” di Guydebord. Ma non ha senso confondersi usando terminologie identiche con significati opposti per cui, adottando la terminologia sopra: si può essere molto fascinosi/belli senza essere particolarmente avvenenti/belli fisicamente

  8. Pare invece che in molti misurino la bellezza sulla base di qualche misteriosa dima…

  9. E’ più forte di me, non riesco a non considerare questi discorsi del tipo “la bellezza non è tutto, in fondo” almeno in parte ipocriti.. non in questo mondo che ha ormai l’ossessiva compulsione a categorizzare tutto, a ridurre le persone solo alle loro prime impressioni. La mia esperienza personale (e sicuramente parziale, lo ammetto) è che il vantaggio della bellezza è incolmabile e i suoi effetti collaterali, quando ci sono, sono ampiamente superati dalla posizione di potere ottenuta con imbarazzante facilità. Che poi che vuol dire “difendersi dalle pretese altrui”? Costoro sono nella privilegiata posizione di guardarsi attorno in un panorama pieno di offerte e prendersi tutto il tempo di scegliere ciò che più aggrada, le cosiddette pretese altrui non mi sembrano altro che atti di sottomissione, di resa non solo verso la persona in sé ma anche verso una scala di valori imperanti che non ammette alternative (“la bellezza è questa, punto. Non puoi non prenderla in considerazione, è così evidente!”). A nessuno è capitato di notare come una frase intelligente, una battuta spiritosa, uno scherzo ottengano effetti completamente diversi se ad esprimerli è una persona di bell’aspetto o no? La bellezza è una luce che illumina il palcoscenico su cui recitiamo, non importa a nessuno se nel lato in ombra si trova un attore in grado di commuovere una pietra.
    Spero che scuserete la mia asprezza, è solo uno sfogo impulsivo da parte di chi la natura (madre? matrigna?) ha relegato ad una patetica invisibilità, poi la solitudine prende questo nocciolo di cui avete parlato e ci sedimenta attorno la sua bella scorza di cattiveria.. e poi non ne posso più di sentire persone ricche o anche solo benestanti raccontare ai poveri che il denaro non è così importante nella vita..

  10. Mah, io conosco belli e brutti di tutti i tipi: stronzi, scostanti, cordiali, simpatici, ecc, intercambiabilmente, e certi belli-stronzi lo sono senza sforzo, indipendentemente dalle pretese altrui.
    In conclusione comunque, come in sintesi dice lost signal, non è tutta sta gran disgrazia nascere belli :-))

  11. Scusi l’osservazione, prof: passi per Johnny Depp, ma Charlotte Gainsbourg non la metterei proprio tra i “belli patentati”: anzi, mi sembra proprio l’esempio perfetto di una donna che, pur non essendo particolarmente bella, è riuscita a diventare una diva grazie a fascino, carisma e personalità.

  12. Ma infatti neanche io, come Lost Signal, ho capito il senso del passo riportato (forse perche’ isolato dal contesto). Chi e’ questa bella Ilaria, e cosa vuole dalla vita? La gente che ti presta attenzioni e che si interessa a te ogni tanto vorrebbe essere ricambiata o addirittura amata, dove sta lo scandalo? Cioe’ dover dimostrare reciprocita’ nei rapporti umani, addirittura verso esseri “non belli”, sarebbe un insopportabile effetto collaterale del privilegio della bellezza, e non la normalita’. Lo chiedo sinceramente, qualcuno mi spieghi il senso dell’intervento.

  13. E poi trovo un’icongruenza quando si dice che il peso dell’esser belle deriva dal fatto di essere in una costante competizione, mentre poco piu’ giu’ si afferma che tutte quelle che non siano orrendamente brutte sono in graduatoria.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...