Uaar: sicuri che “vivere senza D” sia ridursi a un misero “io”?

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In questi giorni l’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) ha diffuso a Milano, Bologna, Cagliari e altre città un poster sei per tre, che mi lascia molto perplessa. Dice “10 milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati, c’è l’Uaar al loro fianco”. Perché mi lascia perplessa?

La campagna vuole sottolineare due cose: (a) in Italia ci sono 10 milioni di persone che non si riconoscono in nessuna religione; (b) queste persone vanno rispettate. (Certo, come vanno rispettati tutti coloro che si riconoscono in qualche religione.) Tuttavia la campagna è la prima a non fare un buon servizio alle persone al cui fianco dice di stare, perché il giochetto del cancellare la D li riduce tutti, poveracci, a un ben misero «io». Come se gli atei e agnostici italiani se ne stessero tutti chiusi nel narcisismo. Fossero tutti incapaci di altruismo. Tutti sempre lì a inseguire i valori dell’io: individualismo, edonismo, egoismo, autoreferenzialità, e chi più ne ha più ne metta. Il che corrisponde proprio all’immagine deteriore dell’ateismo e dell’agnosticismo che hanno in testa certi benpensanti cristiani o cattolici. Capisco l’intenzione provocatoria delle affissioni. Ma l’effetto boomerang mi pare assicurato.

Uaar a Bologna

126 risposte a “Uaar: sicuri che “vivere senza D” sia ridursi a un misero “io”?

  1. Pensare che, invece, a me invece “io” al posto di “dio” aveva fatto pensare a un’assunzione di responsabilità: chi prende le decisioni? Io. Chi è responsabile delle mie azioni? Io.🙂

  2. A meno che il riferimento all’IO non sia un richiamo all’anarchismo individualista, che partendo dall’individuo non trascura affatto la dimensione sociale. Capisco però che un tale messaggio verrebbe compreso da una decina di persone in tutta Italia…

  3. anche a me aveva dato un sussulto positivo, io come uno fra tanti, responsabile della vita che mi accade…

  4. Concordo con Ninatrema e Nicoletta, ho una senzazione positiva. Tra l’altro, è tutto da dimostrare che ci sia una “riduzione” e che si tratti di un “misero IO”.

  5. Per fugare i dubbi basta leggersi il blog dell’Uaar, piuttosto che rincorrere i pregiudizi degli integralisti:
    “Secondo le ricerche più accreditate, sono circa 10 milioni i non credenti in Italia. Ma non hanno voce, vengono spesso bistrattati e talvolta temono di fare coming out: il nostro non è un paese laico, l’influenza della Chiesa cattolica è forte, il conformismo sociale ossequioso verso la tradizione è diffuso e il lassismo della politica è evidente. Inoltre, i non credenti sono oggetto di demonizzazione e pregiudizi, la loro “mancanza” di fede viene bollata come assenza di umanità, sentimenti o senso etico. Nonostante ciò, gli atei e gli agnostici possono vivere una vita piena e fanno parte integrante della società. E quell’”io” della campagna, lungi dall’essere una espressione di egoismo, grettezza, isolamento o chiusura individualistica, vuole essere proprio la valorizzazione di quella preziosa individualità possibile senza dogmi e senza dettami religiosi, declinata all’insegna della libertà e della coscienza critica. In fondo 10 milioni di “io” fanno un enorme “noi”.”
    http://www.uaar.it/news/2013/06/04/bologna-cagliari-milano-continua-campagna-uaar-viviamo-bene-senza-d/

  6. Salve a tutti,
    forse perché sono cristiano e cresciuto in ambienti cristiani o comunque in cui una religione veniva professata (a parte la scuola, per quanto sia laica in Italia) , condivido il fatto che la figura dell’ateo egoista egocentrico e tanti altri ego sia uno stereotipo presente nel mio background culturale, crescendo l’ho abbandonata, ma un’immagine dell’UAAR d’istinto la riporta a galla.

    Un suggerimento per l’UAAR, l’iniziativa #AtheistsUnite http://www.indiegogo.com/projects/atheists-unite credo sia una buona trovata per aiutare a superare lo stereotipo.

    Buona giornata!

  7. In quanto atea mi dà parecchio fastidio, dato che uno dei messaggi più difficili da far passare è che non credere in Dio non vuol dire essere egoisti e centrati su se stessi…ma al contrario basarsi su un idea di umanesimo ecc ecc… Certo, a “io” si possono dare molte interpretazioni…non necessariamente negative; tuttavia concordo che le interpretazioni più automatiche dei non atei coincideranno con la linea proposta da questo articolo…😦

  8. a me fanno ridere questi sono come i testimoni di geova dell’ateismo.
    gli integralismi mi fanno paura, religiosi o meno che siano, e questi dell’uaar mi hanno sempre dato quest’impressione, dal vivo quando li ho incontrati e negli incontri pubblici in cui sfinivano con le loro omelie i presenti.

  9. Roberto Vuilleumier

    A me sinceramente cosa pensino in Non atei, riguardo la campagna “interessa zero”. Uno dei primi insegnamenti che ho ricevuto quando piccolissimo sono stato costretto a seguire le sciocchezze dei catechisti era la rinuncia all’io in funzione dell’apertura e dell’obbedienza a dio. Per poter perforare le giovani menti i catechisti devono privarti dell’individualità, anche per questo la campagna UAAR è efficace e puntuale. Di cattivo gusto trovo solo dio scritto con la d maiuscola, e le considerazioni del post che vanno ben oltre il “senso” della campagna.
    Delegato Uaar IMOLA

  10. Per un attimo (e la sensazione stranamente perdura) quella D mi rimanda a Donna; e adesso datemi del paranoico🙂

  11. temo che dio li fulminerà.

  12. Sono contento di essere “io”. Manifesto 6X3 perché la scelta dell’esterna? Non comprendo l’obiettivo di questa comunicazione, quali motivazioni hanno spinto questa associazione a spendere i loro soldi in questo modo? Dove volevano arrivare? Leggendo le poche righe sotto si viene a sapere (per me agnostico da 50 anni) che esiste un’associazione che “unisce gli atei e gli agnostici. OK. Allora, cosa dovrebbe percepire il target di riferimento, cosa debbo fare adesso che ho letto che la UAAR (nome orrendo) è al mio fianco quando sono discriminato. Discriminato da chi e per cosa? Ho forse meno diritti di un cattolico, no, non ne ho meno, è la chiesa cattolica e le “altre” dell’8 x mille che ne hanno più di me. Ha più diritti di me chi crede in un Dio tra i tanti? Non saprei, se si, vi prego ditemi quali. Alla UAAR posso dire, da professionista del settore: “risparmiate i soldi”.

  13. Fernando Santagata

    “Come se gli atei e agnostici italiani se ne stessero tutti chiusi nel narcisismo.”
    Se “narcisismo” e` la definizione di “contare solo su di se’ e le proprie forze”, allora si`, penso di essere narcisista.

  14. @Pier Danio(nome orrendo): un non credente in Italia nel 2013 si trova discriminato quando iscrive a scuola i propri figli, essendo l’ora alternativa inapplicata ed essendo le scuole paritarie private cattoliche finanziate a scapito delle pubbliche, si trova discriminato nell’abuso arbitrario delle percentuali che assicurano alla chiesa la quasi totalità dell’8X1000 , tassa di per sè iniqua, si trova discriminato in quanto non gli è possibile decidere come vuole per il proprio fine vita mediante testamento biologico, si trova discriminato nel dover subire l’ingerenza dei simboli e delle istanze dello stato straniero vaticano in ogni campo dei diritti umani e ad ogni latitudine del territorio italiano, sotto forma di mille balzelli e prebende regalati per “prassi”e per collusione.
    Da sostenitore UAAR posso consigliarti: “risparmiaci le prediche”.

  15. Mah! Chissà perché dovrei negare ciò che è solo frutto di fantasia. Negare, anzi, cancellare D, bello maiuscolo e in extrabold, equivale ad affermarlo, forse per conflitti non risolti d’interesse psicoanalitico. (Ma forse è stato giusto per certi personaggi essere picchiati da piccoli dal loro padre).
    Altra cosa è l’anticlericalismo. Ma anche i clericali sono così distanti dalla mia visione che al massimo posso pensare, ma solo di sfuggita: ma che si fottano, rompiscatole, loro e i loro confratelli dello uaar, si godano l’otto per mille, e magari s’interroghino sull’uso che di quel fiume di denaro (quattro volte quanto appena necessario per la paghetta della casta) si fa realmente. Questo poster è omologo agli spot piagnucolosi e miseramente bugiardi del chiediloaloromalochiedonoanoi.

  16. Sono perplesso. Da un lato il target è l’ateo e l’agnostico, che un certo percorso sul tema l’ha già fatto e potrebbe accogliere lo slogan in modo positivo. Dall’altro semplificare così il tema religioso lo trovo ingiusto e fuorviante. Molte persone, inoltre, più che atee sono anticlericali, cioè insofferenti a tutta quella sovrastruttura che le religioni si sono dati sopra un messaggio semplice e condivisibile (ama il prossimo tuo come te stesso).

    @Pier Danio Forni
    Chi non è cattolico è discriminato, non in modo diretto, ovviamente. La legislazione italiana su alcuni temi e la sua (non) evoluzione risente in modo determinante del credo Cattolico.

  17. Il “problema” dell’UAAR, che a me fa sempre molto sorridere, è che nelle loro campagne pubblicitarie per negare l’esistenza di Dio devono sempre scriverne il nome a caratteri cubitali, stimolando il pensiero di Dio anche in chi normalmente non ci pensa affatto né si porrebbe mai il problema… e quando uno comincia a porselo… non si sa mai dove potrà arrivare… forse perfino a crederci😉

  18. Molto d’accordo con Giovanna, nonostante la mia simpatia per ‘UAAR.

    Aggiungo un motivo sociologico: la mia identità di individuale è l’insieme dei molti “noi” cui appartengo e riconosco di appartenere. Individuale può essere solo il modo in cui declino e combino questi molti “noi”.
    L’esperienza stessa dell’io si forma a seguito dell’interazione con l’altro, fin dai primi giorni di vita, se non prima. L’interazione, e quindi la società e la cultura, in questo senso vengono prima dell’io: ho cominciato a formarmi come “io” in un mondo sociale e culturale che esisteva già, che mi ha dato la sua impronta, mi ha perfino dato l’idea che esista un “io”.

    Nella cultura corrente, mi sembra che questa consapevolezza sociologica sia abbastanza estranea all’uso del termine “io”. Prevale un individualismo ingenuo, che nasce in fondo dalla comprensibile reazione illuministica e razionalistica agli aspetti deteriori dei collettivismi religiosi tradizionali.

    Scusate la pizza.🙂

  19. Io le discriminazioni non le vedo e nemmeno le sento. Vero, i cattolici hanno dei privilegi, è per questo che tu ritieni discriminato chi non li ha? La campagna della UAAR è acqua fresca, ma forse (chiedo scusa perché non conosco l’attività precisa della UARR) ci sarebbe bisogno più di un’associazione che combatte i privilegi. Punto. Anche alla chiesa cattolica. Ri punto. La questione è sempre quella, compreso il finanziamento ai partiti, vuoi sostenere il PD, PDL, Lega, paga di tasca tua. Non vuoi che il più ricco vinca le elezioni? Fai delle regole veramente restrittive. Se si vuole portare avanti un’idea, dei valori, o anche solo una causa specifica, non si debbono chiedere i soldi allo stato, perché in questo modo pagano tutti. In uno stato liberale I soldi debbono provenire di chi gestisce e fa parte della congrega. L’invenzione dell’8X1000 che deve andare per forza da una parte o dall’altra, e anche del 5X1000, non mi pare democratica in linea di principio. Vero è che puoi dare l’8X1000 anche allo stato, ma è un giro di soldi senza senso.

  20. @Pier Danio Forni
    E’ vero: se sei contro l’aborto, il divorzio, l’eutanasia, se sei eterosessuale, credi nella famiglia tradizionale (lui + lei per sempre uniti in matrimonio + figli) e credi che a scuola ci debba essere l’ora di religione non sentirai nessuna discriminazione.

    A parole siamo molto liberali, poi basta essere gli unici nella scuola a non far fare l’ora di religione alla figlia e le cose, miracolosamente, si complicano.

  21. Si, son d’accordo. Secondo me hanno proprio sbagliato messaggio, perché non credo che l’Uaar in realtà abbia nelle sue corde il tono “nichilista” di quella D cancellata che lascia spazio a un narcisistico “io”. Hanno proprio sbagliato nel tradurre i propri valori, volendo inseguire a tutti i costi il giochettino ad effetto. Capita spesso, anche loro ci son cascati.

  22. Anche io, come Ninatrema, avevo pensato al riferimento alla propria responsabilita’ come essere umano, che pensa e decide autonomamente, non perché spinto da una religione… Inoltre, non ho mai pensato agli atei (mi considero un’agnostica a questo punto) come individualisti o egoisti.

  23. Per una cosa credo tu abbia ragione, sono gli obiettori di coscienza (medici e personale sanitari) che impediscono di applicare le leggi esistenti sull’aborto, poi ci sono delle leggi ingiuste che colpiscono tutti, o meglio tolgono diritti ad alcuni, l’eutanasia, il matrimonio per gay lesbiche e coppie di fatto, questi problemi sono però dibattuti anche dall’etica di alcuni atei in molti paesi. L’ora di religione la posso evitare se non mando mio figlio a scuola da preti e suore. Il bigottismo e l’ipocrisia non la posso evitare in certi luoghi e frequentando certe persone, ma non la ritengo discriminante, se non ti piace il rumore assordante non vai in discoteca. Non credo che tu ti possa sentire discriminato perché le discoteche sono troppo rumorose e tu vorresti una musica dolce. Ribadisco però che eliminando il concordato si potrebbe eliminare o quasi l’ingerenza della chiesa sullo stato. Senza soldi non si va da nessuna parte. Senza più becchime si auto eliminerebbero anche i politici servi della chiesa, ipocriti divorziati per essere buoni, o peggio cattolici e credenti che fanno il bunga bunga, senza contare il sesso legale e illegale di alcuni membri della chiesa.

  24. Boh concordo in pieno. Ma ho comunque con l’ateismo italiano un problema di fondo – perchè come in questa campagna, fa confusioni fastidiose, e che alimentano non solo gli stereotipi su se stessi ma anche sugli altri. E gettano benzina sul fuoco di un conflitto mal impostato.
    Intanto la lamentazio sulla discriminazione mi pare un tantino fuorviante, un tantino stupida. Io vivo da atea, anche se nel mio intimo non mi definisco tale: ma si, mio figlio è l’unico che non fa religione a scuola, sono per l’aborto mi sono sposata in comune etc. Non di meno, tramite rocambolesche imprese, sono stata testimone di nozze di due matrimoni in chiesa di due care amiche. Discriminazione è cosa perciò da riservaare a ben altre esperienze di vita. Vuol dire non accedere a certe professioni, vedersi precluse occasioni e relazioni, vedere un cartello con scritto che non puoi entrare, vedere che non puoi sposarti qualcuno che vuoi sposare. Stante il brillante esempio che oggi di la nostra popolazione offre verso gli extracomunitari, e le amministrazioni verso i rom, e le persone omosessuali, un tantino di pudore prima di usare certe parole sarebbe opportuno.
    La religione è una questione privata e metafisica, e non per la questione metafisica, che certi diritti in Italia non sono rispettati, e democraticamente impostati. Il binomio Dio/io l’antitesi suggerita, non dovrebbe per me essere oggetto di pubblica comunicazione, l’accesso alla metafisica è un piano molto privato, e anche sacro in senso laico: è come scrivere sui cartelli “dai metti le corna a tuo marito” – una volgare intromissione sul piano delle scelte personali, che mette in secondo piano le scelte pubbliche.
    Le quali sono il problema di tutti, e l’unica cosa per cui forse stiamo parlando di questa campagna. In una democrazia, i diritti di tutti dovrebbero essere applicati,e per quanto è possibile dovrebbero poter convivere visioni del mondo diverse e ugualmente rispettose e rispettate: come mi indispettisce un ordine giuridico in cui non è permesso chiedere l’eutanasia, decisamente lo detesterei se me la proponesse come obbligatoria. E così per tutte le cose per cui la maggioranza culturale cattolica – nel senso politico e non metafisico del termine – impone ai restanti l’organizzazione della vita. Ma il campo della religiosità non dovrebbe interessare. E anche l’interpretazione accettata qui nel commentarium – fico io nego Dio e mi assumo le mie responsabilità, si regge sull’implicito stereotipico per cui se uno prega si dismette dalle sue. Bah.

  25. A proposito dei non credenti in alcuna religione che “non hanno voce, vengono spesso bistrattati e talvolta temono di fare coming out: il nostro non è un paese laico, l’influenza della Chiesa cattolica è forte, il conformismo sociale ossequioso verso la tradizione è diffuso e il lassismo della politica è evidente. Inoltre, i non credenti sono oggetto di demonizzazione e pregiudizi, la loro “mancanza” di fede viene bollata come assenza di umanità, sentimenti o senso etico”, personalmente non dico trasecolo ma rimango perplessa.
    Tutto dipende dall’ambiente in cui si vive e in alcuni ambienti succede esattamente il contrario.
    Possiamo dunque dire che il “diverso” in un senso o nell’altro venga di volta in volta, a seconda dei contesti appunto, discriminato o anche sottilmente intimidito.
    Sono d’accordo col post e con l’esigenza di rispettare TUTTI, soprattutto abbandonando quell’atteggiamento irrisorio tipico di certi non credenti o anticlericali da bar che, troppo spesso ancora, non sanno al contempo sottrarsi al conformismo religioso fatto di battesimi, comunioni, cresime.

  26. Non condivido affatto, vedi,questo è il tuo punto di vista , il punto di vista di una persona già schierata e quindi poco obiettiva, ognuno di noi è capace di vedere le cose in modo distorto solo perchè piace vederla in quel modo , ma oggettivamente l’uaar non fa nulla di così scandaloso e così invasivo che il vaticano non fa , vedi gli scandali o le continue ingerenze…

  27. @Zauberei: a me pare proprio che tu ti senti toccata da questa pubblicità quasi che fossi una credente, ma ti secchi definirti tale perché ne ravvisi tu stessa l’ingenuità intrinseca dell’esserlo.
    Portare le tue esperienze personali è irrilevante, ci sono persone appartenenti ad ogni genere di minoranza che non si sentono discriminate, ciò non toglie che le discriminazioni esistono comunque lo stesso.
    Quindi non ci sono discriminazioni stupide solo perché alla tua spiritualità raffinata non piacciono, o perché tu hai la fortuna che altri non hanno di possedere carattere e istruzione: abbi il pudore di informarti riguardo le vessazioni dirette e indirette che i cittadini non conformi alle regole ecclesiastiche quotidianamente subiscono.
    Non a caso il mensile l’Ateo viene distribuito anche in busta anonima dietro richiesta, chiediti il perché.
    Tra l’altro ti permetti anche di decidere quali messaggi debbano essere di “pubblica comunicazione” per il tuo puro e personalissimo gusto intellettuale, esattamente come faceva l’inquisizione e come fa oggi sottobanco la chiesa cattolica, vedasi la “censura” della campagna ateobus.
    La metafisica è un “piano molto privato, e anche sacro in senso laico”, qualunque cosa significhi, solo PER TE: il campo della religiosità/spiritualità/fuffologia è a disposizione di tutti, e qualora non si violino le norme di legge in un paese civile ognuno è libero di dire ciò che gli pare nel merito, e affiggere i manifesti che desidera.

  28. @Fabio
    sono d’accordissimo soprattutto nella conclusione: libertà totale di pensiero, di espressione e …. di affissione di manifesti.
    Tra l’altro ho dimenticato di dire che nemmeno io vedo nella cancellazione della “D”, una volontà di concentrarsi solo sul proprio io, sul proprio egoismo, narcisismo, edonismo, ecc.
    Circa le “vessazioni dirette e indirette che i cittadini non conformi alle regole ecclesiastiche quotidianamente subiscono”, se ti va mi dici quali sono i dati che ti risultano? Dove? E’ una situazione generalizzata in tutta Italia o sono (deprecabilissimi) casi isolati come invece penso io?
    Le cose non stanno così?
    E mi chiedo il perchè la rivista l’Ateo sia fatta arrivare anche con garanzia di anonimato, ma non riesco a trovarlo, evidentemente non ci arrivo.
    Mi dirai: informati. Ma se ti va, visto che ora ne stiamo parlando qua, aspetto risposte.

  29. Completamente d’accordo con il post, credo anzi che si possa dire di più. Una campagna come questa risulta infelice, similmente a altre che l’hanno preceduta, per il suo utilizzare il canale della pubblicità per finalità moralistiche (condivisibili o meno). Il messaggio è del tutto fuori contesto, suona come la risposta a nessuna domanda, e pone a disagio tanto i credenti quanto i non credenti per la banalizzazione che lo slogan opera sulla tematica.

    Il discorso Dio/Io è alla fine abbastanza secondario. Si tratta certamente di uno slogan venuto male, ma il boomerang credo consista nella scelta alla base di utilizzare quegli spazi, e il relativo “taglio” del linguaggio che comportano, per veicolare un messaggio così fondamentalmente complesso. Un’uscita così fuori contesto, quasi gridata, mette soltanto in risalto l’insicurezza di fondo di chi la opera.

  30. Fabio non capisco l’acrimonia della tua risposta. Detesto il ricatto a cui si sottopone sempre il dissenso: per cui se una persona dissente dalle scelte di un’altra, di un gruppo di un partito politico, la si mette a tacere identificando il suo dissenso con la volontà di reprimere la libertà altrui. Se si fa una campagna pubblica, dal pubblico può venire l’opinione per cui quella campagna è sbagliata o non piace. Che non vuol dire proporre una raccolta firme perchè sia tolta.
    Per il resto, si, mi è servito parlare della mia esperienza in termini di discriminazione, e penso che sia importante fare una distinzione che per molti è più viva di quello che tu creda. Spiacente che ti disturbi, ma come si diceva sopra – opinioni diverse. A me infastidisce che con questo tipo di campagne, ci si sposti dal piano urgente che è quello pratico, dei diritti negati, a quello delle credenze personali. A me colla D o senza, mi fotte che siano possibili delle opzioni reali nella vita dei cittadini, non mi interessa contestare il fatto che la domenica vadano a messa o meno. Non mi interessa dire, io so più fica perchè non ci vado. Siccome collego all’ateismo le opinioni che difendono queste urgenze, mi dispiace constatare il fatto che una cosa è certa, con questo tipo di campagna non conquisteranno un percentile in più. Le scelte religiose e astratte invece, non sono affatto una questione di religiosità elitaria, e trovo questo davvero molto snob.

  31. Ciao Giovanna: solo per dirti che ancora una volta la tua analisi mi pare perfetta (e te lo dice un narciso che ogni tanto ama esclamare: io sono dio… di me stesso!). Giro il link agli uaaristi della mia contrada che mi stanno sassando da anni con le loro crociate e che sapendomi ateo non capiscono perché non sia uno dei loro adepti.😉

  32. @Engy: la rivista può essere spedita in forma anonima poiché banalmente alcuni lettori non se la sentono di pubblicizzare la propria non credenza, per mille motivazioni derivanti dal contesto in cui vivono.
    La percezione della chiesa come “portatrice di bene” è una realtà evidente, è quindi inevitabile il condizionamento culturale che stigmatizza l’ateo all’interno della società in maniera più o meno sottile ma permanente.
    Questo al di là dei casi discriminatori specifici o personali, che sarebbe facile iniziare a elencare portando esempi di di ingerenze a scuola o negli ospedali.
    Poi uno può leggere o meno il problema nelle dimensioni che gli aggradano, c’è chi sostiene che anche gli omosessuali non sono discriminati.
    Noi allo stesso modo di ciò che fanno le associazioni LGBT per le proprie cause, forniamo assistenza e uno sportello informativo per chi si trovasse ad avere a che fare con problematiche riguardanti i diritti dei non credenti.

  33. Ho inserito il nome sbagliato, il commento sopra è il mio,
    se si può chiedo gentilmente di cambiarlo e cancellare questo messaggio.

  34. Non è bello, non è simpatico, non è creativo.
    Non sa dove andare a parare.

  35. @Zauberei: se rileggi i tuoi interventi precedenti vedrai che non c’è più acrimonia nella mia replica rispetto a quella nelle tue affermazioni.
    Si discute😉

  36. Nel corso della mia opera di predicazione mi è capitato di sentire persone dirmi: “Io non credo in Dio ma solo in me stesso”. Secondo me questo non significa necessariamente egocentrismo o egoismo ma una profonda delusione verso la religione e un’altrettanto profonda diffidenza verso il prossimo. Se non avessi fede, sarei anch’io così: attorno a noi c’è solo disonestà. Chi può ti pugnala alle spalle ed è gentile con te solo se gli dai qualcosa in cambio. Dove lavoro io sono tutti così, perlomeno.

  37. X anto: “testimoni di Geova dell’ateismo”?! Questa non l’avevo ancora sentita!
    Dai commenti che leggo, vedo che gli UAAR non accettano le critiche e sono piuttosto aggressivi.

  38. @Francesca: questo ilquadro: “testimoni di geova dell’ateismo, adepti che fanno crociate, confratelli, ingenui insicuri e diffidenti verso il prossimo”: se non è proiezione questa🙂
    Tutti epiteti riferiti a noi che osiamo affermare semplicemente che si può vivere benissimo senza dio, che dio è un’ipotesi non necessaria ad una vita serena.
    Le critiche sono ben accette e talvolta pure sensate, ma si sa, le parole hanno il pregio e il difetto di essere interpretabili, per cui qualsiasi pensiero è contestabile, cavillando ad oltranza.
    Contestare un manifesto semplice e “gentile” come quello in oggetto secondo me non fa che evidenziare la coda di paglia dei credenti offesi (si va dalla proiezione, all’insulto, al “ti censuro”) o la presa di distanze degli intellettuali puristi, tra i non credenti ve ne è una nutrita schiera, ai quali per definizione non andrà mai bene nulla.

  39. @davids
    bene, però dipende sempre dal contesto in cui si vive e dove vivo io la rivista l’Ateo sarebbe, dai più, esibita orgogliosamente e i più discriminati sono proprio i credenti.
    @Francesca se tu non avessi fede, saresti diffidente verso il prossimo, dici. Poi dici che attorno a te sono tutti disonesti. C’è qualcosa che tocca, o sbaglio?
    ____________ Riguardo poi certi temi etici, vedo che il fatto di essere credenti non sempre incide in un preciso tipo di presa di posizione; forse nella maggior parte dei casi, così come nella maggior parte dei casi la risposta è pressochè univoca da parte degli atei.
    Questo dovuto anche a un modo di pensare schematico, spesso conformisticamente di sinistra (per cui essere di sinistra significa rigorosamente essere atei, favorevoli ad aborto, eutanasia, matrimoni gay, ecc).

  40. @Engy: Discriminati i credenti? Non ho mai avuto notizia di riviste o pubblicazioni di area cattolica veicolate in incognito per timori di “rappresaglie”, tu sì?

  41. pero’ cerchiamo di intenderci sul concetto di discriminazione (ovvero violazione del principio dell’uguaglianza dei diritti a seconda di determinati fattori – religiosi, etnici, linguistici ecc), che puo’ essere pertinente in certi casi e meno in altri. Nel caso della scuola puo’ essere pertinente: un ragazzo che non si avvale dell’ora di religione e non riceve in cambio nessun corso alternativo puo’ essere effettivamente discriminato. Idem dicasi per il matrimonio omosessuale. Nel caso dell’8×1000 si puo’ scegliere di non beneficiare la Chiesa Cattolica (anche se il meccanismo non e’ effettivamente esplicito). Testamento biologico e altro non c’entrano molto, visto che lo Stato italiano (purtroppo) non riconosce tale diritto a nessun cittadino (per ora). In questo caso c’e’ un mancato riconoscimento di taluni diritti, non discriminazione. Insomma io eviterei di mettere tutto nello stesso calderone concettuale.

  42. “rappresaglie”?
    Fra virgolette sì, nel senso di irrisione, disprezzo, sufficienza che si riserva a minorati e semideficienti. A livello di riviste che arrivano nella buca delle lettere non saprei, ma in certi ambienti, di lavoro ad esempio, certi credenti hanno vita dura, così come in altri molto politicizzati a senso quasi unico, chi “piega” dall’altra parte subisce anche qualche intimidazione.
    In ogni caso a me risulta che le uniche riviste comprate di nascosto rimangano quelle pornografiche.
    Poi ti dico, non ho dubbi sul fatto che possa succedere esattamente la stessa cosa uguale al contrario a un ateo che si trovi a vivere e lavorare in ambienti di credenti o di conformisti religiosi.
    Sempre generalizzando comunque, perchè per fortuna di persone rispettose e con sale in zucca, atee o credenti che siano, ce n’è ancora in giro.

  43. @Paola: certo i distinguo che fai sulla eccessiva semplificazione sono sensati, però, per dire dei due casi che hai citato, il meccanismo dell’8 per mille è ben peggio che “non esplicito”, e si traduce essenzialmente nel far pagare le prebende ecclesiastiche anche a chi non crede e non lo vorrebbe fare.
    Allo stesso modo la non promulgazione di una legge oggettivamente civile che regoli il fine vita è comunque in linea con le direttive monoteiste e i credenti in queste ultime non se ne possono lagnare, ma debbono giocoforza sottostarvi anche i non credenti ai quali non frega nulla della “sacralità della vita” nel senso teistico del termine.
    In questo senso il fattore discriminante esiste nei fatti anche se non nell’accezione burocratica.

  44. @Engy: concordo con la tua chiosa, essere credenti o atei non è certo una pregiudiziale necessaria per evitare di essere incivili o irrispettosi, si possono incontrare atei ottusi e deficienti e credenti brillanti e aperti.

    In ogni caso appare evidente che l’esternazione della fede avviene per prassi anche in luoghi pubblici di ogni sorta, spesso in luoghi lavorativi, aggirando le leggi appunto per consuetudine e perché la religione è percepita comunemente come bene; di contro qualsiasi manifestazione anche pacata che rimandi a concezioni filosofiche scevre dall’influenza religiosa, viene percepita come irriverente e negativa per l’essere uomo.
    Un credente può affermare che l’ateo è un disabile del cuore, con il beneplacido dei media,
    se l’ateo risponde per le rime è un arrogante irrispettoso.
    PS: davids sono sempre io, è lo pseudonimo con cui scrivo in altri forum, purtroppo talvolta al momento di inviare mi confondo, chiedo venia🙂

  45. caro Fabio, su questo tuo ultimo commento sono proprio d’accordo. :-))

  46. Buona analisi, ma forse un po’ troppo dura. Se, come diceva Feuerbach, Dio rappresenta la proiezione fuori da sé di valori e aspirazioni propri dell’essere umano, anche in quanto individuo, allora eliminare la D non significa ridurre tutto a un “misero io”, semmai sottolinea il tentativo di ritrovare dentro se stessi ciò che si cerca fuori. Per di più, io credo che l’ateismo sia una questione molto più individuale rispetto alle credenze religiose. Tuttavia i seguaci dell’UAAR mi sembrano poco avvezzi a una visione “filosofica” di ateismo e agnosticismo, scadendo talvolta in una certa arroganza che dovrebbero lasciare agli avversari.

  47. il “misero io” è l’affermazione della responsabilità individuale e la
    rivendicazione delle libertà individuali: se vi par poco! la società è
    fatta di individui-cittadini che, in uno Stato pienamente democratico e giusto,
    vorremmo, oltre che più liberi e responsabili, anche solidali (libertè egalitè
    fraternitè!), chissà perchè un individualismo inteso in questo modo debba per
    forza configurarsi come egoista e narcisista; non a caso l’affermazione di
    un’ ETCA laica è tra i nostri obiettivi! Il luogo comune che senza dio non ci possa essere morale è il luogo comune più…misero😦
    Qualche perplessità ce l’ho invece sulle’espressione “vivono bene”:
    non è che la non credenza porta necessariamente a vivere bene, esattamente
    come la credenza: ci sono credenti che traggono forza dalla loro fede e li aiuta
    vivere meglio, salvo quando… rompono le scatole a chi non ce l’ha e ci sono credenti che vivono malissimo; ci sono increduli che vivono male o bene perchè la qualità della vita dipende da una miriadi di variabili: lavoro, relazioni personali, salute, condizionamento infantile, contesto ambientale…perciò dire “vivono bene” mi sembra una semplificazione
    banalizzante, questa sì

  48. A me la campagna pubblicitaria piace molto. La trovo stimolante. Non offende nessuno. Ma possiamo dirlo che senza la “D” noi (..almeno noi) riusciamo a vivere bene!

  49. Pingback: Non nominare l’Io invano - UAAR Ultimissime

  50. Do you want the “D”?

    Eliminare quella D significa liberarsi da delle catene pesantissime.

    Come possiamo dedicarci al prossimo se perdiamo tempo con qualcosa di scientificamente inesistente?

    Il nostro volontariato, l’uaar ne è una prova, è qualcosa di nobile, prezioso, non imposto e fatto di fini meravigliosi: puro altruismo.

    Invece voi siete comandati, avete secondi fini ( guadagnare punti paradiso) e lo fate per stare bene con la D e non con voi stessi.

    Cara uaar che leggi, sei troppo moderata!

    Vi consiglio di giocare con l’ingroup e outgroup per svegliare un po’ di gente in coma.

    È l’unico modo per farsi conoscere, l’unico modo per far capire alla gente che non ha bisogno della D.

    Io tipo farei un mega cartello con scritto:

    Eliminando i patti lateranensi l’iva scenderebbe del 5%.
    Sei d’accordo o hai bisogno di D?

  51. Cosenza scrive: “in Italia ci sono 10 milioni di persone che non si riconoscono in nessuna religione; queste persone vanno rispettate. (Certo, come vanno rispettati tutti coloro che si riconoscono in qualche religione.)”.
    In quanto a rispetto dovuto ai credenti, si pensi a quanto “costano” in meri termini economici (cristiani in particolare) a tutti, compresi i non credenti. Non potendosi dire altrettanto dei non credenti, una disparità evidente di trattamento e di attenzione esiste, ovviamente per chi non abbia il paraocchi e sia in grado di guardare più lontano della punta del proprio naso. I credenti (cristiani in particolare) hanno in Italia fin troppi privilegi per essere questo un Paese che si finge costituzionalmente laico, ma che è nella realtà prono – da sempre – ai dettami ed ai capricci espressi oltre Tevere.
    Sarebbe ora di pensare al dovuto rispetto di ‘tutti gli altri’, non credenti tra questi.

  52. mah! a me sembra che si mostri che ognuno è responsabile delle proprie azioni e scelte. punti di vista.

  53. Tutti i totalitarismi hanno sempre puntato all’annullamento dell’io, da immolare ad un ideale superiore. L’umanesimo ci insegna che solo il riconoscimento dei diritti dell’io può portare alla condivisione di ideali comuni, al noi

  54. Bellissima campagna invece. Il riferimento all’io vuole invitare a prendersi le proprie responsabilità. Personalmente approvo il messaggio che cerca di lanciare, in un Paese in cui il Papa e tutti gli alti funzionari religiosi sono tutti i giorni in televisione a dirci cosa si deve e non deve fare – senza mai un contraddittorio.

  55. egregia,siamo sicuri che tra tanti benpensanti cattolici non ci sia anche Lei? io vivo benissimo da anni senza dio ,una vita piena divertente e impegnata anche nella solidarietà .responsabile fino in fondo di quello che faccio o non faccio,senza nessun dio immaginario al quale rendere conto.
    ps:per quanto riguarda il “vivere bene” è chiaro che questa è una risposta alla favoletta che senza dio si vive male,come sostiene anche l’autrice del post, dimostrando quanto sia utile questa campagna.
    ovviamente la qualità della vita dipende da mille fattori e dalla psicologia e dal carattere di ognuno.
    SALUTI

  56. Credo che questo post e anche molti commenti si basino, come spesso accade, sulla teoria filosofeggiante di chi è mediamente più istruito della massa, ha più tempo per commentare (come me), ha molti strumenti di analisi, ma è una vita che non va più a comprare il latte al supermercato. Cioè, quando si parla di “non discriminazione”, non si tiene conto di quello che accade davvero, nella realtà. Sempre se non si appartiene alla garantita massa dei “normali”. Ci sono posti in cui i cattolici, o meglio, le loro associazioni paramafiose, fanno il bello e il cattivo tempo. Soprattutto, hanno un concetto di inclusione che è relativo a quello che si può scambiare. Cioè, quanto e come si crede in dio non frega niente a nessuno. Se puoi scambiare un favore con il tuo “fratello”, tale solo quando gli servi, allora sei incluso. (la regione lombardia vi dice qualcosa?) Chi sarebbero dunque i narcisisti egoisti? Ancora una volta, visti anche i privilegi (privo di legge) di cui godono i prelati, la realtà supera le elucubrazioni… Se non altro, conoscete qualche essere umano in occidente che possa vivere senza andare a fare un lavoro vero, oltre ai preti?
    Inoltre, il meccanismo della confessione rende più semplice ad un credente di “assolversi” rispetto ad un ateo di autoassolversi se ha un’etica forte.
    (Lecaldano, Eugenio, Un’etica senza Dio. Roma-Bari, Laterza, 2006)
    È vero che nella campagna sarebbe stato meglio mettere in evidenza le assurdità di chi ha sul groppone 10 comandamenti e fa di tutto per infrangerli insieme, invece che parlare di Dio. Ma la comunicazione dev’essere rapida, veloce, deve colpire. Anche a me sarebbe piaciuto mettere da una parte il sito per preti omosessuali “Venerabilis” e dall’altra le affermazioni di tutti i papponi cardinalizi contro gli omosessuali. O “ama il prossimo tuo come te stesso” e le affermazioni di alcuni famosi cattolici contro il diverso, straniero soprattutto.
    “Io senza legge rubai in nome mio, gli altri nel nome di dio”.

  57. Credo che questa campagna abbia dei pro e dei contro, ma l’unica critica che mi sento di condividere è quella di Ilaria. Per il resto la trovo abbastanza efficace, quell’io non richiama l’egoismo, richiama la forza dell’individuo, l’essere una testa pensante, non una pecora nel gregge e quella lettera cancellata non è solo la D di dio, ma anche di dogma.
    Penso che oltre l’apparenza, il messaggio di quei cartelloni abbia molti significati, non ultimo il tema della libertà di espressione (quanti si sentono di dover questionare quanto un ateo dice, solo perché è ateo?) ma l’aspetto che più mi colpisce è cosa la gente veda in quel cartellone: c’è scritto “io”, non “egoismo”.

  58. La cultura italiana è talmente monopolizzata dal cattolicesimo che non si riesce ad andare oltre le solite associazioni di pensiero: ed ecco che Individualismo e autoreferenzialità divengono Egoismo, e l’edonismo diventa qualcosa come un insulto o una cosa degradante. Individualismo è libertà, è autonomia dell’individuo rispetto alle pressioni improprie di una comunità o di uno stato. E’ l’individualismo dei Diritti Umani, contrapposti ai presunti diritti della “comunità” sull’individuo. Edonismo è la ricerca della felicità, poichè nella felicità non si realizza solo un piacere fugace privo di contenuti, ma anche lo spirito dell’individuo, le sue aspirazioni. Vogliamo un individuo che dia importanza ai suoi desideri, perchè i desideri valgono. E l’ autoreferenzialità è quella dell’individuo che riconosce in sè la capacità di determinare la propria vita, nel rispetto della stessa capacità degli altri. Perciò viviamo bene e liberi senza D, e siamo individualisti, autorefrenziali ed edonisti, e in quanto tale, Umanisti, umanitari e uomini e donne libere.

  59. Il senso non è da sinistra verso destra ma destra verso sinistra quindi togliere la d apre la strada ad un accrescimento che può nascere solo dall’individuo con le proprie responsabilità senza che siano demandate a una D (maiuscola) o suggerite da essa. Per quanto riguarda il rispetto tutti sono da rispettare ma questo non implica che le religioni siano esenti da critiche nei riguardi delle loro incongruenze, inesattezze, falsità ed ipocrisie.

  60. mi permetto anche di aggiungere,dove sta scritto che : “individualismo, edonismo, egoismo, autoreferenzialità” sono valori negativi? se ci sono persone disposte a credere che una preghiera al dio di turno (dando per scontato che il proprio è quello giusto,ma qualcuno pure dovrà esserci che si sbaglia visto che di religioni ce ne sono un sacco)può guarire una malattia e nessuno trova questo comportamento disdicevole,anzi;perchè mai divertirsi,godersi la vita e pensare a realizzarsi pienamente facendosi anche gli affari propri dovrebbe essere disdicevole?
    saluti

  61. Sono un laureando triennale in filosofia e mi vergogno profondamente che nel “campo di studi” che amo tanto profondamente e in cui vorrei trovare “lavoro” si trovino persone come lei. Dopo un articolo del genere sono ancora più contento di essermi iscritto a Padova e non a Bologna. Se neanche i laureati in filosofia hanno razionalità, onestà intellettuale e pensiero analitico degni di questo nome…

  62. Cara amica, se pensi che l’ IO sia “misero” non ti invidio proprio.
    Penso sia molto più “misero” bersi senza fiatare, per esempio, roba del genere:” A CAUSA DELL’ UOMO la natura si è CORROTTA ed è diventata OSTILE” – Catechismo par. 400 – NB: non si parla di inquinamento, ma del peccato originale !!

  63. non trovo affatto l’ “io” un concetto misero. Inoltre credo ci sia un po’ di confusione sui termini. Individualismo non è sinonimo di egoismo, se lo si contrappone a collettivismo non ha necessariamente un significato negativo.

  64. misero io sarà il tuo, IO mi trovo benissimo con il mio IO che non è ricco, ma mi basta … e senza la D.

  65. Cari tutti/e, mi pare che l’aggressività e l’integralismo dei commenti piovuti su questo blog oggi 21 giugno, dopo la risposta “ufficiale” dell’Uaar, si commentino da soli. Anche l’incapacità di leggere ciò che sta realmente scritto in un testo si commenta da sola. Informo i signori e le signore dell’Uaar che mi hanno onorata di tanta attenzione che non sono affatto la “cattolica benpensante” che credono: sono agnostica da sempre. Solo che rispetto chi ha fede, e pretendo di essere rispettata. Anche da chi ha nell’Uaar un punto di riferimento.

    Inoltre capisco di comunicazione molto più di chi gestisce la comunicazione Uaar, a quanto vedo. Quella campagna nuoce all’Uaar e loro non se ne rendono conto perché a loro stessi piace. Bravi. Contenti loro: chi si loda si imbroda, diceva mia nonna. Cercherò di spiegare meglio perché si fanno del male da soli – e cioè con più dettagli di quanti ne abbia forniti qui, visto che non sono stata abbastanza chiara – sul sito dell’Uaar.

    Quanto al laureando in filosofia (tal Lorenzo): sono anch’io felice che lei abbia scelto Padova e le assicuro che l’Ateneo di Bologna (al primo posto fra gli atenei italiani nelle classifiche internazionali, sopra la stessa Padova) non sente la sua mancanza. Le suggerisco tuttavia di rasserenarsi: un eccesso di passione o non so quale altro tipo di carica emotiva le può impedire di leggere nei testi ciò che davvero c’è scritto, dunque di comprenderli. Il che nuoce alla riflessione filosofica.

  66. @Alessandro:mi sono riletto la critica di Ilaria che hai detto di condividere, mi permetto un’analisi della stessa:

    “Il “problema” dell’UAAR, che a me fa sempre molto sorridere, è che nelle loro campagne pubblicitarie per negare l’esistenza di Dio devono sempre scriverne il nome a caratteri cubitali,”

    A me pare che sia la prima volta che la parola dio viene scritta a caratteri cubitali in una nostra campagna, per cui l’osservazione è falsa: dietro il sorriso(legittimo) Ilaria evidentemente rosica, da credente, segno magari che lo slogan ha una sua efficacia.

    “stimolando il pensiero di Dio anche in chi normalmente non ci pensa affatto né si porrebbe mai il problema… e quando uno comincia a porselo… non si sa mai dove potrà arrivare… forse perfino a crederci ;-)”

    Riecco la trita e ritrita proiezione tipica del credente, per il quale la critica alle religioni sottointende una forma di credenza: una volta per tutte,
    il non collezionare francobolli non è un hobby. (cit.)

  67. @giovannacosenza: non ho letto in nessun intervento dell’Uaar che tu sei una “cattolica bempensante”, semplicemente qualcuno si permette di criticare il tuo intervento.

    Tra l’altro in Italia ci sono un sacco di atei e agnostici devoti, per cui secondo me le idee vanno valutate in modo imparziale, l’autoreferenzialità la lascerei ai religiosi.

  68. @ Ilaria

    Il “problema” dell’UAAR, che a me fa sempre molto sorridere, è che nelle loro campagne pubblicitarie per negare l’esistenza di Dio devono sempre scriverne il nome a caratteri cubitali, stimolando il pensiero di Dio anche in chi normalmente non ci pensa affatto né si porrebbe mai il problema… e quando uno comincia a porselo… non si sa mai dove potrà arrivare… forse perfino a crederci

    Immagino non ci si possa nemmeno dichiarare antifiascisti perché, non si sa mai, qualcuno potrebbe pensarci e non si sa mai come può andare a finire..
    E nemmeno si può dire che l’omeopatia è una stupidaggine perché a qualcuno potrebbe venire in mente di usarla.
    E male fa il papa a tuonare contro gli atei perché qualcuno potrebbe pensare di diventarlo.

  69. @ Giovanna Cosenza

    Inoltre capisco di comunicazione molto più di chi gestisce la comunicazione Uaar

    Professoressa, se capisce di comunicazione saprà senz’altro che l’effetto non è per niente garantito e univoco, così fosse sarebbe facilissimo farla, quindi se nuoce o no non lo si può dire a priori o sulla base di impressioni personali. E saprà pure che alcune comunicazioni non sono volte necessariamente a farsi “piacere” quanto a proporre un punto di vista.
    Non si stanno vendendo detersivi.
    I cartelli non sono indirizzati a chi è mal disposto nei loro confronti (e quindi li può interpretare come meglio gli aggrada) ma sono intesi a informare su una presenza e un’organizzazione che aiuta in caso di eventuali abusi e discriminazioni. Ad Ancona, che strano, quelli che hanno bisogno della D e non hanno un misero io, hanno imbrattato i manifesti. Effettivamente l’hanno presa male.
    Infine, riguardo all’io, prima di definirlo misero, ci sarebbe da chiedersi se lo è senza D o quando di D ne inventa (si, inventa, o lei ha maggiori informazioni?) di tutti i colori e per tutti i gusti. E pretende di far valere quei gusti anche a chi D non ne vuole.
    Grazie

  70. gentile signora cosenza, mi piacerebbe che lei usasse la stessa sollecitudine nel giudicare(almeno uno) gli spot della chiesa cattolica per l’otto per mille, sono curiosa di leggerla. Grazie

  71. l’anteporre i diritti degli individui alle limitazioni imposte dalla comunità… (recita la critica sul sito Uaar)
    non mi sembra una grandissima furbata, e non vedo la coincidenza tra comunità (in generale) e comunità religiosa.
    Se la presenza invadente del cattolicesimo nella cultura Italiana è spesso evidente, credo che questo sia spesso limite a decisioni che impattano la vita sociale e collettiva di comunità, tanto quanto la sfea delle decisioni individuali e private.
    Mi permetto anche di dire che non sono religiosa, non mi sono mai sentita personalmente discriminata per questo.
    Mi ritiro in buon ordine.

  72. A proposito di spedizione della rivista L’ATEO su busta chiusa.
    Quando abbiamo istituito lo “sbattezzo”, mi sono recato più volte a Roma presso gli uffici del Garante della privacy per discutere con qualcuno dei (cinque?) giudici che si occupano di far applicare questa legge.
    Ogni volta mi chiedevano cosa fosse l’Uaar e io gli fornivo tutte le informazioni che volevano. Una volta gli ho mostrato una copia della nostra rivista che avevo con me. Il giudice subito ha chiamato un suo collega nell’ufficio accanto e si sono messi a discutere. Hanno chiesto se spedivamo la rivista in busta chiusa o trasparente. C’era da verificare se non violavamo la privacy di chi riceveva la rivista: gli inquilini potevano accorgersi che la persona era atea.
    Li ho lasciati discutere godendomi in silenzio le conseguenze dei loro ragionamenti e infatti quando alla fine hanno detto che dovevamo spedire la rivista in busta chiusa, ho detto (non era vero) che io ricevevo senza busta chiusa il bollettino della parrocchia che poteva far sospettare i miei coinqukini che io fossi cattolico e che questo mi seccava parecchio. Anzi visto che ricevevo anche un bollettino di padre Pio mi seccava ancora di più che pensassero che fossi un suo seguace.
    Ero d’accordo che sia noi che la chiesa fossimo costretti a fare invii a busta chiusa.
    Ma hanno subito cambiato discorso e quella normativa non si è più fatta.

  73. Scusi, signora Cosenza, non capisco il senso del titolo dell’articolo:
    ”…Uaar: sicuri che “vivere senza D” sia ridursi a un misero “io”?…”
    considerando che i poster dicono esattamente il contrario.
    Semmai questa sarà l’opinione dei credenti, ma del punto di vista
    della concorrenza nessun pubblicitario se ne preoccupa.

  74. Professoressa, visto che è esperta di comunicazione, (e ne sa più dell’UAAR) vorrei farle notare che la sua non è piaciuta a molti, visti i commenti che puo’ trovare qui.
    Grazie

  75. IO sono orgogliosamente ATEO e voglio che la D non pervada la mia vita nel come devo vivere, nel come devo morire ecc. Quello si che è da poveracci. Per chi pontifica e per chi velatamente difende i pontificatori

  76. Qui sul mio blog osservazioni complessivamente in linea con quanto esprimi in questo post.

  77. giovannacosenza | venerdì, 21 giugno 2013 alle 8:23 pm | scrisse che avrebbe meglio e piu` dettagliatamente argomentato le sue considerazioni in risposta alla risposta “ufficiale” (non ho capito perche’ virgolettata, ma ammetto di non essere una persona che capisce molto di comunicazione) dell’UAAR (http://www.uaar.it/news/2013/06/21/non-nominare-io-invano/) pero` non ho visto dove l’abbia fatto.
    Dunque concludo che le sue affermazioni non potessero essere meglio argomentate.

    Saluti

  78. Gentile skotolpji la sua conclusione è tanto affrettata quanto vacua. Non ho semplicemente avuto il tempo, Uaar si è preso dieci giorni per commentare il mio post, non posso prendermi qualche giorno anch’io? La prego di essere più rispettoso nei miei confronti. Grazie.

  79. @Pierangelo: dal tuo blog “…Osservo invece che I-O è il verso dell’asinello… ”
    La foto in avatar è quella di papà?

  80. *giovannacosenza*, ammetto che la mia conclusione fosse “tanto affrettata quanto vacua” perche’ non ascrivevo al suo futuro semplice ( “Cercherò di spiegare meglio … ) tutta l’estensione temporale che evidentemente assumeva; domando perdono per non averlo autonomamente compreso, mentre ringrazio sentitamente per la spiegazione “ufficiale”, mostrando cosi` tutto il rispetto di cui sono capace e la deferanza che Le sono dovuti.

  81. Povero chi vive per D, senza sapere che D è solo un simbolo, inventato da altri “io”, per gestire, molte volte da parassiti, chi ignora.
    Ma una semiologa dovrebbe saperlo…….

  82. opsss… studiosa di semiotica…comunque poco cambia…

  83. La cosa più divertente, osservando i modi accorati degli anti-crociati, è come chiunque li critichi diventi immediatamente quell’unico tipo di avversario che riescono a riconoscere. Se critichi l’UAAR, allora sei cattolico, altrimenti non lo criticheresti. Ancora meglio: se sei agnostico, allora sei dei loro (il che è palesato dall’appropriazione surrettizia che fanno dei 10 milioni di non credenti nel cartellone in esame, del tipo: “noi siamo 10 milioni”). Come no.

  84. Riccardo | martedì, 25 giugno 2013 alle 9:25 am | scrisse <>

    Credo che non sia necessario essere dei semiologi per intendere dallo slogan riportato nel cartellone che non e` questo che viene espresso ma – lo ripeto per chiarezza –

    “10 milioni di italiani vivono bene senza D.
    E quando sono discriminati, c’e` l’UAAR a loro fianco”

    Ovvero:

    1. che ci sono in Italia 10 milioni di agnostici e atei

    2. che l’UAAR e` al loro fianco se sono discriminati

    Nella prima parte non viene certamente espresso che i 10 milioni fanno parte dell’UAAR, mentre nella seconda, se l’UAAR e` a loro fianco, evidentemente esso non si identifica con loro ne’ loro con l’UAAR (sono due entita` distinte – “a fianco”), ma semplicemente che l’UAAR ha modo e interesse a tutelarl, anche legalmente, se vengono discriminati.
    Quindi sinceramente non riesco a capire quali possano essere le basi della tua interpretazione.

  85. Sempre per Riccardo, dimenticavo. Credo che molte dei post a cui ti riferisci per attribuire una visione manichea agli iscritti UAAR in realta` non siano loro😉 Personalmente la cosa che mi ha sempre entusiasmato dell’UAAR e` il grandissimo dibattito e dialettica interna fra teste molto diverse.

  86. @ skotolpji

    La lettera di ciò che sta scritto e il messaggio che viene veicolato non sono la stessa cosa, quindi riscrivere ciò che è scritto non si capisce a cosa serva. C’è un messaggio implicito che travalica il semplice “c’è una associazione che offre aiuto legale agli atei discriminati”, e tale messaggio è palesato dalla gerarchia che le tre righe di testo hanno nel cartellone. Abbiamo:

    1- Slogan aggressivo (come dicevo in un intervento precedente che trovi più sopra, suona come la risposta a nessuna domanda): senza Dio c’è l’Io? Solo senza Dio c’è spazio per l’Io? Se rinunci a Dio ritrovi l’Io? Dio schiaccia l’Io? Fate vobis. Di sicuro è implicato un “meno” che in realtà è un “più”, una rinuncia che comporta un guadagno.

    2- siamo 10 milioni

    3- (sempre più in piccolo, il meno leggibile, 3/4 dei passanti non legge più) se hai bisogno ti offriamo aiuto legale

    Poi c’è il logo dell’UAAR, pressoché incomprensibile a una lettura superficiale (che è il target di ogni cartellone come questo)..

    Se pensi che il punto 3 sia il messaggio che emerge dal cartellone sei candido. Se la tutela fosse stata il punto focale lo slogan principale avrebbe alluso a quella.

    Sul fatto che dentro l’UAAR ci siano tante anime in dialettica tra loro, me lo auguro. Pensa se proprio lì vigessero dei dogmi!

  87. @Ricardo. 1. Perche’ sarebbe aggressivo? (anche lo fosse gli slogan sono fatti per colpire e la pubblicita` non e` analitica) 2. non dice “siamo”, che potrebbe avvalorare la tua interpretazione, ma “sono”, che appunto la rende poco verosimile. 3. fra parentesi, e` basato su ricerca e sondaggio o e` un’opinione personale?

  88. Torniamo quindi alla campagna, anzi al manifesto. La cosiddetta pubblicità esterna non è cosa facile ed ha regole precise. Questo manifesto, come ho avuto modo di dire molti giorni fa, non sembra seguire le “regole” anche le più banali, ma forse le segue, il dubbio viene dal fatto che non si capisce né cosa voglia comunicare, né (dopo aver letto le righe in basso assolutamente contro ogni regola di comunicazione per un poster) cosa proponga agli eventuali atei o agnostici. Se sei qualcuno devi posizionarti: chi sei e cosa fai per me. Quando so chi sei mi devi proporre un vantaggio tangibile (cosa facciamo insieme). Il tonno rosa e il grissino ti dicono che è delicato e tenero. Se fate pubblicità vi consiglio di trovare (ed ascoltare) dei professionisti seri, la pubblicità è prima di tutto analisi su ciò che si vuole ottenere, definiti gli obiettivi, la creatività deve “servire” il raggiungimento dell’obiettivo. Siamo lontani, molto lontani. Non vale la pena discutere su “siamo” “sono” “Io”, il manifesto non c’é. Punto. Soldi buttati. Ripunto.

  89. @Pier Danio Forni`,

    – Chi sei? Sono colui che toglie una D in stampatello maiuscolo, in grassetto a Dio, restituendoti un bell’io elegante, leggiadro, sbarazzino, in corsivo minuscolo. E ti par poco, prima vivevi senza io, ora esisti come entita` autonoma, anzi, esisti, non piu` schiacciato e tartassato da quella D (potrebbe anche essere considerata una comunicazione di una sinteticita` ed efficacia geniali).

    – Che cosa posso fare per te? Se ti ha interessato chi sono e il mio prodotto, allora puoi andare a leggerlo nella terza riga.

    Credo che l’obiettivo sia quello della difesa della non credenza e della sua diffusione. Ma mi sembra tutto molto chiaro e ben espresso.

    Personalmente quando l’ho vista la prima volta non mi ha particolarmente entusiasmato (per altro nemmeno quella del tonno e del grissino, sara` perche’ in genere aborrisco le finalita` e i mezzi della pubblicita`, ma ora che mi ci avete fatto ripensare analiticamente mi pare ottima pubblicita` anche se in definitiva l’unico modo per saperlo sarebbe riuscire a misurarne gli effetti).

    Forse che vi confondiate con tonni e grissini? Nel senso che non si tratta di cose dello stesso tipo di Dio e io, per cui il farne pubblicita` puo` anche risultare abbastanza diverso.

  90. Lo scopo della pubblicità è vendere. Dici bene, occorre vedere che risultati da una campagna per sapere se ha funzionato. Sul piano tecnico tonno grissini, associazioni, chiese, ospedali o Coca Cola, non fanno la differenza. C’é una sola regola comunicare per raggiungere gli obiettivi del prodotto. Che tu voglia diventare miliardario o che tu voglia il 5 x 1000 devi ottenere consenso. Dio. 10 milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati, c’é l’Uarr al loro fianco. Il mio maestro soleva dire, “devono farti una telefonata”, con questo intendeva: ammesso che tu ti sia accorto di quella pubblicità l’azienda o ti fa una telefonata e ti spiega di cosa si tratta oppure l’effetto sarà inferiore al classico bicchiere d’acqua fresca. In ogni caso, se ci leggono i signori della Uarr chiediamo loro cosa hanno ottenuto, magari di quei 10 milioni l’1% ha telefonato per chiedere se possono stare al suo fianco.

  91. @ Forni — Analizzare un poster come si sta facendo qui, con argomenti a tesi, non serve a nulla. Intanto diciamo che la Uaar non è la Coca-Cola, che se piazza un poster in posizione illeggibile, basta che il suo marchio venga percepito e tutti gli esegeti dicono che sì, la Coca-Cola sa fare pubblicità. A Milano vedo poster a trenta metri d’altezza di cui non si legge l’headline, non si distingue la foto e non si capisce quale sia il marchio… dalle foto che ho visto mi sembra che i poster Uaar siano a circa un paio di metri dal suolo. Su cosa voglia comunicare forse siete voi ad avere problemi di comprensione, a cominciare dal titolo di questo articolo: ”…sicuri che “vivere senza D” sia ridursi a un misero “io”?…” ma il poster dice proprio l’opposto: senza dio sono io il protagonista della mia vita. Dici di non sentirti discriminato e poi sciorini una sfilza di problemi che nemmeno tutto il sito Uaar ne enumera così tanti, per poi terminare candidamente con ”…eliminando il concordato…” e grazie, hai scoperto la termoidraulica (volgarmente: acqua calda) !!! Mi sorge un dubbio: non è che non ti senti discriminato semplicemente perché sei abituato a farti da parte quando invadono il tuo spazio? Da collega a collega, i soldi in pubblicità non sono mai buttati al 100%: almeno il 50% è ben speso, solo che nessuno sa quale delle due metà…

  92. @Pier Danio Forni, sul fatto che che tecnicamente il prodotto non faccia la differenza, credo tu abbia ragione e io torto (me lo stavo chiedendo mentre scrivevo diversamente sopra), pero` se l’oggetto e` concreto, certamente la sua natura rende il compito piu` facile, con Dio o altre entita` astratte, mi pare comunque piu` difficile.

    Per quanto riguarda la riuscita sembra che il sito UAAR abbia avuto un aumento di accessi di qualche decina di punti percentuali nell’ultimo mese rispetto a quello precedente. Se pero` questo si possa necessariamente ritenere un successo, non lo so.

  93. Quante parole vuote per difendere un D che nessuno ha mai visto…d esiste solo nella testa di chi ci crede, e non deve essere visto come una dote, ma solo una debolezza. Proprio vero, il credente in fondo è un cretino.

  94. Mi dissocio dal mio omonimo che scrive in maniera offensiva.
    Il mio ultimo intervento, a parte questo, è quello di lunedì 24/06/13, lo si può evincere dalla mail. Non posterò più.

  95. Alcuni giorni orsono ebbi modo di scrivire “affrettatamente” e “vacuamente” che la Sig,ra Giovanna Cosanza non aveva di che rispondere a cio` che esprimeva l’UAAR riguardo ai suoi pensieri qui in testa, mentre poi una sua risposta “ufficiale” mi ha fatto intendere appieno l’estensione del futuro semplice che aveva impiegato (“Cercherò di spiegare meglio …”), ma che ora mi sembra stemperarsi in un desiderio di eternita` futura che potrebbe lasciar intravedere come la mia iniziale e affrettata interpretazione del suo silenzio potesse non di meno avere qualche fondamento.

  96. Signor skotolpji, capisco che lei stia fremendo in attesa della mia risposta, ma ho molte cose da fare: sono una docente universitaria e non tolgo mai tempo né ai miei studenti né alla ricerca per queste cose. Non ha altro da fare che aspettare me e fare polemica su questo blog, amico mio?🙂
    Arrivo, stia tranquillo: sono persona di parola. Uaar si è preso diversi giorni. Lunedì o martedì troverà la mia risposta.

  97. Signora giovannacosenza, la ringrazio per la “risposta” e non ho mai creduto che potesse anteporre la sua attivita` professionale all’elaborazione di una risposta sulla pagina dell’UAAR, ma credevo che lavorasse piu` velocemente.

  98. skotolpji io lavoro molto velocemente. Anteporre? Credo lei abbia sbagliato verbo.

  99. giovvannacosenza, mi scusi la velocita` di “scrittura” per cui se alla “gatta” frettolosa possono nascere i micini ciechi, anche a me puo` sfuggire “al” davanti <> nella frase sopra, per cui il verbo e` adeguato, ma difettava la preposizione o invece una seconda negazione.
    Ho sempre trovato affascinante come nella mente un concetto e il suo opposto siano contigui cosi` che richiamare l’uno puo` evocare anche immediatamente l’altro a rendere ragione di frequenti risposte incongrue ed errori (dire sinistra e indicare destra o bianco e nero o amore e morte).
    Comunque spero di aver chiarito l'”equivoco” e la ringrazio del “tentativo” di correzione.

  100. skotolpji, la fretta è un suo problema infatti. Non il mio e nemmeno quello di Uaar. (Come pure, le segnalo, un uso eccessivo delle doppie virgolette…) Si rilassi, perché tanta furia? Ma soprattutto, perché qui da me? Il mondo è grande e vario.😉

  101. Chiedo perdono per quest’ansia che mi divora e mi conduce alla fretta ingiusta e all’errore.
    L’uso forse “eccessivo” delle doppie virgolette deriva dalla suo primo intervento in cui scriveva di risposta “ufficiale” dell’UAAR per cui avevo evidenziato come mi sfuggisse la ratio semiologica per quella virgolettatura. Dalla mancanza di risposta a tale quesito (non episodico o locale a questo solo blog, ma che mi tormenta perche’ conosco altre/i virgolettatrici/tori a mio avviso incongrui) avevo assunto che l’uso della doppia virgolettatura potesse essere creativamente arbitrario e mi sono conformato agli usi del luogo.
    Qui da lei perche’ trovo il luogo ameno e terapeutico e perche’, come si dice in gergo marinaresco, rispondendomi, continua a “darmi corda”.

  102. Solo un chiarimento puntuale al perche’ ritenessi incongrua la doppia virgolettatura di risposta “ufficiale”. Semplicemente perche’ la pagina del sito dove compariva quel testo riferito al suo articolo, e` ufficiale dell’UAAR e dunque non si capisce perche’ debba o possa venir virgolettato, mentre avrei potuto ritenere congrua una doppia virgolettatura dell’espressione completa “risposta ufficiale” o “risposta”, dato che propriamente e formalmente non si trattava di una risposta o risposta ufficiale al suo blog, ma di un articolo a riguardo di questo sul sito dell’UAAR.

  103. Forse skotolpji è semplicemente un troll, quindi non vale neppure la pena rispondergli.

  104. Francesca, non per sminuirmi, ma forse anche Galileo era semplicemente un troll quando asseriva le sue teorie (absit iniuria verbis) e la realta` molto spesso e` piu` complessa di quel che puo` sembrare, per cui possono coesistere diversi aspetti, anche conflittuali.

    Nella fattispecie magari t’ e` sfuggito quanto ho scritto per spiegare questo manifesto in risposta alle affermazioni di Pier Danio Forni che riteneva mancassero gli elementi essenziali di una comunicazione pubblicitaria efficace.
    Nelle sue parole “Se sei qualcuno devi posizionarti: chi sei e cosa fai per me. Quando so chi sei mi devi proporre un vantaggio tangibile (cosa facciamo insieme)” e io avevo risposto cosi`:

    “- Chi sei? Sono colui che toglie una D in stampatello maiuscolo, in grassetto a Dio, restituendoti un bell’io elegante, leggiadro, sbarazzino, in corsivo minuscolo. E ti par poco, prima vivevi senza io, ora esisti come entita` autonoma, anzi, esisti, non piu` schiacciato e tartassato da quella D (potrebbe anche essere considerata una comunicazione di una sinteticita` ed efficacia geniali).

    – Che cosa posso fare per te? Se ti ha interessato chi sono e il mio prodotto, allora puoi andare a leggerlo nella terza riga.”

    Infine ho aggiunto che cio` che affermavo poteva non essere necessariamente vero per l’efficacia della comunicazione e che per giudicarlo si sarebbero dovuti verificare i risultati della campagna, che, a quanto ho appreso successivamente, ha aumentato i contatti al sito UAAR nell’ultimo mese rispetto al precedente del 37% di visite, e i visitatori unici del 62%.

    Pero` a priori ritenevo che questa mia analisi non dovesse avere minor valore di quella di giovannacosenza anzi ipoteticamente che forse maggior conoscenza per la valutazione di una comunicazione possa anche costituire un ostacolo, creare pregiudizi culturali che rendono piu` difficile la fruizione immediata del messaggio, portare a vedere strutture comunicative e interpretative invece della comunicazione stessa.

    Ora queste non mi paiono argomentazioni propriamente da troll. mentre invece quando trovo che l’interlocutore mostra supponenza, il troll che e` in me si scatena in ironia, autoironia e sarcasmo, proprio perche’ sono allergico ad argomentazioni del tipo IPSE DIXIT o lei non sa chi sono io.

  105. Le % di contatto al sito UAAR non significano che la mia analisi della comunicazione come positiva ed efficace sia del tutto corretta perche’ magari con una comunicazione diversa quegli aumenti di contatti al sito sarebbero stati doppi; vuol solo dire che quanto scrivevo a riguardo non e` inverosimile, come invece lo sarebbe stato se i contatti fossero diminuiti o restati uguali. Ecco pero` probabilmente quei numeri di contatti al sito mi sembra che vogliano dire che l’analisi di giovannacosenza non fosse corretta, perche’, se lo fosse stata, allora appunto verosimilmente i contatti sarebbero dovuti restare costanti o diminuire (c’e` stato un aumento analogo anche dei contatti e delle iscrizioni al gruppo UAAR su FB).

  106. A ragion veduta prendo atto che giovannacosenza, contrariamente a quello che ha promesso, non ha altro da aggiungere a quanto scritto a riguardo dall’UAAR (http://www.uaar.it/news/2013/06/21/non-nominare-io-invano/), o almeno a tutt’ora non ho potuto leggere qui o la` una sua risposta, promessa per martedi` e mercoledi` trascorsi. Spero sinceramente che cio` sia causato da un generico non mantenere fede alla parola data in questa singola contingenza e non da qualche grave motivo personale.
    Ringrazio per l’ospitalita` e la mancanza di censura nei miei riguardi.
    Non sto scherzando e so che per le persone civili “suona” strano perche’ danno per garantita la possibilita` di esprimere dissenso anche in modo polemico, antipatico e provocatorio, ma purtroppo non e` cosi`, come ho avuto modo di constatare personalmente sul blog di Grillo.
    Infine faccio notare come le mie conclusioni di successo della campagna dell’UAAR in questione anche se verosimili, non sono certe perche’ l’aumento consistente di contatti al sito dell’associazione sarebbe potuto dipendere anche da altri fattori (anche se non so quali) sia perche’ non ho potuto verificare personalmente i dati di accesso e chi me li ha forniti certamente vi aveva accesso, ma era anche parte attiva nella campagna e non una terza parte neutrale e indipendente.

  107. Alla fine, dopo aver curiosato per acuni giorni sul sito dell’uaar, mi rendo conto – o meglio io credo – che il problema dell’associazione, soprattutto quello degli estimatori che commentano, non sia in questo o quel manifesto o in altre iniziative o nell’ateismo in sè (personalmente non me ne può fregar de meno dell’ateismo di una persona).
    Il problema – in generale – è il il basso tasso di civiltà che circola dentro quella vera e propria setta, l’assenza di curiosità e di positività verso l’altro e le sue idee, l’intolleranza totale, l’ignoranza grassa che spesso rasenta l’analfabetismo, l’ossessione compulsiva per l’ateismo e dall’altra parte la religiosità (soprattutto quella cattolica, checchè ne dicano), l’assenza di un pensiero di più ampio respiro, la mania persecutoria che induce a inventarsi non meglio dettagliate discriminazioni…
    Soprattutto la cosa più ridicola è che quasi tutti questi “adepti” non si accorgono del fatto che l’ateismo è per loro una vera e propria religione, e della mentalità deleteria da parrocchia che li pervade, del trionfalismo tracotante che regna sovrano non diverso da quello di certi preti e fedeli che si gloriano della loro fede e commiserano chi non crede, ecc

  108. … in una parola: la mancanza assoluta di laicità, concetto assolutamente sconosciuto o quantomeno ignorato dall’uaar e dai propri fan.
    buffa questa cosa per degli atei che spesso – a torto – ritengono di essere laici proprio perchè atei.
    La laicità, si conferma ancora una volta, è un’altra cosa. Ce l’hai o non ce l’hai, indipendentemente che tu creda in Dio o solo nel tuo IO.

  109. Engy, ho letto con interesse le tue conclusioni, ma non un’analisi che ha portato a queste, ovvero dei fatti circostanziati e supportati da evidenze, per cui, allo stato della mia scarsa conoscenza del sito in questione posso solo prendere quanto scrivi come uno sfogo personale, certamente privo di attinenza se non con la realta`, certamente con l’oggetto della presente discusisone.

  110. Non sapendo a che cosa @Engy si riferisse del sito UAAR, sono andato a fare una ricerca per laicità su di esso e i primi 3 risultati, in ordine sono i seguenti, che mi sembra mostrino un notevole livello di laicita` o almeno di conoscenza/coscienza dell’argomento:
    http://www.uaar.it/laicita/
    http://www.uaar.it/laicita/sos (coerentemente con l’ultima riga del manifesto di cui in testa)
    http://www.uaar.it/laicita/in-europa
    Credo che gia` da sole queste pagine possano essere parecchio utili per cercare di capire che cosa sia l’UAAR e quali siano i suoi scopi, anche se evidentemente lo statuto e` il nocciolo della questione: http://www.uaar.it/uaar/statuto.
    Scusandomi per l’OT, giustificato pero` dal cercare di discutere dell’argomento a partire da dati oggettivi, invece che da impressioni, saluto.

  111. Poiché i commenti sul sito Uaar mi risultano disabilitati, aggiungo qui qualche ulteriore considerazione sul perché ritengo controproducente, per lo stesso Uaar, le affissioni in oggetto.

    A chi si rivolgono?
    (1) A chi è ateo o agnostico in generale, anche se non ha mai avuto contatti con Uaar (a me per esempio, che sono agnostica da quando ero adolescente).
    (2) A chi è ateo o agnostico, e in più conosce Uaar in diversi gradi e modi: lo apprezza, vi aderisce, lo sostiene.

    Ora, al secondo target appartiene – evidentemente – la maggior parte di coloro che si sono arrabbiati molto con me (e accidenti, quanta rabbia!) e con la mia analisi dell’affissione. Perché e come si sono arrabbiati? Essenzialmente negando che togliere la D a “Dio” implichi quella riduzione a un io piccino ed egoista, come io ho detto. Certo che l’hanno negato: per loro è chiaro che Uaar NON intendeva questo perché, come mi è stato risposto sul sito Uaar: un conto è l’egoismo, un altro è l’individualismo, e loro è ai valori dell’individualismo che fanno appello, inteso come, cito ciò che hanno scritto “l’anteporre i diritti degli individui alle limitazioni imposte dalla comunità”. (Come se io non sapessi distinguere: qualcosina, essendo docente universitaria, ho studiato, no?) Bene, per loro l’io vuol dire essenzialmente l’individualismo così inteso, chiaro.

    Purtroppo però, in generale, dire “io” implica, indipendentemente dalle intenzioni di Uaar, anche fare riferimento a egoismo, narcisismo, piccinerie varie. E la comunicazione, pur essendo lastricata di buone intenzioni, non può basarsi sul fatto di doverle esplicitare una volta che siano fraintese o intese in modo diverso da come si voleva: un messaggio, una volta lanciato, prende la sua strada e gli impliciti, le presupposizioni, le sfumature che come comunicatori non avevamo previsto sono altrettanto legittime di quelle che avevamo previsto. Stanno nel testo e come negarle? Non sono io l’unica che le legge, le leggiamo tutti se abbiamo un po’ di onestà intellettuale. Compito del comunicatore insomma è prevedere un po’ tutte le implicazioni e gli impliciti, in modo da evitare errori e, soprattutto, in modo da evitare il famoso effetto boomerang di cui ho parlato.

    Perché “effetto boomerang”? Perché se con quelle affissioni Uaar voleva accogliere anche il bacino di persone che, pur essendo atee o agnostiche, non si sono mai rivolte a Uaar, ha al contrario ottenuto l’effetto di allontanarle, se a queste persone è ben chiara anche l’area semantica di riferimento all’egoismo, come peraltro è testimoniato anche da molti commenti sul mio blog. Io sto in quell’insieme di persone, per esempio: sarei una potenziale simpatizzante dell’Uaar, ma il manifesto mi ha allontanata. Come mi ha allontanata – e in molti casi inorridita – l’eccesso di aggressività con cui molti commentatori, simpatizzanti Uaar, si sono scagliati nei confronti del mio articolo e di me, addirittura accusandomi di una qualche forma di anacronistico oscurantismo. Bah. Insomma non conoscevo questa inclinazione al settarismo che circola fra i simpatizzanti Uaar. Mi si dice, e molti lo confermano anche sul mio blog, che gli ambienti Uaar sono invece aperti al dialogo e al confronto. Be’, da quel che si legge nei commenti sul sito Uaar, questa apertura si vede poco. Anche dal sito Uaar emerge insomma un certo effetto boomerang. Mi piace quella roba? Per niente. Ne starò alla larga? Sì.

    Poi c’è un ulteriore insieme di persone, che le affissioni Uaar hanno del tutto trascurato: i non atei e non agnostici. A loro non si rivolge, di loro non gli importa. Ovvio: Uaar si rivolge solo ad atei e agnostici, dicendo loro: ci sono, vi sto al fianco.

    Molti non atei e non agnostici, però, hanno in testa il pregiudizio che chi è senza Dio stia chiuso solo in sé stesso, sia incapace di darsi agli altri perché non illuminato in questa direzione da Dio. Che è esattamente l’area semantica dell’egoismo che io ho cercato di esplicitare. E a me che sono agnostica ma sono aperta e tollerante, per cui dialogo tutti i giorni con cristiani, cattolici, musulmani, buddisti e persone che credono in Dio ognuno a modo suo e secondo la sua religione, piace che Uaar rinforzi in loro quel pregiudizio su di me? Non mi piace per niente. Mi viene voglia di avvicinarmi a Uaar, dopo aver visto che rinforza quel pregidizio in chi non è né agnostico né ateo? No.

    Insomma, due buoni motivi per decidere, se mai avessi pensato di rivolgermi a Uaar, di starne alla larga. E come me, molti, ne sono sicura, perché ciò che ho cercato di spiegare qui non sta nella mia testa: sta in quelle affissioni.

    Morale della favola: due effetti boomerang in un solo manifesto. Mi spiace che Uaar e i suoi accesi sostenitori, tutti chiusi nelle loro reciproche conferme, non se ne rendano conto. In fondo, cercavo solo di dare loro una mano.

  112. gentile signora le avevo chiesto( sarà sfuggito) di scrivere qualcosa a proposito degli spot della chiesa per l’otto per mille. Quelli sono corretti, le piacciono? Grazie, mi basta una breve risposta.

  113. @marilena
    quindi lei chiede di bilanciare un giudizio sostanzialmente negativo sui messaggi proposti da uaar e i modi con cui lo fa, aspettandosene un altro altrettanto (anzi, preferibilmente più) negativo riguardante la chiesa cattolica, e la pubblicità a proprio favore circa l’ottopermille.
    Modo di ragionare molto limitato; limiti peraltro rintracciabili – a mio modo di vedere – nella maggior parte dei commenti sul sito di uaar.
    Una cosa non esclude l’altra, marilena, togliamo i paraocchi e sforziamoci di ragionare e riflettere.

  114. Fabrizio Bercelli

    Sono agnostico, non ho aderito all’UAAR ma l’ho seguita con simpatia, anche per un antico legame di amicizia con il suo ideatore e fondatore, Martino Rizzotti.
    Spero di non mancare di rispetto alla memoria di Martino dicendo che credo avrebbe apprezzato argomenti e toni di Giovanna Cosenza. Mi sembrano consonanti con il suo pensiero. Vedi la bella raccolta dei suoi scritti nel sito stesso dell’UAAR: http://www.uaarvenezia.it/index.php?option=com_rokdownloads&view=folder&Itemid=70&id=10:il-pensiero-rimane-di-martino-rizzotti

  115. Purtroppo anche a me i commenti sul sito UAAR sono disabilitati, probabilmente a tutti a causa di una storicizzazione per il tempo trascorso dal post originario e/o dall’ultimo commento, per cui le scrivo qui invece che la`.
    Non trovo che la sua analisi sia necessariamente sbagliata, ma che obiettivamente non ci siano dati per affermare che sia giusta, anche se si simpatizzasse strenuamente con essa. Non ritengo nemmeno che gli argomenti dei suoi detrattori a riguardo, fra i quali sono anch’io, siano necessariamente sbagliati.
    Semanticamente l’ “io” assume entrambi i significati, positivo e negativo, tutto sta a vedere quale emerge in modo piu` immediato da quel manifesto. I dati sensoriali che spiccano e dunque comunicano senza mediazione, sono, come ho gia` evidenziato, quelli tipografici per cui troviamo una D in stampatello maiuscolo grassetto con due segni di cancellatura bianca a pennello sopra e poi un io in corsivo minuscolo attaccato a destra. Ritengo che anche chi non abbia seguito studi postdottorali, sia in grado di sentire il significato di tali caratteristiche tipografiche. La D di Dio pesante e opprimente e i due rapidi tratti bianchi sopra che liberano un io leggero e sbarazzino che prima non c’era. Ora credo che nemmeno giovannacosenza possa negare la relazione fra io e identita`, tale identita` prima non esisteva, dopo, in quell’io esiste. Ritengo anche che l’identita` sia un valore positivo, per cui, almeno per me, da un punto di vista sensoriale e grafico, quel manifesto comunica immediatamente questo e percio` non ritengo che il significato prevalente debba essere o sia quello evidenziato da giovannacosenza anche perche’ se il buon Dio o anche no (non solo non buono, ma non esistente almeno ai nostri fini) ci ha dato o anche solo abbiamo gli occhi in testa, ritengo possa essere fonte di gioia e anche comprensione usarli (e penso che il creativo che ha inventato e poi implementato quel messaggio, li avesse e li usasse).
    Pero`, in definitiva non riesco a capire come si possa aver certezza che la propria interpretazione a riguardo sia giusta, senza avere riscontri oggettivi, perche’ fino ad allora si tratta di ipotesi.
    A corroborare la mia ho una comunicazione attendibile di un aumento di diverse decine di punti % di accessi al sito UAAR dal mese precedente a quello della campagna.

    Per finire consiglio vivamente piu` che la navigazione sul sito UAAR una proficua navigazione su https://www.facebook.com/poesiedicarlomariarogito?fref=ts

  116. @Marilena, non so parlarle degli spot della Chiesa sull’8×1000 da un punto di vista semiologico e comunicativo, ma da uno sostanziale, sono falsi, nel senso che il denaro raccolto viene impiegato solo per una percentuale esigua per “opere di bene” (credo qualcosa come un 20% e certamente meno del 50%), mentre la maggior parte serve per il culto e il sostentamento del clero, dunque scopi, almeno rispetto alle ultime volte che ho visto quegli spot, estranei a quelli che vengono usati per pubblicizzare la raccolta di denaro. Per cui mi augurerei comunque che fossero anche peggio di quelli dell’UAAR, dato che veicolano un messaggio falso.
    Questa e` vecchia e non ha un buon sonoro, ma e` sempre attuale: http://www.dailymotion.com/video/xcv28x_8-x-1000-ora-anche-basta_fun#.Udg7jyVdWMk

  117. lei, dopo aver pubblicato qualche commento sull sito uaar e arrivato su questo blog per parlarne male. Ho chiesto un parere alla signora cosenza perchè sono curiosa di sapere cosa ne pensa, non come dice lei per giustificare uaar.

  118. @marilena
    “Lei” cioè io?
    Se sì, guarda che gli ultimi commenti che ho lasciato “di là” ricalcavano quello che ho scritto qui; non sono statA molto tenerA di là e non sono venuta “di qua” così a caso, mi sono messa in coda a commenti che riguardavano un’iniziativa di uaar.
    Per me la tua richiesta era una pretesa, della serie: ah sì, parli male di uaar? allora sentiamo cosa hai da dire sui pretoni e sulla pubblicità che si fanno in tivi a proposito dell’ottopermille!
    E ribadisco: si può criticare l’uaar così come la chiesa cattolica, una cosa non esclude l’altra.

  119. per essere ancora più chiara, @marilena.
    Nel post di Cosenza non sta scritto o non si deduce che l’uaar è pessimo e la chiesa cattolica e i credenti in genere sono ottimi.
    Perchè dunque la stizza – tipico della mentalità da parrocchia e di una intolleranza dilagante in rete – e la domanda che sembra tu voglia quasi estorcere?
    Per che cosa poi, per una semplice e tranquilla critica?

  120. Mi era sfuggita la parte della “risposta” di @giovannacosenza in cui evidenziava come l’aspetto egoistico dell’io, come lei lo percepisce nel manifesto e` nocivo all’immagine di atei e agnostici da parte dei credenti. In primo luogo farei notare che cio` che puo` disturbare particolarmente molti credenti non e` questo aspetto, ma la miscredenza altrui, quello e` senz’altro il disvalore principale imputato ai non credenti, come per molti eterosessuali l’omosessualita` altrui, non eventualmente principalmente atre caratteristiche secondarie derivate da questa, per cui certamente in quel manifesta, la D barrata di Dio puo` urtare un credente piu` dell’accentuazione sull’io.
    Ora pensare di doversi esprimere in modo da non ferire e non alimentare pregiudizi in cui li ha, non dovrebbe consistere nell’adatttarsi, nel nascondere le proprie peculiarita` “devianti”, ma, a forza di affermarle, nel far si che vengano accettate.

  121. quale stizza? Semplicemente mi sono chiesta il perchè di tanta solerzia da parte della profe nel giudicare la pubblicità uaar trascurando i messaggi imperversanti dell’otto per mille su tutti i canali tv. Comunque mi ha risposto skotolpji e lo ringrazio.

  122. Ti ringrazio @marilena del ringraziamento, ma effettivamente non ho risposto alla tua domanda, dato che per farlo sarebbero necessarie delle conoscenze di comunicazione e/o di semiologia e/o di pubblicita` che non posseggo. Ho solo chiarito che il messaggio veicolato e` falso e pero`, come impressione personale, che la modalita` comunicativa deve essere molto efficace, dato che ogni volta che sento quelle comunicazioni mi irrito profondamente, cosa che probabilmente non avverrebbe se fossero mal fatte, dato che ne risalterebbe meno per contrasto l’ipocrisia/falsita` (non dovute a miei preconcetti, ma a dati obiettivi di impiego del denaro raccolto con quella pubblicita`).

  123. skotolpji, la campagna 8×1000 è realmente falsa soprattutto per quello che tace: non si dice quanto denaro viene realmente impiegato per opere di carità. E la cifra è quella che hai detto per prima: il 20%. Si tenga anche conto che a fronte di circa il 35% di firme, la chiesa incassa quasi il 90% del totale, grazie a un meccanismo perverso che premia la chiesa e danneggia lo stato distribuendo le quote inespresse che, essendo tasse dovute appunto allo stato, dovrebbero rimanere al fisco. Questo spiega anche lo sforzo pubblicitario della chiesa: incassare 100 e spendere 20 è un bel ritorno, no? Sarei anche curioso di sapere se l’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità abbia mai preso in considerazione queste campagne, ho visto sanzionarne anche per molto meno. Sul sito IAP si possono vedere.

  124. Pingback: Nuova campagna di proselitismo dell’UAAR: un autogol | UCCR

  125. Sig.ra Cosenza, ma se Lei afferma di essere agnostica ma allo stesso tempo dice che senza D diamo piccoli, egoisti ed egocentrici; va a finire che gli atei sono sociopatici…🙂
    Questo mi porta a dedurre che lei si senta così ed in tal caso le consiglierei di rivedere le sue posizioni riguardo a D.
    Io sono Ateo da quando ho 9 anni, non mi sento affatto piccolo e sono tutt’altro che egoista ed egocentrico in quanto faccio ed ho sempre fatto volontariato, non ho mai commesso crimini ne cose di cui potrei rimproverarmi e sono membro attivo della comunità…inoltre, dato che non credo nell’esistenza di quella D così osannata da molti, preferirei essere un piccolo io che un grande ma in esistente D.
    Non crede?
    Saluti

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