D’Alema ora sostiene Renzi, dicono tutti. Ma è vero?

Oggi sono in molti a salutare la nuova (ma già da un po’ annunciata) alleanza fra l’ex rottamatore Renzi e l’ex rottamato D’Alema, perché ieri a “Otto e mezzo” D’Alema ha dichiarato:

«Ma vede, Renzi è una personalità fortissima [scuote la testa e chiude gli occhi], ha una grande capacità di comunicazione, una grande forza di attrazione del consenso… [occhi chiusi e bocca all’ingiù, come di uno fortemente perplesso].

D'Alema perplesso

Io se fossi nei suoi panni, doserei meglio le mie forze, nel senso che stare tutti tutti i giorni sui giornali [stringe gli occhi, scuote la testa e agita la mano come per scacciare un pericolo] rischia di essere poi logorante nel tempo.

D'Alema scaccia il pericolo

Secondo: lavorerei sul profilo internazionale: lui vuole guidare il nostro paese. Terzo: cercherei di approfondire alcuni grandi temi che riguardano la vita del paese. E quindi… lui deve crescere come statura di uomo di governo e di uomo di stato [lo dice protendendosi in avanti e alzandosi lui stesso]. Ora è uno straordinario leader politico e un grande comunicatore. Se lui fa crescere la sua statura di uomo di governo, di uomo di stato, lui può essere la guida del paese… potremmo aver risolto il problema della leadership [e qui D’Alema per la prima volta fa un sorrisetto] … diciamo eh eh eh. [scuote di nuovo la testa]

D'Alema sorride

Insomma, se analizziamo il linguaggio non verbale di questa intervista, c’è da pensare che, se davvero D’Alema ha intenzione di sostenere Renzi, lo fa con grande sforzo, senza averne voglia. Se d’altra parte ponderiamo gli impliciti di ciò che ha detto, scopriamo che:

Perciò alla fin fine è come se D’Alema avesse detto a Renzi: «Ragazzino, sei bravo ad agitarti sui media (troppo: attenzione che ti bruci), ma sei ancora piccolo, non sei pronto. Studia e poi vedremo.» Se io fossi in Renzi, non mi sentirei per nulla confortata da questo presunto endorsement.

Dal minuto 19′:

18 risposte a “D’Alema ora sostiene Renzi, dicono tutti. Ma è vero?

  1. il bacio della morte, come nei vecchi film di serie B…

  2. Reblogged this on .

  3. Ma dei millecinquecento “diciamo” che ha pronunciato che ne pensi?

  4. In realtà l’endorsement di D’Alema rispetto a Renzi è condizionato. Il concetto è: se fai come dico io ti appoggio. Significa che l’accordo non è ancora concluso. In realtà non interessa alla volpe del tavoliere che cosa abbia in testa Renzi, se idee di sinistra o centriste. In questo il baffino è l’Andreotti della sinistra: una politica senza principi, solo funzionale al potere fine a se stesso. Quello che Renzi forse non sa è che D’Alema lo risputerà come un boccone indigesto, come ha fatto con Bersani.

  5. Come sempre, attentissima e durissima, la nostra Giò.
    Tutto vero. Ma io andrei ancora più in là.

    In tutto questo ventennio implosivo, quei due (S.B. e M.D.) hanno letteralmente guidato/deviato il paese. Tra altri diciannove anni, ci si ricorderà solo di loro. Come è già successo con De Gasperi e Togliatti, con Moro e Berlinguer, con Andreotti e Craxi.

    Non dimentichiamo: le sorti di tutte queste accoppiate machiavellistiche, erano sempre condizionate dal cattolicesmo. Da destra: mano longa del Vaticano, da sinistra: non disturbare il guidatore.

    È pazzesco: tutti i giornalisti (ma proprio tutti) fanno finta di non sapere chi era alla guida della carica dei 101. È talmente palese chi avesse sepolto vivo Prodi, che lo capirebbe persino un cretino di livello Bonanni o Sandro Bondi.

    D’Alema (penosissimo e balbettante Ministro degli Esteri nonché Presidente del Consiglio con burosaurici metodi da bidello), ama da sempre mestare nell’ovvio. È un collaudato culo di pietra (sin dai tempi della “sua” FIGC). Aveva “puntato” sull’innocuo e, sostanzialmente, innocente babbo/babbeo Bersani affinché non succedesse assolutamente nulla. Ora, di fronte a un centrocampista che è cento volte più veloce, più furbo e scafato di lui, il vecchio account executive da vecchio/nuovo PCI, cerca di “giocare” anche la carta Renzi. Ma, con la sua infinita presunzione da primo della classe 1949 (l’anno in cui, guarda caso usci “1984”), il Massimo lider dei tavolini rotondi a due posti, vorrebbe per l’ennesima volta condizionare la par condicio tra SX e DX.

    Ricordiamo quel cinguettio volante che una cociuta giornalista televisiva gli aveva fatto qualche settimana fa, durante una passeggiata con il suo cane. All’inizio si vedevano solo quei tre: le due bestie e la gazzettara. All’inizio lui faceva finta di non sentire/capire. Ma poi, di colpo era tornato lui – in tutto il suo splendore di managerazzo stalinista sparava, a salve, solo due cose: 1) Minaccia di querela per chiunque avesse osato dire la verità (la sua mascalzonata contro Prodi) e 2) “L’intervista è finita!!!” – come se si fosse trattato di un’intervista, e non di una gomitata mediatica studiata e preparata in tutti i dettagli. Nell’ultima inquadratura, si vedevano finalmente anche i suoi gorilla – prima scrupolosamente tenuti fuori dall’inquadratura.

    Chi è Berlusconi lo sanno tutti, chi lo vota, chi lo odia, chi lo ama. Chi invece sia D’Alema, è ancora un finto mistero, una specie di segreto di finestrella da cui i suoi occhi a spillo osservano, inquadrano, minacciano chiunque non condivida la sua partita del quorum tra padroni e servi dei padroni.

    Ma, per nostra fortuna, il D’Alema è un ferro troppo vecchio per capire come si gioca (anche sporco) con i nuovi media. Lo capisce invece in modo furbo e micidiale, il finto ragazzo fiorentino il quale, non a caso, ha come consigliori media nientemeno che Giorgio Gori.

  6. Una bella analisi. Anch’io ho visto Otto e mezzo e sono stato attento alla comunicazione non verbale di D’Alema. Ed ho notato le contraddizioni tra la comunicazione verbale e non verbale. Ma questo secondo me origina dalla presunzione di D’Alema. D’Alema fa capire, come è capitato con B., che i leader narcisisti sono leader paesani, solo nazionali, e quando vanno all’estero sono sbeffeggiati perché, se dentro hanno capacità di raccogliere il consenso fuori sono visti come dei saltimbanchi e dei clown. Per cui D’Alema dice: prova un po’ ad uscire dalla tua visione ristretta, se sei capace: un conto è parlare alla pancia degli italiani di destra e alcuni di sinistra un conto parlare alla Merkel. Anche Mauro di Repubblica fa questa classificazione. Dice che Letta è un quadro europeo e Renzi ha capacità di attrarre consenso. Ma l’errore di D’Alema è che pensa di poter governare, gestire, irregimentare Renzi dall'”alto” della sua superbia. Il problema è che ancora non ha capito bene che il narcisismo poi prende il sopravvento. Il narcisismo è una difesa alla dissoluzione interiore, e il narisismo è il nostro vulnus nazionale. B., Grillo e Renzi, sono la stessa cosa in tre mutazioni gattopardesce: sono dei narcisisti. Onnipotenti e vuoti, come la struttura narcisistica psichica è: Un falso sé intorno al vuote del vero sé. E’ questo il problema nazionale che superato e con esso i leader narcisisti. Che fa poi, D’Alema, quando Renzi è premier, fa cascare il governo da dentro al PD? Il rischio è che vada a sbattere contro il muro come ha fatto con B. alla Bicamerale: pensava di controllarlo ed invece un narcisista è incontrollabile. Ma stavolta sarebbe peggio, perché questo contagio avverbbbe dentro al PD e alla sinstra riformista che storicamente è stata argine al narcisismo (non ovviamente la narcisistica sinistra massimalista e parolaio del narciso Bertinight). Ma in fondo manca poco a sapere come si schiererà. I suoi figliocci, i giovani turchi, non è mica deciso che stanno con lui e con Renzi, se decide per il sindaco. Ci rimane solo il fido La Torre.

  7. Giovanna, la tua analisi dei segnali visivi di D’Alema non mi convince.
    Va detto che l’analisi di questi segnali, e in generale dei “contextualization cues” (John Gumperz) associati alle parole, non è facile, anche perché questi indici (cues) sono ambigui e resistono alla disambiguazione, in quanto hanno proprio la funzione di essere ambigui — come dimostrato da Gumperz.

    «Ma vede, Renzi è una personalità fortissima [scuote la testa e chiude gli occhi]”
    Quel modo di scuotere la testa è talvolta associato a elogi genuini (ad esempio associato a un ammirativo “grande grande grande”), e potrebbe significare il rigetto di possibili obiezioni.
    Chiudere gli occhi può significare sia riflessione (indice di genuinità di giudizio) sia distanziamento dall’interlocutore (non ti guardo, non ti lascio ispezionare possibili segnali di sincerità o insincerità) — indice ambiguo, a cui perciò può essere conveniente ricorrere.)

    “…ha una grande capacità di comunicazione, una grande forza di attrazione del consenso… [occhi chiusi e bocca all’ingiù, come di uno fortemente perplesso].”
    Secondo me qui la perplessità, che anch’io colgo, è riferita a ciò che segue immediatamente, cioè l’eccesso di esposizione mediatica di Renzi, e non a ciò che precede. E’ comune fare precedere una proposizione negativa o positiva da un segnale visivo corrispondente, che la introduce e ne anticipa la valenza affettiva (mi piace/non mi piace).

    A parte queste minuzie — che mi sembrano però interessanti e importanti (nei rapporti personali viviamo di queste minuzie) — per il resto sono abbastanza d’accordo.

  8. Aggiungo che D’Alema, quando parla, ha una produzione ricchissima di indici di contestualizzazione, quasi sempre e quasi tutti più negativi, cioè squalificanti nei confronti delle persone e delle idee cui si sta riferendo. Molto antipatico.🙂

  9. Ben, dici: “Va detto che l’analisi di questi segnali, e in generale dei “contextualization cues” (John Gumperz) associati alle parole, non è facile, anche perché questi indici (cues) sono ambigui e resistono alla disambiguazione, in quanto hanno proprio la funzione di essere ambigui — come dimostrato da Gumperz.”

    Cose che so. Come so tutto il resto. Ma se permetti, ho voluto accompagnare l’esplicitazione degli impliciti di cio che D’Alema ha detto, abbastanza semplice, con un divertissement sulla sua faccia. Per intepretare la quale credo che valga ciò che ho detto io tanto quanto ciò che hai detto tu, come di sicuro valgono almeno altre tre o quattro possibili letture.

    Dunque non starei a spaccare il capello in sedici sulle espressioni facciali di D’Alema, che poi sono quasi sempre identiche a loro stesse per quasi qualunque cosa lui dica. Ma mi divertiva troppo un endorsement di tal fatta, con “quella faccia un po’ così”…

  10. Un bell’esempio di reverse engineering dal politichese puro al linguaggio meno astratto dell’ordine di beccata (vero o presunto). Comq del commento di Ben non condivido una cosa: quando un uomo politico (e soprattutto in un paese barocco come l’italia) dice qualcosa in un’intervista, non è per caso. E se anche il contenuto dei singoli movimenti non fosse deciso a tavolino, la sostanza quella sì. E mi sembra più probabile pensare che dietro un superficiale “endorsement” si nasconda invece qualcosa di bene diverso…

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  13. No no, secondo me Renzi se sta a legge il post e sta come dire, facendo dei gesti apotropaici SPERANDO CHE TU ABBIA RAGIONE. E’ storicamente dimostrato che il supporto di D’Alema è sempre falso e provvisorio, e in caso foriero di rogne.

  14. raramente ho condiviso così tanto un’analisi. Per me Giovanna ha, come pochi – anzi nessuno – in questi giorni, decrittato perfettamente il sottotesto dalemiano. Una sola cosa. Siccome conosco D’Alema da un po’ di anni nutro qualche ragionevole dubbio sull’involontarietà di certa comunicazione verbale e non verbale.😉

  15. Ma vergogna, parlare così male del nostro prossimo Semipresidente della Repubblica e del suo socio prossimo Presidente del Consiglio. non c’è più rispetto per i massimi rappresentanti del popolo di santi, un po’ eti e un po’ beti e rottamatori.

  16. Se sia sincero non lo so ma se vai a vedere le celebri imitazioni di D’Alema da parte di Sabina Guzzanti, ti accorgerai che questi sono i tipici “tic” di D’Alema!

  17. Fatti due risate:

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