«Lo sport è la mia vita. Lo sport e l’alimentazione sono tutta la mia vita»

Red Bull salto con la tuta alare

A Bologna si apre oggi al quartiere fieristico The JamBO, Urban Summer Festival, «3 giorni di performance, di musica, arte e sport, dalle 3 del pomeriggio alle 3 di notte. Musica dance elettronica, street art e urban dance, fmx (motocross freestyle), bmx (bicycle motocross), skateboard, calcio e basket freestyle, parkour, wakeboard e surf, per la prima volta insieme, in un grande “jam” di decibel e adrenalina». Vanno in scena i cosiddetti action sport: una versione addomesticata di sport estremi. Un’altra forma (l’ennesima) di culto del corpo: muscoli, pericolo, adrenalina, performance mirabolanti, corpi che cercano ogni giorno di superare i loro limiti. In Stasera mi butto c’è un personaggio – un tipo tosto – che pratica uno sport estremo. Ben più estremo di quelli che vedremo a The JamBO. Carlotta, 21 anni, se ne innamora e lo descrive così:

Non fai una vita facile: tutti i giorni stai in negozio con tuo padre (lavori con lui da quando hai finito le scuole), la sera vai in palestra o in piscina (minimo tre volte la settimana, quando puoi anche di più), il lunedì e giovedì te ne vieni al corso di salsa. Poi al weekend hai le arrampicate, la bicicletta, ma soprattutto, da qualche anno, il paracadute. Tendenzialmente frequenti l’aeroclub solo di domenica, per via del negozio, ma se il meteo è buono ti organizzi per andarci anche di sabato.

È così che mi hai parlato della più grande passione della tua vita: il paracadute. In tutti i più minuscoli particolari. Si comincia col tandem, mi hai spiegato, cioè saltando in coppia con un istruttore che ha già fatto migliaia di lanci, un tipo tosto, uno che lo fa per mestiere. Per questo non c’è niente da avere paura, hai detto, perché è una cosa sicura: bastano venti minuti di istruzioni e subito ti fanno infilare il casco, l’imbracatura e ti buttano giù da un aereo che vola a non so quanti metri, 3000 hai detto, no forse 4000. Ma la roba più figa è che il paracadute resta chiuso fino all’ultimo, perciò appena giù dall’aereo ti ritrovi a schizzare velocissima nel vuoto… fhuuu… ed è proprio questa la sensazione più bella. Un’esperienza fortissima, continuavi a dire, molto meglio che fare sesso.

Per farla breve: quella sera eri talmente su di giri, a parlare del paracadute, che mi venne voglia di provarla anch’io questa cosa. Sul serio. Tant’è che stavo già per chiederti se una domenica potevo venire anch’io all’aeroclub, quando ti voltasti di scatto:

«Capisci? Io le donne le spavento.»
«Ma…»
«Lo sport è la mia vita. Lo sport e l’alimentazione sono tutta la mia vita.»
«Vabbe’, non c’è niente di male…»
«No, no, non va. Sono troppo indipendente io, mi faccio troppo i cazzi miei e questo alle ragazze non piace. Bisogna starci dietro alle donne: lo shopping, il weekend, le vacanze. Invece a me queste cose non vanno proprio. Niente da fare. Ed è difficile che una donna accetti che la domenica, invece di passarla con lei, io preferisco saltare, capisci? Eppure ormai ho messo insieme trentaquattro anni, e una famiglia prima o poi me la voglio fare…»

Poi più niente, silenzio. Muto tu e muta io. (Stasera mi butto, Et. Al. Edizioni, pp. 42-43)

Soundtrack: Red Bull Commercial 2013. «The only limit is the one you set yourself».

Qui altre anticipazioni del libro:

3 risposte a “«Lo sport è la mia vita. Lo sport e l’alimentazione sono tutta la mia vita»

  1. Mediaticamente, in passato quell’area era a lungo usurpata da Sector No Limits e da Gatorade. Oggi domina in modo quasi assoiuto la Red Bull.

    A parte il macho-marketing giovanilista e prestazionale di questi brand – tutti psicologicamente ed economicamente dopanti, – il fenomeno non era però nato a tavolino. C’è stata una spontanea estensione vieppiù contaminante, di un autentico way of life, tra individui e piccoli gruppi urbani, principalmente americani, che oggi conta decine di milioni di addicts e followers in tutto il mondo.

    Sulla nascita del fenomeno, meritano di essere raccontati tre episodi, tutti more or less, paralleli:

    1) Negli anni ottanta, nella cittadina Rockville (Maryland), un giovane erede di una piccola catena di departmentstore di nome Sam Spiegel, si rifiutò di farsi arruolare da suo padre per accumulare altri bucks. Seguendo la sua passione personale, si mise a vendere, in un piccolo negozio della contea, tavolette Burton, t shirt e scarpe Van’s. Nel tempo libero fondò e pubblicò la rivista “Dirt” interamente dedicata alle sue passioni. Ne curò articoli, titoli, interviste, foto, disegni. In breve tempo quelle pagine divennero un fanzine di risonanza nazionale. Incoraggiato da quel successo, Spiegel si mise a girare dei video (allora ancora in video 8). Quello di maggior successo aveva come protagonisti degli skater non-vedenti. Da lì a diventare un regista cult di video musicali, il passo fu brevissimo. I vari amici/committenti si chiamarono, tra tanti altri, Sonic Youth, Beasty Boys, R.E.M., Björk, Daft Punk, Fatboy Slim, Arcade Fire. Il giovanotto, successivamente a.k.a. Spike Jonze, avrebbe poi girato “Essere John Malkovich”, “Il ladro di orchidee”, “Nel paese delle creature selvagge”. Dopo aver sposato la dolce/tosta ribelle Sophia Coppola e aver diretto decine di straordinari tv commercial vincendo tra l’altro anche un Grand Prix dei Cannes Lions, si mise infine a produrre la serie “Jackass”. Oggi, malgré lui – perché ribelle e un po’ fuori di testa sistemico è rimasto – è una star mondiale che ha prodotto/diretto dei video sociali (es.: “Im Here”) di una potenza poetica senza uguali.

    2) Quando la mountain bike, da fenomeno puramente californiano di alcuni matti che avevano trasformato delle vecchie Schwinn in pesanti bici all-terrain, si espanse anche a Boulder nel Colorado e nell’Utah, le crescenti esasperazioni tecniche e ambientali generarono presto la disciplina più spinta: il downhill. Tra i più noti campioni (inizialmente tutti americani, ma poi anche francesi, inglesi, sudafricani e australiani), spuntò una ragazza di nome Missy “Missile” Giove che, regolamenti permettendo, avrebbe battuto anche un gran numero di colleghi maschi. Aveva vinto 14 gare dei campionati nazionali e 11 delle varie coppe del mondo. Tra le ragazze è sempre stata la più decisa, la più temeraria, la meno tattica. Infatti ha patito un sacco di brutte cadute. Parlava come un kalashnikov, portava sempre al collo una collana di denti di squalo e nel reggiseno teneva le ceneri del suo piraña più amato, saltato fuori dall’acquario di casa. Dopo il suo ritiro apparve sulla copertina di “Girlfriends Magazine” come atleta lesbica più popolare dell’anno. In una delle sue ultime interviste nel 2004 affermò: “Ho sempre voluto far capire alla gente di non vivere la loro vita con paura. Ci sei per una sola volta, e tutto finisce qui. Meglio viverla fino in fondo”. In un mondo dove un Papa può dire pubblicamente che l’uso di anticoncezionali favorisce la diffusione dell’aids, un “Missile” intelligente come la Missy è riuscito a colpire nel cuore milioni di giovani, ragazze e ragazzi, etero, lesbo e gay – nonostante (o forse proprio grazie) a un arresto per detenzione e spaccio di 200 chili di marijuana.

    3) Negli anni settanta c’era un surfer professionista di grande successo che, a tempo per nulla perso, ma estremamente dedicato, curava l’immagine grafica di due importanti riviste giovanili americane: “Surfer” e “Transworld Skateboarding”. Negli anni ’90 sarebbe seguito il rivoluzionario magazine “Ray Gun” dove l’atleta avrebbe completamente ribaltato i parametri del graphic design. Con il suo libro del 1995 “The End of Print”, l’autore sarebbe diventato il più incisivo protagonista della “grunge typography” – la nuova grafica di fine secolo proposta da un’autentica star mondiale di oggi, di nome David Carson.

    Gli esempi dell’influenza degli sport cosiddetti “estremi” sulla cultura moderna, potrebbero facilmente essere estesi, tanto più che i media, i vari opinion-opportunisti delle mode e del marketing prestazionale, puntano sempre di più sul lifting del life-style e del credito al consumo.

    Ma, indipendentemente da questa perversa alleanza di una trasversale filosofia energetica/esoterica Technogym, i ragazzi e le ragazze che non accettano di nuotare nella scia della Pellegrini, di Balotelli e del Doctor di Tavullia, sono sempre di più. Sono indipendenti, sono complici, sono lontani decenni luce dai seguipersone del sistemone, sono defilati, sono tanti.

    Alé.

  2. E dopo aver “messo insieme” 34 anni – la mia età- un uomo (o meglio “ragazzo”?!!?) vuole una famiglia, rendendosi conto che a sua volta dovrà rinunciare a qualcosa…..cui in realtà non vorrebbe mai rinunciare…
    Mi è venuto subito in mente “Twice” pezzo di una giovane band francese, i Dodoz, che esprimono la corsa a emozioni sempre nuove, una sorta di fuga dalla ripetitività angosciante che purtroppo si cela nei rapporti umani….

  3. C’è chi fa troppo sport e chi non ne fa nulla, come me: ci vorrebbe un po’ di equilibrio. Sono del parere che niente e nessuno ci deve allontanare dai nostri cari. La cosa migliore per quello sportivo che citi sarebbe sposare chi ha la sua stessa passione , così si va più d’accordo e si fanno le cose assieme. Non è mica vero che tutte le donne amano fare shopping e andare a passeggio solo per guardare le vetrine!

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