Ma insomma, i politici italiani sanno comunicare o no?

Telecentro 11 giugno 2013

Qualche sera fa sono stata ospite dell’emittente locale Telecentro, durante la trasmissione TelecentroNews, condotta dalla giornalista Antonella Zangaro, per commentare i risultati delle amministrative. Per cominciare Zangaro mi ha fatto una domanda più generale: «I politici sanno ancora comunicare coi cittadini e le cittadine?». Ecco cosa ho risposto, in poco più di sette minuti:

8 risposte a “Ma insomma, i politici italiani sanno comunicare o no?

  1. Comunicare significa ascoltare e rispondere. In genere i politici ne’ ascoltano ne’ rispondono ma solamente dettano.

  2. Alla domanda «I politici sanno ancora comunicare coi cittadini e le cittadine?» la risposta dovrebbe attenere alla comunicazione cioè: il modo in cui, i mezzi con cui, la capacità di far arrivare (percepire) al cittadino ciò che il politico ritiene sia necessario percepire per ottenere voti, o per avere consenso sulle scelte della sua amministrazione. In politica il confine tra “prodotto” è “tecniche di comunicazione del prodotto politico” è molto sottile a volte impalpabile. Se Antonella Zangaro (giornalista) ha usato quelle parole con cognizione del loro significato la risposta di Giovanna è fuori tema se non per alcune parole e una decina di secondi. Se invece Zangaro voleva intendere (magari fuori onda) “I politici hanno ancora qualcosa da dire” cioè proposte da fare che i cittadini possano condividere, quindi “prodotto da vendere”, allora Giovanna ha risposto perfettamente almeno per quanto riguarda il prodotto venduto a scopo di ottenere consenso elettorale. Per intenderci comunicazione è il famoso “Contratto con gli italiani” di Berlusconi fatto a Porta a Porta, non il contenuto del contratto, ma la tattica di comunicazione con cui è stato venduto. C’erano 3 o 4 cose fondamentali che si univano tra loro e un contesto che poteva caricare di credibilità l’evento, almeno per una grande fetta di votanti. Il primo Item proponeva realizzazioni sulla quale realizzazione era difficile credere, ma il concetto di contratto proponeva una sfida e un rischio da parte del proponente: scritto e firmato, quindi mi impegno non a chiacchiere ma con un documento che resterà ai posteri; ergo aumenta la credibilità su ciò che era poco verosimile. Ma non è sufficiente, per aumentare la credibilità occorreva un luogo (Porta a Porta) e il supporter (Bruno Vespa) elementi individuati con creatività strategica. Questo un esempio di comunicazione politica. Giovanna non ha risposto secondo un’analisi che è certamente in grado di fare, ma da politologa, ha disquisito sul perché del prodotto PDL e PD e sul deterioramento del prodotto M5S. Ha dato un parere da merceologo non da esperto di comunicazione. Se crediamo che per misurare la comunicazione si debba valutare il successo o l’insuccesso di quanto è stato percepito di quello che si voleva si percepisse, allora, alle politiche Grillo ha certamente fatto la migliore campagna elettorale vista negli ultimi anni, alla pari del patto con gli italiani del Berlusca. Ha saputo mixare la piazza con la rete e sfruttare di più i media TV di quanto abbiano fatto i partecipanti ai vari talk show, la TV l’ha fatta eccome, l’ha fatta fare ai TG. Molto più efficace dei talk show che ormai sembrano degli spot a pagamento (ricordiamo Berlusconi da Santoro). Bersani non ha fatto. Punto. il PdL ha fatto molto ha guadagnato 10 punti in 2 mesi, ma ne ha persi 10 rispetto alle precedenti politiche. Poteva fare di più? Cosa è cambiato dalle politiche alle amministrative? Per grillo la comunicazione non è cambiata ma il cittadino che aveva comprato il primo chilo di pasta M5S dopo averla assaggiata è giunto alla conclusione che scuoce e ha poco sapore. I due concorrenti: pasta PD e pasta PDL si sono fusi in un’unica azienda è fanno la stessa pasta, né buona né cattiva, la solita. Sono casi emblematici e frequenti, il cliente non trova sul mercato ciò che vuole mangiare, quindi fluttua, prima compra una marca, poi un’altra e alla fine mangia la pasta che costa meno. Hanno vinto i discount che in politica possono essere paragonati agli astensionisti ai no logo. L’insuccesso del comparto, dell’associazione dei pastai, è colpa della comunicazione o del prodotto? E’ colpa di un prodotto che non soddisfa l’acquirente e della comunicazione ingannevole con cui si è cercato di venderlo. Le 3 aziende si possono definire così: una non ha l’esperienza necessaria per fare un buon prodotto, può fare delle acquisizioni aziende che sanno cosa sia la qualità o dotarsi di tecnici con le palle. Le altre due sono decotte, i loro padri padroni se ne debbono andare, debbono lasciare l’azienda in mano a nuovi manager, più capaci, motivati, vicini ai consumatori di oggi, solo così potranno tentare di riconquistare il mercato.

  3. Pier Danio dice in modo molto più chiaro ed efficace le stesse cose che ho cercato di dire in altre occasioni e non ho voluto ripetere in questa.

    Grazie Pier Danio.
    Grazie ancora prima a Giovanna che fa l’enorme lavoro quotidiano di sollevare temi importanti e dire su di essi cose che ritengo sempre interessanti e utili, specialmente quando non le condivido del tutto.🙂

  4. Ieri mi sono ritrovato a camminare zaino in spalla verso un alpeggio sperduto in alta quota. Sono stato accolto da alcuni cani. Abbaiavano nervosamente, agitandosi. Avevano le zampe anteriori protese in avanti, la testa più bassa della schiena, la coda fra le gambe. Mentre abbaiavano si guardavano furtivamente indietro come se, da un momento all’altro, avessero dovuto ricevere l’ennesima bastonata dal loro padrone che così li ha educati sin da cuccioli. Bene, mi hanno ricordato, con il loro linguaggio non verbale, i parlamentari cinquestelle. Ora Pier Danio Forni dice che siamo in presenza di un pastificio che non ha l’esperienza necessaria. In discussioni di qualche giorno addietro esponenti parlamentari del M5s hanno sostenuto l’intensità e la pregnanza del loro lavoro, per nostra insipienza ignorato da noi comuni cittadini elettori. Io non credo che si possa fare un buon lavoro avendo la coda fra le gambe, nonostante le buone inespresse e ben dissimulate intenzioni individuali.
    Tutto il vantaggio competitivo della comunicazione di Grillo è inficiata dal comportamento di questi signori terrorizzati dal loro bastonatore.I padroni delle altre due aziende bastonano a loro volta i loro maggiordomi e servitori smerciandoci l’assoluta libertà di parola dei loro ossequiosi dipendenti. Non c’è che dire, davvero ottime alternative.

  5. Invidio l’alta quota e l’alpeggio, condivido la tesi della coda tra le gambe. Alternativa è una parola che abbiamo dimenticato di programmare. L’alternativa c’era, era già lì nel 1991, dovevamo solo crederci e coltivarla, oggi avrebbe avuto 22 anni, tanta energia e voglia di fare. Un altra alternativa ci è passata davanti nel 1994 la continuazione della protesta per il macroscopico conflitto d’interessi, ma l’enorme cascata si è trasformata in qualche goccia, complice la sinistra inerte e della real politik. Non c’é che dire, siamo proprio messi bene.

  6. una cosa secondo me distingue tra tutte Grillo e Berlusconi, probabilmente con diverse gradazioni di onerstà intellettuale, parlano dei problemi delle persone, e non solo di loro stessi: non ne hanno bisogno: ci pensano tutti gli altri.

  7. La mia risposta è NO!

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