Il rizoma, l’officina meccanica e Umberto Eco

L’altro giorno Laura, che si è laureata in marzo con me alla magistrale in Semiotica, mi ha raccontato un episodio che mi ha messa di buon umore. Spiegare in parole povere anche i concetti più astrusi e farlo con chiunque in qualunque momento, senza snobismo, è una cosa che cerco di fare tutti i giorni. Perciò quando riesco a passare ai giovani la stessa passione per la chiarezza, be’… sono contenta.🙂 Scrive Laura:

«Cara Giovanna, ieri mattina sono andata a cambiare le gomme della moto con mio padre. Entro alla Yamaha e mi accoglie il cartello che ti invio in allegato: Rizoma. Chiedo spiegazioni a un meccanico che mi dice essere una marca di accessori da moto. Stupito dalla mia domanda, mi chiede a sua volta spiegazioni. Così mi trovo nel mezzo di un’officina ad abbozzare in dieci parole che cos’è il rizoma per Umberto Eco. Mi guarda come se fossi venuta da Marte e mi dice: “Questa me la rivendo per sembrare colto!”… sono soddisfazioni! Laura»

PS: se vuoi sapere tutto sulla metafora del rizoma per Umberto Eco e sui rapporti che ha con il rizoma di Deleuze e Guattari… chiedi a Laura.😉

Rizoma Logo

15 risposte a “Il rizoma, l’officina meccanica e Umberto Eco

  1. Più colto sarebbe stato non trascurare il più antico significato del termine, legato direttamente credo all’oggetto di pneumatici! Il rizoma di Eco c’entra qualcosa con quel logo?:
    Il rizoma (da rizo-, radice, con il suffisso -oma, rigonfiamento) è una modificazione del fusto con principale funzione di riserva. È ingrossato, sotterraneo con decorso generalmente orizzontale.
    Molte felci e molte piante acquatiche (es. le ninfee) possiedono rizomi. In molte specie vegetali (es. Iris) il rizoma è ricco di tessuti parenchimatici di riserva contenenti amido. Il rizoma ha anche funzione nella riproduzione vegetativa delle Angiosperme: infatti è dotato di gemme che permettono lo sviluppo di un nuovo individuo. Questa capacità viene sfruttata nelle tecniche vivaistiche per la riproduzione di piante a fiore.

  2. Bell’esercizio, ma perché rizoma? Il cartello sul punto vendita ha uno scopo preciso, in questo caso ricordare che in quella officina si vendono gli accessori della rizoma, per i motociclisti una fantastica azienda italiana nota in mezzo mondo che produce accessori dal design italiano e pensati per migliorare l’uso della propria moto. Da molti anni esiste una specializzazione del marketing per inventare nomi e marchi. A volte si seguono logiche razionali che ricordano il prodotto magari con acronimi (FIAT) altre di pura fantasia dove lo scopo è l’identificazione emotiva con il prodotto (Speedo) altre semplicemente con un nome o cognome il Sig. Honda, Yamaha, Ducati, Brembo, ecc.. Esistono agenzie specializzate in brand consulting firm e naming come Landor Associates (la prima sede era in un battello fluviale fermo nel porto di San Francisco) o la londinese Interbrand ed altre italiane minori, ma professionali, che dopo varie valutazioni e considerazioni propongono il nome e la sua visualizzazione. Esistono anche imprenditori che si chiamano Mario e hanno una figlia che si chiama Francesca per cui chiamano l’azienda Maresca. Ovviamente il nome e la sua rappresentazione agevolano il successo dell’impresa, anche se ovviamente sono solo una delle componenti del successo e a mio parere nemmeno la maggiore, dipende dal settore e dal prodotto. Rizoma deve il suo successo alla creatività imprenditoriale, al prodotto e al suo posizionamento: design italiano e personale funzionalità. La metafora che si accosta di più all’azienda Rizoma è certamente quella di Deleuze e Guattari, non credo però che molti loro clienti abbiano mai associato il prodotto a significati simili. Farà comunque bene il meccanico a giocarsi questa carta “culturale” aumenterà certamente la sua autorevolezza, sempre che sappia fare il suo mestiere.

  3. Sono molto d’accordo con Pier Danio Forni: un semiologo dovrebbe essere più interessato a spiegare a se stesso il cartello del meccanico che spiegare al meccanico il lessico della propria scienza. Credo che involontariamente (in realtà apprezzo anch’io la simpatia e la disponibilità sincera di Laura) questo aneddoto dica qualcosa su una certa tendenza all’autoreferenzialità della disciplina, spesso più preoccupata di tenere bel lucidati i propri attrezzi che di sporcarli per capire come funziona il mondo. Sono troppo cattivo?

  4. Cara Laura, vorrei insinuare qualche dubbio nel tuo “sono soddisfazioni!”. L’idea di D&G, anche nella versione di Eco, potrebbe facilmente essere una delle tante idee filosofiche inutili, poco dannose solo grazie alla loro molto limitata circolazione e durata nel tempo.
    Lo so che sono antipatico, ma prendo le parti dell’onesto meccanico. Che san Galileo lo preservi dalla cattiva filosofia!🙂

  5. No, non sei troppo cattivo, anche il semiologo ha comunque il diritto di vedere le cose come meglio crede. Le discipline che ruotano intorno alla comunicazione in generale e i loro “sacerdoti” sono sempre stati marginali nel turbolento mondo del business e poco considerati dalla società, per loro è sempre stato difficile ottenere consensi pieni. La comunicazione è sempre un tassello di un insieme più complesso, in ogni campo: business, politica, sociale. Intendiamoci, un tassello importante che può fare la differenza. Accade così che gli scienziati (adesso esiste la Scienza della Comunicazione) del settore si occupino spesso del soggetto o del prodotto anziché di ciò che compete loro, cioè come la comunicazione incide sul risultato complessivo di un’attività. Direi che questo accade per due ragioni: perché a volte ci sono carenze in coloro che debbono portare all’insieme, contenuti e prodotti, in questo caso il comunicatore cerca di mettere in evidenza certe lacune e colmare il vuoto; altre perché spesso la comunicazione richiede molta più attenzione, analisi, complessità di molti contenuti e prodotti. Ovvio, anche per l’esperto in comunicazione diventa più semplice non discutere di comunicazione. Nel business si dovrebbe invece capire l’importanza delle discipline della SdC perché una marmellata più dolce, comunica qualcosa di diverso da una meno dolce. Bene sarebbe quindi comprendere che il team dovrebbe rispettare il più esperto di ogni disciplina e comprendere un banale concetto che ben conoscono gli studenti di Giovanna e non solo: tutto comunica e nessuno può esimersi dal comunicare. Dei miei studi giovanili ricorderò tutta la vita Elementi di semiologia di Roland Barthes, insieme a Umberto Eco, Paolo Fabbri e il mitico DAMS. Tutti ispiratori del mio lunghissimo documentario “La peste a New York: sesso e linguaggio 1982. Bei tempi ragazzi.

  6. @ Michele Smargiassi – Pier Danio Forni.
    Decisamente sì, lei è davvero troppo cattivo. Da semiologa, tentavo effettivamente di spiegarmi quel cartello, che imperava sopra la cassa senza altre indicazioni contestuali. E non mi è valso a nulla essere figlia di un motociclista di lungo corso, dato che non avevo mai sentito nominare quella marca prima di allora. Eppure – quale meraviglia! –, anziché indugiare nell’auto-compiacimento intellettuale (godibile quanto sterile), ho chiesto spiegazioni. A un meccanico. Con le mani sporche di grasso. Nel mezzo di un’officina. Sorprendente per una semiologa, non trova? Mi dica, adesso, sono io a essere troppo cattiva?

    @ Ben.
    Devo ammettere che il mio “sono soddisfazioni!” celava una punta di amarezza. Ma chi l’ha detto che le idee filosofiche debbano essere giudicate sulla base della categoria utile vs. inutile? “Fate rizoma e non radice, non piantate mai! Non seminate, iniettate! Non siate né uno né molteplice, siate delle molteplicità! Fate la linea e mai il punto! La velocità trasforma il punto in linea! Siate rapidi, anche stando sul posto! (…) Non delle idee giuste, giusto un’idea” (Deleuze, Guattari, 1980, p. 61). Non so per te, ma per me questa non è esattamente “cattiva filosofia”.

  7. Laura, vai tranquilla, continua a fare la semiologa se puoi, di questi tempi sicuramente meglio che fare il pubblicitario che avrebbe analizzato il cartello solo per verificare quanto “vende”. Visto che sei giovane mi permetto un consiglio schifosamente paternalista: non ti buttare ad analizzare il “prodotto” o peggio il prodotto politico, continua pervicacemente ad analizzare i significati delle parole, i linguaggi, ricordando a tutti che le parole possono fare più male delle pietre. Evviva la semiologia perché spesso è anche divertente.

  8. Laura, il passaggio di D&G che hai riportato a me sembra un esempio perfetto di ciò che intendo per “cattiva filosofia”: frasi allusive liberamente interpretabili, quasi poesia (senza la qualità della poesia). So bene che questo genere di letteratura può piacere e perfino ispirare qualche idea, di varia natura, come le macchie di Rorschach. Ma ispirare idee non è un pregio di per sé.

    Questa è solo la mia opinione (come ho scritto, volevo solo insinuarti qualche dubbio), condivisa da non pochi studiosi del settore.
    Te l’ho data perché ho colto nell’episodio e nel commento un’ingenuità che potresti felicemente superare: quella di credere che D&G siano certamente cultura pregiata.
    Forse non lo sono (come fermamente ritengo), forse lo sono, è almeno molto opinabile.
    Mi disturba che queste cose difficilmente comprensibili, forse perché difettose, vengano presentate come cose pregiate a chi stenterà a capirle e molto probabilmente si sentirà in difetto. Non capire D&G, e tanti altri guru culturali, può non essere affatto un difetto.🙂 Ignorarli può non essere affatto uno svantaggio.

  9. P.S. (sempre per Laura)
    Invece sapere come funziona il motore di una macchina, è certamente cultura pregiata, di cui quel meccanico dispone e noi (almeno io) no. Se il meccanico me lo spiega e io non capisco, è probabile che sia un difetto mio. Saperlo è certamente un vantaggio.
    Ciò vale altrettanto certamente per una parte del “sapere” in ambito semiologico, sociologico e psicologico — una parte assai ristretta di ciò che sta scritto nei libri e viene raccontato a scuola.

  10. Sarebbe stata una scena ancora più divertente se il gommista avesse assunto un tono da dotto puntualizzando nel merito il concetto di “rizoma” in Eco🙂

  11. Ci ho provato ma non ci ho capito. Comunque grazie che è meglio che purché se ne parli!
    Premiata ditta RInaldo ZOlla MArmitte.🙂

  12. Sì è una bella soddisfazione, Laura. Spiegami in parole semplici e brevi la metafora del vostro “guru”, Umberto Eco.

  13. ‪Lévy-Bruhl‬ sosteneva che l’importanza di un uomo nella società è data dalle nuove parole introdotte nella sua lingua e, di conseguenza, dal numero di significati noti.
    Un economista, con maggiore saggezza pragmatica, sosteneva che l’importanza di un uomo è proporzionale al numero di chiavi (non divagate, sto proprio parlando degli oggetti fisici che servono a mettere sotto chiave le proprietà) che possiede.
    Sono stato dal mio meccanico, mi ha detto che ho un problema all’albero di trasmissione. Gli ho chiesto dell’eventualità di sostituirlo con qualcosa di più innovativo, magari un sistema di trasmissione rizomatico ( che poi è la struttura di internet). Allora lui mi ha spiegato pazientemente il dualismo secondo la meccanica (che sarebbe sua moglie che gestisce la contabilità): o l’albero è rotto e mi costerà trecento euro, oppure il mio grafo ad albero mentale che mi ero lì lì costruito ha un ramo di troppo.
    A volte ci sono risposte banali: è solo un nome di fantasia, scelto perché sembra già sentito, oppure è una specie di acronimo composto, come sostiene il mio alias talea, e conoscere Deleuze e Guattari rischia di ottundere invece di aprire la mente.

  14. @Laura
    Ti segnalo un libro pertinente che potrebbe interessarti: http://www.garzantilibri.it/default.php?CPID=842&page=visu_libro

  15. da dieci a Millepiani di morbidezza

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