Ancora bambini precocemente adulti per marchi di moda

Bambini serissimi, corrucciati, invecchiati: sembra che i fashion brands non sappiano fotografarli in altro modo. Eppure la Carta di Milano «Per il rispetto delle bambine e dei bambini nella comunicazione» di Terre des Hommes Italia dice (punto 3): «La comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione». Ciò nonostante, ecco altri due esempi di bimbi già vecchi, appena usciti su Gioia e Style.

Monnalisa

Ferrè

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Questo articolo è uscito oggi (lievemente modificato) anche sul Fatto Quotidiano.

13 risposte a “Ancora bambini precocemente adulti per marchi di moda

  1. Questa volta Giovanna non sono d’accordo con lei. La prima foto non mi sembra minimamente lesiva: piuttosto richiama un che di antico e di classico e la bambina ha uno sguardo più sognante che corrucciato.

  2. sì, la prima è discutibile; mentre al bambino, già che c’erano, potevano mettergli in bocca una pipa…

  3. La bambina non mi sembra adultizzata, neanche nell’espressione. Invece il bambino fa impressione, sì.

  4. anch’io trovo l’immagine della bimba graziosa, delicata e di buon gusto. Il maschietto, no, più che altro fa ridere e lo trovo un boomerang per il marchio. A monte di tutto ciò, però, bisogna ricordare che dietro a questi bimbi ci sono genitori (perlopiù madri) assetate di vanità, visibilità e soldi che si vantano del “lavoro” dei figli e li portano sul set invece che a giocare dai compagni o seguitli nei compiti. La solita vecchia storia. Quelli da educare per primi sono i genitori.

  5. io non ho mai visto una bambina vera così. le mani, lo sguardo, ma quando mai!

  6. La cosa che più sconcerta è che è evidente che sono in posa. Una posa costruita a tavolino. Penso che questo sia il maggior torto a questi bambini: insegnare loro che fingere ripaga! Il bello delle foto che ritraggono bambini è la loro spontaneità, le loro espressioni buffe, goffe, uniche ma che mostrano tutta l’innocenza che ancora hanno dentro. Queste foto non fanno intendere l’innocenza che sicuramente questi bambini hanno ancora dentro!
    Una considerazione: se si smettessero di comprare i marchi che usano questo tipo di immagini, credo che i pubblicitari cambierebbero registro.

  7. cos’avrebbe di classico la bambina? il collier di pelliccia? chi dice che la prima immagina non è lesiva, dovrebbe chiudere gli occhi e pensare a come ci si vestiva da bambini: io non avevo il vestitino, ma la tuta con le toppe perché giocavo come una matta. Detto questo, noto anche un’altro paio di cose nella prima immagine: 1. le scarpe da ballerina: la massima aspirazione di una bambina è già definita in quelle scarpette: non una manager, non un’astronauta, ma una ballerina (da brava principessina, come dice anche il suddetto collier); 2. è seduta non su una poltroncina o su una sedia, ma su un cassettone, esattamente come un soprammobile: in altre parole, già da bambina deve capire quale è il suo ruolo in una casa di classe, deve fare parte dell’arredamento.
    Chissà, magari sono io che vedo “un paesaggio in una fava”…

  8. com’è vero! Ma all’estero non è così, fatevi un giro su nextdirect e vedrete bellissime foto di bimbi che sono bimbi e non finti adulti!

  9. foto bellissime, voi siete malati

  10. Cosa pensi invece del nuovo Carosello?

  11. luzy@” foto bellissime voi siete malati” ..e tu sei cieco/a

  12. Può darsi io sia cieco o anche solo miope, ma la questione è ovviamente fortemente soggettiva. Avete mai visto qualche album di foto d’epoca? I bambini hanno a volte espressioni assolutamente profonde, pensose, assorte, tristi, addolorate, etc. Voi direte che quelle sono foto private e questa becerissima pubblicità. Ok, allora vietiamo ai bambini di posare per la pubblicità. Avrebbe più coerenza che imporre un “modello unico” in cui venga annullata la possibilità che anche l’infanzia mostri il suo lato profondo, assorto, etc… . Altrimenti chiediamo a Cosenza cosa diamine significa “precocemente adulti” e con quale tabella/misura lo stabiliamo sulla foto “numero uno” di cui sopra. (e lasciamo perdere “erotizzazione” che quella, come ho già detto altre volte, è una proiezione paranoica dell’osservatore tendenzialmente malato; no perché se fosse reale “pedopornografia” o qualcosa di comunque simile o istingante in tal senso, non starebbe né su questo blog in bella mostra né in chiaro in giro per il web… Cosenza sta facendo semplicemente propaganda per una causa (in fondo buona) usando e abusando foto per lo più assolutamente al di sopra di ogni critica. Alla lunga nuoce. Mi chiedo se siate un poco masochiste…🙂

  13. Si forse la prima immagine non è poi così “adultizzante” o “erotizzante”. @Luzy lei prima propone come metro di confronto gli album di foto d’epoca, poi si pone dal punto di vista di chi critica e ne individua un giusto discernimento: “Voi direte che quelle son foto private e questa becerissima pubblicità”, infine deraglia da questa linea di ragionamento e taglia la testa a un toro che non se la vuole tagliare: “Ok, allora vietiamo ai bambini di posare per la pubblicità”.
    Lei ragioni pure come vuole ma non è interpretando in senso semplicistico il pensiero di altri che si va avanti nelle discussioni.
    Anche questa storia della “proiezione paranoica dell’osservatore tendenzialmente malato”. Dell’osservatore? Ma stiamo scherzando? Certo che è un bel modo di raccontarsela usando a sproposito categorie pseudo psicanalitiche e fornendo una giustificazione distorta a una visione già distorta in partenza. Vorrei che qualcuno che difende e reputa del tutto innocue questo tipo di immagini spiegasse qual’è il fine comunicativo, dal punto di vista dell’efficacia, di questo genere di campagne…perché? Qual è esattamente il target? Perché queste immagini, e non altre, stimolerebbero certi immaginari e indurrebbero (nella testa dell’autore) all’acquisto? Chiederei proprio un minimo di analisi oggettiva del prodotto pubblicitario. Forse allora si scoprirebbe che non c’è nulla di innocente in tutto questo e che la “proiezione paranoica”, anche ammettendo che esista nell’osservatore, non sta lì ad albergare in milioni di maniaci potenziali affetti da un’improvvisa epidemia, ma viene in quel caso scientemente stimolata a monte da un autore, quello si, profondamente malato.
    Prof. Cosenza apprezzo molto il suo impegno a favore della Carta di Milano.

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