I giochi di parole di Matteo Renzi

Renzi

Fra i politici Renzi è quello che indulge più di tutti all’uso di figure retoriche, con una inclinazione speciale per le cosiddette figure di parola, quelle cioè che lavorano sul suono, sul significante più che sul significato (anche se ovviamente hanno ripercussioni anche sul significato): allitterazioni, anafore, chiasmi, figure etimologiche, paronomasie, ripetizioni, e altro. Perché lo fa? Perché le figure di parola sono adatte a essere riprese dai media come titoli e si trasformano meglio di altre in slogan facili da ricordare. Ultimamente, però, gli è sfuggita un po’ la mano: ne usa troppe, di continuo, quasi ossessivamente. Prendi ad esempio l’intervista di oggi su Repubblica. Io ne ho contate almeno nove:

  1. Definisce i capicorrente «simboli di un partito che non esiste, ma resiste».
  2. «Enrico sarà (2a) più forte, se il Pd sarà più forte. L’importante è che non si preoccupi di (2b) durare, ma di fare».
  3. «Voglio un Pd che invece di essere pesante, sia pensante».
  4. «Voglio un partito che non sia terra di (4a) conquista per correnti, ma che sappia conquistare i (4b) voti di chi non ci ha votato prima».
  5. «Questo Pd non esiste, resiste».
  6. Di Letta: «Un conto è se punta a durare (6a) “andreottianamente” e un altro se scommette sulle idee “andreattianamente“. […] Ed Enrico sa bene la differenza fra (6b) Andreotti e Andreatta».

Alle figure di parola Renzi poi aggiunge come sempre metafore, immagini, similitudini, che sono le cosiddette figure di pensiero:

  1. «Guardi, la mia immagine è quella del David di Michelangelo. […] Michelangelo, quando gli chiesero come era riuscito a fare quella statua, rispose: basta togliere il marmo in eccesso. Ecco dobbiamo togliere quel che è in eccesso».
  2. «In Italia si guarda il dito e non la luna».
  3. «Ci deve essere un disegno, altrimenti si trasforma in un assalto alla diligenza».
  4. «Il partito si è chiuso in un castello. Quando lo apri, arriva più gente».

Problema: esagerare con le figure retoriche (specie quelle di parola) rende non solo lezioso il discorso, ma lo svuota, lo fa apparire tanto più vacuo quante più figure usi. Specie se non sei un poeta. Specie se ai giochi di suono e alle immagini non fai corrispondere contenuti concreti, dettagliati, precisi, né argomentazioni stringenti. Va detto: qualche contenuto concreto e qualche argomentazione nell’intervista ci sono, ma inferiori di numero (e assai meno memorabili) rispetto all’overdose di retorica. Suggerirei a Renzi di ricalibrare il dosaggio.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

15 risposte a “I giochi di parole di Matteo Renzi

  1. Oggi su Twitter ha scritto: “non voglio un partito pesante, voglio un partito pensante.”
    il problema, Giovanna è che, se gli togli le battute, che gli rimane?

  2. Ecco perché a volte mi ricorda B.
    Come si diceva? “La filosofia senza retorica è muta, la retorica senza filosofia è vuota.”.

  3. L’analisi mi trova molto d’accordo. In effetti Renzi non dice nulla e quel poco che fa intendere non mi piace.

  4. Cara Giovanna, tu ci inviti a porre sempre la massima attenzione alle modalità di comunicazione, che hanno un enorme importanza: però continuo ad essere molto affezionato a “cosa” si dice oltre che al “come”: e Renzi si caratterizza ancora più di altri per tante affermazioni retoriche dietro alle quali c’è pochissima sostanza. Si potrebbe allungare a dismisura l’elenco che tu hai fatto: io mi limiterò ad una recente affermazione sul fatto che lui “preferiva battere Berlusconi dal punto di vista elettorale e non per via giudiziaria”; dichiarazione al solito largamente ripresa dalla stampa e che ha avuto un grande risalto ma che era priva di senso perché, fortunatamente, spetterebbe comunque ai magistrati e non a lui, giudicare i reati commessi da Berlusconi. Purtroppo di ..azzate (per dirla in fiorentino)come questa se ne continueranno a sentirne tante perché il dibattito politico ne è pieno….

  5. Pur Trovando Renzi il nulla vestito di niente, pur non votando il PD, e nè lo votero chiunque sia il candidato premier, secondo me, visto che questo articolo è stato RT dalla Geloni, devo trarre solo una conseguenza: IL PD NON VUOLE VINCERE
    dopo aver visto all’opera quel duo di nulità di Bersani e Vendola, che ha quasi regalato la vittoria a Grillo, ed è riuscito nella titanica impresa di far risorgere Berlusconi, ho visto anche il nuovo che avanza e mi è venuto da piangere, ovvero Barca e Civati; essi sono Il nulla totale. La sconfitta assicurata. Masochismo allo stato puro. ho visto Civati prendere sganassoni e quasi scusarsi in un confronto televisivo contro Boldrin, il pensatore di accelerare il declino! in un confronto contro Berlusconi, quelli cadono stramazzati al suolo!
    In politica c’è una sola regola: saper prendere i voti. Nel PD ce n’è uno solo che sa farlo. Ma il PD NON vuole vincere, perchè non vuole sceglierlo; quello è Renzi, solo lui sarebbe capace di prendere il 40 %; solo lui sarebbe in grado di far passare per accettabile quel ridicolo programma economico sulla patrimoniale; altri al suo posto affonderebbero.
    perciò il PD si decidesse, o si vince, o si una un’altra figura barbina, e a rimetterci sarà come al solito l’Italia

  6. @Domenico
    Anch’io voglio vincere. Però a che servono le vittorie fondate su promesse effimere, da qualunque parte provengano, si tratti di Berlusconi (chi non ricorda il famosissimo “meno tasse per tutti”? Eppure la pressione fiscale è aumentata..) oppure di Grillo (“cambieremo la politica…apriremo il Parlamento come una scatola di sardine”, con tanti apriscatole in bella vista per denunciare solo pochi mesi dopo che “il Parlamento non serve a niente, è una scatola vuota”: ma allora perché era essenziale entrarci dentro???) o di chiunque altro? Si tratta di slogan, magari efficacissimi per acquisire consenso elettorale, che vengono smentiti rapidamente dai fatti. Sì, vabbè, morto uno slogan se ne trova un altro altrettanto efficace, ma poi? Si può prendere in giro la gente e farla abboccare per una, due, tre volte, ma alla fine le persone si stancano se non dai risposte reali. A me ha molto colpito il film “Viva la libertà”, che è una splendida denuncia del vecchio apparato partitico burocratico tutto rannicchiato in se stesso: però sembra suggerire come unica alternativa al vecchio Servillo (burocrate senza più passioni, arrovellato dai suoi drammi personali) quella del suo fratello gemello, un “pazzo” capace di suscitare emozioni ed entusiasmi con le sue idee visionarie ed innovative. Alla fine, dopo aver “vinto” le elezioni, probabilmente scapperà anche lui di fronte alla responsabilità immane di governare e di dare risposte a quella stessa gente che aveva “incendiato” con le sue parole “rivoluzionarie”..

  7. Sono d’accordo con il post. Renzi come tutti gli uomini del “fare” è principalmente un venditore, il che sarebbe anche un paradosso se non fosse che la “fattività” è connotata anch’essa retoricamente e si rende riconoscibile nell’agone comunicativo (gli elettori percepiscono i politici come “fattivi”, diciamo così, in base a ciò che dicono, non in base a ciò che fanno, di cui per lo più ignorano o comunque non sanno tenere il regesto).

    In più Renzi è quasi costretto alla battuta dal suo ruolo di giovane “toscanaccio” della politica italiana, e in questo senso avrebbe bisogno di un battutista perché come si vede benissimo la sua vena è esaurita.

  8. Sono d’accordo col post, ormai è tutta retorica. Può anche fare del PD uno shuttle NASA per arrivare alla luna che lui cita, per me B., R., o anche tutto il resto dell’alfabeto mai mi convinceranno a votare di nuovo. Fine, nada, zilch. Anzi, aggiungiamoci i numeri alle lettere e magari con B4-R8 o G6-L12 li affondiamo tutti quanti… che è ciò che si meritano per governare con le loro tasche ma i soldi spillati a chi paga le tasse in Italia….

  9. Beh, indubbiamente il personaggio ha tratti caratteriali che possono non piacere (a me piace poco). Però non mi dispiace che sappia tenere banco con l’arte della retorica: in mezzo ad una schiera di politici che non sono in grado di comporre frasi di senso compiuto, mi pare una dote già pregevole. Se poi ci volesse mettere qualche contenuto…..

  10. VOGLIO INVIRE I MIEI MIGLIORI AUGURI AL SINDACO DI FIRENZE, CHE PRENDA LUI IMANO QUESTO P.D, E SI VADA ALLE ELEZZIONI PUI PRESTO POSSIBILE, NON E POSSIBILE ANDARE AVANTI CON QUESTI COMPROMESSI,
    IO SONO SEMPRE STATO ELETTORE DEL D,D, NON VOGLIO PIU VEDERE QUESTA SITUAZIONE, SANO LUCIANO BERTUZZI ,
    DI RIVERGARO ,PIACEMZA, MA ADESSO VIVO A VENTIMIGLIA.
    AUGURI SINDACO, NON ASPETTI PIU , SALUTI LUCIANO…………

  11. auguri a matteo renzi

  12. Cioé a me pare che qui, più che le idee e i programmi, si finisce per votare la faccia più simpatica, o la dichiarazione che è finita sui titoli di giornale.
    La politica in tv sta prendendo il posto dei reality alla Grande Fratello.
    Ma che Italia vogliamo costruire? E quella che ha in mente Matteo Renzi equivale a quella che vogliono gli italiani?

  13. Pingback: I rischi dei giochi di parole di Renzi: l’effetto comico | D I S . A M B . I G U A N D O | NUOVA RESISTENZA

  14. Pingback: La comunicazione di Renzi, arma segreta o boomerang? | Gianluca Giansante

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