GoldieBlox contro Pink & Barbie: il pezzo di storia che mancava

GoldieBlox

Dopo aver scritto “Dagli Usa la guerra contro le Barbie e il rosa per bambine”, ho appreso da Floriana Grasso e da Supermambanana (grazie a entrambe) che mi mancava un pezzo importante della storia che ha portato GoldieBlox a produrre giocattoli di costruzioni per bambine. Il caso infatti  nasce da un crowd funding di successo (non lo sapevo), che rende tutto molto più vivo e interessante dal punto di vista dell’uso della rete per avviare un progetto di business innovativo. Poco cambia, però, nella mia conclusione: mi pare comunque un’idea di nicchia. Buono che ci sia naturalmente (pur nei limiti discussi due giorni fa), ma ce ne vorrebbero dieci cento mille, di iniziative simili, per scardinare il mainstream di Pink & Barbie mondiale. Ecco i il racconto di Supermambanana sul blog Genitoricrescono.com:

La storia parte da lontano, quando una ragazza di un piccolo paese negli Stati Uniti venne spinta dai suoi insegnanti a frequentare ingegneria meccanica a Stanford, a dispetto del fatto che a lei non sarebbe mai venuto in mente. La ragazza non sapeva quanto l’avrebbe appassionata, quanto ci avrebbe trovato dentro di design, di creatività, di psicologia, insieme alle materie più tecniche. Anni dopo, questa ragazza, Debbie Sterling [nella foto], si ritrovò a discutere con colleghe ingegnere del problema annoso di quanto sia frustrante vedere così poche donne iscriversi ad ingegneria, e di come le bambine non siano stimolate a pensare ad una carriera ingegneristica, e che magari si potrebbe fare dei Lego rosa per poter convincere le bambine a provarli (nota: la Lego poi li ha fatti davvero i mattoncini rosa, anche se con risultati scoraggianti).

E così Debbie ha un’idea, ci pensa e ci ripensa, si mette al tavolo da disegno, e tira fuori dal cappello magico un gioco che sviluppa la logica e il problem solving, proprio come i Lego, MA, ma che si basa su quello che alle bambine piace fare di più, cioè parlare per (e raccontare) storie. Nasce quindi il prototipo di GoldieBlox (un gioco di parole su Goldie Locks, la curiosona Riccioli D’Oro della favola).

Per poterlo finanziare, ispirata ai vari progetti di solidarietà, si iscrive a KickStarter, che è un portale che aiuta a realizzare progetti creativi e di design (in US e UK) col meccanismo del “crowd funding”, le micro-donazioni. Debbie crea la sua pagina sul sito, stima che per realizzare i primi 5000 esemplari le serviranno 150mila dollari, e aspetta i piccoli donatori, facendo circolare il promo in rete. Secondo le regole di KickStarter, se un progetto non raggiunge il suo target di fondi in un periodo stabilito, il progetto decade. Debbie raggiunge e supera la cifra in solo due settimane, raggiungendo 285mila dollari allo scadere del termine.

GoldieBox diventa una realtà, gli ordini cominciano a fioccare, i video a circolare, e ora è stato inserito nel catalogo di molti retailer di giocattoli, fra cui il gigante multinazionale Toys’R’Us. Ed ecco il video cosa rappresenta, la conquista di Toys’R’Us da parte delle bambine di GoldieBlox.

Dispiace che per una volta una storia che valeva la pena raccontare sia passata come una curiosità da oltreoceano, se non addirittura un’operazione “markettara”. Dal mio punto di vista, è stata un’altra occasione persa dai media per raccontare la questione femminile delle donne in scienza e tecnologia, una questione nella questione. (Continua a leggere qui l’opinione di Supermambanana)

6 risposte a “GoldieBlox contro Pink & Barbie: il pezzo di storia che mancava

  1. Grazie per l’aggiornamento à te e Supermambanana

  2. Date un’occhiata a http://www.gioco.it/, ci sono i “giochi al femminile” e quello più giocato: un grande segno di speranza per il futuro del Belpaese formaggino.

  3. Grazie per la menzione Giovanna. È vero, sono cose di nicchia in quanto prodotti, ma l’idea di fondo si va diffondendo sempre più nel mondo anglofono. Ti segnalo, se ti fosse sfuggita, l’iniziativa britannica Let Toys Be Toys http://www.lettoysbetoys.org.uk/ che si prefigge di fare lobby con i rivenditori di giocattoli per eliminare la separazione “scaffale bimbi e scaffale bimbe”, e mantiene sul web site un osservatorio sui magazzini, sia online sia reali, e insomma in molti stanno rispondendo positivamente al lobbying.

  4. Sarei curiosa di sapere com’è in Inghilterra, ma in Italia spesso ho l’impressione che non ci sia una divisione giochi da maschi vs giochi da femmine quanto “giochi per tutti” vs “giochi da femmine”. Dico questo perché accanto ai giochi da femmine – rosa – non esiste un equivalente azzurro per i giochi da maschio: i giochi “da maschio” sono multicolori, cioè per tutti, cioè sono la normalità. Ma se hai una femmina tutto quello che arriva a casa è rosa, se per caso avrò un altro figlio e sarà femmina, seguendo il “mainstream” le due bambine potrebbero non vedere mai un mappamondo o un Lego per un cervello normale.

  5. Close The Door

    Era quello che sottolineavo anch’io in uno dei miei commenti al post precedente su questa storia. l’azzurro si mischia quasi da subito con altri colori mentre il rosa rimane ossessivo. I giocattoli che tu indichi come “per tutti” non sono evidentemente per tutti se persino la lego sente l’esigenza di mettere in commercio una linea solo per bambine chiamata lego friends che snatura completamente i personaggi. E se guardi i normali omini di donne ce ne sono effetivamente pochine. E’ lo stesso in UK e ovviamente anche in US. E se pensiamo sia solo un problema di giocattoli non lo e’ (anche se il rosa eventualmente non e’ piu’ il problema in eta’ adulta). Una signora ha postato questa foto scattata all’aereoporto di Chicago

    http://tinyurl.com/q6obcr6

    Che io personalmente vedo come la continuazione in eta’ adulta della divisione in reparto giocattoli rosa e “resto del mondo”.

  6. Alessandra, grazie della foto significativa. Quando si dice che le donne devono star fuori dalla politica!
    Parlavo di “giochi per tutti” perché nei grandi negozi di giocattoli, il multicolore è riservato ai giochi tradizionalmente da maschio e poi ai giochi intellettualmente più impegnativi, da adulti (giochi di società, ecc.), per questo si capisce – o almeno, io capisco – che il maschio è la normalità e la femmina è la deficienza. Ma credo che stiamo dicendo la stessa cosa con parole diverse.
    Per quanto riguarda i Lego: a mio avviso il rosa è, sì, ghettizzante, ma può essere usato come arma per legittimare l’uso femminile di giocattoli tradizionalmente maschili: la “Meccano” ha prodotto un giocattolo rosa, con viti e bulloni più grandi in modo da risultare più facile, presumo con l’intento di far entrare quel tipo di gioco in casa di famiglie con figlie femmine, che poi potrebbero essere invogliate a proseguire quel tipo di acquisto. Altrimenti le costruzioni non entreranno mai, e un certo tipo di input intellettivo neppure, per poi dire che alle femmine non piace e non ci sono portate.

    Poi ovviamente deve/dovrebbe entrare in gioco la scuola, io mi riconosco nell’approccio della scuola materna di mia figlia, dove hanno fatto un lavoro sull’identità di genere con cartelloni maschio/femmina, eppure nella stessa classe ci sono bambolotti e macchinine, e voglio sperare che nessun adulto intervenga per fermare un bambino che ha preso in mano il gioco sbagliato.

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