Cif detergenti: uno spot in Italia e uno in Inghilterra

Cif sgrassatore

In questo periodo Unilever sta pubblicizzando Cif sgrassatore universale con uno spot che mostra una madre alle prese con la devastazione di casa messa in atto dal figlio – grande, pasciuto e giocatore di rugby – e dalla squadra dei suoi amici – tutti grandi, pasciuti e giocatori di rugby. Né il marito né la figlia l’aiutano ma solo una tizia targata Cif che le consegna (dlin-dlòn) il “potente sgrassatore universale”:

A questo proposito mi chiede Elena: «Non sarebbe stato più “contemporaneo” e divertente vedere i ragazzi della squadra di rugby attuare il famoso “terzo tempo” in cucina insieme alla madre anziché trattarla da serva?» Sarebbe, cara Elena. Ma siamo in Italia eccetera.

In Inghilterra, invece, in questo stesso periodo Cif crema va on air così:

29 risposte a “Cif detergenti: uno spot in Italia e uno in Inghilterra

  1. la risposta è una, perlomeno da parte mia: boicottiamo cif in italia…hai visto mai…:-)

  2. E in Spagna così

    e così

    Stessa ditta.

  3. Ooops…sbaglio. Il primo è quello italiano. Doveva invece essere:

    Pardon!

  4. Oltre alla puntuale e precisa segnalazione di Giovanna, da vecchia bestia pubblicitaria, sottolineo un “valore” tipicamente italiano che la dice lunghissima su un senso di colpa inculcato da decenni alle telespettatrici italiane: il pericolo dell’assenza dell’igiene. Se i nostri pavimenti, lavandini e cessi non sono frequentabili e leccabili persino dai nostri pargoletti di default ariani (i nostri “bimbi” spottari sono sempre biondissimi, lentigginosi, con gli occhi azzurri), c’è qualcosa nella psiche delle nostre madri che non va. Senza lisoformio, deodoranti, creme abrasive e cresime, le case delle nostre donne sono impure.
    Chiaramente si tratta di un arma di distruzione di melassa fomentata dalla religione cattolica secondo la quale la purezza d’animo, della vagina e delle piastrelle, è un valore sempre più indiscusso.

  5. Scusate l’o.t. ma vorrei segnalare un articolo, non potevo fare a meno di chiedermi che razza di titolo fosse questo http://www.huffingtonpost.it/2013/07/14/la-fiat-500-fatta-con-donne_n_3594191.html?utm_hp_ref=italy “La Fiat 500 fatta con donne”. Leggere questo titolo e rendermi conto che in quell’immagine ci fossero dei corpi (non degli oggetti come lascia intuire il “fatto con”) mi ha lasciato disorientato, non tanto per la stranezza del progetto quanto per il modo in cui viene presentato.

  6. Mah, questo della correlazione fra purezza delle piastrelle, dell’animo e della vagina mi sembra un po’ un sofisma🙂 che poi anche il protestantesimo sul versante del proibizionismo non scherza….

  7. Quello inglese è molto più criptico….

  8. Questo e` un capolavoro. Lava a terra con Vileda o ti viene il cancro al seno http://www.youtube.com/watch?v=NMyCAJAIqMU

  9. A me piace lo spagnolo con il bimbo …. la tua casa non è solo per “limpiarla”! ne cattolico, ne mammone, ne criptico.
    Nei due italiani, infatti, più che il cattolicesimo c’è un’idea di scarsa autonomia dalla mamma tipicamente italiana.

  10. Devo ammettere, però, che la madre spagnola che gioca con il phon accanto alla vasca piena d’acqua, col bambino dentro, un po’ di brivido me l’ha dato…

  11. purtroppo la vera realtà è che i maschi non sono proprio casalinghi come nel resto d’europa

  12. no comment. Preferisco, altrimenti dovrei confessare che lo spot italiano mi scatena la violenza…Ma cosa mi succede!
    Grazie sempre e comunque per queste segnalazioni e grazie per tutti i commenti che suscitano. Qualcuno reagisce a queste insidiose insulsaggini.

  13. In casa ce l’ho anch’io un giocatore di rugby: purtroppo i padri non te li puoi scegliere! Simpatico lo spot inglese: bisogna suggerirlo a quelli che hanno messo una donna morta e poi cancellavano le prove (non ricordo il prodotto)!

  14. Anche a me ha sempre dato sui nervi questo spot, in primo luogo per l’atteggiamento della madre che, nel vedere il disastro in casa, grida il nome del figlio, ma già con tono assolutorio. E poi perché degli adulti dovrebbero essere in grado di sistemare il casino che hanno creato.
    Invece, come sempre, la madre e l’aiutante (donne) puliscono.
    Arretrato in modo insopportabile

  15. Questi spot italioti dimostrano che il fine ultimo della pubblicità non è stimolare e incrementare le vendite ma creare e modellare il proprio spettatore, senza altri fini. Dev’esserci proprio una volontà perversa, da parte dei “creativi” (intelligentissima autodefinizione) e dei geni del marketing, nel disegnare in modo così imbecille il target. È questa l’idea di noi stessi? Mammoni pasciuti, figli di mamme servili, disposte al sacrificio e al ruolo di accessorio attivo e acritico dell’industria chimica? E lo spot viakal? Il co-housing in una casa così arredata prevede come minimo il maggiordomo e tre donne (a-ridaje!) di servizio. Negli appartamenti in coabitazione, ammobiliati con gli avanzi dei mobili scassati del nonno morto, con lavandini sbeccati e scaldabagni gocciolanti, il problema non è il calcare ma un salatissimo affitto in nero.
    In uno spot abbiamo la mamma povera casalinga, da sempre serva, nell’altro la mamma, saccente ispettrice santanchètica, benestante (con giro di perle e colletto leggermente sollevato, che finezze!) che non ha mai toccato un detergente ma è di certo competente.
    Credo sia difficile immaginare situazioni così povere di creatività, di intelligenza, di valori. Credo sia difficile penalizzare la brand equity in un modo peggiore di questo. Probabilmente a sostenere il valore della marca è più banalmente utile un prezzo di vendita maggiore di quello dei concorrenti. Piuttosto che fare danni -almeno al mio fegato- in questo modo, farebbero bene a smettere con gli spot e incrementare le azioni sul punto vendita.

  16. bene🙂

  17. redcactus, ho pensato anche io la stessa cosa! sarà che ho due figli maschi per cui qui sono in minoranza schiacciante, ma a casa mia gli uomini fanno tutto, e ci mancherebbe pure!
    io col cavolo pulivo, li inseguivo con la scopa !!
    x me boicottarlo non costa fatica xchè non compero generalmente prodotti di quelle marche, ma un bel boicottaggio ci starebbe tutto🙂
    guydebord, i pubblicitari inseguono quel modello perchè evidentemente nelle loro ricerche hanno visto che noi (quali?) donne ancora siamo legate all’idea che dobbiamo avere la casa sempre lustra come una sala operatoria, dove si può mangiare sul pavimento, e l’ospite che arriva senza avviso non ha da criticare xchè è tutto in ordine e perfettino (altra mania italiana, quella della gara a chi è più brava)

  18. Avevo notato anche io questo spot idiota, ma non avevo visto le varianti negli altri Paesi. Vince senza ombra di dubbio lo spot che incita a vivere la casa anziché pulirla e basta!

  19. Latte E Coccole Roma conferma esattamente ciò che ho scritto nel mio commento di due giorni fa: sull’igiene, i germi, le lucentezze, da decenni le aziende di prodotti chimici per uso casalingo, terrorizzano le donne italiane. Attuare questa strategia nel nostro paese è particolarmente facile perché il ricatto del biancore, della purezza e della verginità è un “valore” propagandato ossessivamente e da sempre anche dagli strateghi che siedono nel Vaticano. Va da sé che in Italia la pulizia che conta (le strade, i mezzi di trasporto, le scuole, gli ospedali, le spiagge) sono tra le peggiori dei paesi cosiddetti sviluppati. Aggiungo, con rabbia ma senza alcuna reticenza, che quasi sempre nei gabinetti pubblici i maschi italiani non tirano lo sciacquone, pisciano sui sedili, non si lavano le mani. Se proprio volessimo parlare di igiene, io comincerei da lì.

    Per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria nel cosiddetto settore “prodotti per la cura della casa”, noi creativi facciamo il solito lavoro: nove campagne sono devianti, brutte, sceme, una è bellina oppure così così. Di solito, lo standard di fantasia e innovazione è molto basso. Ma questo vale anche per le campagne di auto, biscotti, partiti politici e slip. Più che diabolici seduttori-malfattori, mediamente noi creativi siamo solo dei signorsì. Ciò che i cittadini-lettori-telespettatori invece non sanno, è come nascono le campagne.

    Praticamente mai il creativo “ha un’idea” per proporla poi, come gli è venuta, al committente. Le cose funzionano in modo sostanzialmente inverso: il cliente (se non è ingenuo o scemo), conosce a menadito il suo settore – di solito, molto meglio del creativo pubblicitario: prezzi, distribuzione, packaging, metodi e costi di produzione, concorrenza, leggi, normative, rischi legali, i costi dei media, come si muove il mercato. In base a tutti questi dati, nascono i prodotti e/o servizi nuovi – che quasi mai sono veramente nuovi, ma sostanzialmente solo delle varianti di quelli esistenti. A questo punto entra in gioco il creativo (cito solo lui e non tutti gli altri colleghi che in modo più o meno inutile, nell’agenzia pubblicitaria ronzano intorno a lui). Il committente gli trasmette una strategia (investimenti, media, tempi, posizionamento nei confronti dei prodotti/servizi concorrenti). Tutte le idee di campagna che non rispettano i dettami di questo briefing, vengono scartati.

    Per tornare al nostro prodotto per le pulizie della casa, come sempre anche qui il cliente ha dettato le regole del gioco: a chi parlare, cosa dire, dove dirlo. Il come dirlo è il solo, ma spesso fondamentale, compito del creativo. Se il creativo è esperto, inventivo, autorevole, convincente, qualche rara volta riesce a spostare o addirittura a cambiare la strategia. È persino successo che il nome di un prodotto sia stato addirittura proposto da lui.

    Racconto tutto questo noioso ma fondamentale backstage, solo per dire che i contenuti di una campagna sono sempre ispirati, dettati, approvati, pagati dalla marca, dal committente. Il creativo ne propone la formulazione, lo stile, le immagini, le parole. Se un creativo è moderno, fantasioso, coraggioso, lui presenta soluzioni moderne, fantasiose, coraggiose. Ma le rare volte che questo succede, nove volte su dieci, in Italia il committente le rifiuta perché i nostri utenti pubblicitari sono l’esatto specchio economico, produttivo e culturale dei vari D’Alema, Bondi, Calderoli, Sallusti, Signorini, Vespa cioè vecchi, furbi, conformisti, prepotenti.

    Oggi, le uniche aziende italiane che hanno investito nella ricerca e che non rientrano in questa melma della mediocrità, sono quelle che ahimé non dispongono di budget necessari per fare campagne nazionali di pubblicità. Cosa combinano invece i nostri potentati e parvenu dell’economia (alimentari, auto, banche, chimica, cosmetica, editoria, elettronica, telefonia, trasporti), lo vediamo tutti i giorni nella stampa, lungo le strade, nella rete, nella tv.

    Non è più roba solo da Quartetto Cetra, ma da quarto mondo.

  20. che le rappresentazioni familiari e delle relazioni tra uomini e donne negli spot italiani siano conservatrici talvolta in maniera irritante come in questo caso (sembra di essere fermi agli anni 50) è vero..incolpare la religione (che ha responsabilità indubbie per tante cose..in Italia poi..) per il desiderio umano e comprensibile di vivere in una casa non necessariamente splendente e luccicante ma mediamente pulita mi pare troppo.

    Firmato: un maschio italiano che tira sempre lo sciacquone anche nei bagni pubblici

  21. grazie del backstage tillneuburg🙂.
    io lavoro con le neomamme, e generalmente alla pausa pubblicitaria faccio zapping (confermando quindi che generalmente gli spot sono noiosi, vecchi, riciclati… perchè se c’è un bello spot che mi tocca qualcosa certo che lo guardo volentieri – per dirne uno mi piace un sacco quello dell’automobile dove i bambini vedono il papà come un supereroe🙂 ).
    quindi nonostante la mia incompentenza nel campo, però per il mio lavoro parlo con le mamme, e vedo quotidianamente che cadono spesso nello stereotipo che io chiamo “wonder-woman”, cioè che se non hai la casa lustra e in ordine con i parenti che ti piombano in casa il gg dopo la dimissione dall’ospedale ti senti inetta… a me piace portare gli esempi all’assurdo per far capire meglio i concetti, ma credetemi che non siamo tanto lontani dal vero.
    ora però la domanda mi sorge spontanea… il luogo comune della donna-mamma italiana tutta casa e detersivo è indotto dai media, o è la cultura effettiva che induce i media?? è nato prima l’uovo o la gallina? o una via di mezzo?
    però… se si facesse come quella casa automobilistica che qualche anno fa (e se non erro la tizia che lo decise era una donna) fece la “pazzia” di mettere in commercio macchine dai colori sgargianti mentre tutti gli altri facevano o soliti colori da persone seriose… e lanciò una nuova moda, magari il cambiamento si può anche incoraggiare no?

  22. Lo spot viakal a me pare il peggiore fra i due italiani. C’è questo ragazzo dalla voce checca che annuncia la visita della mamma –la sua?, le ragazze sono sue sorelle o coinquiline?– ma mica muove il culo, lui si limita ad annunciare. Le due stronzette dall’aria di casalinghe potenziali e dal capello leccato si precipitano a pulire il bagno -secondo le motivazioni che tillneuburg ci ha ottimamente documentato- mentre il ricciolino saccente tira fuori l’arma segreta dall’armadietto. Ed eccola la mamma, mica quella sciatta casalinga madre del rugbysta invadente, no, lei è la mamma ispettrice col giro di perle da benestante anni cinquanta e la camicetta celeste madonna anni sessanta.
    Vie di mezzo non ce ne sono per l’anticalcare più venduto sul mercato. Proprio così: sul mercato, dice il pay-off. Non solo i pubblicitari sono ostaggio del marketing ma la selezione lamarckiana evidentemente premia i peggiori. Questa pubblicità funziona? Fa vendere? Probabilmente qualcuno riesce anche a produrre statistiche e dati che lo confermano, ma io ho il sospetto che la quantità sopperisca alla qualità e che tanti altri elementi che compongono gli strumenti di commercializzazione siano più efficienti degli spot. In ogni caso siamo in molti a non si riconoscersi affatto in questo Paese e/o nella sua immagine descritta dai media e dalla pubblicità. E i pubblicitari non fanno nulla o quasi per cambiare, per proporre un minimo di novità. Till Neuburg è un’eccezione da sempre, forse mal tollerato in ragione del suo talento, gli altri sono premiati in ragione della sottomissione del tengo famiglia. Insomma, quello che traspare dagli spot è di lunga peggiore degli spot stessi.

  23. Pingback: La casalinghitudine delle donne negli spot italiani – Un altro genere di comunicazione

  24. Sorvolando il discorso del messaggio trito e ritrito che lo spot italiano veicola, quello inglese è decisamente più originale e simpatico. Sicuramente ha richiesto più sforzo creativo che quello nostrano… Comunque su un piano sociale, non ci siamo proprio. Chissà quanto tempo ci vuole per cambiare le cose… certo che post con confronti come questi fanno riflettere.

  25. Propongo, per chi ancora non l’ha fatto di firmare questa petizione, nella speranza di cambiare questo continuo svilimento:
    http://www.change.org/it/petizioni/fermiamo-la-pubblicità-sessista

  26. sono convinta che uno spot in cui la mamma mette in mano al figlio (neanche tanto ragazzo, ma si sa che nel nostro bel paese si sta a casa con mammà fino ai 40) e ai suoi compagni di squadra qualche flacone di cif multiuso e se ne va a fare una passeggiata, e quando torna trova tutto lustro e pulito, sarebbe stato molto più efficace. del resto una volta si diceva “con nelsen piatti li può lavare lui”… era uno spot di 30 anni fa, certo mostrava l’uomo come inesperto delle pulizie, ma indicava un cambiamento in atto: anche gli uomini possono lavare i piatti, cosa che per i miei nonni sarebbe stata impensabile e scandalosa ma per i miei genitori no. ecco, 30 anni fa si intravedeva un cambiamento di mentalità, oggi si torna indietro.

  27. Pingback: Cif insiste con il finale da favola | Sguardo Strabico

  28. Uno spot che mi ha fatto andare di traverso la colazione.
    “Le donne saranno felici.”?!?!?! E gli uomini non mangiano…? Non cucinano…? Non fanno la spesa…?

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