Siete pronte per la prova costume?

Le immagini di corpi perfetti e tutti uguali sono numerose tutto l’anno, ma lo sono ancor più d’estate, per via della cosiddetta «prova costume». Non riguardano solo le donne, naturalmente, ma su di loro è innegabile un accanimento speciale: pubblicità di costumi da bagno, di creme e integratori alimentari, di trattamenti ginnico-estetici e persino di occhiali da sole, copertine di magazine, interi servizi fotografici, tutti ci chiedono in coro: «Siete pronte per la prova costume?»

Niente di scandaloso. Niente di nuovo sotto il sole, da decenni. Niente da fare, dunque? Eppure la sensazione che il numero di queste immagini sia cresciuto nel tempo e che tutta questa insistenza e questo accumulo contribuiscano in modo pesante al nostro senso di inadeguatezza e alla nostra insoddisfazione è forte. Sbaglio? Esagero? È un tema contro cui è inutile blaterare? Non lo so più. Però mi chiedo: al di là di ogni singola immagine, su cui in sé c’è poco da dire, si potrebbe calcolare in qualche modo quello che potrei chiamare «effetto accumulo»? Se ne può studiare in modo rigoroso con qualche metodo (sociologico, psicologico o semiologico che sia) l’incidenza sulla nostra vita quotidiana? Ecco tre immagini a caso. Aggiungine tu quante vuoi. Moltiplicale, guardale tutti i giorni. Non contano nulla?

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Dibi Center

23 risposte a “Siete pronte per la prova costume?

  1. Mah! Sai, Giovanna, se è indubbio l’effetto accumulo, in particolare sulle donne che si sentono inadeguate –senza ragioni reali– dal confronto e che, per ciò che provoca, questa insistenza può essere motivo di studio, è altrettanto palese che questo martellare è figlio di una strategia o di un mancanza di visioni di un futuro migliore. Voglio dire: a chi giova? Nel primo esempio ecco l’emergente senza qualità che fornisce il suo servizio fotografico concordato. A lei ne deriva notorietà da spendere nel suo mercato boario, mentre il settimanale ha materiale da pubblicare a bassissimo costo, senza infamia e senza lode, “perfetto” per essere sfogliato sulla sdraio senza usare la testa. Ai settimanali sono abbinate operazioni di merchandising o di pubblicità redazionale che orientano la scelta “dell’allegato al gadget”, da sfogliare con lo stesso impegno del guardare in giro sbadigliando. È la strategia di costruzione del lettore (e dei destinatari della pubblicità e delle trasmissioni tv) che mi interessa. Vorrei avere come soggetto di studio la strategia che si propone di mantenere nell’acriticità i lettori e le lettrici –dato che se sono di bocca buona sono disposti a ruminare di tutto– e se questa strategia è così pervasiva da essere sostenuta in mille modi anche da una classe politica pervicacemente cafona e capace solo di fare kazzake, e capire una volta per tutte se è invece il lettore che sceglie da un ventaglio di proposte, da quelle becere a quelle più raffinate, e preferisce le prime, sia nel caso dell’informazione che della scuola o della classe politica e amministrativa.

  2. noi siamo un mix di natura e cultura e quindi non possiamo prescindere da questo nel bene e nel male ma alla fine, io credo, siamo sempre no a decidere anche sul nostro aspetto estetico (a cui tutti, chi più chi meno, teniamo come è giusto)

  3. L’aspetto più bizzarro di tutta la faccenda è che le donne fotografate nemmeno esistono nella realtà. Non così, almeno. Infatti quei corpi sono il frutto di innumerevoli ritocchi, pulizie epidermiche e rimodellamenti nelle forme eseguiti con Photoshop.
    Insomma, se almeno si cercasse di condizionare le donne con un ideale estetico reale… ma così, a cercare di farle somigliare a qualcosa che nemmeno esiste… boh! Mi sembra quanto di più demenziale ci possa essere.
    M.C.

  4. ma come mai “la prova costume” esiste solo in Italia? Sarebbe interessante tracciarne l’evoluzione in relazione ad aziende e consulenti che ci guadagnano.

  5. “Sbaglio? Esagero? È un tema contro cui è inutile blaterare?”.

    Non lo dica neanche per scherzo Professoressa. Meglio “blaterare” un po’ di più che farsi passare tutto davanti senza mai fermarsi a riflettere.🙂

  6. Forse parlo solo per esperienza personale, ma questo effetto accumulo alla lunga non produce assuefazione e quindi indifferenza?

  7. carissima Pina, se digiti su qualsiasi motore di ricerca ‘maillot de bain régime’, ‘cuerpo de bikini’, ‘bikini body’, ‘Bikini-Körper’…scoprirai che tutto l’occidente ha la stessa ossessione, pilotata, è ovvio, dalle grandi industrie. ora, è sano e utile restare in forma: da quando ho perso dieci chili cammino meglio, respiro meglio, ho meno caldo, il metabolismo mi dà più energie e la schiena ringrazia. ma il problema è che troppe adolescenti nascono e crescono con quello che pare un obbligo morale: essere magre, anche a scapito della perdita di massa muscolare. e per chi ha una struttura non longilinea questo si trasforma in breve in un’autentica tortura per tutta la vita. ho vissuto abbastanza in sapgna per raccontare di ragazzine andaluse che inseguono invano il sogno indotto dalle riviste…

  8. *spagna*, scusatemi…:-)

  9. ecco, anch’io devo dire sono critico verso l’abuso di photoshop che si trova su queste riviste

  10. Levarsi il costume no, eh?

  11. comunque un “fisico da spiaggia” (leggi muscoli più tonici) piacerebbe averlo anche a me..il fatto è che sono troppo pigro per fare palestra (ammiro chi ha la costanza di fare tutti gli esercizi, io non ce l’ho) così mi accontento di avere l’addome piatto solo se mi sdraio..ma non mi considero più libero o autentico di chi ha un fisico diverso, di chi fa palestra, moto e segue un certo regime alimentare. Tutti noi ci occupiamo del nostro aspetto estetico in un modo o nell’altro, chi più chi meno, per stare bene con noi stessi e con gli altri, la dimensione estetica fa parte di noi.
    Ovviamente però se si vuole davvero stare in forma bisogna farlo in maniera sana e senza odiare il proprio corpo.

    (il suggerimento di luz, può essere utile ma non tutti/e se la sentono di seguire il naturismo)

  12. Giova’, lo sai, lo sappiamo, tutto contribuisce a fare questa società.
    Io ero al liceo nella seconda metà degli anni Settanta. Le mie compagne di scuola stavano cambiando il mondo. Almeno le giovani, almeno quelle che studiavano. D’accordo, le pubblicità dei detersivi erano le stesse della prima metà dei Sessanta, però le giovani erano in gamba, determinate, le rispettavi, o perché per te era naturale o perché te lo facevano capire.
    Poi, banale?, noioso?, in Italia è arrivato Canale 5, e poi Rete 4 e poi…
    E poi è cambiato tutto.
    Quando si farà il conto di quanto è costato all’Italia, in tutti i campi, dal costume alla morale alle regole dei tornei di calcio (giuro: anche in quello!), quando si farà il conto di quanto è costato Berlusconi, quelli che lo faranno non ci potranno credere.
    E saremo maledetti, noi nati fa i ’30 e i ’50, perché non ci siamo saputi opporre, perché, in definitiva, non abbiamo fatto niente per impedirgli di devastare tutto.

  13. cara giovanna, non esageri affatto.
    proprio ieri mi sono imbattuta in un articolo di io donna che si intitolava “remise en forme. ultima occasione”. che ansia!!!
    quest’anno poi ho trovato molti servizi giornalistici sul tema, forse più degli altri anni. e dire che tre anni fa annotavo questo sul mio blog http://maracinque.wordpress.com/2010/06/14/il-lato-b-dellestate/. purtroppo, ancora tremendamente attuale.

  14. Concordo con l’idea di levarsi il costume – per chi se la sente, è chiaro. A pensarci bene stare in costume è come mettersi in biancheria intima: si sceglie il costume che sta meglio addosso, quello che tiene su il seno, quello che evidenzia la natica soda o che nasconde quella che si pensa sia troppo grossa. Lo si fa tendenzialmente per gli altri e si sa che quel poco che rimane coperto attira ancora di più lo sguardo. Quando si sta senza costume si esce per un attimo dalla logica e dal codice dell’abbigliamento a cui tutti più o meno ci vincoliamo nella quotidianità. A me sembra così liberatorio!
    (E poi è curioso che la parola costume serva anche per i travestimenti di Carnevale)

  15. Oppure prendiamo questo:
    http://www.victoria50.it/index.aspx
    Perché le 50enni devono comunque avere un aspetto da 30enni?
    M.C.

  16. Allora è meglio toglierlo questo costume! Oppure no? Aiuto!

  17. Io non sono MAI pronta ma chi se ne frega?

  18. Le cinquantenni di oggi hanno il culo delle trentenni di ieri; fatevene una ragione e, semmai, pensate ad altro.

  19. Prova costume. Mi sta largo qui, stretto là, qui fa una piega, il colore fa a pugni coi capelli. Guardo. Mi guardo. Mi giudico. Mi mostro. Sono guardata. Mi valutano, mi soppesano, mi giudicano. Perché? In base a quale concessione, in ragione di quale autorizzazione o autorità o autorevolezza? Come se la forma del corpo dipendesse da una libera scelta. Come se i canoni della bellezza fossero scolpiti nella pietra, immutabili. Come se l’avvenenza non fosse anche un mostrarsi con com-piacenza, con l’ammiccare, con stimolare e guidare lo sguardo altrui. Cosa che proprio non mi riguarda: voglio solo fare un bagno con addosso il minimo indispensabile tanto per non offendere il senso comune del pudore. Dovrei già conoscermi, avere coscienza del mio corpo, che sì, in qualche misura ho modellato quotidianamente abbuffandomi, brutto culo di pietra perennemente seduto. E, però, se io posso giudicarmi e non piacere a me stessa, chi sei tu per osservarmi giudicando con sguardo sarcastico e critico? Sai che ti dico? Questo costume me lo tengo, così com’è, largo qui, stretto là, col colore che fa a pugni, con la ciccia che deborda, così se proprio devi giudicare te la puoi prendere con lui, che tanto non patisce, e lasci stare me e il mio corpo che così pazientemente mi ospita senza protestare. Da una vita. Buone vacanze.

  20. Paolo 1984 e michela goi , sicuro che luzy con: “levarsi il costume no, eh?” intendesse quello che avete inteso voi in modo così pragmatico o il senso era più psico…logico (patico?) boh!

  21. Per quanto mi riguarda togliermi il costume è un fatto decisamente psicologico, non lo faccio per avere la tintarella omogenea (mi dà la stessa soddisfazione di lasciare a casa il computer, non dover fare la spesa e le pulizie). Se poi non lo posso fare, pazienza. Ma non mi interesso del fatto che il costume (e ne ho uno solo) è vecchio e un po’ stinto, atteggiamento che non riesco ad avere con i vestiti. Insomma, almeno al mare riesco a dimenticarmi di quello che possono pensare le persone che mi guardano.

  22. michela..chi più chi meno ci pensiamo tutti, è normale, viviamo in società, ma siamo comunque noi a decidere

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