Le ragazzine e la moda del video «pre 18 anni»

I miei pre 18 anni

Mi segnalano alcune amiche e amici insegnanti di liceo – fra cui Laura, che ringrazio – che, prima di arrivare al diciottesimo compleanno, un numero crescente di ragazzine si fa fare un video che le immortala prima della data fatidica, realizzato a pagamento da un fotografo specializzato. Come a voler fermare il meglio dell’adolescenza. Per offrirlo a mammà e papà? ai posteri? o a qualche presunto talent scout che le possa “scoprire” e avviare alla carriera di velina/fotomodella/stellina televisiva? Chissà. Guardati questi esempi, osserva con attenzione il modo in cui le ragazze si muovono, la parte che recitano (con loro stesse prima che con il fotografo). Immagina i desideri e le fantasie che ci stanno dietro, e ricorda che non hanno ancora diciotto anni. Intérrogati infine sulle tecniche di ripresa, le luci, il montaggio, la colonna sonora. Sull’estetica complessiva del video. Pare sia un fenomeno emergente. Una tendenza.

45 risposte a “Le ragazzine e la moda del video «pre 18 anni»

  1. Sì, Piera, sapevo che lo fanno anche i ragazzini, ma su internet ho trovato un numero molto inferiore di esempi. Grazie!

  2. Il video mi mancava! Il book fotografico é molto molto diffuso, sempre stile modella hot.

  3. Credo sia una moda che arriva dal nord europa. Già dallo scorso inverno impazzavano i video su youtube di ragazze adolescenti anglosassoni o alemanne in atteggiamenti “da velina”. Il fenomeno era già dilagato. Forse la 27ma ora ne aveva scritto qualcosa.

  4. Premesso che non li ho guardati completamente, ma ho solo saltato qua e là, perché va bene tutto, ma ho di meglio da fare che sciropparmi questi narcisismi adolescenziali, e del resto dopo i primi 30 secondi di ciascun filmato s’è già capito tutto…
    …premesso questo, ecco, una domanda è inevitabile: a parte il fisico, ‘ste ragazzine non hanno nient’altro?
    Voglio dire… non una parola, una frase per raccontare chi sei, che cosa ti piace, quali sogni hai. Niente. Preferisci Caravaggio o Chagall? Beethoven o Guccini? La pastasciutta o le lasagne? Il mare o la montagna? Vuoi fare la parrucchiera o studiare astrofisica? Boh!
    Ecco, se io volessi immortalare e condividere il ricordo della mia adolescenza, metterei questo. Magari anche per rivedermi fra 20 anni e osservare come sono cambiato, che cosa ne è stato delle mie speranze, come in che modo sono evoluti i miei gusti, le mie passioni.
    Invece niente: tette e culi e nient’altro. Vorrà dire che fra 20 anni rifletteranno sull’evoluzione di tette e culi. E vorrà dire che vedono e vedranno sempre sé stesse come tette e culi e nient’altro. Amen.
    Comunque grazie, Giovanna, per l’illuminante spunto di riflessione psicoantropologica su questo disgraziato Paese…
    M.C.

  5. …diciamo che c’è ancora tanto da lavorare…meno male che c’è Lorella Zanardo!

  6. Una cosa che colpisce è anche l’inusitata violenza di alcuni commenti, che non puntano il dito sul fatto che siano rappresentazioni povere e deprimenti di come gli adolescenti concepiscono il loro ingresso nella maggiore età (secondo lo schema ora che sono grande posso finalmente interpretare i ruoli che mi sono sempre stati proposti) ma sul fatto che i protagonisti non corrispondano ai canoni che tale mediatizzazione suggerirebbe. La colpa non è prestarsi a questi giochi, ma essere Brutte/i.
    Per me le ragazzine sono le ultime con cui me la prenderei: perché non dovrebbero esprimere il loro diritto a vivere quelli unici ruoli e quelli atteggiamenti che è stato insegnato loro essere i predominanti?

  7. come videomaker mi chiedo se sia possibile intervenire all’interno di questo fenomeno proponendo alle ragazze e ai ragazzi un tipo di video racconto che vada nella direzione auspicata sopra da Zendvel, dove quindi la costruzione del racconto di sè dei protagonisti vada di pari passo con una critica serrata all’immaginario maschiofascista di cui l’adolescenza mostra purtroppo i segni di una generale sudditanza. Lo chiedo alla Cosenza, che seguo e stimo molto come studiosa. Secondo te sarebbe possibile?

  8. Mi chiedo, più che altro, che cosa abbiano nella testa i genitori di queste ragazzine.
    Anch’io, quand’ero adolescente, ero preda di tentazioni narcisistiche. Era il periodo delle top model ed io, a 15 anni, dichiaravo di voler fare la modella. Queste derive narcisistiche convivevano con gli studi classici, lo studio del pianoforte e la passione per l’arte, e nel giro di pochi anni sono state completamente archiviate, anche grazie a degli esempi familiari di tutt’altro spessore.
    Io sono sicura che queste ragazze hanno anche altro nella testa. Quindi, ripropongo la mia domanda: che cos’hanno nella testa i loro genitori? Sono loro che dovrebbero arginare, senza demonizzare, il desiderio delle proprie figlie di esibire il proprio corpo. Non per niente sono ancora minorenni, sono delle ragazzine e sono i genitori che avrebbero il compito di vigilare su di loro e aiutarle ad armonizzare tutte le parti di sè stesse, compreso un eventuale e naturale desiderio di esibirsi. Sarebbe loro compito evitare che le figlie assumessero, pubblicamente (perchè ciò che i figli fanno nel loro privato, ‘ahinoi’, non è controllabile), atteggiamenti omologati, al limite del ridicolo, e soprattutto impedire loro di darsi in pasto a qualsiasi utente di youtube.

  9. affermare che vedranno sempre se stesse come “tette e culi” solo perchè hanno fatto video di questo tipo (ma abbiamo visto che non li fanno anche i coetanei maschi, pochi o tanti che siano, forse il ragazzino vedrà se stesso come “bicipiti e torso nudo”?) mi pare arbitrario e anche ingiusto, Zendevel

  10. La trovo una pratica non solo avvilente, ma anche inquietante. Sembra che si vogliano preparare ragazzine e ragazzini a una vita fatta quasi esclusivamente di forma e sempre meno di sostanza. Non credo che questo fenomeno sia poi così sconnesso, per esempio, dagli ultimi 20 anni di televisione italiana. Così, per dirne una.

  11. nel mio post precedente c’è un “non” di troppo. Scusate

  12. Potrebbe essere esagerato legarlo al fenomeno delle fotografie in posa, in location apposite, in occasione del matrimonio?
    Il tipo di business assomiglia: creare una testimonianza «contraffatta» di un evento che ritieni fondamentale nella tua vita. Non credo che sia una cosa totalmente negazionista dell’«io attuale» ma che sicuramente testimonia un ideale estetico a cui si è legati o si vorrebbe tendere.
    Mi ricordo di avere trovato fotografie in posa di mia nonna in atteggiamenti di vita quotidiana con la sua giovane famiglia, in abiti completamente inusuali per la classe cui apparteneva.
    Magari non ti sposi, magari non sai cosa farai della tua esistenza o cosa ne sarà di quella di tuo figlio e allora sfrutti l’occasione di investire un po’ di risparmi che hai per sigillare in questo modo uno dei pochi eventi certi, il tempo.

  13. A me viene tanto in mente questo spezzone da “Auguri Professore”

    Ma vogliamo dire qualcosa contro i pantaloni a vita bassa? E la musica che ascoltano che non è musica ma è rumore? Ma dove andremo a finire di questi tempi, signora mia? Ha ragione Michele Serra, i giovani d’oggi non vogliono fare nulla signora mia. Son cose che non son cose…

  14. @Valentina: anch’io mi sono fatta la tua stessa domanda. Il loro ruolo non dovrebbe essere quello di educare?

  15. Non era questo che intendevo Simone Grossi, non me la prendo con le ragazzine né con i ragazzini, lo sai benissimo. E nemmeno dico “dovre andremo a finire”. Mai detto né pensato in vita mia. Non fare spirito di patata, grazie.

  16. io faccio fatica a vederne il senso: ero convintissima che il “pre-diciottesimo” fosse una festa, magari con le amicizie più significative dei 17 anni appena trascorsi… e invece si tratta di video scadenti girati durante servizi fotografici TAMARRI! O_O
    ha davvero ragione zendvel, avrebbero molto più senso video in cui sì, magari ti mostri finché sei “nel fiore degli anni”, ma in cui parli anche di te stessa/a, di cosa pensi di diventare una volta maggiorenne, delle cose che non vedi l’ora di fare, UN’IDEA SU CHI VOTERAI, qualcosa da guardare quando di anni ne hai 30 e su cui dire “ma guarda com’ero messa/o!”
    nessuno che conosco ha mai pensato di fare video come questi e i 18 li ho passati da (relativamente) poco!
    fortuna che tra quelli del post a pubblicarli su YT in 2 casi su 3 sono i fotografi (perché non i videomaker poi?) che si occupano di questi servizi!

  17. Ho capito! I photographers hanno esclamato: “Hey! Ma la mia reflex ha la funzione video in HD! Che cosa potrei farci?
    Ecco.

  18. Video un po` noiosetti ma interessanti.

  19. Il cuore e lo stomaco stretti in una morsa! Ecco cosa lasciano questi video!

  20. Che patetiche teste VUOTE LORO E PEGGIO I GENITORI ..che tristezza…..

  21. Non è più come non è mai stato (cit.):
    http://it.wikipedia.org/wiki/Bellissima

    Però la situazione si è aggravata. Lasciamo stare i ragazzi, che a questa età è fisiologico che abbiano tette e culi e muscoli in testa, anche se non solo quelli, parliamo dei genitori.

    Sono genitori che non solo fanno un servizio fotografico o un video, e fino a qui sarebbe anche normale, quanti di noi se lo fanno in modo artigianale?, ma la novità è che lo pubblicano sui socialcosi. Il servizio non è fatto per ricordarmi quando avevo 17-18 anni, ma per far vedere agli altri il mio corpo nel massimo dello splendore. (Che poi ci sarebbe molto da dire anche su questo, però tralascio.) Faccio vedere mio figlio o figlia come se fosse un’attrice, una velina, una modella. Perché? Il senso del ridicolo poi è svanito assieme al senso della riservatezza. (Se non l’hanno i genitori, perché dovrebbero averlo i ragazzi?) Quei ragazzi non sono né modelli, né attori e i fotografi tentano solo di accontentare il cliente e non c’è nessun progetto culturale dietro. E’ naturale che vengano presi in giro per quello che non sono. E’ la naturale conseguenza del loro messaggio: “Sono come una modella” / “No, non lo sei affatto”

  22. Su fb ne ho incrociati di peggio, mi fanno da una parte quasi tenerezza, un po’ impacciate davanti al fotografo che immagino ‘scuoti i capelli’, massaggiati la pancia.. Un po’ ripenso alle interciettazioni delle olgettine con i genitori ‘quanto ti ha dato stavolta?’.. E confesso, sembrerà pure snob, ma penso a mia mamma e la ringrazio..

  23. @Nadia
    La tristezza non è il seguire la moda di farsi un video per immortalare la propria giovinezza. La tristezza è dare subito giudizi sulle loro capacità intellettive solo perché si sono fatte riprendere in pose e gestualità che vedono ogni giorno ovunque e per tutto (addirittura per vendere un ammorbidente).
    – – – – – – – – – – – – – – – – –
    Da notare:
    – il guardaroba delle ragazze, con tanto di cambio abito degno del miglior stile sanremese (per il 2, anche la versione estate-inverno)
    – l’egocentrismo dei fotografi, con quel tale Spadaro che dedica i primi 30 secondi all’autocelebrazione per poi scivolare su uno scarso titolino per presentare la protagonista
    – l’innovazione del n. 3, con addirittura il backstage finale, dove si vede tutta la fatica della giovane nel scimmiottare il lancio della chioma (ma la bionda è la madre??)
    – lo strano rapporto con pali/alberi/bastoni, che fa tanto ballerina di lapdance in pausa, e pure questa mania del gattonare… boh…

    Per chi sono questi video? Macché parenti e posteri, suggerirei l’ipotesi amici, immagini da mostrare in loop durante la festa dei 18 per far vedere che tutti siamo bellini con le luci e le riprese giuste.
    Ai nonni mica si regala il video dove mi alzo la gonna (o, se succedesse, sarebbe l’ennesima riprova di una assuefazione al velinismo).

    Un nuovo mercato per celebrare l’autocelebrazione e anche un po’ la solitudine di questo palcoscenico dove non ci sono amiche/amici/parenti, ma solo ragazze (e ragazzi, non dimentichiamolo) che passeggiano avanti e passeggiano indietro e passeggiano a lato (quando non trovano un palo da abbracciare o un mare in cui spruzzare acqua dai capelli).

    Il silenzio creativo e l’assenza di situazioni: male per il cineasta, male per le ragazze che si ritraggono a 17 anni nell’immobilità perché sono abituate a questo genere di ritratti. Prendiamoci tutti la responsabilità di quello che assorbono le nostre bambine.

  24. Il bello è che l’età si sta abbassando sempre di più, giorni fa ho mandato via delle ragazzine di 11, 12 anni davanti alle mie finestre che si fotografavano con i cellulari in pose da veline, tettine in fuori e lato b pure, per mandarle ad amiche e amici: papà e mamma? Troppo da fare? Di domenica? O si fa’ finta di non vedere o anche noi adulti pensiamo solo a quanto sono carine e a che carriera faranno, visti i tempi e la cultura? Apparenza, il nuovo Dio.

  25. Ho guardato questi video con attenzione multipla.
    Sono insegnante di scuola media superiore, conosco bene le ragazze di questa età, inoltre ho lavorato alla produzione di video (artistici e industriali) per molti anni.
    Ebbene, sono deludenti.
    Una adolescente può raccontare la sua vita, i suoi sogni, far sentire la sua voce e la sua spontaneità.
    Invece niente più che 8-9 minuti, muti, con una bella statuina che si atteggia a modella, tre cambi di abito e in alcuni casi neanche un cambio di location, il giardino di casa.
    Questi video sostituiscono quelli che una volta erano i book fotografici, allora come adesso ci sono persone che sanno organizzare un bel business dietro ai sogni dei giovani: i titoli altisonanti rimandano a produzioni professionali e quindi a costi elevati.
    Il problema è che di questi video non rimarrà nulla, sono vuoti, finti, non trasmettono la personalità della protagonista, sono seriali, fotocopie l’uno dell’altro.
    Ragazze, non fateli!

  26. @Paolo1984:
    Hai ragione: la mia affermazione che vedranno sé stesse sempre solo come tette e culi è stiracchiata e arbitraria. Magari cresceranno, cambieranno, evolveranno e comprenderanno che hanno quel che hanno nella testa merita di essere apprezzato e valorizzato. Magari.
    Però, di fatto, l’unica certezza è che la sola documentazione della loro adolescenza esposta allo sguardo del mondo riguarderà le loro tette e i loro culi. Nient’altro. Tant’è che forse hanno anche delle voci bellissime (solo per rimanere nell’ambito delle caratteristiche fisiche, per dire) e noi non lo sapremo mai.
    E sì, non l’ho detto, ma è chiaro che vale anche per i maschietti: solo bicipiti e torso nudo.
    Che tristezza…
    M.C.

  27. Ma no, quali tette e culi, non credo che queste ragazzine abbiano piena coscienza del proprio corpo. Al massimo cercano di misurarne le potenzialità, sotto la guida mi miseri marpioni incitanti a fare di più, di più. (Epigoni di Fellini, vero Till ?). C’è sì qualche precoce nipotina di mubarak che sa, ma queste poverelle scimmiottano dei modellini intravisti in tv perché è così che si fa per essere viste, ma senza capire le conseguenze.
    La possibilità di riproduzione e di diffusione delle immagini è così pervasiva e la “necessità” di condivisione è così impellente –gli adulti lo dimostrano in ogni modo– che se non sei tu stessa immagine semplicemente non esisti.
    Questi video non sono altro che violentare con la telecamera, e hai poco da sostenere che le vittime sono consenzienti, che ci stanno, e come se ci stanno! Perché è un conto la ragazzina che si fotografa la patonza e invia l’immagine al suo compagno di classe in cambio di una ricarica del telefonino, un altro è questo giro di sedicenti registi che “sanno come si fa” e istigano delle minorenni al porno-soft in cambio di qualche migliaio di euro.
    Ecco cosa abbiamo fatto: ottundere con la nostra economia, con i nostri esempi e con le nostre predilizioni tv (reality, la maria nazionale, grandifratelli, isole, la vincitrice di qualchecagata che alla fine ce l’ha fatta e impazza negli spot delle tariffe dei cellulari…) delle potenzialità d’intelligenza e di autonomia di pensiero, affinché siano disposte a pagare per trasformarsi in merce di seconda scelta confezionata in un becero e mediocrissimo packaging.

  28. Non è soltanto colpa loro. Riproducono quello che vedono tutti i giorni. non vedono altro alla tv, sui social network….

  29. il Web e la Tv offrono anche altro (specie il Web): domandarsi perché state tutti appresso alla cacca è più utile che farsi le solite domande di cui sopra…

  30. @ luzy
    Ad esempio il web offre dis.amb.iguando. E ci trovi anche un post sulle ragazzine e la moda del video pre 18 anni, e con loro anche tutti noi, te compresa, lì appresso alla cacca.
    Curzio Malaparte in La pelle ci ha raccontato come, nei bassi di Napoli, povere ragazzine come queste se ne stavano nude in mezzo a fratelli e sorelle, con la barba bionda delle pannocchie attaccata ai peli del pube, in attesa di soldati alleati di colore, che avevano così la possibilità di avere rapporti con una bianca, nonché biondiccia lì dove serve. Quel livello di degrado così infimo e pervasivo come la fame di allora, ancorché essere superato è divenuto modello di benessere e sistema di vita.
    Mentre quelle, poche in verità, ragazzine liberate vendevano per un tozzo di pane la carne, altre rischiavano la vita nella Resistenza.
    Nelle manifestazioni del 25 Aprile vedo sempre più spesso ragazzi e soprattutto ragazze coetanee di quelle dei video con ben altri interessi e lungimiranza. Le solite domande, pertanto, riguardano un sistema che si autoprogetta e che si autoproduce i clienti/consumatori a sua immagine e sostanza. Guardi uno di questi video e cosa rimane? Nulla. Che è proprio quello che la società dello spettacolo (per citare il testo di Guy Debord di cui ho preso maldestramente in prestito il nikname) continua a proporci come se fosse il Tutto.

  31. La “cacca” nella fattispecie era riferito ai programmi televisivi “dimmerda” e, per il web, a fb in particolare. Sai, in questi anni ho letto continue lamentele, da parte neo-fem, per quei programmi tette/culi che stanno sulla tv generalista, poi ho sentito lamentarsi di fb, ma lasciamo stare… Per farla breve, programmi dimmerda ci saranno sempre, dunque invece di lamentarsene si potrebbe fare qualcosa di utile, non per capire quanto sia “dannoso” (lol) vedere tre chiappe riprese dall’occhio guardone del regista-tv, in un’epoca in cui a tredici anni ti guardi fellatio, cunnilingus e squirting già al mattino presto, ma per appassionare le giovani generazione al bello e al piacere, al godimento intellettuale che è anche sessuale. Non so voi, ma io vedo solo masse di puritane e puritani morbosamente alla ricerca di immagini sessiste. E quando non ne trovano se le inventano.

  32. Il fatto che la moda venga “dal nord” teoricamente dovrebbe aggiungere informazioni interessanti su questa moda. Torno su un commento che mi ha colpito, sono d’accordo sull’evitare di accendere l’attenzione esclusivamente sul fisico, ma sul serio non capisco perché fare la modella sarebbe una deriva narcisistica mentre diventare campione di tennis o un pianista premiato non lo sarebbe. Forse si immagina che fare la modella sia qualcosa di semplice e che implica poca fatica, ma chi conosce il mondo dell’alta moda sa che non è così anzi.

  33. Poveraccia quella seminuda sulla neve. Che tocca fare per stare al passo.

  34. molto bene, allora rispondo a “Udine”. Ho lavorato con le modelle per sei anni, quotidianamente vedevo book, gestivo servizi fotografici, sfilate. L’attività della modella non è facile, la ragazza deve essere capace a sfilare a posare e soprattutto deve avere un corredo personale adatto ad ogni occasione, può anche lavorare come ragazza immagine e non si disdegna magari la presenza televisiva o in spettacolo quindi nessuno sottovaluta l’impegno della modella però mi sembra esagerato paragonarla ad un pianista che ha passato la vita a studiare o a un atleta che si allena 5 ore al giorno come minimo. Una bella ragazza non ha grandi meriti nell’essere bella, deve solo ringraziare mamma e papà

  35. Se è per questo non c’è gran merito neppure ad essere intelligenti, atletici o nell’avere il talento di suonare, dato che per l’appunto sono “talenti” e quindi doni di mamma e papà. Ma fare la modella è un mestiere con un discreto impegno fisico, chi segue le sfilate sa che le modelle si alzano alle 5 quando non alle 4 del mattino per andare a un casting, nelle grandi sfilate fanno la notte in bianco esattamente come le sarte che cuciono i vestiti all’ultimo minuto, e per mantenere il livello devono generalmente avere un minimo di disciplina alimentare e sportiva. Per favore non confondiamo il mestiere di modella, che è un mestiere a tutti gli effetti, con il “velinismo” della televisione dove mettono due bellocce che non sanno ballare davanti alla telecamera, con la scusa che si chiamano Lecciso e si sono imparentate con Al Bano.

  36. Poi pure sul narcisismo di certi intellettuali, certi tennisti o pianisti pluripremiati ci sarebbe da dire eh, ma per carità lì “siamo su un altro livello.”

  37. C’è un moralismo di fondo, secondo il quale alcuni settori, come la moda, lo spettacolo e lo sport, sarebbero spregevoli mentre altri, come la cultura, sarebbero meritevoli. Però, se scavi, trovi che in fondo quel giudizio è determinato solo dalla superficialità e dalla difficoltà (presunte) dell’attività.
    L’artista o la scienziata sono persone degne di stima perché il loro talento è profondo e richiede impegno per valorizzare l’“essere”. La modella invece è solo una sciocchina superficiale che, sfruttando la bellezza, fonda il proprio successo sull’“apparire”.
    La prima carriera è lunga e faticosa, la seconda facile e veloce. La prima richiede cervello e talento intellettuale (risorse rare e pregevoli), la seconda solo un bel fisico (dono gratuito di Madre Natura). La prima conduce a un apprezzamento (in termini di fama e di denaro) scarso anche nel migliore dei casi, la seconda a un successo ampio e diffuso. Sicché noi, intellettuali, ci scandalizziamo perché quasi tutte le ragazzine vogliono diventare veline e quasi tutti i ragazzini calciatori. Signora mia, non c’è più religione.
    Inutile dire quanto sia rozza questa dicotomia manichea: la professionalità di una modella o di un calciatore è diversa ma non inferiore a quella di una biologa molecolare o di un violinista. E richiede altrettanto sbattimento per arrivare ad alto livello.
    Torniamo però all’argomento del post. Lo scandalo sta nel fatto che questi ragazzini e ragazzine espongono sé stessi in maniera unidimensionale. Sei graziosa o muscoloso? Bene: non c’è niente di male nel valorizzare la tua avvenenza fisica. Ma, per la miseria, non sei solo graziosa o muscoloso! Avrai anche un cervello, no? Avrai pure pensieri, idee, opinioni, speranze, sogni, passioni, interessi. O no?
    Non solo: questi ragazzini, maschi e femmine, sono a propria volta vittime della dicotomia, poiché pensano che il successo basato sull’“apparire” sia facile e veloce: basta alzare la gonna con aria libidinosa o mostrare i bicipiti guardando in camera con sguardo tenebroso. Che altro?

  38. Udine, sono d’accordo, ma credo ci voglia “disciplina” e impegno anche per mantenere un fisico atletico e per sviluppare, affinare intelligenza e talento. Puoi anche nascere con un talento per la musica, per il canto ecc..ma se non lo tieni in esercizio è come non averlo..la natura aiuta fino a un certo punto, puoi farti dei doni di vario tipo .ma sta a te coltivarli

  39. zendvel, su moralismo e la superficialità che denunci sono d’accordo con te

  40. mah, io direi che l’aspetto positivo di questi video, come della moda dei book fotografici simil calendario sta nel fatto che grazie alla tecnologia relativamente a basso costo, ognun* può farsi star e in questo modo smontare il fascino della star. Direi che il fenomeno dei cantanti neo-melodici napoletani sia il risultato più interessante. A Napoli quegli artisti hanno un seguito che uno stenta a credere, ma che invece mostra quanto ridicolo sia il riconoscimento delle “vere” star, da Madonna a Britney Spears, ma anche per Riccardo Muti o per qualsiasi persona che viene osannata. Non capisco tutti i commenti denigratori dall’alto di cosa o preoccupati per chissà cos’altro. Ciò che è evidente è il “vorrei, ma non posso”, non tanto sul diventare veramente famoso, ma su quanto mostrare. Ma il rimando al backstage da calendario o al video clip mtv-style è un risultato finalmente raggiunto. Non è tanto il poterlo mostrare, ma il poterlo fare, cosa prima preclusa a chi guardava la tv.

  41. Filottete Manfredi

    Poi si dice le americanate! Queste sono vere italianate.

  42. ..sono settantotto donne ammazzate(dall’inizio anno) e oggi un’altra..sono anche professionisti e campioni (vari) gli assassini, non è l’ignoranza..non è la follia.. è il patriarcato che da quattro-cinquemila anni si regge sul nutrimento emotivo ed energetico delle donne, e non lo vuole mollare e usa tutti i mezzi ..ha una grande creatività
    e questa è una delle moltissime espressioni..(e non è la peggio),
    Se dobbiamo ripensare le relazioni umane, occorre trovare delle modalità di comunicazione diverse e credo sia un lavoro personale di ognuna e ognuno nel suo piccolo ,nella realtà comune. o
    Oggi(se crediamo,) si può leggere molto del pensiero originale delle donne , molte filosofe indicano strade diverse, pongono interrogativi alla archeologia e alla scienza,( anche gli uomini iniziano a pensare se stessi) ..
    molto dipende da noi se vogliamo procedere come abbiamo fatto finora.

  43. Quoto la Terragni (e se la quoto io…. potrebbe quotarla anche Giovanna Cosenza…)
    ————————————————
    http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2013/08/13/non-basta-un-decreto-a-fermare-gli-stalker/
    Un uomo che uccide la donna che lo lascia è come un neonato di 80 chili che agisce le sue fantasie distruttive contro la madre che minaccia di togliergli il seno e abbandonarlo a morte sicura. Un uomo che uccide la donna che lo lascia si sente destinato a morire, separato dal corpo di lei che lui percepisce come un tutt’uno con il proprio corpo, senza soluzione di continuità (ecco infatti spesso, dopo l’omicidio, il suicidio, a raffigurare questa inseparabilità). Un uomo che uccide la donna che lo lascia non ha mai portato a termine quel processo di individuazione-separazione dalla madre che si dovrebbe compiere entro i primi tre anni di vita, permanendo in una fusionalità patologica.
    http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2013/08/13/non-basta-un-decreto-a-fermare-gli-stalker/
    ————————————————

  44. .”.un uomo che uccide una donna è come un neonato di 80 chili che agisce le fantasie distruttive..”, ma un uomo che picchia una donna , un uomo che usa tutte le forme di violenza psicologica , fisica e verbale (e sono tanti) uomini che pagano le donne per sesso (parlo dello sfruttamento) uomini (e ragazzini) che giocano molto e si occupano pochissimo della cura degli esseri umani e del mondo.. sono tutti fermi a tre anni di vita? forse occorre veramente buttarli a mare e che imparino a nuotare ..tornando all’argomento del post, che dire..”speriamo che me la cavo?”

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