Carne Montana: un altro esempio di nostalgia

Carne Montana Gringo
Dicevo ieri della nostalgia: una leva particolarmente efficace nei momenti di crisi, come ha ben capito Berlusconi. Un altro esempio viene, in questi giorni, dallo spot della carne in scatola Montana, che ha ripreso il buon vecchio Gringo per pubblicizzare un «nuovo» (?) prodotto proveniente «al 100% da allevamenti italiani». All’inizio pensavo che un pizzico di novità ci fosse nell’ironia, ma poi mi sono andata a riguardare gli spot originali degli anni Sessanta: di ironia ce n’era già a pacchi. Niente di nuovo insomma, solo nostalgia.

Lo spot di oggi (agenzia Armando Testa):

Uno degli spot originali del 1966:

11 risposte a “Carne Montana: un altro esempio di nostalgia

  1. Non riesco ancora a capire perchè abbiano deciso di doppiare il protagonista dello spot. Fino a quando non ci si abitua produce un effetto sgradevole, probabilmente perchè si riconosce la voce di Pino Insegno.

  2. L’effetto nostalgia, in un paese tradizionalmente conservatore come l’Italia, spesso paga e sono d’accordo sul fatto che ultimamente se ne vede sempre più spesso in giro. I più giovani però non credo che coglieranno l’intertestualità del nuovo spot Montana con quello del 1966. Penso che buona parte della loro attenzione sarà attirata più da una sensazione di già visto/sentito data dal doppiaggio di Pino Insegno😉

  3. Agenzia seria e professionale, cliente difficile. Io come Giovanna ricordo bene, ma anche i più giovani, se si occupano di storia della pubblicità, possono sapere di cosa parliamo. Lo spot originale aveva un plus di comunicazione distinguibile con la proposta creativa: Gringo, il west, le vacche al pascolo sinonimo di carne buona. Adesso però il plus è 100% carne italiana, perché molti sanno come vengono allevati i bovini negli Sates, ormoni, antibiotici ecc., con regole molto meno restrittive di quelle europee. Il prodotto si è adeguato alle esigenze dei consumatori che dopo scandali di tutti i generi vogliono garanzie sulla provenienza di quello che mangiano. E qui casca l’asino. Il cliente (nostalgico) preferisce puntare sulla memorabilità delle campagne storiche Gringo invece che creare una nuova comunicazione che sostenga il nuovo plus. Forse ritiene che il film di Tarantino Django o quello in uscita di Gringo Gibson possano essere correlati e spingere il Gringo montana, mah? Di nuovo una dissociazione schizofrenica tra concept e creatività conseguente, ironia fuori luogo per sostenere un concept di questo tipo che richiederebbe: bovini al naturale, campagne italiane, contadini garantisti, sicurezza, amore. Insomma nostalgico, ma pateracchio.

  4. Rossana Sampugnaro

    Che bel regalo vedere di nuovo lo spot originale! Riispetto a quelli dell’epoca ha un ntmo moderno e incalzante! Sono bastate però poche battute per richiamarlo alla mente. In effetti nel nuovo spot vi è solo una “citazione” di quello precedente che ha tuttavia una forza evocativa notevole per chi, come me, ricorda l’originale.

  5. completamente d’accordo! Ed il concetto è ripetutonon solo nel settore alimentare….

  6. credo che la nostalgia sia un tema più profondo del berlusconismo in italia (eviterei di mettercelo ovunque, per poi evitare di pensare di essere “sani” una volta venuto a mancare). è molto più grave, e su questo ci sarebbe da dibattere per giorn,i il processo di riproposizione delle “cose” anni 50 e/o 60 che ha come caso emblematico la nuova “500” della fiat (con la quale è stato programmaticamente accantonato il progetto Multipla ed ogni avanzamento tecnologico complesso e reale oltre che affondare ancora di più la gente in un immaginario collettivo facilmente gestibile oltreché statico.

  7. Io non vivo la nostalgia perche’ da trentenne non ho mai sentito nominare Gringo.
    Sento invece fastidio per quel buffetto che il signor Gringo si permette di dare alla signora Tiziana, lo trovo anacronistico e l’errore sul nome un po’ una svista da piacione. Ironia fastidiosa e bassissima, versus ironia creativa e piacevole quella dello spot originale.

  8. Tra l’altro questo spot, per chi non ha potuto vivere in prima persona il suo predecessore caroselliano, risulta privo di senso e gratuitamente folle, senza un minimo di schema drammaturgico percepito.
    Non è una critica, è una semplice annotazione. Il committente e l’agenzia lo sanno, eccome. A loro le scelte strategiche.

  9. è semplicemente uno spot vergognoso!

  10. cercopiteco@gmail.com

    una nota, dicono: carne da ALLEVAMENTI italiani, NON carne iitaliana

  11. vedendo lo spot di Carosello e quello di oggi si vede quanto quello fosse ben fatto e intelligente e quanto questo sia notevolmente stupido. La cosa che colpisce di più è l’assoluta incongruenza nel far reclamizzare una carne che si sottolinea “italiana”, per l’appunto da un cow boy texano. Che c’entra l’Italia con il Texas, dove pure la carne è molto buona? nello spot antico non c’era riferimento all’italia e questo rendeva tutto molto logico e congruente. Le rime, allora erano divertenti, ora sono penose: …”e più là non mi spingo…” Che vuol dire? allusione rimata erotica che segue all’ “invitante”?
    Se dovessimo paragonare la creatività dei “creativi” di quel tempo con quella di questi attuali non ci sarebbe partita.

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