Renzi: addio alla rottamazione?

Di recente molti esponenti del Pd che un tempo erano lontani da Matteo Renzi, o almeno tiepidi nei suoi confronti, si stanno schierando a suo favore. Altri sono in rapido avvicinamento. Questa è la mappa disegnata oggi da Repubblica (clic per ingrandire):

Mappa dei sostenitori di Renzi

Nel frattempo – com’è naturale che sia per una persona che si candidi a guidare un partito senza volerlo spaccare – lui sembra aver abbandonato i toni forti della rottamazione. Non ho mai apprezzato la parola «rottamazione» e tutto ciò che implica: la trovo inaccettabile se riferita a qualunque essere umano (si rottamano gli oggetti, non le persone), e credo inoltre che abbia più danneggiato che avvantaggiato lo stesso Renzi, anche se ha di certo contribuito ad accrescerne la notorietà. Provo dunque un gran sollievo se Renzi pensa di rottamare la rottamazione.

Ora, la comunicazione di Renzi si è sempre basata sui toni forti. Come ho scritto anche in SpotPolitik, Renzi usa le parole come una clava, il che è la sua forza, perché una clava colpisce duro, ma è anche un rischio, perché se non la reggi bene la clava ti può finire sui piedi o, peggio, in testa. Allora mi chiedo: abbandonata la rottamazione, Renzi rinuncerà alla clava? Fuor di metafora: con l’appoggio di un pezzo sempre più grande del Pd e andando verso il congresso, Renzi riuscirà ancora a proporsi in modo credibile come motore di cambiamento per il centrosinistra? O abbandonerà i toni forti snaturando però se stesso?

15 risposte a “Renzi: addio alla rottamazione?

  1. Renzi per snaturare se stesso dovrebbe avere una natura. Qual è? Durante le primarie aveva consiglieri di destra che lo avevano portato su posizioni simili a quelle dei berlusconiani. Ora qualcuno sa qual è il suo orientamento politico? Che ne penza dei sindacati? E della disciplina sui contratti di lavoro? E sulla redistribuzione del reddito? E la sua idea di partito? Una pagina facebook?
    Come fa quindi uno che non sia un cretino a dargli il voto?

  2. Non posso sapere come governerà Renzi. Ieri a Bologna ha avanzato proposte interessanti (come il taglio alle pensioni d’oro) più altre idee da libro dei sogni.

    La cosa più grave è che non ha detto come troverà i soldi per fare ciò (se si sta al gioco dell’Europa e dell’euro, lo Stato italiano ha margini di manovra risibili, come vediamo in questi giorni su Imu e Iva).

    Che Renzi possa essere un parolaio, è una possibilità da non escludere.

  3. Renzi dice tutto e il contrario di tutto. Fa parte del suo stile e della sua furbizia. Pirla quelli che ci credono

  4. Vista la fine che fanno quelli i cui elettori sono accusati dai bempensanti di essere “pirla” o “cretini”, direi che anche Renzi ha tutto per governare vent’anni.

  5. No Renzi non rinuncerà alla clava perché la clava è il suo metodo. E’ un solitario, poco incline alla discussione e ancor meno al compromesso. Checchè se ne dica non fa gruppo. Il punto è quando avrà finito di smontare il suo vero nemico che è il PD cosa smonterà (Ok a breve il governo) ma poi?

  6. Lo snaturare se stessi implica una propria natura dalla quale allontanarsi. Il buon Renzi non si snaturerà poichè la sua natura più profonda è una certa sete di potere. Comunicativamente conserverà il suo tono decisionistico, il suo procedere per aut aut, che tanto affascina una platea immersa nell’ambiguità della comprensione politica, e infine manterrà il suo volto (e il suo look) di ever green. Renzi è perfetto per gli Italiani che vedono tramontare il padrino di Arcore. Orfani di un padre putativo dedito a vecchi affari avranno un padre naturale dedito a nuovi affari. W l’Italia, il paese degli Italiani.

  7. credo che più che il concetto di clava, in Renzi funzioni il linguaggio chiaro, la tensione ottimistica (speranza, cambiamento). Concordo sul fatto che la “rottamazione” gli abbia dato molta popolarità

  8. Renzi ha modificato radicalmente le sue posizioni sia sul PD che in generale sulle questioni di merito (tipo il lavoro) da novembre ad oggi.
    Ma non cambierà la sua comunicazione, perchè sa che quella è vincente a prescindere dai contenuti, che quelli la gente se li dimentica.
    Non dimentichiamo che da 20 anni le elezioni le vince il singolo leader, che sia Berlusconi o Prodi.
    Il suo problema è trovarsi gli avversari giusti (Bersani era perfetto, anche se gli è andata male) e ha bisogno di qualcosa di più di Cuperlo, perchè senza un “nemico”, senza un pò di vittimismo, la sua comunicazione soffre.
    Quindi la notizia di Fassina con Cuperlo lo rincuora e pareggia Franceschini (che in fondo è un democristaino, pardon un popolare come lui).
    L’unico con cui non si confronta apertamente è Civati.
    Perchè con lui non può giocare la carta del nuovismo ed è in difficoltà nel merito.
    Per questo non lo nomina mai, sperando che sia oscurato dai pasticcioni ex ds, perchè è l’unico che può batterlo.
    Se solo riuscirà a far passare il suo messaggio.

  9. la matrice comunicativa democristiana vien su come il reflusso dopo una sbornia, per quanto ancorata a quei riferimenti costituzionali tanto cari alla base ex-pidiessina, su cui già scalfaro aveva costruito la sua fortuna presso il “popolo della sinistra”. dal canto loro gli ex pci subiscono da sempre la fascinazione diccì – tanto da finire col fondervisi in un unico partito -, oltre al fatto che ormai da anni si accontentano veramente di poco (come diceva moretti, basta dire loro qualcosa, non necessariamente di sinistra, ma in cui si riconoscano; di solito con pasolini non si sbaglia, ma anche la costituzione va bene). direi che stiamo assistendo a un ennesimo tentativo di patrio gattopardismo, come tale destinato a infrangersi per l’ennesima volta davanti a berlusconi, se solo riuscirà a rimettersi, non dico in piedi, almeno in ginocchio.

  10. Se mi fermo allo stile comunicativo mi sembra che Renzi continui efficamente sui toni forti e gli slogan e non è male come impatto “Non mi sono candidato per prendere il partito ma per restituirvi il partito”. Poi quanto ciò corrisponda a verità lo vedremo, se passo ad una riflessione politica oggi di sicuro il partito non è in mano agli iscritti o agli elettori che avevano scelto altre leadership e altre linee (e altri candidati locali con le primarie), quindi come slogan programmatico “da segreteria” mi sembra efficace

  11. La questione più importante era, è e resta sempre una: il cambiamento.
    Ma quale cambiamento? In quale direzione? Con quali contenuti? Con quali programmi (veri)?

  12. Sarà da cretini seguirlo, ma al momento attuale mi sembra l’unico personaggio che parli di futuro e che dia un po’ di speranza. Mi dispiace che il PD non lo abbia votato prima, ci saremmo risparmiati il Parlamento diviso al 33%, questi mesi di dissanguamento e un Napolitano-bis. Poi che sarà una delusione non ci sono dubbi, ma vorrei vedere quale politico non lo è.

  13. Fortunatamente la la politica non è fatta solo di comunicazione. Il PD ha solo Renzi per uscire dal baratro dei poltronisti. Che ci conduca in questo percorso diffondendo un pensiero cattolico o liberista piuttosto che socialdemocratico è ininfluente visto che il partito racchiude tutte queste anime. Un po’ di pragmatica è quello che avvicina Fassino e Franceschini al buon Matteo, che certo – se gli diamo la possibilità – non andrà a governare con PDL e M5S. Sono stato a Reggio e a Bologna ad ascoltarlo: io lo voto.

  14. L’avallo ricevuto da Fioroni e Franceschini è la prova che il PD votando Renzi diventerà la nuova DC. Peraltro devo ancora sentirlo parlare di contenuti ( a parte la demenziale affermazione che gli inceneritori non sono cancerogeni).

  15. Pingback: Renzi: addio alla rottamazione? | D I S . A M B . I G U A N D O | NUOVA RESISTENZA

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