Gli spot paritetici dei Magretti Galbusera

Magretti Galbusera, versione ascensore

Uno dei trucchi con cui la pubblicità commerciale può evitare scivoloni sessisti è realizzare due versioni dello stesso spot: una mette in scena donne, l’altra uomini. All’estero capita spesso: la soluzione è semplice, non costringe i pubblicitari a nessun particolare sforzo creativo e si evitano certe porcherie. Parlo di spot destinati al pubblico generico, che comunque si basano sulla semplificazione che riduce a due i generi sessuali: maschio etero e femmina etero. Nulla di eclatante, insomma.

Negli Stati Uniti e in molti paesi europei lo stratagemma è ormai una prassi, in Italia ancora no. È per questo che do il benvenuto all’attuale campagna dei Magretti Galbusera: desse il buon esempio? Facile, ripeto. E pure sciocchina. Ma almeno donne e uomini vanno incontro alla stessa sorte. Agenzia 1861 United:

24 risposte a “Gli spot paritetici dei Magretti Galbusera

  1. Giovanna, sei abbastanza ferrata da risolvere con successo il gioco “Trova le differenze”, e abbastanza navigata da afferrare l’allusione nel primo spot, che rappresenta la donna, come sempre, da mettere in relazione al…bottiglione!

  2. E poi dovrebbero trasmetterli uno dopo l’altro! Ai sensi delle pari opportunità… Comunque è la strada giusta, sono d’accordo, ironia e autoironia son gli ingredienti della buona pubblicità e della buona comunicazione. Maria Elisabetta

  3. Me li compro subito!
    A me piace tanto una vecchia pubblicità che ho postato anche qui, quella della Fiat Tipo. Quella sulle donne denuncia proprio il sessismo; quella con gli uomini è simpaticissima.

  4. “il bottiglione”…la paranoia avanza.

  5. Gia` il biscotto e` parola proibita dal politically correct, almeno dentro il GRA. Se poi si considera una sua probabile fine (inzuppato nel latte), non e` POSSIBILE costruirci sopra uno spot che non contenga allusioni sessuali.

  6. E’ tutto ben studiato Paolo, o venderebbero di meno.

  7. Ma se lo spot solo al femminile è considerato discriminante e offensivo, la soluzione è farne uno uguale al maschile?

  8. Giovanna Cosenza dovrebbe infatti spiegarci come sia possibile “evitare scivoloni sessisti” replicando sul fronte maschile qualcosa che nasce come specificatamente femminile, nella fattispecie la reiterazione stereotipata del desiderio alla penetrazione (dinamica sessuale che si presta alla coercizione ideologica e alla sudditanza di genere quando una società rimane di stampo patriarcale), un desiderio che dilaga di spot in spot arrivando ai noti eccessi più volte citati. Paradossalmente, dal profondo della sua critica sessuofobica, Arlotta individua la differenza tra le due clip, ma è chiaro che dal suo punto di vista la soluzione sia quella di mondare la pubblicità da qualsiasi riferimento sessuale (quel desiderio di farsi scopare però è sano e forte di autodeterminazione femminile). La censura dello IAP lavora in questo senso. E anche qui ormai abbiamo casi documentati che testimoniano di come avessimo ragione a temere l’avvento di nuovi censori e di un nuovo senso della moralità funzionale solo a preparare il terreno per decreti legge reazionari.

    Ad ogni modo analizzare se si tratti di paranoia o sovrainterpretazione, o che altro, vedere nel “bottiglione” un simbolo fallico sarebbe anche utile e interessante (se i propositi di Cosenza fossero veramente analitici intendo, cosa alla quale ormai nessuno crede più da tempo…): di certo la donna del primo spot accoglie con maliziosa fantasia l’arrivo dell’ultimo giovane uomo. Non c’è imposizione ideologica né sudditanza, c’è desiderio e fantasia sessuale che il soggetto femminile comunica in maniera inequivocabile (semmai è la stupidità del contesto a creare un danno all’immaginario erotico). Nel secondo spot (imho pure peggiore), al contrario, non c’è una figura paritetica, analoga, omologa di “bottiglione”: ci vorrebbe forse una “tettona” per riposizionare il desiderio maschile ad un livello di fantasia sessuale, più o meno paritario (per quanto possibile appunto), veicolando quest’ultima su un soggetto più forte rispetto allo sciame indistinto di ninfette che si fiondano nella cabina del malcapitato (si noti peraltro la differenza di “mascolinità” tra i due uomini, il dispensatore di piacere orgasmico da ascensore e lo stupidotto assaltato dalle ninfette in bikini). Strano, infine, che nessuno si lamenti del binomio “magri” e “magretti”. C’è stato infatti un tempo in cui il modello magrezza era ritenuto uno dei maggiori danni che la pubblicità veicolasse alle giovani generazioni (Zanardo docet).

    La pizza è pronta, devo lasciarvi😛

  9. infatti è bene ribadire che la penetrazione e il desiderio di essa (ammesso e non concesso che lo spot vi alludesse) non è di per sè sinonimo di sudditanza e coercizione

  10. Che pazienza che ci vuole! Considerato però che questa volta nessuno mi ha offeso, proverò a chiarire la mia posizione di nuovo, chissà se a forza di ripetere le stesse cose il messaggio arriva da A a B.

    Premetto che ho trovato l’analisi di Luzy dello spot affascinante, guarda te se addirittura vado a fare un complimento a chi ha di me poca stima! Ma io sono ottimista e persevero nel tentativo di essere ascoltata senza pregiudizi.

    Parto proprio dalla definizione fatta da Luzy sulle ragazze dello spot: “sciame indistinto di ninfette”. Ecco a che cosa è ridotta la donna in questa pubblicità! Sminuita e ridicolizzata mica solo in questo spot, anche quando le si mette in testa un piatto, o una scarpa, per pubblicizzare la raccolta di ceramiche di Simply o una marca di calzature.

    Voi credete che io sia sessuofobica; io credo che voi siate sessuofissati. Con voi la maggior parte dei pubblicitari e degli uomini anziani che siedono nei consigli d’amministrazione e approvano le campagne commerciali. In passato vi ho fatto vedere che all’estero non è così, Giovanna e io abbiamo portato diversi esempi di spot. Ma voi non uscite dallo stretto cerchio “sessualità repressa, sessualità libera”, quando pensate a una donna non vi viene in mente altro che la sessualità. Del resto è così anche sulla stampa e in televisione, figure alternative a quelle scelte per il fisico sono rare. Perciò non è neanche colpa vostra ma del clima che si respira nel nostro Paese, e nonostante lo spirito critico dimostrato da Luzy nell’analizzare lo spot lui non vede quello che vedo io, che la costante sessualizzazione della figura femminile influenza l’immaginario collettivo e che l’arretratezza di questa subcultura contribuisce al fatto che a livello di Gender Gap siamo all’80esimo posto su 134 Paesi.

    Bene, se mentre aspetti che la prossima pizza sia pronta vuoi conoscere come la penso per filo e per segno, Luzy, puoi leggere il testo della presentazione che ho fatto di recente in provincia di Vicenza. Il documento appare in cima alla pagina del gruppo, che è
    http://www.facebook.com/home.php?sk=group#!/home.php?sk=group_139046259478883&ap=1

  11. “sessuofissato”? E dove emergerebbe questa mia presunta “fissazione” nei miei post? Se in un fusto con un bottiglione vedo un fusto con un bottiglione (che portando il bottiglione evidenzia il fatto che è bello muscoloso e si presume sessualmente attraente per la signorina in ascensore, l’attrazione sessuale è una cosa che esiste) vuol dire che sono “fissato”? Semmai è il contrario..comunque, come ho spiegato, non considero la pubblicità una forma d’arte nemmeno a livello infimo pertanto non sono sempre contrario alla censura in ambito pubblicitario (specie quando viene usato il sesso per pubblicizzare un prodotto che non ha che fare col corpo o l’eros)..ma solo in quest’ambito..solo che nello spot del “fusto con bottiglione” mi pare difficile rilevare qualcosa di offensivo..se non la stupidità di fondo che condivide con lo spot al maschile e molti altri spot italiani

  12. il sesso mi piace come piace più o meno a chiunque..”fissato”, bah!

  13. Leggerei volentieri, cara AA (anche per rispondere per filo e per segno), ma non sono iscritto a FB. Cmq che all’estero sia differente è vero e non è vero: “porcate” ne fanno anche all’estero; le differenze con gli altri paesi sono semmai riconducibili al tipo di società e alla cultura delle medesime (più o meno laica). Anche qui abbiamo ormai diversi casi documentati: vedi lo spot della Desigual, quello col vibratore rosa, o i libri della Taschen su argomento erotico, che appaiono più o meno censurati (in Tv o via Web) a seconda dei paesi. Ad ogni modo stare ancora qui a discutere sulla bontà della censura è mortificante: abbiamo una storia italiana piena di casi demenziali di applicazioni censorie bigotte e devastanti sul piano della libertà artistica e culturale. Da qualche anno siete voi “neo-fem” (da Zanardo [Mi-Sex] a Murgia [Fabri Fibra]) a invocare restrizioni con la pretesa di chiamarle non-censorie. Funziona giusto in questo paese fatto di provincialismo culturale e sessuofobia latente. Perché anche qui la storia recente ha ampiamente smascherato personaggi pornofobici e reazionari come le americane MacKinnon e Dworkin (che si direbbe abbiano in qualche maniera ispirato le nostre “zanardo”): stiamo parlando di questioni di quasi un quarto di secolo fa! Questo è un “blog universitario” o quello di un oratorio puritano riciclato su modello conservatore americano? (e scusate le sintesi dei vari spunti; se trovo il tempo argomento meglio su “luzifersporn”).

  14. Che lo Iap agisca censurando è innegabile, cos’altro può fare un Istituto di Autodiscliplina? Ma se mi chiedete se vorrei una legge che proibisca la pubblicità sessista vi rispondo “no, assolutamente no”. Perché io voglio convincere, vorrei che le persone arrivino da sole a capire la negatività del fenomeno e sono anche certa che accadrà, non voglio reprimere e censire come mi si accusa di voler fare.

    Sono andata a leggere su Wikipedia le informazioni sulle due femministe che nomini, Luzy. Ancora non mi hai inquadrato, io non leggo testi con i massimi sistemi, li trovo indigeribili, traggo le mie conclusioni da fattori più semplici e immediati. Ho visto che ambedue erano contro la pornografia, per me invece ha diritto di esistere, perché è un fenomeno circoscritto con una sua ragione d’essere, e nessuno sbatterà in faccia, si spera, volgarità ai bambini come invece la pubblicità fa in continuazione, né, ancor peggio, li forgerà con una scala di valori superficiale funzionale all’industria della bellezza.

    Ciò chiarito, ecco qua un altro argomento a favore della tesi che se abbiniamo la donna continuamente e solo a sessualità e lavori domestici, l’immaginario collettivo ne viene influenzato. Da questa pagina:
    http://edicolainternazionale.blogspot.it/2013/04/il-problema-del-sessismo-benevolo.html
    il seguente resoconto con il commento finale dell’autore:

    (…) quanto accaduto di recente a Elise Andrew, creatrice della popolare pagina Facebook I Fucking Love Science. Quando ha condiviso il suo account Twitter con i 4,4 milioni di fan della pagina, molti hanno commentato al link assolutamente SHOCKATI… Di cosa? Ma ovviamente del fatto che lei sia una donna.

    Non avevo idea che IFLS avesse una così bella faccia!
    Dio santo, sei una FIGA!
    Vuoi dire che sei una ragazza E pure bella? Wow, oggi la scienza mi è piaciuta un pochino di più. ^^
    Pensavo che, viste tutte le volte che hai orgogliosamente sputato “I fucking love science” in faccia a tutte quelle persone che non apprezzano l’uso delle parolacce, tu fossi un ragazzo.
    Sei una ragazza? Ho sempre pensato fossi un maschio, non so perché. Beh, bello vedere che aspetto hai, immagino.
    Cosa?!!? Alle tipe non piace la scienza! LOL ero convinto fossi un uomo.
    Non è solo che tu sia una ragazza ad essere sorprendente, ma che tu sia una ragazza figa!

    Ecco. Vedete, è questo il problema. Elise si è sentita molto a disagio, e come lei molti altri là fuori che hanno assistito — e con ragione. Eppure molte persone chiamerebbero lei (e altri come lei) ipersensibile per aver preso negativamente affermazioni che sembrano complimenti. In molti hanno pensato che Elise avrebbe dovuto essere contenta che altri le dicessero che è attraente, o che sottolineassero quanto sia peculiare che lei sia una ragazza a cui piace la scienza. Quello che Elise (e molti altri) hanno percepito è stato il lato benevolmente sessista delle cose, il lato che perpetua uno stereotipo secondo cui le donne (soprattutto le donne attraenti) non si interessano alla scienza, e che la cosa più degna di nota di cui parlare a proposito di una scienziata donna è il suo aspetto fisico.

    P.s Se mi scrivi a gmail. com ti mando il malloppo, Luzy. Vale per tutti, si capisce

  15. ma se uno si stupisce perchè una donna (attraente o meno) si appassiona alla scienza il problema è nella sua testa. E penso che Andrew sappia affrontare questi stupidotti che proprio grazie a lei forse avranno rivisto i loro pregiudizi

  16. Vorrei elimninare la parola “figa” dalla faccia della terra. Più la sento e la leggo, più mi fa vomitare. Se “figa”=ragazza, perché non cominciamo a dire “Oh, ma guarda che bel c..zo” che sta passando”? O, usata come aggettivo “Quant’è figa quella lì”, potremmo dire, per la parità dei sessi, “Quant’è c..zo” quello lì”. Scusate, ma odio sempre di più essere associata a questa parte del corpo, che, tra l’altro, potrebbe essere chiamata in modo meno volgare.

  17. io non vorrei eliminare nessuna parola, nemmeno quelle volgari…sopratutto se astratta dal contesto in cui viene usata e ritengo inutile ragionare in questo modo. Con tutto il rispetto per il fastidio che si può provare, (pur essendo toscano e non credente, a me danno fastidio le bestemmie ma non vorrei mai la loro eliminazione)

  18. Che lo Iap agisca censurando è innegabile, cos’altro può fare un Istituto di Autodiscliplina?

    – – – – –
    magari innalzare il proprio livello di consapevolezza…

  19. Paolo, le bestemmie secondo me non c’entrano nulla col mio discorso.

  20. Stavo ripensando al fatto che qualcuno si è meravigliato che io vedessi nel bottiglione un simbolo fallico. Come se non fosse comune usarne in pubblicità. Questi allora cosa sono? Prosecchi? Mortadelle? Birre? Buongiorno eh?


  21. Ciao Giovanna, guarda qui: lei vuole un supporto post-menopausa, lui vuole una mente sempre attiva. A lei tanto la mente sempre attiva non serve? http://www.youtube.com/watch?v=3MyE4hi5Fv4

  22. Scriveva un certo Cipolla… “Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita”.

  23. il prosecco e la mortadella mi pare prosecco e mortadella.e nient’altro,.sulla peroni sono un po’ più dubbioso

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