L’Università di Bologna sale in classifica nel mondo

QS Ranking

È appena uscita l’edizione 2013 del QS World University Rankings, una delle più prestigiose classifiche delle università nel mondo, forse la più prestigiosa, dove Bologna è oggi al 188° posto, mentre l’anno scorso era al 194°, confermandosi come la prima università italiana nel mondo. Devo ammettere che stavolta la cosa mi riempie di soddisfazione, vista la fatica che ogni giorno in università facciamo (tutti: docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo) per tenere alta la bandiera dell’Università di Bologna, nonostante la burocrazia delle mille riforme e riformine, i soldi che non ci sono mai, i pregiudizi continui (se stai in università sei «barone» a prescindere), i difficili rapporti con il mondo del lavoro e delle proefessioni, data la crisi di questi anni.

So bene che, come tutte le classifiche, anche questa è relativa e opinabile, e che in particolare lo è quel 40% di punteggio che dipende dalla «Academic Reputation» (lo rilevavo anche l’anno scorso). Ma se la nostra Reputation sale nel mondo, è comunque positivo.

Se poi teniamo conto che la macro area disciplinare «Arts & Humanities», cui appartiene il settore in cui insegno e faccio ricerca, sta al 57mo posto nel mondo – ben al di sopra dei settori scientifici, perché «Life Science & Medicine» sta al 142mo posto e «Engineering & Technology» al 169mo be’, sono ancora più contenta.😀

10 risposte a “L’Università di Bologna sale in classifica nel mondo

  1. Non riesco a condividere l’entusiasmo di Giovanna per la collocazione al 188esimo posto della nostra università. Certo essere saliti di 6 posizioni è qualcosa di cui ci si può rallegrare, ma con molta moderazione. Usando una metafora ciclistica, siamo arrivati con il gruppo e non certo in testa ad esso.
    A parte le solite, fra le prime 50 ci sono università europee e dell’est asiatico anche giovani: perché non ce n’è nemmeno una italiana?
    Credo che questo risultato debba far riflettere (leggasi autocritica) da parte dei docenti e degli amministratori dell’Alma Mater e mettere mano ad una migliore gestione ed offerta formativa, anche in termini di docenti, pena la condanna alla irrilevanza accademica e scientifica.

  2. Iva Grossi: se leggi il mio articolo dell’anno scorso (basta fare clic), prendevo in considerazione soprattutto gli aspetti che tu indichi. La mia previsione, data la fatica che tutti i giorni facciamo, era che saremmo calati (si calava da anni) e usciti dai primi 200.

    Non è andata così. E non ci si può sempre lamentare!🙂

  3. Le universitá anglosassoni hanno sempre un ufficio interno di marketing che fa un lavoro di auto-promozione notevolissimo. Se dobbiamo essere autocritici, beh forse c’é da esserlo piú su questo fronte che sulla qualitá formativa. E’ proprio il lavoro che mira a quel 40% di punteggio dato dalla reputation di cui parla Giovanna.

  4. se in università nostre (qualsiasi) il livello è quello del post di ieri (magretti galbusera) qualcuno deve aver pagato per quei sei punti😛

  5. E meno male che c’è sempre chi, come Luzy, passa il tempo facendo il troll in giro per la rete, sempre coperto dall’anonimato. Così tutti/e ci sentiamo meno soli/e.

  6. Non mi lamento tanto per lamentarmi quanto perché vorrei che la mia università, la più antica università del mondo occidentale, fosse almeno fra le prime cinquanta. Non mi accontenta che qualche dipartimento sia un po’ più in alto: è il dato complessivo che dà il vero polso. Non so se queste classifiche vengano discusse nei consigli di dipartimento e nel consiglio di amministrazione: se non lo fossero sarebbe giunto il momento di metterle all’odg di una delle prossime riunioni, corredate da un’analisi sui singoli voti in modo da prendere gli opportuni provvedimenti. Se non viene innescato un processo virtuoso di questo tipo, allora vuol dire che ci affidiamo alla dea bendata per il ranking del prossimo anno!

  7. Sono d’accordo con Giovanna, e ritengo abbia di che essere soddisfatta e orgogliosa del fatto che «Arts & Humanities» sia al 59° posto. E’ indubbio che queste classifiche abbiano un valore “discutibile” a seconda dei punti di vista, ma è anche vero che questo è un metro riconosciuto e con questo dobbiamo fare i conti. Pensate al paniere ISTAT e ai dati sull’inflazione e paragonateli con il potere d’acquisto reale, non sono solo opinabili ma per alcuni beni assolutamente inverosimili. Se avete una casa in affitto vi sarà arrivata la richiesta di adeguamento; come, il valore delle case cala e il mio affitto aumenta? In questo caso potremmo dire che non ci interessa essere al 1° o 300° posto ci interessa che i nostri ragazzi studino bene, imparino e trovino un lavoro in pochi mesi. Come sappiamo questo non accade, anche se la media del tempo che trascorre tra la laurea e l’ingresso nel mondo del lavoro in certe facoltà come quella di Giovanna è più breve che in altre. A chi vogliamo addossare la responsabilità di essere al 188° posto? Risposta molto difficile, ma se cambiassimo punto di vista e valutassimo quanto s’investe nell’Università e in ricerca forse potremmo aspettarci di essere molto più avanti di tanti altri. E’ anche vero che in UK s’investono meno soldi pubblici nella scuola e in ricerca che in Germania, ma Oxford è seconda a livello mondiale alla pari con la Stanford University, ma credo che in California gli investimenti siano ben più sostanziosi che sul Tamigi.

  8. Queste classifiche sono estremamente opinabili, ma in generale riflettono abbastanza bene la qualita` dell`universita`, che si compone di ricerca, insegnamento, servizi, etc. Quello che di solito non mente e` il trend, cioe` se una certa universita` rimane ad alto livello in maniera costante, e` probabile che questo corrisponda ad una qualita` reale e costante.
    Congratulazioni ai colelghi bolognesi, rimanere tra le prime 200 non e` un risultato da poco, vista l`enorme competizione. Colleghi ingegneri, circuiti e transistori! Mica la vorrete dar vinta agli umanisti, vero?🙂

  9. Sono personalmente convinta che la ripresa economica del nostro Paese, e non solo quella, passi dalla qualità dell’educazione. Lo studio e l’approfondimento alimentano infatti il senso il critico di cui c’è tanto bisogno: lo strumento chiave per capire e saper interpretare quello che abbiamo intorno. Quindi: una classifica non ci salverà, ma complimenti all’Università di Bologna!

  10. Se la “reputation” di un ateneo dipendesse in modo sostanziale dal suo ufficio stampa avrei anche di che consolarmi. Domanda: il mio ateneo non è nemmeno fra i primi 400 in questa classifica, eppure è conteggiato fra i primi in Italia per la ricerca. C’è qualcosa che non torna, anche se non so dire che cosa.

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