L’estetica da obitorio di certa pubblicità di moda

Avevamo già discusso, nel marzo scorso, del rigor mortis che domina molte immagini pubblicitarie nel settore della moda, che rappresentano donne tanto belle (?) quanto immobili, rigide e spente. Aggiungo alla collezione che avevo proposto nell’articolo «Le “morte viventi” delle pubblicità sui giornali», l’annuncio stampa dei Fratelli Rossetti, che include anche un uomo. Dice la headline: «Un certo mondo cammina Rossetti». Cammina?

Fratelli Rossetti, visual

Fratelli Rossetti, headline

Confronta l’immagine con questa:

Chanel

25 risposte a “L’estetica da obitorio di certa pubblicità di moda

  1. In effetti… Io la maggior parte delle pubblicità di moda non le ho mai capite: volti tristi, sguardi spenti, facce spesso livide… e ora pure un po’ cadaveriche. Tutte cose che trovo respingenti.

  2. “Un certo mondo” potrebbe essere quello dei vampiri, ma non credo che nelle intenzioni dell’azienda si volesse fare riferimento a un archetipo così particolare e funesto. La cosa più ridiola trovo che sia invece aver fatto indossare ai modelli delle scarpe diverse. Chi porterebbe un tipo di scarpa al piede destro e un altro al sinistro? Un certo mondo di persone bizzarre. Tentativo maldestro di mostrare una gamma di prodotti. Tanto valeva fare uno scatto fotografico solo di quattro diversi tipi di scarpe, il logo e basta. Tristezza per tristezza…

  3. Continuo a non capire il perché di queste immagini, che a me mettono i brividi: perché questa propensione a mostrare “morti” invece che persone vive?
    Niente vita, nessuna emozione sui volti cadaverici, persone ridotte a manichini, cioè al nulla. Inquietante.

  4. “un certo modo”..l’aldilà! La vera novità è che stavolta ci sia anche un modello maschile, di solito la “bella addormentata” è donna, come si può vedere nelle campagne Chanel. Ho notato per quanto riguarda Chanel anche un mettere nei ruoli passivi le modelle più giovani e in ruoli un po piu attivi quella più “adulta”, come a voler sottolineare le posizioni sociali, del tipo “io donna manager vesto chanel e ho il potere” (potere che nella pubblicità è di solito maschile). Questo fatto è rafforzato che molto spesso la figura di donna in carriera porta i pantaloni e si contrappone a quella piu femminile (e giovane, e passiva). Che ne pensi Giovanna?

  5. A b e r r a n t e!
    E in più, se questo è un loculo, non sanno loro, che la morte è ‘na Livella? e se ne frega se cammini coi Rossetti o coi sandali rotti…😉
    Un saluto e buon lavoro, Giovanna!

  6. Evidentemente siete voi a non capire un certo Mondo. Eppure la cura dei dettagli, la raffinatezza delle espressioni e soprattutto l’eleganza dei due nasi patatosi che oscurano in un sol colpo tutta la storia mondiale della scultura, la cura del make-up e l’armonia dei colori -l’estrema eccellenza del porpora così squisitamente coordinato e distribuito, l’ironia derivante dal rimando verbale-relazionale fra rossetto e Rossetti-, il clima internazionale che emana dalla boiserie antica Cina unito a quello Quaresimale delle Are sacrificali da rebus della Settimana Enigmistica, l’intelligenza di sovrapporre i tre più tre volumi in ordine dimensionale decrescente quasi a voler favorire la trasmigrazione dei testi nelle teste, il perfetto rapporto aureo fra il triangolo equilatero minore, disegnato dalla gamba femminile inferiore, e quello del triangolo tracciato dalla somma delle due gambe, maschile e femminile unite in un casto amplesso (diretto riferimento al concetto Yin e Yang, suggerito anche dalla boiserie) dovrebbero pur dirvi qualcosa, aprirvi gli occhi e la mente su un Mondo Nuovo e incontaminato.
    Ma, prima di criticare, vi siete chiesto quanto cavolo ci è costata questa immagine?
    Fatevi qualche conto e poi fatela voi, meglio, se ne siete capaci!🙂

  7. Ma lol! Guy! Grande thread, quello passato. Ora che Ugo è partito per le Maldive ed io in procinto per le Canarie… Cip cip cip… Una beccata sul nasino di Cosenza.

  8. In realta` non sono morti ma sul lettino di uno psicanalista. Che e`un po`una scarpa, ma questo e`un altro problema.

  9. Il Commento di guydebord e’ peggio dell’immagine

  10. Mi sembra che questa galleria di immagini sia del tutto organica a una visione di società, basata sullo stravolgimento dei rapporti tra l’aspetto pubblico, oggetto di giudizi basati su criteri oggettivi derivanti dal confronto con uno sfondo normativo, e dell’aspetto privato, oggetto di giudizi soggettivi, derivanti da una confronto diretto tra le persone, di un individuo. Queste immagini, per come mi parlano, spingono ad una invasione dell’aspetto pubblico dentro a quello privato, molto più marcata del semplice conformismo legato al dover essere alla moda; qui si tratta della sostituzione della libertà di espressione, che è questione personale di cui la moda dovrebbe essere strumento linguistico, con la visione di una femminilità prêt-à-porter, priva di connotazioni soggettive. Il punto secondo me è che ogni processo normativo è elaborazione di una collettività impersonale, ma mai neutrale, e quindi la sostituzione insensibile della propria sfera privata con quella pubblica non costituisce un atto neutrale, ma comporta l’acquisizione sostanziale del processo normativo a cui vi si conforma, che in questo caso viene deliberatamente costruito per introdurre l’idea che nella società moderna, e persino nella sfera privata, se non addirittura in quella intima, a nessuno interessa la persona che sei, ma solo il livello di prestazioni che riesce ad erogare il tuo corpo reso persona. E’ un modello semplice, perché non consente da parte del consumatore la elaborazione di giudizi personali, e invece chiamando a una identificazione spersonalizzante, rende anche impossibile essere giudicati personalmente dagli altri, fin tanto che si persegue la conformazione al modello. E’ una società impersonale, quella che viene proposta, ma anche confortevole, poiché basata su di un tacito accordo di sospensione dei giudizi soggettivi.
    A me queste immagini dicono questo…

  11. @ mario marrocco. Se ci fermiamo all’apparenza quella campagna non può che produrre uno cazzeggio apprezzato da luzy (a proposito: buone vacanze!). Sotto sotto credo invece, al di la della presa in giro, per altro in qualche misura cercata dal brand, che quella immagine sia frutto di una costosa, precisa e ben delineata strategia che richiederebbe di essere smontata, sezionata e aperta con un lavoro di analisi che non può essere sviluppato in un blog, anche se di disambiguazione. Se si cerca di apparire esclusivi è necessario apparire anche incomprensibili ai più, qualche pollo coi danè -che mica compera scarpe ma prestigio- sicuro che beccherà…

  12. In ogni giornale ci sono decine e decine di pubblicità. Questo rende necessaria la ricerca di immagini che catturino l’attenzione del potenziale cliente. La cosa più semplice è puntare su immagini che disorientino e fare leva sulle paure o sulle pulsioni. La pubblicità di Rossetti ha vari elementi interessanti: sono sdraiati, hanno le braccia incrociate e l’espressione assente, il richiamo alla morte è evidente. Tuttavia la gamba piegata ci fa pensare che non siano davvero dei cadaveri, introducendo un elemento di curiosità. Guardando con più attenzione poi emerge un altro elemento insolito: le scarpe diverse per ogni piede; diverse ma non così tanto da apparire subito, dando una sorta di profondità all’immagine e invogliandoci a trovare altri particolari e a cercare di capire cos’altro ci sia dietro. Esattamente come lo slogan, quindi l’immagine è ambigua, e come tutte le cose ambigue affascina e attira l’attenzione:che piaccia o no, questi sono mediamente gli obiettivi di una buona pubblicità.

  13. Anche questa “gli è poho cadaveriha” ( alla toscana). http://static.leonardo.it/wp-content/uploads/sites/6/2013/08/prada-real-fantasies-aw-2013-2014-campaign-5.jpg
    Guydebord: sei troppo colto, mi fai sentire un verme… Bellissimo il tuo primo commento, tu non ci andare in vacanza eh?

  14. @ Annamaria Arlotta, spero tu abbia babbiato (accidenti a quel vecchiaccio balordo di Camilleri!). Giovanna Cosenza, Till Neuburg, Annamaria Testa… molti altri amici di tastiera quelle sì che sono persone colte e spesso inarrivabili. Io sono colto ma dal mazzo, di carciofi. Però mi piace curiosare in questa società dello spettacolo e dello spettacolo delle merci, così, quando succede che l’attenzione viene rivolta con serietà e grande professionalità alle pervasive superfetazioni del marketing strategico applicato alla brand equity -qualche attrezzino lo devi avere se vuoi smontare il giocattolo- mi viene voglia di riderci su, ma allo stesso modo infastidito dei cani che si scrollano dopo essersi bagnati nel ruscello. Se non fosse per le conseguenze sociali e politiche che anche queste campagne producono sulla vita dei tantissimi che le scarpe neppure le possiedono non varrebbe neanche rivolgergli uno sguardo disattento. M’incuriosisce di più il contenuto delle testoline che in quel messaggio vedono il realizzarsi della loro personalità tramite l’acquisto di una supposta esclusività capace di distinguerli dalla massa. In che modo quel messaggio che puzza di cadavere riesce a generare un movente simbolico, proiettivo, imitativo e mitologico tale da stimolare e concretare l’acquisto? Perché la marca ha scelto di scongiurare la morte tramite una promessa di eternità? Come direbbe Guzzanti: gli interrogativi ci sono, ma sono sbagliati.

  15. Sì, però conteniamoci… la foto qui sopra è pure tagliata (il divanetto si vede e non si vede e l’effetto catafalco è così più facilmente veicolato rispetto all’originale…); ad ogni modo in quella posizione io ci sto, sul divano (sul divano non sullo schienale), e son tutt’altro che morto… certo sotto la testa ci metto un cuscino ma la gamba prende proprio quella posizione; e lo sguardo che vaga pure… Sull’Arlotta soprassediamo. La nostra amica vede falli ovunque come i paranoci cercatori di messaggi satanici che scartabellano dischi e fumetti. Che aspettarsi della sue altre visioni? Suvvia. Il look cadaverico, vampiresco, è più vivo del look da oratorio. E di questo abbiamo già ampiamente trattato nel vecchio thread. Che la morte sia con voi😛

  16. Insomma vuoi di nuovo mandarmi via dal blog, Luzy. E non si capisce che cosa ti ho fatto, non mi ero neanche rivolta a te.

  17. Non fare la vittima. Dopo “bottiglione” non è facile recuperare credibilità. Così come per chi ha marciato su Bertolucci il mese scorso, chi vede possibili fellatio in ogni bocca femminile socchiusa, chi abusi sessuali in ogni immagine porno, e via di questo passo. Con “fikasicula” sul FattoQ credo peraltro siamo ormai entrati nella fase finale: ci sarà da inventarsi qualcosa di veramente eccitante per tenere in vita questi femminismi sull’orlo di un suicidio di massa… Scusate, era tanto per rimanere in tema… Alla prossima😛

  18. Prof ma solo a me sembra di vedere pubblicità con famiglie felici???? Ultimamente tra dadi per il brodo che come headline(noti il parolone che ho adottato dopo l’ultima lezione di Semiotica2) hanno “storie di famiglia”,si passa alla pubblicità della famigliola per pubblicizzare le “scarpe di famiglia”che fino a un anno prima mostrava una donna nuda coperta solo da scarpe rosse alla “American Beauty”.Non le sembra che siano proprio banali a finire sempre li o sono io insensibile a tutta questa ostentata felicità?

  19. Quanto mi piace questa pubblicità!

  20. Questo spot ha solo 23 anni? Sembra quasi degli anni ’70 tanto sembra obsoleto.

  21. @LaFra: preferiresti vedere pubblicità con famiglie tristi? O annoiate? O alle prese con le solite beghe quotidiane che ci innervosiscono già nelle nostre vite reali e non pubblicitarie? Io no.

  22. No @Ilaria, non dico per le famiglie felici..certo le solite beghe figurati se le rappresentano, non è quello che vogliamo vedere!!Sono meglio le famiglie felici quasi all’inverosimile, che sprizzano gioia da tutte le parti, senza problemi o casini. Mi chiedo però: non si possono trovare altri soggetti o dobbiamo sempre finire nella banalità dell’equivalenza famiglia=felicità e ammmmmore=come quella che ti può dare il prodotto venduto?

  23. più che altro estetica anoressica, questo è il problema.

  24. Pingback: L’estetica da obitorio di certa pubblicità di moda | D I S . A M B . I G U A N D O | NUOVA RESISTENZA

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...