Ha senso, in Italia, ripetere che laurearsi non serve a trovare lavoro?

Smiley laureato

Il tormentone circola da tempo sui media e nella politica italiana, ma da un paio d’anni si è fatto più insistente: «Ragazzi, laurearsi non serve a trovare lavoro: meglio andare a lavorare subito dopo il diploma o addirittura dopo la terza media». Ultimo esempio ieri a Radio 24: la puntata di Mix 24, il nuovo programma condotto da Gianni Minoli, si intitolava significativamente «Meno laureati, più idraulici». Io però ogni volta che sento questa cosa salto sulla sedia. Per due ragioni. La prima è che i dati Istat dicono il contrario; la seconda è che il numero dei laureati in Italia è inferiore alla media europea e ancor più basso che in molti paesi sviluppati. Per quel che riguarda i dati, lascio la parola a Andrea Cammelli, docente di statistica e direttore del consorzio AlmaLaurea.

Punto primo: «L’ISTAT rileva che, fino ad oggi, nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati hanno presentato un tasso di occupazione di oltre 12 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (76,6 contro 64,2%) [ultimo dato disponibile relativo al 2012].»

Punto secondo: «Il nostro Paese, a partire da una spesa per l’istruzione e la ricerca universitaria decisamente inferiore alla media OCSE ed europea, negli ultimi anni è stato tra i pochi ad averla ulteriormente ridotta in misura sensibile. Eppure in Italia, nel 2011, la percentuale di laureati di 30-34 anni sul complesso della popolazione è pari al 20,3%; una quota ancora molto distante dagli obiettivi europei fissati per il 2020 (40%) e dalla media UE (34,6%).»

Punto terzo: «Il ritardo che il nostro Paese registra nei livelli di scolarizzazione più elevati si riflette significativamente sui livelli di istruzione della classe manageriale e dirigente italiana. I dati Eurostat segnalano, ad esempio, che nel 2010 ben il 37% degli occupati italiani classificati come manager aveva completato tutt’al più la scuola dell’obbligo, contro il 19% della media europea a 15 paesi e il 7% della Germania.» (Tutte le citazioni sono tratte da “Il governatore Visco e AlmaLaurea: confronto sui laureati in Italia”).

Insomma, posso forse – forse – capire chi dice «Laurearsi non serve» in un paese che ha percentuali ben più alte di laureati, come ha fatto il sindaco Bloomberg di New York (il suo intervento è stato fra l’altro ripreso ieri a Mix 24). Ma non capisco chi lo ripete in Italia, paese mediamente assai meno scolarizzato. O meglio, lo capisco in questo senso. Credo che il giornalista e il politico che in Italia ripete il tormentone lo faccia per queste ragioni (prese singolarmente o mescolate assieme), che non mi piacciono per niente:

  1. o lo dice perché fa ganzo dirlo, perché lo aiuta a sentirsi un po’ “sindaco di New York” (specie se chi lo dice è laureato, plurilaureato o plurispecializzato);
  2. o lo dice per provocare e attirare l’attenzione su di sé, sul proprio lavoro o sulla propria trasmissione;
  3. o lo dice – specie se fa politica – perché è meglio avere a che fare con percentuali più alte di elettori ed elettrici ignoranti e inconsapevoli: sono più facili da manipolare.

76 risposte a “Ha senso, in Italia, ripetere che laurearsi non serve a trovare lavoro?

  1. Continuare a dirlo fa solo del danno: poi la gente ci crede pure.

  2. io opto per la terza ipotesi e mi vengono i brividi.
    STUDIATE PER VOI STESSI!
    Potrete sempre fare gli idraulici, dopo, ma avrete sviluppato una capacità di ragionamento critico che solo gli studi offrono e che vi serve in ogni ambito di vita!

  3. Chi è laureato spesso fatica nei primi anni ma poi si riprende (frase detta per sentito dire).

    Però il mio amico Milo lavora in Pirelli dal ’98 e vuoi mettere per la pensione?

    Però lui fa l’operaio e forse io dovrei puntare a qualcosa di più coinvolgente e non all’idraulico.

  4. La terza ipotesi mi sembra la più realistica (aggiungiamoci che, magari, chi dice una frase del genere possa temere elettori con una maggior capacità critica).

  5. Oppure – quarta ipotesi – il nostro paese è talmente in declino che le professionalità “alte” non servono: meglio badanti per assistere i tanti vecchi che biotecnologi se i mezzi per fare ricerca non ci sono.

  6. Cara Giovanna Cosenza, mi colpisce quando lei dice che i manager italiani che NON hanno completato gli studi universitari sono di più rispetto alla media europea (I dati Eurostat segnalano, ad esempio, che nel 2010 ben il 37% degli occupati italiani classificati come manager aveva completato tutt’al più la scuola dell’obbligo, contro il 19% della media europea a 15 paesi e il 7% della Germania.»). Non lo avevo tenuto in considerazione e penso che pochissimi lo abbiano fatto o lo stiano facendo. C’è anche un altro atteggiamento da considerare: parte del personale universitario (non so quanto nutrito) sostiene che ci sono troppi dottori (inteso come laureati con dottorato) che vogliono fare ricerca. Questo approccio, a fronte dei tagli e della situazione generale, non so proprio come interpretarlo.

  7. Ciao Giovanna, qual’è l’indice di abbandono dell’univeristà e quello della formazione professionale?

    Secondo me è più alto all’università. Punto. Fine.

    Conosco bene la pubblica amministrazione e la formazione professionale. Ci sono immigrati che prendono 2 qualifiche professionali (es: meccanico + elettricista) prima di avere 20 anni.

    Italiani ignoranti? Beh lasciami dire che se vanno fuori corso o abbandonano, sono ignoranti. E’ inutile che li stiamo a confrontare con quelli dell’estero. Semmai mi dovresti confrontare il tasso di abbandono italiano, col tasso estero.

    Secondo me “i numeri” di cui parlate sono interpretati male.

  8. di terza media manco a parlarne:giusto che tutti o quasi di diplomino.dopo posson anche farsi un anno sabbatico a… provare a lavorare(mica sicuro di questi tempi,chiaro)e vedere cosa vogliono dalla vita..:

    EVITARE,PER SOLA FISSA DEL PRESTIGIO SOCIALE O STRANE ASPIRAZIONI POCO RAGiONATE Dei GENITORI,di iscriversi all università di default,come dovere:se uno lo vuole fare,che lo faccia con idee chiare e essendosi documentato un bel po,che di gente che va in giro per le aule di vari dipartimenti che sfornano disoccupati sicuri ne abbiam anche troppa..(non lo dico io,lo diceva il famoso G. Pansa gia 9 anni fa su l’Espresso, l rubrica celebre,”il bestiario”..)

    il discorso “eh ma nel resto d’europa i dati ci dicono che altri paesi mediamente han piu laureati in % sul totale della popolazione bla bla” è UN DISCORSO CHE SI Pò METTER K.O MOLTO FACILMENTE

    anni fa chiesi a una bigliettaia sicuramente meno che 30 enne del imperial war museum,il famoso museo londinese,che titolo di studio avesse(laurea in storia contemporanea,immancabilmente)e se fosse contenta della paga(..”no..” disse la cara Caroline..”cmq è il top che ho trovato…”)

    e gia qui,una laurea per andar a fare la ticket master,beh e l’università british costa piu che la nostra,of course..

    punto due,in usa (un quasi modello,fino all altro ieri..)la di laureati sul totale è molto meno alto che in europa,però gli usa sono ancora trainanti come soft power e idee varie…il mass market e la produzione quantitativa,beh quella è feudo cinese per ovvi motivi(sono in tanti..)

    morale,se siamo in svezia o in gb e una laurea (triennale?o come)serve per andar a far lavori “semplici” come guardiania e biglietteria,beh,forse meglio dire a un 19 anne di Ancona di far il tornitore,o un bel corso da saldatore post diploma,vedrai che 1400 euro li prende gia il mese dopo..quanto alla cultura personale,ci son le biblioteche…

    discorso diverso per discipline con contropalle e complesse davvero come ingegneria,fisica,medicina..di quelle abbiam disperato bisogno..ma mica son per tutti eh..

  9. Bocciata alle superiori, uscita fuori corso per problemi extrauniversitari che mi hanno portata a lasciare a due esami dalla fine (ed ero tre mesi in anticipo con gli esami al secondo anno). Ora ho ripreso gli studi con la magistrale. Io non mi sento ignorante, se permettete.

  10. dimenticavo:negli usa,una laurea triennale in una università statale non “ivy league”,è impegnativa come un buon liceo da noi..

  11. Assolutamente d’accordo con te, Giovanna, soprattutto sul fatto che i governi (tutti) riescono a manipolare meglio un ignorante anestetizzato da un benessere finto (i cui valori di riferimento sono, naturalmente, anch’essi “sapientemente indirizzati” tramite la creazione di “bisogni” altrettanto finti) piuttosto che una persona di una cultura medio-alta che ha saputo sviluppare un autonomo senso critico grazie allo studio.
    Dal mio punto vista, l’essere provvisti di cultura non ha mai impedito a nessuno di trovare un lavoro. Il vero problema è che il sitema universitario italiano non è in grado di preparare profili professionali adeguati alla domanda nel mercato del lavoro. La causa di tutto questo è che non c’è davvero la volontà politica di investire in settori (istruzione, cultura, arte, etc.) che “affrancano” le coscienze individuali. Il rischio è alto, la civilizzazione (mi si passi il parolone) ancora lontana.

  12. Laurearsi e fare l’idraulico fa schifo?

    Perché capita che l’idraulico, il piastrellista o analoghi non sappiano scrivere, fare il calcolo di una superficie e parlano come Cettolaqualunque (i gas argonne, l’anda ribanda, oppuramente), tutte cose che sono capitate a me. E tu dici: che servirà mai il congiuntivo al posto giusto? Ma quando ti arrivano le finestre nuove e non ce n’è una con le dimensioni giuste, o quando ti mancano le piastrelle per finire il soggiorno, o non puoi farti spedire una mail perché il piastrellista non sa scrivere yahoo (“Ipsilon, come yougurt.” “E…. un attimo che chiamo la mia segretaria.”) allora cominci a pensare che i tuoi anni di studi non sono stati tutti inutili; che se l’idraulico si fosse almeno diplomato con un voto decente avresti qualche possibilità in più di finire i lavori.

    Comunque: chi è istruito e fa certi lavori manuali si vede. E molto.

  13. E’ puro controllo sociale, o meglio è declino della capacità critica controllato e promosso. I Media e la politica ormai sono spesso un tutt’uno e più di una volta promuovono modelli di vita e sogni al ribasso. Internet fa un po’ eccezione perché è più nuovo e soprattutto strutturalmente più ampio e vario (almeno finché i vari monopoli non si allargeranno tanto da inghiottire anche la Rete). Però ogni giorno, quando guardo i giornali online vedo il solito insipido impasto di nera (tanta nera), banalità e gossip e messaggi autoreferenziali della (dalla) politica. Non è pregiudizio, eh, è che scorro le notizie ogni giorno e questo vedo: mi immagino i lettori concentrati sul dettaglio macabro, sulla minuzia da parrucchiere, sulle parole vuote di un Letta o di un Renzi (per tacere dei deliri di un Berlusconi). E dove sono le grandi inchieste? Dov’è la luce sui problemi profondi e poco noti? Dov’è lo sguardo che da un senso di unità, una logica ai meccanismi di questo “mondo frammentato” (per citare quell’antipatica dell’ Annunziata, che però c’ha visto bene)? Non sia mai che qualcuno fornisca ai bovi una chiave di lettura, dei principi e in generale qualsiasi cosa che non sappiano già!

  14. cit pannonica

    “””Assolutamente d’accordo soprattutto sul fatto che i governi (tutti) riescono a manipolare meglio un ignorante anestetizzato da un benessere finto””

    questa è un altra leggenda urbana:

    che qua e la nel mondo ci sia una specie di Spectre,che so gestita da cinesi o anglosassoni ,che spera che la gente vada meno a “scuola”(???università mica è obbligatoria,eh!e le biblioteche sono a gratis)in modo da”dominare il mondo”o cmq da rendere molti non partecipo del processo democratico..

    ma per favore,in occidente siamo in tanti con carte e titoli di studio pieni,ma pancia e mente vuota,in altri paesi a scuola ci van un po meno ma sono in piena ripresa…:( (la russia ieri dati ufficiali,ci ha superato come p.i.l..)

  15. ..non si vive di solo p i l. e per combattere l’inquinamento mentale occorrono gli strumenti .. (giusti?)

  16. certo che non si vive solo di pi.l.:peccato che se il mitico p.i.l. poi scenda troppo,i paesi implodano.e a quel punto l’inquinamento(di ogni tipo..)è davvero l’ultimo dei problemi….cosa che molti dai ragionamenti eterei,non capiscono…

  17. quanto agli strumenti,se son giusti o meno,a volte si veda dopo decenni….(ma in democrazia si vive qui e ora non posticipando tutto ad anni a venire…)

  18. Sono d’accordo. Studiate per voi stessi. L’importante è che il giorno dopo la laurea non ci venite a dire che non l’avevamo detto e che lo Stato deve preparare per voi un bel posto di lavoro caldo caldo all’ASL…

  19. ..è vero “primum vivere” perché non guardare cosa han detto quasi mille donne a Paestum?? forse costruiscono “strumenti” interessanti ..
    (dimenticavo ..viaggiando in Russia abbiamo
    incontrato un pastore che ci ha raccontato di avere la laurea in ingegneria..)

  20. magari si era laureato in ingegneria gestionale,posto in cui anche qua son gia in troppi,pare..quelli chimici e meccanici mica rimangon senza lavoro,a bologna come a vladivostok….o forse era solo un fan delal decrescita felice…

  21. Davide, non penso affatto a uno Spectre o a qualunque altra forma di controllo “monoteistica”, come hai descritto tu. Penso a forme di controllo molto più frastagliate e nemmeno ben coordinate tra loro. E’ una forma di potere esercitata soprattutto a livello individuale e sottolineo il fatto che è molto più facile controllare una mente vuota che una libera e consapevole.
    Il politico che nel paesello raccatta 100 voti perché “sbriga” le pratiche per gli artigiani che non sanno destreggiarsi nei menadri delle partite iva e delle camere di commercio, non insegnano a questi come diventare autonomi ma, piuttosto, gli fanno credere di aver risolto il “grave” problema e rimangono, in cambio dei voti del povero artigiano e dei suoi familiari, i mediatori e angeli custodi del poveretto presso il sistema.
    Nessuno Spectre, come lo chiami tu, solo assoggettamento individuale: ti faccio credere che puoi fare l’idraulico grazie a me che ti ho fatto da guida nella giungla del sistema, in cambio della tua fedeltà politica (mi porterai la foto del tuo voto fatta col telefonino dentro la cabina elettorale). Pensi che se l’idraulico avesse avuto una cultura (nemmemo così elevata, poi), o un minimo di consapevolezza, avrebbe dovuto vendere i suoi voti in cambio di qualcosa che è un suo diritto? Credi che l’idraulico abbia capito ciò che ha fatto? No, perché la sua ignoranza gli suggerisce che è “normale” fare così, perché così è sempre stato.
    Così funziona nei paeselli, e a ruota e in termini più contestualizzati, nelle città, nelle metropoli, fra le nazioni. Niente di etereo, l’ignoranza è un problema concreto che si tocca con mano e che causa danni anche economici perché politici ignoranti e di siffatta levatura oggi decidono le regole, le tasse e le modifiche alla costituzione.
    Chiedo scusa per essere andata un po’ fuori dal tema del post ma sentivo il bisogno di chiarire meglio il concetto per non finire nel pastone dei “complottisti” nei quali non mi riconosco davvero.

  22. buondi pannonica,

    non mi hai comunqueue convinto perchè:

    a-storicamente un sacco di “artigiani “e gente che fa lavori”normali” dagli anni 70 in poi sapeva il fatto suo:toscana umbria ed emilia nelgi anni passati eran piene d gente con ottimi stipendi ma con un diploma se andava bene,si vendevano al primo che arrivava,col voto?NO-ok che non tutta italia è così ma manco…cosà!

    b-pr risolvere il problema burocrazia (e incamerare fondi che servirebbero ad altro ,che so sanità sicurezza scuole ed università..)basterebbe metter in mobilità qualcuno piu del settore pubblico…come ci chiedeva la merkel due anni fa nella famosa lettera..ma per quello ci vorrebbe un reagan o una tathcer..altroche slvio b..

    c-fa un po senso continuare a dibattere di università sulla lunga distanza,quando il paese rischia il crollo su quella medio breve…

    d-se poi uno/a dicono”..ma si bisogna ragionarci cmq..”,gli si può rispondere che come è stata pianificata l’università,settore umanistico,negli ultimi 20 anni,è stato cmq un mezzo flop…senza girarci intorno,guardare i dati..

    E-su gente che in u.s.a ha una laurea triennale (non presa a berkeley..)equivalente a un buon liceo scientifico da noi e che a 40 anni deve ancor finire di pagare le tasse allo stato,mentre fa nel mentre lavori destrutturatissimi,no comment…forse va meglio qui!

  23. per loro ha senso eccome, perché nonostante i dati dopotutto in parte è vero e forse c’è anche una variante della ragione n°3: inutile perdere tempo a formare studenti, se poi consapevolezza e aspettative rischiano di trasformarsi in malcontento perché i “posti buoni” sono finiti, devono già essere tutti occupati, presidiati, spartiti, da una masnada di parenti e soci.

  24. Mi baso su quanto scritto nel documento di Almalaurea citato da Giovanna: http://almalaurea.it/informa/news/2013/10/21/il-governatore-visco-e-almalaurea-confronto-sui-laureati-italia.
    Li vengono contrapposti due dati, uno di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, e uno di Andrea Cammelli, direttore di Amalaurea.

    Il dato di Visco dice che ““per i laureati tra i 25-39 anni, la probabilità di essere occupati era pari a quella dei diplomati (73%)”.

    Il dato di Cammelli dice che ” fino ad oggi, nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati hanno presentato un tasso di occupazione di oltre 12 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (76,6 contro 64,2%) [ultimo dato disponibile relativo al 2012].”

    Data l’attendibilità dei due autori, do per buoni i due dati, senza verificarli.
    I due dati sono compatibil: quello di Visco si riferisce alla situazione recente (“per i laureati fra i 25 e i 39 anni”), quello di Cammelli a un periodo più lungo (“fino ad oggi, nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati”). Insomma, i laureati erano avvantaggiati rispetto ai diplomati nel trovare lavoro, ma ultimamente non lo sono più.
    Il dato di Visco sembra più rilevante di quello di Cammelli, rispetto alle prospettive di lavoro attuali per i giovani laureati e diplomati.

    Tenendo poi conto che i laureati in alcuni settori (“Ingegneria, Medicina, Economia e Statistica”, cito sempre dal documento di Almalaurea) trovano più facilmente lavoro di chi si laurea in altri settori, sembrerebbe seguirne che i laureati in questi altri settori *attualmente* trovino meno facilmente lavoro dei diplomati.

    Posso avere sbagliato, perché la materia è molto complessa. E ho considerato solo un aspetto fra i molti considerati dal documento di Almalaurea e dal post di Giovanna. Voglio solo suggerire che è forse incauto trarre conclusioni generali, in un senso o nell’altro.

    A mio figlio diciottenne non dico né “meglio la laurea del diploma”, né “meglio il diploma della laurea”. Dipende da quale laurea, da quale diploma, e da cento altre cose.

  25. si Ben,sulla carta sarebbe così

    ma guarda le cose da un altra prospettiva:

    fino al 2008 si diceva che :

    “a 2-3 anni di forte euforia economica(che so,globalmente 1983-87) ne corrispondono 4 di normale, non eccelsa attività economica,e altri 3-4 di crisi vera e propria ,quest’ultima ogni 7-10 anni”(vero:con crisi”maggiori” nel 73-74, a livello mondiale,nel 78-82 per gli usa e nel 90-93 per l’italia)

    e in effetti,tra il 1970 e il 2008 è andata così

    adesso però siam al 5° anno di crisi e molti economisti dicono che modelli del genere,non tornano..

    ..e modelli come sopra per l’occupazione post università,secondo me non tornano manco quelli,come si vede,nella nuova realtà…

  26. e non è che non tornino perchè sti 20 enni italiani non abbian mai le idee chiare ( qualche volta è così,ma non sempre)ma perchè o si risolvono 3-4 gangli-nodi del viver collettivo,strutturali,o quello che si studierà all università rischia di diventare davvero una arma spuntata, a parte qualche eccezione qui o la

  27. @davide
    sono abbastanza d’accordo con quello che hai detto nei tuoi commenti.

  28. dal link postato da AVccari

    “””Molto probabilmente esistono altri aspetti, ma uno ne rimane in particolare che si vuol indagare: la promozione del dogma universitario a cavallo di Troia per far breccia nelle caste.

    Nata come luogo di ricerca e di cultura l’Università ha via via perso la sua identità originaria a partire dai movimenti studenteschi del ’68 fino ad arrivare al mandato Gelmini. La nobile causa di mettere il sapere a disposizione di tutti coloro i quali lo desideravano, senza frapporre barriere di classe fu, da un lato, nel breve periodo, disatteso impoverendo la qualità dei contenuti fruiti e la competenza professionale derivata, mentre dall’altro, nel lungo periodo, è stato sfruttato dalla “Maglia” per riorganizzare il fronte dell’immobilismo sociale, gettando fumo negli occhi dei comuni cittadini i cui sacrifici, per permettere ai figli di studiare, venivano idealizzati nel nome di un futuro migliore”

    tesi tosta eh…che ne pensate?

  29. Io continuo a pensare, sia che ci sia o che non ci sia una qualche forma di pianificazione della decadenza (secondo me da parte di certi politici, pubblicitari, giornalisti, c’è eccome una spinta alla superficialità, anche senza Spectre) che una cosa è avere una competenza professionale, un’altra è aver imparato a guardare criticamente il mondo. Penso che ad un lavoratore possa bastare la prima ma ad un cittadino serva persino di più la seconda. Un lavoratore formato solo nel suo campo ma che non è mai stato stimolato ad interrogarsi sulla comunità o in generale su concetti astratti magari avrà buoni introiti ma sarà un pessimo elettore e soprattutto gli andrà bene il mondo come lo trova.

  30. mah

    a-la competenza professionale è importante..sopratutto ora che la cercano ultraspecializzata sempre e comunque (se non si è specializzati davvero in qualcosa,ora,sulla brevissima,scordarsi di trovar lavoro:fosse anche cercar da fare il saldatore,dove i salari son decenti ma se non sai fare quel lavoro, di diploma di istituto tecnico e laurea in qualunque cosa,se ne fregano..)

    B-cit da sopra :

    “” che una cosa è avere una competenza professionale, un’altra è aver imparato a guardare criticamente il mondo. Penso che ad un lavoratore possa bastare la prima ma ad un cittadino serva persino di più la seconda.”

    molto poetico,e forse anche vero,alle volte:

    peccato che chi abbia vissuto all estero(io,voi,tanti..),nota una cosa,almeno nell europa continentale e anglosassone:

    la gente,colà,sulla carta (e anche in pratica)piu nominalmente istruita e a modo ed educata almeno nel civismo,piu che da noi,non è che abbia questa gran cultura..anzi!e se la ha,è molto settoriale

    -la politica la seguono poco(due talk show politici solo,in tutta la tv britannica..)le differenze regionali sono poche,etc etc

    perchè il tutto funziona,allora?perchè il civismo è applicato e non si sgarra,i governi son da sempre saldi e forti,le forze di sicurezza funzionano gli sprechi sono pochi,i moralismo idem pochi ma vengon applicati severamente etc etc.il patriottismo c’è e il piagnisteo non va di moda,inoltre..

    eh insomma,ok legger libri e veder film d’essai,ma se il resto è incasinato,di la vita pubblica,c’è poco da fare…con buona pace delle iscrizioni all università

    steve jobs non si è mai laureato ma in discoteca ci andava pochino-e frequentava molto le biblioteche pubbliche….e sopratutto intorno aveva il sistema di lavoro americano..brutale ,ma relativamente efficiente….

  31. Abbiamo ministri diplomati, altri che dicono che la cultura non ni mangia, politici che non parlano una parola di inglese (nei casi più facili da ridicolizzare neanche l’italiano), non sono certo questi personaggi che possono valorizzare l’istruzione.

    davide cita steve jobs, sapete come si è inventato i font di word? Da un corso di calligrafia.

    Facile dire che l’istruzione porta con se la costruzione di una capacità critica, scomoda in quanto tale per chi cerca elettori che digeriscano qualsiasi contraddizione senza battere ciglio.

    Facile, e miope. Chi risolleverà le sorti del nostro paese, dell’impresa, dell’industria? Chi renderà l’amministrazione, la burocrazia, efficiente e moderna? Come sfruttare le risorse (penso solo all’arte) che abbiamo intorno. Chi elaborarà piani di sviluppo che tengono conto della complessità di mille variabili, che oltretutto accelerano incontrollabilmente?
    Ma di tutto questo non c’è bisogno se non si guarda più in la della tasca del proprio portafogli, coltivando un tessuto sociale dove regni il clientelismo.

    C’è una sola risorsa che non ci abbandonerà mai: quello che abbiamo in testa: allora cerchiamo di far sì che sia di buona qualità, in qualsiasi modo

  32. Io non trovo miope dire che chi si è costruito capacità critica professionalmente inutile ha una visione più ampia delle cose e può almeno desiderare di cambiarle (per farlo anche la competenza professionale è necessaria e non ci piove). Ma se ti hanno insegnato a lavorare bene solo nel tuo settore e accettare quel che passa il convento perché non cambierà mai, allora mancherà la volontà alla base, pur con tutta la preparazione tecnica (che rischia di trasformarti in uno strumento del tuo successo…o ancora meglio di quello di chi ti sta sopra). Dire che bisogna coltivare la capacità critica non vuol dire che bisogna studiare greco e latino e lasciare i problemi che cita lucia da soli, dall’alto di una superiorità elitaria e fumosa. E’ tutto il contrario, a meno che anche l’umanesimo non venga insegnato meccanicamente e con affezione. Secondo: non ho intenzione di trattare la conoscenza tecnica e l’umanesimo come due alternative esclusive, solo difendere il secondo da chi ripete da anni che non si mangia. A questi ultimi vorrei dire che servirebbe al cittadino anche qualora non si mangiasse ma fatto sta che con una politica turistico-culturale decente qui in Italia potremmo anche mangiarcelo ed esser sazi.

  33. Errata: “meccanicamente e senza affezione”

  34. Se non si trova lavoro, il problema non è di certo lo studio. Anzi più studi più hai punteggio.

  35. mica così automatico..le variabili sono tante..

    anni fa mi assunsero in un posto perchè:..:

    “lei al momento è ancor solo diplomato,sicuramente sarà meno pretenzioso di altri/e (insopportabili neolaureati ,a lor dire,ndr) e cmq ci costa 0,50 euro in meno all ora…”

    no comment..

  36. Si deve anche considerare chi ha la volontà di laurearsi ma non ha i soldi per farlo. Laurearsi costa e costa tanto! Quanti sono quelli che hanno mollato soltanto perché non possono???? I dati hanno preso in considerazione questo???? Se non riesci a mangiare, a pagare le bollette come fai per studiare??? Il problema è tanto politico quanto economico! Si deve ripensare tutto dalla base.

  37. @erna
    giustissimo: l’Università per i figli meritevoli di famiglie povere dovrebbe essere completamente gratuita (moltiplicando almeno per dieci le borse di studio), mentre i figli dei benestanti dovrebbero pagare il costo pieno dell’istruzione universitaria, cioè mediamente sei volte almeno quello che pagano ora con le tasse universitarie.

    Decidete voi se questa proposta, avanzata da alcuni eccellenti economisti e studiosi del settore (vedi, ad esempio, http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/proposta-equa-migliorare-luniversita) sia di destra o di sinistra.

  38. L’ha ribloggato su Opinioni Sparse.

  39. Pingback: Paese che vai , scuola che trovi. | In viaggio verso l'alt(r)o

  40. Ciao…. Troppo vasto dentro di me questo argomento… Ho fatto un post per l’occasione : https://inviaggioversolaltro.wordpress.com/2013/10/26/paese-che-vai-scuola-che-trovi/

  41. intervento interessante,michele

    ne riporto la chiosa:

    “””Riassumendo questo articolo fiume: qual’è il metodo giusto? Meglio come in Italia spargere lungo il cammino la conoscenza e la cultura , per poi ridursi a lavorare con orari da schiavi per tutta la vita,oppure prendere le cose con calma, fornire prima gli strumenti essenziali e poi per chi vuole dargli la possibilità di approfondire nella vita adulta?”

  42. Forse il guaio dell’educazione italiana è anche (pur con tutti i lati positivi del caso) che è nata come cosa da ricchi, senza interessarsi dello sbocco lavorativo più di tanto. Parlo in particolare dell’ Umanesimo ma anche delle
    scienze pure (che sono applicabili ma solo nel lunghissimo periodo, necessarie ma non spendibili subito dalla comunità). Personalmente ho l’impressione che l’educazione pratica e professionale siano state viste, nell’ultimo ventennio, come un ripiego o una scelta da poveri.

  43. hai ragione marco-peccato che mentre noi avevamo un idea “altissima” della scuola,il resto dle mondo sia andato sul pratico,ed abbia vinto..

  44. Io trovo ancora più preoccupante che un’addetta ai lavori come Lei, Giovanna, qualificata e laureata con Eco, non colga il punto vero: l’università italiana forma? La risposta, nota a tutti i non struzzi, è: NO. Anzi, la verità è che spesso si incontrano fuoricorso veramente brillanti che hanno pagato con questo ritardo la propria voglia di approfondire rispetto agli squallidi programmi ministeriali. Qui si continua a non capire niente. O si fa finta di non capire. Nel momento in cui l’università diventa accessibile a tutti per il fatto che evita di mettere in gioco fattori meritocratici – quantomeno nelle lauree umanistiche – prediligendo un lavoretto mnemonico da catena di montaggio, al contempo determina sì un maggior flusso di iscritti (cosa accaduta, e di cui, a mia memoria, ha parlato solo Paola Mastrocola in modo organico), ma anche un irreversibile livellamento verso l’osceno dei laureati.
    D’altra parte, sentir dire che i fuoricorso sono ignoranti è ulteriore sintomo di totale ignoranza di ciò che è l’università italiana, o, se vi si è inseriti, di profonda cecità e/o disonestà intellettuale.
    Lo ripeto da anni: spero che le università chiudano come sta accadendo in Grecia. Per un anno. Così nel frattempo riflettiamo tutti quanti, e cerchiamo di capire dove vogliamo andare. Ricostruendo daccapo il sistema dell’istruzione secondaria e universitaria.

  45. Io credo piuttosto che sia lei, caro il mio Bileonair, a “non cogliere il punto” del lavoro che sto facendo e del perché lo sto facendo. Anche con post come questi. Amen.

  46. faccio un piccolo punto (parlando di quello che conosco): laureati in Fisica in Italia: le Università di tutto il mondo se li litigano, mi creda Bileonair (Fabiola Giannotti dice qualcosa?) mentre i nostri politici rincorrono i neutrini nei tunnel. Negli ultimi anni si sono fatti passi avanti per avvicinare l’Università al mondo del lavoro (tirocini, stage etc), non basta? Non lo so, ma non credo affatto che l’Università italiana prepari a lavoretti memonici da catena di montaggio, ma ad una capacità di ragionamento ed astrazione che ben venga sia accessibile a tutti, perchè è un valore aggiunto qualsiasi lavoro si faccia. Mi duole dirlo, da ultimo, nella mia esperienza fuoricorso ne ho incontrati tanti, ricordo o studenti che lavoravano per matenere gli studi sacrificando qualche appello (magari alcuni di essi brillanti, sì), o gran perditempo (scusate la brutalità).

  47. @davide: il pratico da solo ti da i mezzi ma non ti da i fini. Basta pensare a come gli americani hanno pensato Internet: per quello che gli serviva al momento, poi è cresciuto worldwide e giù tutti a fargli toppe. Vero è che se l’avessero pensato gli europei starebbe ancora allo stato di progetto, però.
    Do parecchia ragione a Bileonair sul fatto che nelle facoltà umanistiche bisogna recuperare (un pò di) selettività e (molta) profondità. Ma non profondità e selettività di programmi e ammissione, piuttosto un adeguamento della difficoltà degli esami alla bibliografia teorica prevista dai corsi. Vedere corsi che vantano come bibliografia un mare sterminato di capolavori e saggi sui suddetti ma nei cui esami prendono venticinque anche le capre (quelli che hanno studiato sempre intorno a trenta) mi fa male.
    E mi fa male perché so che approfondendo (ma anche perdendo tempo e a volte il confine fra le due cose non è così certo) non si segue la logica della riforma, per cui l’Università della riforma, che vuole uno studente sulla sua misura, non ti premia. Essa, per la cronaca, è fatta di ritmi troppo stretti e di “conoscenza temporanea”, altrimenti nota come “parcellizzazione della conoscenza” (per i più aulici) o piuttosto “trattare la testa come un vaso. Riempi, poi svuota” (secondo me)

  48. PS Lucia, se vieni da Fisica non puoi sapere: le facoltà scientifiche e mediche sono un altro mondo rispetto all’ Umanesimo italiano e funzionano con altri valori e altra logica. Alcuni corsi rifiutano a ragion veduta persino tutta la riforma, come gli impegnativi cicli unici di Medicina e Farmacia (anche se puntano tanto anche sul mnemonico. Non sono medico ma magari lì serve

  49. marco,internet era pensato come un network per la difesa del suolo americano da attacchi russi,una stream di dati per la difesa aerea anche nelle aree piu remote(in guerra radio e altro si neutralizzano subito..i cavi,stan sottoterra,quindi son meno vulnerabili..),quando l’ip protocol è diventato obsoleto,prima lo han passato alle università,poi nei primi anni 90 ne han intuito le potenzialità,etc etc..il minitel,simile ma meno potente,in rancia lo avevano dai primi anni 80..

    morale,molte scoperte (scientifiche o para tali)avvengono piu per caso,che per altro..sugli yankee pratici vs noi filosofici ci andrei piano,gli usa han anche molta inventiva,l’europa in quel senso se la cavicchia così cosà mentre noi l’abbiamo dismessa da un pezzo…

    però come vedi sopra appare l’aggettivo”scientifico”

    l’unversità italiana poi è molto calcata sul campo umanistico,direi la società italiana tutta ha quello come tratto dominante

    radici di base catto sinistrorse,rousseauviste,mica siam una algido paese luterano,le spiegazioni,come vedi,ci sono,di alcuni guai correnti

    insomma,recuperare adesso sarà dura,le cause son strutturali,ma molti dovrebbero concordare che non abbiam bisogno di mila e mila laureati in lettere e sc della comunicazione ogni anno…parlo proprio dal punto di vista quantitativo

    al di la di alcune remore morali,sapete quali sono i due campi scientifici dove l’ hi tech italiano tira e in parte domina o cmq s fa pesare anche all etero?

    -medicina

    -qualche trovata ingegneristico-aeronautica ma sopratutto ARMI leggere……..

    ..peccato che in italia quando si parli di tecnologia si parli sempre di ipod i pad iqua i la…non tutto si riconduce alla comunicazione quando s parla di tecnologia ,la germania è forte perchè ha un campo hi tech che comprende quasi tutto(dal settore aeronautico e della difesa al biomedicale etc etc..mentre non stanno sempre a parlare di lustrini e paillettes come parte della società italiana..)

    ..ed è forte ,la germania anche perchè ha un 8 di lavoratori pubblici sulla forza lavoro totale,quando noi ne abbiamo un 16%…..(nelle facoltà umanistiche questa cosa la spiegano?)

    un ultima cosa,non “solare”ma che fa riflettere…l’anno scorso l’arabia saudita ha ordinato 80 carri armati leopard 2 ultimo tipo KWS ,devastanti davvero alla germania….al parlamento tedesco han deciso di vederci chiaro,del resto la germania ha una leggi severa sulla vendita di armi a paesi pochi tranquilli…..beh si è fatta avanti frau merkel e ha deciso per il SI,motivando indirettamente come “son cmq prodotti…e parte degli introiti delle tasse sulla commessa verranno reinvestiti in ricerca,sviluppo,e ricadute anche in altre attività etc etc…”

    eh da noi tante timidezze,dalle altre parti,invece,spendono e spandono…

  50. Sinceramente che qui non si sia luterani e si preferisca l’umanesimo (sinceramente però non vedo un’opposizione netta fra etica dell’impegno e umanesimo) a me sta benissimo e lo vedo come una particolarità da preservare. Il pragmatismo è anch’esso un eccesso ed è miope. Se almeno però si facesse umanesimo sfruttando per bene l’oro su cui siamo seduti e puntando ad una preparazione importante e non (esagero) ad una replica del Liceo!

  51. eh no,io penso che le cose siano coniugabili si ma con grande fatica,e cmq tra il darwinismo duro del nordamerica e le sfumature piu o meno durette tra la gb e il nord europa,differenze c sono

    . è da noi che ci sono guai..ok l’umanesimo ma qui non si riesce a licenziare manco un dipendente(dip. pubblico o meno) trovato con le mani nel sacco!o se si,ci vogliono 7-10 anni;tranne poi esser durissimi nei contratti precari dei giovani 6& affini,altrove pagati ben di piu

    ci riflettiamo mai su certe cose,o no?davvero non esiste solo la categoria filosofico del”buono”, esiste anche quella dl”giusto”;( la terza era quella del”bello”,ma qui in italia saremmo di base abbastanza ok su quella -è sulle altre due che siam ko..lo diceva ralph darendhorf,non io eh…)

    e,marco,vedi sopra l’esempio tedesco sulla vendita di armamenti(non sto a farla lunga ma è un campo che conosco):in germania per anni facevan moralismo agli altri paesi..poi quando si è presentata la ghiotta commessa,del moralismo se ne son dimenticati…

  52. (la morale sopra è che forse noi italiani su certe cose siam un po perfettini..come si vede per far cassa in germania han iniziato a muoversi anche loro,infischiandosene del poltically correct..e dire che loro han molto meno bisogno di noi di far cassa..ma un occhio al futuro lo lanciano sempre)

  53. Salve a tutti
    Ho letto interessante ragionamenti, introduco un punto di vista diverso, se permettete.

    Voi ragionate di crisi di università (inteso come insegnamenti) e laureati (come frutto di tali insegnamenti), cercando la risposta nel sistema universitario, come se fosse (sistema, insegnamenti e laureati) un sistema chiuso, autosufficiente e senza scambi con l’esterno.
    E quindi giù analisi circa le riforme, le baronie e i percorsi (personali di studio). Tutto molto coerente.
    Eppure, a mio modesto modo di vedere, incompleto.
    Voi non alzate la testa, vi state guardando le scarpe.
    Il problema è quello che ci sta a valle dell’università, il problema è il cosiddetto mondo del lavoro italiano. Che, per inciso, nella stragrande maggioranza dei casi (sia come numero d’aziende, sia come numero di impiegati) non sa cosa farsene dei laureati per produrre valore aggiunto: è per questo che non servono, che non hanno sbocchi, che non guadagnano.

    Rileggiamo sotto quest’ottica i dati proposti:
    – ci sono pochi laureati (rispetto a UE/OCSE)
    – gli autoproclamati “manager” italiani sono i meno titolati della UE
    uniteli a queste due evidenze:
    – l’industria (di qualsiasi dimensione) italiana è: manifatturiera a basso valore aggiunto, oppure artigianale a bassa capacità produttiva.
    – le aziende non investono in formazione post-scolastica
    – l’alta scolarizzazione non viene remunerata né in stipendio né in carriera.
    (fonte per le ultime due affermazioni: http://www.lavoce.info/competenze-degli-italiani-siamo-i-peggiori/ chiosato qui: http://noisefromamerika.org/articolo/competenze-adulti-qualche-dato-piu )

    Ovvio che in un apparato produttivo che non valorizza i laureati (più perché non ne apprezza il potenziale, che altro) le lauree perdano valore, soprattutto nel momento in cui lo stesso entra in crisi (di produzione ovvio).
    Ed allora si invocano gli idraulici, i fabbri, i muratori…

    Perché nelle aziende che esportano, soprattutto tecnologia, i laureati ci sono, e sono anche mediamente valorizzati. Ma sono poche, e pochi.
    Ogni anno “escono” un sacco di dottorati, ma dov’è il tessuto produttivo all’altezza della loro preparazione? Dove sono i prodotti?

    In ultimo: un’azienda a stampo familiare investirà in un’estraneo col master o nel proprio figlio con la laurea acquisita in 10 anni (“ma perché son 10 anni che lavora qui, che vuol dire?”)?

    [ovviamente questo non sgrava il sistema scolastico/universitario di un solo dei suoi problemi. Resta una domanda: avessimo i diplomati e laureati migliori del mondo, quali aziende li assumerebbero?]

  54. fortebraccio,idraulici fabbri saldatori e muratori pare sian richiesti davvero,non è una urban legend……

    però costano fatica fisica come attività,eh..NON sno lavori per tutti….

    questa storia “dobbiamo investire sui laureati..”..ancora?

    ma dai fortebraccIo,c’è laureato & LAUREATO!

    chi vuoi che investa spesso su UN LAUREATO che ha finito a 30 anni lettere moderne?

    o anche negli ultimi anni(non dico 15 anni fa,dico negli ultimi anni)su un a 28enne di sc della (omissis)(non fate un salto sulla sedia,please)

    forse si investe su un laureato di 26 anni nella “quinquennale” di ingegneria gestionale…non è che il paese vuol solo saldatori fabbri e idraulici,vuole perlopiu tecnici di alto livello

    ovvero biotecnologi,ingegneri di un certo tipo,medici,qualche agronomo etc etc qualche geologo molti fisioterapisti(la popolazione invecia,molto)
    ma davvero di filosofi,storici,scienziati della comunicazione laureati in lettere gran parte del mondo del lavoro non a che farsene:non o dico io,lo dicono certe interviste che si leggon qua e la!.

    dai su troppo facile è dire “eh se si investisse sui gggiovani”-purtroppo la cosa non è così semplice

    controprova?

    beh allora in italia abbiamo gli studi narratologici e diciamo,di estetica e teoria letteraria,piu esaustivi al mondo

    per contro la nostra produzione attuale di romanzi e racconti non è particolarmente richiesta all estero,traducon poco,di italiano,oltremare,tranne qualcosina qua e la

    ..perchè?

    perchè,e lo si dice in molte fiere editoriali ,,,”..perche avete un background,un cotè,un milieu poco anglo sassone,raccontate vicende minime,molto curate sul piano formale,linguaggio e stile,ma disastrose come trame e sfondi..”

    eppure abbaim facoltà di lettere moderne davvero sopraffine..eppure..si legge poco si vende poco,e all estero,tranne i soliti 10-15 nomi..ci traducono pure poco!

    eppure…

  55. ciao davide

    idraulici, muratori ed operai servono sempre, ci mancherebbe!
    Ma idraulico od ingegnere, se non sei pronto a fare sacrifici (e non solo all’inizio), tranquillo che dal tuo lavoro ci caverai poco.
    se ti laurei a 30 anni, poco importa il titolo della tua facoltà: sei stato un lazzarone, e non ti potrai stupire delle conseguenze.

    Ma resta fermo un dato: è la parte più preparata a far progredire un’azienda, un’industria, la società.
    Vogliamo fare i miliardi coi diplomati? 70 anni fa, forse; ora ciccia!
    Perché le aziende si trasferiscono in Cina? credi che sia soltanto per il basso costo del lavoro? Ma allora perchè non l’Albania, il Marocco, l’Algeria o l’Egitto? perché andare così lontano? Anche Bulgaria, Moldavia, Slovacchia son dietro l’angolo, son discretamente connesse, paghe basse…

    Infine parliamo anche dell’approccio al futuro: a noi manca completamente la visione sociale del futuro – un viaggio/scenario comune a cui approdate tutti assieme: sì, le nostre trame fanno pietà!
    e ti propongo un gioco: due immaginari film di fantascienza: uno americano ed uno italiano. A prescindere da quale che sia la trama, il fine del viaggio interspaziale (o qualsiasi cosa debba fare l’equipaggio), nella nave spaziale italiana ci saranno sempre e solo tecnici (figli di papà), Greggio/Boldi e qualche bellona spogliata. Nel film americano saranno tutti belli (almeno intriganti a modo loro), ma oltre ai tecnici, ci sarà almeno un militare, un teologo, un archeologo e qualche umanista – e coraggiosi operai/

    Investire sui giovani vuol dire -anche- investire su delle persone preparate, a relativo basto costo, pronte a fare esperienze anche disagevoli, che in caso di successo svilupperanno profitti, prima per l’azienda, poi per il paese. Sto parlando di tecnici, sì. Ma poi i tecnici crescono, vanno al cinema, a teatro e leggono libri e creano quel bacino adatto a tutto un’indotto “umanistico” (compresi filosofi, teologi e compagnia cantante). Sarebbe esistito Marx senza la rivoluzione industriale? e Freud? conoscerei Bramieri se non fosse stato per il moplen? Armani senza la Milano da bere?

    Prima produci ricchezza, poi la investi (in conoscenza, in divertimento o qualcos’altro, ma sempre ridistribuendo o generando, altra ricchezza).
    Bada, ho detto “investi”, non “spendi”.
    Sarà banale da dire, ma altre strade per ora non l’han trovate.

    Le nostre grandi aziende sono a bassissimo valore aggiunto:
    bassa ricchezza, bassi investimenti…

  56. no scusa continua a non esser d’accordo

    -a parte che il numero di “inventori” e gente incisiva non laureata è cmq altino(oltre allo stracitatissimo steve jobs,ma anche un bel po di ministri-anche validi!-del passato,dico del passato,non di ora)

    -ti sie mai chiesto che titolo di studio abbiano molti inetti e inefficaci ministri e funzionari:eh la laurea.,spesso per i minisri,sempre peri funzionari di alto livello
    e spesso non son manco 60 enni.ma molto spesso rimangono inefficaci

    è così:la classe politica non è che sia tutta”ladra”,è piu spesso inefficace…non so se qualcuno s e ne è accorto,ma abbim una costituzione del 1948 e uno statuto dei lavoratori dek 1970..

    come ho gia detto in un altro thread,la laurea,quello umanistica in particolare,aiuta a strutturare le cose:ma se non c’è intuito,incisività,tempra,idea nuova e magari un po di fortuna,non serve a un tubo

    discorso un po diverso per quelle scientifiche,li i protocolli son so strettissimi,un ingegnere non si inventa da oggi al domani..per contro molte persone che di lavoro non fan i giornalisti o i filosofii,riescon ogni tanto a pubblicare libri di narrativa (cfr:inventiva )piuttosto validi…o magari ad esser ottimi capo bibliotecari,lavoro cmq piu impegnativo che non un impiegato.

    e infatti di solito si dice che le lauree scientifiche siano piu durette…..

    il discorso “laurearsi a 30 anni c’est n’est pas possible” è una fissa tutta italica,certo nel mentre uno si spera faccia anche altro..

    negli usa C’è GENTE CHE SI ISCRIVE A 30 ANNI O A 40 ALL UNIVERSITà..siano stai prima militari,bibliotecari,impiegati pubblici,o capi magazzinieri…il sistema permette e incoraggia la cosa…lo dicon loro a noi,eh!qualche conferenzieri loro lo è venuto a dire pure in italia..

  57. sopra volevo dire”continuo”,non”continua”,sorry

  58. ciao,
    per me la soluzione migliore è studiare e lavorare per se stessi portando avanti entrambi i percorsi.
    Fare e amare fino in fondo quello che si fa.
    Daniele Vanoncini

  59. Ciao davide

    per fare il ministro non serve la laurea: il ministro è un referente politico – è il suo staff che deve essere all’altezza della situazione/ministero! Un politico cresce nelle scuole di politica (sia quelle coi banchi, che senza). Degli altri non mi fido, ma forse son fisime mie.
    Quelli del dopoguerra erano stati selezionati… dalla guerra: e ti pare poco?
    ed infatti è stata una generazione insuperata, al momento.

    Se il tuo “mercato” di riferimento è quello dei lettori, ahimè in italia caschi un po’ male. Ma non è che un’ingegnere caschi meglio, t’assicuro (e non è questione di crisi economica, ma di crisi di prodotto)

    gli americani tornano all’università, proprio perché laggiù si investe su chi dimostra di volersi impegnare, anche se non più giovanissimo. Le aziende investono (ma a maggior ragione sui giovani, normalmente ben disposti anche per ragioni d’età).
    Personalmente mi segnerei anche ad un master, o tenterei la strada del dottorato di ricerca, ma a che pro? chi mi riconoscerebbe lo sforzo, i sacrifici aggiuntivi?

    Ultima nota sui brevetti e gli inventori: quanti sono i “geni incompresi dall’università”? il 5%, il 10%? Se parliamo di queste cifre, stiamo nell’insignificanza… Jobs, Gates e co. hanno inventato i pc ed il software nel garage: si trattava di lavori artigianali in un mondo che permetteva ai non professionisti di giocare da outsider. Ora sarebbe possibile? Certo, ma sempre più improbabile – almeno nel mondo dei computer/software.
    Zuckemberg s’è inventato il social network più utilizzato. Ma parliamo di tecnologie che al loro stato embrionale non hanno bisogno di investimenti oltre un po’ di genio. Già Google ha cercato il sostegno di (bei) finanziatori.
    Apple non vive coi diplomati.
    Ribadisco: a noi manca la visione imprenditoriale che serve a superare la dimensione di start-up o tutt’al più, azienda familiare.
    MANCANO GLI INVESTIMENTI dei privati, delle banche, delle istituzioni.
    In Italia, Facebook, sarebbe rimasto il sito del ragazzino per gli incontri tra universitari.

  60. no scusa qualche ministro senza laurea è stato,sia ieri che oggi,oggetto di qualche pettegolezzo per il titolo di studio ritenuto light,salvo poi far come o meglio degli altri(certo in qualche caso,anche peggio)

    messa così si evince (non da te,dico dalla situazione generale)come ancora una volta la laurea sia vista piu come un passaggio per l’emergere socialmente che non una cartina tornasole di effettive capacità specifiche

    E a fronte ,gia in passato,di laureati disoccupati,fa un po senso effettivamente che un diplomato in ragioneria sia un decente ministro delle finanze(e in passato è successo,eccome..)

    sugli ingegneri,alcune branche sono ancora molto ricercate,non c’è paragone come peso specifico con altri tipi di lavoro…

    se rileggi il perchè all estero non cercano piu di tanto la nostra letteratura ,ne viene fuori un quadro piu”composito”,quello del peso -scarso-de sistema paese..qua siam sospesi-anche in letteratura-tra fighetterie da accademia e spermentalismi,: quanto a storie e sfondi siamo a 0,non vedo perchè dovrebbero tradurci ll etero,quindi,visto che facciam storie meno globali…..insomma soliti problemi ,ma davvero cartina tornasole di un certo modo a senso unico di intender la cultura…

    sugli investimenti dell università USA:e te credo,il 45% delle attività delle facoltà settore scientifico sono finanziate dal ..dal PENTAGONO,il loro ministero della difesa,si….(dat idi metà anni 0,fonte michael moore)

    con un moloch così dietro,tutti sarebbero capaci di far ricerca…e di alimentare il sistema o creare cose..che però all origine non nascono necessariamente con idee buoniste…

  61. Non facciamo passare l’idea che un laureato abbia più cultura e conoscenza di uno che ha il diploma. La laurea è di per sé una cosa settoriale e non mira a formare la cultura della gente. Un laureato con 110 e lode in medicina e chirurgia potrà diventare un ottimo medico, ma in fatto di letteratura (o di quello che vi pare) potrà essere più o meno ignorante di uno che ha fatto il Liceo Scientifico. In questo casi, la differenza è data dalla quantità di libri letti e da come si è speso il proprio tempo.

  62. grazie Gino,e infatti,in maniera credo abbastanza strutturata era quello che tentavo di far capire,sopra

    il problema è che il mondo ,gia da qualche tempo e ancor piu a venir,strutturerà sempre piu il metodo educativo sui settori scienza & tecnologia (altro che comunicazione o lettere moderne..)

    se non si fa così,si fa la fine del portogallo,altro che di taiwan

    certo c’è spazio per tutti i corsi immaginabili,ma una volta laureati,lo stesso spazio per tutti i tutti di lavori a cui candidarsi,no,non c’è…

    quanto alla cultura personale,internet e ottime biblioteche pubbliche,fan gia il loro compito…

  63. un attimo.
    siamo partiti dal dire: “laurearsi non serve a trovare lavoro”.
    Modestamente ho argomentato che quello inadeguato è il mondo del lavoro (più che quello dell’università), per i laureati italiani.
    La cultura personale è… personale. Fine. Niente diplomi, lauree o altro. Ognuno se la cuce addosso secondo attitudine, tempo e gusti.
    Poi: la laurea è un mezzo, non un fine: continuo gli studi, approfondisco, mi doto di ulteriori mezzi. E’ sufficiente per lavorare? Se la risposta è si, si tratta di un lavoro sotto-dimensionato per un laureato, fidatevi!

  64. il mondo del lavoro è si inadeguato(ha riti e mitologie demenziali,passatiste e poco efficienti e veri e propri santuari”de noantri”)ma anche il mondo dell università,sopratutto umanistica,lo è

    così come anche i desiderata di alcuni studenti/tesse,che han poca idea del mercato del lavoro

    di sufficiente per lavorare non c’è nulla..a meno che non sia la laurea da ingegnere o medico sot specializzazione…o… il diploma da saldatore,ora

  65. Ma solo io penso che l’Università italiana, da quando hanno messo il 3+2, si sia sputtanata di brutto?

  66. beh non è che da prima le cose andassero benissimo,eh,gia da qualche anno…

  67. Le cose non andavano bene neanche prima, ma almeno non c’erano tutte le lauree inutili che abbiamo oggi. A me pare che l’Università italiana, tolti i corsi seri, sia diventata una barzelletta.

  68. ok,ma piu che i problema di singoli corsi di laurea stravaganti,c’ è secondo me proprio il problema di un eccessivo “rousseauvismo” di cui intrisa tutta po molta della società italiana,tutta shiftata davvero sulla cultura umanistica,troppo…il post 68 poi c’ha messo del suo…adesso,anzi gia da qualche anno i nodi vengono al pettine…

  69. Si studia per sè stessi,è logico.. quoto a pieno @bia che è stata fra i primi a dirlo : è normale che poi puoi sempre fare “l’idraulico” (o un mestiere manuale comunque) e questo non deve essere per forza un “ripiego”

  70. Studiare per sé stessi è la cosa più importante. Ma se il fine è la cultura e la conoscenza basta – a patto di avere almeno un diploma di scuola superiore – leggere tanti libri. Non sono quei tre anni in più a fare la differenza, anche perché l’Università ti può dare solo un tipo di conoscenza ben specifica: se studi medicina potrai diventare un ottimo medico ma, almeno che non provvedi per conto tuo, sarai un caprone su tutto il resto.

  71. Pingback: Università e lavoro: a tutto c’è rimedio… tranne che alla laurea - Il Fatto Quotidiano

  72. Pingback: Università e lavoro: a tutto c’è rimedio… tranne che alla laurea | Notizie italiane in tempo reale!

  73. Allora vi volevo parlare di una cosa che mi è successa oggi!

    Sono stato in un ristorante di un hotel di una “catena” molto famosa, ed ero l’unico ospite a mangiare e c’era un “cameriere” che aveva una certa età ed era (stufo,scoglionato)

    gli chiedevi le cose 5 volte non capiva,sbagliava le ordinazioni che gli venivano date e via dicendo.

    E sentivo al telefono che si lamentava con delle persone, inerenti al suo lavoro e qua e la è tutto uno schifo.

    Ognuno ha il lavoro che si merita.

    Se quella persona gestiva quel lavoro con così poca cura,con così poca attenzione, vuol dire che merita il successo che sta in quel momento avendo.

    Ora non è una questione di essere un cameriere,uno può essere un cameriere momentaneamente , può essere un cameriere per difficoltà , può fare un lavoro umile in un momento difficile.

    MA NON PUÒ ESSERLO PER SEMPRE.

    Se sei in un lavoro che non ti piace per più di un anno, 2 anni vuol dire che in (in qualche modo è colpa tua) vuol dire che non stai facendo niente per migliorare come essere umano, per migliorare come individuo, NON FAI NIENTE PER INCREMENTARE IL TUO VALORE.

    Quello che determina il nostro guadagno, insomma su quanto ci pagano, è quanto si vale per il mercato.

    LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE NON VALE UN CAZZO
    attenzione non come esseri umani,ma per il mercato.

    Provate a prendere un insegnante, fa un lavoro così importante, ma impatta solo su 20 bambini ed è il motivo per cui viene pagato così poco.

    Un calciatore che fa un lavoro così poco importante,ma che ha un impatto su milioni di persone viene strapagato.

    Perché quel lavoro ha un grandissimo valore per il mercato,la gente non è stupida.

    Il motivo per cui il calciatore viene pagato tanto, è perché qualcuno guadagna tanti soldi su quel nome.

    Quindi state attenti a CAPIRE e a far di tutto per aumentare il vostro valore sul mercato,perché la gente vi paga per quanto valete,per quanto potete essere “scambiati” a parità di condizioni sul mercato.

    Quindi voi cosa state facendo per aumentare il vostro valore?
    Molto spesso le persone mi dicono:

    “Ah io ho 20 anni di esperienza”

    In realtà non è vero, hanno l’esperienza di un anno, ripetuta 20 volte.
    Quindi non hanno fatto niente in questi anni, per incrementare il loro valore.

    Il nostro valore è quanto valiamo per il mercato, è una nostra responsabilità.

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