Grillo e la vecchiaia: quando la satira si sostituisce all’argomentazione politica

Grillo

Da sempre, per suscitare il riso, la satira spoglia il politico della dignità che gli proviene dal potere e dal ruolo sociale, per ridurlo alle sue miserie umane, che includono forme di irrazionalità e stupidità, difetti fisici, bassi istinti. Al centro di questa riduzione sta spesso il corpo: niente di più facile, per rimpicciolire e degradare un politico, che focalizzare l’attenzione solo sul suo corpo, mettendone alla berlina i difetti: naso grosso, bassa statura, grassezza, e così via. Perciò, se nella prima Repubblica la satira se la prendeva con la gobba di Andreotti e il pancione di Spadolini, oggi ce l’ha con la bassa statura di Brunetta e i capelli tinti di Berlusconi. Va detto che concentrarsi sul corpo è il modo più facile – addirittura banale – di fare satira (ce la fa persino il Bagaglino): davanti alla caricatura di un pancione, qualunque pancia sembra più piccola, e perciò tutti sono autorizzati a sentirsi più belli, più magri, migliori. Nasce così la sensazione di sollievo e consolazione che induce molti a sorridere. (Assai più difficile, invece, è degradare il politico concentrandosi sui contenuti e sugli argomenti che propone, inchiodandolo alle fallacie, vacuità e contraddizioni di ciò che dice. Ma questa è un’altra storia).

Un modo oggi particolarmente facile per degradare l’uomo di potere è concentrarsi sulla vecchiaia del suo corpo. Facile perché oggi in Italia gli uomini e le donne di potere hanno tendenzialmente un’età avanzata: sessanta, settanta, ottant’anni e oltre. Facile perché sono ormai tanti anni (almeno dal 2005) che Beppe Grillo chiama «zombies», «salme», «morti viventi» i politici e gli uomini di potere con cui se la prende, per evidenziare che dicono e fanno cose antiquate, superate. E a furia di sentirlo ripetere, ci siamo abituati. Facile perché al tormentone di Grillo si è aggiunto Renzi con la rottamazione, altro tormentone cui ci siamo abituati. Perciò se anni fa era una salma Romano Prodi, oggi lo è Giorgio Napolitano ad esempio. Ma anche Eugenio Scalfari, come nel post che ieri Grillo ha scritto contro di lui, sottolineando che «con quell’età e quella barba può scrivere quello che vuole».

Non sto affatto prendendo posizione a favore di Scalfari, intendiamoci. Sto dicendo che non si smonta la posizione di Scalfari dicendo banalmente: «Scalfari è vecchio». Perché un conto è dire cose come questa solo per fare satira. Satira. Un altro è ridurre un’argomentazione politica a questo. E nient’altro che questo. Un conto era la posizione di Grillo quando faceva solo spettacoli nei palazzetti dello sport e comizi nelle piazze. Solo. Un altro conto è la sua posizione oggi che in Parlamento ci sono 108 deputati e 54 senatori del Movimento 5 Stelle, che a lui fanno riferimento. D’altra parte, la satira basata sul corpo è talmente banale, che altrettanto banalmente la si può smontare: l’età avanza per tutti, anche per Grillo, che ha già 65 anni. E per giunta ha una bella barba grigia che tende al bianco e sempre più vi tenderà – guarda un po’ – proprio come quella di Scalfari. Basta solo che arrivi un altro comico che lo faccia notare. O che fra i giovani del Movimento 5 Stelle si spezzi l’incanto e la vedano quella barba bianca, la vedano. Chi di vecchiaia ferisce, di vecchiaia perisce.

7 risposte a “Grillo e la vecchiaia: quando la satira si sostituisce all’argomentazione politica

  1. Diciamo che la satira, anche quella più sofisticata, oltre a banalizzare il pensiero del politico e non solo il suo corpo, induce nel pubblico la falsa sensazione di controllo, attutendo l’impatto del potere. In sostanza, serve sì a farci sopportare di più le ingiustizie (vere o presunte) irridendo chi le ha commesse, ma anche a predisporci a ri-sopportarle. Per questo anche la satira dovrebbe essere presa con moderazione, perchè diventa un facile surrogato della presa di conoscenza seria che preclude alla voglia di cambiare le cose, nell’unico modo possibile per la maggior parte di noi.

  2. Di solito si prendono in giro i difetti fisici e la vecchiaia quando non si è d’accordo sul loro pensiero, viene spontaneo; specialmente se sono persone indifendibili come Berlusconi e Brunetta! Brunetta si offende, Berlusconi ci ride sopra.

  3. Sono d’accordo con paopasc. E’ l’uso massivo di satira, di tutte le carature, che oramai rischia di diventare fine a sé stessa, alla risatina che ti lascia comunque un senso di impotenza perché per sua natura si ferma poco prima della proposta. Non potrebbe essere altrimenti, non è il suo compito. E usare solo quella modalità come valvola di sfogo, rischia di far diventare il comico come un pusher.
    Grillo è quello con la “roba” giusta per i giusti consumatori. La situazione è pesante e pressanti sono i problemi: ho bisogno di qualcosa che mi faccia stare bene presto. Non curerò la malattia ma mi illuderò di poter tirare avanti così. Una resistenza passiva all’inesorabile fine. (pessimista ? magari sì)

  4. Pingback: Grillo e la vecchiaia: quando la satira si sostituisce all’argomentazione politica | D I S . A M B . I G U A N D O | NUOVA RESISTENZA

  5. Concordo. In effetti io mi sforzo molto di usare la satira senza dare il contentino e per veicolare un’informazione corretta. Ma mi rendo conto che è meno facile, meno di consumo. Però qualche soddisfazione me la sto levando. http://chinonmuore.wordpress.com/2013/11/05/174-le-sirene-la-deputata-e-i-troll/

  6. Grillo non fa neanche più satira arguta, fa attacco sul personale

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