I rifiuti tossici in Campania e l’inefficacia di Saviano

Saviano a Vieni via con me novembre 2010

Oggi Michele Serra comincia «L’Amaca» su Repubblica con un ottativo da cui mi sento chiamata in causa: «Ci vorrebbe un intero dipartimento universitario in scienze della comunicazione per provare a ricostruire la storia paradossale della “Terra dei fuochi” prima che si chiamasse “Terra dei fuochi”…». Ora, non riesco a mobilitare all’istante un intero dipartimento universitario, ma qualche spunto per una tesi di laurea posso cominciare a darlo. Fra le tante domande che Serra si pone, provo ad esempio a rispondere a questa: «Perché lo scandalo non esplose dopo la circostanziata, fremente denuncia di Roberto Saviano (“Vieni via con me”, novembre 2010) di fronte a dieci milioni di persone?».

Amaca di Serra

Prima di riflettere su Saviano, va però ricordato che, prima di lui, non è che i media non avessero parlato dei rifiuti tossici in Campania, dei gravissimi rischi per la salute delle persone che vivono in quelle zone, della collusione fra politica e camorra. Anzi, è vero il contrario: negli ultimi 30 anni se n’è parlato moltissimo e a ripetizione, sulle pagine e sui tg locali come su quelli nazionali. A questo proposito, leggi ad esempio l’inchiesta di Arianna Ciccone e dei suoi collaboratori, uscita su Valigia Blu il 24 settembre 2013 e l’11 ottobre 2013. Giusto per cominciare a orientarti sul tema.

Ma torniamo alla domanda: perché lo scandalo non scoppiò dopo la puntata di “Vieni via con me” con Saviano nel novembre 2010? Le risposte esterne al testo (cioè a quello che Saviano disse e mostrò quel 22 novembre 2010) possono essere molte, e per darne di sensate si dovrebbe fare una ricerca approfondita sugli equilibri (e squilibri) della politica locale e nazionale (ora e allora), sulle inchieste giudiziarie in corso (ora e allora), sugli equilibri (e squilibri) economico-organizzativi della camorra (ora e allora). Un’indagine che alla fin fine dovrebbe farci capire perché i tempi “non erano maturi” nel 2010 e lo sono oggi (ma lo sono davvero?).

Le risposte interne al testo della puntata con Saviano sono invece più semplici. Saviano è un bravo narratore e nel contenitore “Vieni via con me” le sue doti narrative erano enfatizzate in mille modi: scenografia a tinte forti, foto giganti ad alta definizione, pause ben dosate, proiezione di tabelle semplici per riassumere i dati. In poche parole: storytelling a gogò. Ma è proprio questo che ha reso inefficace la sua performance, se la consideriamo dal punto di vista di quella che potremmo chiamare “capacità di risvegliare le coscienze”. Un eccesso di narrazione o storytelling, come lo vogliamo chiamare, un eccesso di metafore visive, di immagini, di colori, attirano molta attenzione sul narratore e sul mezzo che lo ospita (furono circa dieci milioni a guardare quella puntata), ma ne tolgono ai contenuti. Peggio: un eccesso di storytelling fa di tutta l’erba un fascio, nel senso che assimila il documentario, l’inchiesta, la cronaca, alla fiction televisiva, al film americano, addirittura al cartone. Detto in parole povere: se sei troppo bravo a raccontare la dura realtà, la gente finisce per scambiarla per favola della buonanotte. E invece di darsi uno scossone, di riflettere e ragionare, resta ipnotizzata, s’incanta a guardarti, e magari pensa pure quanto sei bravo, ma alla fine se ne va a dormire.

28 risposte a “I rifiuti tossici in Campania e l’inefficacia di Saviano

  1. Quindi la colpa è di Saviano? Non ho parole…vada a conoscere quelle zone in prima persona, forse capirà meglio perché è tanto difficile reagire, è così difficile ammettere che qualcuno ha avuto il coraggio di parlare? Nel menefreghismo generale? Quando Saviano ha parlato in piazza a Casale lo hanno capito tutti benissimo.

  2. Beh, a leggere le sue diagnosi, Giovanna, tecniche e puntuali mi vengono sempre i brividi.
    Perchè lei, giustamente, dal suo punto di vista, pone l’accento sulla forma con cui le cose vengono esposte, sia se si tratta di temi politici, sia se si tratta di altro.
    Leggo sempre – quasi – con grande interesse le analisi del suo blog ma non riesco a non esserne, al tempo stesso, attratto e spaventato.
    Attratto dall’interesse indubbio, almeno per me.
    Spaventato perchè ci si accorge che la “forma” invece diventa sostanza se si tiene conto del mezzo utilizzato per la comunicazione. Ovvero, quando si pone attenzione al fatto che il contenuto di una cosa è quello “percepito”, piuttosto che quello “effettivo”.
    Vale anche per Saviano.
    Giustamente.
    Io le domando – ma so che è una domanda inutile – non possiamo salvarci da questo meccanismo infernale?
    La domanda mi nasce dal fatto che … ho una specie di allergia personale alle “forme”, cioè che, scegliendo una scatola di cioccolatini, per esempio non riesco a farmi coinvolgere dalla confezione oppure dalla pubblicità…
    E anche dal fatto che mi sento sempre più diffidente rispetto ad una società, ad un mondo, nel quale invece, il contenuto resta sempre più sullo sfondo, condizionato sempre più dal modo con cui quel prodotto viene “venduto”.
    Capiterà anche a lei, forse, di restare sorpresa quando le aspettative di un “pacchetto” da cui “si aspetta” determinate “SODDIFAZIONI” non vengono di fatto, poi, confermate da ciò che quel pacchetto in realtà contiene.
    Cosa si può fare per “vaccinarsi” da questa “malattia”?
    In parte comprendo che non si può.
    Che più che una “vaccinazione” sarebbe necessario un “esorcismo”.
    Ma, allora, se il Male, come pure capita, si veste perfettamente dei panni del Bene, possibile che non ci si può difendere?

    Un caro saluto.
    Pierperrone

  3. pierperrone non la metterei nei termini di un’opposizione fra il bene e il male, suvvia… Dal mezzo che si usa non si esce, no. Come si fa allora? Si studia bene il mezzo, si studiano le sue possibilità e i suoi limiti e si usa al meglio il mezzo. Altrimenti, se ne è usati.

    sandro le suggerisco di rileggere con calma l’articolo perché non mi pare che lei abbia colto il punto. Ho mostrato i limiti del discorso di Saviano in televisione, nel contenitore di Fazio. Non ce l’ho con Saviano, non sto dando “colpa” di niente a nessuno. Cosa c’entra il paragone con il discorso di Saviano in piazza a Casale? Era in piazza a Casale, infatti. Non in tv. Tutta un’altra storia, un altro contesto, un’altra efficacia. Certo che lì le cose sono diverse.

  4. Mi verrebbe da dire che ci vorrebbe un intero dipartimento universitario in scienze della comunicazione per spiegare come mai solo oggi Michele Serra, che pure apprezzo, s’interroga sulla latenza dello scandalo. Ma certo che si sapeva, così come si sapeva e si sa dei rifiuti sepolti sotto i quattrocento chilometri di strada nel nulla realizzata dalla cooperazione in Libia e per la quale è stata assassinata Ilaria Alpi ma non si può dire, così come si sapeva dell’Ilva o come si sa di Teulada. Stimolato da Pierperrone ritengo di distinguere fra contenuti e la spettacolarizzazione, fra inchiesta e miseria del “servizio pubblico” starnazzato da Fazio, il più conservatore, pavido e miserabile degli ex-socialisti, dal quale Saviano si è lasciato coinvolgere e strumentalizzare, forse in mancanza di spazi alternativi.
    Ma l’interrogativo credo sia un altro: perché molti sapevano e sanno (e vale anche per Taranto) ma non lo Stato, non le Regioni, non il Servizio Sanitario, non la Magistratura, oppure, se sapevano e sanno hanno sempre minimizzato e negato, contro ogni evidenza? Forse perché di fronte all’evidenza del cancro, delle morti, del disastro ambientale è preferibile lo storytelling o la “narrazione” tanto cara al presidente Niki? Terra dei Fuochi? Che bello, fa pensare ai falò di Ferragosto, e invece è la terra della monnezza che brucia e di giornali che titolano (e non so cosa sia più cancerogeno). Che bel Paese!

  5. FORSE la gente comune, inclusi i più direttamente interessati, non reagisce seriamente alla denuncia dei “gravissimi rischi per la salute” di chi vive nelle aree più inquinate da rifiuti tossici e simili (Campania, Taranto), perché non crede davvero che questi rischi siano così gravi.

    In effetti, lo studio citato più spesso a sostegno (SENTIERI), sebbene rilevi la possibilità di un piccolo incremento della mortalità attribuibile all’inquinamento, è molto cauto al riguardo: http://saluteinternazionale.info/wp-content/uploads/2012/09/EP2011Sentieri2_lr_bis.pdf
    Sulla base dei risultati di SENTIERI, mi sembra che, per i cittadini di quelle aree (e in molte altre), fumare qualche sigaretta in meno, o per gli obesi perdere qualche chilo, sarebbe più salutare che trasferirsi in un’area meno inquinata.

    Questo non significa che si debbano sottovalutare questi rischi. Per quanto piccoli siano, i responsabili vanno perseguiti con severità estrema.
    (Non dico che non sia grave il rischio di morire di tumore, lo è ovviamente anche quando la causa è assolutamente ignota e nulla si può fare per prevenire. Ma corriamo tranquillamente rischi terribili quando la probabilità è minima, e piccole differenze di probabilità ci lasciano giustamente indifferenti.)

    Forse queste campagne di denuncia sarebbero più efficaci, rispetto ai rimedi, se fossero un po’ più aderenti alla realtà.
    Insomma, meno “storytelling”, molto d’accordo con Giovanna, in un senso solo parzialmente diverso.

  6. Non crede che il titolo sull’inefficacia di Saviano sia limitativo del suo impegno contro la camorra, non crede che sia troppo semplice ritenere che tutto discende solo e sempre dalla televisiobe?

  7. Propongo un’altra chiave di lettura: lo scandalo non scoppiò perché in tv lo raccontò Saviano. Se ne avesse parlato la D’Urso il dibattito sarebbe ricaduto nei giornali tipo Libero e il Giornale, i telegiornali della sera (e sto parlando di Tg1, Tg2 e Tg5) ne avrebbero fatto un argomento di scontro politico, Vespa e Vinci ci avrebbero aperto i loro talk-show e così tutti anche nei bar e nelle sale d’aspetto ne avrebbero parlato, considerandolo pure un determinante argomento di campagna elettorale. Un po’ come successe con l’IMU a partire dall’istante in cui Monti salì alla Presidenza del Consiglio.
    Con Saviano (non importano gli ascolti), diciamo che tutto rimane “tra noi”.

  8. Watkin: Con Saviano (non importano gli ascolti), diciamo che tutto rimane “tra noi”.
    Io (di oggi): Scusa Watkin, noi chi?🙂

    In treno, 45 anni fa, tratta Verona-Trento, sto leggendo l’Unità.
    Ragazzo con eskimo: Scusa compagno…
    Io (di allora): Compagno chi?🙂

    Tenacemente strano io, o tenacemente strana l’Italia?🙂

  9. @Compagno Ben, mi raccomando, il prossimo viaggio in prima classe, in modo da evitare equivoci🙂 Scusami, ma la citazione del ricordo è proprio divertente. Più seriamente: cosa ne pensi del principio di precauzione? Seppellire rifiuti tossici per i quali si dovrebbero adottare anche per legge altre procedure non credo faccia bene alla salute, agli animali, ai vegetali, al pianeta in generale e anche ai Sentieri. Anche sulle sigarette c’è scritto che il fumo uccide ma i fumatori se ne infischiano, forse pensano che si tratti di storytelling. Alcuni fumatori campano lo stesso sino a cent’anni smentendo la previsione ma molti muoiono proprio del tumore ai polmoni, ma non possono più raccontarlo. E non è una narrazione. Io che conosco Casale ho chiaro il clima da giorno dopo ormai trentennale che si “respira” -mi sembra il termine adeguato- fra le persone. Ah! fossimo stati più cauti, ah, se chi di dovere avesse fatto il proprio, e invece…

  10. Compagno guydebord🙂 , d’accordo. Come ho scritto, non intendo affatto sottovalutare.

    Quanto al principio di precauzione, intendiamoci. Giustissimo quando ci sono motivi fondati per cautelarsi, quando cioè è provato che si rischia un danno (come nel caso dei rifiuti tossici, del fumo e, forse, del sovrappeso).
    Meno sensato, invece, applicarlo in modo più esteso, cioè quando non ci sono prove di danno (o quando è provato che il danno è trascurabile rispetto ai vantaggi), perché “non si sa mai”.
    Sugli OGM, ad esempio, molti intendono il principio di precauzione come principio del “non si sa mai”.

    Naturalmente è anche questione di valori, prudenza vs. azzardo.
    Ma soprattutto di calcolo ragionevole. Semplificando: (entità dei vantaggi x probabilità che ci siano) – (entità dei danni x probabilità che ci siano).

  11. Se questa analisi fosse esatta, di “Vieni Via Con Me” sarebbe rimasto solo il personaggio televisivo di Roberto Saviano, niente più… Ma se ricordiamo bene, non è andato esattamente così: Da quel programma sono usciti dibattiti pubblici sulla Mafia al Nord e sull’Eutanasia, per non parlare della macchina del fango che proprio da allora si chiama così.
    Che il discorso sui rifiuti tossici non ha avuto lo stesso effetto, secondo me ha altre ragioni. Una su tutte: Saviano ha parlato delle colpe della Camorra e di qualche politico locale. Carmine Schiavone nel suo intervista ha accusato senza mezzi termini i politici su livello nazionale che sapevano tutto da anni. E siccome ora va di moda, dare addosso alla politica, sui social network è esplosa la polemica. Ora che il parlamento ha fatto il suo dovere (rendendo pubblico le dichiarazioni di Schiavone del 1997) bisogna vedere, cosa rimane di questa indignazione pubblica. Io spero davvero che il movimento della protesta ora non si arresta nuovamente, ma temo che l’attenzione nazionale presto si sposta su altro.

  12. OT
    @guydebord (nel caso non fosse chiaro)
    Rifiutavo il NOI, 45 anni fa come oggi, non perché non fossi di sinistra (ero di estrema sinistra, e in un certo senso lo sono ancora — pur avendo votato Renzi alle primarie, Fare per fermare declino alla Camera e Monti al Senato).
    Lo rifiutavo e lo rifiuto perché questo troppo facile NOI oscura le differenze sia all’interno dei supposti NOI, sia all’interno dei supposti LORO.
    E contrappone NOI onesti a LORO disonesti. Hai voglia.🙂

  13. Ancora più OT
    @Ben (grazie per la precisazione ma era già chiaro, e condivido).
    Questo facile e superficiale senso di appartenenza “NOI” ha conseguenze nefaste nell’interpretazione della realtà. Uno dei NOI più tenaci e attuali è quello del movimento NoTav, i cui esponenti, facendo riferimento sempre e solo a sé stessi hanno finito per convincersi di essere loro a fermare il treno, quando, ad una osservazione più neutrale appare evidente che sì, possono essere una concausa, ma non la prima. Questo atteggiamento tende a sopravvalutare anche gli avversari -due debolezze non fanno una o due forze- e il tutto degenera anche con il ricorso alla violenza (Con questi coglioncelli che pensano di fare la lotta dura senza paura con i petardi avanzati a capodanno). Tanto per dirne una. Il rischio concreto è la diffusione a macchia di giaguaro -che mica è stato smacchiato- del principio di contrapposizione netta e testarda su casi concreti da disambiguare, incapace di confrontarsi di volta in volta con la realtà. Con evidenti conseguenze anche sulla selezione della classe dirigente, sempre più autonoma e autoreferenziale.

  14. Report
    come la mettiamo con Report?
    O meglio, è lo stesso meccanismo.
    Ovverosia -a mio modestissimo parere- il pubblico a cui si rivolgono questi spettacoli è già ampiamente motivato, ma non è maggioranza.
    Soprattutto alle elezioni regionali e nazionali.

    La vera domanda è: perché il gabibbo funziona di più, soprattutto a livello locale (anche perché in altri livelli non si immischiano)?

  15. Non è troppo riduttivo interpretare questa storia dal punto di vista “mediatico”? O forse, preciso: va certemente bene l’analisi della struttura narrativa di un singolo frame di una storia (la storia è la vicenda rifiuti&camorra&malaPolitica), ma a questa analisi non andrebbe affiancata una seria riflessione sul sistema mediatico italiano in generale?
    Al di là di “come” è stato raccontato un frammento, io, senza nulla togliere al suo intervento, approfondirei sul “cosa” è stato raccontato in questi anni.
    Prendo spunto dalle sue eccellenti analisi, che condivido, per allargare il punto di vista.
    Concedere un piccolo (almeno in partenza) spazio mediatico, o comunque un unico spazio mediatico ad una vicenda, in forme e modi non efficaci (volutamente, aggiungo io) è parte della risposta. Saviano in quel contesto non faceva informazione, ma, al massimo, infotainment ( nei canoni stilistici che lei ha colto in modo efficace).
    E dissento invece sul “negli ultimi 30 anni se n’è parlato moltissimo e a ripetizione”. Ho l’impressione che il tipo di trattamento “mediatico” concesso al problema sia stato strategicamente confinato ad una nicchia. A disposizione delle avanguardie del web, a disposizione degli intellettuali da salotto, ma mai veramente al grande pubblico. Conosco almeno tre documentari sulla gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, ben fatti, pregnanti e ricchi di verità, dai toni non populistici e urlati . Li ho sempre e solo dovuti rintracciare sul web, mai in tv. Perchè?
    Il dato che più mi ha fatto riflettere è stato che la mobilitazione delle ultime settimane è nata e ha avuto un’impennata esattamente il giorno dopo il servizio delle Iene sulla Terra dei Fuochi, molto toccante perchè appunto molto crudo e reale, in stile reportage (a conferma di quanto dice su Saviano).
    Sono un fermo sostenitore dell’incidenza dei media sulla nostra percezione del reale. E visto che abbiamo in Italia un sistema dei media molto ingessato e politicizzato, mi spiego così i “ritardi” che ci portiamo su queste vicende, in termini di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
    Se lo ritiene coerente con la linea del suo blog, avrei piacere di conoscere la sua opinione in merito.
    Grazie in anticipo.

  16. Il rapporto Ecomafie di Legambiente e`dei primi `90, l`ho letto al liceo. e si parlava di quella zona. Come se ne parlava al WWF, e mica solo a Napoli.
    Quasi tutti fanno risalire al caso Silent Spring la narrazione sull`inquinamento chimico, in Italia ci siamo dati di sicuro una sveglia dopo Seveso, anche se si e`preferito parlarne in termini di grandi rischi, piu`che di piccoli scarichi (dilution is solution for pollution). Qui vado a memoria, ma all`inizio degli anni ’80 arrivano anche da noi l`ingegneria ambientale e la dinamica deli inquinanti, che danno sostanza tecnica ad una narrazione fino a quel momento piuttosto idealista ed aneddotica. Niente di meglio di un paio di equazioni di trasporto per spiegare che il pozzo a valle della fabbrichetta non e`una buona idea. Insomma, si parla di roba nota e stranota, vecchia e stravecchia. Ma non nota a chi non sa leggere libri e rapporti tecnici, cioe`la stragrande maggioranza degli italiani, che tira molotov per una galleria ferroviaria, ma accetta tranquillamente (adesso un po`meno) l`inquinamento chimico. Certo, magari ci vogliono grandi comunicatori e interi dipartimenti per spiegare he l`acqua raccoglie tutta lo schifo che trova in giro e lo porta al rubinetto (visto che i nostri impianti di trattamento potabilizzano ma non decontaminano). Pero`magari bastano un paio di matematici e di ingegneri. Il popolo (un pò bue diciamolo) ha benaltre cose a cui pensare. La chiesa ti uccide con l`onda, certo, quindi meglio non guardare la fabbrichetta che scarica di notte i liquami nel fiume Sacco, anche perche`in quella fabbrichetta ci lavora mio cugino, non si sa mai. E le cose non vanno meglio nell`Isola di Smeraldo, ma questa e`un`altra storia.

    Vorrei vedere meno saviani e piu`specialisti, chimica studiata ammodino a scuola, e altre cosine. E, francamente, Saviano con la sua prosa malata mi rimbalza a un palmo dai glutei.

    Compagno Ben, ti facevo piu`giovane. Ma continuo a leggerti🙂

  17. Purtroppo sono almeno 15 anni che “diluition is not the solution for pollution”, ovverosia, gli inquinanti devono essere sotto la soglia di concentrazione prima dello scarico (e non possono essere diluiti apposta a monte). Perlomeno, la legge lo richiede.
    [a scanso di equivoci: i fumi di un camino devo essere a norma prima di uscire dal camino E non posso diluirli con aria buona prima di mandarli al camino: sono obbligato a trattarli prima. Analogamente le acque.]

    Non credo che ci vogliano in generale grandi comunicatori, piuttosto persone che vengano percepite come credibili – aggiungerei: possibilmente tecnici, non politici.
    Voglio che sia il tecnico ARPA a dirmi che i valori sono sotto soglia – ed eventualmente voglio che mi spieghi che tipo di bonifica fare ed in che tempi. Successivamente voglio vedere la lettera di licenziamento per chi ha coperto, per interesse od incapacità, gli “sversatori”.
    Applicazione del sano principio di responsabilità.

    Vorrei vedere il corpo elettorale rammentarsi di facce e nomi per un tempo superiore a quello dei pesci rossi (4 secondi), e comportarsi di conseguenza.
    Ma questa, come nella migliore tradizione, è un’altra storia.

  18. scusate, ho perso di vista la “comunicazione”
    Sono d’accordo con Andrea quando dice “Ho l’impressione che il tipo di trattamento “mediatico” concesso al problema sia stato strategicamente confinato ad una nicchia”, dove la parola fondamentale è: strategicamente.

    Come nei quiz non si raggiunge più il livello del “rischiatutto” (inteso come difficoltà tecnica/nozionistica), così nelle trasmissioni tv, dai tg a quelle di denuncia, non si parla mai di responsabilità (o merito).
    Paura della querela?
    Perdita del senso di servizio pubblico?
    Non solo, ovviamente. In ogni caso, la vaghezza, l’opinabilità, l’interpretazione di comodo è di fatto diventata la falda su cui galleggiano tutti gli “spettacoli” d’informazione. Sempre più spettacoli, appunto.

    E’ venuta a mancare una sana narrativa sul merito/demerito (giusto per non chiamarla “colpa”).
    Evidentemente come riflesso dei metodi di selezione del personale.
    Il peccato originale è sempre quello: il voto di scambio – che ci secca ammetterlo, ma sempre più diffuso, se non endemico, ormai.

  19. Cara Giovanna, il motivo per cui intervengo sempre meno nel tuo blog sta nel fatto che qui si finisce puntualmente a disquisire tra noi, di noi, per noi – e non con te.
    Troppe volte succede che poi i tuoi argomenti si disperdono nel loop del nostro dibattismo a misura Duomo.
    Tu sei una studiosa di comunicazione, di linguaggi, di parole, di toni – e non di malefatte e scoop. Ti preme scoperchiare le apparenze, i falsi obiettivi, le trappole, i fake, le devianze che rischiano di finire nei sempre più oscuri viottoli verbali a cul de sac.
    Oggi ti sei posta la domanda – e l’hai posta a tutti noi – se nella televisione la palese bravura di Saviano nello storytelling sulla criminalità, sia utile, poco utile o addirittura deviante. Non hai messo in discussione la statura letteraria, etica o morale dello scrittore. Ti sei solo interrogata se quel luogo, quel mezzo, quel momento del suo intervento abbia poi contribuito a innescare azioni o fatti politici/istituzionali/tecnici concreti.
    Di proposito non accenni a cosa succede nelle teste e ai corpi di chi vive da quelle parti, in Campania. Ti riferisci esclusivamente ai telespettatori di quel calderone Endemol. Infatti, il tuo unico (fondatissimo) dubbio riguarda la scelta del vettore cioè la longeva trasmissione dell’indefesso promoter discografico ed editoriale di nome Fabio Fazio. Certo, nel suo salotto non si sentono le cosacce che ogni giorno l’intellighentsia mediatica ci propina dalle curve sud degli altri toksciò. Non a caso, la sua sorrisona d’ordinanza non urla, non è fidanzata con un pallonaro, non promuove mammelle in formato Saratoga.
    Ma, oltre a presentarci ospiti più che dignitosi, in quei conciliaboli incocciamo puntualmente anche nel gotha del banalume e del più becero buonismo da boyscout. Cito a casaccio: Claudio Baglioni, Fabio Volo, Carlo Verdone, Renato Zero, Enrico Brignano, Andrea Bocelli, Claudia Mori, Carlo Conti, Al Bano, Raffaella Carrà, Diego Abatantuono, Enrico Ruggeri, Zucchero, Roberto Vecchioni, Adriano Celentano… ma poi ci tocca subire anche dei tamarri e invertebrati intellettuali come la De Filippi, Lapo Elkann, Ignazio La Russa, Pier Ferdinando Casini, Renato Brunetta…
    Io credo che ormai, gli italiani – soprattutto quelli informati (sui fatti), come noi – abbiano completamente perso il dono vitale dell’incazzatura. Al massimo c’indigniamo, a dosi omeopatiche, entre nous.
    La sana rabbia, il propellente più genuino che ti fa agire, s’è completamente dissolta, paffete, esattamente come è scomparsa la capacità di connettere, dedurre, capire ma, prima ancora, la voglia di ricordare. Ciò che mi stupisce è che molti miei colleghi di letture, di passioni, di lavoro, mentre osservano un testo, una foto, un monitor, uno schermo, un display… con l’emisfero attivo indefessamente si voltano dall’altra parte. Se poi gli ricordi alcune cosette/cosacce che tutti quanti avevamo lucidamente e tempestivamente saputo, capito e vagliato, ti guardano basiti: “Ma va là…”, “E chi l’avrebbe pensato?”, “Maddai, non è possibile!”
    Io invece non mi stupisco più. Mi viene più facile incazzarmi. All’edicola, dove insegno, alla cassa dell’Esselunga, quando porto fuori l’amato cane… ovunque si cela il tanfo del cattobuonismo, provo a farmi sentire. Osservo, ascolto, faccio domande. Mi viene difficile recitare la parte del gentleman liblab.
    Oggi i miei peggiori nemici, non sono più i mafiosi che comprano oro in contanti, ma quelli che con le loro normative burosauriche dettano legge a Francoforte e alla Federal Reserve, quelli che organizzano convegni sul nulla, quelli che discettano da Ballarò, quelle che inforcano “eyewear” da mille euro per fare le spese all’Ikea (magari accompagnate da gorilla governativi). Oggi vorrei bucare le gomme ai sinistri collusi con la vera criminalità organizzata, quella che veste Prada e con un sms versa un euro a favore di qualche sigla ong, quella degli ex- bocconiani che con delega governativa perfezionano i crimini della Goldman Sachs, di Finmeccanica e della McDonald’s.
    Esattamente dieci anni fa, in un camerino di Cinecittà, ho avuto la sfacciata fortuna di trascorrere un’oretta con un altro cittadino lucidamente disperato, come me. Forse peggio di me. Si chiamava Mario Monicelli. Non c’erano colleghi, portaborse, gazzettari, eravamo completamente soli. Quando alla fine di quel Grand Tour nella più totale sincerità, consumato in uno stanzino di 2 x 3 metri, gli chiesi cosa potevano/dovevano combinare quei rimasugli di ciò che una volta era stata la Sinistra italiana, la risposta fu secca e decisa: “L’unica cosa da fare sarebbe la rivoluzione. La prima in questo paese. Una rivoluzione vera, con migliaia di teste da tagliare”.
    Ma, torniamo alla domanda di Giovanna. Fintanto che tutti noi (noi sinistrorsi più o meno scoraggiati e ammosciati), non ci ribelliamo contro chi, in ogni minuto, continua indisturbato ad avvelenare le nostre vite e il futuro dei nostri figli, i luoghi dove i vari Saviano, Settis, Rodotà, Erri De Luca, Busi, Petrini, dipanano il loro monito, le loro idee, i loro valori, non sono poi così determinanti.
    Piuttosto mi chiedo dove ci troviamo noi. Il grosso di quella responsabilità di diventare finalmente un po’ meno collusi con chi sostiene che con la cultura non si mangia, posa prima di tutto sulle nostre spalle. Le spalle dei comuni cittadini (come me), magari meno bravi, meno visibili, meno talentuosi. Eppure, questo è il punto, potremmo essere in tanti. Il giorno in cui capiremo (e non solo potremmo capire) che le colpe non sono sempre solo “di quelli là”, il posto e i modi con i quali si esprime Saviano, potrà persino essere poco importante.
    Prendiamoci, finalmente, anche noi una fetta di responsabilità.

  20. @tillneuburg
    Se non fosse per lo scoramento, purtroppo spesso latente, che il tuo intervento ha fatto riemergere, visto che siamo in un blog mi verrebbe da scrivere che “quoto” totalmente ciò che scrivi. Tanto per sottolineare l’acquiescenza con cui si accetta la decadenza progressiva e anche per non produrre una pausa nell’incazzaturta. Scusami, quando si è con l’acqua alla gola si fanno cose inconsulte🙂 . Da tempo ne sono convinto: è anche mia responsabilità se siamo giunti a questo, se non abbiamo dato retta a Monicelli.

  21. Signora Cosenza buongiorno,
    nelle sue parole leggo un astrattismo forse figlio della sua deformazione professionale. Mi viene perciò da riportarla al concreto con una piccola riflessione. Tra i milioni di cittadini che hanno seguito in tv Saviano c’eravamo molto probabilmente anche io e lei. Visto che lei parla delle conseguenze dello storytelling svilente di Saviano sull’azione concreta per arginare un problema, immagino che lei abbia bene in mente cosa intende per efficacia. Sì, le pongo una domanda. Non le chiedo infatti come sarebbe dovuta essere la trasmissione per essere più efficace (nonostante lei si sia fermata al gioco del “non è” non spiegando però il “cos’è”, gioco pericoloso e poco costruttivo). Vado oltre e le chiedo, se fosse stata realmente efficace, quindi, cosa sarebbe successo? Ci sarebbe stata un’azione di pressione dei cittadini verso la politica talmente forte da costringere i politici a bloccare gli sversamenti, fare un registro tumori, prevenire, bonificare? (che poi tra l’altro lo dice lei stessa che è da 30 anni che queste azioni vengono portate avanti, c’è da chiedersi piuttosto cosa fino ad oggi ne abbia determinato il mancato esito). E quest’azione di pressione sarebbe nata dagli spettatori, da ogni singolo spettatore? Anche da me e lei? Perchè anche io e lei facciamo parte di quei dieci milioni. Lei quindi cos’ha fatto, dopo essere venuta a conoscenza di questi fatti? Vista la sua lucidità nel discernere che posto che il contenitore faccia schifo è il contenuto che va seriamente preso sul serio, lei l’ha fatto?
    Non lo so, ma mi sembra che ora che tutti, ma proprio tutti, siamo allarmati dalle radiazioni che si propagano e dalle verdure contaminate che arrivano ovunque, ecco solo ora ci sentiamo chiamati in causa e magari abbiamo anche qualche rimorso di coscienza. Facile lavarsela dando la colpa del nostro immobilismo ad una narrazione sbagliata, perché questo per me è l’unico senso del suo post.
    Sarebbe stato più onesto da un punto di vista intellettuale riportare la domanda di Serra sulla giusta direzione e chiedersi come mai, nonostante 30 anni di denunce, indagini, scritti, manifestazioni ancora oggi la camorra continui ad agire indisturbata su quelle terre. Come mai la reazione dei soli cittadini campani non è servita? Forse hanno bisogno di un sostegno da parte del resto d’Italia? Di ciascuno di noi?

  22. @Ben
    “Noi” che ci informiamo attivamente, a prescindere dall’orientamento politico (anche se, guarda caso, ben pochi sono di destra): noi che se siamo qui sul blog di una semiologa vuol dire che abbiamo esigenze di conoscere come gira il mondo un po’ più complesse di quelle di chi si accontenta di quello che scodella un’Arena di Giletti o un Pomeriggio5.

  23. Till: innanzi tutto grazie. Scrivi: “Ti preme scoperchiare le apparenze, i falsi obiettivi, le trappole, i fake, le devianze che rischiano di finire nei sempre più oscuri viottoli verbali a cul de sac.
    Oggi ti sei posta la domanda – e l’hai posta a tutti noi – se nella televisione la palese bravura di Saviano nello storytelling sulla criminalità, sia utile, poco utile o addirittura deviante. Non hai messo in discussione la statura letteraria, etica o morale dello scrittore. Ti sei solo interrogata se quel luogo, quel mezzo, quel momento del suo intervento abbia poi contribuito a innescare azioni o fatti politici/istituzionali/tecnici concreti.”
    Esatto. È proprio ciò che cerco di fare. A volte fraintesa. A volte per fortuna no.

    Andrea Vecchioni scrive: «Sono un fermo sostenitore dell’incidenza dei media sulla nostra percezione del reale. E visto che abbiamo in Italia un sistema dei media molto ingessato e politicizzato, mi spiego così i “ritardi” che ci portiamo su queste vicende, in termini di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.» Sono completamente d’accordo con lei. Nei libri di comunicazione politica la strettissima combinazione fra sistema politico e sistema mediatico – confinato all’Italia e ad altri paese del Sud Europa, guarda caso – si chiama “collateralismo mediatico”. Se a questo aggiungiamo il pluridecennale affossamento del sistema scolastico e universitario italiano, il quadro è completo. Opinione pubblica narcotizzata e poco consapevole su quasi qualunque tema (non solo sui temi scientifici su cui spesso insiste Enrico Marsili).

    Scusate se non rispondo sempre e non rispondo a tutti/e: oltre a tenere un blog, faccio ore e ore di didattica, studio, faccio consulenze private e cerco persino – con una certa caparbietà – di salvaguardare la mia vita privata.🙂

  24. mmm ma la reazione in realta’ c’e’ … ed e’ la scomparsa del pubblico che non segue piu’ Fazio e Serra che ne e l’ autore : ascolti calati radicalmente, Saviano lo hanno utilizzato …questo fanno … vendono … e ‘ chi lo ha inserito come lo ha inserito voleva vendere un programma .. quello che fanno appunto tutt’ ora .. vendere …ma la gente oramai .. reagisce, si stufa e li manda al diavolo … strano questa domanda di Serra quando lui e’ l’ autore del programma in cui Saviano fece quell’ intervento .. dovrebbe interrogarsi sul modo in cui fanno televisione pensare che ci sia un legame appunto tra il modo i cui loro fanno televisione e la mancanza di attenzione concreta del pubblico ….come se si sentisse sotto accusa e scaricasse la palla …… La reazione e’ la scomparsa dei lettori di giornali e chi li legge piu’ ?Le varie “firme” sembrano griffe ? gente che non sa decodificare il reale e che e’ percepita da molti come lo strumento di propaganda di una linea politica .. – … non e’ la terra dei fuochi la questione — un velo di razzismo nella stigmatizzazione di Serra .. la solita traccia nord contro sud latente .. il sud non reagisce se e’ per questo atavicamente .. ci sono testi e testi sull’ argomento ed io consiglierei quello scritto da un piemontese Carlo Levi che spiega bene come gli occhi di un uomo del nord devono diventare sud per capire … per fortuna ci sono intellettuali di quella grazia o c’ erano … ecco .. la reazione e’ silente i genere … perche’ ribaltare il tavolo non e’ facile e su tutte le tematiche … se abbiamo un ministro degli interni cosi’ che rimane sulla poltrona un cittadino si sente inerme .. e che fa ?.. non vota … non compra .. non legge .. cambia canale .. una parte pero’ si organizza e sono i 5 stelle che piacciano o no sono un movimento che nelle elezioni riempiva piazze di gene presente e amareggiata ….. tanta .. tanta .. e si e visto col voto .. certo uno puo’ come Serrra fare finta che non esistono .. non capirli .. ? interrogarsi su questye galassie .. intervistarli come Fazio … questi movimenti sono stigmatizzati ,.. ci manca solo che dicano che puzzano .. l’ intervento di grillo alla riunione azionisti telecom e’ una reazione notevole …. certo la stampa sminuisce di continuo ogni forma di protesta ….ma le reazioni ci sono .. blande e’ vero anche in parte perche’ questi mezzi di informazione riescono ad anestetizzare il pubblico …. gli astanti condividevano ma non sono saliti sugli scranni urlando ragione … ne’ avrebbero reagito i risparmiatori dell’ idea di salvare alitalia con i loro soldi .. questa scelta della situazione della campania di fronte a tante occasioni di non reazione ( capisco che il fatto sia gravissimo) per come e’ stata posta non mi e’ piaciuta .. come mai ?… per rimanere sul tema .. come mai non sta nei mezzi di informazione .. e’ un discorso ampio di una mancanza di pratica ad una cittadinanza attiva …. ed e’ un problema del concetto di democrazia la democrazia si e’ svuotata .. l’ eletto no e’ piu’ direttamente e di continuo responsabile davanti all’ elettore – oltre che in parte pure colluso -…i mandati sono lunghi … e ripetibili … ec ecc .. il cittadino si sente impotente e coglie un ase .. potere( criminalita’ organizzata ) stampa certo .. questi mezzi di informazione con pessimi autori pessimi giornalisti .. con qualche eccezione di qualita’ come Saviano –che pero’ e’ un esempio del fallimento totale dello stato di diritto per come e’ costretto a vivere .. e mi vergogno pure che magari si parli di lui rischiando di essere intesi erroneamente e delegittimare una persona speciale e che non merita quel che passa ..– con questi mezzi di informazione il paese precipita e non decolla .. bisogna essere colti per fare cultura .. questa gente non la fa .. fa marketing …. auguro a Saviano spazi piu’ degni ..

  25. Rileggendo il post e i commenti, innanzi tutto quello di Till, mi sovviene che la stessa inefficacia di Saviano si manifesta con quell’ospite, entrato nel programma per una “trueda” zavattiniana, per consentire agli autori di giocare con il tempo fra l’atmosferico e d’atmosfera: sto parlando di Luca Mercalli. Anche lui ha accettato e subisce la strumentalizzazione poiché è quella l’unica possibilità per avvicinare un pubblico che credo molto migliore del “bravo presentatore”. Appare ogni volta evidente che il primo a non credere e a relativizzare Mercalli, così come Saviano, sia Fabio Fazio, il quale tenta tutte le volte di contrastarne l’efficacia argomentativa. Alcuni anni fa Mercalli fu chiamato dall’allora sindaco Chiamparino per conoscersi meglio. Quando Mercalli fece notare al Sindaco che il ghiacciaio presente nel dipinto ottocentesco alle sue spalle ormai era scomparso si sentì dire: Le vostre “a sun tute bale”, i ghiacciai non possono scomparire. È così che si diventa presidenti di fondazioni. E, a proposito di tutte balle, cosa devo pensare di Fazio e di tanti altri coglioni flaccidi che vanno in giro a dire di avere le palle d’acciaio? (Scusatemi, sono termini che proprio non fanno parte del mio linguaggio, ma se è il PdC a dare il buon esempio e abbiamo passato una giornata a parlarne sui giornali…)

  26. Claudio Baglioni, uno dei canterini più finti gggiovani e musicalmente più scontati (scontato inteso anche come ribasso sui listini del culturame marchiato Piddì), in quel Barnum Endemol è ormai un vero habitué. Un frequent flyer nei cieli dell’intrattenimento hahaha, furbastro, virtualmente engagé, un vecchio cinguettaro del do-re-mi-fa-sol dell’avvenir. Rispetto a questo chierichetto Gran Soleil da consumarsi dopo i pasti due volte al dì, i vari Claudio Villa, Mino Reitano e Orietta Berti erano degli autentici progressive nel Vai dove ti porta il quorum del buonismo.
    Prevedo che insieme al Papa Buono, a Giorgio Napolitano e alla Vispa Teresa di Calcutta, tra poco faranno santo pure lui. È ormai un vero brand, una garanzia opinionista marchiata sulla pelle culturale de’ noantri, del popolo bue che continua a votare per il migliorismo, il bicameralismo, il nostalgismo, l’anticomunismo diluito nell’acqua santa dell’antiberlusconismo.
    Il contesto nel quale l’unico scrittore italiano con scorta, è stato bruciato a fuoco spento, era – ed è – la claque dei buoni pentimenti… e il cerimoniere di quella bancarella di televendite discografiche ed editoriali, non a caso, aveva iniziato il suo c.v./ t.v. come imitatore. Una volta faceva il verso agli sfigati e ai potenti a tutto campo (dai prati di San Siro fino alle buvettes di Palazzo Montecitorio), mentre oggi fa l’allenatore in seconda di Sua Santità Eugenio I (il Guru senz’addio che ogni domenica mattina celebra sé stesso, in prima pagina, nel giornale più citato del paese).
    Il dramma (per noi) di quelle performances televisare, consiste nel nuovo conformismo. Lì a sinistra, dove una volta batteva il cuore dell’innovazione, è stato impiantato il chip dell’omologazione. Per ottenere un pass, basta pronunciare la password “Silvio non è il Massimo” (inteso come D’Alema). E così, chiunque fa il greenwashing dalle cravatte della Lega verso l’ecologismo parlato, si dichiara tifoso sia di Eisenstein che di Paolo Villaggio, mangia a zero km come Bio comanda, compra (e non legge) i libri dei Nobelastri della letteratura, insomma tutti quei milioni di disperati come me (e probabilmente come te, lui, lei, loro, che seguono questo blog…) in mancanza di meglio, si sintonizzano sul Canal Grande RaiTre per scoprire l’acqua tiepida di chi da tempo (almeno da una decina di legislature), avrebbe tranquillamente potuto spazzare via la spazzatura che occupa e preoccupa quell’isola che non c’è più.
    E così, tutti insieme appassionatamente, dentro e davanti a quel teatrino agitiamo allegramente, la timorosa bandiera rosa del progressismo di default che prevede, appunto, un cast già nato déjà-vu: ex lotta continuatori, cattobuonisti griffati Eastpack, ciellini ravveduti, terzomondisti à-la-page… più qualche altro milioncino di indecisi a tutto tra Cuperlo, Renzi, Gesù Cristo e Carlo Marx… insomma proprio lì, Roberto Saviano è andato a dire le sue – tutti fatti micidiali, colossali, spaventosi, di inaudita crudeltà e potenza distruttrice e – ed è questo il fatto che conta veramente – di pura verità.
    È logico, se non ora quando e se non lì, che in quel posto di continua autorassicurazione degli italiani “per bene”, uno come Saviano sfonda porte non solo aperte, ma spalancate. Se in un canale della tv di stato, uno come lui può dire quelle cose, vuol dire che abbiamo ancora delle buone chances per raddrizzare ciò che hanno combinato “gli altri”.
    È un tantra pericolosissimo, una specie di Valium prescrittoci dai baroni del ghe pensi mi targato PD – e non PDL!
    Se Saviano potesse/volesse parlare alla Bocconi, ai convegni di Confindustria, a Strasburgo, ad Aspen, al Parlamento Europeo, alle Nazioni Unite – tutti luoghi dove la standing ovation non sarebbe inclusa nel prezzo che l’umanità paga per uscire dall’accondiscendenza tra politica, economia e criminalità – allora sì che avrebbe senso che uno come lui, non si limita solo a scrivere (benissimo) quei libri.
    Detto in modo terra terra, andare da Fazio e farsi impacchettare da quei camerieri del sistemone, è come partecipare a un convegno dell’Opus Dei per dire che Gesù Cristo era stato una brava persona.
    Proprio per il fatto che Saviano aveva scelto un percorso completamente inatteso per dire quelle cose (la letteratura come potente remix tra saggio e storytelling), si era conquistato una credibilità senza precedenti. Se Berlusconi (che della comunicazione è una sanguisuga particolarmente opportunista ed esperta), l’aveva subito banalizzato come gossipparo che getta fango sull’economia e sul Paese, un motivo c’è.
    Il motivo è che Saviano aveva agito lontano dalla tv.
    Che poi le varie Bignarde e così via, lo abbiano successivamente trasformato anche in star televisiva, è stata un’estensione – non il fattore scatenante. Sono loro che hanno cavalcato lui, non viceversa.
    Concludo affermando che, disfacendo il Rubik più amato dai finti progressisti (l’eterno petting mediatico tra socialdemocrazia, economia e tecnocrazia), Giovanna ha fatto un autentico botto.
    Ogni volta che Saviano parla davanti a una scolaresca nel Caselese (e lo fa!), i danni (si fa per dire) che lui infligge alla collusione ormai decennale tra mafia e gli altri poteri forti, sono infinitamente più incisivi di quando s’ingarbuglia nel bozzolo mediatico da cui non uscirà mai nessuna farfalla, ma solo dei droni comandati da Langley, da Francoforte, dal Cremlino, dall’Oltretevere, dalle celle più abbottonate dell’Ucciardone, di Regina Coeli, di San Vittore.

  27. bene dunque … siamo partiti da una considerazione ma nel dialogo mi pare che si proceda ad una delegittimazione … e’ il tiro al piccione .. avvilente .. Colgo una notevole capacita’ di analisi ma non so perche’ su Saviano si arena . Allego un video di ottima qualita’ per la consistenza dell’ intervento : questo e’ Saviano in un contesto che permetteva un dialogo non le farse che si fanno da noi .. – posti tutti i limiti di oltreoceano e anche del luogo in cui questo dibattito avviene . Ho assistito alla prima americana di Gomorra a NY .. se un italiano potesse aver assistito all’ impatto del film … capirebbe che persona notevole noi abbiamo in questo giovane scrittore . Ma come su tante cose la copertura giornalistica della serata – non si trattava di Sopranos ma di un ‘ opera realista degli anni 2000- fu assente o insignificante . Quella proiezione fu un cazzotto nello stomaco di quelli che si provano davanti alle cose grandi . Chi vuol capire capisca . Ben venga che Saviano non si presti agli Aspen , Confindustrie , a Strasburgo ,.. ne abbiamo veramente abbastanza ..le standing ovation arriverebbero di sicuro .. proprio perche’ poi nulla verebbe fatto .. merito di Saviano direi preferire di cercare un dialogo …anche televisivo per arrivare a chi potrebbe modificare la realta’ NOI . Io credo che l’ intento di lui sia veramente stato ed e’ quello di raggiungere il pubblico ciascuno nell’ idea forse si’ ingenua, infantile .. di una protesta che possa rendergli la liberta’ che e’ quello a cui anela : altro che star system . Se poi qualcuno se ne e’ aprofittato , se e’ stato messo sotto riflettori sbagliati questo ,mi spiace, non si puo’ che far ricadere su chi fa questi programmi .. gli autori i presentatori ,le Bignardi, i Fazio .. troppo facile andare a scaricare su uno che vive in quella maniera la responsabilita’ di scelte di come si imposta un programma : per uno in quelle condizioni poter lavorare sebbene mi sembra che sfugga e’ una cosa affatto scontata . Ben venga che vada dalle scolaresche pero’ parliamci chiaro io al suo posto sarei in una tensione terribile non si puo chiedere di tutto e di piu’ a una persona la cui vita e’ vissuta cosi’ . Questo intervento di Saviano – io ho vissuto negli Stati Uniti per anni , parlo co cognizione di causa – e’ una pura follia .. e’ di una gravita’ a cui gli americani non sono affatto abituati e’ una pagina di giornalismo importante e che pero’ rischia di metterlo nei guai ., e’ un giocare col fuoco ed e’ stato possibile perche’ avveniva in questo piccolo enclave . Mi addolora realizzare che ancora oggi Saviano continua – questo e’ di 2 anni fa circa -continua ad esporsi in modo eccessivo e nel contempo viene spesso delegittimato e neanche rispettato .http://www.youtube.com/watch?v=Xg60rXPz-jg

  28. Punto di vista interessante e non banale. Però non capisco quel “troppo bravo”: non si è mai troppo bravi. Semmai Saviano è stato troppo letterario e “troppo poco pesante”, troppo ascoltabile e televisivo. E’ questo che volevi dire? Attendo, dopo la fulminante disamina del testo (interna) un articolo sul contesto (esterno). Anche se forse lì non basterebbe un libro!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...