Laurea umanistica a Bologna? Ecco come la valorizzano negli Usa

The future of wearable technologies

Mi scrive Gabriele, che ha preso a Bologna alcuni anni fa una laurea magistrale in Discipline semiotiche (allora si chiamava così) e poi un dottorato in Semiotica. Ora ha un contratto alla School of Informatics and Computing (SOIC) della Indiana University, dove è coinvolto in due progetti: partecipa alla rete ISTC-Social (Intel Science and Technology Center for Social Computing, QUI il whitepaper di presentazione) e fa parte di un think-tank sui nuovi usi delle tecnologie wearable e social in cui è coinvolto anche Google. Il docente che supervisiona il suo lavoro è Erik Stolterman. Dice Gabriele:

Ciao Giovanna, come stai? Io tutto bene, sono qui negli States da un mesetto ormai e sto iniziando ad ambientarmi. Mi han dato un bello spazio-ufficio in un open space, i colleghi sono bravi e simpatici, l’ambiente è eclettico (è un dipartimento di informatica ma, alla faccia degli stereotipi, tutti sono di mentalità molto aperta e di ottima cultura anche umanistica). Il primo lavoro che mi hanno assegnato consiste nel rivedere un corpus di circa 300 design e prototipi di tecnologie wearable (tipo Google Glass, insomma). “Abbiamo questo corpus – mi ha detto il mio capo – ma non riusciamo a ‘leggerlo’ in profondità: tu che sei un semiotico, prova a fare alcune analisi e a ricavare delle tendenze”. Insomma, il piacere di sentirsi assegnare l’incarico “giusto”. E da un informatico, per giunta! Ci tenevo a condividere con te questa notizia e a ringraziarti ancora per tutto. Ciao, salutami Bologna😉

Alla faccia degli stereotipi che, in Italia, dividono discipline scientifiche e umanistiche. E alla faccia di quanti, in Italia, considerano le lauree umanistiche inutili e senza mercato.

5 risposte a “Laurea umanistica a Bologna? Ecco come la valorizzano negli Usa

  1. Ottimo stimolo per noi studenti!!!

  2. Caspita, pure io laureata in semiotica (ma a Milano), mi sembra di leggere una favola😀
    Per esperienza però devo dire che anche all’università di Trento le due discipline (linguaggio e informatica) sono strettamente intrecciate. Ma a Trento, appunto…

  3. Cultura umanistica e tecnologia. Abbiamo già trattato l’argomento diverse volte e la lettera di Gabriele gira il coltello nella piaga. Open your mind! L’esortazione è stata seminata anche nel nostro paese, ma non si vedono molti alberi e nemmeno cespugli. Nella patria di Leonardo da Vinci va di moda “chiuditi all’innovazione”, la conservazione è la regola in tutti i campi e a nulla è valsa, ancora, la spinta della globalizzazione. Adesso non basterà più darsi una mossa. Occorre una rivoluzione. Culturale, s’intende.

  4. Una bellissima storia che dà un po’ di speranza! Qui in Italia categorizzare purtroppo piace molto…

  5. Il giorno in cui l’Italia smetterà di vivere in compartimenti stagni sarà un grande, grandissimo giorno! Bravo Gabriele, e tanti auguri perché i suoi bosses siano sempre di mentalità aperta e inventiva come questo.

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