Sensualità e amore fuori dai cliché pubblicitari in uno spot argentino

CarlaLuis

Il produttore argentino di vini Finca Las Moras, l’agenzia La Comunidad di Buenos Aires e il regista Juan Cabral hanno realizzato uno spot che mette in scena sensualità, sesso e amore, senza cadere nei soliti cliché pubblicitari, fatti di ambienti sontuosi, sguardi tenebrosi, labbra e curve mozzafiato. In un ambiente scarno dai colori tenui, due persone si amano mentre tutto si fonde e confonde, fino allo straniamento: i loro corpi diventano uno solo, un violoncello si mescola a un pianoforte, uno stormo di uccelli si muove in perfetta sincronia, e alla fine due bottiglie di Alma Mora compongono un’etichetta sola. Ecco CarlaLuis:

12 risposte a “Sensualità e amore fuori dai cliché pubblicitari in uno spot argentino

  1. Stilisticamente molto bello e fuori dagli schemi, anche se l’uso dell’amore e della sessualità come sponsor commerciale mi farà sempre alzare gli occhi al cielo. Grazie di averlo condiviso, chissà quante possibilità ci sono che passi anche per le reti italiane …

  2. E perchè mai dovrei comperare quella bottiglia di vino? Perchè è senza solfiti? perchè nasce dalla zonazione? perchè deriva da un territorio particolare? perchè non è…. Ma no! Quante banalità! Perchè scoperai bene!!! Anche se va riconosciuto che questa banalità è detta in modo non banale.

  3. Per chi non non si occupa professionalmente di pubblicità, segnalo il creativo e regista Juan Cabral come uno dei più coraggiosi e innovativi talenti emersi in questi ultimi anni nel settore.
    Ha firmato delle campagne che hanno letteralmente messo sottosopra tutti i parametri della comunicazione commerciale:
    “Soundville” Sony:

    “Bouncing balls” Sony Bravia

    “Gorilla” Cadbury

    “Summer hater” BGH
    http://www.mjz.com/directors/juan-cabral/director/bgh-summer-hater/
    “Play dooh” Sony Bravia

    “Bostezos” Telecom Argentina

    “That premier feeling” Carlsberg

    Ha solo 35 anni e oggi è socio di una delle migliori case di produzione di spot al mondo (MJZ). A chi desidera saperne di più (strategie, tecniche, costi, backstage), mando volentieri tutte le informazioni.

  4. @giacomo “E perchè mai dovrei comperare quella bottiglia di vino?”

    Bella domanda. Possibile risposta: perché, se il produttore sceglie una pubblicità così bella, forse è anche così bravo da fare un buon vino.🙂

    Personalmente sono però influenzato principalmente, forse soltanto, dalle pubblicità brutte: evito i prodotto con pubblicità che non mi piacciono.

    Sarà poi un atteggiamento diffuso? (Lo chiedo agli esperti.)

  5. Aggiungo che mi sembra un criterio razionale: considerare la qualità della pubblicità come indizio della qualità dei produttori, e quindi FORSE del prodotto.

  6. E grazie a Till e Giovanna per questi spot di entusiasmante bellezza.

  7. Bellezza ma anche un bel pacco di money, cari Ben, Giovanna, Till e resto della brigata, non so quanto allegra… Quindi un cliché c’è. Apropos, quanto alla bottiglia?

  8. Ben, da vecchio canide della pubblicità, in sostanza anch’io non scelgo – ma escludo – in base alla brutta pubblicità. Non per un’esaltazione/deviazione professionale, ma semplicemente perché l’empatia con chiunque tenti di comunicare con, insieme, contro di me, innesca una mia ostilità o indifferenza oppure, in qualche rarissimo caso, un certo grado di complicità. Ma oggi la pubblicità italiana è talmente banale, sciatta, prevedibile, sessista e tirata via, che praticamente non compro più nessuna marca italiana che si trastulla nella grande distribuzione e nella tv.
    Invece a Giacomo dico che comunicare qualsiasi elemento di (vero o presunto) vantaggio o di qualità che non sia attribuibile all’estetica, a qualche dato tecnico o al prezzo, è la cosa più difficile che un creativo o un regista deve risolvere. Associare questi “valori” a un luogo, un evento, un rapporto, un’atmosfera, un personaggio o un brano musicale, è la soluzione più ovvia – ma anche la più deviante. Diciamo che da questo punto di vista, qualsiasi pubblicità è fragile, discutibile, forzata, déjà-vu. Al di là di queste opzioni, rimangono solo l’estrema spettacolarità, lo humour, il paradosso… o la semplice verità – cosa che in Italia praticamente non si vede mai. Invece, nel caso di questo spot per il vino Alma Mora ciò che seduce chi è attratto dalla semplicità, è appunto la sua totale assenza di glamour, sessismo velinaro, snob appeal o enochiacchiera come bio comanda.
    È paradossale (e secondo me, bellissimo) che sempre di più, le campagne più convincenti si basino sulla semplicità. Una “semplicità” ovviamente ben raccontata ma, soprattutto, osservata da un punto di vista fuori luogo, cangiante, appena appena spostato rispetto a ciò che i marchettari si ostinano a chiamare segmento, target, market share.
    A Lucy dico: ci sono tantissimi esempi noti di kolossal pubblicitari, ma anche di spot di grande successo che sono costati quasi niente. Sull’argomento potrei citarti parecchi link. Inoltre, il prezzo di produzione di uno spot non è mai un valore assoluto in sé, ma va sempre rapportato all’uso che se ne fa. Se spendo un milione di euro per la realizzazione di un telecomunicato ma poi lo mando in onda in 50 paesi, il prezzo per ciascun contatto è “relativamente” molto basso. Se invece produco il solito bruttissimo spottino Fiat destinato a una promozione solo italiana, ho investito un’enormità – soprattutto se rapportata al crescente insuccesso sul mercato (ormai solo nazionale) dei catorci assemblati dai cinici e sempre più presuntuosi garagisti juventini. Il mio argomento è ancora più convincente quando siamo di fronte ai comunicati di successo cosiddetti “virali”; in quei casi addirittura l’inserzionista non spende nulla per la sua diffusione. Ci sono spot cliccati in rete (e mai visti in tv) che hanno letteralmente cambiato il destino di una marca. Per esempio, sul web questo spot è stato visto oltre 66.000.000 volte; anche se fosse costato un pacco di dollaroni, la Evian avrà comunque fatto l’affare dell’anno:

    Da qualche anno la Evian – una marca per lunghi anni legata a un’immagine salda ma tendenzialmente vecchiotta (come p.e. da noi l’acqua Sangemini) – è riuscita a cambiare completamente il suo “positioning” nei confronti dei cittadini (e consumatori) giovani.

  9. Lo spot è molto bello e sobrio. Rimane il fatto che parla poco del vino e molto della galassia di concetti che vengono attribuiti al vino, ovvero procede fin troppo per suggestioni. Diciamo che è un problema (e per qualcuno invece sarà una risorsa) strutturale della pubblicità quello di voler vendere qualcosa spiegandoti che in realtà stai acquistando…qualcos’altro. In questo senso condivido le critiche fatte da chi mi ha preceduto nei commenti

  10. Per “danarosa” intendevo l’ambientazione dello spot, in questo senso c’è un cliché, peraltro classico. Senza contare l’altro cliché, ossia la simbiosi dei due che è molto maschio-centrica (Lui artista, Lei faccina da studiare e accudire), morbosa, vincolante, inscindibile (si vedano le due sedie fuse in una, e le due testine del giradischi); in altre parole si sente puzza di certo cattolicesimo che Till, per non smentirsi, ci dovrebbe stroncare in ogni sua apparizione. Insomma vi trovo fortemente incoerenti.

  11. Per Ben.
    Per me la Fiat fa di gran lunga le più belle pubblicità fra le marche di automobili, (voglio dire, tutte queste robe su originalità, umorismo, straniamento…) ma non fa per niente le migliori auto.
    Ah! Avevo pure sentito che era farina di Lapo.

  12. Per Saverio.
    D’accordo, per questo ho scritto FORSE con le maiuscole.🙂

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