Stasera mi butto: un lettore scrive

Stasera mi butto

Alcuni giorni fa è arrivato un commento a cui ho deciso di dedicare un post. Perché? Perché di Stasera mi butto ha colto soprattutto, in poche parole, il lungo e faticoso lavoro di scavo psicologico che ho fatto sui personaggi. Un lavoro che per me è stato (e resta) importante. E perché per fortuna in Italia ci sono lettori come Giulio, che scrivono meglio degli scrittori (in questo caso io) che leggono. Dice Giulio:

La forza del libro è la sua debolezza. Quando l’ho letto mi son detto questo non è un romanzo transmediale è una enciclopedia di emozioni, un vocabolario del vissuto, un florilegio di sedute di psicoterapia.

Stasera mi butto è un libro difficile, non per la scrittura o per la trama ma per la profondità che racchiude. È un romanzo artesiano, un viatico di speleologia delle emozioni.
Per entrarci dentro bisogna avere la meraviglia di un bambino o la competenza di un intellettuale di vera avanguardia (non di quelli contemporanei che recuperano il passato trasformandolo in futuro).
Il futuro è il presente.
Stasera mi butto è un esperienza di lettura, un tuffo nell’intimità del non detto, è un nascondiglio di paure e di emozioni celate.

Stasera mi butto andrebbe letto la sera a tutti i bambini prima di andare a letto, andrebbe letto a scuola a voce alta, andrebbe letto in chiesa durante l’omelia della domenica. Sapete perché?
Perché è un libro coraggioso e noi abbiamo perso il coraggio.
È coraggioso perché azzarda: sulla scrittura, sulle emozioni, sul plot, sulla lingua, sui personaggi.
È coraggioso perché è vero.
È coraggioso perché è profondo e difficile (ma di una difficoltà diversa, una difficoltà delle emozioni).
È coraggioso perché non è go to market.
È coraggioso perché non è quello che sembra.

18 risposte a “Stasera mi butto: un lettore scrive

  1. – Ha colto sopratutto, in poche parole, il lungo e faticoso lavoro di scavo psicologico che ho fatto sui personaggi – annuì Narciso.

  2. Ti offendi Giovanna se ti dico che dopo questa recensione mi è completamente passata la voglia di leggerlo?

  3. Cara ElenaElle, non mi offendo, no. Non pubblico le recensioni dei lettori – quando lo faccio (l’ho fatto tre o quattro volte in tutto, anche se di riconoscimenti me ne sono arrivati di più) – per ottenere altri lettori, ma solo per esprimere gratitudine nei confronti di chi ha scritto parole così belle e lusinghiere sul mio lavoro.

    Metto sempre in conto che queste parole possano dare fastidio ad alcuni e accendere impulsi di aggressività in altri. Capita quando riporto storie positive che mi raccontano i giovani, figuriamoci se non mi aspetto che possa accadere in riferimento a qualcosa che ho fatto io. Con un’aggravante, nel caso che mi riguarda: facile bollare l’operazione come “narcisismo”. Amen, lo metto in conto.

    Chi segue questo blog, però, sa bene – se è minimamente onesto/a con se stesso/a – che qua dentro le dosi di narcisismo, vero o presunto che sia, sono davvero piccole. O perlomeno limitate al fatto stesso di tenere un blog: si scrive per essere letti e se a qualcuno che ti legge piace cosa scrivi sei contenta, diamine.

    D’altra parte, mettiti nei miei panni: l’alternativa sarebbe lasciare cadere nel vuoto questi riconoscimenti, non prestarvi la minima attenzione, non rispondere. Il che equivale a non prestare attenzione a chi mi legge, non prestare attenzione ai destinatari dei miei atti di comunicazione. Peggio ancora: non prestare attenzione a chi si dimostra tanto generoso/a con me. Quanto egoismo ottuso, quanta sordità in questa alternativa, non trovi?

    Chi ha dedicato un pezzetto della sua vita a leggere ciò che ho scritto e poi, come non fosse bastato, ne ha impiegato un altro pezzetto a scrivere una recensione attenta, ponderata, ma soprattutto molto generosa, merita come minimo la mia riconoscenza. E merita che questa riconoscenza sia pubblica. Dà fastidio a qualcuno, questo scambio? Dissuade altri dal leggere il libro? Pazienza. Gli incontri di scrittura/lettura sono fatti (anche) di consonanza emotiva, oltre che intellettuale. Non avendo mai pensato di scrivere un best seller, non ho mai immaginato che questa consonanza potesse raggiungere tutti e tutte. Ciao!🙂

  4. Grazie per avermi risposto in modo così articolato Giovanna.
    Evidentemente è questione di punti di vista, tutto qui, ed essendo io semplicemente ospite in un blog che è tuo, potrai sempre rispondermi che se non mi va posso non leggerlo!
    Però mi piacerebbe spiegare perché provo fastidio a leggere questo post. Ci sono due livelli di fastidio: il primo e più superficiale è il fatto che si tratti di una pubblicità evidente al tuo romanzo. Quello che per te è “prestare attenzione a chi si dimostra tanto generoso con me” io lo sento invece come un uso un po’ ingenuo di una critica positiva (una feisbuchizzazione della recensione positiva). Per prestare attenzione basta una mail scritta in privato, non c’è bisogno di mettere i manifesti.
    Poi c’è il livello che entra nel merito della recensione, che a pelle trovo eccessiva in tutto: nell’uso dei paroloni, nella retorica, nell’entusiasmo. Tra l’altro mi ricorda la quarta di copertina del Dono di Nabokov, a firma di Pietro Citati (vado a memoria, ma era qualcosa del tipo: qualunque cosa stiate facendo uscite e andate a comprare questo libro…). Stesso identico stile ripreso da Saviano qualche giorno fa per recensire il film L’arte della felicità.
    Soprattutto la seconda parte della recensione di Giulio farebbe arrossire un qualsiasi scrittore, ma forse c’è un sottinteso ironico che mi sfugge (penso all’omelia).
    Grazie per lasciar parlare anche i critici come me (non di professione, proprio di natura!)

  5. ElenaElle, giusto per precisare un’ultima cosa: nella maggior parte dei casi rispondo in privato, certo. In questo caso non potevo: l’indirizzo mail che Giulio ha lasciato non esiste.

    “Pubblicità” è una parola esagerata, dai. Almeno quanto lo sono alcune parole che ha scritto Giulio. O forse pensi che io faccia soldi sul mio romanzo? Eddai…🙂

  6. No che non fai soldi con questo libro! Almeno non credo!🙂
    Pubblicità ci sta tutto: rendi pubblica una critica privata.
    (prometto che la finisco qui)

  7. @ElenaElle
    Guarda, io sono diffidente al massimo sulla auto pubblicità. Io stesso la pratico con estrema parsimonia. Però a volte si trovano delle eccezioni, nel senso che quel che si pubblicizza è quel che si compra. Come in questo caso. (Fattelo prestare, magari.)

    @Giovanna
    Ma hai ricevuto recensioni negative? Mera curiosità.

  8. @Ugo
    Mi spiace averle rubato la scena. Ho letto tutti i suoi commenti ai post di Giovanna negli ultimi anni e ha sempre dato prova di essere il vero Narciso. Ha sempre usato i post per inebriarsi della sua stessa scrittura: ogni post era un pretesto per snocciolare dati e interpretazioni (spesso forzate o errate), giochi di parole, divertissement linguistici e bluff di parole.
    È triste leggere la codardìa che si nasconde dietro le sue parole.

    @ElenaElle
    Sono un critico di professione, non di natura. Mi spiace averle tolto il piacere di leggere il difficile romanzo di Giovanna: poco male perché avrebbe fatto fatica a coglierne la fine arguzia psicologica.
    Una precisazione: la pubblicità in letteratura è altro. Le sue letture sono il risultato di un sapiente lavoro commerciale, che vede assoldati commercianti di parole, sicofanti pagati, falsi testimoni.
    Conosco questo mondo fatto di tresche letterarie, di compravendita di emozioni e di parole sprecate. L’opera di Giovanna è diversa.

    @Giovanna
    Sbaglieranno il tuo cuore in dieci lingue.

  9. Giulio abbia pietà di chi non sa per esempio cosa sono i sicofanti!
    Le mie letture si concentrano per lo più sui classici… veda lei quanto do’ orecchio al “sapiente lavoro commerciale”.

  10. @Ugo
    ha presente nel romanzo i commenti trolleggianti al blog di Carlotta?…ecco, chissá dove ha preso ispirazione Giovanna eh?!😉

  11. ElenaElle, “sicofante” è parola classicissima, e se leggi i classici non dovresti stupirtene😉
    http://it.wikipedia.org/wiki/Sicofante_%28antica_Grecia%29
    (PS: “io do”, nudo e crudo: senza l’accento e senza l’apostrofo, please)

    Giulio, troppo generoso, davvero.

  12. Non capisco la stizza con la quale mi rispondete, ma tant’è…
    Passo e chiudo.
    P.S. I classici non sono solo quelli greci e latini, come sicuramente ti è noto!

  13. Solo per dire che il “disturbo narcisistico” non contempla quello che Giulio intende riferendosi ai numerosi interventi di Ugo (o di chiunque altro scriva replicando e argomentando).

    Tra gli aspetti fondanti del disturbo narcisistico c’è quel che tecnicamente si definisce un «ripiegamento sull’Io della libido sottratta ai suoi investimenti oggettuali» il che proprio non ha nulla a che vendere con la profusione di messaggi critici “in risposta” che vanno invece a determinare una forma di relazione con il mondo che sta là fuori. L’attacco critico, anche il più insolente e logorroico, rimane principalmente una relazione che intratteniamo con gli altri.

    ps
    dò da dare do da do re mi fa sol la si🙂

  14. CASPITA! CHE BRAVI CHE SIETE!!!

  15. ho letto il libro Stasera mi butto e a me è piaciuto moltissimo..
    dopo tutto ciò mi sorge un dubbio, ma l’avrò capito??

  16. @ElenaElle
    Non è stizza: è rigore, competenza, disciplina, studio.
    Non si può criticare un’opera senza averla letta, non si può definire qualcosa senza conoscerne il significato e il valore.
    Le parole esistono per essere pronunciate tanto quanto per essere taciute.
    La critica non esiste in natura: quella è hybris e la sua diretta conseguenza è la némesis.

    @luzy
    Mi aspettavo qualcosa di più che una sterile citazione su uno dei temi più dibattuti della psicoanalisi. Se avesse letto qualche riga in più della definizione che ha riportato avrebbe scoperto che i “messaggi critici” di alcuni arguti commentatori di questo blog non sono altro che una modalità per confermare il proprio “Sé grandioso”. Questo manifesta una forma di egoismo profondo e una difficoltà a riconoscere le valorizzazioni altrui.

    @Giovanna
    Non c’è opera o autore lontano che non mi sembri eccellente a paragone dei prossimi. Pensavo di essere un presbite senza speranza, prima di aver letto il suo romanzo.

  17. Che brutto quando non ci si presenta da soli con le proprie critiche e si tirano in ballo avvalli scentifici, giudizi nosografici, presunte oggettività incontestabili in allegato ai propri giudizi. Non è più “io penso…”, ma “io e il mio esercito pensiamo”, un ragionamento che si basa su autorità esterne e mostra di considerarsi lui per primo qualcosa di fragile da irrobustire con esse. Tutto ciò mi fa molto aristotelismo ancient regime.
    Senza una certa dose di narcisismo e autopromozione molti ragionerebbero per sé e Internet (ma anche la stampa, eh) sarebbe semivuota. Questa alta opinione delle proprie idee che si accompagna ad un piacere nel farle pubbliche è propria, certo, degli spacconi, ma anche di chi ha davvero qualcosa da dire e in ogni caso è una spinta umanissima e generale, non certo un’eccezione da additare.

  18. Ma lol! Giulio, lei sembra la copia sputata di Ugo! L’insolenza con la quale mi rivolge la parola per la prima volta non gliela concedo; solo a Ugo la concedo, perché possiede anche uno spiccato senso dell’umorismo. E a Cosenza, ovviamente, ma non per l’umorismo.

    «Beh, non è ancora il momento di cominciare a farci i cunnilingus a vicenda». Anche se forse non sarebbe una brutta idea. Che dite, ragazze?

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