Il nuovo spot di Saatchi & Saatchi per la giornata della sindrome di Down

Coordown

È uscito da qualche ora il nuovo spot con cui Saatchi & Saatchi Italia e Coordown celebrano la Giornata mondiale della sindrome di Down, che sarà fra una settimana, il 21 marzo. Con la campagna del 2012 avevano vinto diversi premi, fra cui il Grand Prix ADCI 2013. Con questa campagna rispondono a una donna che, in attesa di un bimbo cui è stata diagnosticata la sindrome di Down, ha scritto una mail a Coordown chiedendo: «Ho paura: che tipo di vita avrà mio figlio?». E per risponderle, hanno coinvolto 15 persone affette da sindrome di Down provenienti da tutta Europa.

32 risposte a “Il nuovo spot di Saatchi & Saatchi per la giornata della sindrome di Down

  1. Grazie Giovanna per la commozione che questo breve documento mi ha regalato.

  2. Bello, molto coinvolgente, bimbi stupendamente dolci che si possono solo amare. Solo qualche secondo alla fine lo spot (i bambini) c’informano che sarà difficile, molto difficile. Ritengo che l’obiettivo di comunicazione sia quello di togliere i dubbi alla mamma comunicandole che le gioie saranno molte di più che le sofferenze. Ma la domanda viene da una donna in cinta che ovviamente sa di poter abortire, ma non vorrebbe farlo, quindi chiede …. Chi ha promosso la comunicazione vuole evidentemente dire che non si “deve” scegliere di abortire alla notizia che il bambino che nascerà sarà affetto dalla sindrome di Down. Siamo nel campo della convinzione che la vita va difesa sempre e che un feto di 16 settimane sia una persona. La legge 194 (inizialmente laica) per quanto non applicata come dovrebbe non entra nel merito dei diritti del feto, ma di quello delle donne. S&S ha fatto un ottimo lavoro per il cliente che promuove il punto di vista “religioso” ma io non chiamerei questo spot “comunicazione sociale”. Non lo è. La com sociale è quella che parla a tutti per i diritti di tutti, questo spot non lo fa, sta dalla parte di coloro che ritengano non si debba abortire, quindi è di parte non sociale, così come l’invito a scegliere di dare l’otto per mille alla chiesa cattolica mettendo in evidenza lo stupendo lavoro di alcuni preti. La dolcezza dello spot potrebbe invece rivelarsi come violenza per la donna che avesse deciso di abortire. Ogni aborto è sofferto e quando una donna ha preso una decisione così enormemente sofferta non dovrebbe essere “incitata” a tornare sui suoi passi, o metterla in condizione di sentirsi in colpa per tutta la vita, non è bello mettersi in cattedra e puntare il dito sulle colpe altrui, quando colpe non sono, ma solo decisioni legittime ed individuali . Per essere uno spot sociale non avrebbe dovuto rispondere alla domanda (storia probabilmente non vera e raccontata per sostenere il tutto) ma invece comunicare che essere mamma anche di un bambino Down può donare infinita felicità. In questo caso però il target dovrebbe essere la mamma che non ha fatto le dovute indagini e che ha partorito inconsapevolmente un bambino Down. Allora sì che sarebbe di grande aiuto sociale perché esorterebbe la mamma a non abbandonare il bambino ad una terribile vita in orfanotrofio, ma tenerlo e amarlo come ogni essere umano, anzi di più, perché ciò le darà tanta felicità. Perché il punto di vista laico sul tema è che una persona è tale al momento della nascita, non prima, e che ogni mamma ha il diritto di abortire senza sentirsi in colpa, anche se laico o non laico quasi tutte le donne che abortiscono si sentono in colpa. Purtroppo.

  3. Domanda: ma è uno spot per la giornata mondiale della Sindrome di Down o è uno spot innanzitutto anti-aborto? Non credo che si possano mescolare in questo modo le cose. Ci sono donne che non hanno retto alla paura e hanno abortito dopo aver ricevuto la notizia. E anche loro devono essere rispettate, cosa che questo spot, mescolando indebitamente le cose, non fa, riaprendo ferite. E questo, ovviamente, con tutto il rispetto per chi ha scelto di non interrompere la gravidanza e per tutte le persone con Sindrome di Down (che, tra l’altro, non sono soltanto bambini che facilmente commuovono e non sono soltanto persone quasi indipendenti).

  4. Lo spot è bellissimo e anch’io mi sono commossa,ma leggere il commento di @Pier Danio Forni mi ha fatto riflettere. In effetti una donna che ha scelto di abortire e vede questo spot si sente a dir poco “in colpa”.
    Lo spot non è comunicazione sociale se lo si vede sotto questo aspetto

  5. Ma di cosa stanno parlando? La sindrome di Down? Ma quale folle sadica vorrebbe mettere al mondo una persona Down? Quali argomenti possono essere validi per decidere di far nascere un sicuro menomato mentale se non si è religiosamente convinti dell’esistenza dell’anima e della sacralità dell’embrione? Volere bene alle persone Down vuol diredare la carezza a loro ma preoccuparsi di non farne nascere di ulteriori. Perché è bello e fa sentire buoni commuoversi di fronte alla normalità dell’essere Down – chi vorrebbe sospettarsi cinico nell’ammetterre esplicitamente ciò che ciascuno sa ma che per politically correct è bene non dire – ma poi arriva la Scienza a svegliarsi da questi sogni pubblicitari e ci ricorda la truffa di queste operazioni di pelosa e disonesta sensibilità dove sono esposti solo i soggetti Down a minimo deficit intellettivo e si dà ad intendere alle madri indecise, queste sciagurate che andrebbero invece fatte ragionare, che il problema per un Down è costituito dall’insensibile Altro che non riesce a cogliere la loro normalità. E invece normali non sono perché, sempre la Scienza, questa amara verità omicida di narrazioni oniriche, ci dice che la media del QI di un Down è 50. Cinquanta, per chi non legga i numeri. E uno scimpanzè 40.
    Quindi occorre amare gli sfortunati che sono nati in questa condizione, occorre agevolare il più possibile la loro integrazione nella società, ma in quanto a mettere al mondo una persona Down è cattiveria, è accanimento gratuito, puro egoismo del condannare una persona che sarà sempre un grave ritardato mentale e farlo nascere per fargli scalare una montagna insacalabile di rapporti sociali e professionali comunque volti alla compassione, sovente inconfessata e quindi ipocrita. Mettere al mondo un ritardato mentale per sentirsi falsamente migliori nei confronti degli altri, i viziati, colpevoli di amare solo le scelte ad alta probabilità di un nascituro non tarato da consegnare a questo mondo complesso. Non c’è nessuna superiore nobiltà nel decidere consciamente di mettere al mondo un Down. Al contrario, se proprio occorre dare un giudizio, quel genitore andrà considerato il responsabile di un handicap voluto a danno altrui. Una responsabilità di scelta verso chi potendo avrebbe sicuramente scelto la normalità intellettiva.
    Ovviamente l’operazione pubblicitaria è essenzialmente antiabortista, così come ha perfettamente spiegato Pier Danio Forni. Perciò tradisce la funzione della Giornata della sindrome di Down, dove occorre sensibilizzare alla gestione sociale e relazionale dei Down ma è da fondamentalisti azzardarsi solo a caldeggiarne l’aumento di numero inscenando motivazioni da dare alle madri confuse.

  6. Scusate.. ma lo spot mostra delle persone, che sono nate, e che parlano liberamente della loro vita. Cosa vogliamo fare, tenere nascoste le testimonianze positive di persone affette dalla sindrome di Down, solo per non far sentire in colpa una mamma che fa una scelta diversa? E’ in assoluto condannabile non avere rispetto delle scelte diverse e indurre gratuitamente sensi di colpa per il piacere di farlo, ma fare una scelta difficile implica sempre delle conseguenze dolorose, in un senso o in un altro. Chi è nato ed è felice di esserlo ha il diritto di dirlo, soprattutto se si tratta di persone la cui esistenza non è così scontata.. e dal momento che sono loro che parlano, trovo giusto che questo riferimento alla scelta iniziale di una futura mamma ci sia. Non ci sono riferimenti espliciti all’aborto, c’è solo la rappresentazione del suo contrario. E’ normale che uno spot che vuole sensibilizzare sulla sindrome di Down voglia favorire il pensiero che dare una possibilità di vita a questi embrioni sia una buona scelta, ma mi sembra che non condanni proprio nessuno.

  7. premetto che io sono pro-choice cioè ritengo che la scelta vada rispettata sempre, sia che la donna decida di mettere al mondo il bambino sia che decida di interrompere la gravidanza perchè non se la sente di mettere al mondo un down per qualunque altro motivo.
    Cioè io credo che una donna che scopre di portare dentro di sè un feto down abbia il diritto di abortire se vuole, credo anche però che una persona down che è felice di essere al mondo abbia il diritto di dirlo e che questo non debba essere visto come una colpevolizzazione di chi fa scelte diverse come non è colpevolizzazione di chi abortisce raccontare di una donna che inizialmente voleva abortire e magari cambia idea (questi casi esistono ed è legittimo raccontarli)..ma temo che questo sia uno di quei temi che da qualunque parte lo affronti scontenti qualcuno: se mostri persone down felici e contenti, chi ha abortito un feto down rischia di sentirsi in colpa poichè ha impedito che nascesse una di queste potenziali persone felici e contente, se come ugo sottolinei invece che i down non sono tutti felici sorridenti e con basso deficit mentale come quelli dello spot e che abortire in questi casi è scelta saggia e che mettere al mondo consapevolmente una persona down è quasi criminale,a parte quelli che ti accusano di “eugenetica” (e sbagliano) i genitori che consapevolmente hanno fatto questa scelta potrebbero offendersi..in breve: non c’è nessun modo per la comunicazione pubblica di affrontare il tema “ho scoperto di aspettare un figlio down, che faccio?” in maniera da”accontentare tutti”, una scelta va fatta..l’alternativa è non parlarne affatto.
    Detto questo, la “futura mamma” dello spot (non m’interessa se quella specifica donna esiste o no, sicuramente esistono donne in quella situazione e che si fanno quella domanda ed è questo che conta) si chiede che tipo di vita avrà “suo figlio” (my child)..ora io non me ne intendo molto ma pur non escludendo nulla, ritengo difficile che una donna decisa e convinta ad abortire chiami il feto “mio figlio”, se lo chiami “”il mio bambino”, “mio figlio” significa nove volte su dieci che, per quanto tu possa avere legittimamente paura, hai deciso di tenerlo, hai solo bisogno di essere rassicurata nella scelta che hai già fatto

  8. trovo alcuni post decisamente troppo sopra le righe.
    @Pier Danio Forni : “il cliente che promuove il punto di vista “religioso” ”
    no scusa, non direi. promuove la scelta.
    Ho una (lontana) esperienza di volontariato con ragazzi Down e posso dire che non sono sempre tutti belli e in grado di leggere e scrivere. Nel senso che la sindrome di Down può manifestarsi con varie sfumature di gravità e associata ad altri problemi psicomotori più o meno gravi.
    Ma non sono un medico e non mi interessa addentrarmi in questo ragionamento.
    Però è vero che spesso le persone con la sindrome di Down possono raggiungere tutti gli obiettivi “classici”: leggere, scrivere, studiare, viaggiare, amare anche sposarsi. Ed è bene che un genitore che si trova in una situazione che fa paura riceva tutte le informazioni possibili e decida come meglio crede. E questo spot è esplicitamente “di parte” ma non menzognero.
    Ovviamente anche per me lacrime, lacrime, lacrime nonostante percepissi che tutti i ragazzi e le mamme sono troppo belli.
    per il resto mi dileguo perchè come dice sempre mia nonna: “don’t feed the troll” (eh sì, è un atteggiamento autarchico blablabla).

  9. insomma, una donna che scopre di avere dentro di sè un feto affetto dalla sindrome di down e vuole abortire non scriverà mai e poi mai una mail come quella ad una associazione di persone down, se scrivi quella lettera è perchè hai già deciso di non abortire ma sei preoccupata e hai bisogno di sentirti dire “hai fatto la scelta giusta”

  10. Pier Danio Forni

    Non si può non comunicare, questo è un’inconfutabile prerogativa degli esseri umani e di altre specie viventi. Le associazioni e/o Onlus che decidono di utilizzare gli spazi pubblicitari dei media per promuovere le loro iniziative fanno marketing, disciplina che prevede il raggiungimento di obiettivi anche attraverso un veicolo che si chiama spot o commercial in lingua inglese. Questo blog si chiama DIS. AMB. IGUANDO che (se sbaglio Giovanna mi perdoni) vuol significare fare luce sulle ambiguità, disambiguare, appunto. Lo spot per la giornata del Down è ambiguo, questo non significa che voglia comunicare esplicitamente la disapprovazione dell’aborto del feto a cui manca totalmente o parzialmente la coppia del cromosoma 21; ma si percepisce chiaramente che l’obiettivo è ridurre gli aborti. La percezione può essere non voluta dal comunicatore (casuale) o voluta e creata perché si percepisca chiaramente anche se non esplicitamente comunicata, è il caso di questo spot. I colleghi di S&S conoscono queste tecniche e le mettano in pratica quando un cliente lo chiede, anche perché non è illegale. La “prova maggiore di quanto sostengo è proprio il meccanismo di domanda e risposta assolutamente inutile se l’obiettivo fosse: “amate i Down” più degli altri perché la loro condizione richiede più pazienza, dedizione e cura. La domanda e le successive risposte invece delineano chiaramente il brief del cliente che immagino possa essere in sintesi: “X% di donne che scoprono questa anomalia nel feto abortiscono, siccome nei paesi occidentali l’età media di una gestante è aumentata di 10 anni negli ultimi 25, è gioco forza che vi siano più casi Down e più aborti, dobbiamo cercare d’invertire la rotta e di comunicare che disfarsi di un bambino Down è un errore per la propria felicità di madre”. Debrief della S&S: “Occorre impostare il benefit sulla gioia evitando di parlare di aborto per non evocare le ire degli abortisti, buttiamola sulla felicità, cerchiamo di commuovere è l’unica strada per riuscire nel difficilissimo compito di convincere una madre a non abortire, il nostro target non debbono essere tutte le madri, ma solo le indecise” (i ragazzi S&S penseranno che io sia una mosca). Tornando alla domanda, è molto probabile che sia finta e che non fosse presente nello storyboard originale quando si è girato lo spot. Poi a montaggio avvenuto qualcuno può aver notato che si percepisse una dichiarazione antiabortista, allora ecco l’idea della domanda che sicuramente funziona sui più, ma che per gli esperti di comunicazione è una exscusatio non petita. Lo spot commovente può sicuramente essere inserito tra le attività degli antiabortisti, c’é da chiedersi quante donne sarà in grado di convincere, secondo me pochissime, piuttosto compiacerà le antiabortiste, ma l’obiettivo non è raggiunto. Forse è impossibile raggiungerlo e credo che in ogni caso i colleghi della S&S abbiano fatto il possibile; anche se personalmente ritengo che senza la pantomima della domanda avrebbe funzionato di più.

  11. Questo blog si chiama DIS. AMB. IGUANDO che (se sbaglio Giovanna mi perdoni) vuol significare fare luce sulle ambiguità, disambiguare, appunto.

    ————————————–
    QUOTO all’infinito – Lo spot è inequivocabilmente pro-life.

  12. scusate mai n ogni caso una che dice “my child” non è indecisa, secondo me. Ha praticamente già deciso, vuole solo essere rassicurata.
    Ora è abbastanza palese che questo spot vuole dare una immagine positiva, felice e “vincente” delle persone down dimostrando che la loro disabilità non è affatto incompatibile con una vita dignitosa e “normale” (e qui si potrebbe aprire un infinito e abbastanza sterile dibattito su cos’è una vita dignitosa e cosa no. Il cattolico convinto risponde “ogni vita umana in qualsiasi condizione e stato è degna sempre e comunque”, io che sono ateo e tendenzialmente materialista ho un po’ più di dubbi)…ma è possibile dare una immagine vincente di queste persone senza che lo spot risulti implicitamente anti-abortista almeno per quanto riguarda i feti down? Davvero i sospetti di “propaganda anti-aborto” svanirebbero se non ci fosse la cornice della “future mom”? Io non credo..ma allora dobbiamo rinunciare a mostrare le persone down in maniera vincente e anche “cool” poichè questo potrebbe sembrare “sbagliato” o colpevolizzante verso qualcuno? Non credo neanche questo
    E di contro un immaginario spot che mostrasse donne che hanno abortito feti down e si dichiarano convinte (più o meno dolorosamente) della giustezza della loro scelta, come verrebbe recepito da quei genitori di bambini down che amano i loro figli e come verrebbe recepito dalle stesse persone down? Non ne ho idea

  13. Pier Danio Forni

    Lo spot è certamente pro-life, ciò non toglie che sia ambiguo e che difficilmente raggiungerà gli obiettivi del committente che è chiaramente antiabortista. Paolo: ma è possibile dare una immagine vincente di queste persone senza che lo spot risulti implicitamente anti-abortista almeno per quanto riguarda i feti down?
    Si assolutamente possibile, basta non partire dal feto, non mettere il concept in relazione al dubbio della madre che domanda rassicurazioni. Se lo spot non avesse la domanda iniziale e raccontasse tutte le storie in chiave gioiosa, ribadendo il concetto che un genitore e un figlio Down hanno la possibilità di vivere una vita dove le soddisfazioni saranno maggiori dell’insoddisfazioni, e dove non si tira in ballo la paura e il dubbio, sarebbe considerato uno spot degno di celebrare la giornata del Down. Punto. In questo caso avrebbe l’obiettivo di incentivare le adozioni, la responsabilità dei parenti e la discriminazione sociale, senza tirare in ballo: lo tengo o non lo tengo; e la risposta: tienilo. Le parole chiave dovrebbero essere: amore, rispetto, vita.

  14. Pier Danio Forni

    Scusate, volevo scrivere disincentivare la discriminazione sociale, quella che fa dire a molti e ai compagni di scuola: quello è un mongolo.

  15. non so ma “lo tengo/non lo tengo” è qualcosa che ogni donna e ogni coppia si è chiesta davanti alla notizia di aspettare un bambino down, far finta che la questione non esista perchè oggettivamente scomoda non so se sia del tutto giusto poi la mia risposta è che bisogna rispettare tutte le scelte: quella di chi abortisce e di chi lo tiene ma non mi stupisce se una associazione che punta a dare un’immagine non solo “normalizzante” ma “vincente” delle persone down vada in una certa direzione cioè nella direzione di mostrare che non c’è motivo di ritenere che una persona down debba avere una vita per forza peggiore dei normodotati (sottotesto: se stai pensando di abortire perchè pensi che tuo figlio avrà una vita di merda a causa della sindrome di down sappi che non è così).
    Comunque ribadisco che qua non siamo di fronte a un dubbio, per me la future mom (che forse non esiste ma esistono donne che vivono quelle cose) ha già deciso, vuole solo essere rassicurata e scrive dove sa che può trovare quelle rassicurazioni che cerca..secondo me questo bisogno di rassicurazione per una decisione difficile comunque già presa è umanissimo e reale..capisco che possa essere visto in chiave anti-choice e io che sono convintamente pro-choice (il che non vuol dire che sono “per l’aborto” ma voglio la legge garantisca la scelta della donna qualunque essa sia) il problema me lo pongo..non è una questione a cui si possa rispondere facilmente.
    Noto comunque che se è positivo che una persona down sia felice di essere al mondo, sarebbe anche interessante domandarsi se non sarebbe stata ancora più felice di nascere normodotata.certo nessuno decide se e in che condizione venire al mondo ma se io fossi un futuro genitore (cioè uno/a che ha l’effettiva responsabilità di mettere al mondo qualcuno e crescerlo) e sapessi di aspettare un figlio disabile, questa domanda me la porrei..poi ognuno trovi da solo/a la propria risposta

  16. e va da sè mi porrei anche la domanda se mi sento di affrontare la sfida doppia e l’impegno doppio che un bambino disabile comporta

  17. “Cara futura mamma”. Così comincia lo spot. E poi si mostrano tutte le capacità di un figlio con Sindrome di Down. Se non è uno spot anti-aborto questo… In ogni caso consiglio a tutti la discussione su Facebook, pagina Creativi, dove Marco Ambrosi ha scritto cose importanti che dovrebbero essere pensate da tutti.

  18. Il punto è che è sbagliato il target,come scriveva qualcuno sù.
    Il fatto di rivolgersi alle future mamme dà quest’impressione di spot anti-aborto

  19. Pingback: Links for 15/03/2014 | Giordani.org

  20. A mio avviso il rischio di questi spot, come di altri sulla disabilità, è che lo spettatore medio non conosce a fondo l’argomento, le differenze tra le persone e i vari gradi della sindrome, perciò assumerà che la voce di quei 15 ragazzi (voce comunque “imbeccata” da qualcuno) sia rappresentativa della categoria, e ne concluderà “beh, se lo dicono loro stessi, sarà vero”. Ed è un grosso equivoco….

  21. La ricerca medica qualche progresso l’ha fatto e volendo, data l’età più avanzata delle primipare (si dice così?) sarebbe il caso di evitare le sorprese..si chiama prevenzione.
    Dopo, sinceramente penso che spetti alle singole coscienze.

  22. Il rischio di avere un figlio Down aumenta dopo i 35 anni, le indagini si fanno comunque anche per altri motivi. Può succedere a tutte, primipare o già madri di 3 figli, se hai 3 figli e ne vuoi un quarto non prendi nessuna precauzione, anzi se sei avanti con l’età cerchi di beccare il periodo fertile il più possibile perché le probabilità di restare gravide diminuisce. Dopo 16 settimane puoi avere la notizia e quindi prendere la decisione di partorire o meno. Se però decidi di abortire e abiti in lazio ti troverai di fronte al 90% di ginecologi obiettori, e la cosa si complica. Consiglio: Aborto legge negata, per capire quanto potere hanno gli antiabortisti.
    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/03/12/news/aborto_la_legge_negata-80817619/?ref=HREC1-23

  23. Caterina Manganella

    Ciao Sveva, il 21 marzo infatti la giornata mondiale delle persone con sindrome di Down (segretariato)

    La Campagna che propongono si chiama *Dear Future Mom* ed capofila di un progetto internazionale di cui fanno parte dieci associazioni di nove paesi diversi: Italia, Francia, Spagna, Croazia, Germania, Inghilterra, Russia, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Per il terzo anno consecutivo la campagna prodotta in collaborazione con l’agenzia di pubblicit Saatchi & Saatchi.

    L’idea dello spot nasce da una lettera che una mamma preoccupata, in attesa di un figlio con sindrome di Down, ha scritto di recente al CoorDown: “Che tipo di vita potr avere mio figlio?”, si chiesta la donna.

    A Rispondere a lei, e allo stesso tempo a tante altre mamme, sono diversi bambini, adolescenti e adulti con sindrome di Down, provenienti da tutta Europa, che le spiegano perch la vita di suo figlio potr essere felice, proprio come la loro.

    Qui trovi lo spot

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2014/03/14/il-nuovo-spot-di-saatchi-saatchi-per-la-giornata-della-sindrome-di-down/

    Se riesci a guardarlo poi se ne parla insieme…

    Grazie

    Caterina

  24. Ciao. Sono la mamma adottiva di una bellissima bimba down di 3 anni! Sono molto scossa da alcuni commenti! Ogni giorno io, il suo papà , i suoi fratelli ringraziamo la sua mamma per questo bellissimo dono che ci ha fatto! È vero le sue conquiste sono più sudate, ma la gioia nostra e sua nel vedere i suoi progressi e’ senza paragoni. Grazie a tutti quelli che hanno contribuito a questo spot!

  25. Gentile Roberta non deve “scuotersi”, come in un mio precedente post riaffermo che l’obiettivo di questo spot avrebbe dovuto essere incentivare l’adozione di questi meravigliosi bambini e rivolto proprio alle donne come lei. Ma lo spot ha voluto mettere in discussione il diritto di abortire o partorire un bambino Down, decisione che spetta solo alla madre ed è consentita dalla legge. A Caterina Manganella vorrei chiedere se è proprio sicura che il tutto nasca da una lettera di una mamma preoccupata, io non ci credo molto, in ogni caso si poteva farne a meno per non offendere o creare sensi di colpa alle donne che hanno abortito o hanno intenzione di abortire un feto con la sindrome di Down. Il punto non è convincere le “indecise” ma amare e rispettare i diritti dei bambini.

  26. E sempre sconvolgente la prospettiva dei pro-life: obbligare il mondo intero a fare quello che vogliono loro.

  27. l’unica cosa a cui mi fa pensare questa spot è che fine fanno questi
    ragazzi quando muoiono i loro genitori e diventano vecchi anche loro

  28. Se abortisci vai all’inferno e sei contro la vita e sei egoista. Se non abortisci metti al mondo un costo per la società, un essere minorato, e via di queste nazidescrizioni. Quello che fa un genitore down lo fa sbagliato in partenza, anche perché se si suicidasse sarebbe sicuramente un vigliacco.

    Io non auguro a nessuno di trovarsi in questa spiacevole situazione e spero che prima di parlare si senta tutti un poco di pudore e compassione. Lo spot è sicuramente un piccolo aiuto per chi ha intrapreso la strada sbagliata numero due.

  29. non ho avuto il coraggio di guardare lo spot e non so se lo guarderò. lo trovo però di una scorrettezza e una vigliaccheria enormi, è un pregiudizio forse, ma non posso fare a meno di pensare che non sia corretto esporre dei bambini in questo contesto. che non è corretto mostrare dei bambini a una donna che non sa se portare avanti la gravidanza. l’accostamento feto-bambino è lampante, la donna si sente di uccidere uno di quei bambini,e non un feto di qualche settimana. e in tutto ciò sono dei bambini ad essere strumentalizzati per la causa pro-life. conosco una persona con una sorella affetta da sindrome di Down ed è una delle persone più buone e dolci che conosca. probabilmente vivere con una persona così ti insegna tanto, ti insegna a lasciar stare la cattiveria, a mettersi nei panni degli altri, a capire le difficoltà della vita meglio di chiunque altro. sono convinta che crescere con una persona disabile sia un’opportunità senza dubbio… ma nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di farlo, nessuno dovrebbe sentirsi addosso una tale responsabilità, nessuno deve farlo se non se la sente e non dovrebbe sentirsi in colpa per questo. inoltre le persone Down non hanno tutte lo stesso tipo di ritardo, ci sono casi più gravi e casi meno gravi. e in genere quelli, come immagino i bambini del video, che hanno una vita pressochè normale sono stati fortunati ad essere seguiti dai professionisti giusti… in un contesto italiano, siamo proprio sicuri che tutte le famiglie abbiano gli strumenti culturali ed economici per seguire correttamente questi figli? mi basta sapere che poche scuole pubbliche possono permettersi il “lusso” di un insegnante di sostegno per rispondere a questa domanda. i genitori in difficoltà non si incoraggiano con il ricatto morale e con una psicologia subdola ma con il sostegno dei servizi e delle strutture, con la certezza di non essere lasciati soli. i genitori in questo paese hanno davanti un percorso ad ostacoli anche quando il proprio figlio è perfettamente sano, non oso immaginare le difficoltà che incontrano i genitori di bambini disabili.

  30. un plauso a cosmic: tutti i punti essenziali sono lì.

  31. ciao a tutti,sono la mamma di un bimbo down vorrei commentare anche io questo spot .confesso che non capisco perchè quando si parla di questi argomenti non si dica mai la verità,forse perchè la verità fa male?crescere un bambino con la sindrome di down è molto difficile e impegnativo,tanti di questi bimbi hanno seri problemi di comportamento,mio figlio per esempio ha delle violente crisi di nervi,poi c,è chi è oppositivo,chi non ha il minimo senso del pericolo e perciò necessita di assistenza continua(e sono tanti),certo poi ci sono casi di ragazzi down che hanno un buon sviluppo,ma crescerli è un impegno immane che non ha niente a che vedere con la crescita di un bimbo sano .io voglio molto bene a mio figlio ma ritengo giusto che una mamma questo lo sappia per fare una scelta veramente consapevole

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